Il pastore Marottoli ci scrive di nuovo

E gli diamo la precedenza rispetto ad altri messaggi, perché si tratta di una forma di smentita

Leggo ora la risposta alla mia del 6 settembre.

È il testo di una reazione a caldo, la lettera da me inviata allora, in cui effettivamente non mi sono preoccupato della precisione linguistica, ritenendo che i destinatari fossero attenti allo spirito della missiva, più che alla sua lettera e che valutassero non doversi trattare di uno studio di natura esegetica.

In quella prima lettera, il verbo dia-ballo era posto tra le virgolette, e non a caso. Lì, la replica di Gesù è da me intesa quale replica a un’azione considerata essere come tra virgolette; forse l’ironia dell’operazione poteva essere colta…

Tuttavia, è fuori discussione che dia-ballo è il verbo, e non il sostantivo maschile che compare in Luca 4, 13 e 4,1. D’altra parte è pur vero che nel linguaggio ordinario e a maggior ragione in una comunicazione “al volo” e non tecnica, qual è quella sopra ricordata, gli interlocutori potranno riconoscere come legittimi gli usi di tipo metonimico delle parole, in cui una cosa sta per un’altra, come quando si nomina una cosa o persona, invece che col suo proprio nome, col nome di un’altra cosa o persona che abbia con essa un rapporto di dipendenza; come quando si nomina l’effetto invece della causa (o la causa invece dell’effetto); il simbolo invece della cosa da esso simboleggiata; l’astratto per il concreto, e così di seguito. È chiaro pure che nel personale, “licenzioso” uso di natura metonimica dell’azione, del verbo dia-ballo (al posto del sostantivo) l’intenzione era quella di indicare, senza altre mediazioni di specificazione, da dove derivasse il sostantivo, ricorrente nel testo biblico. Va da sé, inoltre, che il testo biblico citato – come tutte le Scritture sacre – vale per ogni credente, nessuno escluso. Non so se mi spiego!

Il punto (o anche i punti), secondo me rilevante, della questione è: quale credente ha la verità del Cristo? E quale credente rende, a quella verità, coerente testimonianza? E, ancora, cosa sarebbe e dove si ravviserebbe tale coerenza? Il tentativo di rispondere a queste domande apre lo spazio di un dibattito teologicamente serio (e serio per tutti), su alcune delle questioni che ponete, al di là dei rilievi grammaticali che potreste fare a me (con tutte le precisazioni del caso, già fatte), o di stile, che potrei fare a voi, con tutte le distinzioni del caso.

Ciò detto, aggiungo che più utile sarebbe un discorso aperto. Più utile sarebbe che dichiaraste come intendete “governare” la chiesa valdese… A partire da questa dichiarazione sarà possibile vedere cosa fare, come, ad esempio, contare i voti sinodali…

Distinti saluti.

Massimo Marottoli p.v.

Gentile pastore Marottoli, la ringraziamo per questa precisazione, di cui, per la verità, non tutto ci è chiaro. In ogni caso, il vero punto non era certo una questione grammaticale: può succedere di fare uno svarione in italiano, figurarsi in greco antico. Ciò che continua a sorprenderci, tanto più da parte di un pastore, è che in risposta, sia pure a caldo, a una lettera garbata, ci risponda con le parole di Gesù al diavolo.

Apprezziamo invece l’auspicio a un discorso più aperto, che però non capiamo come si concilia con la censura e la condanna sinodale. Quanto a dichiarare come intendiamo governare la Chiesa, ci sembra prematuro: chi la guida (ci riferiamo a tutti coloro che prendono le decisioni e a chi li appoggia, al di là delle singole cariche personali) e la governa, dopo che per un anno ha fatto credere che non esistiamo, è passato all’attacco con tanto di accuse infondate. Ci accontenteremmo di esistere e non essere condannati, mentre chiunque altro dice e fa quel che gli pare e non rende conto a nessuno. Una cosa, però, crediamo sia preciso dovere di chiunque “governi”. Applicare l’articolo 2 delle Discipline Valdesi: “La Chiesa professa le dottrine contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua confessione di fede”. Chi ritiene di fare altro dovrebbe applicare il versetto da lei citato: “E il diavolo, finita tutta la tentazione, si partì da lui” Luca 4:13.

La Redazione

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