Citazioni a sproposito e biblici scivoloni: “Vi sia un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero”

Sarà il fascino mediatico di Jorge Bergoglio, sarà la sudditanza culturale – ormai del tutto ingiustificata – verso le “chiese protestanti storiche”, ma a volte anche evangelici che rivendicano la propria fedeltà ai principi scritturali sono soggetti a scivoloni biblici, o biblici scivoloni.

Alleanza Evangelica Italiana pubblica, senza firma e senza possibilità di commentare, un articolo a proposito delle norme sulla cittadinanza e sul cosiddetto “Ius Soli”, che sostiene apertamente in nome di “un contributo evangelico” al dibattito in merito. Il complesso dell’articolo è tutto di teoria sociologico-politica e dunque poco ci interessa. Solo, si potrebbe notare che non prende in esame la realtà dei fatti, quella che determina le conseguenze di qualunque legge. Trent’anni fa, la più aperta delle leggi sulla cittadinanza avrebbe avuto poco o nessun effetto pratico sul tessuto sociale dell’Italia: dall’Europa dell’Est, stretta dai regimi comunisti, non arrivavano che poche decine di persone, forse meno, e poche centinaia dal resto del mondo. E la coesione culturale e sociale del Paese era alta. Oggi, in Italia, per ogni 100 nuovi nati italiani, ce ne sono 16 stranieri, arrivano 45 stranieri con i barconi e un’altra ventina in altri modi, mentre almeno 15 giovani italiani emigrano. Questa è dunque la composizione etnica dell’Italia che si va costruendo: ogni 100 italiani (di cui alcuni se ne vanno) 65 stranieri. La cosa avrebbe un’importanza limitata se pure non trascurabile, se non fosse che oltre il 75% degli immigrati sono musulmani (basta vedere la composizione etnico-religiosa dei paesi di provenienza), e che tutte le inchieste sulle opinioni dei musulmani in Europa danno riscontri preoccupanti, come il proposito di sottomettere l’Occidente alla loro religione e alla loro legge, che viene dichiarato da un terzo di loro in Italia e anche di più altrove.

Da veri valdesi ricordiamo cosa significava, nei secoli delle persecuzioni, l’arrivo, spesso forzato e costituito da poveracci certamente vittime a loro volta, di immigrati cattolici nelle Valli: uno dei tanti modi per tentare di porre fine ai Valdesi in quanto tali annichilendoli etnicamente. Non per nulla era obbligo morale di tutti i Valdesi non vendere case e terreni a cattolici, ma quando c’erano requisizioni in punta di spada non ci si poteva far nulla se non – talora – ribellarsi con le armi, come faceva Gianavello facendo storcere il naso ai benpensanti e agli amanti del quieto vivere. Le cose sono certo molto diverse oggi, ma ci sono anche punti in comune, come il fatto che in molte parti del mondo i cristiani sono perseguitati tanto quanto i Valdesi lo erano un tempo.

Il punto, però, che ci interessa di più commentare dell’articolo di Alleanza Evangelica Italiana, è il riferimento biblico. Curioso, peraltro, che un articolo che si definisce “contributo evangelico al dibattito”, lo confini in una nota a piè di pagina:

Nei testi biblici, l’elemento determinante per definire il trattamento riservato agli stranieri non è l’etnicità. Non c’è, poi, nessuna differenza tra ger e nokri – le due principali parole per descrivere le categorie di stranieri e migranti nella Bibbia. Ad essere determinante era la motivazione e l’auto-identificazione. In ogni caso, l’indicazione è chiara: “Vi sia un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che soggiorna in mezzo a voi” (Esodo 12,49). Ed è in questa cornice che le responsabilità sono articolate e precisate.

Sembra di leggere il solito “teologo” “valdese”, a cominciare dallo sfoggio di parole ebraiche simile a quello che il pavone fa delle penne della propria coda, senza però averne il controllo che il saporito parente del fagiano ha. “Nokri” (נוכרי) è talmente diverso da “ger” (גר), che colui che viene definito così, a differenza del secondo, era comunque escluso dal mangiare della Pasqua, nessuno dei suoi animali poteva essere usato per i sacrifici (Levitico 22:25), i debiti verso di lui non erano rimessi nell’anno sabbatico (Deuteronomio 15:3) e gli si poteva chiedere il pagamento degli interessi su un prestito (Deuteronomio 23:20). In Geremia 2:21 la parola al femminile, “nokria” è usata nel senso di “selvatico” e, nei Proverbi (2:16, 5:20, 6:24, 7:5, 23:27 ecc.), con un significato molto prossimo o uguale a “meretrice”. Infine, va detto che “nokri” è usato solo 36 volte nella Bibbia, contro le 70 di “zar” (זר), che le varie versioni traducono parimenti “straniero”, “forestiero” o simili e dunque non è neppure vero che “ger” e “nokri” sono “le due principali parole per descrivere le categorie di stranieri e migranti nella Bibbia“. Ma queste son pignolerie che citiamo solo per evidenziare la superficialità con cui quella nota è stata scritta.

Veniamo però al fulcro di tutto: la citazione di Esodo 12:49, presentata come definitiva risoluzione, “in ogni caso chiara”, di ogni dubbio. E’ un passo spesso citato anche dai “valdesi” istituzionali e sembra dire qualcosa di estremamente “liberal” e pro-immigrazione. Non c’è però bisogno di aver frequentato la Facoltà Valdese di Teologia (cosa che forse ha fatto l’estensore dell’articolo o colui dal quale ha preso le sue affermazioni), e aver affrontato le difficoltà della lingua ebraica, per fare una cosa molto semplice, e cioè leggere il contesto del versetto per capire cosa significa (Tutti dovrebbero sapere che Gesù non esortava alle gozzoviglie anche se in Luca 12:19 è scritto “mangia, bevi e godi”!). Se poi uno, visto che si diletta con i termini ebraici, avesse dato un’occhiata alla versione in lingua originale, avrebbe visto che propio in quel passo c’è una sonora smentita del fatto che “non c’è, poi, nessuna differenza tra ger e nokri“! Al “ger”, se circoncide sé e tutti i maschi della famigia, si applica la legge citata in Esodo 12:49 e al “nokri” no! “Ahi ahi ahi, signor teologo…!”

Partiamo dal versetto 43 e capiamo chiaramente che il senso di Esodo 12 è tutt’altro da ciò che gli si vuole attribuire: “Quindi l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: «Questa è la prescrizione della Pasqua: nessuno straniero (“nekar” che è la forma sostantivata dell’aggettivo “nokri”) ne mangerà; ma qualunque schiavo, comprato con denaro, dopo averlo circonciso, potrà mangiarne. L’avventizio (“toshev”, altra forma ancora di questa stessa area semantica) e il mercenario  non ne mangeranno… E quando uno straniero (“ger”) risiederà con te e vorrà fare la Pasqua in onore dell’Eterno, siano circoncisi prima tutti i maschi della sua famiglia e poi si avvicini pure a celebrarla, egli sarà come un nativo del paese; ma nessun incirconciso ne mangerà. Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero (“ger”) che risiede tra di voi».

Insomma: altro che dare la cittadinanza con facilità, come dice il disegno di legge detto “ius soli”, altro che incoraggiare la “pluralità culturale e confessionale”, come dice il testo dell’articolo! Esodo 12:43-49 dice di escludere comunque dalla Pasqua lo straniero e chi non è circonciso e di far circoncidere un soggiornante se vuole parteciparvi!

Se proprio volessimo  prendere il passo biblico come indicazione di ciò che va fatto a proposito di cittadinanza nell’Italia di oggi (e, palesemente non è questo il senso di Esodo 12) dovremmo semmai dedurne che occorre dare la cittadinanza solo a ebrei o a cristiani, che siano nati in Italia o stranieri! Roba che persino Matteo Salvini non sostiene neppure quando è di cattivo umore! Si parla in realtà di una norma religiosa, non civile.

Non opprimerai lo straniero, poiché voi conoscete l’animo dello straniero, perché siete stati stranieri nel paese d’Egitto.” (Esodo 23:9) Questa sì è una norma civile valida sempre. Ma opprimere e dare cittadinanza “solo” una volta compiuti i 18 anni, non sono certo la stessa cosa. La Bibbia non è fondamentalmente né contro né a favore dello “Ius Soli”. Ma ciascuno di noi è responsabile delle conseguenze di ciò che fa e non può scaricarsi la coscienza con citazioni bibliche errate.

Anche nella discussione politica, sempre utile, il riferimento biblico è importante, ma citare un testo facendogli dire l’opposto di ciò che significa è comunque scorretto e contrario al precetto di dire la verità (Matteo 5:37, Esodo 20:16). Se poi il testo in questione è la Bibbia, la cosa è molto più grave.

Al fratello estensore dell’articolo concediamo l’errore di ingenuità, ma chi non sa non dovrebbe ergersi ad insegnare agli altri: «Può un cieco far da guida a un altro cieco? Non cadranno tutti e due nella fossa?” (Luca 6:39). Se lo ricordi anche a proposito di chi gli ha fornito le “perle” di ebraico e di Bibbia di cui ha fatto sfoggio! Annunciando l’Evangelo di Gesù Cristo non ci si sbaglia mai. Mentre a correre dietro alle idee e le mode del mondo si inciampa spesso.

Leonista

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