(Continua dalla parte precedente)
Jerry R. Bergman, titolare di un Ph. D. alla Wayne State University in psicologia e un altro Ph. D. in biologia umana alla Columbia Pacific University prosegue la sua spiegazione di come sia insostenibile l’idea di uno sviluppo graduale e casuale degli organismi.
Prendiamo una delle parti più semplici dell’organismo umano: lo scheletro, composto di 206 ossa. Supponendo che un singolo osso possa connettersi utilmente solo a uno specifico altro osso, le possibilità che tutti e 206 si connettano a quello giusto è una su 10 alla 388ª potenza, ovvero un uno seguito da 388 zeri. Un numero talmente grande che è difficile comprenderlo. Consideriamo allora l’età dell’universo secondo la scienza prevalente, circa 14 miliardi di anni, un periodo di tempo che non riusciamo neppure a concepire. Ebbene, 14 miliardi di anni equivalgono a poco più di 400 milioni di miliardi di secondi, che si può scrivere con un 4 seguito da “soltanto“ 17 zeri. Insomma, facendo un tentativo al secondo per questo inimmaginabile periodo di tempo, per mettere insieme quei 206 elementi, si avrebbe un numero di tentativi inferiore di trilioni di trilioni di trilioni di volte a quelli necessari per completare tutte le possibilità. In realtà, supponendo di aver collocato il primo osso accanto all’unico altro osso corretto, ci sono molti e molti modi per congiungerli insieme, uno solo dei quali consente un corretto funzionamento del corpo, e soprattutto la cosa più probabile è che queste due ossa non si connettano né tentino di farlo. Perché dovrebbero? Occorre inoltre che ciascuno di queste 206 ossa abbia la forma giusta. Va poi detto che il sistema formato dalle nostre 206 ossa è uno dei più semplici del nostro corpo. Molto più semplice delle parti che formano una singola cellula. Molto più complesso è il sistema di tendini e muscoli, enormemente più complesso il nostro apparato digerente per non parlare di quello nervoso o del cervello. Se poi applichiamo lo stesso concetto al numero delle cellule del nostro corpo, che sono oltre 30.000 miliardi, comprendiamo bene che l’idea di una origine casuale del nostro corpo è totalmente e radicalmente assurda.
Per il cristiano “a Dio tutto è possibile”, ma la pseudo scienza ateista attribuisce questa facoltà a Madre Natura e Padre Tempo senza in realtà provare a spiegare come: parte dal dogma che non ci può essere un creatore, ma non riesce a ipotizzare un’alternativa. Nessuna evidenza, nessuna logica, solo suggestioni favolistiche come il fantomatico “brodo primordiale”.
La creazione da parte di una entità intelligente, del tutto compatibile con il racconto biblico, pare a Bergman più logica di una esplosione seguita da una auto organizzazione della materia, che non ha questa capacità.
Sir Fred Hoyle nel 1982 calcolò che la probabilità che una casuale aggregazione di amminoacidi produca un numero utile di enzimi è meno di uno su 10 elevato alla quarantamillesima potenza. Tornando al parametro che abbiamo già usato, cioè l’età che la scienza prevalente assegna all’universo possiamo dire questo: i millesimi di secondo contenuti in 14 miliardi di anni sono 440 miliardi di miliardi. Quel numero moltiplicato per se stesso sarebbe ancora trilioni di trilioni di volte inferiore a quello menzionato da Hoyle.
Nessuno scienziato, anzi, nessun essere umano ha mai osservato una cellula vivente che non abbia avuto origine da altre cellule viventi, eppure si continua ad insegnare dall’asilo nido ai più alti livelli accademici che la vita sarebbe nata per caso, “in un qualche tiepido stagno”, come scrisse dubbioso lo stesso Darwin, ovvero nel sostanzialmente sinonimo “brodo primordiale”, in condizioni enormemente più difficili di quelle che troverebbe ora una cellula che “nascesse per caso” dalla non vita, in uno stagno, in un brodo o in un laboratorio. Sì, perché quella prima presunta cellula, di cosa si sarebbe nutrita circondata com’era da non vita? La vita che deriva dalla non vita era cosa accettata nell’antichità. Il poeta Virgilio, seguendo il mito di Aristeo, insegnava che le api nascevano da carcasse di animali in putrefazione. Oggi conosciamo il DNA, sappiamo che le api nascono solo da altre api, eppure si insegna ancora l’idea di Virgilio! Senza però la sua maestria poetica.
(continua)
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