‘Riforma’ chiede la distribuzione di un libro in tutte le scuole. – Tranquilli: non è la Bibbia, ma il manuale per l’indottrinamento gay. Nel quale per “Chiesa” si intende solo quella Romana (1)

Nella posizione di maggior prestigio del “settimanale delle chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi” Riforma del 21 novembre, la collocazione che di solito si riserva a chi esprime la linea della testata, c’è un articolo pieno di ardore, di certezze granitiche, di esortazioni all’azione, come la “distribuzione nelle scuole primarie e secondarie” di un certo libro. Qualcuno che dei Valdesi conosca solo la gloriosa storia e non il triste presente, potrebbe pensare che questo entusiasmo sia volto alla diffusione dell’Evangelo, che le certezze siano quelle della fede e che il libro da distribuire sia la Bibbia. Niente di tutto questo! L’articolo, intitolato “Dalle parole ai fatti”, è di Silvana Ronco, <<Presidente dell’Associazione “31 ottobre – per una scuola laica e pluralista”>> (così è scritto in fondo all’articolo). Quando si parla di “scuola laica e pluralista”, difficilmente si vuole distribuire la Bibbia nelle scuole, ma si supporrebbe si voglia opporsi a ogni tipo di indottrinamento. Invece, l’articolo è una chiamata alle armi per il contrasto attivo alla “omofobia”, anche mettendo in atto alcuni documenti ministeriali, come la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”, di cui parleremo in seguito, e “procedendo con la distribuzione nelle scuole primarie e secondarie delle pubblicazioni “Educare alla diversità a scuola”mettendo bene in chiaro che neppure nelle ore di insegnamento confessionale cattolico possono essere veicolati messaggi omofobici”.

Il problema è che cosa si intende per “omofobia”. Una risposta molto interessante, a nome valdese, l’ha data il pastore Giuseppe Ficara, già membro della Tavola, e ora pastore in una delle due più grandi comunità valdesi, Luserna San Giovanni. Insomma, una delle figure di spicco della Chiesa Valdese, che, peraltro, si è generalmente distinto per impegno e dedizione, non per posizioni estreme, anche se in un articolo su Riforma ha chiarito, anzi, ha dato per scontato, che ci sono “brani biblici affetti da omofobia”, come questo sito ha riportato pochi mesi fa. E si noti che Riforma, con tanti pastori, sostiene in ogni occasione il disegno di legge Scalfarotto che punisce l’omofobia con il carcere.

Queste pubblicazioni Educare alla diversità, con il pretesto di prevenire il bullismo e la violenza sulle donne, in realtà vanno ben oltre, anche perché – nelle dottrine dogmatiche

del gender – il bullismo colpirebbe essenzialmente i bambini e i ragazzi che sono o vengono creduti omosessuali, mentre la violenza sulle donne sarebbe essenzialmente frutto della tradizionale distinzione di ruoli tra uomo e donna. Il rimedio starebbe – pertanto – nel negare dogmaticamente qualsiasi distinzione tra i ruoli dell’uomo e della donna, incluso i “pregiudizi” secondo i quali un uomo dovrebbe generalmente sposarsi, dovrebbe farlo con una donna e i figli nascono da un uomo e una donna. Nelle premesse di uno dei libretti Educare alla diversità, infatti, si lamenta che raramente viene data la possibilità ai bambini di venire a contatto o di vedersi proporre come modello, “famiglie con genitori/caregiver, fratelli, sorelle o altri individui LGBT”, e dunque “molti bambini trascorrono gli anni della scuola elementare senza accenni positivi alle persone LGBT”. Si noti che persino il termine “genitori” (unica parola superstite, data l’abolizione dei “discriminatori” termini “padre” e “madre”) è in pericolo, perché, richiamando il “generare”, è anch’esso a rischio di discriminazione ed emerge così in alternativa il termine straniero caregiver, “colui che presta cure” o “badante”, maggiormente adatto a far passare il concetto che i figli sono di chi se li piglia o se li compra, e non di chi li genera. Le contraddizioni di questi ideologi/sacerdoti del gender emergono qui con evidenza. Per un verso si maschera ipocritamente l’aspetto sessuale dell’omosessualità con la parola “omoaffettività” e si nega una identità legata al sesso di appartenenza, ma per un altro verso si vede ogni individuo etichettato e considerato in quanto ha quel tale orientamento sessuale. Cioè si presume che tutte le persone che hanno a che fare con un bambino gli vengano caratterizzate essenzialmente dal loro comportamento sessuale: “Guarda bimbo! È arrivato lo zio donnaiolo! Ah, c’è anche la cuginetta sgualdrinella. Ed ecco l’amico di Papà che va con le prostitute!” È il mondo grottesco di questi signori, solo che auspicano che alla galleria di personaggi di cui sopra se ne aggiungano altri omosessuali, così da dare al pargolo “figure positive LGBT”.

L’opuscolo che la signora Silvana Ronco vuole diventi obbligatorio nelle scuole depreca poi che nell’arretrata scuola di oggi “[a] un bambino è chiaro da subito che, se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa e, se è femmina, di un principe. Non gli sono permesse fiabe con identificazioni diverse.” Più in là, sconsolatamente si afferma: “Tale punto di vista, ad esempio, può tradursi nell’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà.” Una vera sciagura secondo costoro! Ma la parte più interessante sono i rimedi. Per esempio: “Nell’elaborazione di compiti, inventare situazioni che facciano riferimento a una varietà di strutture familiari ed espressioni di genere. Per esempio: <<Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?>>”. Si potrebbe dire che questa domanda è già discriminatoria perché fa presumere che i papà siano per forza due. Infatti, visto che due uomini non possono generare, la parola “papà” non ha nulla a che fare con la realtà, dunque nulla impedisce che un numero variabile di uomini decidano di essere “i papà” di questa poveretta, dividendosi le spese per comprare un ovulo e pagare quella forma estrema di prostituzione che è l’utero in affitto. Oltre a questo, si noti il paradosso per cui, trattandosi di omosessuali, si può usare la parola “papà”, mentre se si trattasse di un vero padre, bisognerebbe desessualizzarlo con l’espressione neutra “genitore”.

Il testo prosegue con una definizione profondamente razzista degli “omofobi”, parola ambigua usata per accomunare i delinquenti imbecilli (peraltro rarissimi e già puniti dalla legge) che vanno a picchiare qualcuno perché è gay con coloro che sono contrari a matrimoni e adozioni per le coppie dello stesso sesso: “Tratti caratteriali, sociali e culturali, come l’età avanzata, la tendenza all’autoritarismo, il grado di religiosità, di ideologia conservatrice, di rigidità mentale, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo. Come appare evidente, maggiore risulta il grado di ignoranza, di conservatorismo politico e sociale, di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba.” L’associazione per la laicità della scuola, insomma, vuole imporre nelle scuole una pubblicazione che dogmaticamente enumera i suoi “buoni” e “cattivi”. Giovani, intellettuali, atei, di sinistra: buoni. Anziani, senza grandi titoli di istruzione, credenti, di destra: cattivi. Un curioso concetto di laicità, specie per un settimanale di chiese cristiane! “Per essere più chiari – prosegue Educare alla diversitàvi è un modello omofobo di tipo religioso, che considera l’omosessualità un peccato; un modello omofobo di tipo scientifico, che la considera una malattia; un modello omofobo di tipo sociale, che la considera una minaccia; e infine un modello omofobo di tipo politico, che cavalca la paura della diversità… I messaggi negativi trasmessi dalle principali istituzioni, quali la famiglia, la Chiesa e lo Stato, sono incessanti”. In questo passaggio c’è un’altra chicca: la ”Associazione 31 ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani” (questo è il nome ufficiale) che propone di imporre nelle scuole un libretto dove per “Chiesa” si intende unicamente la Chiesa Cattolica Romana! Davvero un bell’esempio di laicità! Per noi evangelici, ad esempio valdesi, “Chiesa” dovrebbe essere la Chiesa Valdese, dunque, leggendo il libretto che piace a Silvana Ronco dovremmo concludere che “la Chiesa Valdese lancia incessanti messaggi omofobici”, oppure che non è chiesa, ma è qualcos’altro!

Lucio Malan

(Prima parte)

3 Commenti

  1. Per quanto mi riguarda se ci provano nella scuola di mia figlia avranno a che fare con me, e non solo…Che miseria Riforma e la chiesa valdese ufficiale che danno visibilità a questa robaccia!

  2. Quelle di cui “Riforma” sono voce di “chiese” sempre più in mano a pervertiti che impongono e propagandano la loro ideologia. Una sollevazione popolare per cacciarli sarebbe più che opportuna, ma…

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