I capitani David Mondon, Paul Pellenc e le loro famiglie: il coraggio della fede (1a parte)

Vallone degli Invincibili/Vallone di Subiasco

David Mondon era l’ultimo dei sette figli di Daniel Mondon, di Bobbio Pellice, e di Susanne Garnier, di Villar Perosa. Forse imparentato al colonnello Josué Mondon, ma non abbiamo i dettagli.

All’età di diciassette anni, già esperto nell’uso del fucile per la caccia, si offerse al posto di uno dei fratelli più grandi per essere arruolato dal Duca Vittorio Amedeo II in un battaglione formato  per sedare una rivolta a Mondovì e fu la sua prima esperienza militare.

Nel 1684 sposa la coetanea Anne Pontet, anche lei di Bobbio, e nel 1685 nasce la prima figlia, Susanne. L’anno seguente David partecipava alle difficili decisioni delle assemblee valdesi di fronte agli editti del Duca volti ad abolire totalmente la loro religione. Inizialmente era favorevole a cercare un’altra patria, ma quando prevalse l’idea di difendersi con le armi disse: “Bisogna vincere o morire”. Conoscendo le sue qualità, gli uomini di Bobbio lo acclamarono capitano per guidare la resistenza ai persecutori, enormemente superiori per numero. Aveva solo 22 anni. Coordinò la difesa con Il capitano di Villar Pellice, della stessa sua età, di nome Paul Pellenc. Decisero di far rifugiare le loro famiglie, Mondon alla Guglia di Bobbio, Pellenc a Barma d’Aut, sopra il vallone di Subiasco, dove abitava, e affrontare i soldati del Duca all’imbocco dello stesso vallone.

Paul Pellenc, veniva da una famiglia di capitani: il padre Jean, il nonno Daniel (che sappiamo morì nel 1671), il bisnonno Paul e il trisnonno Joseph, secondo lo storico Jean Jalla (1868-1935) furono tutti capitani. E Paul non fu da meno.

Il 4 maggio 1686, David Mondon, Paul Pellenc e i loro uomini infersero numerose perdite ai nemici, senza lasciare sul campo alcuno dei loro. Otto giorni dopo, ai piemontesi si aggiunse un contingente francese e insieme tentarono di prendere Bobbio Pellice. Dopo una giornata di combattimenti i persecutori furono costretti a ritirarsi dopo aver perso molti uomini. Il giorno seguente, il 13 maggio, il marchese di Parelle venne dalla Val San Martino, oggi nota come Val Germanasca, passando dal Colle Giulian, ben al di sopra dei valdesi, che si trovarono così costretti ad abbandonare la difesa di Bobbio. I francesi occuparono allora le loro posizioni e proposero ai valdesi la resa, che in gran parte accettarono affidandosi “alla clemenza del Duca”. Il quale Duca, “nella sua clemenza”, li rinchiuse, uomini, donne, vecchi e bambini, in condizioni atroci in otto delle sue fortezze, dove in pochi mesi, il cibo scarsissimo e pessimo, e le disastrose condizioni igieniche causarono la morte di gran parte degli ottomila prigionieri.

(prima parte – continua qui)

Lascia il primo commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*