Nulla sia più forte della vostra fede

GIOSUÈ GIANAVELLO

LA LOGICA ROVESCIATA SULLE BENEDIZIONI

Si è concluso il Sinodo 2015 con il discorso del Moderatore, il Pastore Eugenio Bernardini, riconfermato insieme a tutta la Tavola (che non era in scadenza).

Un discorso sobrio, pacato, ricco di contenuti, diranno gli organi ufficiali evangelici (Riforma, Nev) e aperto all’ecumenismo e alla riconciliazione, diranno gli organi cattolici.

La realtà purtroppo è ben diversa. Nel discorso del Moderatore c’era molta autoreferenzialità e anche una buona dose di arroganza. In sintesi: noi Valdesi siamo gli unici a leggere la Scrittura nel modo corretto, a dare spazio alle vere esigenze del nostro tempo e con la nostra superiorità morale ci possiamo anche permettere di giudicare coloro che non la pensano come noi. Così Bernardini pontifica citando forze politiche (avverse) che si oppongono o semplicemente criticano l’attuale modello di “immigrazione selvaggia”, oppure ignorando tutte le realtà ecclesiastiche che ancora fanno riferimento alla “Sola Scrittura” e non accettano di aprirsi alla modernità, come ad esempio benedire unioni tra individui dello stesso sesso in nome di un senso distorto dell’amore di Dio.

Mentre un abbraccio fraterno lo riserva al pontefice cattolico (e al suo delegato), che ha chiesto perdono per gli orrori che la sua Chiesa ha commesso in passato, senza tuttavia sconfessare coloro che tali atrocità hanno commesso, e che vengono ancora venerati con l’onore degli altari (Santi cattolici).

Ma, come è apparso chiaro, quello che adesso importa alla nomenclatura della Chiesa Valdese è trovare alleati che sulle questioni “civili” la pensino come loro, poco importa se ci sono abissi ancora aperti sulle questioni teologiche fondamentali e irrinunciabili per una Chiesa Riformata.

Intanto ci si prepara a celebrare i 500 anni della Riforma cercando di coinvolgere le altre chiese sorelle. I Luterani hanno rifiutato la proposta valdese di un Sinodo congiunto. Ci domandiamo il perché, visto che in Sinodo non è stato spiegato.

I 180 deputati erano quasi tutti schierati a favore della linea ufficiale della Tavola, solo pochi dissidenti, comunque ignorati o zittiti con la sapiente regia che sta dietro ad ogni Sinodo, solo apparentemente democratico (metà sono pastori non eletti).

Anche i sermoni che aprivano le sedute mattutine sono stati abilmente proposti in salsa “pro linea Tavola”, per indirizzare i deputati su quello che dovevano poi votare (accoglienza indiscriminata degli immigrati, apertura al cattolicesimo romano, approvazione liturgia delle benedizioni delle unioni omosessuali). Tutti tranne uno, dove un pastore (non italiano) ha ricordato come senza Gesù Cristo non si va da nessuna parte, come non deve essere l’intelligenza dell’uomo a guidare un credente, bensì la sapienza di Dio, come l’amore per Dio deve necessariamente venire prima e guidare l’amore per il prossimo, altrimenti l’azione umana verso il suo prossimo diventa soltanto un autoesaltazione umana. In buona sostanza ha detto al Sinodo che nella nostra Chiesa manca la vera fede! Durante il suo sermone si poteva percepire il disagio che i 180 deputati provavano nell’ascoltare la sua predicazione, ma non un disagio di pentimento, bensì un disagio di fastidio per dover ascoltare cose ovvie ma ormai lontane da chi ha fatto della sua fede e della partecipazione alla sua chiesa una militanza soltanto laica, di tipo sociale o peggio ancora politico-sociale.

Poi le rassicuranti parole del Moderatore, che invece come un novello capitano del Titanic, mentre la sua nave affonda ogni anno di più, perdendo pezzi, ossia membri di Chiesa (altri 600 in meno nel 2014), continua imperterrito sulla rotta dell’annientamento, aggrappandosi a tutto, persino alla Costituzione Italiana, fuorché alla Parola di Dio scritturale, per legittimare blasfemità quali le benedizioni delle unioni omosessuali e altre deviazioni per andare a rimorchio della società civile, anziché essere un faro che la guidi (“Lux lucet in tenebris”).

Delusione, amarezza, tristezza e altro ancora, ma il senso è chiaro a chi ancora rivolge il cuore al Signore, cosa che purtroppo non lo è altrettanto alla Tavola e ai Sinodali che hanno confermato la rotta e il timoniere della Nostra Chiesa. Che Dio abbia pietà del suo popolo.
Una chiesa evangelica, che si dice basata sulla “Sola Scrittura” che benedice liturgicamente un comportamento più volte condannato dalla Scrittura è un paradosso in sé.

Una volta abbandonata la logica nei contenuti, poi, lo si fa anche nei modi. Riflettiamo un attimo sul modo in cui si è proceduto. Normalmente, quando in una società civile si introduce una novità, si agisce in questo ordine:

1) si studia la questione per vedere se, dove e come occorre cambiare, avendo ben chiaro dove si vuole arrivare

2) si introducono le novità

3) si stabiliscono i dettagli di queste novità

4) si mettono in pratica le innovavazioni con i loro dettagli

5) si prendono provvedimenti contro chi viola le norme vigenti.

Sulle benedizioni alle coppie dello stess sesso, si è invece proceduto in questo modo:

1) Dei pastori le hanno praticate in aperta violazione delle norme vigenti (2007-giugno 2010)

2) Il Sinodo (agosto 2010) stabilisce che le chiese locali possono decidere di praticarle

3) Si praticano altre benedizioni (2010-2015)

4) Si stabilisce come le benedizioni devono essere praticate

5) Non si prende alcun provvedimento nei confronti di chi ha praticato cose contrarie all’ordinamento e alla Bibbia.

Insomma, l’opposto di quanto il buon senso, l’ordine e il decoro imporrebbero.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

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Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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