\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

L’anima pellegrina e l’anima appagata

Cari fratelli, ed salve

scrivo per comunicare la mia adesione al “nuovo appello, visit this site ampoule ” spero non sia troppo tardi…

Non mi sarei mai aspettato, viagra dopo aver sentito le belle parole dell’ufficialità, di trovare tanto pregiudizio in casa valdese: quello che fanno i pastori è sempre giustificabile o per lo meno non può essere condannato, sugli altri no, su loro si può sparare a zero. I pastori vanno capiti, gli altri subiscono processi alle intenzioni.

Volevo precisare anche che, attualmente, non sono membro di nessuna chiesa. “Calvinista senza chiesa” mi sono scherzosamente definito. la mia storia sarebbe lunga da raccontare, ma in due parole può essere così riassunta: nato e cresciuto in una delle più chiuse chiese pentecostali, giunto all’adolescenza ho scoperto le dottrine della Riforma, le dottrine della grazia. Questa scoperta ha segnato per me un nuovo inizio che mi ha portato, successivamente, a chiudere con l’esperienza pentecostale per andare a bussare alla porta di quella che dovrebbe essere la chiesa calvinista italiana (la Chiesa Valdesen.d.r.)… se solo non rinnegasse la sua fede e la sua storia.

Tanti altri, come me, hanno iniziato questo percorso e la Chiesa Valdese avrebbe potuto essere la casa per questi nuovi riformati, se  solo non li rifiutasse con i suoi atti. Ad una pastora a cui ho fatto presente questa realtà, dicendo che la Chiesa Valdese, invece di corteggiare associazioni di omosessuali e sette della sinistra italiana, dovrebbe guardare verso le chiese evangelicali perché solo da lì possono venire nuove forze e forze di rinnovamento, mi ha risposto con un secco: “non mi interessa!!”

Speriamo che il Signore ci faccia vedere tempi migliori.

Fraternamente,

Francesco

 

Caro Francesco,

ovviamente ogni adesione è bene accetta anche ora, anche nelle prossime settimane. Purtroppo siamo noi un po’ indietro con la posta. Ci scusiamo anche con coloro i cui scritti non sono ancora stati pubblicati. Vorremmo raggiungere anche coloro che non usano Internet, che erano in maggioranza tra i firmatari dell’appello e furono raggiunti dall’inserzione su Riforma, dove però ora non possiamo più accedere.

Speriamo davvero nel Signore, caro Francesco. Grazie!

dal Cantico dei cantici

 

L’anima pellegrina

Fra i figli degli uomini esiste l’anima pellegrina che è alla ricerca  di un posto dove sentirsi a casa, page nel calore dell’amore.

Il suo cuore non è attratto solo dalla casa del convito, dalle case con le travi di cedro e i soffitti di cipresso, ma anche da una persona particolare che abita in quei luoghi. L’anima pellegrina non è capita neppure dai figli di sua madre, ma è sperduta, e cercando l’amato viene invitata a dirigersi verso le tende dei pastori. Lei è un giglio, ma si trova fra le spine ed è bruciata dal sole; si nasconde nelle fessure delle rocce, nel nascondiglio delle balze, perché ci sono volpi che guastano. Lei cerca il luogo dove non sarà più alla ricerca e dove sarà immensamente amata.

Cercando incontra le guardie e chiede a loro se hanno visto il suo amore che rappresenta tutto per lei, ma le guardie che vanno attorno per la città la picchiano e la feriscono. I suoi fratelli e le guardie che dovrebbero essere i più vicini, i più vigilanti e protettivi, si dimostrano crudeli e spinosi, si adirano, le strappano il velo e la umiliano. Tale donna sperduta non è per niente ben vista, maglio fermarla, isolarla, farla tacere.

In questo cantico che esalta un amore immenso e perfetto nell’accettazione dell’abbraccio di Dio in un affetto unico verso l’anima pellegrina esiste però la spina della reazione umana di natura decaduta presente anche nei fratelli, che reagisce sfavorevolmente disprezzando ciò che non può capire perché a tale natura non interessa entrare nell’intimità dell’amore che in questo cantico esplode di un’intensità impossibile da spegnere nemmeno dalle grandi acque e dagli impetuosi fiumi.

 

L’anima appagata

L’anima appagata è colei che ha trovato una “home”, un focolare domestico, un luogo, degli appartamenti, delle case con travi e soffitto di legno pregiato.

Chi arriva in queste contrade della comunione intima con Dio, nel calore del suo amore e della sua presenza può ben esprimere con Salomone dei versi carichi di emozione, passione e piacere.

Il Cantico dei Cantici è certamente il forte abbraccio nell’amore di Dio: “La sua sinistra sia sotto il mio capo, la sua destra mi abbracci” (2:6). Per colei che è nel braccia dell’amato, è l’intimità sublime nella conoscenza delle Sue perfezioni; e la vera felicità di tale anima appagata è quella di godere Dio e il Suo amore e tutta la sua bellezza gloriosa sono il desiderio, la sorgente, la fonte di ogni soddisfazione nei sentimenti più nobili e profondi.

L’anima pellegrina trova una dimora dove viene appagata da tutto ciò che Dio è nelle Sue infinite bellezze eterne, ma pure lei, nella sua perfetta bellezza, è l’oggetto del compiacimento dell’ Altissimo.

Il Signore ama il suo popolo in Cristo e trova ogni attrazione  più eccellente per il Suo cuore, proprio perché è in Cristo.

E penso pure che Dio abbia amato Giacobbe, benché non avesse nulla di amabile in sé stesso, ma nello stesso tempo vide in lui il riflesso della Sua stessa azione in grazia, anche solo in embrione, perché Dio ama ciò che è conforme a Sé stesso.

A Dio piace la Sua sposa e trova in lei ogni bellezza e l’anima pellegrina perde tale identità per diventare per l’eternità, l’anima appagata.

 

Daniela Michelin Salomon

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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