Nulla sia più forte della vostra fede

GIOSUÈ GIANAVELLO

ALTRE 7 DOMANDE

DOMANDE ALLA “MAGGIORANZA” CHE GUIDA LA CHIESA VALDESE

Le benedizioni alle coppie omosessuali hanno fatto notizia, ma purtroppo c’è ben altro.

Il nostro Appello al Sinodo ha suscitato notevoli reazioni. Ma si è tentato di ridurne il contenuto alla semplice questione omosessuale. In realtà nell’Appello c’è ben altro. Che si è cercato di ignorare.

  1. Che cos’è la Bibbia per la Chiesa Valdese ? È ciò che ha detto la pastora Daniela Di Carlo, durante il Sinodo (pare riscuotendo numerosi consensi) ? : “La Bibbia non è la parola di Dio, nella Bibbia si trova la parola di Dio. Il nostro compito è “scavare” per liberarla dalla stratificazione della cultura.” Oppure è ciò che dice la Confessione di Fede ? : “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con il suo divino sapore”.
  2. Che cos’è la Confessione di Fede per la Chiesa Valdese ? Ancora nel 2010 la fa sottoscrivere ai pastori consacrati, la pubblica sul sito ufficiale sotto il titolo “Cosa crediamo”, ma sembra che molti la ritengano un vecchiume e una cosa inutile, e soprattutto rilasciano dichiarazioni e compiono atti in aperto contrasto con essa.
  3. A chi spetta far rispettare la Confessione di Fede (se riteniamo che significhi qualcosa) ? Leggendo l’ordinamento, supponiamo che tocchi al Sinodo, alla Tavola, al Corpo Pastorale che si riunisce durante il Sinodo, e, sotto certi aspetti, agli organi locali. Non ci risulta però che nulla sia stato neppure ipotizzato nei confronti di coloro che hanno parlato o agito contro la Confessione stessa. Cosa vuol dire questo ? Che ciascun membro di chiesa può fare qualunque affermazione o atto, e dire di parlare o agire a nome della Chiesa ? O che qualcuno, nonostante l’esplicito richiamo dell’Appello, non ha fatto il suo dovere ?
  4. I pastori devono predicare secondo i fondamenti di fede della Chiesa oppure possono dire qualsiasi cosa passi loro per la testa? Affermazioni come quella della pastora Di Carlo, o come quelle del pastore Alessandro Esposito contro la Trinità e contro la divinità di Cristo, che restano totalmente ignorate dalla dirigenza della Chiesa, rapidissima invece a stigmatizzare altre prese di posizione, sembrano propendere per la seconda ipotesi. Ora, ciascuno è libero di pensarla come gli pare, ma quando si è incaricati (e pagati, sia pure in modo modesto) per diffondere una certa dottrina e se ne diffonde un’altra ben diversa e in contrasto con la prima, qualcosa non funziona. Tra l’altro, sappiamo che tutti i pastori hanno sottoscritto la Confessione di Fede del 1655. Analogamente, un comune cittadino è libero di esprimere giudizi negativi sulle auto della Fiat o anche schierarsi contro le auto in generale a vantaggio della bicicletta e dei mezzi pubblici. Se però uno è dirigente della Fiat, dovrebbe prima dimettersi e, se non lo fa, è l’azienda che dovrebbe rimuoverlo. Quella di pastore non è una libera docenza, una licenza di parlare di questioni connesse con la fede, né una tribuna da cui poter dare forza alla propria voce, ma una missione, un servizio a una ben determinata confessione. O almeno così pensiamo noi, conformemente alle secolari regole della Chiesa Valdese.
  5. Non pensate che impegnare il nome della Chiesa Valdese <<in iniziative che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere: “la compagnia de’ fedeli” che “vengono ad unirsi per seguitare la Parola di Dio; credendo ciò ch’egli vi ci insegna e vivendo nel suo timore” (articolo 25 della Confessione di Fede) >> nuoccia alla Chiesa stessa ? E’ vero o non è vero che le umane dottrine oggi trionfano domani cadono nell’oblio o nel discredito, mentre, dice Gesù “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” ?
  6. Cosa pensano coloro che hanno dato e danno la linea alla Chiesa Valdese dei tanti che l’hanno lasciata, proprio a causa di questa linea ? Solo tra i coraggiosi firmatari dell’Appello, ben quattro si sono dichiarati “ex valdesi”, e hanno affermato di avere lasciato la nostra Chiesa “causa degenerazione teologica” o simili. È chiaro che sono centinaia o forse migliaia coloro che, per gli stessi motivi hanno fatto la stessa cosa, ma – a differenza di quei quattro firmatari –  non sono passati ad altre denominazione ma hanno semplicemente abbandonato ogni modo di vivere la fede insieme ad altri fratelli, o, ancora, hanno abbandonato del tutto la fede e basta (e forse figurano ancora tra quei 19mila membri ufficiali). A giudicare dal perseverare nella stessa direzione sembra che di coloro che se ne sono andati pensino, nella migliore delle ipotesi “chi se ne importa”, nella peggiore “meno male che se ne sono andati; magari se ne andassero anche quelli dell’Appello”. Se qualcuno ha un’opinione diversa, ce la invii e noi la pubblicheremo.
  7. Quale diritto aveva il presidente del Sinodo, il magistrato Marco Bouchard, di impedire che si menzionasse l’Appello al Sinodo, firmato da quaranta membri di chiesa ? 

7 DOMANDE sulle “benedizioni omo”

ALLA “MAGGIORANZA” CHE GUIDA LA CHIESA VALDESE sulle benedizioni alle coppie omosessuali.

  1. Nell’Ordine del giorno sulle benedizioni alle coppie omosessuali, il Sinodo “esprime con forza la sua convinzione che le parole e la prassi di Gesù, così come esse ci sono testimoniate negli Evangeli, non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta improntate all’amore quale dono di Dio, liberamente e consapevolmente vissuto e scelto”. Se qualcuno, membro di Chiesa o “simpatizzante” (come i due “genitori” maschi del battesimo di Roma) o proveniente da altro paese e altra chiesa (come le due “spose” di Trapani) chiedesse di benedire liturgicamente la propria relazione adulterina, poligamica o incestuosa, dichiarando che essa è “improntata all’amore quale dono di Dio, liberamente e consapevolmente vissuto e scelto”, come potrete dire loro di no ?
  2. Come si concilia con l’autorità del Sinodo lasciare alle singole chiese la decisione sul dare luogo o meno alla benedizione ? Sarebbe lungo l’elenco dei passi dell’ordinamento valdese (a partire dal patto dell’Unione del 1561, rinnovato con l’Unione delle Valli del 1571, confermato nel 1647 e nel 1658) che assegnano senza ombra di dubbio al Sinodo le decisioni di questa portata.
  3. Che senso ha affidare la decisione alle singole chiese, se una coppia può “andare a farsi benedire” in qualunque comunità ? Forse per non urtare la sensibilità delle chiese dove la maggioranza è contraria ? Ma se è per questo dovrebbe essere tenuta in conto la sensibilità anche dei membri di chiesa contrari anche se in minoranza. E se è una cosa così giusta e doverosa perché lasciare la decisione alle chiese locali ?
  4. Ora, in un modo o nell’altro, il Sinodo ha preso una posizione, ma come la mettiamo con chi ha agito prima della decisione del Sinodo ? Da ora in poi ogni pastore o ogni chiesa locale potrà prendere le più stravaganti decisioni, in violazione delle norme vigenti, purché poi auspichi una decisione del Sinodo che dia loro ragione ?
  5. Escludendo per buon senso che le benedizioni alle coppie omosessuali siano l’inizio di una serie di benedizioni alle più svariate associazioni umane (compagni di scuola, soci in affari, aggregazioni sociali varie), non possono che essere interpretate come una accettazione di nuovi tipi di famiglia. Come si concilia questo nuovo tipo di famiglia con il vigente Documento sul matrimonio, approvato dal Sinodo 1971 e tutto improntato sull’unione fra “un uomo e una donna” ? Quali norme del documento del 1971 non sono più valide ?
  6. Istituiremo un registro delle coppie omosessuali ?
  7. In caso contrario, poiché la Chiesa Valdese da tempo celebra anche matrimoni dove uno o entrambi gli sposi siano divorziati, e lo status di divorziato è certificato dallo Stato, come ci si comporterà il giorno in cui “Ugo”, di cui si era benedetta qualche tempo prima l’unione con “Carlo”, chiederà di benedire la sua nuova unione con “Gilberto”, oppure con “Gilberta”?

BENEDIZIONI ALLE COPPIE OMOSESSUALI NON VOTATE DALLA MAGGIORANZA DEI DEPUTATI AL SINODO

SINODO: LA MAGGIORANZA DEI DEPUTATI ELETTI NON HA VOTATO SÌ !

L’ODG È PASSATO CON L’ASSENSO DI APPENA IL 58,3% DEI MEMBRI DEL SINODO

La Moderatora Maria Bonafede ha dichiarato prima del Sinodo “credo che nelle chiese esista ormai un’ampia condivisione nell’accoglienza alle coppie omosessuali” (Repubblica, 22 agosto). Nel suo articolo “Non un diritto ma un atto di grazia”, il redattore di Riforma Alberto Corsani, ha scritto che la discussione sull’argomento è stata “un momento di forte unità della Chiesa”, e che una “ampia maggioranza” ha approvato l’Odg.

In realtà, i 105 voti favorevoli sono solo il 58,3% dei membri del Sinodo con diritto di voto. Infatti, benché venga fatto circolare ufficiosamente il numero di 150 come totale dei deputati con diritto di voto, apprendiamo dal sito ufficiale della Chiesa che “il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi è composto da 180 membri con voce deliberativa, a cui si aggiunge un numero variabile di membri con voce consultiva”. Ciò è confermato dall’articolo 1B, lettera i) del Regolamento Sinodale della zona italiana (approvato dal Sinodo 1971). Il Regolamento è però piuttosto complicato e non esclude che, in presenza di una diminuzione del numero dei membri di chiesa, si possa scendere sotto quella quota. Ma l’ultimo capoverso del Comunicato Stampa ufficiale n. 1 del Sinodo 2010 dice specificamente che “l’Assemblea sinodale, massimo organo decisionale dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi cui partecipano 180 membri con diritto di voto – pastori e “laici” in numero uguale”. Questo vuol dire che, oltre ai 9 deputati contrari e ai 29 astenuti, ben 37 deputati non hanno votato, uno su cinque. Ora, è palese che contrari, astenuti e non votanti non erano favorevoli a quanto proposto: un totale del 41,7%!

N. %
105 58,3
NO 9 5,0
Astenuti 29 16,1
Assenti 37 20,6

 

Inoltre, è ovvio che pochissimi pastori hanno osato, o deciso di, mettersi in contrasto con la linea ufficializzata dai membri della Tavola che hanno scelto di esprimersi pubblicamente. Perciò i 75 deputati che non si sono conformati vengono verosimilmente in gran parte dai membri del Sinodo “laici”, cioè eletti, che secondo il comunicato dovrebbero essere 90. Possiamo dunque dire che la maggioranza dei deputati al Sinodo eletti, non ha votato l’ordine del giorno.

E questo in un clima dove le voci discordanti non hanno mai avuto alcun rilievo, se non nel nostro Appello. Fino a quando non si è parlato della nostra iniziativa, insomma, è stato come se tutti i Valdesi non vedessero l’ora di dire sì alle benedizioni gay. Nello stesso Ordine del Giorno, i contrari sono stati accusati di essere contro “le parole e la prassi di Gesù,” che “così come esse ci sono testimoniate negli Evangeli, non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta improntate all’amore quale dono di Dio, liberamente e consapevolmente vissuto e scelto”.

E poi siamo noi quelli accusati di voler parlare a nome di Dio e di giudicare la fede degli altri!

 

Ci scrive Lino Pigoni, Membro della Chiesa Metodista di Udine

Ci scrive Lino Pigoni, Membro della Chiesa Metodista di Udine

CONFESSIONE DI FEDE E LIBERTÀ.

1 – La Confessione di Fede è una delle pietre miliari che ci ricorda la nostra storia scandita da persecuzioni, galere, distruzioni. Le citazioni bibliche volevano dimostrare la fedeltà alla Parola.

Questa Confessione esaurisce il “che cosa crediamo come cristiani”? È la domanda che si poneva in carcere D. Bonhoeffer che scrisse di voler “esporre su che cosa dobbiamo credere in quanto cristiani”. Poi, riflettendo sul nostro tempo e sull’enigma di un mondo altro rispetto al passato giunse alla conclusione che la discussione si sarebbe dovuta porre in altri termini, appunto: “che cosa crediamo in quanto cristiani”?

La Confessione è la libera e franca articolazione di contenuti che la coscienza del credente, rinnovata da Dio-Spirito, desidera fare propria ed esprimere nella libera e responsabile testimonianza. Per l’articolazione dei contenuti mi affido alla preghiera, alla riflessione biblica, alla conoscenza di diversi percorsi di esegesi biblica e ricerca teologica.

2 – Citando dall’Appello al Sinodo: “Constatiamo inoltre che si affermano progressivamente interpretazioni sempre più personali …(si) nega pubblicamente la Trinità e la divinita…)! I dogmi sono costruzioni storiche che non necessariamente sono fedeli alla testimonianza dell’EvangeloPossono rappresentare una elaborazione storica contingente, o addirittura come un tentativo maldestro. Come tentativo maldestro mi sovviene il dogma dell’infallibilità del papa (1870). Se mi chiedo: come il papa divenne infallibile? L’interrogativo si “disvela” con la lettura dell’omonimo libro pubblicato dalla Claudiana.

Allo stesso modo mi chiedo, ma non da oggi: come il Dio UNO degli Ebrei e di “Gesù, ebreo di Galilea”( G.Barbaglio ) è diventato TRINO? Come procedendo dalle origini cristiane ed inoltrandosi nei secolo successivi Gesù diventa Dio da Dio, ecc. ecc.? Su questi interrogativi esiste una ricerca storica, esegetica, teologica condotta da studiosi cattolici romani e protestanti che fa parte a pieno diritto del pensiero cristiano dei nostri tempi. Propongono modi diversi di pensare il cristianesimo rispondendo alla volontà di una fede intellettualmente intellegibile e corente in rapporto ai nostri tempi. Ritengo che non si possano le ignorare le diverse cristologie, i contesti storici delle definizioni dogmatiche e per quali finalità esse sono state pronunciate ( es. Concilio di Nicea 325: eliminare le controversie cristologiche e le diverse scuole uniformando il credo delle chiese all’unità dell’impero secondo il volere di Costantino). Inoltre anche in riferimento alla Teologia del pluralismo religioso (anche nelle altre tradizioni religiose ci si può salvare) le formule dogmatiche vanno re-interpretate per ridire la fede riscrivendola nei linguaggi del nostro tempo. A questo proposito: “Se alcuni preferiscono il modo di procedere e le affermazioni della cristologia classica, sono liberi di attenervisi, ma accettino che si possano creare altre vie.” La fede cristiana, scrive F.Vouga, ha la libertà sovrana di pensare in modo critico e di procedere all’esame delle sue convinzioni”( André Gounelle, Parlare di Cristo, pag.21, Claudiana, 2008).

3 – Omosessualità: Credo che vi possano essere modelli diversi basati sull’amicizia, sull’amore che mettano in evidenza un importante pilastro della nostra cultura della relazione: la conoscenza delle differenze tra gli esseri umani e il rispetto di tali differenze come base del vivere comune. Di conseguenza è importante per me, come cristiano, accogliere le diversità che “si conciliano” in modo diverso dal mio e rallegrami che fioriscano nelle loro esistenze forti legami di dedizione reciproca e di amore. Vorrei che la mia chiesa fosse sempre per il rispetto e l’accoglienza delle diversità accompagnandole con una “amicizia forte forte”, cioè una benedizione.

Lino Pigoni

Membro della Chiesa Metodista di Udine

 

RISPONDIAMO: UNO È LIBERO DI NON CREDERE NELLA TRINITÀ, MA NON PUO’ PRETENDERE DI ESPRIMERE LA POSIZIONE VALDESE

Pubblichiamo questo intervento, che evidentemente non esprime la linea di questo sito. Sottolineiamo qualche punto.

Sul punto 1. Il suo insistere sul fatto che la Confessione di Fede è una “libera articolazione di contenuti” e che il credente desidera farla propria “nella libera testimonianza” sembra intendere che si può benissimo pensarla diversamente. Certo che si può: ma non pretendendo di esprimersi a nome o addirittura in quanto Chiesa Valdese. Uno è anche libero di pensare che il Corano contenga la vera Parola di Dio e noi difendiamo il suo diritto a dirlo. Ma non può pretendere di essere ancora cristiano.

Sul punto 2. Questo punto è coerente con il precedente: “La Confessione di Fede sostiene la Trinità e la divinità di Cristo ? Chi se ne importa ! Se è per quello la Chiesa Cattolica crede nell’infallibilità del Papa.”

Ma se uno non crede nella Trinità, ha già la sua casa nella Chiesa Unitariana, presente anche in Italia. Generalmente i suoi pastori si mantengono con un altro lavoro e ciononostante sono spesso valenti predicatori, sia pure eretici. Perché voler stravolgere invece l’identità di una Chiesa che unitariana non è mai stata ? Comunque, se non è d’accordo con la Confessione di Fede del 1655, più che scrivere a noi, deve farsi valere presso la dirigenza e il Sinodo della Chiesa Valdese (magari con un appello!), che pubblica la Confessione tra i documenti fondanti della Chiesa, la pubblica sul sito internet ufficiale sotto il titolo “cosa crediamo”, la fa sottoscrivere dai pastori consacrati. Noi riteniamo che faccia molto bene a farlo. Dove abbiamo qualche dissenso è che queste sottoscrizioni e pubblicazioni per qualcuno non contino nulla e ciò non disturbi chi dovrebbe vegliare sul buon andamento della Chiesa.

3) C’è una differenza tra “amicizia forte forte” e una benedizione. Con un amico vero resterò probabilmente amico anche se fa cose cui sono profondamente contrario. A un figlio, poi, sarò sempre vicino, qualunque cosa faccia. Cosa diversa è “benedire” qualunque atto che il mio amico o mio figlio faccia.

 

EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (2)

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Un ministro dell’ambasciata britannica chiese a Vittorio Emanuele I re di Sardegna (e del Piemonte), di migliorare le condizioni di vita dei Valdesi, discriminati in molti modi, ancora vittime dei rapimenti di bambini, vessati da tasse e obblighi speciali, costretti a vivere nelle parti meno produttive delle loro valli. Il sovrano rispose: “Emancipate i Cattolici Irlandesi e io emanciperò i Valdesi”. Il diplomatico britannico replicò: “Noi ci limitiamo a implorare a sua maestà di concedere ai Protestanti delle sue valli quanto è stato concesso ai Cattolici d’Irlanda”. Il re tacque e non fece nulla.

Il Moderatore valdese, Rodolphe Peyrani, che Gilly trovò settantunenne, in cattive condizioni di salute e in povertà materiale, parlò con il suo illustre ospite in francese, comprendeva l’inglese, anche se non lo parlava, ma – per le parti più impegnative della conversazione, dialogava in latino, “con dizione fluente, una scelta dei vocaboli di impostazione decisamente classica, sapeva usare a proposito intere frasi di antihi poeti e prosatori”. In particolare, usò versi delle Bucoliche di Virgilio per descrivere le ristrettezze economiche in cui i Valdesi erano ridotti.

Rodolphe Peyrani disse a Gilly parole che questi riporta virgolettate: ”Ricordate [voi della Chiesa d’Inghilterra, ovvero Anglicana], siete in debito con noi per la vostra emancipazione dalla schiavitù papale. Noi abbiamo aperto la via…. Il latrato dei cani dell’inquisizione fu udito nelle nostre valli prima che voi ne sentiste il nome. Alcuni dei nostri antenati furono costretti a spingersi in Provenza e Linguadoca… Le nostre dottrine giunsero nella stessa Inghilterra, e il vostro Wyckliffe (sic) predicava ciò che era insegnato dai ministri delle nostre valli”. Gilly aggiunge che un avversario di John Wycliffe, Thomas Walden, disse delle sue dottrine: “Era la dottrina dei Valdesi che si era insinuata dalla Francia”.


1 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (11)
2 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (10)
3 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (9)
4 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (8)
5 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (7)
6 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (6)
7 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (5)
8 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (4)
9 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)
10 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (2)
11 EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY

 

CONTINUA L’ANALISI DELLO STUDENTE DI TEOLOGIA SULL’ODG SULLE COPPIE GAY, CHE “DEMANDA ALLE CHIESE LOCALI UN’AUTORITÀ CHE NON GLI APPARTIENE”. ISTITUIREMO UN REGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO ? FACCIAMO CONCORRENZA ALLO STATO?

A questo punto la terza domanda viene spontanea: si deve creare un registro delle coppie di fatto omoaffettive ? E, perché no, anche un generico registro delle coppie di fatto (etero e omo)? Forse ci vogliamo sostituire allo stato: siccome lo stato non lo fa, lo facciamo noi chiesa? Se è così dobbiamo ripensare alla nostra dottrina sul rapporto tra stato e chiesa. Io – però – personalmente rimango un laico convinto: la manifestazione religiosa è un fatto di coscienza, lo stato non ha una coscienza, dunque lo stato non può avere una religione di stato e né può ascoltare lezioni di «umana saggezza» da una religione: né quando sono finalizzate alla conservazione né quando sono finalizzate al rinnovamento di una parte dell’ordinamento giuridico. Dare lezione di laicità allo stato, come istituzione chiesaè – a mio giudizio – assai pericoloso. Vuol dire che in tal modo consideriamo legittime tutte le lezioni di laicità che altre confessioni (chiesa cattolica) pretendono di impartire allo stato.

Vorrei precisare, inoltre, che esprimere un dissenso – magari con parole molto forti – non vuole dire totale dissociazione: si esprime un pensiero di protesta, con impeto che – di primo acchito – potrebbe far pensare ad un atteggiamento di rottura, ma invece vuole essere un richiamo, un segnale, una richiesta di attenzione da parte di una minoranza, che ha tutto il diritto d’esistere. Capisco anche che il semplicismo non è solo dei giornali, ma è palese che a molte domande poste non sono state date delle ragionevoli risposte. Anzi, si è tentato di scindere la disciplina ecclesiastica dalla teologia e viceversa. Io sono pronto ad ascoltare le argomentazioni dei più, ma vorrei sapere quali sono. Aspettate però: non vorrei ascoltare l’ennesima tiritera sulla questione dell’ omosessualità e delle varie interpretazioni bibliche; ribadisco che l’accoglienza delle persone o delle coppie omosessuali non è messa in discussione, ma vorrei ascoltare con profonda attenzione le argomentazioni sulle “benedizioni delle coppie di fatto omoaffettive”. E vorrei ascoltare anche – per avere le idee più chiare – le risposte alle mie obiezioni.

In conclusione vorrei fare una considerazione sull’ultima parte dell’OdG, che demanda alle chiese locali un’autorità che non gli appartiene, in quanto chiese inquadrate in un ordinamento di stampo presbiteriano. C’è il rischio di stilare una lista delle chiese che fanno tali benedizioni e chiese che non lo fanno e la conseguente emigrazione di omosessuali da una chiesa all’altra: quelli di IV Novembre verso Piazza Cavour, da Pordenone a Milano, da Cosenza a Messina, e via dicendo. Poi il Sinodo deve esprimersi per tutta la chiesa, e non solo per una parte: un documento normativo, per dirsi tale, deve essere astratto, generale, positivo e bilaterale, cioè, che vale per tutti e non per una parte. La chiesa Valdese è, appunto, una chiesa con un regime presbiteriano. Vorrei consigliare una lettura molto utile alla nostra discussione: Gianni Long, Ordinamenti giuridici delle chiese protestanti, il Mulino, Bologna 2008.

Pertanto vorrei chiedere agli organi esecutivi una maggiore chiarezza sull’OdG, in sostanza di chiarire fin da subito tutte le cose lasciate in sospeso.

Chiudo esprimendo, innanzi tutto, le mie più sentite scuse ai miei interlocutori se sono stato semplicista e superficiale e se ho affrontato la questione con poca acutezza e profondità, e chiedo scusa se la mia “perentorietà sfocia nella calunnia (autolesionistica, visto che di questa chiesa tutti facciamo parte).”Sono cosciente che “polemiche aggressive e ma non poco fraterne possono essere, per la comunione ecclesiale, più pericolose di opinioni teologiche improvvide o espresse in modo approssimativo”, come quelle dette da Alessandro Esposito. Vuol dire che mi riserverò il diritto di farlo in un prossimo futuro, ma dopo aver ascoltato le dovute obiezioni.

In attesa di eventuali evoluzioni della vicenda, porgo fraternamente i più caldi saluti in Cristo Gesù, nostro salvatore.

Studente di Teologia e membro di chiesa che ha chiesto di restare anonimo

LO STUDENTE HA INVIATO QUESTA BELLA LETTERA ANCHE ARIFORMA, MA NON È STATA PUBBLICATA

RISPONDIAMO: SE LA “INTERPRETAZIONE” ARRIVA AD ATTRIBUIRE A UN TESTO UN SIGNIFICATO OPPOSTO A CIÒ CHE DICE, CESSA OGNI POSSIBILITÀ DI RELAZIONE UMANA

Noi non abbiamo considerato nulla, ci siamo limitati a invitare i membri del Sinodo, sulla questione dell’omosessualità, a ricordare “i numerosi passi biblici che la condannano e temperino la tendenza a ritenerli semplicemente riflessi di una società non abbastanza evoluta,”. Tra questi passi, citiamo Levitico 18, che cita davvero insieme omosessualità e accoppiamento con gli animali. Chiedere di temperare una tendenza interpretativa alla luce di numerosi passi biblici non ci pare che denoti mancanza di rispetto. È invece una cosa alla quale sarebbe logico rispondere, specie da parte di chi si assume la responsabilità di effettuare certe scelte a nome dell’intera chiesa che l’ha consacrato pastore. Ma, lasciando stare gli animali, alla luce del proclama della Chiesa di Trapani e Marsala “Dio vuole l’amore, non lo giudica”, siamo ancora in attesa di sapere in nome di che cosa potremmo dire di no a chi chiede la benedizione di un amore adulterino, incestuoso o poligamico, dopo averla già concessa per una coppia omosessuale, per di più non appartenente alla Chiesa Valdese, per di più con il bizzarro privilegio dell’anonimato, per di più prima che il Sinodo esaminasse la questione.

Posto dunque che sull’organo di informazione della Chiesa, noi dissidenti siamo quasi cancellati, mentre su questo modestissimo sito, che funziona su base volontaria e pagandosi le spese, si dà spazio alle diverse posizioni, anche quelle che dominano, non senza spunti di tracotanza, su Riforma, senza pretendere di esaurire gli argomenti del pastore Esposito, vorremmo evidenziare alcuni punti.

  1. È curioso addebitarci di ospitare posizioni di “fondamentalismo di tipo letteralista”. A parte che nel sito c’è scritto esplicitamente che gli scritti pubblicati non esprimono necessariamente le opinioni dei promotori del sito stesso, ciò dovrebbe essere evidente dal fatto, ad esempio, che ospitiamo le lettere proprio del pastore Esposito. Va inoltre ricordato che nessuno di noi ha posizioni di rilievo nella Chiesa, mentre molti che ne hanno, si lanciano – persino durante il Sinodo – nelle più stravaganti affermazioni, in frontale contraddizioni con le posizioni ufficiali della Chiesa stessa (“la Bibbia non è Parola di Dio”). Confermiamo volentieri di richiamarci alle confessioni di della Riforma, anche se ciò si capisce già solo dal titolo del nostro appello.
  2. Anche noi vorremmo “ascoltare ragioni in luogo di invettive”. Purtroppo contro di noi, e il pastore Esposito è una lodevole eccezione, abbiamo sentito quasi solo invettive, abbiamo visto comportamenti scorretti in più di una circostanza, e sull’ultimo numero di Riforma abbiamo anche letto attacchi personali, accompagnati da affermazioni, di carattere personale,false. Non mi risulta invece ci siano invettive nel nostro appello. Di Alessandro Esposito abbiamo solo citato opinioni, che avrebbe benissimo potuto smentire, avendo accesso assai più facile alle pagine di Riforma: avrebbe potuto dire che crede nella Trinità e nella divinità di Cristo, che, come ha detto la Moderatora, “a Trapani si è solo pregato” e che non ha smentito il giornalista di Repubblica che gli chiedeva lumi sul quella cerimonia definendola “matrimonio”, per distrazione o chissà per cos’altro. Ma non ha fatto nulla di tutto questo, riteniamo, perché è persona onesta che non si rimangia ciò che ha detto.
  3. Le confessioni di fede non sono immutabili, ma possono essere cambiate (questa è una posizione liberale), ma – noi pensiamo – solo alla luce della Bibbia, poiché sulla Bibbia esse sono state improntate, con argomentazioni certo non banali. Ciò di cui siamo certi è che la Confessione di Fede non può essere ignorata, cioè, la si pubblica sotto il titolo “cosa crediamo”, la si fa sottoscrivere ai pastori al momento della consacrazione, la si sottoscrive, ma poi, quando si dice ciò che si pensa, la si contraddice nel modo peggiore: ignorandola. Questo, per noi, è inaccettabile, tanto più se la giustificazione è che le si sta solo “interpretando”. Nell’articolo su Riforma Esposito ci accusa, infatti, di chiedere, a proposito della Confessione di Fede, “un appiattimento su un’interpretazione univoca dei testi e della loro funzione normativa”. Ma quando lui ci svela qual è “il desiderio più profondo del Dio biblico” tenta, legittimamente, di fare proprio questo. Ma se ogni cosa può essere “interpretata” in modo da farle dire anche l’opposto di ciò che dice la lettera, cessa oggettivamente qualsiasi possibilità di relazione umana. Che succederebbe se applicassimo questo rifiuto di una interpretazione univoca a una legge, o a un contratto di lavoro?

QUESTA RISPOSTA, INVIATA A RIFORMA, NON E’ STATA PUBBLICATA

PAOLO CASTELLINA RISPONDE A RONCHI E A RIFORMA: SI RITENGONO PADRONI E INCONTRASTABILI DELLA NOSTRA CHIESA

(MA SI  SENTONO MINACCIATI DALLA “MINORANZA” CHE OSA INTERLOQUIRE)

I loro pretesi eredi del XXI secolo, però, “illuminati” dai risultati della moderna “scienza” esegetica e dai teologi razionalisti del XIX e XX secolo, non sono più della stessa opinione. Per loro, infatti, gli antichi valdesi non sarebbero che dei poveretti, degli ignoranti, che “ingenuamente” credevano che la Bibbia fosse Parola di Dio e che contenesse “eterne verità”, quelle espresse dalla loro confessione di fede. Che bamboccioni: “quei nostri padri resistenti non disponevano certo di strumenti bibliografici raffinati ” come i nostri… Non si rendevano conto che il loro documento, la loro confessione di fede, fosse “contingente” alla loro situazione soltanto e “senza alcuna pretesa di canonicità”, peggio, pensavano di “possedere oggettivamente la verità”! Che orrore! Che presuntuosi! Non si rendevano conto che la Bibbia fosse solo “parole d’uomini”, che non potessero così “oggettivarla” e “manipolarla”, che l’amore non potesse “essere codificato in formule fisse” e che la Bibbia “non ci dice affatto chi amare e chi no, che cosa dire e fare e che cosa non dire e non fare ” ! Per carità: non è così: oggi l’amore “è determinato dalle circostanze”! Quegli antichi valdesi, scrivendo in quel mondo, inoltre, non erano veramente “riformati” come siamo noi oggi… Noi sì che siamo riformati! Noi sì che abbiamo capito tutto! In fondo, quei valdesi, come chi vorrebbe oggi seguirne le orme, non erano diversi dai cattolici che non si avvedevano che, di fatto, stavano perseguitando dei loro confratelli… Chi oggi pretende di seguire “quei valdesi” sarebbe solo anacronistico. Noi siamo seguaci di Darwin, non di Valdo, noi sì che ci siamo evoluti!

E sì, pare che abbiano mobilitato i più raffinati intellettuali “di regime” per sconfessare e vanificare (questo immaginano) il nostro dissenso, e persino per negare la nostra identità riformata e assimilarci ai cattolici (questo molti ce lo ripetono ad nauseam).  Il fatto che abbiano ritenuto necessario scomodare gli intellettuali per analizzare (naturalmente “in modo scientifico”) il nostro appello, però, solo dimostra la fondatezza delle nostre contese e che la nostra chiesa è in mano a filistei della peggiore specie che si ritengono padroni e gestori incontrastabili della nostra chiesa (e che per altro si sentono minacciati dalla “minoranza” che osa interloquire….). In realtà, l’articolo del Ronchi è solo un modo più raffinato per darci degli “ottusi fondamentalisti”, accusa ormai tanto inflazionata quanto ridicola. Strano: chi non la pensa come loro è subito tacciato di essere “fondamentalista” e, naturalmente, ad arte accostato alle manifestazioni più deteriori delle sétte.

Che rispondere al Ronchi? Rispondergli utilizzando i suoi stessi parametri culturali ha poco senso, perché le sue argomentazioni poggiano su precisi presupposti filosofici assunti a criterio assoluto ed “incontestabili”, quelli dell’ideologia erede del razionalismo tedesco del XIX e del XX secolo, la “alta critica” che noi non condividiamo e contestiamo. Di fatto, quei presupposti stanno ineluttabilmente portando le chiese che insistono ad abbracciarli, alla completa dissoluzione nel mondo della loro identità e all’apostasia, a quell’indistinto ed “ecumenico” umanesimo religioso che non ha più nulla di cristiano se non solo un vago appello ad un “Cristo” privo di contenuto, anzi, riempito solo degli slogan dell’ideologia corrente, quella che loro sta a cuore. Non quindi il Cristo della Bibbia, ancora meno quello della Riforma e senz’altro non quello degli antichi valdesi di cui essi, senza alcuna vergogna, vogliono portare avanti il nome. Questi intellettuali, vere e proprie venefiche serpi, hanno condizionato ed avvelenato almeno due generazioni di pastori e predicatori rendendoli servi non dell’Evangelo (quello proclamato dal Nuovo Testamento) ma dell’ideologia dominante e non hanno esitato a distruggere o a cacciare quelli che non si volevano piegare a diventarlo. Molto probabilmente considereranno queste valutazioni delle “farneticazioni”, ma le loro vittime (chiese e singoli credenti) sono fra di noi e possono testimoniare.

In ogni caso, checché ne dica Barth, Tillich, Gogarten e chi più ne ha più ne metta, conveniamo con i cristiani di ogni tempo e paese che la Bibbia è Parola di Dio: regola ultima della nostra fede e della nostra condotta. Crediamo alla fede ” che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre ” (Giuda 3) secondo quanto l’Apostolo Paolo afferma: ” Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete ” (1 Tessalonicesi 2:13). A che vale, però, moltiplicare, come vorremmo, le citazioni bibliche? Questi “intellettuali” troverebbero sempre modo di “aggirare l’ostacolo” e di “spiegarle” vanificandone l’autorità. Possiamo solo riaffermare “ostinatamente” che l’autorità normativa della Sacra Scrittura è l’autorità di Dio stesso attestata da Gesù Cristo, Signore della Chiesa e respingere in quanto illegittima ogni separazione tra l’autorità di Cristo e quella della Scrittura, o una contrapposizione fra l’una o l’altra. Affermiamo che come Cristo è Dio e uomo nel medesimo tempo in una sola Persona, così la Scrittura è, in modo indivisibile, Parola di Dio in linguaggio umano, ma respingiamo l’idea secondo la quale il carattere umilmente umano della Scrittura la renderebbe soggetta ad errore, così come l’umanità di Gesù fin nella Sua umiliazione non implica alcun peccato. Riaffermiamo il principio (contenuto nelle confessioni di fede della Riforma) che solo la Scrittura possa spiegare la Scrittura, contenendo essa stessa i suoi stessi criteri interpretativi.

Per quanto riguarda, poi, i credo della chiesa antica e le confessioni di fede della Riforma, per noi essi portano in sé il tesoro della sapienza accumulata dei cristiani lungo i secoli, esprimono la continuità con gli insegnamenti storia della chiesa. Il deposito della fede, il “modello delle sane parole” (2 Timoteo 1:13) è riflesso nei credi della chiesa antica e nelle confessioni di fede della Riforma. La Riforma è stata un tentativo sistematico di ritornare alla visione del Nuovo Testamento e della patristica antica. Per i Riformatori, il passato possedeva la capacità di illuminare ed interpretare il presente.

No, per noi le confessioni di fede non stanno alla pari con la Bibbia. Non dovrebbero temere che noi lo affermiamo: la dottrina della Riforma sul “Sola Scrittura” insiste, infatti, sul fatto che le Sacre Scritture siano la sola, infallibile ed ultima autorità e respingono con forza l’idea che credi e confessioni siano d’autorità uguale a quella delle Scritture. La Scrittura è la norma che singolarmente definisce la dottrina. Le confessioni di fede riformate concordano con la Scrittura, ma non ne sono esposizione completa. Sono espressioni, per quanto fedeli e coerenti, della verità biblica. Di conseguenza, le confessioni di fede non si pongono né accanto, né al di sopra della Scrittura, ma al di sotto d’essa. L’autorità delle confessioni è limitata e derivata dall’autorità della Scrittura, che sola rimane autorità ultima  permanente. Nel far eco a ciò che il Signore dice nella Scrittura, la chiesa può certamente errare. Le confessioni, però, possono essere corrette solo dalla Scrittura e così eventualmente riformulate. La Scrittura non è soggetta a cambiamento, le confessioni sono sempre suscettibili di riesame e di revisione. Le confessioni di fede non sono ispirate dallo Spirito Santo, ma sono il prodotto di elaborazione umana, limitate dalla finitezza e peccaminosità umana. Solo la Scrittura è arbitro finale di appello. I credi non devono mai essere considerati “norma normans” (una regola che regola), ma una “norma normata” (una regola regolata).   Storicamente la Riforma ha sempre riconosciuto questo principio. La prima Confessione di Basilea (1534) dichiara: “Infine desideriamo sottoporre questa nostra confessione al giudizio delle divine bibliche Scritture. E nel caso in cui le stesse Sacre Scritture dovessero attestarci una migliore confessione, noi abbiamo qui espresso la nostra pronta disponibilità a voler ubbidire in qualsiasi momento a Dio e alla Sua santa Parola con grande rendimento di grazie” (Prima confessione di Basilea, 1534, XII). La Formula luterana di Concordia (1577) afferma: “Noi crediamo, insegniamo e confessiamo che la sola regola o norma secondo cui devono essere valutati e giudicati tutti i dogmi e tutti i dottori è quella degli scritti profetici ed apostolici dell’Antico e del Nuovo Testamento” (Formula di concordia, epitome, 1577, 1). La confessione di fede di Westminster, pure contiene un’affermazione dettagliata sulla Parola di Dio. Talvolta sono operati cambiamenti nelle confessioni, quando alcune questioni vengono chiarificate nella costante lotta per la sana dottrina, ma per meglio spiegare, non per negare sulla base di presupposti alieni alle Scritture.

Le chiese riformate sono sempre certo da considerarsi chiese che si riformano. Esse ascoltano attentamente ogni obiezione che viene sollevata sulla base della Parola di Dio. Esse rifiutano di abbassarsi o al livello di società di dibattiti culturali o organizzazioni filosofie. Le chiese riformate hanno sempre richiesto ubbidienza alle confessioni perché ciò che è stato rivelato nella Parola di Dio è presente nelle confessioni. Chiunque non riconosca più l’autorità delle confessioni può solo farlo se può dimostrarlo con sane ragioni bibliche. Le verità fondamentali nelle confessioni non possono mai essere alterate. Una chiesa non può giungere a negare la Trinità, l’incarnazione, la redenzione operata da Cristo, la Sua risurrezione o ascensione. Vi possono essere, però, differenze per quanto riguarda l’escatologia. Bisogna avere una grande cura prima di operare di cambiamenti. La confessione non sono i regolamenti di un club che possano essere riveduti a seconda dei capricci o delle opinioni dei suoi membri. Non possiamo semplicemente revocare la testimonianza del passato, ma onoriamo la fede delle passate generazioni non presumendo di saperla più lunga noi di loro. Sarebbe questo lo spirito del Cattolicesimo e non della Riforma? Non dimentichiamoci, però, che noi siamo “cattolici riformati” e non rinneghiamo completamente la storia e la tradizione della chiesa universale. La seconda Confessione di Fede Elvetica, nella sua prefazione afferma che …noi siamo i veri cattolici! Dovremmo vergognarcene? No, se non fossimo “cattolici riformati” saremo solo simili alle sétte i cui leader affermano di avere riscoperto l’autentico cristianesimo dopo secoli di “oscurantismo” ed “apostasia”. Non è forse vero che la teologia modernista afferma di comprendere “finalmente” come leggere la Bibbia e che, praticamente, 20 secoli di cristianesimo siano in errore? In questo il modernismo non è migliore delle pretese delle sétte.

Che vale, però, dire loro tutto questo? Troveranno sempre modo di contestarlo. Ci piace però terminare con le parole della 1 Corinzi secondo la versione TILC: “Che cosa hanno ora da dire i sapienti, gli studiosi, gli esperti in dibattiti culturali? Dio ha ridotto a pazzia la sapienza di questo mondo. Gli uomini, con tutto il loro sapere, non sono stati capaci di conoscere Dio e la sua sapienza. Perciò Dio ha deciso di salvare quelli che credono, mediante questo annunzio di salvezza che sembra una pazzia. Gli Ebrei infatti vorrebbero miracoli, e i non Ebrei si fidano solo della ragione. Noi invece annunziamo Cristo crocifisso, e per gli Ebrei questo messaggio è offensivo, mentre per gli altri è assurdo. Ma per quelli che Dio ha chiamati, siano essi Ebrei o no, Cristo è potenza e sapienza di Dio. Perché la pazzia di Dio è più sapiente della sapienza degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte della forza degli uomini. Guardate tra voi, fratelli. Chi sono quelli che Dio ha chiamati? Vi sono forse tra voi, dal punto di vista umano, molti sapienti o molti potenti o molti personaggi importanti? No! Dio ha scelto quelli che gli uomini considerano ignoranti, per coprire di vergogna i sapienti; ha scelto quelli che gli uomini considerano deboli, per distruggere quelli che si credono forti. Dio ha scelto quelli che, nel mondo, non hanno importanza e sono disprezzati o considerati come se non esistessero, per distruggere quelli che pensano di valere qualcosa. Così, nessuno potrà vantarsi davanti a Dio ” (1 Corinzi 1:20-30).

Paolo Castellina


RISPONDIAMO AGLI ATTACCHI RICEVUTI SU “RIFORMA”

Secondo quanto dice il profesor Rochat in una lettera a Riforma, io, in quanto impegnato in politica, avrei dovuto astenermi dal promuovere l’appello per la fedeltà alla confessione di fede. Mi sfugge la logica per cui coloro che hanno incarichi specifici nella Chiesa possano prendere posizioni politiche, spesso a nome della Chiesa, mentre io dovrei astenermi dall’esercitare i miei diritti di membro di Chiesa, perché eletto in Parlamento, non certo per il sostegno della Chiesa. E non ricordo neppure che il prof. Rochat abbia avuto niente da ridire quando il pastore Tullio Vinay fu per due legislature senatore, né quando nel 1994 il pastore Giorgio Bouchard, rivestendo la carica di presidente della FCEI, si candidò alla Camera (non ebbi nulla da ridire neanch’io che pure ero il suo avversario diretto, e con molta stima). Rochat insinua addirittura specifiche sinergie con il Governo e “anche un anticipo della nuova tornata elettorale”. Ma, a parte che elettoralmente mi converrebbe o sfumare sul mio essere valdese, visto che il 99,5% dei miei potenziali elettori non lo sono, o tentare di ingraziarmi la “corrente” maggioritaria, forse che Tullio Vinay, il quale nella Chiesa godeva di stima incomparabilmente superiore alla mia, non attirò il voto dei valdesi ? Forse che sarebbe stato candidato se non avesse raggiunto quel prestigio in quanto uomo di fede e di chiesa? Ma Rochat, all’epoca già studioso di prestigio, non manifestò alcuno scandalo. Oggi ha cambiato idea.

E veniamo agli attacchi di Sergio Ronchi: le nostre citazioni bibliche sono “strumentali”, scadiamo in un “appiattente anacronismo”, il nostro Appello è addirittura “tutto e solo cattolico“, la nostra richiesta al Sinodo di vegliare nei confronti di chi viola l’ordinamento valdese è anche essa “cattolica”, vogliamo ridurre Dio a un “frammento di realtà”, la nostra lettura della Bibbia è “fondamentalistico-politica, in senso deteriore”, “l’Appello è pervaso da ossessione; e quando un credente è ossessionato non è libero”. Accanto a questi feroci giudizi sommari, non manca l’accusa, a noi naturalmente, di “giudicare gli altri fratelli e la loro fede”! Evidentemente Ronchi, accanto a numerose altre, ha notevoli doti umoristiche, sia pure inconsapevoli e le sue argomentazioni sono tali da confutarsi da sé, risparmiandoci la fatica. Ci accusa persino di aver falsificato la citazione di Gianavello, “per calcarne il significato attuale”, quando abbiamo fatto il contrario: abbiamo omesso le parole “così tragiche” (circostanze), che non ci pareva il caso di accostare ad oggi, sostituendole con la parola “queste”, che era infatti fuori dalle virgolette.

C’è però dell’altro nel lungo articolo: Ronchi infatti, attacca anche la Confessione di Fede del 1655: “quei nostri padri resistenti” infatti, pensate un po’, citavano la II Pietro, testo “tardo e marginale” e la II Timoteo, che porta a “sfociare nel fondamentalismo”. Quegli sprovveduti dei Valdesi del Seicento, secondo Ronchi, sono più che altro colpevoli di aver redatto e approvato una confessione di fede: “il riformato sola Scriptura è stato sostituito dall’essenzialmente cattolico sola Confessio. Ma se Ronchi ha così in uggia quella Confessione non deve prendersela con noi, bensì con la dirigenza della Chiesa Valdese che la pubblica tra i documenti fondamentali del nostro ordinamento, nonché nel sito Internet ufficiale sotto l’impegnativo titolo “cosa crediamo”, e che addirittura la fa sottoscrivere ai pastori consacrati, persino nel 2010.

Nel mirino di Ronchi entrano in generale le lettere “pastorali” di Paolo, colpevoli di “scivolare verso una struttura gerarchico-autoritaria della Chiesa”. Da altri sentiamo che Levitico 18 non vale nulla, perché scritto troppo presto, che i passi di Paolo sull’omosessualità sono da attribuirsi ai suoi pregiudizi, che il vangelo di Giovanni è scritto troppo tardi e chi più ne ha più ne metta. Con lo stesso compiacimento degli atei inaciditi, Ronchi cita passi problematici come il Salmo 137 e Deuteronomio 21:21 per indicare l’inattendibilità generale della Bibbia. Insomma, basta con la Bibbia e ascoltiamo i giudizi definitivi di Sergio Ronchi: lui sa cosa voleva dire Dio e dove si è spiegato male, oppure dove Mosé e Paolo hanno detto spropositi. Questa sarebbe analisi del testo biblico ?

È purtroppo evidente che l’operazione è in realtà molto semplice e alla portata di chiunque, senza bisogno di lauree e titoli teologici: anziché mettere in discussione se stessi alla luce della Parola di Dio, si mette in discussione la Bibbia guidati dai propri gusti e pregiudizi, dai propri risentimenti e dalla moda intellettuale del momento. E chi la pensa diversamente è un retrogrado, un “ossessionato”, un “cattolico”.

Infine, evidentemente conscio della straordinaria debolezza delle sue argomentazioni, Ronchi usa un bello strumento di dibattito che non sappiamo se abbia imparato nei suoi studi teologici o altrove: l’attacco personale a me, alla mia attività politica, alla coalizione elettorale di cui faccio parte, attribuendomi anche atti e opinioni specifiche che mi sono del tutto estranei, come presunte “urla a squarciagola contro Rita Levi Montalcini” o dichiarazioni razziste contro i rom. Ronchi mi prescrive persino la “penitenza” utile a redimermi: “scontrarsi con la propria rispettiva coalizione (e non meno con singoli individui), pena lo scadere nell’idolatria e nell’infedeltà (condannate dalla Scrittura)”. A parte che su certi temi mi sono anche notoriamente scontrato (testamento biologico ad esempio), ma che cosa c’entra questo con gli altri firmatari dell’appello e soprattutto con l’appello stesso ?

Caro Ronchi, mio padre e decine di generazioni prima di lui, hanno letto le Scritture senza sapere da lei quali versetti sono buoni e quali sono cattivi, ma per una sola delle loro meditazioni alla fine di una giornata di lavoro nei campi, dopo aver letto un passo dalla Bibbia aperta sul tavolo rapidamente sparecchiato, darei volentieri via un’intera biblioteca di astruserie di teologi che si sono messi in testa di saperne più di loro, più di coloro che stesero la confessione di fede e godevano di enorme prestigio in tutta l’Europa protestante, e persino più di evangelisti, apostoli e profeti.

Lucio Malan

17 settembre 2010

Feroce attacco di ‘Riforma’

FEROCE ATTACCO DI RIFORMA AL NOSTRO APPELLO, ALLA CONFESSIONE DI FEDE DEL 1655 E ALLE LETTERE DI PAOLO (CON QUALCHE INSULTO E ATTACCO PERSONALE)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Link Consigliati

                 

Visitatori 2010 : 43.446

Visitatori 2011 : 81.694

Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

  • 2391557Totale Visitatori:
  • 575Oggi:
  • 626Ieri:
  • 6568Ultimi 7 giorni:
  • 31656Questo mese:

Visitatori Online

Articoli Recenti