DALLA CHIESA VALDESE DI GINEVRA (CHE SI RIUNISCE NELL’ “AUDITOIRE DE CALVIN”) ci scrive Samuele Sieve

Per quanto mi concerne sono un Pomarino, cresciuto con i Pastori Mathieu, Marauda, (Paolo) e Bouchard (Gustavo),

Perciò ho qualche anno dietro di me, dei quali quasi cinquanta passati a Ginevra.

Penso che il Credente ha altro da fare che occuparsi di “politica”, nel senso che si dà a questa parola: Non troviamo nel Nuovo Testamento nessuna parola che ci faccia pensare che i primi credenti avessero l’idea di creare un partito politico, un movimento per la liberazione degli schiavi, un’associazione per salvare gli animali in pericolo o per salvare il clima del pianeta.

Tutte queste cose erano logicamente e naturalmente nell’atteggiamento del cristiano. Chi ama Dio, ama la sua creazione e le sue creature; chi ama il suo prossimo fa quello che può per alleviare le sue sofferenze e aiutarlo, desidera la sua salvezza, non per questo mondo, ma per la nuova vita nel Regno di Dio che aspetta e spera, e per questo predica l’Evangelo di Cristo.

La rovina della Chiesa cristiana è cominciata quando alcuni suoi dirigenti si sono trovati confrontati al dovere assumere il “potere temporale”. L’imperatore Costantino e Teodosio dopo di lui, non hanno aiutato la Chiesa, innalzandola a religione di stato.

Se solo vogliamo guardarci attorno, possiamo vedere i problemi che sorgono negli USA, dove alcune chiese sono decisamente gruppi di pressione politici.

Forse sono troppo vecchio per avere opinioni chiare sul comportamento attuale dei dirigenti valdesi. Mi pare che l’Evangelo sia stato meglio difeso e proclamato nei momenti difficili, dove la famiglia si riuniva intorno alla Parola per meditarla e per invocare lo Spirito Santo, il solo interprete della volontà di Dio.

Ma non sono pessimista per ciò che riguarda la Chiesa del Signore: Essa è viva e continua la sua missione, ma non è formata da un gruppo particolare, non è rinchiusa in una denominazione. Essa è l’insieme dei Credenti sparsi per il mondo. Il Signore li conosce e li sostiene. Essi non fanno migliaia di chilometri per conferenze, non hanno bisogno di grandi cattedrali, di simboli mediatici. Giorno dopo giorno vivono là dove il Signore li ha chiamati, in tutta semplicità. Ma quale gioia quando si incontra uno di questi fratelli nel Signore!

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