\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

L’INTERVISTA DELLA MODERATORA A RIFORMA (4)

Vittorio_Subilia_1911-1988Vittorio Subilia (1911-1988), website like this buy information pills è stato pastore e teologo valdese, viagra buy allievo di Karl Barth e Oscar Cullmann. Docente per 26 di teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia, approved per 40 anni direttore della rivista Protestantesimo, partecipò come osservatore-delegato al Concilio Vaticano II.

Durante il Sinodo valdese del 1943 fu il primo firmatario di una mozione che chiedeva alla Chiesa di umiliarsi davanti a Dio per non aver saputo annunciare l’Evangelo in ogni circostanza: era un chiaro riferimento al fascismo e alla guerra. Concetti vicinissimi alla Chiesa Confessante tedesca, di cui condivideva il ferreo cristocentrismo. Una figura importantissima del mondo valdese, al punto che il sinodo 2008 decise di dedicargli un convegno di studi, svoltosi a Roma nel giugno scorso, nel centenario della sua nascita.

Il pastore Pietro Valdo Panascia (1910-2007), a suo tempo pubblicò “un biglietto, scritto con mano malferma” che Subilia gli inviò cinquanta giorni prima di morire: “Che piacere mi farebbe rivederti e parlare un po’ della situazione allarmante in cui siamo: dal Consiglio Ecumenico alla nostra Chiesa. Si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali. Dal 1700 non si era prodotta una situazione di una simile gravità.” (Roma 21 febbraio 1988)

Wikipedia riferisce che “Subilia contestò inoltre la “scelta di sinistra”, egemone negli ambienti protestanti, che causò un certo suo isolamento”. Non sappiamo i dettagli, ma sappiamo che Subilia non si poteva certo definire “di destra” e neppure “conservatore”. Non risulta, ad esempio, che abbia aderito alla TEV. Di certo, aveva individuato con grande efficacia il problema. Passati 23 anni le cose sono decisamente peggiorate. E i paragoni della sua gravità possono andare oltre il 1700.

 

Un ringraziamento al sito che ha pubblicato il bigliettoe a chi ce l’ha segnalato.

“Riconoscere gli affetti dei gay, sale oggi privi di diritti”. Ma è affetto o sesso? E la Chiesa può sostituire lo Stato?

Continua l’analisi dell’intervista alla Moderatora, pastora Maria Bonafede, pubblicata dal settimanale Riforma

Dice la pastora Bonafede:

“Il valore della scelta sinodale sta, a mio avviso, nell’aver accolto e riconosciuto la presenza di fratelli e sorelle ancora molto discriminati e offesi nella società, di aver accolto e riconosciuto la loro vita affettiva e sentimentale ancora priva di ogni minimo diritto in Italia”.

1. Sarebbe interessante sapere in che modo i gay sono discriminati nella nostra società, se consideriamo le posizioni importantissime che rivestono in tutti i settori. Ma supponiamo che lo siano: risolviamo le discriminazioni che altri fanno con un atto liturgico? Per contrastare atteggiamenti discriminatori – ad esempio verso gli immigrati africani – istituiremo una benedizione liturgica per il fatto di essere africani, o lo faremo per il fatto di essere disabili allo scopo di combattere le barriere architettoniche?

2. La vita affettiva e sentimentale di nessuno gode di particolari diritti nella Repubblica italiana. Gli obblighi che derivano dal matrmonio, secondo la legge dello Stato, sono “fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, e coabitazione”. Né affetto né sentimenti. Allo stesso modo, verso i figli la legge impone solo di “mantenere, istruire ed educare la prole”. Come mai lo Stato dovrebbe interessarsi proprio dell’affetto e dei sentimenti dei gay? Neppure la Costituzione si interessa di affetti e di sentimenti, ma parla solo di famiglia, “società naturale donfata sul matrimonio”. Certo, noi cristiani abbiamo ricevuto l’obbligo di “amarsi gli uni gli altri” (a maggior ragione tra familiari o partner) ma, con il gran parlare che si fa di laicità, vorremmo imporre questo con una legge?

3. Perciò, in primo luogo si dovrebbe essere meno ipocriti e parlare di sesso (e non di affetto). In secondo luogo, si dovrebbe sapere che la Repubblica non tutela il sesso (se non come obbligo coniugale, conseguente all’obbligo di fedeltà), ma la procreazione – ritenendo opportuno, anche se non obbligatorio, che essa avvenga all’interno di una famiglia. In terzo luogo, da campione della laicità quale sempre la nomenklatura valdese si propone, dovrebbe spiegare perché una chiesa dovrebbe supplire a presunte carenze legislative dello Stato. In quarto luogo, si dovrebbe ricordare che l’obbligo all’amarsi gli uni gli altri non si riferisce al sesso.
Vittorio_Subilia_1911-1988Vittorio Subilia (1911-1988), approved è stato pastore e teologo valdese, pills allievo di Karl Barth e Oscar Cullmann. Docente per 26 di teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia, dosage per 40 anni direttore della rivista Protestantesimo, partecipò come osservatore-delegato al Concilio Vaticano II.

Durante il Sinodo valdese del 1943 fu il primo firmatario di una mozione che chiedeva alla Chiesa di umiliarsi davanti a Dio per non aver saputo annunciare l’Evangelo in ogni circostanza: era un chiaro riferimento al fascismo e alla guerra. Concetti vicinissimi alla Chiesa Confessante tedesca, di cui condivideva il ferreo cristocentrismo. Una figura importantissima del mondo valdese, al punto che il sinodo 2008 decise di dedicargli un convegno di studi, svoltosi a Roma nel giugno scorso, nel centenario della sua nascita.

Il pastore Pietro Valdo Panascia (1910-2007), a suo tempo pubblicò “un biglietto, scritto con mano malferma” che Subilia gli inviò cinquanta giorni prima di morire: “Che piacere mi farebbe rivederti e parlare un po’ della situazione allarmante in cui siamo: dal Consiglio Ecumenico alla nostra Chiesa. Si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali. Dal 1700 non si era prodotta una situazione di una simile gravità.” (Roma 21 febbraio 1988)

Wikipedia riferisce che “Subilia contestò inoltre la “scelta di sinistra”, egemone negli ambienti protestanti, che causò un certo suo isolamento”. Non sappiamo i dettagli, ma sappiamo che Subilia non si poteva certo definire “di destra” e neppure “conservatore”. Non risulta, ad esempio, che abbia aderito alla TEV. Di certo, aveva individuato con grande efficacia il problema. Passati 23 anni le cose sono decisamente peggiorate. E i paragoni della sua gravità possono andare oltre il 1700.

Un ringraziamento al sito che ha pubblicato il biglietto e a chi ce l’ha segnalato.
Vittorio_Subilia_1911-1988Vittorio Subilia (1911-1988), approved è stato pastore e teologo valdese, pills allievo di Karl Barth e Oscar Cullmann. Docente per 26 di teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia, dosage per 40 anni direttore della rivista Protestantesimo, partecipò come osservatore-delegato al Concilio Vaticano II.

Durante il Sinodo valdese del 1943 fu il primo firmatario di una mozione che chiedeva alla Chiesa di umiliarsi davanti a Dio per non aver saputo annunciare l’Evangelo in ogni circostanza: era un chiaro riferimento al fascismo e alla guerra. Concetti vicinissimi alla Chiesa Confessante tedesca, di cui condivideva il ferreo cristocentrismo. Una figura importantissima del mondo valdese, al punto che il sinodo 2008 decise di dedicargli un convegno di studi, svoltosi a Roma nel giugno scorso, nel centenario della sua nascita.

Il pastore Pietro Valdo Panascia (1910-2007), a suo tempo pubblicò “un biglietto, scritto con mano malferma” che Subilia gli inviò cinquanta giorni prima di morire: “Che piacere mi farebbe rivederti e parlare un po’ della situazione allarmante in cui siamo: dal Consiglio Ecumenico alla nostra Chiesa. Si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali. Dal 1700 non si era prodotta una situazione di una simile gravità.” (Roma 21 febbraio 1988)

Wikipedia riferisce che “Subilia contestò inoltre la “scelta di sinistra”, egemone negli ambienti protestanti, che causò un certo suo isolamento”. Non sappiamo i dettagli, ma sappiamo che Subilia non si poteva certo definire “di destra” e neppure “conservatore”. Non risulta, ad esempio, che abbia aderito alla TEV. Di certo, aveva individuato con grande efficacia il problema. Passati 23 anni le cose sono decisamente peggiorate. E i paragoni della sua gravità possono andare oltre il 1700.

Un ringraziamento al sito che ha pubblicato il biglietto e a chi ce l’ha segnalato.
Anche se non è scritto in alcun documento ufficiale, help tutti ritengono che la Chiesa Valdese sia democratica. Tant’è vero che nella pagina Organizzazione del sito ufficiale si trova ricorrente il verbo o il concetto di “eleggere” e la parola “assemblea”. Anche per le Assemblee di Circuito, abortion le Conferenze  Distrettuali e, soprattutto, nel Sinodo ci sono delle elezioni. La maggior parte delle chiese locali ha il diritto di eleggere il pastore, Moderatore e membri della Tavola sono eletti dal Sinodo, e così via.

Ma, perché ci sia democrazia, non bastano le elezioni. Ci vuole quello che – parlando di organismi politici – è lo “Stato di diritto”, senza il quale elettori ed eletti non hanno modo di far valere le proprie prerogative. Insomma, ci vuole il rispetto delle regole; e sanzioni, o almeno non premi, per chi non lo fa.

Invece, abbiamo visto recentemente un pastore negare pubblicamente articoli di Fede (che sono più di ciò che è la Costituzione in uno stato), come la divinità di Cristo e la Trinità, un altro dire che i pastori firmano la confessione ma se ne infischiano, molti altri farlo. E ancora: un pastore ha benedetto coppie gay prima che il Sinodo decidesse di farlo, un’altra ha detto di averlo fatto molto volte prima ancora, ed è diventata professora di teologia, un membro di chiesa ha chiesto di essere sanzionato per essersi reso protagonista di un atto contro il quale la Chiesa si è schierata come tale e non è accaduto nulla. Continuiamo: catecumeni vengono accettati come membri di chiesa pur negando apertamente e radicalmente la Confessione di Fede, vi sono non valdesi cui è affidato il precatechismo, lo stesso catechismo viene affidato talora senza seguire le procedure previste… e di ciò si vedono i risultati in certe Confessioni “di Fede”. Insomma, è l’anarchia.

Lettera di un anno fa al Direttore di Riforma

Egregio Direttore, order

al nostro Appello al Sinodo per la fedeltà alla Confessione di Fede , ha affiancato una sua “nota” nella quale, precisando che lo pubblicava “in quanto crediamo nella libertà di informazione”, negava la veridicità delle nostre affermazioni (“non mi risulta”, era la formula). Se l’intento era evitare che su Riforma comparissero notizie false, c’era il tempo di farcele presente perché le correggessimo nei tre giorni trascorsi dall’invio del nostro appello alla “chiusura” del settimanale. Invece l’appello è uscito affiancato dall’autorevole attestazione del Direttore che ci accusava di dire cose “che non risultano”. Anche per questo, ringraziamo i fratelli e le sorelle che hanno sottoscritto l’appello non lasciandosi influenzare dalla “nota” o da altre pressioni.

Ora, anziché approfondire o fare altri ragionamenti, siamo così costretti a difenderci dalle accuse, ribadite anche sul quotidiano Repubblica, di dire cose “che non risultano”.

In particolare, a lei, direttore, “non risulta” che il pastore Alessandro Esposito abbia negato pubblicamente la Trinità e la divinità di Cristo e cita il suo articolo su Riforma del 12 marzo scorso, dove però, persino nel sommario, si legge “Ci si può dire cristiani anche se si hanno riserve sul dogma trinitario”. Nell’articolo il pastore scrive, tra l’altro: “che vi fu una parte del movimento cristiano che non riconobbe la divinità di Gesù” e “ritengo, a differenza di quanto sostiene il professor Ricca, che sia possibile dirsi cristiani anche astenendosi dallo sposare senza riserve la prospettiva trinitaria” e ancora, pur reputando “fondamentale che il Dio creduto e confessato dai cristiani sia quello rivelato da Gesù, sono altresì persuaso che ciò non significhi, necessariamente, confessare Gesù come Dio”.  Ci sembra a questo punto che quanto affermiamo “risulti” eccome. Ma non basta. In vari siti Internet si discute da mesi di un intervento del pastore Esposito nel forum della chiesa di Trapani, in cui afferma che “non vi è alcuna testimonianza riconducibile ai Sinottici attraverso cui si possa riconoscere che Gesù è Dio”, ma la confessione di fede valdese la pensa diversamente, poiché dei nove passi che cita a prova della divinità di Gesù Cristo due vengono dai Sinottici. Continua Esposito: Ma Gesù è Dio”? Secondo la maggior parte delle chiese cristiane (inclusa quella valdese) sì. Vi sono, effettivamente, dei passi del Nuovo Testamento che possono far propendere per questa risposta…” ma “vi sono infatti (e sono molti di più) altri passi neotestamentari attraverso i quali si comprende chiaramente che Gesù non è presentato né predicato come Dio. È un dato di fatto, non un’ipotesi di lavoro. Non siamo noi, ma è Esposito ad affermare di pensarla in modo diverso dalla Chiesa Valdese. Né si ha notizia alcuna di smentite; il pastore Esposito potrebbe però risolvere alla radice l’incomprensione (se d’incomprensione si tratta), dichiarando esplicitamente e pubblicamente che crede nella Trinità e nella divinità del Cristo come lo professa la Chiesa Valdese nel suo credo. Il modo in cui si considera la figura di Gesù non è una sottigliezza teologica: i mussulmani lo ritengono un grande profeta, unitariani e Testimoni di Geova lo ritengono figlio di Dio ma non divino, ad esempio. Ma noi non siamo né mussulmani, né unitariani né Testimoni di Geova.

Non le “risulta neppure che il pastore Esposito abbia definito” quanto avvenuto a Trapani fra le due donne tedesche “un matrimonio”. Facciamo riferimento al giornale che ha diffuso la notizia, Repubblica, edizione di Palermo dell’8 giugno (nel sito della Chiesa Valdese di Trapani è pubblicato senza commenti o smentite). Sotto un titolo a tutta pagina A Trapani le prime Nozze Gay in Chiesa , c’è anche un’intervista al pastore.

Domanda: “È la prima volta che in Italia un pastore protestante “celebra” un matrimonio omosessuale… Lei non teme che la chiesa valdo-metodista possa prendere provvedimenti disciplinari nei suoi confronti?

Esposito risponde: «In tutta onestà, no. Ho provveduto ad informare tanto il mio consiglio di chiesa, al quale rispondo per tutto ciò che attiene alla mia attività pastorale, quanto la Tavola Valdese, per così dire il nostro “esecutivo” a livello nazionale, che hanno espresso congiuntamente il loro consenso».

Domanda: “In Italia vige un accordo con lo Stato per cui, come i matrimoni cattolici, anche quelli protestanti hanno effetti civili: ciò vale anche per il matrimonio fra due coniugi dello stesso sesso ?”

Esposito risponde: «Per ovvi motivi, no. Se un´unione non è sancita dalle leggi dello Stato, la chiesa valdese può celebrare, come di fatto è avvenuto, soltanto una benedizione, la quale ha valore sotto il profilo ecclesiastico e, ritengo, civico, ma non possiede effetti civili. Certamente, anche sotto l´aspetto simbolico, credo che la scelta operata dalla nostra comunità sia eloquente e va, senza dubbio, nella direzione del pieno riconoscimento dei diritti civili per le coppie omosessuali, che auspichiamo e chiediamo».

Insomma, le domande parlano di matrimonio e il pastore, per due volte non nega, né l’ha fatto in seguito, ad esempio nel suo articolo pubblicato da Riforma il 19 agosto, dove pure lamenta che le sua affermazioni sono state (da noi) “non correttamente riportate”.  Ammette che, a causa delle leggi italiane, “non possiede effetti civili” e solo per questo “di fatto” è una benedizione. Ma se fosse davvero una benedizione e basta, non avrebbe senso precisare che non ha effetti civili! Qualcuno pensa che una preghiera, un sermone, il canto di un inno di lode possano avere effetti civili?

Infine, se si trattava semplicemente di una “benedizione”, ovvero se “a Trapani si è solo pregato” come l’Ansa ha intitolato il comunicato stampa della Moderatora, perché il “massimo riserbo”, l’anonimato delle due donne, gli addobbi floreali e così via ? E’ diventato così complicato pregare nella Chiesa Valdese ?

Insomma, direttore, è lei a scrivere cose che “non risultano”.

Teniamo infine a tre precisazioni.  

In primo luogo, non siamo contrari all’accoglienza nei confronti degli omosessuali nelle nostre comunità, come d’altra parte pensiamo che la Chiesa debba accogliere tutti i peccatori per qualsivoglia peccato (compreso ovviamente noi stessi) a condizione che si pentano e chiedano perdono a Dio; diverso è la benedizione di un comportamento “censurato” dalla Bibbia il che equivarrebbe ad affermare che la Chiesa è favorevole a tale comportamento, anzi lo “benedice”. Riteniamo che il problema del riconoscimento liturgico delle unioni omosessuali debba essere dibattuto in Sinodo alla luce dei testi biblici (e non solo dei recentissimi documenti sinodali in merito) per arrivare ad una posizione chiara alla quale le varie comunità possano fare riferimento, come la stessa Moderatora suggerì nel comunicato sui fatti di Trapani. Il Sinodo ha invece deciso diversamente, affidando la scelta alle chiese locali, che nel nostro ordinamento di tipo presbiteriano non ne hanno competenza. Notiamo inoltre che se queste cose prima si fanno e poi si discutono, viene meno ogni vincolo fra le Chiese, sancito da tempo immemorabile nella Chiesa Valdese. È perciò curioso che Gino Lusso accusi proprio l’Appello di “violare intenzionalmente” le nostre “norme regolamentari” e che alcuni membri del Consiglio di Chiesa di Imperia affermino che “offende tutti coloro che vogliono una chiesa libera”. Appellarsi “umilmente al Sinodo” non ci pare violi nulla (lo si poteva fare con i monarchi assoluti), né richiamare alle norme che la Chiesa si è data dovrebbe offendere chi vuole la libertà, a meno che per libertà si intenda anarchia e libertà di contraddirsi. Facciamo inoltre notare al pastore Esposito che ci accusa diconsiderare l’omosessualità alla stessa stregua… dell’accoppiamento con animali, che noi ci siamo limitati a chiedere al Sinodo di tenere conto anche di Levitico 18, dove le due cose, sono entrambe citate. Starebbe a chi decide che uno dei comportamenti vietati da quel passo va invece solennemente benedetto dalla Chiesa di spiegare se gli altri sono anch’essi da benedire o no.

In secondo luogo, ben coscienti che la Bibbia non possa sempre essere presa in senso letterale, facciamo presente che neppure rovesciarne a piacimento gli insegnamenti possa essere una via condivisibile. Quanto alla citazione di Levitico 18 (potevamo citare I 1Corinzi 6:9-11; Romani 1:18-27, scritti in un periodo dove l’omosessualità era non solo tollerata, ma lodata da fior di filosofi e poeti) volevamo solo fare notare che le parole sull’omosessualità erano affiancate a quelle sull’incesto, l’adulterio (lo ricordiamo al professor Rochat che ci accusa di ignorare l’adulterio), ecc. e non è così agevole, almeno per noi, capire che nello stesso versetto una proibizione è da rifiutare totalmente e un’altra invece sempre attuale.

Infine, abbiamo letto e sentito molte critiche sulla citazione della Confessione di Fede del 1655. Coloro a cui non piace, non se la prendano con noi, ma con i sinodi degli ultimi quattro secoli che non l’hanno rinnegata o cambiata, o con la Chiesa stessa che la pubblica al primo posto nella sezione “Cosa crediamo” del sito della Chiesa Valdese, così come nella “Raccolta delle discipline vigenti” e la fa sottoscrivere, anche nel 2010, ai pastori consacrandi.

Con un saluto fraterno,

Ivan Caradonna
Fabrizio Malan
Lucio Malan
Sergio Malan
Giorgio Mathieu

Agosto-Settembre 2010

LA LETTERA NON FU PUBBLICATA

Sfortunatamente, doctor assistiamo al fenomeno delle chiese che si secolarizzano. E, a questo punto, perfino il termine chiesa comincia a divenire improprio.

Una volta che si benedicono unioni gay, convivenze e stili di vita praticamente mondani quali (a titolo esemplificativo) il fumo, ci possono essere solo 2 strade: o tornare al primitivo amore (come viene indicato da Apocalisse alla chiesa di Laodicea) o aspettarsi il rigetto da parte di Dio. Ci si puó chiamare con qualsiasi denominazione religiosa, ma poi se non si fa la volontá di Dio si ha il nome di vivere eppure si è morti. Dunque trovo che il lavoro che voi fate per tornare alle origini sia un ottimo punto di partenza, non accettando di seguire coloro che camminano disordinatamente. Purtroppo le chiese che si sono secolarizzate (ovunque, specie nei paesi anglosassoni, dove questi fenomeni si sono verificati molto prima che al Sinodo) sembra che abbiano iniziato ignorando le piccole cose (che alla fin fine non sono poi tanto piccole). Ma si sa che un peccato ignorato tira l´altro. Una sigaretta oggi, una nottata in discoteca domani, un tatuaggio con la scusa di essere di vedute più larghe, una convivenza prematrimoniale… e si finisce con il benedire le unioni gay e dichiarare che il cristianesimo può diventare un ostacolo alla libera espressione del proprio orientamento.

Invece di servire Dio si é scelto di servire le proprie emozioni (per la maggior parte fallibili poiché indotte dalla fallibile natura umana). Tenere questi comportamenti in nome della modernizzazione (ma Dio non cambia, era, è e sarà lo stesso in eterno, non è Dio che si deve adeguare agli uomini, altrimenti è come dire che le leggi si devono adeguare al comportamento delinquenziale – e che male c´è, si direbbe allora, tanto si delinque in numerosi, tanto vale legalizzare le condotte socialmente pericolose!- Leggendo i vostri articoli trovo giusto che non vogliate rinunciare al nome valdese, vi appoggio in questa decisione. Non siete certo voi che dovete rinunciarvi, non siete voi ad avere abbandonato i principi della confessione di fede. Valdese non dovrebbe significare etichetta di una chiesa secolarizzata.

Quella che frequentavo quando vivevo in Italia non era arrivata a tanto e spero che non labbia fatto neppure ora. Tra laltro si trattava di una chiesa che accoglieva pacificamente, anche in pianta stabile, persone seguaci di interpretazioni bibliche diverse una dall´altra, entravano calvinisti, arminiani (come me), a volte perfino qualche cattolico, cristiani senza denominazione, qualche carismatico, ecc. Entravano (e spesso restavano) tanti di tutti, accomunati infine sotto la denominazione valdese-metodista senza mai rinunciare al proprio back-ground. Quando dico a qualcuno di essere valdese (con il mio, di back ground, che in questo momento non posso spiegare per non far diventare questa mail lunga il triplo, che già mi sto rendendo conto che sto scrivendo parecchio) e gli spiego lattinenza del mio credo con la Bibbia, non voglio certo che la persona con cui sto parlando pensi che sono a favore del libertinaggio, men che meno che la vera Bibbia lo sia. L’allontanamento dalla verità biblica fa nascere divisioni nelle chiese (e giustamente non si può camminare con chi si secolarizza, a meno che non torni sui suoi passi) a detrimento di un comune cristianesimo, a detrimento dell´unità e del mutuo aiuto tra cristiani. E si sa che cosa succede con il tempo: gli anticristi della storia ne approfittano per creare ancora più scompiglio. Divide et impera, si dice. Nascono nuovi nomi che sembrano (ma è solo apparenza) creare nuove religioni spuntate dal nulla e chi ha sempre vissuto lontano dal cristianesimo non ci capisce più nulla. Per non parlare poi della diffidenza tra denominazioni varie, che almeno in Italia qualche danno ha già fatto(almeno in base alla mia esperienza, per altri magari non è stato così, ma non ho molta conoscenza sull´altrui esperienza per pronunciarmi oltre). Per cui trovo giusto il mantenimento del nome valdese in aggiunta ad un altra qualifica che troverete adeguata. Che il Signore vi benedica

Samuela

“L’accoglienza (con benedizione) alle coppie gay è biblica al 100%”. Ne faremo il terzo sacramento?

Un’altra puntata dell’analisi della densissima intervista alla Moderatora, medicine pastora Maria Bonafede, pubblicata dal settimanale Riforma

Dice la pastora Bonafede: “Questa accoglienza (delle coppie “omoaffettive” attraverso la loro benedizione liturgica – ndr)  piena, senza remore e incertezze è biblica al cento per cento: di questo sono pienamente convinta, perché Gesù ha cercato, trovato e accolto chi era escluso, bandito e giudicato dalle forme religiose del suo tempo e dalla società, ha pranzato con coloro che erano reputati pubblici peccatori e peccatrici, ha incontrato, ascoltato gli uomini e le donne che nessuno voleva ascoltare, nemmeno i suoi discepoli e che tutti giudicavano”.

  1. Tanto per cominciare, il Gesù della Bibbia non ha benedetto liturgicamente proprio nessuno, tanto meno coppie, lasciamo stare i gay.
  2. Gesù ha donato “l’acqua viva”, ha portato il perdono, ha annunciato il Regno dei Cieli. Non è stato l’assistente sociale che la Moderatora tratteggia. Ha guardato al cuore delle persone al di là del gruppo sociale di cui facevano parte, ha rimesso i peccati, ha salvato l’adultera dalla lapidazione, ha visitato la casa del pubblicano, ha guarito il servo del centurione, ha annunciato la salvezza alla samaritana, ma non ha benedetto l’adulterio, o il “centurionato” e la “samarità”. Ma sul peccato non è mai stato tenero: sull’adulterio, com’è noto, era esplicitamente più duro che la legge di Mosé. Ha detto di perdonare 70 volte 7, ma mai di benedire.
  3. Se la benedizione delle coppie gay è biblica al 100% perché non introdurla come terzo Sacramento, accanto a battesimo e cena del Signore? La ragione per cui noi protestanti non riconosciamo gli ulteriori della chiesa Cattolica (confessione, cresima, unzione degli infermi, ordine sacro e matrimonio) non è che questi non sono fondati biblicamente? Il riconoscimento della Moderatora è importante, anche se – come dice il sito ufficiale della Chiesa – non è la “papessa dei Valdesi”. Non è perciò sufficiente un motu proprio, ma un bell’ordine del giorno del Sinodo ed è fatta! E sarebbe un grande segno di “accoglienza”, no?

Related Posts

Leave a Reply

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Link Consigliati

                 

Visitatori 2010 : 43.446

Visitatori 2011 : 81.694

Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

  • 2128731Totale Visitatori:
  • 244Oggi:
  • 1153Ieri:
  • 8627Ultimi 7 giorni:
  • 33440Questo mese:

Visitatori Online

Articoli Recenti