Nulla sia più forte della vostra fede

GIOSUÈ GIANAVELLO

SULLE BENEDIZIONI MOLTE COSE DA CHIARIRE. Da uno studente di Teologia

Sarebbe stato giusto – nell’odg – parlare di “accompagnamento pastorale” e non di Benedizione.
Poi ci sono i problemi liturgici: che tipo di liturgia occorre? Dove lo registri? Esistono i registri di Battesimo, della confermazione, delle benedizioni matrimoniali, matrimonio con effetti civili, c’è il registro delle sepolture. Dove registri una benedizione di tale genere?
Penso che sia meglio vederci in un meeting per riflettere insieme, mettendo insieme tante competenze tecniche: giuridiche, teologiche, bibliche, psicologiche, ecc…. Riflettiamo e poi si vedrà …

Fraterni saluti in Cristo Gesù da un Valdese, studente di teologia

UN MEMBRO DI CHIESA E’ PARTE DELLA CHIESA

Gentile Presidente,

il nostro titolo corrisponde perfettamente alla realtà. “Dal Comune di Roma ci scrive XY” non vuol dire che è l’intera città che si esprime. “Dall’ONU il messaggio di Obama” non vuol dire che il messaggio è dell’intera organizzazione.

Trovo peraltro (ma è gusto personale) non molto bello prendere le distanze in modo così pedante da un membro della stessa Chiesa.
Forse queste cose andrebbero invece specificate a membri della Tavola che, senza consultare nessuno e prima che il Sinodo si riunisca, dicono cosa deciderà il Sinodo. Immagino abbia scritto anche a loro.
Cordiali saluti
Lucio Malan

Ma il Presidente ha nuovamente scritto:


Al senatore Lucio Malan
Egregio signore,
La ringrazio per la Sua risposta ma non posso condividere le Sue conclusioni.
Restando nel quadro della chiesa, per esempio, sarebbe impossibile qui a Ginevra pubblicare qualcosa con il titolo “Ci scrivono dalla Chiesa protestante di Ginevra, che si riunisce nella Cattedrale di Saint-Pierre” quando si tratta della lettera di un semplice parrocchiano. Dopo neanche un’ora le autorità della Chiesa, dal moderatore ai pastori di Saint-Pierre vi chiederebbero delle spiegazioni.
Nel nostro caso capisco bene che, da persona intelligente, Lei abbia fiutato che la lettera del signor Sieve poteva essere un eccellente affare per il vostro sito: non per il suo contenuto ma per la sua provenienza. Siamo tutti d’accordo che nel “cromosoma valdese”, l’accostamento “Chiesa Valdese di Ginevra + Auditore de Calvin”, Ginevra più Calvino, è vincente; attira subito l’attenzione, è come dire “Ci scrivono dal Tempio di Gerusalemme!”.
Dunque il titolo scelto è ottimo per il vostro sito; per contro dal nostro punto di vista è sgradevole perché semina il dubbio, ci mette in imbarazzo e crea equivoci per chi non coglie la strumentalizzazione.
Quindi resto sulle mie posizioni e, ringraziondo anticipatamente, reitero la richiesta di procedere alla correzione del titolo.
Con i più distinti saluti,

Avv. Pierre G. Mauron
Presidente del Consiglio di chiesa
Chiesa Valdese di Ginevra

Gentile Avvocato e Presidente,

a questo punto pubblichiamo anche le sue rimostranze e i lettori giudicheranno la realtà e la correttezza di ciascuno. Restiamo certissimi della correttezza del titolo che infatti rimane. Gli esempi che formula sulla Chiesa Protestante di Ginevra non sono calzanti perché non è citata alcuna persona, cosa che invece noi abbiamo fatto.

Siamo laicamente colpiti dal luogo dove vi riunite e per questo l’abbiamo sottolineato, ma avete la stessa probabilità di dire cose ispirate o corbellerie di chi si riunisce in un garage nel Sud Italia. E se pure una comunità si riunisse alla presenza dell’Arca dell’Alleanza, la Chiesa è chi ne fa parte, come il fratello Sieve, come lei, non è certo il luogo né l’istituzione. Perciò, se uno fa parte della Chiesa di Roma e si rivolge in quanto membro di chiesa a qualcuno, quest’ultimo può ben dire di aver ricevuto un messaggio “dalla Chiesa di Roma”, non certo “della”, così come se ricevo una lettera da un tale di Parigi, posso ben dire di averlo ricevuto “dalla Francia”. A chi, non comprendendo bene questo semplice concetto, si facesse prendere da improbabili “imbarazzo” e “dubbio”, basterà leggere il testo, dove il nostro (suo e mio) fratello in fede dice “La mia opinione non coinvolge la comunità, perché, come nella maggior parte delle chiese, non si parla di etica, di posizioni da assumere. Queste cose annoiano e recano un certo disagio, perciò si preferisce lasciare che altri decidano.” Alla luce di questo, si vede quanto fondata sia la sua accusa di strumentalizzare, e cioè di essere in malafede.

Il titolo pertanto resta, in quanto del tutto veritiero e per nulla fuorviante, come restano i suoi commenti, in grado di dissipare anche i dubbi più persistenti e consentono di fare luce sul concetto di “Chiesa”

L’ALLEANZA EVANGELICA ITALIANA SULLA BENEDIZIONE DELLE COPPIE OMOSESSUALI: “IMPOVERITA LA FEDELTA’ ALL’EVANGELO”

ABBIAMO RICEVUTO PARECCHI MESSAGGI

Abbiamo preso  atto  della  recente apertura del Sinodo della Chiesavaldese-metodista (2010) alla benedizione delle coppie omosessuali ed esprimiamo  la nostra più viva preoccupazione per questa decisione. Si tratta di uno smarrimento teologico prima ancora che etico, dove una discutibile ginnastica ermeneutica ha notevolmente impoverito la fedeltà all’evangelo. Non rispettare l’autorità biblica, evitando dichiamare peccato ciò che chiaramente è definito come tale (ad esempio:”Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole”, Levitico 18,22, ed ancora, “similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento”, Romani  1,27), significa infatti procedere con determinazione verso la perdita dell’evangelo stesso.
La griglia normativa che riceviamo dalla Bibbia ci incoraggia senza incertezze a sostenere la famiglia come nucleo costruito sul matrimonio di un uomo e di una donna,  i quali si uniscono volontariamente e pubblicamente in vista di un progetto condiviso all’insegna della solidarietà e della fedeltà. Altre unioni – di qualunque tipo – “che comportano rapporti sessuali sono considerate fornicazioni e adulteri”  (AEI, Gli evangelici e le unioni di fatto, 2005) e viste come effetti del peccato. Senza Gesù Cristo, nessuno è”sessualmente normale”, ma chi vuole seguire Gesù Cristo in una vita di discepolato deve sempre aprirsi ad un cammino di cambiamento e di santificazione che, tra l’altro, comporta l’abbandono di relazioni sessuali al di fuori dal matrimonio, omosessuali od eterosessuali che siano.  Nessuno, neanche un sinodo o un’autorità ecclesiastica, è autorizzato a benedire ciò che Dio non benedice.  Se lo fa, dice una menzogna e si carica di una grave responsabilità.
Invitiamo  le chiese, le agenzie e le opere evangeliche ad  impegnarsi con sensibilità e integrità pastorale verso tutti, senza farsi condizionare dall’orientamento sessuale, e a disapprovare la pratica omosessuale perché incompatibile con le Scritture.
Esprimiamo solidarietà fraterna alla minoranza all’interno della Chiesa valdese-metodista che si è espressa contro la decisione del Sinodo, invitandola a mantenere alta la Parola della vita e a coltivare relazioni col mondo evangelico sensibile alla fedeltà alla Scrittura anche su questo tema.
Invitiamo gli organismi evangelici impegnati in qualche forma di dialogo ufficiale con la Chiesa valdese-metodista ad esprimere la loro disapprovazione per la decisione come atto di franchezza evangelica, ad esempio sospendendo il dialogo in corso.
Infine, preghiamo per un radicale ritorno alla Parola di Dio (che è sempre accompagnato dal ravvedimento dal peccato), non solo nella Chiesa valdese-metodista, ma in tutto il popolo evangelico. Senza un costante ritorno alle fonti della Scrittura, la testimonianza evangelica è destinata ad inaridirsi.

Alleanza Evangelica Italiana
Vicolo S. Agata 2000153 Roma
www.alleanzaevangelica.org
ufficio.stampa@alleanzaevangelica.org

Roma, 30 agosto 2010

news dx

IN QUESTO SITO VIENE PUBBLICATO CIÒ CHE È RITENUTO UTILE ALLA INFORMAZIONE E AL FORMARSI DI OPINIONI SUI TEMI DI CUI CI OCCUPIAMO. I PROMOTORI DI QUESTO SITO NON CONDIVIDONO NECESSARIAMENTE TUTTE LE IDEE O LE AFFERMAZIONE CONTENUTI IN TESTI CON FIRME DIVERSE DA QUELLE DEI PROMOTORI STESSI.


SINODO 2010 – QUALCHE COMMENTO

“Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo… se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema… E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo”.(Gal.1:6-10). Noi speriamo fortemente che i Valdesi, eredi di una gloriosa storia a favore di Cristo, si ravvedano e facciano ammenda, sbarazzandosi di tutta quei modelli culturali che non parlano di Cristo né onorano Cristo, che ha dato se stesso perché l’Uomo acquisisse la vera Umanità. Ma se essi procedono per la strada del neoumanesimo ateo, che tende a conservare l’Uomo nelle strutture del vecchio Eone, lasciandolo nella sua atavica barbarie e impedendolo di entrare nel Regno, non devono meravigliarsi se la loro testimonianza è infruttuosa e sterile destinata a seccarsi come il fico della parabola di Gesù in Marco 11:12-14, ovvero essi sono mercenari, e non pastori ai quali le pecore non appartengono,vedendo venire il lupo, abbandonano le pecore e fuggono lasciando il lupo fare razzie, perché sono mercenari e non importa loro delle pecore…(Giov.10:7-13).

Noi diciamo No! No! No all’Evangelo dei Valdesi.

Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù libera” di Venezia

Paolo Brancè

NO! NO! NO ALL’EVANGELO DEI VALDESI – Comunicato dei Battisti Internazionali di Marghera (VE)

“Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo… se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema… E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo”.(Gal.1:6-10). Noi speriamo fortemente che i Valdesi, eredi di una gloriosa storia a favore di Cristo, si ravvedano e facciano ammenda, sbarazzandosi di tutta quei modelli culturali che non parlano di Cristo né onorano Cristo, che ha dato se stesso perché l’Uomo acquisisse la vera Umanità. Ma se essi procedono per la strada del neoumanesimo ateo, che tende a conservare l’Uomo nelle strutture del vecchio Eone, lasciandolo nella sua atavica barbarie e impedendolo di entrare nel Regno, non devono meravigliarsi se la loro testimonianza è infruttuosa e sterile destinata a seccarsi come il fico della parabola di Gesù in Marco 11:12-14, ovvero essi sono mercenari, e non pastori ai quali le pecore non appartengono,vedendo venire il lupo, abbandonano le pecore e fuggono lasciando il lupo fare razzie, perché sono mercenari e non importa loro delle pecore…(Giov.10:7-13).

Noi diciamo No! No! No all’Evangelo dei Valdesi.

Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù libera” di Venezia

Paolo Brancè

LA FRASE CHE MEGLIO PUÒ DESCRIVERE LA FINE DI UNA CHIESA EVANGELICA: “LA BIBBIA NON È LA PAROLA DI DIO, NELLA BIBBIA SI TROVA LA PAROLA DI DIO. IL NOSTRO COMPITO È “SCAVARE” PER LIBERARLA DALLA STRATIFICAZIONE DELLA CULTURA”

Si legge che questa frase avrebbe anche ottenuto notevole consenso. In ogni caso chi l’ha pronunciata è pastora ed ha dunque l’incarico retribuito di diffondere, predicare insegnare quanto la Chiesa Valdese crede.

Comunque sia, queste parole si scontrano con gli articoli 2 e 3 della vigente Confessione di Fede, e soprattutto con il 4 che vale la pena leggere interamente: “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con suo divino sapore”.

Altro che liberare dalle stratificazioni!

Insomma, secondo la pastora Di Carlo nella Bibbia c’è parola di Dio, ma in certe parti no e il documento sull’omosessualità di questi punti ce ne ha indicati, purtroppo solo implicitamente, un bel po’.

Prima conseguenza di questa idea: la Bibbia è un libro come un altro. Forse che tracce della sapienza di Dio non si possono trovare un po’ dappertutto, non certo solo negli scritti teologici, ma anche magari in un romanzo, in un saggio? La differenza è che la Bibbia afferma in più punti di essere parola di Dio, cui nulla va aggiunto o tolto, cosa che quasi nessun altro libro fa. Una bugia non da poco, che fa diventare la Bibbia un libro peggiore della maggior parte degli altri!

Poi c’è il problema del come e del chi dovrebbe “liberare la Bibbia dalle incrostazioni”. Sul “chi”, temiamo che chi parla di queste cose pensi innanzitutto a se stesso. Chiunque sia, gli viene attribuito un potere superiore al quello del clero romano, il quale dovrebbe – nel suo “integrare” gli insegnamenti della Scrittura con le proprie “tradizioni” – verificare la lunga presenza nella Chiesa degli elementi da introdurre nella dottrina (ad esempio, il dogma dell’immacolata concezione). Invece, qui è proprio il contrario: tutta la Bibbia è “in attesa di giudizio”, giudizio che poi può essere ulteriormente cambiato. In altre parole, sono molto più importanti le opinioni di coloro che “liberano dalle stratificazioni” la Bibbia della Bibbia stessa. Più che teologi diventano una sorta di Sibille, le quali potevano dire qualsiasi cosa venisse loro in mente.

Poi arriva il bello: qual è il termine di paragone che ci dice ciò che è Parola di Dio e ciò che non lo è ? O non esiste, o è costituito dalle personali convinzioni del “teologo”, o prevarrà inevitabilmente il criterio per cui – in pratica – è tutta una stratificazione culturale. Facciamo un esempio con la Divina Commedia. Poiché vogliamo sapere il vero messaggio dell’uomo Dante iniziamo col togliere tutto ciò che è connesso a fatti storici, oggi non più attuali, e viene via gran parte del testo. Poi, ci sono le convinzioni teologico-filosofiche dell’epoca, in gran parte non originali di Dante perciò via anche quelle. Che resta ? Qualche neologismo, qualche tecnica narrativa, il resto, scartato. Usiamo questa tecnica per trovare le “stratificazioni culturali” nel documento sinodale sull’omosessualità ? Anche qui, presto liquidato: sarebbe stato pensabile un documento del genere fino a 40 anni fa ? No. Infatti, come fonti cita solo documenti sinodali recentissimi e ignora la disciplina sul matrimonio e la famiglia (fondamentali in materia), oltre naturalmente alla Bibbia. È perciò chiaramente il frutto di una stratificazione culturale e delle ideologie del momento e tra qualche anno gli stessi che l’hanno votato oggi potrebbero non votarlo più. In realtà c’è anche un’altra epoca in cui un documento pro-omosessuali poteva benissimo essere approvato: l’epoca dell’apostolo Paolo, quando, nel grande mondo greco-romano, un po’ di pratica omosessuale era pressoché d’obbligo per introdursi nella società, nella cultura e persino nell’esercito. Vero, Paolo era ebreo e dunque meno influenzabile dalla cultura ellenistica prevalente: ma – viene anche da dire, in un mondo dominato dagli ellenisti, Dio doveva proprio scegliersi gli uomini chiave tra i quattro gatti omofobi Ebrei? Un vero pasticcione, insomma, se la sua intenzione era benedire i gay. Altrimenti, dobbiamo pensare che abbia scelto bene, nonostante non avesse la possibilità di consultare la pastora Di Carlo.

Ma supponiamo che la pastora abbia ragione: che senso ha perdere tempo e denaro la domenica mattina  in nome di un libro che include una serie di bugie e opinioni errate ? E che senso ha avere dei pastori per fare questo?

Quelle parole – se le prendiamo per buone – certificano l’insensatezza dell’esistenza di una chiesa evangelica.

Insomma: dal “sola scriptura” alla “scrittura sòla”. In romanesco, “sòla” significa fregatura, e gli studenti della facoltà di teologia la conoscono senz’altro. Forse qualcuno l’ha fraintesa.

Ma noi la pensiamo in un altro modo, e crediamo che opinioni così insensate possano prevalere solo per qualche mese di annebbiamento.

 

Lucio Malan


 

Intervista di Radio Radicale a Lucio Malan sulla decisione del Sinodo Valdese di impartire la benedizione anche alle coppie omosessuali.

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“VALDESI E UNIONI GAY: DECISIONE ROZZA E CONTRADDITTORIA. CHIESA VALDESE AL MARASMA”

Le istanze di coloro che si opponevano – a cominciare dal pastore della Comunità di Lingua Francese di Roma, i cui membri sono in gran parte immigrati recenti – sono state dileggiate con affermazioni teologiche di straordinaria leggerezza. Una delle più assurde? Quella secondo cui l’apostolo Paolo avrebbe condannato la pratica omosessuale “a causa dell’influenza della mentalità della sua epoca”. Ma anche i ragazzini sanno che all’epoca l’omosessualità godeva di un’approvazione sociale assai superiore a quella di oggi!
Insomma, un rozzo colpo di mano imposto ai membri del Sinodo con fretta irragionevole, senza risolvere le pesantissime contraddizioni tra ciò che si è approvato e ciò che è ancora vigente, e senza perciò porre alcun confine all’apertura. Non si vede infatti su quale base si potrebbe ora rifiutare la benedizione della Chiesa a unioni poligamiche, incestuose o adulterine. Non verrà fatto perché non è trendy come l’omosessualità e nessuno lo richiederà, ma non vedo strumenti logici in base ai quali ci si potrebbe rifiutare. Queste benedizioni non si capisce perciò cosa saranno, se non una trovata nel tentativo di aumentare il bottino dell’8 per mille.
Quando un organismo mantiene tranquillamente vigenti norme in frontale contraddizione, non è più un organismo, ma è al totale marasma. Non è perciò strano che nella Chiesa Valdese ci siano molte più presenze settimanali sul nostro sito dissidente che a tutti i culti valdesi in Europa messi insieme.
La crisi sta in ciò che è stato sostenuto una pastora, ricevendo purtroppo vasta approvazione: “La Bibbia non è la Parola di Dio, nella Bibbia si trova la Parola di Dio. Il nostro compito è “scavare” per liberarla dalla stratificazione della cultura”. Il che, oltre ad essere violentemente contrario alla vigente confessione di fede, significa due cose gravissimeche la Bibbia è un libro come un altro – poiché tutti sanno che la saggezza di Dio si può trovare dappertutto – e che conoscere la Parola di Dio è roba da “chierici” – cioè degli specialisti che, secondo la pastora, debbono liberarla dalla stratificazione della cultura.
Un giorno triste e grottesco, in una valle che vide per molti secoli i valdesi andare incontro a qualunque pericolo pur di restare fedeli alla Bibbia, che per loro era tutta quanta (e il bello che in teoria lo è ancora oggi) <<Sacra Scrittura, pienamente contenuta nei libri dell’Antico e Nuovo Testamento>>.
Ringrazio i coraggiosi dei 9 voti contrari e i 29 astenuti. Non resta che pregare: avremmo dovuto farlo di più e prima”.
 Lucio Malan

L’APOSTOLO PAOLO AVREBBE SUPERATO I NOSTRI CRITERI DI “ATTUALITÀ”?

Ce ne hanno dette di tutti i colori per aver citato Levitico 18 nel nostro appello al Sinodo. Siamo sempre in attesa che ci venga spiegato, con parole semplici perché le possiamo capire, se quel passo è superato anche dove proibisce l’adulterio e l’accoppiamento con gli animali, e come si fa, in generale, a distinguere nella Bibbia le parti superate da quelle eventualmente attuali.

Ma, nel frattempo, proponiamo a chi ci avversa un quesito certamente molto più facile: l’Apostolo Paolo era attuale almeno quando scriveva? In altre parole, se “come evangelici” (espressione generalmente usata nella nostra chiesa per introdurre una presa di posizione politica) trovandoci nell’estate dell’ anno 50 d. C. nella consueta assemblea in una fresca valle della Galazia del Nord, avremmo dovuto dare retta a Paolo, che portava l’Evangelo di Cristo su cui ci aveva scritto una lettera, o ai suoi principali avversari culturali, gli intellettuali ellenisti.
Ebbene, vedo un duello dove gli intellettuali ellenisti partono nettamente in vantaggio. Molto chic, molto rispettati nei cenacoli letterari, ti fanno conoscere gente ben introdotta, che quando parlano tutti esprimono ammirazione. Invece questo Paolo sembra settario e un po’ fanatico.
All’epoca, poi, la cosa più vicina alla Chiesa di Roma era la tradizione religiosa statale romana ed è innegabile che tra Paolo e gli ellenisti questi avrebbero scelto gli ellenisti. Ma non diamo a Paolo questo punto troppo facilmente perché gli ellenisti alle storielle di Giove Marte & C. non credevano neanche un po’ (Cicerone, già 70 anni prima della predicazione di Cristo, scriveva che in realtà ”non ci credevano più nemmeno le vecchiette”). Aveva finto di crederci sul serio quel musone di Augusto, il grande propugnatore della famiglia, ma aveva avuto devastanti scandali persino in casa, per cui di famiglia ora non si parlava più, ritenendola una istituzione ormai superata. E, con il metro di oggi, è un altro punto per gli intellettuali ellenisti o al massimo un pareggio.
Ma, oggi, abbiamo un criterio quasi aureo che proveremo ad usare anche qui. La posizione sui “diritti” gay, ovvero sull’accettazione culturale inclusiva, piena, dei gay.
Come erano le posizioni allora delle due fazioni in campo ? Ebbene, da Paolo, chiusura totale: “Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti,  né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (I Cor. 6,9-10) e “Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami… infatti gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami”(Romani 1,26-27). Mentre i suoi avversari fanno a gara ad esaltarli. Altro che parificazione! Per loro l’amore tra due uomini è un dono straordinario degli Dei, è vastamente incoraggiato nelle più importanti istituzioni, a cominciare da quelle culturali. In Platone, ancora molto in voga ai tempi di Paolo, è chiaramente giudicato superiore a quello volgare tra uomo e donna, Giulio Cesare aveva modi spicci, ma i suoi soldati lo definivano “marito di tutte le mogli” e anche “moglie di tutti i mariti”. Lo stesso uomo che aveva determinato l’esistenza della civiltà ellenistica, Alessandro, era un po’ bigotto, va be’, tanto che rese grandi onori persino al Sommo Sacerdote del tempio di Gerusalemme, ma non nascose mai il fortissimo legame con il suo bel compagno d’armi nell’esempio di quello mitico tra Achille e Patroclo. Insomma, qui tra Paolo e i suoi avversari non c’è nemmeno gara, “come evangelici” non possiamo che stare con gli intellettuali ellenisti: certe questioni, come i diritti civili, sono dirimenti. Tra l’altro, questo Paolo, passi che fosse Ebreo, non era colpa sua, ma tra gli ebrei c’erano i Sadducei, molto chic anche loro, aperti, gente con cui si può parlare. Paolo, che fa, il Sadduceo? No, si unisce ai più fanatici degli Ebrei, i cristiani che affermano, pensa un po’, che un certo predicatore finito nei guai giudiziari, era Figlio di Dio, peggio ancora: Dio. Si può parlare con certa gente? No, no signor Paolo, queste cose religiose potevano andare una volta, funzionarono persino a Atene e Roma, a Gerusalemme fino a qualche tempo fa, ma da noi…
(SIA CHIARO CHE QUESTO ARTICOLO E’ IRONICO. NOI SIAMO CON PAOLO, CHE TRA L’ALTRO ANNUNCIA CRISTO A TUTTI)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Radio Tempo di Riforma

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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