LETTERA APERTA AI PASTORI di Samuele Sieve, Ginevra

Voi, Pastori, mi avete insegnato a leggere la Bibbia, a pregare, ad invocare  il Signore per ricevere il dono dello Spirito Santo. Mi avete incoraggiato a comunicare l’Evangelo a tutti ed in tutte le occasioni. Mi avete invitato a  comportarmi secondo la Parola di Dio, secondo gli insegnamenti di Gesù. Confesso che sono stato un disastro, dal punto di vista del Signore e del Suo investimento in Talenti sulla mia persona. Potrei trovare delle scuse, dicendo che pochi riescono a seguire durante tutta la vita, l’esempio del Maestro e degli apostoli. Sarebbe ignorare che la Chiesa del Signore è composta di esseri che lottano per rimanere fedeli in luoghi e in condizioni oltremodo difficili. A queste difficoltà, da molti anni si aggiunge il dubbio sulla veracità degli insegnamenti evangelici, sull’evoluzione dei comportamenti. Non da parte del “mondo”, il che sarebbe naturale, ma da parte di dirigenti della Chiesa. Non conosco il greco né l’ebraico, non ho passato anni a spolverare testi di Caio o Sempronio. Mi avete presentato, un giorno, un Evangelo spiegato ai semplici, agli illetterati che hanno risposto positivamente.

Voi, Pastori, avete avuto accesso ad informazioni e testi più complicati e ora ve ne servite per giustificare condotte che ai mie tempi erano aberrazioni.
Ho il triste sentimento che oggi si cerca nell’Evangelo non il modo di comportarsi, ma la giustificazione del proprio operato.
Non vorrei essere frainteso, ma vi chiedo umilmente di meditare questa frase: Voglia il Signore che non vi troviate nella situazione di scandalizzare il fratello semplice e che semplicemente, ma con tutto il cuore ha creduto nell’Iddio che gli avete presentato tanti anni or sono.

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