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LA FRASE CHE MEGLIO PUÒ DESCRIVERE LA FINE DI UNA CHIESA EVANGELICA: “LA BIBBIA NON È LA PAROLA DI DIO, NELLA BIBBIA SI TROVA LA PAROLA DI DIO. IL NOSTRO COMPITO È “SCAVARE” PER LIBERARLA DALLA STRATIFICAZIONE DELLA CULTURA”

29 Agosto 2010 admin 0

(pronunciata dalla Pastora Daniela Di Carlo, Sinodo Valdese 2010)

 

Si legge che questa frase avrebbe anche ottenuto notevole consenso. In ogni caso chi l’ha pronunciata è pastora ed ha dunque l’incarico retribuito di diffondere, predicare insegnare quanto la Chiesa Valdese crede.

1) Intanto, queste parole si scontrano con gli articoli 2 e 3 della vigente Confessione di Fede, e soprattutto con il 4 che vale la pena leggere interamente: “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con suo divino sapore”.

Altro che liberare dalle stratificazioni!

Allora, secondo la pastora Di Carlo nella Bibbia c’è parola di Dio, ma in certe parti no e il documento sull’omosessualità ce ne ha indicati, purtroppo solo implicitamente, un bel po’.

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“VALDESI E UNIONI GAY: DECISIONE ROZZA E CONTRADDITTORIA. CHIESA VALDESE AL MARASMA”

27 Agosto 2010 admin 0

 

“Sono riuscito a leggere il testo approvato dal Sinodo grazie a un sito gay, poiché al nostro sito dissidente è stato con tracotanza negato l’accesso alla seduta, mentre su quello della Chiesa Valdese ci sono solo titoli generici e in grande ritardo.
Nonostante gli appelli pacati e accorati alla prudenza, nonostante fino a poco tempo fa era ancora accreditata l’opinione che si sarebbe rinviata la decisione all’anno prossimo, si è imposta l’ala che fa delpolitically correct la propria Sacra Scrittura”.
Un’accelerazione fortemente voluta dalla Moderatora che, due giorni prima dell’apertura del Sinodo, aveva rilasciato un’intervista in cui – lei che è solo “organo amministrativo”, come dice il sito della Chiesa Valdese – prefigurava la decisione finale e anche i suoi tempi. Già solo questo sarebbe stato ragione sufficiente a decidere diversamente.Mentre il nostro annuncio a pagamento sul settimanale della Chiesa veniva invece affiancato da un pezzo affossatorio del direttore, molto vicino alla Moderatora, che sosteneva che persino le premesse dell’Appello erano insussistenti.
Siamo così giunti a una situazione paradossale: diamo il via libera alle benedizioni delle coppie gay, ma sulla famiglia resta in vigore un documento del 1971 totalmente rigoroso sulla visione di essa come formata da uomo e donna e fondata, ordinariamente, sulla procreazione. Ma è chiaro che le coppie gay vengono ammesse alla benedizione in quanto forma di famiglia – a meno che non si intenda introdurre la benedizione di qualsiasi cosa, dagli amici del bar alla squadra bocciofila. Una decisione perciò fortemente discutibile nel contenuto, ma certamente demenziale nella struttura dell’atto. E pensare che quest’anno il Sinodo è presieduto da un magistrato!

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UN MESSAGGIO DI SOSTEGNO da Paolo Brancé

18 Agosto 2010 admin 0

Cari Fratelli,

mi rivolgo  a voi, piccolo, esiguo, “insignificante” gruppo di dissidenti che coraggiosamente fa sentire la sua voce nel deserto dei cuori di molti Valdesi che, oramai, sono così pregni di acume filosofico e di di raffinatezza teologica a tal punto di aver turato completamente le orecchie.

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DALLA CHIESA VALDESE DI GINEVRA (CHE SI RIUNISCE NELL’ “AUDITOIRE DE CALVIN”) ci scrive Samuele Sieve

18 Agosto 2010 admin 0

Cari fratelli, sono d’accordo con voi e sottoscrivo pienamente al vostro appello, ma non mi faccio troppe illusioni sul risultato. Purtroppo la nostra chiesa valdese va alla deriva da troppi anni, seguendo : “… l’andazzo di questo mondo…”(Ef 2:2 ). Spero comunque che vi siano ancora dei credenti che pongono la Parola al disopra degli interessi della moda.

La differenza tra la Fede e il fanatismo sta nel dovere di non imporre agli altri quello che io considero giusto.

Ma la mia opinione non coinvolge la comunità, perché, come nella maggior parte delle chiese, non si parla di etica, di posizioni da assumere. Queste cose annoiano e recano un certo disagio, perciò si preferisce lasciare che altri decidano. Del resto il corpo pastorale è diviso, sia per quello che concerne l’omosessualità, che per la comunione ai bambini o per le posizioni politiche.