Nulla sia più forte della vostra fede

GIOSUÈ GIANAVELLO

Il pastore Paolo Ribet motiva il voto contro di noi – Rispondiamo. E, per la parte che lo riguarda, risponde Lucio Malan

Care sorelle e cari fratelli della redazione di “Valdesi.eu”,

sono un pastore valdese e nella vostra lettera aperta mi chiedete di dire come ho votato sull’ordine del giorno che vi riguarda e di spiegare perché non mi sono espresso prima al riguardo, inviandovi una lettera.

Comincio da quest’ultimo punto.

Innanzitutto, io non ho risposto prima perché non amo le polemiche. Da subito il vostro sito è stato fortemente polemico e non ha tenuto conto del fatto che sul tema dell’omosessualità, dell’omofobia e delle benedizioni si parlava da anni, in modo pubblico in varie istanze della nostra chiesa. Si possono avere diverse visioni sull’argomento e diverse letture bibliche, ma credo che sia importante riconoscere nell’altro quanto meno la buona fede e la ricerca di fedeltà al Signore.

Voi parlate di “pesanti attacchi” che avete ricevuto, ma credo che voi abbiate compiuto per primi l’attacco più pesante che un credente (un pastore soprattutto) possa ricevere, quando accusate chi non la pensa come voi di aver ritenuto secondaria la Bibbia e di aver “contraddetto con protervia” la confessione di fede.

In secondo luogo non posso sopportare il piagnisteo da minoranza oppressa che gronda dai vostri comunicati, unito alla continua accusa alla “dirigenza” di ostacolarvi distorcendo i regolamenti. Non è così e non scendo nei dettagli perché sarebbe troppo lungo.

Io credo che nella Chiesa valdese vi sia una libertà ed una trasparenza che difficilmente si vedono in altre chiese. Prova ne sia il fatto che il fratello Sergio Malan, uno dei firmatari del vostro appello dello scorso anno, quest’anno è stato inviato come deputato dalla sua chiesa, ha preso più volte la parola su vari argomenti, compreso quello delle benedizioni, e dopo il Sinodo è stato nominato dalla Tavola capo della delegazione che deve discutere con i sindacati il nuovo contratto di lavoro dei dipendenti della Tavola. Si tratta di un impegno di alta responsabilità economica e etica, in quanto lì si dimostra nel concreto la posizione della chiesa riguardo ai suoi dipendenti e alla dignità del lavoro. “Esclusi, banditi, giudicati”? A me non pare…

Il terzo motivo sta nella ripetuta accusa di politicizzazione della chiesa – e voi riandate alla raccolta di firme del 1976, originata dalla candidatura del past. Vinay al Senato. Anche qui ci sarebbero molte cose da dire, ma rimando alla lettura di due libri recenti: Testimone d’amore di Paola Vinay, in cui si mostra come il past. Vinay interpretò il suo ministero pastorale al Senato, e Fede e impegno politico di Gabriele De Cecco, in cui si evidenzia il fatto che nel protestantesimo italiano, accanto ad una chiara presa di posizione politica, vi fu sempre una chiara distinzione tra il piano teologico e quello storico (con buona pace del prof. Subilia, che ho amato e che rispetto – il cui pensiero non credo possa essere riassunto in una frase). Vi possono essere state delle cadute di tono, ma la linea teologica è sempre stata chiaramente barthiana.

Un quarto motivo sta nel giudizio storico che voi date. Definire “revisionisti” gli storici che fanno iniziare il movimento nel 1100 mi sembra grottesco. Innanzitutto perché questa tesi parte per lo meno dallo storico Emilio Comba ed è accolta a livello mondiale da 150 anni. In secondo luogo perché anche in campo storico le affermazioni vanno sostenute con prove documentali e fidarsi del solo Léger può essere pericoloso.

L’ultimo motivo sta nel fatto che io ritengo che il tema delle benedizioni delle coppie dello stesso sesso non sia un argomento su cui sta o cade la chiesa, ma un tema di etica. Come tale va affrontato con cautela e dopo approfondita riflessione perché incide nelle vite delle persone (va trattato con scienza e sapienza). Io pongo questo argomento non al livello della confessione di fede, ma al livello della traduzione nella vita quotidiana degli insegnamenti biblici, laddove la vita moderna comporta risposte nuove a domande nuove – esattamente come nel caso della benedizione di nuove nozze dopo un divorzio o nel caso del pastorato femminile (contro cui furono levati argomenti di tipo biblico…) o del trattamento degli embrioni e del “testamento biologico” – e così via.

Tutti questi argomenti avrebbero provocato ulteriori polemiche, che io non volevo alimentare.

Per questo non  vi ho scritto prima, anche perché speravo che almeno i toni divenissero più pacati. Ma questo non è avvenuto. Quindi ho votato a favore dell’ordine del giorno, perché il sito ha proseguito nella sua polemica usando sempre toni esasperati (degni di alcuni quotidiani italiani che francamente non apprezzo) ed un linguaggio inappropriato.

Noto inoltre che non mi pare corretto che il sito usi un nome che può confondersi con quello dei siti ufficiali della Chiesa valdese e chiarisco anche che nell’odg si parla di “siti”, al plurale, perché, almeno lo scorso anno (oggi non so) il vostro sito aveva un link col sito personale del fratello Lucio Malan. Non era molto corretto.

Ma permettetemi di terminare con una nota più forte. Io credo che anche il divieto della menzogna abbia attinenza con la Bibbia, la confessione di fede e la storia valdese. Ora, un nostro fratello si accinge a votare in Senato un ordine del giorno in cui, mentendo, si afferma che il Presidente del Consiglio era convinto che una ragazza minorenne nei guai con la giustizia fosse parente di un Capo di Stato straniero. Vinay seppe votare in Senato secondo coscienza, solo contro tutti. Lo esorto questo fratello a seguirne l’esempio.

E rimanga su tutti noi il monito dell’apostolo Paolo: “Chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere”.

Fraternamente,

Paolo Ribet

 

Rispondiamo

Dov’è la Chiesa dell’accoglienza?

Ringraziamo il pastore Paolo Ribet per la sua articolata risposta, che è giunta da circa venti giorni, ma non era ancora stata pubblicata, nonostante una sollecitazione, per l’arretrato che abbiamo e di cui ci scusiamo. Per quanto riguarda le posizioni di Lucio Malan, abbiamo girato a lui la lettera perché possa esercitare il diritto di rettifica. Avremmo preferito non pubblicare quella parte, poiché contiene attacchi personali che nulla hanno a che fare con quel che questo sito pubblica, ma siamo talmente contrari alla censura che pubblichiamo integralmente lo scritto del pastore. Teniamo però a dire che questa nostra contrarietà alla censura non intende fornire a nessuno, né a chi ci sostiene né a chi ci avversa, uno strumento per attacchi o rivalse personali. Tanto più se si tratta di attribuire fatti specifici lesivi della reputazione. Ci riserveremo perciò di non pubblicare ciò che potrebbe costituire reato di diffamazione, al quale concorreremmo con la sua diffusione. Se ci accadrà di non pubblicare, comunque, lo diremo. Per quanto riguarda il resto del ricco contenuto, abbiamo parecchie cose da dire.

  1. La polemica. Per decenni nessuno ha fatto polemiche sui continui “balzi in avanti” imposti da una presunta “élite” all’intera chiesa, stravolgendo ciò che essa è stata per secoli e della quale a suo tempo ciascuno di noi ha chiesto di fare parte. Per decenni si è sempre stati sommessi e si è parlato solo nei pochi spazi agibili, lasciando che tutta l’informazione fosse gestita dalla suddetta “élite”. Con quale risultato? Un crescendo di atti che non tenevano alcun conto di coloro che dissentivano e dissentono. Neppure quando, nel 1976, oltre tremila membri di chiesa firmarono un documento che denunciava la linea intrapresa dalla Chiesa.
  2. Il riconoscimento della buona fede. Proprio perché riconosciamo la buona fede di chi ha voluto certe decisioni ci piacerebbe avere qualche spiegazione. Nessuno ha ancora risposto, neppure indirettamente, alle nostre 7 domande + altre 7 (vedi nel settore Attualità Valdese) pubblicate un anno fa, . Quanto alle benedizioni delle coppie dello stesso sesso, ad esempio, vi sono spiegazioni contraddittorie, e spesso assurde: per qualcuno omosessuali si nasce e non si può cambiare, per altri lo si può essere a fasi alterne e ne danno l’esempio. Per alcuni l’apostolo Paolo non parlava di omosessuali in genere, ma di certi modi di esserlo, per altri l’Apostolo delle genti era vittima dei pregiudizi dell’epoca, per altri ancora Paolo va ascoltato solo quando dà loro ragione, per altri ancora bisogna accogliere gli omosessuali in nome del fatto che Gesù frequentava gli esclusi… Senza il sito che lei ha condannato non si potrebbe far notare queste cosucce, che non sono proprio dettagli. Senza una posizione definita non c’è né buona né cattiva fede, c’è un partito preso e basta. La stessa benedizione liturgica non si capisce cosa sia se non si sa perché e con quali limiti la si pratica
  3. I pesanti attacchi. È vero, confermiamo di ritenere che certe decisioni abbiano “ritenuto secondaria la Bibbia” e “contraddetto con protervia” la confessione di fede”. Se lei concedesse agli altri la buona fede che esige per sé (il professore Fulvio Ferrario su Riforma ha già avanzato la stessa pregiudiziale rivolgendosi alle altre chiese evangeliche, che – benché ignorate, tranne una, da Riforma – hanno condannato il passo della Chiesa Valdese), comprenderebbe che, almeno ai nostri occhi, qualcuno ha fatto tutto questo a nostro nome nella chiesa alla quale apparteniamo quanto lei. Dovremmo tacere? Ed è innegabile che ciò ha contraddietto secoli di storia in cui mai decisioni del genere avrebbero potuto aver luogo. Lo ammettiamo: ci sembra – quanto meno – più verosimile che sbagliate voi e non quelle decine di generazioni che hanno fatto vivere la chiesa fino a noi. È poi evidente che quando si fa l’opposto di ciò che dice la Bibbia, la si ritiene secondaria rispetto a qualcos’altro. La responsabilità è di chi fa questo, non di chi lo nota, magari polemicamente. Quanto al contraddire la Confessione di fede, è il pastore Aldo Comba ad averlo scritto chiaro su Riforma: i pastori firmano la Confessione ma non aderiscono “ad ogni singola formulazione del documento”. Se lei non è d’accordo con lui, ci aspettiamo che lo dica, non che ci faccia condannare dal Sinodo per averlo riportato.. Ma né lei né altri pastori hanno smentito Comba. Non l’ha fatto perché “non ama le polemiche”? Spiegare che si prende sul serio l’atto più solenne e decisivo della propria vita, la consacrazione pastorale, merita il rischio di apparire polemici, cosa che non risulta peraltro sia condannata dalla Scrittura. La “protervia” è una nostra valutazione, ma la contraddizione è dichiarata. Infine, noi, a differenza di voi membri del Sinodo, non abbiamo mai negato il diritto ad esprimersi di chi la pensa diversamente. Ecco perché gli attacchi vostri, sono più pesanti dei nostri. Per non parlare delle carinerie pubblicate su Riforma in cui addirittura si attribuiscono ad alcuni di noi atti mai compiuti, inclusa la violazione della legge. Effettivamente queste cose sono ben al di là di “pesanti attacchi”.
  4. Il piagnisteo della minoranza oppressa. Siamo spiacenti di turbarla con i nostri “piagnistei”. Se avesse messo una buona parola perché non ci censurassero su Riforma e in pubbliche dichiarazioni non negassero l’esistenza delle nostre posizioni, se nel Sinodo 2010 avesse chiesto che il nostro appello non fosse ignorato, avrebbe evitato il fastidio dei nostri “piagnistei” (consistenti nel riportare quanto sopra): è però curioso che sia così ipersensibile un esponente di spicco di quella Chiesa che in ogni occasione lamenta l’emarginazione dai media e simili, con la differenza che le lamentele vostre vanno certamente definite “coraggiose denuncie”, mentre le nostre sono “grondanti piagnistei”. Anche se non mi risulta che la Chiesa Valdese sia stata recentemente oggetto di diniego di pubblicare inserzioni, né di atti solenni in  cui si nega il suo diritto ad esistere, né ad attribuzioni di colpe e reati inesistenti. Noi sì. 
  5. La distorsione dei regolamenti. Noi notiamo che l’ordinamento valdese stabilisce che “la Chiesa professa le dottrine contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua Confessione di fede”. Notiamo che in cento occasioni fa tutt’altro e un pastore, non contraddetto da alcuno,  afferma che l’adesione dei pastori alla confessione è generica e non impegnativa, un altro afferma esplicitamente di avere posizioni diverse rispetto ad essa. Noi notiamo che i regolamenti sinodali prevedono il diritto ad assistere al Sinodo e che quest’anno è stato possibile solo vederne le riprese televisive, il che è tutt’altra cosa. Comprendiamo sia fastidioso che qualcuno lo noti. Ma è assai più fastidioso che queste cose vengano fatte. E le distorsioni non finiscono qui. 
  6. I dettagli. È un peccato che non scenda nei dettagli. Le numerose accuse che ci porta sono tutte generiche. Magari fondatissime, per carità. Ma se ci desse degli esempi concreti lo farebbe capire anche a noi, che siamo un po’ lenti di comprendonio. 
  7. Non esclusi. Ci felicitiamo per quanto Sergio Malan ha potuto e saputo esprimere nel Sinodo e accogliamo con piacere la notizia (che non ci pare nessuno abbia pubblicato, di certo, non il sito della Chiesa, né quello di Riforma) che la Chiesa Valdese potrà avvalersi della sue capacità dirigenziali in questo importante, e gravoso, incarico. Il fatto è che non è stato deputato al Sinodo per una graziosa concessione, ma perché votato dalla sua chiesa. E in quanto deputato supponiamo avesse anche il diritto di prendere la parola. Facciamo però notare che il nostro appello dell’anno scorso è stato totalmente ignorato, che molte lettere di dissenso a Riforma e la nostra inserzione sono state censurate, che importanti personalità della Chiesa hanno negato pubblicamente che esistano valdesi che hanno le nostre posizioni e che quest’anno siamo stati “deplorati” dal Sinodo con una modalità di cui non risulta ci siano precedenti. E che – senza questo “deplorato” sito – non avremmo dove esprimere le nostre idee.  
  8. La raccolta di firme del 1976 e la candidatura di Tullio Vinay. Siamo particolarmente contenti di avere ricordato quell’episodio della storia della nostra chiesa, visto che lei ne stravolge il contenuto, descrivendola come reazione alla candidatura al Senato del pastore Tullio Vinay. Anche un libro di storia valdese dice la stessa cosa, ma ciò non la rende vera (“Wiederholung macht die Wahrheit” – “la ripetizione determina la verità” non è un principio che condividiamo, noi). Solo grazie a questo sito, che il Sinodo ha deplorato, chiunque può constatare che Tullio Vinay non era menzionato – neppure indirettamente – nella petizione del 1976 (ecco il testo: “I sottoscritti, Membri della Chiesa Valdese, manifestano al Sinodo profondo dolore perché l’impegno socio-politico di una parte della Chiesa Valdese, della Federazione delle Chiese Evangeliche e dei mezzi informazione, non solo si risolve in propaganda per determinati partiti, ma giunge a modificare il concetto scritturale della Chiesa. CHIEDONO che il Sinodo consideri la reale, anche se non dichiarata, divisione prodottasi nella Chiesa e affermi che la Chiesa è la casa di tutti e che pertanto la sua conduzione, a tutti i livelli, non può essere influenzata da ideologie politiche, ma ispirata esclusivamente dall’Evangelo.”) Questo è ciò che firmarono 3338 membri di chiesa, che hanno tutt’ora il diritto a non vedere stravolto il loro pensiero, espresso così chiaramente. È vero che gli avversari della petizione tentarono sempre di politicizzarla e sminuirla legandola alla candidatura di un pastore sotto il simbolo del Partito Comunista Italiano, mentre il tema era di ben altra portata: infatti il mandato parlamentare di Vinay era comunque un fatto transitorio, mentre la politicizzazione della Chiesa Valdese era di assai maggiore portata, tanto da causare la fuoriuscita, o la cessazione di ogni impegno, da parte di molti membri di chiesa (anche questo si sa solo grazie a noi). Allo stesso modo, grossolanamente mistificatorio, molti esponenti della Chiesa (incluso lei, in questa lettera) tentano oggi di identificarci con le posizioni espresse su altre questioni da uno solo dei nostri sostenitori. Le opinioni su come il pastore Tullio Vinay abbia esercitato il suo mandato parlamentare (prive comunque di valore oggettivo – anche se non fossero scritte dalla figlia – come quelle su qualunque personaggio politico, in quanto eletto da una parte di cittadini contro il parere di altri) non hanno dunque nulla a che fare con il valore della petizione del 1976. In ogni caso, ci turba un po’ che per lei, membro di chiesa, pastore, membro di diritto del Sinodo, il fatto di denunciare la politicizzazione della chiesa costituisca buon motivo per deplorare solennemente la nostra attività. La Chiesa è dunque così politicizzata, e in modo così totalitario, che non è più legittimo dirlo, nonostante proprio quest’anno si sia costituita come parte di un organo di rilevanza istituzionale, entrando in un comitato referendario?  
  9. Barth. Chi ha introdotto in Italia il pensiero di Karl Barth (la cui autorità riteniamo pur sempre inferiore alla Bibbia, e lui stesso sarebbe d’accordo) è stato il pastore e professore Giovanni Miegge. Se ci segue, nei prossimi giorni parleremo di lui e di come vedeva il rapporto tra Chiesa e Bibbia, già ai suoi tempi, ed è morto 50 anni fa! 
  10. Valdesi prima di Valdo? Ci inquieta che anche divergenti opinioni storiografiche siano ritenute da un pastore meritevoli di deplorazione sinodali per chi le esprime. Il dogmatismo storico è davvero un’innovazione di cui non sentivamo il bisogno. Lei vive in modo del tutto speciale il concetto di pluralismo e apertura alle opinioni altrui. Aggiungiamo che gli articoli di storia valdese che pubblichiamo, esprimono l’opinione del fratello che le scrive e che mai tali posizioni sono state alla base di iniziative particolari. Non solo, in quelle pagine ci pare ci siano riflessioni espresse in modo non definitivo, al contrario di quanto osserviamo nella storiografia ufficiale di oggi, che neppure cita quello che tutti gli storici – anche non valdesi, non certo solo il Leger – sostenevano almeno fino a 150 anni fa. E, se si dovesse accettare dogmaticamente la teoria recentemente introdotta, pena – a quanto pare – la deplorazione sinodale, restiamo in attesa di una spiegazione, anche dogmatica, se non c’è di meglio, di come i seguaci di Valdo avrebbero convertito in pochi anni l’intera popolazione di numerose valli alpine, assai distanti le une dalle altre, di come non sia restata memoria alcuna di tale portentoso evento, neppure a pochi decenni di distanza, e di come – sempre dopo pochi decenni – qualcuno abbia fabbricato la presunta menzogna che parla di origini assai più antiche, in un contesto in cui essere valdese era identificato nel “non maudire, ni jurar, ni mentir”. Se si inventano dogmi bisogna articolarli, se si formulano ipotesi scientifiche, si deve accettare il contraddittorio tentando di spiegarne i punti deboli, senza anatemi e deplorazioni sinodali.
  11. Le benedizioni. Lei ritiene che le benedizioni delle coppie dello stesso sesso non siano “un argomento su cui sta o cade la chiesa, ma un tema di etica”. Noi ci permettiamo di pensare che benedire con una speciale liturgia un comportamento che la Scrittura condanna ripetutamente e specificamente sia un fatto tutt’altro che secondario. Da nessuna parte la Confessione di fede parla di omosessualità o di trattamento degli embrioni, ma essa è molto chiara sul ruolo dell’Antico e Nuovo Testamento. Certo, è da molto tempo che si diffondono modi assai innovativi di relazionarsi con le Scritture, ma l’anzianità di una posizione non la rende di per sé accettata. Per esempio, la pretesa del primato del vescovo di Roma è vecchia di almeno 1200 anni, ma non per questo credo abbia ancora convinto né lei né noi.
  12. Polemiche, toni e linguaggio. Come già detto, ci aiuterebbe una segnalazione specifica: dove sono questi toni ? Quale titolo o affermazione trova inaccettabile al punto da meritare una condanna sinodale ? Poiché anche noi non apprezziamo certi atteggiamenti diffusi nella stampa nazionale, abbiamo ripassato in rassegna tutti i titoli contenuti nella Home page e non ne troviamo nessuno di sguaiato o che non riporti fedelmente il contenuto dell’articolo. E ancora, noi preferiremmo, nei nostri confronti, toni accesi (che comunque ci sono, eccome!), piuttosto che diffamazioni o mistificazioni: ricordiamo che persino il direttore di Riforma ha dovuto ammettere di averci attribuito una colpa inesistente.
  13. Il nome del sito si confonde con quelli ufficiali? Nel mondo cattolico vi sono migliaia di siti il cui nome potrebbe confondersi con quelli ufficiali, ma non abbiamo mai letto di condanne nei loro confronti. Non avremmo mai pensato che la Chiesa Valdese dovesse un giorno prendere lezioni di pluralismo dalla Chiesa Cattolica Romana. E poi, dov’è la confusione? Come si fa a confondere chiesavaldese.org con valdesi.eu? L’impostazione grafica è poi totalmente diversa, per non parlare delle idee e degli argomenti.
  14. I siti e il link “scorretto”. Non capiamo come un eventuale link possa moltiplicare i siti. Un sito con un link è un sito, non due. Quanto al link con quello di Lucio Malan, la ringraziamo per aver esplicitato una voce che – abbiamo scoperto – è diffusissima in certi ambienti. Tutti dicono di non guardare mai o quasi mai il nostro sito, eppure raccontano di aver trovato questo link, come se fosse un fatto durato chissà quanto (lei dice “l’anno scorso”, suggerendone una durata annuale). Si trattava palesemente di un errore (originato dal fatto che all’epoca il webmaster era lo stesso), poiché lo si attivava attraverso una fotografia. L’errore è stato rimosso minuti dopo averlo riscontrato, ed è rimasto online non più di 24 ore. Ma questo è per lei meritevole di condanna sinodale. Tra l’altro, non risulta che il sito di Malan abbia contenuti particolarmente sconvenienti. Oppure il problema è che tratti argomenti politici? Per i siti ufficiali della Chiesa Valdese non c’è davvero bisogno di andare a caccia di link nascosti. La politica gronda spontaneamente nei siti stessi. Le facciamo poi notare che dal sito di Riforma (un sito ufficiale della Chiesa) un link, non un errore, porta a Radio Beckwith, che a sua volta si linka allo Hockey Club Valpellice. Tutte meritorie iniziative, intendiamoci. Ma un link non identifica, non confonde, non fa proprio nulla. Figurarsi un errore, durato poche ore. È poi curioso che un gruppo informale di membri di chiesa venga condannato per un semplice rimando, dalla Chiesa Evangelica Valdese che figura tuttora fra gli aderenti del Genoa Social Forum , insieme a ogni sorta di gruppi politici più o meno estremisti, oltre a ultras calcistici e propugnatori dell’uso della canapa indiana, non certo per fare vestiti.
  15. Che centra quel che si vota in Senato? Non riusciamo a capire il senso del suo accenno al contenuto di un ordine del giorno del Senato, che il fratello Lucio Malan si accingerebbe a votare. Certo capiamo che lei ha una particolare avversione verso di lui, visto che già si è scandalizzato per un link durato poche ore. Se ha qualcosa da dirgli – visto che conosce bene il suo sito – può indirizzarsi a quello. Sulla questione che gli imputa lasciamo la risposta a lui. Se pure fosse vero quanto gli addebita, ce ne rattristeremmo, ma ciò non aggiungerebbe né toglierebbe nulla a questo sito che non si è mai occupato, né a firma di Malan né altrimenti, di minorenni nei guai con la giustizia né del Presidente del consiglio. Ci scusi, pastore: chi ha scritto questa parte della sua lettera è la stessa persona che ha scritto di non amare la polemica ? È la stessa persona che non vuole scendere nei dettagli? Ma come: su ciò che scrive questo sito, che lei ha contribuito a condannare solennemente, si limita ad affermazioni generiche senza citare un solo esempio concreto e poi va a caccia di casi personali, che non hanno nulla a che fare con il sito stesso? Aggiungiamo di non escludere che tra coloro che sostengono questo sito ci sia anche qualcun altro che abbia fatto affermazioni imprudenti a proposito di politica, calcio, affari, spettacolo o chissà cos’altro. O forse anche in materia di teologia e vita della chiesa. E allora? Neanche il Papa pretende l’infallibilità assoluta, ma solo in tema di dottrina e quando parla ex cathedra. Dal suo scandalo per un’eventuale peccato, di uno dei nostri sostenitori, deduciamo che lei postula l’infallibilità non solo sua propria, ma di tutti coloro che sostengono le sue stesse opinioni. Un passo davvero ardito! Quanto al suo – condivisibile – orrore per la menzogna, la invitiamo a rileggere quel che ha scritto sull’ordine del giorno del 1976 oltre al numero di siti citati dall’ordine del giorno del 2011 da lei votato e a ricordarle che a suo tempo ha sottoscritto solennemente una Confessione di Fede nella quale è scritto “che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita”. Qui abbiamo veramente un impazzimento della logica. La Chiesa si costituisce in un organo politico ma allo stesso tempo tenta di squalificare posizioni di carattere teologico ed ecclesiologico sulla base di quanto un singolo avrebbe fatto in ambito politico?

In conclusione, grazie ancora per la sua ampia risposta, che permette di chiarire quali sono i ragionamenti che portano a certe decisioni. Vede, pastore Ribet, nonostante noi non li condividiamo, ci paiono idee rispettabili (salvo quando implicano presupposti non corrispondenti al vero, ovviamente)  che le danno ogni diritto di avere una cattiva disposizione verso di noi. Ma davvero ci è penoso pensare che la maggioranza del Sinodo, su queste basi, sia stata indotta a votare una solenne condanna. E questa sarebbe la chiesa del dialogo, dell’accettazione del diverso e dell’accoglienza? La realtà è che per troppo tempo, la nomenklatura della Chiesa Valdese si è abituata a parlare solo con chi le dà ragione e ora reagisce in modo scomposto a una voce diversa, dotata di mezzi materiali pari a pochi spiccioli, ma di due strumenti potenti: la verità e la preghiera.

La Redazione

Il politico deve attenersi all’etica della responsabilità

Rispondo alla parte della lettera del pastore Paolo Ribet che mi riguarda, e mi dispiace di farlo su questo sito. A quanto pare, però, a qualcuno non basta la politicizzazione degli organi di informazione della chiesa e cerca, prendendo me a pretesto, di trascinare in politica anche valdesi.eu. Ma qui vengo attaccato e qui rispondo.

La parte migliore dello scritto è la citazione dell’apostolo Paolo (lo stesso che condanna duramente l’omosessualità): “Chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere” (I Corinzi 10:12). Infatti, il pastore Paolo Ribet, di cui ho un’opinione assai migliore di quella che mi farei solo da questa lettera, dopo aver menzionato a mio proposito “l’attinenza con la Bibbia del divieto della menzogna” – cioè dopo avermi dato del bugiardo, afferma una cosa totalmente falsa. Non mi potevo accingere a votare né ho votato in Senato, un qualsiasi documento “in cui, mentendo, si afferma che il Presidente del Consiglio era convinto che una ragazza minorenne nei guai con la giustizia fosse parente di un Capo di Stato straniero”, o qualunque cosa somigli a ciò, per l’ottima ragione che un tale documento non è mai stato presentato. Se ha notizie diverse la invito a fornirle. Tutti gli atti del Senato sono pubblici e consultabili online.

Apprezzo il suo entusiasmo, sulla base di un libro scritto dalla figlia, per come il senatore Tullio Vinay “ha svolto un ministero pastorale a Palazzo Madama”. Aver letto il suo nome nel “giardino dei giusti” di Gerusalemme me lo fa rispettare profondamente. Ma per sua informazione, anch’io ho sempre votato secondo coscienza. Tuttavia, sconsiglierei ai miei congiunti o ad altri di parlare di qualsiasi forma di “ministero di fede” neppure a proposito di singoli atti. Intanto perché ho sempre inteso che fossimo per uno stato laico e ciò mi sembra contrastare con un senatore “che svolge un ministero pastorale”. In secondo luogo perché ogni giorno l’attività parlamentare consiste in scelte non tra giusto e sbagliato, tra vizio e virtù, tra principi evangelici e abiezione, ma quasi sempre tra ciò che si può opinabilmente presumere che avrà effetti preferibili a quelli determinati dalla sua bocciatura e viceversa. E di tali valutazioni ciascuno assume la responsabilità su di sé, non certo su un ministero che dovrebbe essere basato invece sulle certezze della fede determinate dall’Evangelo.

Ad esempio, Vinay si batté contro lo schieramento dei cosiddetti “euromissili” a Comiso. Sicuramente una posizione ispirata a nobili ideali di pace, ma oggi sappiamo che quei missili non sono costati una sola vita umana e hanno invece contribuito in modo decisivo a dissuadere l’Unione Sovietica dall’attuare i dettagliati piani che aveva preparato per invadere l’Europa Occidentale, Italia inclusa, cosa che avrebbero comportato, nella più ottimistica delle ipotesi, centinaia di migliaia di morti. La questione dei missili fu persino portata in Sinodo nel 1983 per volere di coloro che sostenevano le stesse posizioni del senatore Vinay. È anche molto nota la sua lunga battaglia contro la presenza americana in Vietnam e Cambogia. Certo, l’impegno militare americano nel Sud Est asiatico è stato controverso e non esente da errori e forse da crimini – sia pure limitati a casi specifici, ma dopo la sua cessazione nel 1975 arrivò il mostruoso regime dei Khmer Rossi di Pol Pot che sterminarono da un sesto a un terzo dei cambogiani, mentre in Vietnam si estendeva a tutto il paese quel regime totalitario filo-sovietico con i suoi campi di “rieducazione” da cui fuggirono a migliaia i “boat people”, che affrontavano con barche precarie tempeste, squali e motovedette governative per fuggire il presunto paradiso comunista. Almeno fin dal 1971 si conosceva la propensione di Khmer Rossi e nord vietnamiti alla eliminazione in massa degli oppositori.

Un’ultima cosa: il pastore Vinay fu eletto per la prima volta al Senato nel 1976. Nei 15 mesi precedenti il Partito Comunista Italiano – sotto il cui simbolo Vinay si presentò, sia pure come indipendente, e che gli diede il collegio vincente di Chivasso-Casale Monferrato nel quale fu eletto pur essendovi sconosciuto – ricevette l’equivalente di circa 40 milioni di euro del 2011, più di quanto riceva oggi qualunque partito come rimborso per le elezioni politiche, dall’Unione Sovietica, che teneva migliaia di dissidenti nei gulag e diffondeva guerre e miseria in tre continenti. Ebbene, preferirei aver votato il grottesco ordine del giorno che il pastore Ribet ha inventato e mi ha attribuito di votare, che avere queste cose sulla mia coscienza, con la quale mi interrogo ogni giorno nelle difficili scelte che attendono un parlamentare. Nonostante questo, è possibile – e spero – che, nel complesso, l’apporto di Tullio Vinay alla vita politica del paese sia stato positivo, ma definirla nel suo insieme “una missione pastorale” mi sembra davvero fuori luogo.

Le buone intenzioni sono innegabili, ma Weber ha molto ben spiegato come l’etica della responsabilità, propria del politico, implica di farsi carico delle conseguenze dei propri atti. Questo vale per tutti i politici, anche per i semplici cittadini che, votando, compiono un atto politico – che siano pastori o meno.

Lucio Malan

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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