RISPONDIAMO: SE LA “INTERPRETAZIONE” ARRIVA AD ATTRIBUIRE A UN TESTO UN SIGNIFICATO OPPOSTO A CIÒ CHE DICE, CESSA OGNI POSSIBILITÀ DI RELAZIONE UMANA

Noi non abbiamo considerato nulla, ci siamo limitati a invitare i membri del Sinodo, sulla questione dell’omosessualità, a ricordare “i numerosi passi biblici che la condannano e temperino la tendenza a ritenerli semplicemente riflessi di una società non abbastanza evoluta,”. Tra questi passi, citiamo Levitico 18, che cita davvero insieme omosessualità e accoppiamento con gli animali. Chiedere di temperare una tendenza interpretativa alla luce di numerosi passi biblici non ci pare che denoti mancanza di rispetto. È invece una cosa alla quale sarebbe logico rispondere, specie da parte di chi si assume la responsabilità di effettuare certe scelte a nome dell’intera chiesa che l’ha consacrato pastore. Ma, lasciando stare gli animali, alla luce del proclama della Chiesa di Trapani e Marsala “Dio vuole l’amore, non lo giudica”, siamo ancora in attesa di sapere in nome di che cosa potremmo dire di no a chi chiede la benedizione di un amore adulterino, incestuoso o poligamico, dopo averla già concessa per una coppia omosessuale, per di più non appartenente alla Chiesa Valdese, per di più con il bizzarro privilegio dell’anonimato, per di più prima che il Sinodo esaminasse la questione.

Posto dunque che sull’organo di informazione della Chiesa, noi dissidenti siamo quasi cancellati, mentre su questo modestissimo sito, che funziona su base volontaria e pagandosi le spese, si dà spazio alle diverse posizioni, anche quelle che dominano, non senza spunti di tracotanza, su Riforma, senza pretendere di esaurire gli argomenti del pastore Esposito, vorremmo evidenziare alcuni punti.

  1. È curioso addebitarci di ospitare posizioni di “fondamentalismo di tipo letteralista”. A parte che nel sito c’è scritto esplicitamente che gli scritti pubblicati non esprimono necessariamente le opinioni dei promotori del sito stesso, ciò dovrebbe essere evidente dal fatto, ad esempio, che ospitiamo le lettere proprio del pastore Esposito. Va inoltre ricordato che nessuno di noi ha posizioni di rilievo nella Chiesa, mentre molti che ne hanno, si lanciano – persino durante il Sinodo – nelle più stravaganti affermazioni, in frontale contraddizioni con le posizioni ufficiali della Chiesa stessa (“la Bibbia non è Parola di Dio”). Confermiamo volentieri di richiamarci alle confessioni di della Riforma, anche se ciò si capisce già solo dal titolo del nostro appello.
  2. Anche noi vorremmo “ascoltare ragioni in luogo di invettive”. Purtroppo contro di noi, e il pastore Esposito è una lodevole eccezione, abbiamo sentito quasi solo invettive, abbiamo visto comportamenti scorretti in più di una circostanza, e sull’ultimo numero di Riforma abbiamo anche letto attacchi personali, accompagnati da affermazioni, di carattere personale,false. Non mi risulta invece ci siano invettive nel nostro appello. Di Alessandro Esposito abbiamo solo citato opinioni, che avrebbe benissimo potuto smentire, avendo accesso assai più facile alle pagine di Riforma: avrebbe potuto dire che crede nella Trinità e nella divinità di Cristo, che, come ha detto la Moderatora, “a Trapani si è solo pregato” e che non ha smentito il giornalista di Repubblica che gli chiedeva lumi sul quella cerimonia definendola “matrimonio”, per distrazione o chissà per cos’altro. Ma non ha fatto nulla di tutto questo, riteniamo, perché è persona onesta che non si rimangia ciò che ha detto.
  3. Le confessioni di fede non sono immutabili, ma possono essere cambiate (questa è una posizione liberale), ma – noi pensiamo – solo alla luce della Bibbia, poiché sulla Bibbia esse sono state improntate, con argomentazioni certo non banali. Ciò di cui siamo certi è che la Confessione di Fede non può essere ignorata, cioè, la si pubblica sotto il titolo “cosa crediamo”, la si fa sottoscrivere ai pastori al momento della consacrazione, la si sottoscrive, ma poi, quando si dice ciò che si pensa, la si contraddice nel modo peggiore: ignorandola. Questo, per noi, è inaccettabile, tanto più se la giustificazione è che le si sta solo “interpretando”. Nell’articolo su Riforma Esposito ci accusa, infatti, di chiedere, a proposito della Confessione di Fede, “un appiattimento su un’interpretazione univoca dei testi e della loro funzione normativa”. Ma quando lui ci svela qual è “il desiderio più profondo del Dio biblico” tenta, legittimamente, di fare proprio questo. Ma se ogni cosa può essere “interpretata” in modo da farle dire anche l’opposto di ciò che dice la lettera, cessa oggettivamente qualsiasi possibilità di relazione umana. Che succederebbe se applicassimo questo rifiuto di una interpretazione univoca a una legge, o a un contratto di lavoro?

QUESTA RISPOSTA, INVIATA A RIFORMA, NON E’ STATA PUBBLICATA

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