La Riforma protestante che celebriamo rimane un’istanza sempre attuale

L’ultima domenica di ottobre (o la prima di novembre, a seconda delle usanze locali) si celebra la Riforma protestante. Questa data è stata scelta in ricordo dell’avvenimento occorso il 31 ottobre 1517, quando il frate agostiniano Martin Lutero affigge alla porta della chiesa del castello di Wittemberg 95 tesi sulle indulgenze. Lutero (ma non evidentemente non solo lui), innesca così un fuoco purificatore che irresistibilmente si espande per ogni dove segnando il ritorno di innumerevoli credenti e comunità cristiane al puro Evangelo biblico soffocato da cumuli di scorie e tradizioni aliene.

Non si tratta di un avvenimento “del passato”, perché ciò che la Riforma protestante di quel tempo ha iniziato rimane a tutt’oggi rilevante e necessario quanto una “pulizia generale” in una casa dove tendono ad accumularsi polvere, sporco e scorie di ogni tipo tanto da renderla insalubre e invivibile. Per questo è sempre “Tempo di Riforma”.

Lo spirito della Riforma protestante mi piace vederlo incapsulato nelle prime espressioni del testo biblico dell’apostolo Giuda, che afferma:  “Diletti, avendo un grande desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata una volta per sempre tramandata ai santi. Poiché si sono infiltrati fra noi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna), empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 3-4).

Non è un fenomeno nuovo. Le “infiltrazioni” nelle comunità cristiane di “certi uomini” e sicuramente “certe donne” (lo dico non per essere politicamente corretto, ma perché talvolta è il caso) non avveniva solo allora. Falsi predicatori, falsi profeti, falsi teologi che si insinuano nelle chiese per introdurvi insegnamenti eversivi esistevano ed esistono a tutt’oggi. L’apostolo Pietro scriveva: “Ma sorsero anche falsi profeti fra il popolo, come ci saranno anche fra voi falsi dottori che introdurranno di soppiatto eresie di perdizione e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata. Molti li seguiranno nelle loro immoralità e, a causa loro, la via della verità sarà diffamata. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false, ma la loro condanna già da tempo è all’opera e la loro rovina non si farà aspettare” (2 Pietro 2:1). Notevole è pure il fatto riportato in Apocalisse dove si parla del veleno iniettato nella chiesa di Tiatiri da una donna: “Ma ho questo contro di te: tu tolleri quella donna, Iezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agli idoli. Le ho dato tempo per ravvedersi, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione” (Apocalisse 2:20-21). Sostituite a “profetessa” “teologa” e si rende bene l’idea. Come distinguere i molti santi uomini e sante donne da questi sovvertitori?

Alcuni degli slogan contemporanei per giustificare i peggiori allontanamenti dall’ortodossia cristiana fondata sull’espresso e normativo insegnamento del Nuovo Testamento (quelli che un tempo non si temeva di chiamare eresia e apostasia), sono oggi, per esempio, “creatività teologica”, “chiesa liquida”, “situazionismo”, e “teologia contestuale”. Si tratta di espressioni del vecchio liberalismo (libertà dai vincoli normativi della Bibbia) e oggi diffusi in molte chiese e denominazioni. Con il pretesto dell’ambizione ad essere  “rilevanti” e del “adattamento alla situazione”, di fatto si afferma che quanto il Nuovo Testamento insegna non sarebbe più in quanto tale rilevante dato che esso stesso, si dichiara, fosse “relativo alla situazione del suo tempo”. Sulla base del presupposto fallace che “ogni posizione teologica è inevitabilmente posizionata e parziale”, si aprono così le porte ad ogni “re-interpretazione” e deviazione dalla norma biblica (la nostra Costituzione) con una “creatività” che non è quella di Dio, ma dei molteplici inganni operati delle forze spirituali della malvagità. Manipolando abilmente termini come “incarnazione” e sfruttando l’idea che vi siano nel Nuovo Testamento “diversità teologiche” (e ignorandone la consonanza e sostanziale unità) si opera così un’autentica sovversione della teologia e dell’etica cristiana storicamente accreditata e condivisa, trasformando tipicamente la Parola di Dio (il Cristo stesso e i testi biblici) in plastilina da modellare come sembra più opportuno. Non a caso molti moderni teologi, teologhe e insegnanti di facoltà teologiche si sono trasformati in abili maestri artigiani della manipolazione di parole e concetti, in grado di dimostrare tutto e il contrario di tutto a spese dei plaudenti e ignari “allocchi” che siedono nei banchi delle chiese, affascinati dalla loro eloquenza e perizia.

Un simile sfruttamento che altera proditoriamente le motivazioni e gli impulsi originali, è quello che viene fatto pure con la Riforma protestante del XVI secolo che viene celebrata dalle “chiese storiche”, da tempo contaminate irreparabilmente, corrotte e alienate dal liberalismo teologico. Inevitabilmente sulla via dell’estinzione, tali chiese (come si è udito recentemente) si paragonano ad un tronco che ancora nasconderebbe la vita e dal quale potrebbe germogliare, mentre, in realtà, prima marcio e poi rinsecchito, è solo più un tronco buono ad essere gettato nel fuoco del giudizio di Dio. Per esse, l’unica escatologia realizzata che si potrebbe contemplare è quella descritta dal Signore Gesù quando dice: “Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace del fuoco. Lì sarà il pianto e lo stridore dei denti” (Matteo 13:41-42).

È sempre e indubitabilmente tempo di Riforma – urgentemente.

Paolo Castellina, 25 ottobre 2023

The Protestant Reformation we celebrate remains an ever-present necessity  

The last Sunday of October (or the first of November, depending on local customs) is celebrates the Protestant Reformation. This date was chosen in remembrance of the event that occurred on October 31, 1517, when the Augustinian friar Martin Luther posted 95 theses on the door of the castle church in Wittemberg about the practice of indulgences. Through this, Luther (but evidently not only him) set off a purifying fire that irresistibly expanded everywhere marking the return of countless believers and Christian communities to the pure biblical Gospel buried and suffocated by the rubble of alien traditions.

This is not an event of the past because what the Protestant Reformation of that time began remains relevant and necessary today as much as a general spring clean in a house where dust tends to accumulate,  all kinds of waste which makes it unhealthy and unlivable. That’s why it is always the time of Reformation.

I like to see the spirit of the Protestant Reformation encapsulated in the expressions of the biblical text of the apostle Judas, which states: “Dear friends, although I have been eager to write to you about our common salvation, I now feel compelled instead to write to encourage you to contend earnestly for the faith that was once for all entrusted to the saints. For certain men have secretly slipped in among you—men who long ago were marked out for the condemnation I am about to describe—ungodly men who have turned the grace of our God into a license for evil and who deny our only Master and Lord, Jesus Christ” (Jude 3,4).

It’s not a new phenomenon. The “infiltration” of “certain men” into Christian communities and certainly “certain women” (I say this not to be politically correct, but because it is sometimes the case) didn’t happen only then. False preachers, false prophets, false theologians who creep into churches to introduce subversive teachings existed and they still exist today. The apostle Peter wrote: “But false prophets arose among the people, just as there will be false teachers among you. These false teachers will infiltrate your midst with destructive heresies, even to the point of denying the Master who bought them. As a result, they will bring swift destruction on themselves. And many will follow their debauched lifestyles. Because of these false teachers, the way of truth will be slandered. And in their greed they will exploit you with deceptive words. Their condemnation pronounced long ago is not sitting idly by; their destruction is not asleep” (2 Peter 2:1-3).

Also noteworthy is the fact reported in the Apocalypse where poison is spoken of injected into the church of Thyatira by a woman:  “But I have this against you: You tolerate that woman Jezebel, who calls herself a prophetess, and by her teaching deceives my servants to commit sexual immorality and to eat food sacrificed to idols. I have given her time to repent, but she is not willing to repent of her sexual immorality” (Revelation 2:20-21). Replace “prophetess” with “theologian” and you will understand. How is it possible to distinguish the many holy men and holy women from these subverters?

Some of the contemporary slogans to justify the worst departures from Christian orthodoxy founded on the express and normative teaching of New Testament  (those once not afraid to call out heresy and apostasy), are today, for example, “ theological creativity”, “ liquid church”, “situationism”, and “contextual theology”.

These are expressions of the old liberalism (and its freedom from the normative constraints of the Bible) and today they are widespread in many churches and denominations. Under the guise of the ambition to be “relevant” and of “adapting to the situation”, they say much of the New Testament’s teaching would no longer be relevant because, they assume, it was “relative to the situation of its time”. Based on these fallacious assumption that  “every theological position is inevitably positioned and partial”, they open the door to any “re-interpretation” and deviation from the biblical norm (our Constitution) with a “creativity” that is not of God, but of the deceptions operated by the spiritual forces of wickedness. By manipulating, cleverly, terms such as “incarnation” and exploiting the idea that there are in the New Testament “theological diversities” (and ignoring their consonance and substance unity)  an authentic subversion of Christian theology and ethics  is carried forward, historically accredited and shared,  transforming the Word of God (Christ himself and the biblical texts) into plasticine to be modeled as seems appropriate. It is no coincidence that many modern theologians, theologians and faculty teachers are indeed master craftsmen in the manipulation of words and concepts, capable of demonstrating “everything” and the opposite of the Gospel, at the expense of applauding and unaware “fools” who sit in the pews of churches, fascinated by their eloquence and expertise.

Such exploitation that treacherously alters its motivations and original impulses, is also done with the Protestant Reformation of the 16th century as it is celebrated by the “historic churches”, which have long been contaminated irreparably, corrupted and alienated by theological liberalism. Inevitably,  on the road to extinction, such churches (as we heard recently) compare to a felled log that still has hidden life and from which life can still sprout, while, in reality, the log is rotten and dried up. It is only good to be thrown into the fire of God’s judgment. For them, the only realised eschatology that could be contemplated is that described by the Lord Jesus when he says:  “The Son of Man will send his angels, and they will gather from his kingdom everything that causes sin as well as all lawbreakers. They will throw them into the fiery furnace, where there will be weeping and gnashing of teeth” (Matthew 13:41-42).

It is always time for Reformation.

Paolo Castellina, 25 October 2023

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