Ius soli, legge di Dio e versetti a buffet

Dopo l’articolo di Leonista di qualche giorno fa, vi viene segnalato un testo di Giorgio Modolo sullo stesso argomento, di cui riportiamo qui l’inizio.

L’Agape dopo il culto è sempre stato uno dei momenti più arricchenti per me. Ricordo che le lasagne di mia moglie erano sempre le prime a finire e spesso un amico ed io che ci attardavamo a discutere il sermone arrivavamo quando la casseruola era vuota. Ma lui ed io ci divertivamo ad assaggiare un po’ di tutto, vuoi per rispetto del lavoro di tante sorelle, vuoi per curiosità. Anche questo era arricchente.

La scorsa settimana il mondo evangelico s’è scoperto teonomista. Quando ben si adatta alla loro agenda progressista gli evangelici arrivano pure ad invocare la legge di Dio come criterio su cui modellare la legge civile. Esponenti vari hanno fatto notare un verso della Bibbia, Esodo 12:49 che dice:

Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che risiede tra di voi.

Qualcuno ha ravvisato che questo verso promuova biblicamente il concetto di ius soli. Qualcun altro meno. Sta di fatto che sono andati tutti  solo alle lasagne. Prima di passare ad altro, e credetemi, c’è molto altro, fatemi spendere due parole su questo verso.

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