\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Il campo degli orfani – Proverbi 23

La fatica non è vana nel Signore

Perciò, fratelli miei carissimi, thumb state saldi, recipe sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (v.58).

Avete mai provato a coltivare un orto in terra vergine? Quella è la mia passione!

C’è chi dice:” L’orto vuole l’uomo morto!”; e in effetti c’è da sudare e piegar la schiena. L’umiltà è in ogni opera  l’ingrediente essenziale per estirpare rovi, ortiche e dissodare il terreno in fertili zolle, cui va dato il nutrimento con abbondante concime.

E, il piegar la schiena nuovamente, è l’esercizio costante, per formare con la zappa i solchi, dove cresceranno piantine e semi.

Fatiche , sudori, spesso pianti si incontrano nell’opera del Signore:” Se ne va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni” (Salmo 126: 6).

DMS

La fatica non è vana nel Signore

Perciò, fratelli miei carissimi, thumb state saldi, recipe sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (v.58).

Avete mai provato a coltivare un orto in terra vergine? Quella è la mia passione!

C’è chi dice:” L’orto vuole l’uomo morto!”; e in effetti c’è da sudare e piegar la schiena. L’umiltà è in ogni opera  l’ingrediente essenziale per estirpare rovi, ortiche e dissodare il terreno in fertili zolle, cui va dato il nutrimento con abbondante concime.

E, il piegar la schiena nuovamente, è l’esercizio costante, per formare con la zappa i solchi, dove cresceranno piantine e semi.

Fatiche , sudori, spesso pianti si incontrano nell’opera del Signore:” Se ne va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni” (Salmo 126: 6).

DMS
Ho seguito YouTube l’intervento da parte del pastore (non c’è il nome né l’indicazione del video cui ci si riferisce, generic NdR) sulla decisione del Sinodo di benedire le coppie omosessuali e sui nuovi tipi di famiglia, buy more about che secondo il pastore la chiesa dovrebbe prima o dopo arrivare a riconoscere.

Semplicemente a mio parere patetico, drugs incoerente e disonesto l’intervento fornito che invito chiunque a vedere.

Il pastore fa delle lunghe considerazioni di carattere sociologico sicuramente discutibili, e comunque elaborate senza un minimo di riflessione teologica, senza fare alcun riferiremo alla Bibbia e al cristianesimo in generarle. Si limita all’utilizzo della parola “chiesa” come se fosse un semplice partito o un associazione politica di discussione e di compromessi.

La sintesi del pastore è che la società sarebbe cambiata in modo drastico (come se le nuove realtà dovessero dettare legge e fare la norma).

A parere del pastore, molto dei documenti di studio teologico sulla famiglia redatti nel passato dovrebbe essere modificato. E ciò ha la sua logica, visto che – a quanto sembra – secondo lui si dovrebbero trasformare in documenti sociologici.

In conclusione, secondo il pastore è la chiesa che deve adattarsi alle nuove realtà, indipendentemente dal fatto che possano essere espressioni di decadenza e non.

Naturalmente per il pastore il concetto di decadenza non esiste ma solo realtà diverse che debbono non solo essere conosciute ma anche riconosciute.

In altre parole, la Bibbia non è parola di Dio infallibile, ma un semplice racconto di realtà passate, e pertanto deve essere riletta e interpretata con la massima libertà per adattarla alle deviazioni che si trovano nella società.

Caro Pastore, grazie per tutte queste considerazioni. Ma, personalmente, tutto questo da lei non mi interessa, dal momento che per simili riflessioni posso consultare qualsiasi sociologo.

Da lei avrei voluto una seria ed onesta lettura ed esegesi biblica indipendente da ogni possibile deviazione decadenza sociale con delle conclusione provenienti dal Dio cristiano di verità, saggezza e onesta a cui credo e non dal Dio di confusione e di incertezza che mi sembra lei coma altri abbia voluto creare e plasmare a suo piacimento dal testo biblico.

Non è il caso di essere onesti con se stessi, con gli altri ed in particolare modo nei confronti di chi cerca onestamente la verità, e pensare forse ad una diversa professione lasciando spazio a chi seriamente vuole e sa esserre ministro di culto?

Chiedo scusa per la durezza ma ritengo l’onestà debba prevalere su possibili interminabili linguaggi diplomatici, spesso utilizzati nella chiesa Valdese, che rischiano solo di portare confusione e fare perdere tempo non avendo spesso alcuna sostanza.

Io non ho tempo ed energia per tutto questo. Non so voi

Alessio Costa

 

Per l’assenza di pubblico, mind il voto è diventato segreto. Un’Assemblea sempre meno democratica

Bella la foto sul sito della chiesa valdese:

Peccato che oggi solo i deputati possano vedere una scena così, nurse dove si capisce chi vota a favore e chi contro. Infatti, il cosiddetto “pubblico” è stato allontanato e guarda uno schermo fuori dall’edificio, e in questo modo non si capisce come votano i membri del Sinodo.

 

Dal Regolamento generale sul Sinodo (RG/1972):

Articolo 26A (modalità votazione-controprova)

Le deliberazioni del Sinodo sono prese per alzata di mano o per alzata e seduta a scelta del presidente, e a scrutinio segreto quando lo richieda almeno il dieci per cento dei membri del sinodo.

Nelle votazioni per alzata di mano o per alzata e seduta, la controprova e il controllo delle astensioni sono di obbligo.

 

Anche questo importante articolo del Regolamento sinodale è stato infranto in conseguenza della mancata ammissione dei membri di chiesa ad “assistere alle sedute del Sinodo”, come richiesto dall’articolo 9. Questo è probabilmente il riflesso più importante, e fortemente negativo, del Sinodo a porte chiuse, deciso dalla Tavola Valdese (la cui “firma” sigla il biglietto che assegna la galleria a “invitati e ospiti” e manda il cosiddetto “pubblico” nel padiglione esterno, addirittura fuori dall’edificio sinodale).

Che senso ha la distinzione tra voto per alzata di mano e quello segreto se nessun esterno può vederlo? Fin quando l’articolo 9 non è stato violato ed è stata consentita la presenza dei membri di chiesa, questi hanno sempre potuto vedere come votano i deputati, e anche i pastori. Sappiamo che sia gli uni sia gli altri non hanno vincolo di mandato, per questo si definiscono deputati e non delegati. Ma il membro di chiesa ha diritto di vedere che uso fanno della loro libertà di mandato. Esattamente come per i deputati della Repubblica: sono liberi di votare come pare a loro, ma i loro voti sono pubblici perché il pubblico è ammesso, e perché ciascun voto è registrato, pubblicato e consultabile anche a distanza di anni. Al Sinodo tutto questo non avviene più. Tutti i voti sono segreti, poiché solo il deputato che è ti seduto accanto vede come voti: tutti gli altri non vedono nulla. Non a caso il pubblico stava in posizione più alta e aveva una ampia e chiara visuale. Ora tutto si risolve con una ripresa televisiva dalla quale i voti per alzata di mano non si vedono. Anche per questo, si potrebbe dire che tutti i voti non a scrutinio segreto sono nulli.

Ma su questo – come su tutto il resto – i vertici della Chiesa tacciano e non c’è organo al quale si possa fare ricorso sulla validità del Sinodo. Nessuno pensava che il “Venerabile Sinodo” (così veniva titolato fino a pochi decenni fa) potesse violare le norme che esso stesso si è dato poiché, se queste non piacciono, ha la facoltà di cambiarle. Se proprio si volevano cacciare via i membri di chiesa, si doveva almeno farlo cambiando il Regolamento – cosa che avrebbe comportato la necessità di documentare i voti, come si fa in ogni consiglio comunale, che pure è pubblico. Invece, né pubblico né resoconto. Dal Sinodo al conclave!

In sintesi:

  1. Il Sinodo è in vasta maggioranza non eletto poiché, su 180 membri con diritto di voto, ben 60% sono membri di diritto (lo diceva il sito ufficiale nel 2012, in uno slancio di trasparenza, quest’anno abolito); oltre la metà, comunque, sono dipendenti della Tavola e sono membri a vita (sia pure con turnazione): cioè i pastori e i diaconi. Poi vi è qualche altra decina di membri senza diritto di voto, ma solo di parola: tutti non eletti. Come abbiamo già scritto, gli atti sinodali più antichi pervenuti a noi, quelli dal 1694, ci dicono che all’epoca le proporzioni erano più che inverse: gli eletti erano quasi il doppio dei pastori, membri di diritto.
  2. L’elenco dei suoi membri non è pubblico: nel 2012 per la prima volta c’era un documento che elencava le diverse categorie, grazie al quale si è appreso appunto che i non eletti sono il 60%.
  3. I voti sono di fatto tutti segreti, benché il Regolamento dica tutt’altra cosa. Prima del 2011 non era così.

Per l’assenza di pubblico, mind il voto è diventato segreto. Un’Assemblea sempre meno democratica

Bella la foto sul sito della chiesa valdese:

Peccato che oggi solo i deputati possano vedere una scena così, nurse dove si capisce chi vota a favore e chi contro. Infatti, il cosiddetto “pubblico” è stato allontanato e guarda uno schermo fuori dall’edificio, e in questo modo non si capisce come votano i membri del Sinodo.

 

Dal Regolamento generale sul Sinodo (RG/1972):

Articolo 26A (modalità votazione-controprova)

Le deliberazioni del Sinodo sono prese per alzata di mano o per alzata e seduta a scelta del presidente, e a scrutinio segreto quando lo richieda almeno il dieci per cento dei membri del sinodo.

Nelle votazioni per alzata di mano o per alzata e seduta, la controprova e il controllo delle astensioni sono di obbligo.

 

Anche questo importante articolo del Regolamento sinodale è stato infranto in conseguenza della mancata ammissione dei membri di chiesa ad “assistere alle sedute del Sinodo”, come richiesto dall’articolo 9. Questo è probabilmente il riflesso più importante, e fortemente negativo, del Sinodo a porte chiuse, deciso dalla Tavola Valdese (la cui “firma” sigla il biglietto che assegna la galleria a “invitati e ospiti” e manda il cosiddetto “pubblico” nel padiglione esterno, addirittura fuori dall’edificio sinodale).

Che senso ha la distinzione tra voto per alzata di mano e quello segreto se nessun esterno può vederlo? Fin quando l’articolo 9 non è stato violato ed è stata consentita la presenza dei membri di chiesa, questi hanno sempre potuto vedere come votano i deputati, e anche i pastori. Sappiamo che sia gli uni sia gli altri non hanno vincolo di mandato, per questo si definiscono deputati e non delegati. Ma il membro di chiesa ha diritto di vedere che uso fanno della loro libertà di mandato. Esattamente come per i deputati della Repubblica: sono liberi di votare come pare a loro, ma i loro voti sono pubblici perché il pubblico è ammesso, e perché ciascun voto è registrato, pubblicato e consultabile anche a distanza di anni. Al Sinodo tutto questo non avviene più. Tutti i voti sono segreti, poiché solo il deputato che è ti seduto accanto vede come voti: tutti gli altri non vedono nulla. Non a caso il pubblico stava in posizione più alta e aveva una ampia e chiara visuale. Ora tutto si risolve con una ripresa televisiva dalla quale i voti per alzata di mano non si vedono. Anche per questo, si potrebbe dire che tutti i voti non a scrutinio segreto sono nulli.

Ma su questo – come su tutto il resto – i vertici della Chiesa tacciano e non c’è organo al quale si possa fare ricorso sulla validità del Sinodo. Nessuno pensava che il “Venerabile Sinodo” (così veniva titolato fino a pochi decenni fa) potesse violare le norme che esso stesso si è dato poiché, se queste non piacciono, ha la facoltà di cambiarle. Se proprio si volevano cacciare via i membri di chiesa, si doveva almeno farlo cambiando il Regolamento – cosa che avrebbe comportato la necessità di documentare i voti, come si fa in ogni consiglio comunale, che pure è pubblico. Invece, né pubblico né resoconto. Dal Sinodo al conclave!

In sintesi:

  1. Il Sinodo è in vasta maggioranza non eletto poiché, su 180 membri con diritto di voto, ben 60% sono membri di diritto (lo diceva il sito ufficiale nel 2012, in uno slancio di trasparenza, quest’anno abolito); oltre la metà, comunque, sono dipendenti della Tavola e sono membri a vita (sia pure con turnazione): cioè i pastori e i diaconi. Poi vi è qualche altra decina di membri senza diritto di voto, ma solo di parola: tutti non eletti. Come abbiamo già scritto, gli atti sinodali più antichi pervenuti a noi, quelli dal 1694, ci dicono che all’epoca le proporzioni erano più che inverse: gli eletti erano quasi il doppio dei pastori, membri di diritto.
  2. L’elenco dei suoi membri non è pubblico: nel 2012 per la prima volta c’era un documento che elencava le diverse categorie, grazie al quale si è appreso appunto che i non eletti sono il 60%.
  3. I voti sono di fatto tutti segreti, benché il Regolamento dica tutt’altra cosa. Prima del 2011 non era così.

Lo dicono il Regolamento e il vocabolario italiano

Articolo 9 dei regolamenti sinodali (RG/1972, order RZ/1972):

“Alle sedute del sinodo possono assistere tutti i membri delle chiese e coloro che ne abbiano autorizzazione dal seggio.

Le norme per l’ammissione alle sedute del sinodo sono stabilite dalla Tavola o dalla Mesa.”

Le massime autorità della Chiesa, prostate senza battere ciglio, approved hanno però pensato bene di riservare gli spazi che fino al 2010 erano assegnati al pubblico ad altri (pare “ospiti”, giornalisti…), mentre i membri di chiesa possono “accomodarsi” in un tendone – ben fuori dalla sala e dall’edificio sinodali – dove vengono proiettate le immagini dei lavori sinodali riprese da una o più telecamere con l’audio ripreso dai microfoni. Questo viene fatto passare per “assistere”. Vediamo che dice il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli:

Anche www.dizionario-italiano.it è chiarissimo, dando una sola definizione: “essere presenti”. Stessa cosa il dizionario Hoepli: “essere presenti”. E così sapere.it. Non si tratta di “vedere”, ma si tratta di “essere lì”. Tant’è vero che anche un non vedente può “assistere”.

Quella del Regolamento è una prescrizione importantissima. Assistere alle sedute del Sinodo è diritto di ogni membro di chiesa. Altri possono essere autorizzati dal seggio, e per loro non è un diritto, ma sembra che siano proprio questi ultimi ad accedere alle tribune nella sala. Il secondo comma assegna alla Tavola o alla Mesa (per il Sud America) di stabilire le modalità per l’esercizio di questo diritto, MA NON attribuisce la facoltà di annullarlo altrimenti il primo comma non avrebbe senso! Guardare la ripresa televisiva non è “assistere”, perché non è “essere presenti”. La ripresa televisiva mostra solo chi parla, e non sempre. Chi assiste vede tutti. Vede chi dei deputati e dei pastori è presente e chi no. Non solo: poiché non viene reso pubblico l’elenco dei membri del Sinodo, assistere è anche l’unico modo di vedere chi è deputato e chi no. La presenza dei membri di chiesa, i quali sono la fonte di legittimità dell’intero Sinodo, è una sorta di convalida dei lavori. Ricordiamo anche la modalità della consacrazione dei pastori: “avviene nel corso del culto mediante l’imposizione delle mani sul candidato da parte dei credenti… è necessaria la presenza di una delegazione del corpo pastorale.” Niente imposizione delle mani (ovviamente di presenza) niente consacrazione, niente presenza della delegazione, niente consacrazione. Il Sinodo è un organo importantissimo, più di una consacrazione: “la massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo” (Discipline valdesi, Articolo 27).

Si potrebbe arrivare a dire che gli atti compiuti dai Sinodi 2011, 2012 e 2013 non sono validi, in quanto le sedute si sono svolte a porte chiuse, il diritto dei membri di chiesa è stato impedito e le sedute non sono state convalidate dalla loro presenza. Ma, più che altro, le norme che ci si è dati e che si avrebbe la facoltà di cambiare, andrebbero rispettate. Un po’ come la Confessione di Fede. O anche in questo caso si ritiene che il regolamento del Sinodo viene approvato in generale, senza “aderire ad ogni singola formulazione del documento” ? Del resto, non c’è alcun dubbio che la Confessione di Fede è più importante del Regolamento del Sinodo.

Per l’assenza di pubblico, mind il voto è diventato segreto. Un’Assemblea sempre meno democratica

Bella la foto sul sito della chiesa valdese:

Peccato che oggi solo i deputati possano vedere una scena così, nurse dove si capisce chi vota a favore e chi contro. Infatti, il cosiddetto “pubblico” è stato allontanato e guarda uno schermo fuori dall’edificio, e in questo modo non si capisce come votano i membri del Sinodo.

 

Dal Regolamento generale sul Sinodo (RG/1972):

Articolo 26A (modalità votazione-controprova)

Le deliberazioni del Sinodo sono prese per alzata di mano o per alzata e seduta a scelta del presidente, e a scrutinio segreto quando lo richieda almeno il dieci per cento dei membri del sinodo.

Nelle votazioni per alzata di mano o per alzata e seduta, la controprova e il controllo delle astensioni sono di obbligo.

 

Anche questo importante articolo del Regolamento sinodale è stato infranto in conseguenza della mancata ammissione dei membri di chiesa ad “assistere alle sedute del Sinodo”, come richiesto dall’articolo 9. Questo è probabilmente il riflesso più importante, e fortemente negativo, del Sinodo a porte chiuse, deciso dalla Tavola Valdese (la cui “firma” sigla il biglietto che assegna la galleria a “invitati e ospiti” e manda il cosiddetto “pubblico” nel padiglione esterno, addirittura fuori dall’edificio sinodale).

Che senso ha la distinzione tra voto per alzata di mano e quello segreto se nessun esterno può vederlo? Fin quando l’articolo 9 non è stato violato ed è stata consentita la presenza dei membri di chiesa, questi hanno sempre potuto vedere come votano i deputati, e anche i pastori. Sappiamo che sia gli uni sia gli altri non hanno vincolo di mandato, per questo si definiscono deputati e non delegati. Ma il membro di chiesa ha diritto di vedere che uso fanno della loro libertà di mandato. Esattamente come per i deputati della Repubblica: sono liberi di votare come pare a loro, ma i loro voti sono pubblici perché il pubblico è ammesso, e perché ciascun voto è registrato, pubblicato e consultabile anche a distanza di anni. Al Sinodo tutto questo non avviene più. Tutti i voti sono segreti, poiché solo il deputato che è ti seduto accanto vede come voti: tutti gli altri non vedono nulla. Non a caso il pubblico stava in posizione più alta e aveva una ampia e chiara visuale. Ora tutto si risolve con una ripresa televisiva dalla quale i voti per alzata di mano non si vedono. Anche per questo, si potrebbe dire che tutti i voti non a scrutinio segreto sono nulli.

Ma su questo – come su tutto il resto – i vertici della Chiesa tacciano e non c’è organo al quale si possa fare ricorso sulla validità del Sinodo. Nessuno pensava che il “Venerabile Sinodo” (così veniva titolato fino a pochi decenni fa) potesse violare le norme che esso stesso si è dato poiché, se queste non piacciono, ha la facoltà di cambiarle. Se proprio si volevano cacciare via i membri di chiesa, si doveva almeno farlo cambiando il Regolamento – cosa che avrebbe comportato la necessità di documentare i voti, come si fa in ogni consiglio comunale, che pure è pubblico. Invece, né pubblico né resoconto. Dal Sinodo al conclave!

In sintesi:

  1. Il Sinodo è in vasta maggioranza non eletto poiché, su 180 membri con diritto di voto, ben 60% sono membri di diritto (lo diceva il sito ufficiale nel 2012, in uno slancio di trasparenza, quest’anno abolito); oltre la metà, comunque, sono dipendenti della Tavola e sono membri a vita (sia pure con turnazione): cioè i pastori e i diaconi. Poi vi è qualche altra decina di membri senza diritto di voto, ma solo di parola: tutti non eletti. Come abbiamo già scritto, gli atti sinodali più antichi pervenuti a noi, quelli dal 1694, ci dicono che all’epoca le proporzioni erano più che inverse: gli eletti erano quasi il doppio dei pastori, membri di diritto.
  2. L’elenco dei suoi membri non è pubblico: nel 2012 per la prima volta c’era un documento che elencava le diverse categorie, grazie al quale si è appreso appunto che i non eletti sono il 60%.
  3. I voti sono di fatto tutti segreti, benché il Regolamento dica tutt’altra cosa. Prima del 2011 non era così.

Lo dicono il Regolamento e il vocabolario italiano

Articolo 9 dei regolamenti sinodali (RG/1972, order RZ/1972):

“Alle sedute del sinodo possono assistere tutti i membri delle chiese e coloro che ne abbiano autorizzazione dal seggio.

Le norme per l’ammissione alle sedute del sinodo sono stabilite dalla Tavola o dalla Mesa.”

Le massime autorità della Chiesa, prostate senza battere ciglio, approved hanno però pensato bene di riservare gli spazi che fino al 2010 erano assegnati al pubblico ad altri (pare “ospiti”, giornalisti…), mentre i membri di chiesa possono “accomodarsi” in un tendone – ben fuori dalla sala e dall’edificio sinodali – dove vengono proiettate le immagini dei lavori sinodali riprese da una o più telecamere con l’audio ripreso dai microfoni. Questo viene fatto passare per “assistere”. Vediamo che dice il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli:

Anche www.dizionario-italiano.it è chiarissimo, dando una sola definizione: “essere presenti”. Stessa cosa il dizionario Hoepli: “essere presenti”. E così sapere.it. Non si tratta di “vedere”, ma si tratta di “essere lì”. Tant’è vero che anche un non vedente può “assistere”.

Quella del Regolamento è una prescrizione importantissima. Assistere alle sedute del Sinodo è diritto di ogni membro di chiesa. Altri possono essere autorizzati dal seggio, e per loro non è un diritto, ma sembra che siano proprio questi ultimi ad accedere alle tribune nella sala. Il secondo comma assegna alla Tavola o alla Mesa (per il Sud America) di stabilire le modalità per l’esercizio di questo diritto, MA NON attribuisce la facoltà di annullarlo altrimenti il primo comma non avrebbe senso! Guardare la ripresa televisiva non è “assistere”, perché non è “essere presenti”. La ripresa televisiva mostra solo chi parla, e non sempre. Chi assiste vede tutti. Vede chi dei deputati e dei pastori è presente e chi no. Non solo: poiché non viene reso pubblico l’elenco dei membri del Sinodo, assistere è anche l’unico modo di vedere chi è deputato e chi no. La presenza dei membri di chiesa, i quali sono la fonte di legittimità dell’intero Sinodo, è una sorta di convalida dei lavori. Ricordiamo anche la modalità della consacrazione dei pastori: “avviene nel corso del culto mediante l’imposizione delle mani sul candidato da parte dei credenti… è necessaria la presenza di una delegazione del corpo pastorale.” Niente imposizione delle mani (ovviamente di presenza) niente consacrazione, niente presenza della delegazione, niente consacrazione. Il Sinodo è un organo importantissimo, più di una consacrazione: “la massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo” (Discipline valdesi, Articolo 27).

Si potrebbe arrivare a dire che gli atti compiuti dai Sinodi 2011, 2012 e 2013 non sono validi, in quanto le sedute si sono svolte a porte chiuse, il diritto dei membri di chiesa è stato impedito e le sedute non sono state convalidate dalla loro presenza. Ma, più che altro, le norme che ci si è dati e che si avrebbe la facoltà di cambiare, andrebbero rispettate. Un po’ come la Confessione di Fede. O anche in questo caso si ritiene che il regolamento del Sinodo viene approvato in generale, senza “aderire ad ogni singola formulazione del documento” ? Del resto, non c’è alcun dubbio che la Confessione di Fede è più importante del Regolamento del Sinodo.
Appare su “valdesi.eu”: “Il vice presidente del Sinodo Valdese ha dichiarato irricevibile il nostro ricorso al Sinodo…

Una delle cose “irricevibili” del ricorso – ci hanno fatto sapere in modo informale – è la mia firma perché “non sono membro di chiesa”.

Ora vi spiego la mia storia da membro di chiesa.

Io sono nata in una famiglia valdese; ho fatto la confermazione e il battesimo, ambulance e a 16 anni ero attiva membro di chiesa in tutte attività: monitrice alla scuola domenicale, partecipavo alle riunioni quartierali, all’unione giovanile e alle recite, servivo alle mense, pulivo la sala del concistoro. Ero talmente presa da tutto ciò che il mio pastore, Ernesto Ayassot, voleva che io conoscessi un giovane pastore, perché diceva che ero adatta per diventare moglie di un pastore.

Cominciò a portami con sé ai vari incontri di chiesa, compresi quelli di distretto, alla TEV, alle testimonianze pubbliche che con la TEV si tenevano ai culti e alle riunioni di quartiere, presentandomi come il suo braccio destro.

A quel tempo non c’era ancora la casa di riposo “La Miramonti”, ma era in progetto, e visto che io ho studiato alla scuola alberghiera, nella sezione dell’amministrazione alberghiera, il sogno del mio pastore era quello che io diventassi amministratrice della “Miramonti”

Mi spiace ancora adesso per Ernesto! I suoi sogni andarono in fumo. Io cessai di partecipare alla vita della chiesa valdese dopo un anno di discussioni; uno degli argomenti per me inaccettabili già allora era che “la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene”.

Non ho mai ricevuto però un qualche scritto o un avvertimento o parola che io fossi stata cancellata come membro di chiesa, l’ho sentito solo ora da Lucio Malan, cui è stato riferito che la mia firma del ricorso non era valida: “Lei non risulta membro di chiesa!”

Certamente lo immaginavo, perché dopo che ero tornata a frequentare assiduamente la Chiesa Valdese quattro anni fa, specialmente il culto e gli studi storico-critici, il pastore Claudio Pasquet mi chiese se volevo diventare membro di chiesa: non avrei dovuto fare altro che scrivere una lettera di richiesta. Ma avendo io sentito al culto quale fosse la prassi al momento di ricevere i membri di chiesa, vale a dire: quando viene pronunciato il nome del nuovo membro viene aggiunto: “In comunione con la Chiesa Valdese”, ebbene non ho accettato la proposta, perché io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese in comunione con l’antica Chiesa Valdese di cui i miei padri hanno scritto una Confessione di Fede alla quale aderisco completamente e che per me è stato un salvataggio spirituale. Ma vedo che ad essa la chiesa ufficiale e visibile non aderisce più a cominciare dalla questione di cosa è la Bibbia.

Perciò io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese e membro della Chiesa invisibile che è nella comunione dei santi, e la mia firma vale non davanti agli uomini, ma davanti a Dio. E questo per me è più che sufficiente!

Daniela Michelin Salomon

 

Resta misterioso come uno possa essere cancellato da membro di chiesa senza averne fatto richiesta o senza una decisione di espulsione del suo concistoro. D’altra parte, abbiamo visto in un recente articolo che accadde lo stesso anche a un personaggio come Roberto Malan.

E, soprattutto, c’è molto da riflettere sul fatto che chi davvero aderisce al documento fondamentale della chiesa valdese debba sentirsi ed essere trattato da eretico. Daniela è un caso, uno dei pochissimi che si appalesano. Le decine e decine di cancellazioni, che in certe chiese locali hanno raggiunto un terzo e più dei membri di chiesa, ne sono un’altra inquietante testimonianza.

Per l’assenza di pubblico, mind il voto è diventato segreto. Un’Assemblea sempre meno democratica

Bella la foto sul sito della chiesa valdese:

Peccato che oggi solo i deputati possano vedere una scena così, nurse dove si capisce chi vota a favore e chi contro. Infatti, il cosiddetto “pubblico” è stato allontanato e guarda uno schermo fuori dall’edificio, e in questo modo non si capisce come votano i membri del Sinodo.

 

Dal Regolamento generale sul Sinodo (RG/1972):

Articolo 26A (modalità votazione-controprova)

Le deliberazioni del Sinodo sono prese per alzata di mano o per alzata e seduta a scelta del presidente, e a scrutinio segreto quando lo richieda almeno il dieci per cento dei membri del sinodo.

Nelle votazioni per alzata di mano o per alzata e seduta, la controprova e il controllo delle astensioni sono di obbligo.

 

Anche questo importante articolo del Regolamento sinodale è stato infranto in conseguenza della mancata ammissione dei membri di chiesa ad “assistere alle sedute del Sinodo”, come richiesto dall’articolo 9. Questo è probabilmente il riflesso più importante, e fortemente negativo, del Sinodo a porte chiuse, deciso dalla Tavola Valdese (la cui “firma” sigla il biglietto che assegna la galleria a “invitati e ospiti” e manda il cosiddetto “pubblico” nel padiglione esterno, addirittura fuori dall’edificio sinodale).

Che senso ha la distinzione tra voto per alzata di mano e quello segreto se nessun esterno può vederlo? Fin quando l’articolo 9 non è stato violato ed è stata consentita la presenza dei membri di chiesa, questi hanno sempre potuto vedere come votano i deputati, e anche i pastori. Sappiamo che sia gli uni sia gli altri non hanno vincolo di mandato, per questo si definiscono deputati e non delegati. Ma il membro di chiesa ha diritto di vedere che uso fanno della loro libertà di mandato. Esattamente come per i deputati della Repubblica: sono liberi di votare come pare a loro, ma i loro voti sono pubblici perché il pubblico è ammesso, e perché ciascun voto è registrato, pubblicato e consultabile anche a distanza di anni. Al Sinodo tutto questo non avviene più. Tutti i voti sono segreti, poiché solo il deputato che è ti seduto accanto vede come voti: tutti gli altri non vedono nulla. Non a caso il pubblico stava in posizione più alta e aveva una ampia e chiara visuale. Ora tutto si risolve con una ripresa televisiva dalla quale i voti per alzata di mano non si vedono. Anche per questo, si potrebbe dire che tutti i voti non a scrutinio segreto sono nulli.

Ma su questo – come su tutto il resto – i vertici della Chiesa tacciano e non c’è organo al quale si possa fare ricorso sulla validità del Sinodo. Nessuno pensava che il “Venerabile Sinodo” (così veniva titolato fino a pochi decenni fa) potesse violare le norme che esso stesso si è dato poiché, se queste non piacciono, ha la facoltà di cambiarle. Se proprio si volevano cacciare via i membri di chiesa, si doveva almeno farlo cambiando il Regolamento – cosa che avrebbe comportato la necessità di documentare i voti, come si fa in ogni consiglio comunale, che pure è pubblico. Invece, né pubblico né resoconto. Dal Sinodo al conclave!

In sintesi:

  1. Il Sinodo è in vasta maggioranza non eletto poiché, su 180 membri con diritto di voto, ben 60% sono membri di diritto (lo diceva il sito ufficiale nel 2012, in uno slancio di trasparenza, quest’anno abolito); oltre la metà, comunque, sono dipendenti della Tavola e sono membri a vita (sia pure con turnazione): cioè i pastori e i diaconi. Poi vi è qualche altra decina di membri senza diritto di voto, ma solo di parola: tutti non eletti. Come abbiamo già scritto, gli atti sinodali più antichi pervenuti a noi, quelli dal 1694, ci dicono che all’epoca le proporzioni erano più che inverse: gli eletti erano quasi il doppio dei pastori, membri di diritto.
  2. L’elenco dei suoi membri non è pubblico: nel 2012 per la prima volta c’era un documento che elencava le diverse categorie, grazie al quale si è appreso appunto che i non eletti sono il 60%.
  3. I voti sono di fatto tutti segreti, benché il Regolamento dica tutt’altra cosa. Prima del 2011 non era così.

Lo dicono il Regolamento e il vocabolario italiano

Articolo 9 dei regolamenti sinodali (RG/1972, order RZ/1972):

“Alle sedute del sinodo possono assistere tutti i membri delle chiese e coloro che ne abbiano autorizzazione dal seggio.

Le norme per l’ammissione alle sedute del sinodo sono stabilite dalla Tavola o dalla Mesa.”

Le massime autorità della Chiesa, prostate senza battere ciglio, approved hanno però pensato bene di riservare gli spazi che fino al 2010 erano assegnati al pubblico ad altri (pare “ospiti”, giornalisti…), mentre i membri di chiesa possono “accomodarsi” in un tendone – ben fuori dalla sala e dall’edificio sinodali – dove vengono proiettate le immagini dei lavori sinodali riprese da una o più telecamere con l’audio ripreso dai microfoni. Questo viene fatto passare per “assistere”. Vediamo che dice il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli:

Anche www.dizionario-italiano.it è chiarissimo, dando una sola definizione: “essere presenti”. Stessa cosa il dizionario Hoepli: “essere presenti”. E così sapere.it. Non si tratta di “vedere”, ma si tratta di “essere lì”. Tant’è vero che anche un non vedente può “assistere”.

Quella del Regolamento è una prescrizione importantissima. Assistere alle sedute del Sinodo è diritto di ogni membro di chiesa. Altri possono essere autorizzati dal seggio, e per loro non è un diritto, ma sembra che siano proprio questi ultimi ad accedere alle tribune nella sala. Il secondo comma assegna alla Tavola o alla Mesa (per il Sud America) di stabilire le modalità per l’esercizio di questo diritto, MA NON attribuisce la facoltà di annullarlo altrimenti il primo comma non avrebbe senso! Guardare la ripresa televisiva non è “assistere”, perché non è “essere presenti”. La ripresa televisiva mostra solo chi parla, e non sempre. Chi assiste vede tutti. Vede chi dei deputati e dei pastori è presente e chi no. Non solo: poiché non viene reso pubblico l’elenco dei membri del Sinodo, assistere è anche l’unico modo di vedere chi è deputato e chi no. La presenza dei membri di chiesa, i quali sono la fonte di legittimità dell’intero Sinodo, è una sorta di convalida dei lavori. Ricordiamo anche la modalità della consacrazione dei pastori: “avviene nel corso del culto mediante l’imposizione delle mani sul candidato da parte dei credenti… è necessaria la presenza di una delegazione del corpo pastorale.” Niente imposizione delle mani (ovviamente di presenza) niente consacrazione, niente presenza della delegazione, niente consacrazione. Il Sinodo è un organo importantissimo, più di una consacrazione: “la massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo” (Discipline valdesi, Articolo 27).

Si potrebbe arrivare a dire che gli atti compiuti dai Sinodi 2011, 2012 e 2013 non sono validi, in quanto le sedute si sono svolte a porte chiuse, il diritto dei membri di chiesa è stato impedito e le sedute non sono state convalidate dalla loro presenza. Ma, più che altro, le norme che ci si è dati e che si avrebbe la facoltà di cambiare, andrebbero rispettate. Un po’ come la Confessione di Fede. O anche in questo caso si ritiene che il regolamento del Sinodo viene approvato in generale, senza “aderire ad ogni singola formulazione del documento” ? Del resto, non c’è alcun dubbio che la Confessione di Fede è più importante del Regolamento del Sinodo.
Appare su “valdesi.eu”: “Il vice presidente del Sinodo Valdese ha dichiarato irricevibile il nostro ricorso al Sinodo…

Una delle cose “irricevibili” del ricorso – ci hanno fatto sapere in modo informale – è la mia firma perché “non sono membro di chiesa”.

Ora vi spiego la mia storia da membro di chiesa.

Io sono nata in una famiglia valdese; ho fatto la confermazione e il battesimo, ambulance e a 16 anni ero attiva membro di chiesa in tutte attività: monitrice alla scuola domenicale, partecipavo alle riunioni quartierali, all’unione giovanile e alle recite, servivo alle mense, pulivo la sala del concistoro. Ero talmente presa da tutto ciò che il mio pastore, Ernesto Ayassot, voleva che io conoscessi un giovane pastore, perché diceva che ero adatta per diventare moglie di un pastore.

Cominciò a portami con sé ai vari incontri di chiesa, compresi quelli di distretto, alla TEV, alle testimonianze pubbliche che con la TEV si tenevano ai culti e alle riunioni di quartiere, presentandomi come il suo braccio destro.

A quel tempo non c’era ancora la casa di riposo “La Miramonti”, ma era in progetto, e visto che io ho studiato alla scuola alberghiera, nella sezione dell’amministrazione alberghiera, il sogno del mio pastore era quello che io diventassi amministratrice della “Miramonti”

Mi spiace ancora adesso per Ernesto! I suoi sogni andarono in fumo. Io cessai di partecipare alla vita della chiesa valdese dopo un anno di discussioni; uno degli argomenti per me inaccettabili già allora era che “la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene”.

Non ho mai ricevuto però un qualche scritto o un avvertimento o parola che io fossi stata cancellata come membro di chiesa, l’ho sentito solo ora da Lucio Malan, cui è stato riferito che la mia firma del ricorso non era valida: “Lei non risulta membro di chiesa!”

Certamente lo immaginavo, perché dopo che ero tornata a frequentare assiduamente la Chiesa Valdese quattro anni fa, specialmente il culto e gli studi storico-critici, il pastore Claudio Pasquet mi chiese se volevo diventare membro di chiesa: non avrei dovuto fare altro che scrivere una lettera di richiesta. Ma avendo io sentito al culto quale fosse la prassi al momento di ricevere i membri di chiesa, vale a dire: quando viene pronunciato il nome del nuovo membro viene aggiunto: “In comunione con la Chiesa Valdese”, ebbene non ho accettato la proposta, perché io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese in comunione con l’antica Chiesa Valdese di cui i miei padri hanno scritto una Confessione di Fede alla quale aderisco completamente e che per me è stato un salvataggio spirituale. Ma vedo che ad essa la chiesa ufficiale e visibile non aderisce più a cominciare dalla questione di cosa è la Bibbia.

Perciò io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese e membro della Chiesa invisibile che è nella comunione dei santi, e la mia firma vale non davanti agli uomini, ma davanti a Dio. E questo per me è più che sufficiente!

Daniela Michelin Salomon

 

Resta misterioso come uno possa essere cancellato da membro di chiesa senza averne fatto richiesta o senza una decisione di espulsione del suo concistoro. D’altra parte, abbiamo visto in un recente articolo che accadde lo stesso anche a un personaggio come Roberto Malan.

E, soprattutto, c’è molto da riflettere sul fatto che chi davvero aderisce al documento fondamentale della chiesa valdese debba sentirsi ed essere trattato da eretico. Daniela è un caso, uno dei pochissimi che si appalesano. Le decine e decine di cancellazioni, che in certe chiese locali hanno raggiunto un terzo e più dei membri di chiesa, ne sono un’altra inquietante testimonianza.
Appare su “valdesi.eu”: “Il vice presidente del Sinodo Valdese ha dichiarato irricevibile il nostro ricorso al Sinodo…

Una delle cose “irricevibili” del ricorso – ci hanno fatto sapere in modo informale – è la mia firma perché “non sono membro di chiesa”.

Ora vi spiego la mia storia da membro di chiesa.

Io sono nata in una famiglia valdese; ho fatto la confermazione e il battesimo, information pills e a 16 anni ero attiva membro di chiesa in tutte attività: monitrice alla scuola domenicale, viagra 40mg partecipavo alle riunioni quartierali, pilule all’unione giovanile e alle recite, servivo alle mense, pulivo la sala del concistoro. Ero talmente presa da tutto ciò che il mio pastore, Ernesto Ayassot, voleva che io conoscessi un giovane pastore, perché diceva che ero adatta per diventare moglie di un pastore.

Cominciò a portami con sé ai vari incontri di chiesa, compresi quelli di distretto, alla TEV, alle testimonianze pubbliche che con la TEV si tenevano ai culti e alle riunioni di quartiere, presentandomi come il suo braccio destro.

A quel tempo non c’era ancora la casa di riposo “La Miramonti”, ma era in progetto, e visto che io ho studiato alla scuola alberghiera, nella sezione dell’amministrazione alberghiera, il sogno del mio pastore era quello che io diventassi amministratrice della “Miramonti”

Mi spiace ancora adesso per Ernesto! I suoi sogni andarono in fumo. Io cessai di partecipare alla vita della chiesa valdese dopo un anno di discussioni; uno degli argomenti per me inaccettabili già allora era che “la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene”.

Non ho mai ricevuto però un qualche scritto o un avvertimento o parola che io fossi stata cancellata come membro di chiesa, l’ho sentito solo ora da Lucio Malan, cui è stato riferito che la mia firma del ricorso non era valida: “Lei non risulta membro di chiesa!”

Certamente lo immaginavo, perché dopo che ero tornata a frequentare assiduamente la Chiesa Valdese quattro anni fa, specialmente il culto e gli studi storico-critici, il pastore Claudio Pasquet mi chiese se volevo diventare membro di chiesa: non avrei dovuto fare altro che scrivere una lettera di richiesta. Ma avendo io sentito al culto quale fosse la prassi al momento di ricevere i membri di chiesa, vale a dire: quando viene pronunciato il nome del nuovo membro viene aggiunto: “In comunione con la Chiesa Valdese”, ebbene non ho accettato la proposta, perché io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese in comunione con l’antica Chiesa Valdese di cui i miei padri hanno scritto una Confessione di Fede alla quale aderisco completamente e che per me è stato un salvataggio spirituale. Ma vedo che ad essa la chiesa ufficiale e visibile non aderisce più a cominciare dalla questione di cosa è la Bibbia.

Perciò io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese e membro della Chiesa invisibile che è nella comunione dei santi, e la mia firma vale non davanti agli uomini, ma davanti a Dio. E questo per me è più che sufficiente!

Daniela Michelin Salomon

 

Resta misterioso come uno possa essere cancellato da membro di chiesa senza averne fatto richiesta o senza una decisione di espulsione del suo concistoro. D’altra parte, abbiamo visto in un recente articolo che accadde lo stesso anche a un personaggio come Roberto Malan.

E, soprattutto, c’è molto da riflettere sul fatto che chi davvero aderisce al documento fondamentale della chiesa valdese debba sentirsi ed essere trattato da eretico. Daniela è un caso, uno dei pochissimi che si appalesano. Le decine e decine di cancellazioni, che in certe chiese locali hanno raggiunto un terzo e più dei membri di chiesa, ne sono un’altra inquietante testimonianza.

Per l’assenza di pubblico, mind il voto è diventato segreto. Un’Assemblea sempre meno democratica

Bella la foto sul sito della chiesa valdese:

Peccato che oggi solo i deputati possano vedere una scena così, nurse dove si capisce chi vota a favore e chi contro. Infatti, il cosiddetto “pubblico” è stato allontanato e guarda uno schermo fuori dall’edificio, e in questo modo non si capisce come votano i membri del Sinodo.

 

Dal Regolamento generale sul Sinodo (RG/1972):

Articolo 26A (modalità votazione-controprova)

Le deliberazioni del Sinodo sono prese per alzata di mano o per alzata e seduta a scelta del presidente, e a scrutinio segreto quando lo richieda almeno il dieci per cento dei membri del sinodo.

Nelle votazioni per alzata di mano o per alzata e seduta, la controprova e il controllo delle astensioni sono di obbligo.

 

Anche questo importante articolo del Regolamento sinodale è stato infranto in conseguenza della mancata ammissione dei membri di chiesa ad “assistere alle sedute del Sinodo”, come richiesto dall’articolo 9. Questo è probabilmente il riflesso più importante, e fortemente negativo, del Sinodo a porte chiuse, deciso dalla Tavola Valdese (la cui “firma” sigla il biglietto che assegna la galleria a “invitati e ospiti” e manda il cosiddetto “pubblico” nel padiglione esterno, addirittura fuori dall’edificio sinodale).

Che senso ha la distinzione tra voto per alzata di mano e quello segreto se nessun esterno può vederlo? Fin quando l’articolo 9 non è stato violato ed è stata consentita la presenza dei membri di chiesa, questi hanno sempre potuto vedere come votano i deputati, e anche i pastori. Sappiamo che sia gli uni sia gli altri non hanno vincolo di mandato, per questo si definiscono deputati e non delegati. Ma il membro di chiesa ha diritto di vedere che uso fanno della loro libertà di mandato. Esattamente come per i deputati della Repubblica: sono liberi di votare come pare a loro, ma i loro voti sono pubblici perché il pubblico è ammesso, e perché ciascun voto è registrato, pubblicato e consultabile anche a distanza di anni. Al Sinodo tutto questo non avviene più. Tutti i voti sono segreti, poiché solo il deputato che è ti seduto accanto vede come voti: tutti gli altri non vedono nulla. Non a caso il pubblico stava in posizione più alta e aveva una ampia e chiara visuale. Ora tutto si risolve con una ripresa televisiva dalla quale i voti per alzata di mano non si vedono. Anche per questo, si potrebbe dire che tutti i voti non a scrutinio segreto sono nulli.

Ma su questo – come su tutto il resto – i vertici della Chiesa tacciano e non c’è organo al quale si possa fare ricorso sulla validità del Sinodo. Nessuno pensava che il “Venerabile Sinodo” (così veniva titolato fino a pochi decenni fa) potesse violare le norme che esso stesso si è dato poiché, se queste non piacciono, ha la facoltà di cambiarle. Se proprio si volevano cacciare via i membri di chiesa, si doveva almeno farlo cambiando il Regolamento – cosa che avrebbe comportato la necessità di documentare i voti, come si fa in ogni consiglio comunale, che pure è pubblico. Invece, né pubblico né resoconto. Dal Sinodo al conclave!

In sintesi:

  1. Il Sinodo è in vasta maggioranza non eletto poiché, su 180 membri con diritto di voto, ben 60% sono membri di diritto (lo diceva il sito ufficiale nel 2012, in uno slancio di trasparenza, quest’anno abolito); oltre la metà, comunque, sono dipendenti della Tavola e sono membri a vita (sia pure con turnazione): cioè i pastori e i diaconi. Poi vi è qualche altra decina di membri senza diritto di voto, ma solo di parola: tutti non eletti. Come abbiamo già scritto, gli atti sinodali più antichi pervenuti a noi, quelli dal 1694, ci dicono che all’epoca le proporzioni erano più che inverse: gli eletti erano quasi il doppio dei pastori, membri di diritto.
  2. L’elenco dei suoi membri non è pubblico: nel 2012 per la prima volta c’era un documento che elencava le diverse categorie, grazie al quale si è appreso appunto che i non eletti sono il 60%.
  3. I voti sono di fatto tutti segreti, benché il Regolamento dica tutt’altra cosa. Prima del 2011 non era così.

Lo dicono il Regolamento e il vocabolario italiano

Articolo 9 dei regolamenti sinodali (RG/1972, order RZ/1972):

“Alle sedute del sinodo possono assistere tutti i membri delle chiese e coloro che ne abbiano autorizzazione dal seggio.

Le norme per l’ammissione alle sedute del sinodo sono stabilite dalla Tavola o dalla Mesa.”

Le massime autorità della Chiesa, prostate senza battere ciglio, approved hanno però pensato bene di riservare gli spazi che fino al 2010 erano assegnati al pubblico ad altri (pare “ospiti”, giornalisti…), mentre i membri di chiesa possono “accomodarsi” in un tendone – ben fuori dalla sala e dall’edificio sinodali – dove vengono proiettate le immagini dei lavori sinodali riprese da una o più telecamere con l’audio ripreso dai microfoni. Questo viene fatto passare per “assistere”. Vediamo che dice il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli:

Anche www.dizionario-italiano.it è chiarissimo, dando una sola definizione: “essere presenti”. Stessa cosa il dizionario Hoepli: “essere presenti”. E così sapere.it. Non si tratta di “vedere”, ma si tratta di “essere lì”. Tant’è vero che anche un non vedente può “assistere”.

Quella del Regolamento è una prescrizione importantissima. Assistere alle sedute del Sinodo è diritto di ogni membro di chiesa. Altri possono essere autorizzati dal seggio, e per loro non è un diritto, ma sembra che siano proprio questi ultimi ad accedere alle tribune nella sala. Il secondo comma assegna alla Tavola o alla Mesa (per il Sud America) di stabilire le modalità per l’esercizio di questo diritto, MA NON attribuisce la facoltà di annullarlo altrimenti il primo comma non avrebbe senso! Guardare la ripresa televisiva non è “assistere”, perché non è “essere presenti”. La ripresa televisiva mostra solo chi parla, e non sempre. Chi assiste vede tutti. Vede chi dei deputati e dei pastori è presente e chi no. Non solo: poiché non viene reso pubblico l’elenco dei membri del Sinodo, assistere è anche l’unico modo di vedere chi è deputato e chi no. La presenza dei membri di chiesa, i quali sono la fonte di legittimità dell’intero Sinodo, è una sorta di convalida dei lavori. Ricordiamo anche la modalità della consacrazione dei pastori: “avviene nel corso del culto mediante l’imposizione delle mani sul candidato da parte dei credenti… è necessaria la presenza di una delegazione del corpo pastorale.” Niente imposizione delle mani (ovviamente di presenza) niente consacrazione, niente presenza della delegazione, niente consacrazione. Il Sinodo è un organo importantissimo, più di una consacrazione: “la massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo” (Discipline valdesi, Articolo 27).

Si potrebbe arrivare a dire che gli atti compiuti dai Sinodi 2011, 2012 e 2013 non sono validi, in quanto le sedute si sono svolte a porte chiuse, il diritto dei membri di chiesa è stato impedito e le sedute non sono state convalidate dalla loro presenza. Ma, più che altro, le norme che ci si è dati e che si avrebbe la facoltà di cambiare, andrebbero rispettate. Un po’ come la Confessione di Fede. O anche in questo caso si ritiene che il regolamento del Sinodo viene approvato in generale, senza “aderire ad ogni singola formulazione del documento” ? Del resto, non c’è alcun dubbio che la Confessione di Fede è più importante del Regolamento del Sinodo.
Appare su “valdesi.eu”: “Il vice presidente del Sinodo Valdese ha dichiarato irricevibile il nostro ricorso al Sinodo…

Una delle cose “irricevibili” del ricorso – ci hanno fatto sapere in modo informale – è la mia firma perché “non sono membro di chiesa”.

Ora vi spiego la mia storia da membro di chiesa.

Io sono nata in una famiglia valdese; ho fatto la confermazione e il battesimo, ambulance e a 16 anni ero attiva membro di chiesa in tutte attività: monitrice alla scuola domenicale, partecipavo alle riunioni quartierali, all’unione giovanile e alle recite, servivo alle mense, pulivo la sala del concistoro. Ero talmente presa da tutto ciò che il mio pastore, Ernesto Ayassot, voleva che io conoscessi un giovane pastore, perché diceva che ero adatta per diventare moglie di un pastore.

Cominciò a portami con sé ai vari incontri di chiesa, compresi quelli di distretto, alla TEV, alle testimonianze pubbliche che con la TEV si tenevano ai culti e alle riunioni di quartiere, presentandomi come il suo braccio destro.

A quel tempo non c’era ancora la casa di riposo “La Miramonti”, ma era in progetto, e visto che io ho studiato alla scuola alberghiera, nella sezione dell’amministrazione alberghiera, il sogno del mio pastore era quello che io diventassi amministratrice della “Miramonti”

Mi spiace ancora adesso per Ernesto! I suoi sogni andarono in fumo. Io cessai di partecipare alla vita della chiesa valdese dopo un anno di discussioni; uno degli argomenti per me inaccettabili già allora era che “la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene”.

Non ho mai ricevuto però un qualche scritto o un avvertimento o parola che io fossi stata cancellata come membro di chiesa, l’ho sentito solo ora da Lucio Malan, cui è stato riferito che la mia firma del ricorso non era valida: “Lei non risulta membro di chiesa!”

Certamente lo immaginavo, perché dopo che ero tornata a frequentare assiduamente la Chiesa Valdese quattro anni fa, specialmente il culto e gli studi storico-critici, il pastore Claudio Pasquet mi chiese se volevo diventare membro di chiesa: non avrei dovuto fare altro che scrivere una lettera di richiesta. Ma avendo io sentito al culto quale fosse la prassi al momento di ricevere i membri di chiesa, vale a dire: quando viene pronunciato il nome del nuovo membro viene aggiunto: “In comunione con la Chiesa Valdese”, ebbene non ho accettato la proposta, perché io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese in comunione con l’antica Chiesa Valdese di cui i miei padri hanno scritto una Confessione di Fede alla quale aderisco completamente e che per me è stato un salvataggio spirituale. Ma vedo che ad essa la chiesa ufficiale e visibile non aderisce più a cominciare dalla questione di cosa è la Bibbia.

Perciò io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese e membro della Chiesa invisibile che è nella comunione dei santi, e la mia firma vale non davanti agli uomini, ma davanti a Dio. E questo per me è più che sufficiente!

Daniela Michelin Salomon

 

Resta misterioso come uno possa essere cancellato da membro di chiesa senza averne fatto richiesta o senza una decisione di espulsione del suo concistoro. D’altra parte, abbiamo visto in un recente articolo che accadde lo stesso anche a un personaggio come Roberto Malan.

E, soprattutto, c’è molto da riflettere sul fatto che chi davvero aderisce al documento fondamentale della chiesa valdese debba sentirsi ed essere trattato da eretico. Daniela è un caso, uno dei pochissimi che si appalesano. Le decine e decine di cancellazioni, che in certe chiese locali hanno raggiunto un terzo e più dei membri di chiesa, ne sono un’altra inquietante testimonianza.
Appare su “valdesi.eu”: “Il vice presidente del Sinodo Valdese ha dichiarato irricevibile il nostro ricorso al Sinodo…

Una delle cose “irricevibili” del ricorso – ci hanno fatto sapere in modo informale – è la mia firma perché “non sono membro di chiesa”.

Ora vi spiego la mia storia da membro di chiesa.

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Cominciò a portami con sé ai vari incontri di chiesa, compresi quelli di distretto, alla TEV, alle testimonianze pubbliche che con la TEV si tenevano ai culti e alle riunioni di quartiere, presentandomi come il suo braccio destro.

A quel tempo non c’era ancora la casa di riposo “La Miramonti”, ma era in progetto, e visto che io ho studiato alla scuola alberghiera, nella sezione dell’amministrazione alberghiera, il sogno del mio pastore era quello che io diventassi amministratrice della “Miramonti”

Mi spiace ancora adesso per Ernesto! I suoi sogni andarono in fumo. Io cessai di partecipare alla vita della chiesa valdese dopo un anno di discussioni; uno degli argomenti per me inaccettabili già allora era che “la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene”.

Non ho mai ricevuto però un qualche scritto o un avvertimento o parola che io fossi stata cancellata come membro di chiesa, l’ho sentito solo ora da Lucio Malan, cui è stato riferito che la mia firma del ricorso non era valida: “Lei non risulta membro di chiesa!”

Certamente lo immaginavo, perché dopo che ero tornata a frequentare assiduamente la Chiesa Valdese quattro anni fa, specialmente il culto e gli studi storico-critici, il pastore Claudio Pasquet mi chiese se volevo diventare membro di chiesa: non avrei dovuto fare altro che scrivere una lettera di richiesta. Ma avendo io sentito al culto quale fosse la prassi al momento di ricevere i membri di chiesa, vale a dire: quando viene pronunciato il nome del nuovo membro viene aggiunto: “In comunione con la Chiesa Valdese”, ebbene non ho accettato la proposta, perché io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese in comunione con l’antica Chiesa Valdese di cui i miei padri hanno scritto una Confessione di Fede alla quale aderisco completamente e che per me è stato un salvataggio spirituale. Ma vedo che ad essa la chiesa ufficiale e visibile non aderisce più a cominciare dalla questione di cosa è la Bibbia.

Perciò io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese e membro della Chiesa invisibile che è nella comunione dei santi, e la mia firma vale non davanti agli uomini, ma davanti a Dio. E questo per me è più che sufficiente!

Daniela Michelin Salomon

 

Resta misterioso come uno possa essere cancellato da membro di chiesa senza averne fatto richiesta o senza una decisione di espulsione del suo concistoro. D’altra parte, abbiamo visto in un recente articolo che accadde lo stesso anche a un personaggio come Roberto Malan.

E, soprattutto, c’è molto da riflettere sul fatto che chi davvero aderisce al documento fondamentale della chiesa valdese debba sentirsi ed essere trattato da eretico. Daniela è un caso, uno dei pochissimi che si appalesano. Le decine e decine di cancellazioni, che in certe chiese locali hanno raggiunto un terzo e più dei membri di chiesa, ne sono un’altra inquietante testimonianza.
Appare su “valdesi.eu”: “Il vice presidente del Sinodo Valdese ha dichiarato irricevibile il nostro ricorso al Sinodo…

Una delle cose “irricevibili” del ricorso – ci hanno fatto sapere in modo informale – è la mia firma perché “non sono membro di chiesa”.

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A quel tempo non c’era ancora la casa di riposo “La Miramonti”, ma era in progetto, e visto che io ho studiato alla scuola alberghiera, nella sezione dell’amministrazione alberghiera, il sogno del mio pastore era quello che io diventassi amministratrice della “Miramonti”

Mi spiace ancora adesso per Ernesto! I suoi sogni andarono in fumo. Io cessai di partecipare alla vita della chiesa valdese dopo un anno di discussioni; uno degli argomenti per me inaccettabili già allora era che “la Bibbia non è Parola di Dio, ma la contiene”.

Non ho mai ricevuto però un qualche scritto o un avvertimento o parola che io fossi stata cancellata come membro di chiesa, l’ho sentito solo ora da Lucio Malan, cui è stato riferito che la mia firma del ricorso non era valida: “Lei non risulta membro di chiesa!”

Certamente lo immaginavo, perché dopo che ero tornata a frequentare assiduamente la Chiesa Valdese quattro anni fa, specialmente il culto e gli studi storico-critici, il pastore Claudio Pasquet mi chiese se volevo diventare membro di chiesa: non avrei dovuto fare altro che scrivere una lettera di richiesta. Ma avendo io sentito al culto quale fosse la prassi al momento di ricevere i membri di chiesa, vale a dire: quando viene pronunciato il nome del nuovo membro viene aggiunto: “In comunione con la Chiesa Valdese”, ebbene non ho accettato la proposta, perché io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese in comunione con l’antica Chiesa Valdese di cui i miei padri hanno scritto una Confessione di Fede alla quale aderisco completamente e che per me è stato un salvataggio spirituale. Ma vedo che ad essa la chiesa ufficiale e visibile non aderisce più a cominciare dalla questione di cosa è la Bibbia.

Perciò io mi ritengo “membro” di Chiesa Valdese e membro della Chiesa invisibile che è nella comunione dei santi, e la mia firma vale non davanti agli uomini, ma davanti a Dio. E questo per me è più che sufficiente!

Daniela Michelin Salomon

 

Resta misterioso come uno possa essere cancellato da membro di chiesa senza averne fatto richiesta o senza una decisione di espulsione del suo concistoro. D’altra parte, abbiamo visto in un recente articolo che accadde lo stesso anche a un personaggio come Roberto Malan.

E, soprattutto, c’è molto da riflettere sul fatto che chi davvero aderisce al documento fondamentale della chiesa valdese debba sentirsi ed essere trattato da eretico. Daniela è un caso, uno dei pochissimi che si appalesano. Le decine e decine di cancellazioni, che in certe chiese locali hanno raggiunto un terzo e più dei membri di chiesa, ne sono un’altra inquietante testimonianza.
“Non spostare il confine antico, this e non entrare nel campo degli orfani; perché il loro vendicatore è potente, pilule egli difenderà la causa loro contro di te” (Proverbi 23:10,11).

Perché abbinare il confine antico con il campo degli orfani come se il confine delineasse il campo, come se ciò che è antico formasse la solitudine? In quest’epoca il rimanere orfani è la conseguenza di chi mantiene il confine antico che crea, inevitabilmente, una sorta di situazione dove ci si ritrova come senza padre e senza madre; ma qui esiste un campo che non è quello dell’orfano, ma degli orfani. Se tanti orfani stanno insieme non cancellano il fatto di essere senza padre e senza madre, ma cancellano la solitudine, e in più con loro sta un Vendicatore potente che con la sua presenza annullerà l’assenza di paternità e li difenderà! ” Non vi lascerò orfani; tornerò da voi” (Giovanni 14:18).

Un dì feci una domanda a un uomo di Dio conoscendo però già la risposta. “Non vi lascerò orfani; tornerò da voi”; questo tornare del Signore è nel passato, nel presente o nel futuro? Egli mi rispose: ” Nel passato quando Cristo risuscitò e nel futuro, quando Cristo ritornerà”. Ma nel mio cuore la risposta era: “Nel presente!”, perché nel campo degli orfani è già presente un Vendicatore potente, un potente Consolatore che è con loro ora e per sempre! (Giovanni 14.15;21).

Daniela

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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