Proseguiamo con le sintesi ragionate dal libro In 6 days – Perché cinquanta scienziati scelgono di credere nella Creazione, con il saggio di Jerry R. Bergman, titolare di un Ph. D. alla Wayne State University in psicologia e un altro Ph. D. in biologia umana alla Columbia Pacific University.
Origine della vita e senso della vita sono strettamente connesse.
Se il creatore è Dio con la sua volontà, il senso è ciò che Egli ci indica nella sua rivelazione: “Degno sei, o Signore, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà esistono e sono state create” (Apocalisse 4:11). Se il creatore è il caso un senso non ce l’ha.
L’idea che gli organismi viventi si siano sviluppatisi gradualmente è razionalmente insostenibile. Ecco perché
La vita non può avere avuto la sua origine in un processo graduale, ma il suo inizio deve essere accaduto in modo istantaneo, per il principio dell’irriducibile complessità. Una macchina, un organo, un essere vivente non può funzionare, non può vivere, in mancanza delle parti essenziali di cui è composto. Una trappola per topi a molla – uno dei meccanismi più semplici – non può funzionare senza una base, o senza l’esca, o senza la molla. Ma va anche notato che occorre anche qualcuno che la carichi e un topo affamato e abbastanza stupido da non comprendere il pericolo.
Per quanto riguarda la vita, l’organismo più semplice è la cellula. Non c’è vita senza cellule. Le più semplici specie di batteri, quelli della clamidia e della rickettsia sono i più piccoli esseri viventi conosciuti, eppure sono composti di milioni di parti atomiche. E ci vogliono milioni di queste parti perché quel batterio viva. Se ne hanno di meno non sono funzionanti, dunque non vivono, tranne alcuni organismi che sono parassiti, cioè non sono in grado di funzionare da soli. Secondo la teoria dell’evoluzione, gli organismi viventi sarebbero derivati da organismi più semplici. Dunque, i parassiti avrebbero dovuto precedere gli organismi più complessi, grazie ai quali possono vivere?
Anche al di là di questo fondamentale problema, gli organismi parassiti dovrebbero derivare da altri ancora meno complessi, che però non sono in grado di vivere, neppure come parassiti!
Peraltro, le cellule nascono esclusivamente da altre cellule. Non solo non si è mai osservata un’eccezione a questa regola, ma non è neppure mai stato ipotizzato come questo potrebbe teoricamente avvenire.
Proviamo ora a saltare anche questo fondamentale passaggio e ipotizziamo di avere subito “per magia” (dal fantomatico brodo primordiale) organismi viventi più complessi, non parassiti. Per rimanere in vita, devono poter approvvigionarsi di cibo ed elaborarlo in modo da avere ciò che serve, oltre ad essere in grado di assorbire l’ossigeno (che a sua volta deve essere disponibile e accessibile) e distribuirlo a tutti i tessuti dell’organismo. Questo richiede molte parti, ciascuna delle quali indispensabile alle altre per sopravvivere: non possono aspettare che le altre “si evolvano”, ovvero “si formino casualmente”. Per questo, solo la creazione istantanea di tutte le partí necessarie può produrre vita.
Lo stesso passaggio da cellule procariote a cellule eucariote è del tutto inspiegabile dal punto di vista evoluzionistico. Anche supponendo che l’enorme cambiamento dall’una all’altra forma possa avvenire secondo meccanismi ipotizzati dall’evoluzionismo, non si spiega come mai non ci sia traccia alcuna dei passaggi intermedi, peraltro difficili anche da immaginare.
Scartata per questi ragioni la possibilità di una origine degli animali compatibile con l’evoluzionismo, resta l’ipotesi della creazione di individui completi. Bergman osserva che essa non può che essere avvenuta nel tempo molto breve, perché non soltanto gli esseri viventi necessitano di tutte le loro parti essenziali per sopravvivere, ma anche l’ambiente in cui queste creature si trovano ha dovuto formarsi in modo molto rapido e, anche qui, provvisto di tutte le parti necessarie alla sopravvivenza del sistema.
Il premio Nobel, il biologo molecolare Komfield scrisse nel 1962: “Lavorando in laboratorio, sono stato spesso sopraffatto dal senso dell’infinita saggezza di Dio. Uno è decisamente meravigliato che un meccanismo di tale intricatezza come quello delle particelle possa funzionare. Il più semplice meccanismo fatto dall’uomo richiede uno che lo progetti e uno che lo produca. Concepire un meccanismo 10 volte più involuto e intricato come fatto e sviluppato da sé per caso è completamente al di là della mia capacità di immaginazione”. Si riferiva a quanto enormemente più complesso sia il mondo degli esseri viventi rispetto al resto della realtà. La vita è basata su informazione e le parti prodotte da quella informazione devono essere assemblate secondo un progetto all’interno di un ambiente, ovvero di un ecosistema in grado di sostenere la vita.
(continua)
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