Natale: la festa delle luci, della bonta’ e degli affetti

Ovvero la solenne riflessione del mistero di Gesù, luce del mondo che irrompe nell’esistenza umana oscurata dalla drammatica caducità temporale

di Paolo Brancè

Tu concepirai e partorirai  un figlio, e gli porrai nome Gesù.’ Questi sarà grande e sarà chiamato figlio dell’altissimo e il signore gli darà il trono di Davide suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine“(Luca 1:31-33)

Anche quest’anno sta per andare via, l’undicesimo anno del terzo millennio dell’era cristiana. E come ogni fine anno, stranamente, quasi come per magia, l’uomo si ingentilisce e si anima di buoni propositi. Ci si chiede per quale arcano sortilegio l’uomo diventa per brevissimo tempo un amante dell’uomo? La causa sembra essere l’atmosfera incantata, quasi fiabesca, sprigionata dal magico spirito natalizio che aleggia a dicembre, che nei paesi più freddi ammanta di neve la natura addormentata. Lo sa molto bene anche Mr. Scrooge, uno dei più famosi avari della letteratura mondiale, protagonista della famosa favola natalizia “Cantico di Natale” (Christmas Carol). Egli ,ricco,dominato da una incontenibile bramosia di denaro, prepotente, uomo senza scrupoli, freddo e abile calcolatore, è magicamente trasformato dallo spirito natalizio, foriero di nobili sentimenti. Dopo la visita dei tre spiriti natalizi, passato, presente e futuro, Scrooge, investito dalla spirito natalizio dice: “Benedetto il cielo e il giorno di natale”. Lo spirito natalizio produce proprio queste piacevoli emozioni, incarnare la bontà umana.

Che frenesia in questi giorni prenatalizi!!! Tutti si affannano, correndo da un emporio a un altro, da un supermercato a un altro. Un gioco caleidoscopico di luci rende più gioioso il rincorrersi l’un l’altro nell’assalto delle vetrine commerciali sapientemente addobbate . Sembra che la crisi economica non intacchi più di tanto le tasche e i portafogli.

Sta tutto qui il Natale? Il Natale è solo una forte, breve, piacevole forza propulsiva di buoni sentimenti e di calde emozioni? È la festa della bontà umana e degli affetti familiari?

Sarebbe utile fare qualche passo indietro, andare a ritroso. Possiamo viaggiare nel tempo, chiedendo in prestito la DeLorean a Doc Emmet Brown, il bizzarro, simpatico scienziato di Ritorno al Futuro, impostando l’anno 4 a.C. e catapultarci a Betlemme, piccola città della Giudea. Ci può aiutare la lettura di alcuni passi evangelici:

Oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore” (Luca 2:11).

Non temere Giuseppe, figlio di Davide, di prendere con te Maria, tua moglie, perché ciò che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu gli porrai il nome Gesù, perché è lui che salverà il Suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:20-219).

Nel principio era la Parola , e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio…. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità, e noi abbiamo contemplato la Sua gloria come di unigenito dal Padre” (Giovanni 1:1,14).

Silenziosi osservatori dell’evento storico della nascita di Gesù in una tiepida serata autunnale, che ha cambiato radicalmente la storia umana e ha profondamente mutato il suo pensiero, siamo da esso anche interrogati: Che cosa significa per l’uomo cibernetico la natività di Gesù, ossia un Uomo che, per le sue straordinarie e innate capacità spirituali, per il suo eccezionale messaggio di libertà dalla caducità umana, dal malessere esistenziale e dal male supremo della morte, che fa piombare l’uomo in una abissale disperazione e fatale rassegnazione, e per la sua ignominiosa morte, ma anche per la sua gloriosa Resurrezione, è stato proclamato Dio? L’evento della nascita di Gesù è strettamente connesso con l’evento tragico della sua passione e della sua umiliante morte e con quello grandioso della resurrezione. Tutti questi avvenimenti che hanno contrassegnato la vita di Gesù, ne hanno determinato anche la sua natura divina. L’evento Gesù, Uomo-Dio, ha sbrigliato l’uomo dalle corde mortali della sua disumanità (nell’uomo non c’è alcuna innata bontà, ma un nobile ideale umano per perseguirla) e lo ha liberato dalla tirannia della morte(è macabramente suggestiva la ballata di Branduardi, “Ballo in Fa diesis Minore”, la quale dipinge la morte come una sovrana che regna sugli uomini con la sua corona sul capo e brandendo la falce nella mano: “Sono Io la morte e porto corona, Io sono di tutti voi signora e padrona, e così sono crudele, così forte sono e dura che non mi fermano le tue mura”).

In Cristo l’uomo è ri-creato, umanizzato. In Cristo l’uomo è veramente e pienamente Uomo, capace di amare e di donare disinteressatamente senza un personale tornaconto.

La celebrazione del Natale ha questo unico e solo profondo significato, che “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna“(Giovanni 3:16).

Se l’uomo è posseduto dall’evento Gesù l’intera pirotecnica, fantasmagorica scenografia dello sfavillio delle luci e del dono dei regali e dei banchetti luculliani acquistano la loro appropriata efficacia di esultanza e di gioia, perché la luce di Dio risplende nel mondo.

Buon Natale.

Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono in vesti da pecore, ma sono lupi rapaci” (Matteo 7:15-20)

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