Le terribili vicende di Barthélemy Salvagiot e della sua famiglia

L'antica torre di Luserna

Nato a Rorà, intorno al 1656. Nella grande persecuzione del 1686 era capitano alla guida di drappelli di difensori che si opponevano coraggiosamente alle truppe ducali che il 23 aprile avevano iniziato i massacri di uomini, donne e bambini, mentre si trovava nella borgata della Bodeina, Bobbio Pellice. Il 26 si ritirò dalla Bodeina, dove i persecutori avevano tutto distrutto o saccheggiato rendendo impossibile la sopravvivenza, e si rifugiò a Rorà. Il 4 maggio si consegnò a Luserna dove pensavano volesse cattolizzarsi, ma non era il suo proposito. Circa dieci giorni dopo, lo raggiunse, con la figlia Marie di 5 anni, la moglie (di cui non conosciamo il nome), che era incinta, alla quale anche proposero di cattolizzarsi incontrando il suo risoluto rifiuto. Le condizioni di detenzione a Luserna erano pessime, pochissima acqua, nulla da mangiare, dovevano dormire sulla nuda terra senza neppure un po’ di paglia. Altri prigionieri arrivavano. Barthélemy racconta di due donne che partorirono poco dopo il loro arrivo e i cui bambini furono “gettati giù”. Il 16 maggio furono trasferiti nella cittadella di Torino dove restarono in condizioni inizialmente meno peggiori di quelle di Luserna, ma con il passare dei mesi causarono la morte di più della metà dei reclusi. Non stupisce che la povera moglie di Salvagiot morisse di parto. Il bambino sopravvisse, ma – nello sgomento del padre – fu battezzato cattolico. Tuttavia, dopo poche settimane, il piccolo morì. Nel gennaio 1687 le preghiere dei miseri vengono esaudite: i cantoni elvetici avevano ottenuto la liberazione dei superstiti a condizione che andassero in esilio in Svizzera. Barthélemy e la figlia Marie sono rilasciati il 27 febbraio e undici giorni dopo arrivano a Ginevra. Il 24 marzo devono nuovamente ripartire per il cantone San Gallo dove arrivano il 9 aprile, dove poterono finalmente restare per parecchi mesi, durante i quali nacque un legame con Marguerite Michelin, coetanea di Barthélemy, originaria di San Giovanni, vedova di Joseph Bianqui, morto nei massacri del 1686, dal quale aveva avuto una figlia, Camille, coetanea di Marie Salvagiot. In base agli accordi presi dagli svizzeri con il Duca di Savoia, i Valdesi dovevano spostarsi ancora più lontano, in Brandeburgo. Da San Gallo partono in 52, tra i quali Salvagiot e figlia, Marguerite Michelin e figlia. Dal Lago di Costanza, passano per Sciaffusa, Basilea, Strasburgo e alla fine arrivano a destinazione. In Brandeburgo Barthélemy e Marguerite si sposano. Solo a ottobre 1690 potranno tornare nella loro terra, e precisamente a Rorà. Su queste traversie, Barthélemy scrive un libretto di memorie. Nel 1693 Barthélemy partecipa al Sinodo a Torre Pellice. La coppia ebbe poi altri tre figli: Daniel nel 1694, Marguerite nel 1695 e Barthélemy nel 1698. Pochi anni dopo, Marguerite Michelin muore non ancora cinquantenne. Barthélemy si risposa intorno al 1705 con Marie Turin, 39 anni, anche lei di Rorà. Dall’unione nascono Jean nel 1706 e Marie nel 1709. Il nome di quest’ultima ci dice che la prima figlia del capitano, avuta dalla prima moglie, era nel frattempo morta. Entro i dieci anni seguenti anche Marie Turin muore. Barthélemy, vedovo per la terza volta, il 1° novembre 1719, ormai 63enne, si sposa per la quarta volta, con  Susanne Allio, anche lei rorenga, ma non avranno figli. Barthélemy muore a 69 anni di età il 25 novembre 1735 nella sua Rorà. Dalla prima moglie ebbe dunque due figli, il maschio nato nella fortezza di Torino e morto poco dopo, e Marie, nata nel 1681, anche lei deceduta senza prole. Dalla seconda moglie ebbe quattro figli, che diedero loro ben 41 nipoti. Dalla terza moglie ebbe due figli che diedero alla coppia 19 nipoti.     

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