ANTICHE RADICI DI CHIESE RECENTI – RADICI DIMENTICATE DA UNA CHIESA ANTICHISSIMA

Riceviamo un messaggio da Milano a proposito del secondo articolo sul libro sulla storia delle chiese del Piemonte di Pierre Allix.

Molto, molto interessante, soprattutto il riferimento al Vescovo Claudio e alla concezione di Valdese come qualcosa di storicamente più vasto rispetto all’attuale Tavola. Il tema dei Riti diffusi in Occidente prima di Carlo Magno è molto interessante. Ad esempio, qui a Milano il sabato mattina il Metropolita Evloghios celebra a Milano ancora il Rito Gallicano di Germano di Parigi.

Mio nonno aveva memoria dei ruderi dell’antico Tempio Valdese di Piazza Missori a Milano, di cui pochissimi conoscono l’origine, che peraltro non è nemmeno indicata nella targa antistante.

Siamo tutti un po’ Valdesi !

Lorenzo, Milano

 

Siamo tutti un po’ Valdesi e generalmente orgogliosi o almeno curiosi delle nostre origini. Ad esempio il Metropolita Evloghios, di cui ci parla Lorenzo, fa parte della Arcidiocesi Ortodossa di Milano e Longobardia che, già legata a Mosca, poi ai Vecchi calendaristi greci (separatisi su basi conservatrici dalla chiesa greca ortodossa) e infine alla chiesa autocefala Ucraina in esilio negli Stati Uniti, benché recentemente vi sia stato un tentativo di riavvicinamento al Patriarcato di Mosca. Generalmente si avvalgono della liturgia attribuita a Giovanni Crisostomo (circa 349-407), ma Lorenzo ci segnala anche la celebrazione secondo il rito gallicano, attribuito a San Germano di Parigi (496-576). Nel sito dell’Arcidiocesi ortodossa di Milano troviamo informazioni su una intensa attività, nonché cenni a “icone miracolose”, assai distanti dalle nostre concezioni di cristianesimo.  A questa arcidiocesi fa anche capo la chiesa che si denomina Chiesa Cristiana Antica Cattolica, che si avvale anch’essa del rito gallicano, è guidata da monsignor Mapelli, ex insegnante di religione cattolica, che è uscito dalla Chiesa Cattolica per divergenze teologiche e perché il Mapelli si è dichiarato omosessuale. Gli “antichi cattolici” si rifanno alla chiesa del primo millennio, non ancora divisa dallo scisma del 1054, che secondo molti, non solo ortodossi, non fu uno scisma delle chiese orientali dall’occidente, ma viceversa. Accettano ruoli femminili quasi a livello sacerdotale, e soprattutto – non a caso, data l’ordinazione di Mapelli a vescovo – il sacerdozio e l’episcopato di omosessuali, nonché le benedizioni delle coppie dello stesso sesso. Seguendo le tracce del rito gallicano, troviamo che è praticato anche dalla Chiesa Ortodossa Celtica, che afferma di essere stata fondata da Giuseppe d’Arimatea nell’anno 37 a Glastonbury in Inghilterra (dove, secondo varie leggende, avrebbe portato il “Sacro Graal”), di aver perso l’autonomia nel XIII secolo e di essere stata restaurata nel 1866. A questa tradizione di cristianesimo celtico viene attribuita una certa libertà, una posizione della donna di particolare rilievo, l’osservanza biblica del sabato e non della domenica, e altre cose che l’avvicinano in qualche modo ai valdesi medievali. Alla stessa tradizione si rifà anche la Chiesa Ortodossa di Gallia, nata nel 2006…

Insomma, chiese recenti e recentissime rivendicano antichissime radici e affermano talora di avere una continuità apostolica (lo fa la Chiesa Antica Cattolica, ad esempio). Cose indubbiamente ben poco rilevanti perché ciò che conta è se oggi, questa o quella chiesa annunciano con vigore e verità l’evangelo di Gesù Cristo, non da quanti anni lo fanno. Quando però la continuità c’è, non si vede perché negarla. La Chiesa Valdese, invece, nel XIX secolo decise di amputarsi almeno 400 anni di storia escludendo qualunque cosa risalisse a prima del 1174, affidando a Valdo, cui veniva sottratto il nome di Pietro, il titanico ruolo di inventare da solo e di sana pianta un approccio evangelico del tutto estraneo alla diocesi lionese di quel tempo. Non solo, la nuova dottrina storiografica implica che o lo stesso Valdo o qualche suo immediato seguace, deve essere riuscito nell’incredibile impresa, non solo di diffondere la nuova dottrina in tutta Europa ma, cosa assai più difficile, convertire per intero vallate e vallate di montanari alpini a un nuovo cristianesimo, cacciando o convertendo anche preti, monaci e inviati vescovili. Ma questo è ancora poco rispetto a quanto avvenuto negli ultimi 40 anni: la totale trasformazione di tutto ciò che era stato il movimento valdese nei secoli in una congrega politicizzata, interessata a tutto… fuorché a quella Bibbia ormai usata prevalentemente solo come copertura di ben altri interessi culturali.

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