A Cambridge avevano le idee chiare sui Valdesi (5) RATERIO, “UN CLAUDIO PIÙ AGGRESSIVO”

Seguiamo Pierre Allix nel suo libro del 1690 alla ricerca delle origini dei Valdesi.

Nel turbolento decimo secolo Allix ravvisa per un verso i risultati perversi dell’uso e abuso delle immagini e del loro culto in eresie manifestatesi anche nel Nord Italia, le quali pretendevano che Dio avesse letteralmente aspetti corporali di un uomo anziano, per un altro il permanere di convinzioni anti-transustanziazioniste, testimoniate fra gli altri da Zeno, vescovo di Verona, nonché dell’uso – in seguito abolito – di consentire a laici di portare l’eucaristia ai malati. Aspetti diversi da quelli già allora tenuti dalla Chiesa di Roma, il che è di per sé una dimostrazione del fatto che l’autorità dottrinale del Papa non era riconosciuta.

Ciò viene detto senza alcuna timidezza da Raterio, il quale afferma “Petri omnes Episcopi vicem tenent in Ecclesiis” (“Tutti i vescovi sono vicari di Pietro nelle Chiese”). Raterio è in sé un caso interessante: monaco presso Liegi, fu fatto vescovo di Verona nel 928, non per nomina papale, ma per nomina imperiale, ratificata da un concilio di vescovi nella stessa Verona (così riferisce Allix). Proprio Raterio mette apertamente in discussione l’autorità papale: “Qualora il Papa si dimostri malvagio, spergiuro, adultero, cacciatore, ubriacone, che sarebbe delle doglianze a lui rivolte? Si riderebbe di coloro che le presentano e favorirebbe coloro che sono simili a lui”. Raterio non manca di farsi beffe delle scomuniche papali, definendo Roma come “il luogo dove tutto è in vendita”, citando Sallustio, e alludendo alle lettere di scomunica con le parole “carte quasi apostoliche acquistate come da antico costume”. Raterio (890 circa – 974), originario dell’odierno Belgio, quasi un Claudio più turbolento, si scaglia contro i vizi del clero italiano, essendo gli italiani “i più corrotti di tutti, per natura proni alla depravazione e al vizio”, e in questo “l’unica differenza tra clero e laici è l’abito”. Lamenta il disprezzo del canone della chiesa “dal laico fino al Sommo (quanto a malvagità) Pontefice”, afferma che tutti i clerici sono “o adulteri o sodomiti”, ammonisce il vescovo di Parma a smettere di conferire cariche ecclesiastiche a bambini in cambio di denaro. La sua severità sembra avere persino caratteri di umorismo quando dice: “Se applicassi con rigore il divieto ad avvicinarsi ai riti a coloro che non sono casti, potrei ammettere solo i fanciulli. Se poi, come alcuni vogliono, escludessi anche i figli bastardi, dovrei fare a meno anche dei fanciulli.”

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