Nulla sia più forte della vostra fede

GIOSUÈ GIANAVELLO

Essere sempre pronti: uno stile di vita (Matteo 25:1-13) – Culto di domenica 8 novembre 2020

Ventitreesima domenica dopo Pentecoste

Letture biblicheSalmo 78:1-7; Giosuè 24:1-28; 1 Tessalonicesi 4:13-18; Matteo 25:1-13

Nelle tenebre di questo mondo, il cristiano è chiamato ad essere un “portatore di luce”. Lo può fare instancabile e diligente con fiducia e speranza, perché sa che non sarà una notte eterna: verrà l’alba del ritorno di Cristo. E’ quanto ci insegna Gesù nella cosiddetta “Parabola delle 10 vergini” di Matteo 25, che consideriamo quest’oggi. Che cosa ci insegna? Vediamo.

L’annunciato e promesso Ritorno di Cristo è una delle dottrine fondamentali del Credo cristiano. Eppure, per noi “moderni” è un po’ come “la Cenerentola del Credo”. La speranza del ritorno di Cristo, però, entusiasmava i cristiani del Nuovo Testamento, come testimoniano più di 300 riferimenti in questi documenti – in media, uno ogni tredici versetti. Per noi, più che entusiasmante, questa speranza è diventata imbarazzante! Si illudevano forse loro? Si ingannavano con false speranze? No, non avevano la concezione dei “tempi lunghi” delle disposizioni divine in cui questo sarebbe avvenuto, cioè che la storia doveva svilupparsi in un certo modo e per molto tempo, per poi culminare in modo certo e sicuro nel ritorno di Cristo. Eppure essi dovevano – e dobbiamo – esserne pronti, come se dovesse avvenire domattina.

Il cuore stesso del Credo è la testimonianza che rende al passato, al presente, ed al futuro di Gesù Cristo: la Sua nascita, la Sua morte, la Sua risurrezione, e la Sua ascensione nel passato; ma anche il Suo ritorno nel futuro “per giudicare i vivi ed i morti”. Con il Suo ritorno, la Scrittura ci dice, vi sarà il giudizio degli empi e la vita piena ed eterna dei redenti in Cristo. Allora avrà inizio un nuovo ordinamento cosmico. Il Credo cristiano guarda in avanti fino al giorno in cui il Cristo, Gesù Cristo, verrà pubblicamente per concludere la storia e giudicare ogni creatura umana –  creature responsabili davanti a Dio. Certo, il ritorno di Cristo è inimmaginabile – ma l’immaginazione umana non è un criterio adeguato per misurare la potenza di Dio, e lo stesso Gesù che è ora spiritualmente presente a milioni di persone simultaneamente, si renderà presente e ben visibile un giorno ad un’umanità risorta.

Noi non sappiamo quando Egli ritornerà, ma “sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è” (1 Giovanni 3:2)! “Preparatevi”, dice così il Salvatore ai Suoi discepoli, “Perciò anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà” (Matteo 24:44). In che modo uno si può preparare e rimanere pronti? Questo dovrebbe far parte della nostra disciplina quotidiana. Quando il Signore Gesù tornerà Egli vorrà incontrare cristiani attivi nel testimoniare al mondo la verità, con l’annuncio dell’Evangelo ed opere conseguenti in ogni sfera della realtà di questo mondo. “Essere pronti” deve essere per noi “uno stile di vita”. Questa speranza deve animare e sostenere tutto ciò che facciamo. Non è escapismo, ma fiduciosa determinazione nel nostro operare. Questa certa speranza è quanto ci presenta il Lezionario nel testo biblico di Matteo 25:1-13,  una parabola di Gesù tradizionalmente intitolata “La Parabola delle Dieci Vergini” (o damigelle di nozze). Ascoltiamola-

«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono fuori incontro allo sposo. Or cinque di loro erano avvedute e cinque stolte. Le stolte, nel prendere le loro lampade, non presero con sé l’olio; le avvedute, invece, insieme alle lampade, presero anche l’olio nei loro vasi. Ora, siccome lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. E sulla mezzanotte si levò un grido: “Ecco, arriva lo sposo, uscitegli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle avvedute: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade stanno per spegnersi”. Ma le avvedute, rispondendo, dissero: “No, perché non basterebbe né a noi, né a voi; andate piuttosto dai venditori e compratene”. Ora, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; le vergini che erano pronte entrarono con lui per le nozze; e la porta fu chiusa. Più tardi giunsero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, signore, aprici”. Ma egli, rispondendo, disse: “In verità vi dico che non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno, né l’ora in cui il Figlio dell’uomo verrà».

La dinamica del sovrano operare di Dio nella storia di questo mondo (il Regno dei Cieli) e la necessaria risposta dei Suoi discepoli di ieri e di oggi, Gesù l’ha insegna tramite una parabola che fa uso di un’usanza del suo tempo…

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La Bibia Piemonteisa – Leture bìbliche për Dominica 1 Novèmber 2020 – Tùit ij Sant

Letture bibliche: Salm 34;  Arvelassion 7:9-171 Gioann 3:1-3Maté 5:1-12 con le vos ëd Pàul Castlin-a, March Moretti, Màssim Marietta, Anin Ferrero, Gianni Marietta.

A-i é ‘d përson-e ch’a son mòrte già da vàire, che nojàutri i l’avrìo pì care ch’a fusso dël tut dësmentià e ch’a-j fussa aplicà cola che ant la Roma antìca a ciamavo la damnatio memoria, la scancelassion ëd la memòria, coma s’a fusso mai esistì. Sté a sente lòn ch’a scrivìa në stòrich roman a propòsit d’un imperator roman përvers e gram: “Che l’arcòrd ëd col sassin e gladiator a sìa dëscancelà dël tut (…) Pì feros che Domissian, pì scaros che Neron. Lòn ch’a l’ha fàit a d’àutri a sìa fàit a chiel. Ch’a sìa da salvesse, pitòst, l’arcòrd ëd coj ch’a son sensa colpe. Ch’a sìa ristabilì l’onor dij nossent” (Historia Augusta, Commodo, 19.1). Quaicòs parèj a l’é scrit ant ël Salm 34: “Nosgnor as vira contra ij malfasent; chiel a scancelërà soa memòria da la facia dla tèra”. La memòria dij giust, dij martir e dij sant dël pòpol ëd Nosgnor, contut, a l’ha da esse onorà. Conòsse soe vicende e esempi a deuv esse për nojàutri motobin important. Na plen-a ‘d gent, “tanta ‘d cola gent che gnun a podìa contela”, coj che Nosgnor a l’ha salvà e che già as trovo ‘n cel dë  ‘dnans a Nosgnor, a l’è cola dont an parla la sconda letura d’ancheuj, visadì la vision dàita a l’evangelista Gioann ant

Valdesi durante le persecuzioni

ël lìber dl’Arvelassion. Nosgnor, ëd lor, as dësmentia pa, përchè sò nòm ëd lor a l’é scrit ant ël Liber ëd la Vita. Podriom-ne dësmentiesse nojàutri ëd le generassion dij cristian ch’a son ëvnùe prima ‘d noi? Lor a son adess lòn che nojàutri i saroma un bel dì, se i soma ‘d fieuj ëd Nosgnor. Sossì a l’é lòn ch’an parla la tersa letura, ciapà da la prima epìstola dl’apòstol Gioann. Nòstra quarta e ùltima letura a l’é ciapà dal Sernon an sël Mont, cola anté che Gesù a proclama beà, bonoros coj che, përsëguità per motiv ed soa fede a perdo la vita për amor ëd Crist. “Vojàutri i l’avreve da consideré ch’i l’eve ‘d boneur quand ch’i sareve ingiurià e përseguità an càusa ‘d mi, e a l’avran dit contra vojàutri ‘d ròbe ch’a son nen vere. Për lòn arlegreve e sauté ‘d gòj, përchè vòstra arcompensa a sarà granda an cél. An efet, a l’é ‘dcò parèj ch’a l’han përseguità ij profeta ch’a son ëstàit prima ‘d voi.”

I.

Prima letura – Salm 34 – Costa càntica ‘d làude e d’adorassion për Nosgnor a l’é ‘dcò na magnìfica confession ëd fede ch’a esalta la fidelità ‘d Nosgnor a tute soe promësse, e la giustissia granda ‘d soa volontà arvelà. Conformesse a la lege ‘d Nosgnor a l’é ‘n ponto d’onor për minca fieul ëd Nosgnor che, për lòn, a sarà arcompensà con abondansa tant an costa vita che an cel. Damentre chiel a scancelerà la memòria dij pervers da la facia dla tèra, cola dij giust a resterà për tuta l’eternità.

I benedirai Nosgnor an tùit ij temp; soe làude a saran sèmper an mia boca. Mè vantament a sarà mach an Nosgnor; ch’as faso coragi j’ùmij quand ch’a lo sento. Vnì, contoma a tuti dla grandëssa ‘d Nosgnor; magnificoma tùit ansema a sò Nòm!…

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Per Riforma “le chiese” sono contro Trump – Ma il grande teologo Al Mohler l’ha già votato

Riforma, il “settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi’, ha sempre avuto ampia attenzione al panorama internazionale, sia per quanto riguarda la politica sia per quanto riguarda la vita

Biden in preghiera

delle chiese. Normale dunque che si occupi di un “appello delle chiese per una corretta transizione”, a proposito delle imminenti elezioni negli USA. Come onestamente spiega Riforma, si tratta in pratica di un appello contro Donald Trump, accusato di mettere in pericolo la democrazia americana perché ha detto che potrebbe non ammettere la sconfitta il giorno in cui avviene lo spoglio dei voti se riterrà che ci sono stati brogli elettorali, pericolo che ha denunciato da mesi. Quali sono queste chiese? Riforma le elenca: la capofila è la United Church of Christ, 802mila fedeli, non certo un colosso per i numeri USA. È una chiesa ultra liberal, sostenitrice del matrimonio gay, che nel suo calendario liturgico denomina le funzioni del 2 e 3 novembre: “Culto di comunione pre-elettorale” e “la nostra fede, il nostro voto”. Poi ci sarebbero metodisti e presbiteriani, ma la genericità della menzione sembra suggerire che si tratti di frazioni minoritarie (un po’ come quando fecero passare una piccola chiesa per “la realtà pentecostale in Italia”) come la Chiesa episcopale metodista africana di Zion e la Comunione cattolica ecumenica.

Trump in preghiera con leader evangelici e collaboratori

Non una parola invece sul fatto che Albert Mohler si sia schierato apertamente per Trump, dichiarando di aver votato per lui (approfittando della possibilità del voto anticipato), e ricordando di non averlo votato nel 2016. Albert Mohler è un probabilmente il teologo di maggior prestigio in USA, divenuto nel 1993 a soli 34 anni presidente del Seminario Teologico della Southern Baptist Convention, che con i suoi oltre 16 milioni di fedeli è di gran lunga la più maggiore denominazione protestante della nazione, 20 volte più numerosa della United Church of Christ. Solo la Chiesa Cattolica Romana ne ha di più.

Mohler è dichiaratamente calvinista e afferma l’inerranza della Bibbia: “La Bibbia è per noi la sola e sufficiente fonte e inerrante regola di fede, e l’abitudine cristiana di rivolgersi alla Bibbia è sempre giusta. La Bibbia è senza errore, totalmente affidabile e vera. È la Parola di Dio testualmente ispirata. Nulla può esserle aggiunto né tolto.” Sembra la Confessione di Fede Valdese del 1655, quella che noi di Sentieri Antichi Valdesi seguiamo, ufficialmente ancora valida anche per la Chiesa Valdese istituzionale, che però la contraddice quasi ogni giorno, specialmente alla Facoltà di Teologia, e la nasconde perché non ha il coraggio di abiurarla apertamente. Normale dunque che Riforma non ami Mohler, così come non ama noi.

Le motivazioni di Mohler, a favore di Trump sono sintetizzabili in tre: 1) è al di là dell’immaginazione votare il candidato più abortista della storia, 2) “non posso accettare il ragionamento secondo il quale un uomo di indole calma che sostiene la causa dello smembramento di bambini nel grembo materno sarebbe migliore di  uno che strepita come Gengis Khan ma agisce per salvare quelle vite”, 3) Trump “ha fatto della libertà religiosa una priorità americana in patria e all’estero. Sotto la sua presidenza, il Dipartimento della Giustizia e il suo ministro hanno difeso la libertà religiosa”.

Insomma, chi si basa su Riforma ha un’idea assai distorta della realtà.

Leonista

Ci ricordiamo di loro con riconoscenza (Apocalisse 7:9-17) – Culto di domenica 1° novembre 2020

Domenica 1 Novembre 2020 – Letture bibliche:Salmo 34;  Apocalisse 7:9-17; 1 Giovanni 3:1-3; Matteo 5:1-12

La tendenza di molti oggi è di vivere solo per il presente e magari guardare con apprensione il futuro. Ci dimentichiamo, però, troppo spesso di chi ci ha preceduto ed ignoriamo le sue vicende. Esse, però, potrebbero esserci di utile insegnamento. Anche tanti cristiani vivono come se fossero la prima generazione di cristiani e conoscono poco o nulla di chi li ha preceduto. Non conosciamo le loro vicende e spesso le sofferenze che li hanno caratterizzati. Per questo è importante la “Giornata della memoria”, chiamata anche Ognissanti. Ci informiamo quindi su di loro, li ricordiamo e, soprattutto li imitiamo! Essi fanno ora parte della grande folla di credenti già alla presenza di Dio e che all’evangelista Giovanni era stata concessa una visione. Sarà questo il testo biblico sul quale ci concentreremo oggi.

Dopo un po’ di tempo, più o meno lungo, escono dalla nostra consapevolezza, scompaiono dalla nostra mente. Sono coloro che sono morti da tanti anni. I più stretti nostri famigliari certo li rammentiamo e talvolta sogniamo di loro. Non possiamo, però, sempre pensarci! Diciamo: la nostra vita deve continuare. Visitiamo cimiteri o sfogliamo un album di vecchie foto, ma la memoria delle passate generazioni della nostra famiglia scompare, a meno che non vi si trovi qualche personaggio famoso che ha dato qualche contributo importante alla società – e quello viene ricordato e celebrato.

Noi apparteniamo alla grande famiglia dei cristiani, la cui storia e ascendenza è diffusa nei molti secoli passati sin dalla morte e risurrezione del Signore e Salvatore Gesù Cristo. Dovremmo dire di più: noi apparteniamo alla grande famiglia del popolo di Dio, quella che precede il tempo del Cristo e che per millenni ha vissuto la fede di Abramo, Isacco, Giacobbe, e Mosè – solo per citare alcuni nomi importanti. La storia di Israele è pure la nostra storia perché in essa siamo stati innestati. Quante migliaia, anzi, milioni di persone Dio, nella sua grazia, ha chiamato ad appartenergli in modo speciale e ha redento!

Ci ricordiamo di loro? E’ impossibile, direte, a meno che il loro nome e le loro vicende sia registrato in qualche libro di storia. Tutti i nomi di coloro che Dio ha accolto fra il suo popolo, però, sono tutti scritti in quello che le Scritture chiamano “Il libro della vita”. Di nessuno di loro Dio si dimenticherà mai: sono i suoi.

L’evangelista Giovanni, in una speciale visione registrata nel libro dell’Apocalisse, li ha visti, i redenti di tutta la storia, e li descrive come “una grande folla che nessuno poteva contare”. Sentiamone il testo:

“Dopo queste cose vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; questi stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, coperti di vesti bianche e avevano delle palme nelle mani. E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano in piedi intorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si prostrarono sulle loro facce davanti al trono e adorarono Dio, dicendo: «Amen! La benedizione, la gloria, la sapienza, il ringraziamento, l’onore, la potenza e la forza appartengono al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen!». Poi uno degli anziani si rivolse a me, dicendo: «Chi sono costoro che sono coperti di bianche vesti, e da dove sono venuti?».

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La Bibia Piemonteisa – Leture bìbliche për Dominica ël 25 d’Otober 2020 – Domìnica apress la Pancòsta ch’a fa vintun

Leture bìblicheSalm 90:1-17Deuteronòmi 34:1-121 Tessalonian 2:1-12Maté 22:34-46con le vos ëd Pàul Castlin-a, March Moretti, Màssim Marietta, Anin Ferrero, Gianni Marietta

Ancheuj nojàutri i podoma ancora profité dla testimoniansa, dl’esperiensa e dla dotrin-a dj’eminent òm ëd fej, dont la Bibia an parla, tanme Mosè e l’apòstol Pàul (ma sicur ëdcò ‘d fomne!). Lor a son ëstàit ij mojen fidej che Nosgnor a l’ha sernù për doverté la stra dël pòpol ëd Nosgnor ëd minca temp e pais anvers “la tèra dla promëssa”, dont Nosgnor Gesù Crist a l’é col ch’a la realisa. Damentre che nòstra prima letura ancheuj an parla dla vita uman-a e ‘d coma ch’a l’é dlicà – na vita ch’a “conta” a l’é mach cola ch’a l’é vivùa an comunion con Nosgnor – la tersa e quarta letura an parla dla testimoniansa ch’an dà Mosè e peui Pàul. Ant la quarta letura, Gesù a buta an evidensa col ch’a podrìa ciamesse ‘l giuss, l’essensa dla Lege moral che Dé a l’ha dàit a l’umanità, përchè a na

Culto di Sentieri Antichi Valdesi nel Tempio del Ciabas, costruito dai Valdesi nel 1555, a seguito dell’adesione alla Riforma. Nello stesso anno la Pace di Augusta stabiliva il principio del ‘cuius regio eius religio’ in base al quale i valdesi avrebbero dovuto aderire alla religione cattolica del loro sovrano o andare in esilio. Ma con la forza della fede, e l’uso delle armi, mantennero la loro religione e rimasero nella loro terra

fussa garantìa la vita. A l’é la lege che Gesù midem a l’é conformassje ‘d manera përfeta an cost mond e ch’a l’é nen mach n’esempi për nojàutri, ma ch’an dà ‘dcò la forsa, l’abilità për comportesse nojàutri an la midema manera. Chi ch’a l’é Gesù, soa identità, a l’é ancora ancheuj contestà, ma coma chiel a podìa fé sté ciuto ij sò aversari con soe rëspòste adrete, sò regn a sarà un bel dì dël tut establì.

I.

Prima letura: Salm 90. Lë scritor d’ës Salm a médita an sla fragilità dla vita uman-a. Nòstra vita a svaniss apress pòche dosen-e d’agn coma ch’a spariss na seugn o tanme ‘n sospir. Lë scritor a pensa ‘dcò a l’ira ‘d Dé, che cola vita a scursa coma conseguensa penal dël pecà. A ‘rciama a la ment j’aflission d’Israel quand ch’a l’era stàit mandà vìa an esili da la tera dla promëssa. Sossì a fà ‘dcò pensé a la mòrt coma espression dël giudissi ‘d Dé an sl’umanità, bandìa da l’Eden. Lë scritor a términa an preghiera, ciamand a Nosgnor ‘d podèj vive la vita con sapiensa, ëd manera ch’a sìa “na vita ch’a conta” e ch’a-j sìa agradìa. A-j ciama che lòn ch’a l’ha fabricà, fàit, e ch’a l’era bon, a resta coma quajcòsa ch’a séguita a fé dël bin a tanti. Sossì a l’é ‘l don ëd la misericòrdia ‘d Nosgnor.

Nosgnor: ti ‘t ses ëstàit për nojàutri n’arfugi da generassion a generassion. Prima che le montagne a fusso spontà e che ti ‘t l’avèisse creà ‘l mond, da eternità a eternità ti ‘t ses Dé. It fas artorné l’òm ant la póer e ‘t dise: “Fieuj d’Adam: artorné”. Vera, a tò euj mila agn a son tanme ‘l dì ‘d ier, ch’a l’é passà, o tanme le ore dla neuit. Ti ‘t pòrte soa vita a la fin e lor as andurmisso. A la matin a son tanme d’erba ch’a ‘rgica; a la matin a bërlusa e argica, a la sèira a ‘nflapiss e arsëcca.

Vera, a l’é Toa ira ch’ an manda a la fin; Toa ira an ëspaventa. I podoma nen stërmé da Ti nòstri pecà, Ti ‘t conòsse fin-a nòstri pecà ij pì segret. Vera, për tut ël temp ëd nòstra vita i foma l’esperiensa ‘d toa ira afrosa; j’agn ëd nòstra vita a passo an pressa tanme ‘n sospir. J’agn ëd nòstra vita a rivo fin-a a stanta, o otanta se un a l’é pròpi fòrt, ma ‘dcò nòstri agn pi bon a son vastà da sagrin e d’aflission. Dabon a van an pressa e nojàutri is na voloma via. Chi ch’a podrìa comprende la fòrsa ‘d toa ira? Toa ira afrosa a càusa la tëmma che la gent a l’ha ‘d Ti.

Për lòn, mostr-ne a bin conté ij nòstri dì, parèj da vive con saviëssa. Virte e artorna da nojàutri, Nosgnor! Costa nòstra soferensa a dovria seguité ‘ncora tant? Abie pietà dij tò servidor! Fane esse content a la matin ëd toa bontà! Anlora i cantroma ‘d goj e i saroma ‘rgiojissant për tùit ij nòstri di. Rend-ne content an proporsion ai di ch’ it l’has fane patì, in proporsion a j’agn ch’i soma stàit sagrinà!

Che ij Tò servitor a peusso vëdde Toa euvra! Che ij sò fieuj a peusso vëdde Toa majestà! Che nòst Dé sovran a slonga anvers ëd noi sò favor! Che nòstri sfòrs a l’àbio ‘n bon ésit! Vera, ch’a l’abio na bon-a riussìa!

II.

Sconda letura: Deuteronòmi 34:1-12 – La mòrt ëd Mosè. La vita longa e aventurosa ‘d Mosè a ven a la fin. Chiel a l’ha guidà …

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La centralità di Dio nel pensiero della Riforma (Apocalisse 7:9-12) – Culto di domenica 25 ottobre 2020

Ventunesima domenica dopo Pentecoste

Letture bibliche: Salmo 90:1-17; Deuteronomio 34:1-12; 1 Tessalonicesi 2:1-8; Matteo 22:34-46

L’ultima domenica di ottobre è designata tradizionalmente in molte chiese come la “Domenica della Riforma” in commemorazione di quanto è avvenuto, per la provvidenza di Dio, cinque secoli fa in Europa. Nel XVI secolo cristiani di tutt’Europa, con coraggio e determinazione, riscoprendo la Parola autorevole e normativa di Dio, contenuta nella Bibbia, cominciano ad opporsi al cristianesimo corrotto e adulterato del loro tempo, per riportarlo ina conformità con la volontà rivelata di Dio. Condotta, come suoi esponenti più noti, da Martin Lutero, Ulrico Zwingli, e Giovanni Calvino, i nomi più noti della Riforma, ma anche, per noi, da riformatori italiani come Pier Martire Vermigli, Vergerio, ed altri, le chiese ed i cristiani della Riforma si separano dagli errori del Cattolicesimo romano dominante e danno inizio a ciò che oggi conosciamo come il Protestantesimo. Non si tratta di una nuova religione, ma della riscoperta del cristianesimo puro e semplice, liberato dalle scorie che secoli di tradizioni alienanti e varie interferenze avevano accumulato su di esso.

La nota dominante

Qual era la nota dominante dell’antico Protestantesimo, e quale deve essere ancora oggi la nota dominante della fede e della testimonianza riformata, se essa vuole rimanere fedele allo spirito dei suoi fondatori?

Si tratta della nota dominante di tutto ciò che traspare dalla stessa Bibbia, e vorrei che la scoprissimo insieme a partire da un brano del libro dell’Apocalisse, al capitolo 7. Giovanni, autore di questo libro, vede profeticamente ciò che accadrà in cielo, quando finalmente tutto il popolo di Dio sarà riunito davanti a Lui per glorificarlo e per godere per sempre della Sua presenza.

“Dopo queste cose vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; questi stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, coperti di vesti bianche e avevano delle palme nelle mani. E gridavano a gran voce, dicendo: “La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello”. E tutti gli angeli stavano in piedi intorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si prostrarono sulle loro facce davanti al trono e adorarono Dio, dicendo: “Amen! La benedizione, la gloria, la sapienza, il ringraziamento, l’onore, la potenza e la forza appartengono al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen!” (Apocalisse 7:9-12).

La centralità di Dio

La grande folla degli eletti a salvezza, insieme alle creature celesti, loda e glorifica Dio, proclamando la Sua sovranità, gloria, sapienza, onore e potenza, ringraziandolo e benedicendolo.

Il popolo di Dio, così, è quello che proclama e vive la centralità di Dio…

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La Bibia Piemonteisa – Leture bìbliche për Dominica ël 18 d’Otober 2020 – Dumìnica apress la Pancòsta ch’a fa vint

Leture bìbliche: Salm 99Surtìa 33:12-23; 1 Tessalonicèis 1:1-10Maté 22:15-22

con le vos ëd Paolo Castellina, Marco Moretti, Massimo Marietta, Anin Ferrero, Gianni Marietta.

“La fòrsa d’un bon esempi” a podrìa esse ‘n tìtol adat a gionté ansema le quatr leture bìbliche ‘d costa duminica. Ant ël quàder ëd n’umanità arvirosa, Dé a l’é arzervasse ‘n pòpol ch’a l’é fedel a chiel. Cost pòpol a l’é sortì da la consacrassion a chiel ëd përsonagi eminent tanme Abram, Mosè, Aaron, e Samuel ch’a l’han servilo e che chiel a l’ha stabilìje coma ij sò portavos e model. A l’era nen belfé lòn ch’a l’avìo da fé d’òm coma Mosè: a l’avìo da mné anans un pòpol ch’a l’era soens teston e malarconossent. Lor, contut, a dvento ‘d modèj ‘d fidelità a Nosgnor e determinassion ant sò sërvissi, e parèj a resto ‘dcò për nojàutri. I vëdoma sossì ant le prime leture bìbliche d’ancheuj. Ël carater esemplar dij “amis ëd Dé” i lo vëdoma confërmà ant la tersa letura dj’Epìstole, andova che la coerensa e la fidelità dl’apòstol Pàul a vagna ‘n bon arcòlt ëd cristian ch’a lo ìmito e che, a soa vira, a dvento d’esempi për d’àutri. Ant la quarta letura, cola dij vangej, Gesù a ten testa a d’aversari an malafé e a stabiliss ël prinsipi dl’autorità suprema ‘d Dé dzora qualsëssìa autorità uman-a.

I.

La grandëssa ‘d Nosgnor Dé, Creator e sovran dl’univers antregh, a dovrìa anfonde timor e frisson a minca na përson-a ‘d bon sens. L’arogansa e l’arvira a chiel ëd tanti uman, contut, a riva fin-a a aceté d’esse campà ant l’infern pitost che pieghesse ‘dnans a chiel. Ël timor ëd Nosgnor, contut, a l’é ‘l fondament dla vera sapiensa: tuti coj ch’a-j dan da ment a l’han ëd bon sens (Salm 111:8). Sossì a l’é ‘l cas ëd Mosè, Aaron e Samuel, che Nosgnor a l’ha fàit ij sò portavos e mediator, e che Chiel a l’é compiasusse ëd ciamé “amis” e ‘d parleje facia a facia. I vëdoma tut sossì ant ël Salm 99, che adess i andoma a sente.

“Nosgnor a regna! Le nassion a tërmolo! Chiel a l’é setasse dzora ai cherubin e la tèra a l’é stàita socrolà. Nosgnor a l’é grand an Sion, a l’é dzura a tute le nassion. Che tute le nassion a làudo tò Nom grand e maravijos! Ch’a làudo la fòrsa dël Rè ch’a l’ha cara la giustissia! Ti ‘t fortisse la dritura. Ti ‘t sicure an Giacòb la giustissia e l’equità. Laudé Nosgnor, nòstr Dé! Prostreve dë ‘dnans a sò scagn! Chiel a l’é sant! Mosè e Aaron a l’ero an tra ij sò sacerdot! Samuel a l’era an tra coj ch’a ‘nvocavo Sò Nom! A l’han pregà Nosgnor e Chiel a l’ha scotaje. Chiel a-j parlava da na colòna ‘d nìvole, lor a scotavo lòn ch’a-j comandava, le régole e a j’istrussion ch’a-j dasìa. Nosgnor, nòstr Dé, Ti ‘t l’has scotaje. A l’han trovà ‘n Ti un Dé ch’a përdon-a, ma ‘dcò un ch’a castiga coj ch’a fan ëd pecà. Laudé Nosgnor, nòstr Dé! Rendje onor an sla montagna santa, përché Nosgnor, nòstr Dé a l’é sant!” (Salm 99).

II.

L’incarich che Nosgnor a fida a Mosé a nen pròpi belfé, e as capiss coma Mosé a-j ciama, a Nosgnor, “ëd garansìe” che përdabon chiel a lo compagna e a lo giuta…

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«Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio»: che cosa vuol dire? – Culto di domenica 18 ottobre 2020

Ventesima domenica dopo Pentecoste

Letture bibliche:Salmo 99; Esodo 33:12-23; 1 Tessalonicesi 1:1-10; Matteo 22:15-22

Quelli che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e i loro grandi le sottomettono al loro dominio” (Marco 10:42). Gesù non insegnava a sottomettersi acriticamente ad ogni autorità terrena, ma stabiliva il primato di Dio su qualunque autorità umana che a Lui dovrà rendere conto degli abusi che pèrpetrano. Lo vediamo oggi nell’episodio biblico dove Gesù pronuncia la famosa frase: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. La dice in risposta ai suoi oppositori che, gelosi della sua popolarità, lo ritenevano una minaccia per il loro ingiusto potere e coglievano ogni occasione per coglierlo in fallo, discreditarlo ed accusarlo di fronte alle autorità.

La famosa espressione di Gesù: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» appare in tutti e tre i vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca). La comunità apostolica lo considerava la base di un insegnamento importante riguardante il nostro rapporto con le autorità politiche e il nostro rapporto con Dio. Come capirlo e applicarlo precisamente, però, non è specificato. E’ proprio qui che sorgono problemi per chi nella storia ha voluto e vuole comprenderlo rettamente. Perché problemi? Perché a seconda della teologia politica dell’interprete, questa enigmatica risposta di Gesù a una domanda politica posta in malafede dai suoi avversari è stata presa per sostenere o sottoscrivere posizioni molto diverse fra di loro!

C’è chi da essa ha dedotto, per esempio, una gerarchia di autorità visibili, due regni (uno di questo mondo e uno di Dio), la sovranità delle sfere, la resistenza fiscale, il fervore patriottico, l’obbedienza ai dittatori, i “cristiani tedeschi” (i Deutsche Christen, che si sottomettevano a Hitler) e i redattori della Dichiarazione di Barmen (che a quel regime si erano opposti). Queste posizioni non possono essere ritenute ugualmente valide: solo dei relativisti potrebbero sostenerlo.

I testi sinottici chiariscono che la domanda posta a Gesù e che aveva suscitato quella risposta, era per lui intesa come una trappola. Rispondere pubblicamente con un semplice “sì” o “no” sarebbe stato un suicidio politico nella Giudea occupata.

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La Bibia Piemonteisa – Leture bìbliche për Duminica ël 11 d’Otober 2020 – Dumìnica apress la Pancòsta ch’a fa disneuv

Letùre bìbliche:  Salm 106:1-23; Surtìa 32:1-14Filipèis 4:1-9; Maté 22:1-14

con le vos ëd Pàul Castlin-a, March Moretti, Màssim Marietta, Anin Ferrero, Gianni Marietta

Ël fil ross, ël téma ‘l pì amportant ëd le leture bìbliche dë sta sman-a, a riguarda cola incoerensa ch’a torna mincatant e ch’a-i tomba ‘l pòpol ëd Nosgnor riguard a lòn che Nosgnor a së speta da nojàutri. Pijene cossiensa për ël mojen ëd ël confront con la Paròla ‘d Nosgnor a l’é fondamental. Sossì a deuv portene a la confëssion dij nòstri pecà e al pentiment, tant coma a-j dà l’espression ël Salm 106. Decade ant l’idolatrìa a l’é quajcòsa ‘d motobin séri, coma n’é l’ilustrassion l’episòdi dël vailèt d’òr contà ant la Surtìa. La preghiera d’intercession da part ëd përson-e fidej tanme Mosè, an peul arporté an sla stra giusta. L’angagg ëd nòstra përson-a anvers tut lòn ch’a l’é bon e gradì a Nosgnor a l’è lòn ch’an adressa la letura da la litra ai Filipéis. Coma i vëdoma, a la fin, ant la letura dël vangel, a l’é soens per ël mojen ed le paràbole ‘d Gesù che, con ël tìpich ëstil profètich, a peudo dene col sopatun ch’an fà tant bin! Sia ringrassià Nosgnor per soa paterna e providensial dissiplin-a.

I.

Butesse ‘dnans a la Paròla ‘d Nosgnor për confrontèss-ne, a l’é ‘n dover dël pòpol ëd Nosgnor ant ël servissi divin. Ël Salm 106 a l’é na confëssion coletiva ‘d pecà. La bontà e la fidelità ‘d Nosgnor a sò Pat a l’ha da corësponde a nòstra fidelità e ubidiensa, përché sò Pat a conten ëdcò ‘d conseguense negative për coj ch’as conformo nen ai sò tèrmin. Confëssé nòstre inadempiense e butesse ‘d bon-a veuja për n’ubidiensa arnovà, a l’é nòst dover precis. La misericòrdia ‘d Nosgnor a men-a al përdon e a na vita arnovà.

Salm 106:1-23

Laudé Nosgnor! Rende grassie a Nosgnor, përché Chiel a l’é brav. Soa misericòrdia a dura për sèmper! Chi ch’a podrà mai conté tùit j’at potent che Chiel a l’ha fàit o dé cont ëd tute j’assion degne ‘d làude che Chiel a l’ha compì? A son për dabon beat coj ch’a travajo për fé trionfé la giustissia e ch’a fan sèmper lòn ch’a l’é giust!

Nosgnor! Arcòrd-te ‘d mi quand ch’it mostre toa benevolensa a tò pòpol! Ancòrz-te ‘d mi quand ch’it dlibere, parèj ch’i vëdda la prosperità ‘d coj ch’it l’has sernù, ch’im arlegra con toa nassion e ch’im gloria ansema con la gent ch’at aparten.

I l’oma pecà tant coma ij nòstri vèj, i l’oma fàit lòn ch’a l’é nen giust, i l’oma fàit lòn ch’a l’é mal. Ij nòstri vej ant l’Egit a l’han nen tenù an bon cont ij miràcoj ch’it l’avìe fàit, a l’han pì nen arcordasse dla gran quantità ‘d favor che ti ‘t l’avie faje, e a son arvoltasse contra ‘d ti dacant al mar Ross. Con tut lòn, Chiel a l’ha delivraje a càusa ‘d soa arputassion, për fé conòsse soa potensa. A l’ha crijà contra ‘l Mar Ross e ‘l mar a l’é suvasse. A l’ha mnaje a travers ël fond dël mar coma s’a fussa ‘n desert. A l’ha delivraje da la potensa ‘d coj ch’a-j l’avìo an ghignon e a l’ha salvaje da la potensa ‘d sò nemis. J’aque a l’han quatà ij sò nemis e gnanca un ëd lor a l’é survivuje. A l’han chërdù a soe promësse e a l’han cantaje ‘d làude.

Con tut lòn a l’han prest dësmentià lòn che Chiel a l’avìa fàit, a l’han nen vorsù speté soe istrussion. Ant ël desert a l’han avù anvìa ‘d carn, tant che a’n n’avìo mai pro, e a l’han dësfidà Nosgnor ant ël desert. Chiel a l’ha daje la contenta, peui, nopà, a l’ha faje ciapé na maladìa. Ant ël campament a son pijass-la mal contra ‘d Mosè e contra ‘d Aaron, ël sant sacerdot ëd Nosgnor, ma la tèra a l’é duvertasse e a l’ha travondù Dathan; a l’ha quatà tuta la banda d’Abiram. Ël feu a l’ha brusà tut col grup, le fiame a l’han consumà tuta cola canaja.

An Horeb a l’han fasse la mistà d’un vailèt e a son butasse an ginojon dëdnans a ‘n buracio ‘d metal. A l’han baratà sò Dé majestos con na mistà d’un beu ch’a mangia dl’erba. A l’han arfudà ‘l Dé ch’a l’avìa liberaje, Col ch’a l’avìa fàit grande còse an Egit,  d’assion maravijose ‘nt ël pais ëd Ham, d’assion potente dacant al Mar Ross. Anlora Nosgnor a l’ha mnassà ‘d anienteje, ma Mosè, Sò sernù, a l’ha ‘ntërcedù për lor parèj che Soa rabia a chitèissa e a-j anientèissa pì nen.

II.

Ël cheur ëd l’òm dësdà a l’é na fòrgia d’ìdoj – costa-sì a l’era l’oservassion bin centrà dël Reformator Gioann Calvin. Soens a l’é ‘dcò la dirigensa dla cesa ch’a n’ha compiasensa e ch’a dà la contenta a coste tendense idolàtriche, coma ch’a l’é mostrà ant ël contegn colpèivol dël sacerdot Aaron ant l’episòdi dël vailèt d’òr.

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Modi diversi per respingere un invito, ma sempre fatali (Matteo 22:1-14) – Culto di domenica 11 ottobre 2020

Domenica 11 Ottobre 2020 – Diciannovesima domenica dopo Pentecoste

Letture bibliche:  Salmo 106:1-23; Esodo 32:1-14; Filippesi 4:1-9; Matteo 22:1-14

Siete mai stati invitati ad un matrimonio di un esponente di una famiglia reale? Beh, se non avete re o regine come rappresentanti della vostra nazione, immaginate di essere invitati a pranzo dal presidente della repubblica. Improbabile, direte voi. Non importa, immaginatelo solo. Come reagireste? Lo considerereste un onore e posporreste ogni altro vostro impegno per parteciparvi, oppure rifiutereste l’invito con qualche scusa? Oppure ancora ci verreste, ma …solo alle vostre condizioni (non alle sue!). E se quel re o presidente, di fronte al vostro rifiuto reagisse …facendovi condannare a morte?

Per quanto assurda e implausibile sia una situazione come quella che ho or ora descritta, essa corrisponde ad una parabola che Gesù un giorno aveva raccontato di fronte ai suoi avversari,  che avrebbe causato, anche allora, parecchie perplessità fra chi lo ascoltava. Eppure, dopo averne rilevato l’assurdità, essi si erano resi conto come la parabola, di fatto, descrivesse proprio il loro atteggiamento ed intenzioni di fronte alla predicazione ed opere di Gesù. Il loro era un rifiuto netto e insensato, e le loro giustificazioni per respingerlo non erano meno inaccettabili di quelle descritte nella parabola. Ascoltiamola.

Parabola delle nozze.  “E Gesù, riprendendo la parola, di nuovo parlò loro in parabole, dicendo:  «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale preparò le nozze di suo figlio. E mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi dicendo: “Dite agl’invitati: Ecco, io ho apparecchiato il mio pranzo, i miei vitelli e i miei animali ingrassati sono ammazzati ed è tutto pronto; venite alle nozze”. Ma essi, non curandosene, se ne andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari. E gli altri, presi i suoi servi, li oltraggiarono e li uccisero. Il re allora, udito ciò, si adirò e mandò i suoi eserciti per sterminare quegli omicidi e per incendiare la loro città. Disse quindi ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gl’invitati non ne erano degni. Andate dunque agli incroci delle strade e chiamate alle nozze chiunque troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti coloro che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Ora il re, entrato per vedere i commensali, vi trovò un uomo che non indossava l’abito da nozze; e gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere l’abito da nozze?”. E quegli rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servi: “Legatelo mani e piedi, prendetelo e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti”. Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti»” (Matteo 22:1-14).

Il rifiuto della chiamata

L’ambientazione della parabola del banchetto di nozze è una festa organizzata in un regno dal re per suo figlio. Era consuetudine a quel tempo mandare gli inviti aspettandosi la risposta se si avesse l’intenzione di partecipare. Questa sarebbe stata seguita da una seconda chiamata: l’annuncio che il banchetto era pronto e che gli invitati dovevano ora venire alla festa. Sappiamo che, a quel tempo era spesso considerato un crimine per coloro che pure avevano promesso di parteciparvi, rifiutarsi poi di venire. Gesù, in questa sua parabola, descrive una situazione appositamente “esagerata”, assurda…

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Radio Tempo di Riforma

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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