Per il biologo impossibile che la vita abbia origine casuale: ha ragione la Bibbia

"Adamo Ed Eva nel giardino dell'Eden" Jan Brueghel il giovane

Henry Zuill, professore di biologia allo Union College di Lincoln, Nebraska, nel libro In sei giorni – Perché cinquanta scienziati scelgono di credere nella Creazione, ricorda che, quando si pensava che le cellule fossero semplicemente delle minuscole sacche di protoplasma nucleato, era possibile immaginare che originassero da processi naturali, attraverso una evoluzione biochimica. Ora, invece, si sa che ogni cellula ha una enorme complessità, superiore a quella di qualsiasi macchina costruita dall’uomo, eppure l’idea della “evoluzione biochimica” resiste anche se non c’è modo di spiegare come essa possa dare origine alle cellule e dunque alla vita. Allo stesso modo, la complessità degli ecosistemi non può avere una origine casuale.

La complessità degli ecosistemi e l’interdipendenza delle specie che li formano ci dice che essi non possono essersi formati gradualmente, ma tali specie devono essere “comparse”, ovvero “essere state create”, simultaneamente o quasi. Altrimenti non avrebbero potuto sopravvivere. 

L’uomo stesso svolge un compito negli ecosistemi, come è scritto in Genesi 2:25: Dio “lo pose nel giardino dell’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse”. La biodiversità mostra quanto Paolo dice in Romani 1:20: “Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, affinché siano inescusabili.

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