“Non temete!”, dice Gesù ai suoi discepoli …e per buone ragioni! (Matteo 10:24-39) – Culto di domenica 14 giugno 2020

Siete voi persone paurose? Non vergognatevene: la paura è una reazione naturale che serve a proteggere e a preservare la vostra integrità ed ha una funzione positiva. Ci sono però casi (molti) in cui, ai suoi discepoli, Gesù dice: “Non temete!”, a non lasciarci intimidire, perché egli ci invita ad allargare le nostre prospettive e ad aver fiducia in lui come Signore della vita e colui che vince, sempre, nonostante l’arroganza e le minacce dei suoi avversari. Per ben tre volte nel testo del vangelo che leggeremo e commenteremo oggi, Gesù dice ai suoi discepoli: “Non temete”. Quando? In che contesto? Ascoltiamo.

“Il discepolo non è da più del maestro, né il servo da più del suo signore. Basta al discepolo di essere come il suo maestro e al servo come il suo padrone. Se hanno chiamato il padrone di casa Beelzebub, quanto più chiameranno così quelli di casa sua! Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e ciò che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna. Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri. Chiunque perciò mi riconoscerà davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà” (Matteo 10:24-39).

Il mandato fondamentale che Gesù affida a tutti i suoi discepoli, di ieri e di oggi, rimane immutato ed è scolpito al termine del vangelo secondo Matteo: “Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli (…) insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato” (Matteo 28:19-20).

Non sarebbe stato facile, però, e non è facile neppure oggi. Gesù, infatti, non era come un “saggio orientale” che elargisce saggezza e buoni consigli per il miglioramento della vita e che viene generalmente accettato perché non rappresenta sostanzialmente “una minaccia” per equilibri consolidati e per lo status-quo sociale. L’insegnamento di Gesù non è come quello della psicologia popolare o quello di un allenatore sportivo. L’insegnamento di Gesù può mettere in crisi la vita di una persona ed essere parecchio “destabilizzante”.

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