Nulla sia più forte della vostra fede

GIOSUÈ GIANAVELLO

Il desiderio di un “Rimpatrio” alle nostre origini di Chiesa

Ecco un secondo commento alla ricorrenza del 1° ottobre della rubrica “Accadde oggi” di Riforma.it , che si suppone dovrebbe ricordare le date significative della storia valdese e del protestantesimo. Era un pezzo di Claudio Geymonat, Danimarca primo paese a riconoscere le unioni gay“.

Non mi pongo assolutamente la domanda se sia giusto o no innalzare la bandiera arcobaleno degli omosessuali. Se siamo indietro o oltre su questo aspetto rispetto alla Danimarca. Non è questa la missione della chiesa cristiana, né tanto meno quella della Chiesa valdese o di quella Riformata e degli evangelici in generale. Sono invece assolutamente convinto che Dio non si compiaccia di queste unioni innaturali. Se esse non sono le cose più importanti della vita della

Stele eretta 200 anni dopo a Prangins, sul lago Lemano, a pochi chilometri da Ginevra, sul punto di partenza del Rimpatrio.

Chiesa Valdese, esse sono però un sintomo e il risultato di un abbandono della fede in Cristo. La volontà di Dio nel creare l’uomo e la donna è che nella loro diversità si possono amare, unire, diventare una sola carne ed avere figli onorandolo, altrimenti li avrebbe creati tutti maschi o femmine. Tutto quello che è fuori di questo progetto lo disonora – come in passato – ed è la conseguenza del peccato. È una verità biblica millenaria. Un periodico come Riforma ed eventuali news correlate, dovrebbe distinguersi nel far capire ai suoi lettori a digiuno del messaggio biblico, la differenza tra quello che al mondo piace e quello che nella Bibbia dice la Parola di Dio, così come lo avrebbero fatto i nostri predecessori valdesi quando dal 1170 cominciarono a crede e a diffondere l’evangelo e per secoli sostennero questa loro convinzione a costo della vita.

E’ il confronto con le loro convinzioni che ci fa capire la grande differenza tra quel passato e il nostro presente.

Nel libro di Giorgio Tourn, I valdesi, a p. 182 l’autore sottolinea le motivazioni del famoso glorioso Rimpatrio dei valdesi che impressionò tutta l’Europa cristiana: “… non si può dire quello che abbiamo sofferto, ma a riaccendere il nostro zelo era il pensiero di tornare nel nostro paese per ristabilirvi il regno di Gesù Cristo e distruggere quello degli idoli e dell’Anticristo”. I Valdesi e con loro tutti i credenti di oggi dovrebbero desiderare un “rimpatrio” alle loro origini, quella della sola ed unica Chiesa di Cristo, così come Lui l’ha fondata e costituita.

La posizione della Chiesa valdese su questo specifico problema è solo il sintomo di una fragilità generale di tutta la chiesa cristiana evangelica – in particolare –  in Italia: quella di non capire qual è il progetto di Dio per il nostro paese. O meglio quale dovrebbe essere, secondo Lui, la strada che dobbiamo percorrere. Si parla di “risveglio, riforma, ritorno alle origini, di liberalismo, ecumenismo” ecc. Ognuno ha la sua soluzione che gli sembra migliore delle altre. Io non voglio fare una nuova proposta, anche se sto attento a quelle che ci sono già. Non dico neanche che mettendo insieme tutte quelle che abbiamo, si arrivi con certezza a fare una sintesi buona. Ma sono convinto che se non si vuole perdere tempo, se si vuole cogliere il segno, colpire il bersaglio e non “l’aria” (come illustrava bene Paolo con l’immagine del pugile) occorre tener conto di alcuni elementi:

1) l’esempio di chi ci ha preceduti: i valdesi (in origine una miscela di cittadini francesi, piemontesi, italiani) sono stati i precursori della Riforma in Europa e nel mondo (1170, Valdo; 1530, Lutero) e molti evangelici oggi non sanno nulla di tutto questo;

2) l’impegno dei valdesi di allora, il loro patto, la loro fedeltà (“I poveri in spirito, ma beati” Mt 5:3): da I valdesi, la singolare storia di un popolo-chiesa: “La decisione che abbiamo preso è questa: mantenere, fino alla morte, la fede in Dio ed i sacramenti della chiesa… predicare liberamente, secondo la grazia che Dio ci ha fatta; non cesseremo di far questo per nessun motivo”;

3) le loro prospettive (1689 – circa 500 anni dopo): un altro patto fecero prima di partire per il “glorioso ritorno”, dopo anni di esilio forzato, un rimpatrio di 200 chilometri su per i monti in 10 giorni; 1000 persone (come i garibaldini da Quarto) i cui superstiti furono meno di 300: “ristabilirvi il regno di Gesù Cristo e distruggere quello degli idoli e dell’Anticristo”. E oggi com’è la situazione?

(1 – Continua)

Sergio Rastello

Membro della chiesa valdese e segretario del CCE

One Response to “Il desiderio di un “Rimpatrio” alle nostre origini di Chiesa”

  1. Luca Zacchi ha detto:

    Ben scritto. “La volontà di Dio nel creare l’uomo e la donna è che nella loro diversità si possono amare, unire, diventare una sola carne ed avere figli onorandolo, altrimenti li avrebbe creati tutti maschi o femmine. Tutto quello che è fuori di questo progetto lo disonora – come in passato – ed è la conseguenza del peccato. È una verità biblica millenaria. “

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

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Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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