\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

“La necessità di un rinnovamento spirituale” (2° parte)

Io devo ancora capire se il matrimonio per I valdesi è una benedizione o no

Mi viene dalla classe dominante valdese detto che l’unione tra un uomo e una donna non è un sacramento come quello cattolico/ortodosso ma una semplice benedizione per poi quando si parla delle cerimonie inerenti le unioni gay viene puntualizzato di non dover sollevare molta polvere per non doverlo confonderlo al matrimonio eterosessuale essendo una semplice benedizione.

Che confusione, more about unhealthy page che gioco di parole e per di più che mancanza di coerenza ed onesta. 

Alessio Costa

Io devo ancora capire se il matrimonio per I valdesi è una benedizione o no

Mi viene dalla classe dominante valdese detto che l’unione tra un uomo e una donna non è un sacramento come quello cattolico/ortodosso ma una semplice benedizione per poi quando si parla delle cerimonie inerenti le unioni gay viene puntualizzato di non dover sollevare molta polvere per non doverlo confonderlo al matrimonio eterosessuale essendo una semplice benedizione.

Che confusione, unhealthy page che gioco di parole e per di più che mancanza di coerenza ed onesta. 

Alessio Costa

Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, more about cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, cialis 40mg ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Pubblichiamo la prima parte di una sua ampia riflessione, tratta dalla raccolta The Crisis of Piety (Eerdmans Publishing 1968), che ci pare molto attuale.

La nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio,” “eclissi di Dio,” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo.

Io devo ancora capire se il matrimonio per I valdesi è una benedizione o no

Mi viene dalla classe dominante valdese detto che l’unione tra un uomo e una donna non è un sacramento come quello cattolico/ortodosso ma una semplice benedizione per poi quando si parla delle cerimonie inerenti le unioni gay viene puntualizzato di non dover sollevare molta polvere per non doverlo confonderlo al matrimonio eterosessuale essendo una semplice benedizione.

Che confusione, unhealthy page che gioco di parole e per di più che mancanza di coerenza ed onesta. 

Alessio Costa

Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, more about cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, cialis 40mg ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Pubblichiamo la prima parte di una sua ampia riflessione, tratta dalla raccolta The Crisis of Piety (Eerdmans Publishing 1968), che ci pare molto attuale.

La nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio,” “eclissi di Dio,” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo.

Pubblichiamo una ampia riflessione di Donald G. Bloesch, buy che ci pare molto attuale

LA NECESSITÀ DI UN RINNOVAMENTO SPIRITUALE (1)

di Donald G. Bloesch (2)

Donald_G._BloeschLa nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio, site ” “eclissi di Dio, visit web ” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo. 

(Prima parte)

(1) Tratto dalla raccolta The Crisis of Piety Eerdmans Publishing 1968.

(2) Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Io devo ancora capire se il matrimonio per I valdesi è una benedizione o no

Mi viene dalla classe dominante valdese detto che l’unione tra un uomo e una donna non è un sacramento come quello cattolico/ortodosso ma una semplice benedizione per poi quando si parla delle cerimonie inerenti le unioni gay viene puntualizzato di non dover sollevare molta polvere per non doverlo confonderlo al matrimonio eterosessuale essendo una semplice benedizione.

Che confusione, unhealthy page che gioco di parole e per di più che mancanza di coerenza ed onesta. 

Alessio Costa

Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, more about cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, cialis 40mg ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Pubblichiamo la prima parte di una sua ampia riflessione, tratta dalla raccolta The Crisis of Piety (Eerdmans Publishing 1968), che ci pare molto attuale.

La nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio,” “eclissi di Dio,” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo.

Pubblichiamo una ampia riflessione di Donald G. Bloesch, buy che ci pare molto attuale

LA NECESSITÀ DI UN RINNOVAMENTO SPIRITUALE (1)

di Donald G. Bloesch (2)

Donald_G._BloeschLa nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio, site ” “eclissi di Dio, visit web ” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo. 

(Prima parte)

(1) Tratto dalla raccolta The Crisis of Piety Eerdmans Publishing 1968.

(2) Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, buy information pills cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, patient ha studiato ad Oxford, health Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Pubblichiamo la prima parte di una sua ampia riflessione, tratta dalla raccolta The Crisis of Piety (Eerdmans Publishing 1968), che ci pare molto attuale.

La nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio,” “eclissi di Dio,” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda.

Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo.

Io devo ancora capire se il matrimonio per I valdesi è una benedizione o no

Mi viene dalla classe dominante valdese detto che l’unione tra un uomo e una donna non è un sacramento come quello cattolico/ortodosso ma una semplice benedizione per poi quando si parla delle cerimonie inerenti le unioni gay viene puntualizzato di non dover sollevare molta polvere per non doverlo confonderlo al matrimonio eterosessuale essendo una semplice benedizione.

Che confusione, unhealthy page che gioco di parole e per di più che mancanza di coerenza ed onesta. 

Alessio Costa

Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, more about cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, cialis 40mg ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

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La nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio,” “eclissi di Dio,” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

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Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo.

Pubblichiamo una ampia riflessione di Donald G. Bloesch, buy che ci pare molto attuale

LA NECESSITÀ DI UN RINNOVAMENTO SPIRITUALE (1)

di Donald G. Bloesch (2)

Donald_G._BloeschLa nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio, site ” “eclissi di Dio, visit web ” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda. Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

Tuttavia bisogna aver chiaro che un autentico rinnovamento dipende da una nuova effusione dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo  che ci rende capaci di pregare e di predicare con potenza e convinzione. È lo Spirito Santo che ci dona la forza per compiere il nostro servizio nel Regno di Dio. È lo Spirito Santo che dona significato al linguaggio della fede  e che illumina gli uditori di questo messaggio. Oggi il rinnovamento della devozione deve comportare una riscoperta, nella fede  e nella pratica del cristianesimo, dell’attività dello Spirito Santo. 

(Prima parte)

(1) Tratto dalla raccolta The Crisis of Piety Eerdmans Publishing 1968.

(2) Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, ha studiato ad Oxford, Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Donald G. Bloesch (1928-2010) è stato un noto teologo evangelico statunitense, buy information pills cresciuto sotto l’influenza del pietismo calvinista, patient ha studiato ad Oxford, health Basilea e Tubinga è stato consacrato pastore nella United Church of Christ (UCC) e dal 1957 al 1992  è stato professore di Teologia Sistematica presso l’università di  Dubuque. La sua teologia riflette un approccio classico che si distanzia sia dal liberalismo teologico, sia dal fondamentalismo, è stato critico verso le derive etiche e teologiche dovute all’abbandono della fede evangelica tradizionale.

Pubblichiamo la prima parte di una sua ampia riflessione, tratta dalla raccolta The Crisis of Piety (Eerdmans Publishing 1968), che ci pare molto attuale.

La nostra epoca è un periodo di crisi della fede. Troppa gente ha una  conoscenza della verità della fede soltanto speculativa e non sperimentale. La realtà di Dio è divenuta ipotetica anche per un gran numero di persone che si definiscono ancora cristiane. Termini come “silenzio di Dio,” “eclissi di Dio,” “assenza di Dio,” “morte di Dio,” vanno molto di moda.

Uno dei sintomi della bancarotta della fede è la perdita della spiritualità, intendendo con questo termine il “timore di Dio.” Discipline come la preghiera ed il digiuno sono estranee a molti cristiani. Il vecchio inno che inizia dicendo “Impegnati e consacrati, parla spesso col tuo Signore,”  per la chiesa e la società ormai secolarizzate significa ben poco.  Nell’epoca della “morte di Dio,” la preghiera è diventata problematica anche per coloro che sono attivi nella chiesa. Utilizzando le parole di R. Gregor Smith: “Non è un’esagerazione dire che la gran parte dei coscienziosi membri di chiesa ha abbandonato la pratica della preghiera personale in ognuna delle sue forme.” L’incapacità di comunicare la fede va mano nella mano con la sua erosione. I teologi della secolarizzazione affermano che il linguaggio della fede non ha più alcun significato per l’uomo moderno. Secondo Bultmann, l’arcaico e pittoresco linguaggio della Bibbia deve essere demitologizzato per diventare comprensibile alla cultura secolare.  Harvey Cox (1929, USA, teologo battista, docente alla Harvard Divinity School dal 1965 al 2009) suggerisce che, per comunicare le verità centrali della fede  ad un mondo incredulo, bisogna  utilizzare un linguaggio politico invece di quello religioso. William Hordern, (già presidente del Lutheran Theologicl Seminary di Saskatoon, Canada) d’altro canto, sostiene che parlare di Dio è ancora necessario, in particolare per la teologia cristiana, tuttavia, basa questa sua posizione sui risultati della scuola della filosofia analitica.

Quello a cui oggi stiamo assistendo si chiama secolarizzazione, e consiste nello spostamento dell’attenzione dell’uomo dalle realtà spirituali a quelle di questo mondo. In sé questo non costituirebbe un disastro. Noi, infatti, siamo chiamati a compiere la nostra vocazione nella sporcizia e nell’agonia di questo mondo . Tuttavia quando gli uomini si preoccupano solo delle cose di questo mondo, quando si immergono nella realtà penultima invece di interessarsi in quella ultima, la dimensione spirituale della vita diventa vuota. La secolarizzazione della chiesa può essere osservata nella crescente attenzione che questa presta allo stato delle sue finanze ed alla sua organizzazione, invece di dedicarsi allo studio delle Scritture ed alla preghiera.  Simili chiese non sono più capaci di proclamare la parola di Dio con potenza, questo avviene perché non sono più certe di quello in cui credono. Per quanto riguarda gli scopi pratici, le chiese oggi soggiacciono all’ideologia dominante.

Alcuni teologi salutano il processo di secolarizzazione come un’emancipazione dalle superstizioni e dalle vecchie dottrine appartenenti ad una fase della vita della chiesa ormai superata. Come Bonhoeffer parlano di un mondo divenuto adulto, e dell’uomo divenuto adulto. È tuttavia vero che la secolarizzazione può essere, almeno in parte, una benedizione, ma riusciamo a percepire i pericoli che minacciano una cultura dove la realtà di Dio è messa in questione? Possiamo dire che quando Dio muore, anche l’uomo muore, dato che questi deriva il suo significato da Colui che è il suo Creatore. È stato anche affermato che la morte di Dio sgombra la strada alla ricomparsa degli idoli, idoli che cercheranno di riempire il vuoto spirituale e metafisico che si è creato nella nostra cultura. Possiamo essere d’accordo nell’affermare che l’uomo ha raggiunto un elevato livello di maturità e di complessità intellettuale. L’uomo moderno ha a sua disposizione una quantità di conoscenze che erano semplicemente inaccessibili agli uomini del passato. Ma l’uomo contemporaneo è forse diventato superiore dal punto di vista morale e spirituale? Dal punto di vista tecnico la sua superiorità  rispetto ai suoi antenati è fuori questione, ma è forse divenuto più saggio? Se il nostro fine ultimo sono la conoscenza e la capacità tecnica, allora, possiamo dire che l’uomo moderno è divenuto adulto. Se invece il fine dell’uomo è quello di conoscere il significato della sua esistenza, allora,  possiamo dire che è ritornato ad una nuova infanzia.

Ciò che oggi è necessario è il rinnovamento della devozione al vivente Salvatore, il Signore Gesù Cristo. Questo rinnovamento si manifesterà  in una riforma che toccherà la vita della chiesa, in un rinnovato interesse per la preghiera e la meditazione, in un nuovo interesse per i sacramenti ed in particolare per la Santa Cena. Questa rinnovata devozione verso Gesù Cristo implicherà anche un appassionato interesse per gli ultimi ed i meno fortunati di questo mondo, verso i profughi per la guerra e per le carestie, le vittime delle discriminazione razziale, i malati ed gli abbandonati.

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di Donald G. Bloesch

Devozione e Dottrina

Non si può parlare di un rinnovamento della spiritualità senza sottolineare l’importanza della teologia. La devozione a Gesù Cristo non può essere mantenuta a lungo quando è separata dall’integrità e dalla fedeltà dottrinale. Una vita santa divorziata da una solida dottrina  presto diverrà solo moralismo.  Nel contempo, rx una dottrina corretta separata da una vita di devozione è solo intellettualismo. Nei circoli del “pietismo popolare, sales ” per esempio, quelli del “Riarmo-Morale,” si assiste spesso ad un disprezzo della teologia.  Ci viene detto che  non è importante tanto quello che l’uomo crede, quanto quello che fa.  Questo orientamento  riflette il detto di Schleiermacher: “Non contano le opinioni alla quali un uomo aderisce, egli può ancora essere pio.” Questo pensiero ha profondamente permeato la teologia protestante influenzata dal liberalismo.

Nel contempo dobbiamo guardarci dallo sminuire il ruolo della spiritualità.  Nessuno può avere una reale conoscenza della verità senza essere votato a questa stessa verità (Pascal). La dottrina senza un’adesione interiore è morta. La separazione della dottrina dall’adesione interiore è stato uno degli errori contro i quali si è levata la critica della riforma protestante.  Sia Lutero che Calvino hanno sostenuto che la fede non consiste in una mera adesione intellettuale ad un dogma, ma in una profonda  fiducia  nel Salvatore vivente (fiducia cordis). Soltanto questo tipo di fede  rende efficace la salvezza di Cristo nelle vite degli uomini.  Dobbiamo, dunque, concludere che  la dottrina (Theologia dogmatica) deve essere bilanciata dalla spiritualità, dalla devozione (Theologia vitae spiritualis)

Un’altra necessità  che oggi si manifesta è quella di comprendere la relazione fra una vita di devozione e la salvezza.  La nostra devozione è soltanto un segno, uno specchio della salvezza  che ci è stata procurata nel passato o il mezzo mediante il quale questa salvezza si realizza e si rende concreta  nelle vite degli uomini? Noi aderiamo alla seconda opzione. Crediamo, infatti, che una vita  devota è il campo di battaglia dove la nostra salvezza combatte e viene continuamente riaffermata. Una vita devota non è la causa della nostra giustificazione, ma  è il modo attraverso il quale la nostra giustificazione si manifesta nel mondo. I frutti del sacrificio che Cristo ha compiuto nel passato, attraverso di essa, oggi vengono appropriati.  Non in base alle nostre opere, tuttavia non senza di esse, questa è stata anche la posizione Calvino e di Jonathan Edwards.

 

I segni della spiritualità biblica

Nel tentativo di formulare una teologia della vita cristiana, dobbiamo distinguere con cura  fra una spiritualità autenticamente biblica e tutte le altre forme di spiritualità spurie.

La prima caratteristica della spiritualità biblica è la devozione interiore al Salvatore Gesù Cristo. Essa implica un quotidiano ravvedimento ai piedi della sua croce ed una continua adesione alla sua volontà.  Tale adesione si manifesterà  in ogni area della vita umana,  anche in quella pubblica e politica. La vera spiritualità si manifesterà anche in un approfondimento delle capacità critiche, infatti, più stretta sarà la nostra  comunione con Dio e più si manifesterà la necessità di distinguere fra verità ed errore. Il nostro amore abbonderà insieme alla conoscenza ed al discernimento (Fil.1:9), ciò significa che dobbiamo testare ogni cosa con la Parola di Dio. Quella fede che è aperta ad ogni capriccio ed ad ogni fantasia non ha nessuna stabilità, la spiritualità cristiana, invece, è ancorata alla rivelazione biblica,  alla fede una volta insegnata ai santi (Giuda 3).

Friedrich Schleiermacher ha scritto molto sulla necessità della riscoperta della spiritualità, tuttavia dobbiamo distinguere la nostra posizione della sua. Per Schleiermacher spiritualità  significa sperimentare l’assoluta dipendenza da Dio, nella sua teologia pone l’accento  sulla rassegnazione e sulla resa.  Noi, evangelici classici, comprendiamo, invece, la spiritualità in termini di obbedienza, non solo spirituale, ma anche etica.  Ma ancor di più la nostra comprensione della teologia è diversa, infatti, non crediamo che essa sia un discorso basato sull’esplicitazione dei sentimenti dell’uomo religioso, ma l’esposizione sistematica della rivelazione biblica.  L’esperienza religiosa non può essere né la fonte, ne la norma  della teologia, è piuttosto il canale attraverso il quale il messaggio della fede viene mediato.

Da Schleiermacher dobbiamo distinguerci anche  quando afferma dell’esistenza di altre “bibbie,” assimilabili alle Scritture, e capaci di risvegliare la nostra spiritualità. Crediamo, invece, che la vera spiritualità possa essere ottenuta soltanto quando si entra il contato  col messaggio biblico della croce, cioè della sofferenza e della morte di Cristo per i nostri peccati. Questo significa che solo le Sacre Scritture, essendo l’affidabile strumento dell’Evangelo, sono la principale fonte di tutta  spiritualità.  Questo significa  che, nella nostra pratica della pietà, possono essere utilizzati anche altri scritti devozionali come supplemento alla Scrittura, ma questi devono essere in totale accordo col messaggio biblico.  L’uomo devoto riceverà degli aiuti nella sua pratica devozionale da varie fonti, tuttavia, la Bibbia sarà la suprema fonte, dalla quale  ricevere luce e consolazione.

Karl Barth è stato molto riluttante a scrivere sulla spiritualità, senza dubbio questa è stata una reazione alla distorsione della vera spiritualità  che era avvenuta nella teologia dell’esperienza di Schleiermacher.  È però uno sbaglio supporre che Barth si sia opposto alla pietà, al contrario ne afferma la necessità. Per qual che riguarda la spiritualità biblica ha scritto: “La pietà biblica è consapevole dei propri limiti  e della sua relatività. Nella sua essenza è umiltà, timore del Signore. Essa guarda aldilà di questo mondo e nello stesso tempo guarda al di sopra ed aldilà di se stessa. Essa vive soltanto in virtù del suo Oggetto e per il suo Oggetto. Sotto questo aspetto la posizione di Barth è solidissima. Dobbiamo però chiederci se la nostra spiritualità riguarda soltanto il Datore della fede e non l’oggetto, cioè la fede stessa. La nostra priorità assoluta è quella di dare gloria a Dio, ma non dobbiamo interessarci anche della salvezza dell’uomo? La Scrittura ci dice che dobbiamo temere e glorificare Dio (Rm. 14:7). Ma con timore e tremore dobbiamo compiere la nostra salvezza(Fl.2:12).

La spiritualità biblica ha il suo centro nella croce di  Cristo, perché lì la nostra salvezza è stata compiuta, ma questa spiritualità riguarderà anche il portare la croce da parte dei credenti. La spiritualità  biblica è, nello stesso tempo, totalmente teocentrica e radicalmente antropocentrica, essa riguarda sia la gloria di Dio, sia la restaurazione ed il bene dell’essere umano.

Quando i cristiani porranno la loro fede nel Dio vivente, quando  si avvicineranno in preghiera  e devozione alla fonti della fede, quando imiteranno il Salvatore in una vita d’amore e di servizio verso gli altri, solo allora questa età secolarizzata presterà attenzione all’Evangelo e Dio diverrà nuovamente significativo. Un’epoca che ha sperimentato  la “morte di Dio,” deve sperimentare la potenza della resurrezione del suo Figlio nelle vite dei credenti.  Il rimanente dei fedeli deve essere  riempito e rinvigorito  dallo Spirito di Dio così che possa offrire, ad un mondo che brancola nelle tenebre del peccato ed angustiato dall’ansia e dall’assenza di significato, una testimonianza comprensibile e convincente.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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