Tradizione si, ma dev’essere vivente!

“Ricordati dunque da dove sei caduto; ravvediti e fa’ le opere di prima, se no verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi” (Apocalisse 2:5).

Questo “ricordati da dove sei caduto” è la memoria del passato: “Siate consapevoli”. Mnemosyne regna nel coro delle muse, è la principale musa della memoria. E questa memoria viva, di fatto, è chiamata a determinare il presente. Ricordarsi include l’atto, non solo di memoria, ma anche di coscienza e di affetto. “Da dove sei caduto”, da quale grado di onore, quanto sei diminuito rispetto al fervore, e come sei stato reso dissimile da te stesso: confronta il tuo stato attuale con il tuo precedente. Non basta celebrare formalmente il passato e vederlo come “una fase storica” senza più rilevanza. In che modo esso continua ad ammaestrarci e a determinare la nostra identità oggi?

“Se no verrò”, a giudicarti prima del previsto, “e rimuoverò” presto il candelabro Egli non dice: “Spegnerò la lampada”, perché il regno di Dio non perisce mai, ma è solo “trasferito altrove” (“Perciò io vi dico che il Regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una gente che ne faccia i frutti” Matteo 21:43). “Il candelabro” spesso indicava l’ufficio o la dignità episcopale, che minaccia di togliergli. Toglierò questo dal suo posto, cioè dal suo stato, non sarà più di testimonianza a me. Farò in modo che il tuo popolo si disperda altrove, cioè in quel luogo dove c’è maggiore fedeltà. Priverò la tua chiesa della mia grazia, del mio appoggio. Questo avviene in due modi, 1. quando la Chiesa viene degenera preda di eresie, o  2. quando il Vangelo o viene ritirato, o reso infruttuoso. Non è raro, né ingiusto, che un’intera comunità sia punita a causa dei peccati di uno o di molti. Perché minaccia così questa Chiesa, dove non appare alcuna causa esterna di una pena così grande? In modo che possa insegnare quanto poco stimi la forma di pietà e disciplina (in cui forse confidavano) senza il potere e la sincerità di essa.

Se non lo fai, io che ti conosco e cammino in mezzo a te, mi mostrerò tuo nemico, “Tu mi hai respinto’, dice l’Eterno, ‘ti sei tirata indietro; perciò io stendo la mano contro di te e ti distruggo; sono stanco di pentirmi” (Geremia 15:6).  La minaccia è già da tempo soddisfatta; perché dov’è ora la famosa chiesa di Efeso, a cui  questa parola era stata rivolta?

Agli ebrei era stato detto: “Considerate la roccia da cui foste tagliati e la buca della cava da cui foste cavati” (Isaia 51:1), riferendosi ad Abramo. Essere “figli di Abramo” vuol dire avere la sua stessa natura, essere uomini e donne di fede oggi, vivere oggi la stessa sfida della fede nel Dio vivente e vero, nell’Eterno, nel Cristo che “è lo stesso ieri, oggi e in eterno (Ebrei 13:8). Altrimenti l’uomo dalla roccia diventa un masso, dal masso diventa macerie, e poi le macerie diventano polvere… Il meglio, stranamente, è già stato fatto. Dobbiamo costantemente misurarci con i migliori. Al contrario del progresso, che trasforma le rocce in ammassi, gli ammassi in macerie e le macerie in polvere. In realtà, questo è il progresso che ci viene offerto.

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