(segue dalla parte precedente)
Nella parte precedente abbiamo spiegato alcune ragioni per cui Jeremy L. Walter, capo del Dipartimento di analisi ingegneristica e design presso il Laboratorio di Ricerca Applicata dell’Università Statale della Pennsylvania, ritiene scientificamente plausibile che l’universo sia stato creato in sei giorni, come è scritto nella Genesi. Ma Walter ne propone anche altre.
La legge della causalità secondo la quale l’effetto non può essere maggiore della causa porta alla conclusione che le qualità dell’essere umano, l’intelletto, le emozioni la volontà, debbano avere una causa più grande in termini sia quantitativi sia qualitativi. Questo ragionamento è stato adoperato molte volte per tentare di dimostrare l’esistenza di Dio, ed è difficile confutarlo. La teoria dell’evoluzione naturalistica postula che la natura e il passare del tempo abbiano da soli prodotto l’osservabile ordine tra le forme viventi e la loro complessità. Vediamo in questa affermazione emergere la nuova diade divina della moderna religione, che ingannevolmente si autodefinisce atea e razionalista: Madre Natura e Padre Tempo. A loro tutto è possibile. Gesù, in Matteo 19:26, dice: “A Dio ogni cosa è possibile”. Ma chi rifiuta Dio deve trovare altre cause, e così, come nelle tragedie di Euripide, arrivano a risolvere dilemmi impossibili queste due divinità cui si attribuiscono fenomeni che la scienza ateistica non riesce testimoniare, spiegare, o addirittura a ipotizzare come siano avvenuti: la nascita della vita, la presunta evoluzione, che implica un guadagno di informazione in contraddizione con l’entropia e molto altro.
La prima e la seconda legge della termodinamica, dice Walter sono compatibili con la creazione in sei giorni, dopo la quale Dio cessò di creare. La seconda legge della termodinamica preclude, invece, la formazione degli ecosistemi della Terra e della stessa vita. Il semplice flusso di energia, senza un motore o una causa intelligente, non produce infatti nulla. Peggio ancora se parliamo di fenomeni come la coscienza o gli aspetti spirituali rispetto ai quali la scienza non offre neppure una definizione.
Secondo l’evoluzionismo la vita è stata creata attraverso il passaggio di energia attraverso quello che definiscono il brodo primordiale, un fantomatico composto chimico formatosi in modo casuale. Il problema è che la vita è basata su motori molecolari tanto complessi quanto le più ingegnose invenzioni umane. I flussi di energia attraverso la materia non producono struttura o intelligenza più di quanto una esplosione in una tipografia produca un romanzo.
Il premio Nobel Francis Crick, non accettando la creazione biblica, ha tentato di superare questo problema con la teoria della panspermia: una civiltà evoluta avrebbe mandato per l’universo delle strutture di DNA che, una volta giunte sulla Terra, avrebbero sviluppato la vita replicando quanto avvenuto su un altro o altri pianeti. È incredibile l’ingenuità, o la spudoratezza, di questa teoria, che “risolve” l’impossibilità del prodursi spontaneo casuale della vita spostandolo a tanto tanto tempo fa in una galassia lontana lontana! Jeremy L Walter nota che questa teoria è il matrimonio dei due citati falsi dèi moderni, Madre Natura e Padre Tempo, per sostituire il Creatore della Genesi biblica, questa volta con l’ausilio delle grandi distanze.
“Il nostro mondo porta il peso della falsa nozione emersa nell’era moderna secondo la quale realtà e verità sono limitate all’empirico e che il ragionamento umano è la guida suprema”. Il concetto di una Causa Prima, vivente, dotata di personalità, volontà e amore è intenzionalmente respinto benché compatibile sia con la scienza sia con la Bibbia. Ma “[p]er fede intendiamo che l’universo è stato formato per mezzo della parola di Dio, sì che le cose che si vedono non vennero all’esistenza da cose apparenti” (Ebrei 11:3).
Le istituzioni accademiche hanno adottato e imposto l’idea che deve necessariamente essere escluso da un dibattito aperto tutto ciò che non è osservabile e comprovabile, il che è palesemente un errore logico. Tanto più quando – contraddicendo questa idea – si accettano nel dibattito, anzi, generalmente si danno per certe, teorie come l’evoluzionismo che non solo non è mai stato osservato, ma non è in grado di spiegare una serie di suoi presupposti come l’origine causale della vita, il passaggio da una specie all’altra, l’aumento di informazioni genetiche ad esso necessario, la formazione casuale di organi complessi come l’occhio e altri.
La moderna scienza prevalente, insomma, si è auto limitata con preconcetti che influenzano ogni campo, dalla geologia all’astronomia, dalla storia alla biologia. Così come l’Inquisizione perseguiva ideologicamente (oltre che materialmente) ogni idea che contrastasse con la sua lettura della Bibbia, così i sostenitori del moderno ateismo scientifico ignorano, ridicolizzano o emarginano ciò che non si conforma alla loro visione della natura delle cose.
Ma se un Dio Creatore esiste, la sua Creazione ha un senso e un valore, le sue creature hanno un valore per Lui ed è verosimile che voglia rivelarci queste cose. “I principi e le osservazioni della vera scienza non sono in contrasto con una interpretazione letterale del primo capitolo della Genesi, ma in realtà offrono supporto alla creazione di tutte le cose in sei giorni.”

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