Ancora sul pastore Marottoli e il diavolo

La lettera del pastore Marottoli che, da quel che avevamo capito, ci “mandava al diavolo” – sia pure attraverso una citazione evangelica – ha già dato luogo a un commento di Fabrizio Malan e a una replica dello stesso pastore. Ci è giunta ora una lettera da Foxxb1 e – indipendentemente da questa – una terza lettera del pastore. Eccole:

Ma allora il diavolo esiste anche per i pastori valdesi?

Sarebbe interessante capire cosa intende il pastore Marottoli per diavolo dal momento che, a differenza del sottoscritto e di altri evangelici, cattolici e ortodossi, la stragrande maggioranza degli attuali valdesi a guida del Sinodo è così moderna da non credere alla sua esistenza, al punto da sostenere che Gesù nel deserto avrebbe semplicemente parlato con se stesso e con la propria coscienza. Non capisco, per tale ragione, che senso abbia per il pastore menzionare le scritture che lo menzionano, quando magari per il pastore il diavolo non esiste.

Be’, grazie a Dio, io come altri credo nella sua esistenza e per tale motivo mi affido completamente a Cristo.

Foxxb1

Quale credente ha la verità del Cristo?

Cari della redazione,

il punto è che lo “svarione” – la leggerezza con cui ho risposto di primo acchito, a bella prima – era voluto e per questo volutamente messo tra le virgolette (in relazione alla citazione neotestamentaria), nel tentativo di sollecitare una risposta alla domanda: chi può usare quelle parole con cui l’autore evangelico fa parlare il Gesù che si rivolge al tentatore (si rilevi anche qui il tono ironico della domanda, in quanto, nel frattempo, sappiamo che è l’autore evangelico a farne uso; ma, poi, anche chi risponde alla mia ultima sembrerebbe farne uso, consigliandolo alla chiesa valdese che non dovesse essere fedele all’art. 2 delle sue discipline)? Domanda che, nell’ultima mia missiva replicava, cercando di approfondire il discorso, con un interrogativo in tre parti: quale credente ha la verità del Cristo? E quale credente rende, a quella verità, coerente testimonianza? E, ancora, cosa sarebbe e dove si ravviserebbe tale coerenza?

Mi permetto di reiterare la domanda, in quanto convinto che proprio l’articolo 2 delle discipline valdesi – articolo in cui il legislatore (la chiesa!) scrive che la chiesa valdese “professa le dottrine (dottrine!) contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua confessione di fede” – costituisca una proposizione affermativa e sintetica di ciò a cui, con le domande qui da me riproposte, ogni generazione di credenti è chiamata a rispondere, nella e per la comprensione di quelle stesse dottrine! Sulle dottrine, dunque, sugli insegnamenti occorrerebbe far convergere lo sguardo. Detto questo, che cosa insegnano le Scritture, a proposito della fedeltà alla volontà del Dio che si rivela? Alla volontà del Dio che stringe un patto con il suo popolo?

Con un caro saluto,

Massimo Marottoli p.v.

Ringraziamo il pastore Marottoli, e anche Foxxb1, per i loro messaggi, che – in modi del tutto diversi – forniscono spunti di riflessione. Al pastore diciamo che proprio trovare e discutere le risposte alle domande che lui rappresenta, e che ci siamo permessi di sottolineare, è uno dei propositi di questo modesto organo di informazione. E siamo convinti di avere fornito in questi sedici mesi elementi utili a tale fine. Riteniamo invece che le condanne sinodali per chi vuole alimentare il dibattito non siano utili, che il pastore Marottoli le abbia votate o meno. Certo, anche noi abbiamo usato le parole di Luca 4:13, ma verso chiunque venga meno alla missione della Chiesa della quale ha chiesto di fare parte, lasciando apertissimo il giudizio su chi questi sia. Il pastore invece, l’ha detto verso di noi, specificamente. Ma preferiamo sottolineare le parole di dialogo venute in seguito.

Una Chiesa è viva quando la Bibbia è tenuta in onore. La Bibbia è parola di Dio, di giudizio e condanna, di salvezza e perdono

Una chiesa è viva e desta quando la Bibbia è tenuta in onore: decade quando la Bibbia è abbandonata e si ridesta quando ritorna alla Bibbia. A che punto siamo, a questo riguardo, nella Chiesa Valdese?

La Bibbia, quando la comprendiamo bene, ci parla con una grave insistenza del nostro peccato. La Bibbia è il libro nel quale l’uomo si specchia senza veli, in presenza di Dio, è il libro in cui le esigenze di Dio si rivelano con una tale chiarezza, che siamo costretti a batterci il petto e ad implorare: “O Dio, sii placato verso me peccatore”. È non dobbiamo farci illusioni: non ci sarà risveglio nella Chiesa Valdese se non ci sarà una rinnovata coscienza del peccato. Una chiesa degenera quando la coscienza di peccato si perde; e contro questa degenerazione c’è un solo rimedio: la Parola di Dio!

I nostri padri possedevano una profonda cultura biblica, appunto perché per essi lo studio della Bibbia non era una questione di cultura, ma una questione vitale: si trattava dell’alimento indispensabile delle loro anime. Quello che ci vuole è restaurare la coscienza della Bibbia come Parola di Dio rivolta oggi, a noi, personalmente, come parola di giudizio e di condanna e come parola di salvezza e di perdono; o sviluppare questa coscienza dove non è perduta!

E.I.

Ringraziamo “E.I” per il suo forte messaggio, anche se contribuirà a farci dare dei “poco fraterni”, degli “astiosi” e, si capisce, dei “fondamentalisti in senso deteriore”, da parte dei molto fraterni nostri censori. D’altra parte, quante volte ci devono dire che la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene (ci piacerebbe sapere che dobbiamo fare del resto!)? Tuttavia, la Confessione di Fede dice esattamente quel che dice E.I. Certo, andrebbe profondamente corretta, per essere al passo con ciò che sentiamo da quasi tutti i pastori. Ad esempio, gli articoli 3 e 4, che parlano di divinità dell’intera scrittura, andrebbero come minimo corredati da un elenco dei passi che – lungi dall’essere divini – sono da disapplicare totalmente. E sembra un elenco piuttosto lungo. Certo, E.I. è stato un po’ pesante parlando di “giudizio e condanna”, ma se ne assume lui le responsabilità…

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