\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Giornata della Memoria: I Valdesi hanno qualcosa di speciale da ricordare

Mi scrivono:  “Caro Paolo, visit this site sono contrario al sistema di interpretazione “critico-storico”, viagra dosage però ho delle difficoltà di interpretazione di certi passi della Bibbia del tipo di 1 Corinzi 11 (sul velo delle donne nel culto), medications come pure su quei testi dell’Antico Testamento che prevedono la pena di morte per i trasgressori di alcune leggi morali di Dio. Come vanno interpretati?“.

Rispondo in modo sommario, riconoscendo che, nell’attuale clima culturale, soprattutto dove prevale il liberalismo teologico e morale, certi testi possano essere indubbiamente “imbarazzanti”. Credo, però, che sia possibile distinguerci sia dal letteralismo indiscriminato che dalla relativizzazione del “metodo storico-critico”, applicando una lettura teologica del testo biblico, indubbiamente “conservatrice”, ma che evita certe irragionevoli radicalizzazioni.

 Il velo. «Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza» (1 Corinzi 11).

Un testo biblico come questo va compreso tenendo conto del principio che esso intende esprimere. Errata sarebbe sia l’interpretazione letteralistica (“Dobbiamo ubbidirvi alla lettera”), sia quella che ce lo vorrebbe far intendere come “inapplicabile” perché legato alle concezioni del tempo (la prospettiva “storico-critica”).

Il principio che l’Apostolo qui vuole comunicare è che il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata, sottomessa all’ordine della legge morale stabilita da Dio. Questa legge morale è espressa negli ordinamenti creazionali e nella legge morale mosaica, così com’è riaffermata ed interpretata sovranamente dal Signore Gesù Cristo nell’ambito dell’insegnamento del Nuovo Testamento. Qualsiasi cosa che, nell’ambiente e nella cultura in cui noi viviamo, comunicasse in qualche modo agli altri che ci osservano l’idea (anche solo esteriormente) che noi siamo persone insubordinate e ribelli a questi ordinamenti (così come lo sono “quelli del mondo” e il paganesimo “cristianizzato”), noi ci comporteremmo in modo inappropriato.

In che modo noi manifestiamo il rispetto degli ordinamenti della legge morale espressi, per esempio, dal Decalogo? In che modo il nostro comportamento (anche esteriore) lo testimonia? Si potrebbe prendere ciascuno di quei comandamenti e chiederci in che modo, nell’ambiente in cui viviamo, noi dimostriamo la nostra ubbidienza ad essi o in che modo particolari nostri comportamenti non diano buona testimonianza in quel senso.

Per venire a questo caso particolare, che ci piaccia oppure no, nella prospettiva biblica, la donna ha un ruolo subordinato e sussidiario rispetto all’uomo. Essa ha pari dignità, ma l’uomo e la donna hanno ruoli diversi da assolvere. Nella società antica il capo coperto della donna testimoniava la sua legittima subordinazione, il capo scoperto un atteggiamento provocatorio ed insubordinato come pure decisamente immorale. Allora l’irruenza e l’indisciplina di alcune donne di Corinto nella comunità cristiana doveva essere ripresa dall’Apostolo. Oggi portare o non portare un copricapo non è più rilevante, ma rimane il principio da rispettare della diversità dei ruoli fra uomo e donna, la proprietà dell’abbigliamento e dell’ordine nel culto, cosa che dev’essere testimoniata.

Contraddirebbe oggi questo principio l’uso dei costumi “unisex” o atteggiamenti provocatori tali da livellare le differenze dei sessi. Sono da condannare, per esempio, le pretese di certo femminismo, oppure la confusione prodotta dalle degenerazioni del movimento omosessuale.

 

Dobbiamo quindi chiederci in che modo noi testimoniamo nella società la nostra osservanza dei principi biblici. Il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata. Il cristiano riconosce Cristo come suo Signore e intende vivere in modo a Lui ubbidiente. Il malinteso egualitarismo della nostra società è da contestare, così come lo è la malintesa “libertà” che va predicando. In che modo oggi come cristiani ci differenziamo dall’insubordinazione del liberismo e del paganesimo “cristianizzato”? In questo senso il testo dell’Apostolo rimane attuale al di là dei costumi a cui faceva riferimento.

 

La pena di morte. “Quando una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te” (Deuteronomio 22:23).

La pena di morte prevista dalla legge di Dio in diversi casi nell’Antico Testamento doveva rilevare esemplarmente l’estrema serietà dell’infrazione agli ordinamenti morali stabiliti da Dio sul comportamento umano, in particolare per quanto riguarda la santità del matrimonio e l’uso del sesso. “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione” (Romani 15:4).

La prospettiva cristocentrica evidenzia il ravvedimento ed il recupero del trasgressore (non la sua soppressione fisica), il giusto giudizio, come pure la pratica della disciplina di chiesa che estromette il peccatore ostinato ed impenitente. “Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano”(Matteo 18:17), il che equivale ad una sorta di “condanna a morte”.

Nelle chiese “liberali”, non solo la legge morale di Dio è relativizzata, ma la disciplina è pressoché inesistente e tutto viene permesso e giustificato in nome della malintesa “grazia” e “libertà”. Perché? “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Secondo la Legge di Dio, ribadita nel Nuovo Testamento, bisogna poi tenere conto della legittimità da parte del magistrato civile del “portare” e fare uso della “spada” per liberare la società dagli elementi più pericolosi che mettono a rischio l’ordinata convivenza sociale, “perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male” (Romani 13:4).

Anche in questo caso gran parte della società moderna non è affatto “giusta” come pretende di essere, ma, proteggendo i criminali impenitenti ed irriformabili, pone le basi della sua stessa autodistruzione.

 

Paolo Castellina

http://www.riforma.net
di Paolo Castellina

Mi scrivono:  “Caro Paolo, order sono contrario al sistema di interpretazione “critico-storico”, site però ho delle difficoltà di interpretazione di certi passi della Bibbia del tipo di 1 Corinzi 11 (sul velo delle donne nel culto), come pure su quei testi dell’Antico Testamento che prevedono la pena di morte per i trasgressori di alcune leggi morali di Dio. Come vanno interpretati?“.

Rispondo in modo sommario, riconoscendo che, nell’attuale clima culturale, soprattutto dove prevale il liberalismo teologico e morale, certi testi possano essere indubbiamente “imbarazzanti”. Credo, però, che sia possibile distinguerci sia dal letteralismo indiscriminato che dalla relativizzazione del “metodo storico-critico”, applicando una lettura teologica del testo biblico, indubbiamente “conservatrice”, ma che evita certe irragionevoli radicalizzazioni.

 Il velo. «Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza» (1 Corinzi 11).

Un testo biblico come questo va compreso tenendo conto del principio che esso intende esprimere. Errata sarebbe sia l’interpretazione letteralistica (“Dobbiamo ubbidirvi alla lettera”), sia quella che ce lo vorrebbe far intendere come “inapplicabile” perché legato alle concezioni del tempo (la prospettiva “storico-critica”).

Il principio che l’Apostolo qui vuole comunicare è che il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata, sottomessa all’ordine della legge morale stabilita da Dio. Questa legge morale è espressa negli ordinamenti creazionali e nella legge morale mosaica, così com’è riaffermata ed interpretata sovranamente dal Signore Gesù Cristo nell’ambito dell’insegnamento del Nuovo Testamento. Qualsiasi cosa che, nell’ambiente e nella cultura in cui noi viviamo, comunicasse in qualche modo agli altri che ci osservano l’idea (anche solo esteriormente) che noi siamo persone insubordinate e ribelli a questi ordinamenti (così come lo sono “quelli del mondo” e il paganesimo “cristianizzato”), noi ci comporteremmo in modo inappropriato.

In che modo noi manifestiamo il rispetto degli ordinamenti della legge morale espressi, per esempio, dal Decalogo? In che modo il nostro comportamento (anche esteriore) lo testimonia? Si potrebbe prendere ciascuno di quei comandamenti e chiederci in che modo, nell’ambiente in cui viviamo, noi dimostriamo la nostra ubbidienza ad essi o in che modo particolari nostri comportamenti non diano buona testimonianza in quel senso.

Per venire a questo caso particolare, che ci piaccia oppure no, nella prospettiva biblica, la donna ha un ruolo subordinato e sussidiario rispetto all’uomo. Essa ha pari dignità, ma l’uomo e la donna hanno ruoli diversi da assolvere. Nella società antica il capo coperto della donna testimoniava la sua legittima subordinazione, il capo scoperto un atteggiamento provocatorio ed insubordinato come pure decisamente immorale. Allora l’irruenza e l’indisciplina di alcune donne di Corinto nella comunità cristiana doveva essere ripresa dall’Apostolo. Oggi portare o non portare un copricapo non è più rilevante, ma rimane il principio da rispettare della diversità dei ruoli fra uomo e donna, la proprietà dell’abbigliamento e dell’ordine nel culto, cosa che dev’essere testimoniata.

Contraddirebbe oggi questo principio l’uso dei costumi “unisex” o atteggiamenti provocatori tali da livellare le differenze dei sessi. Sono da condannare, per esempio, le pretese di certo femminismo, oppure la confusione prodotta dalle degenerazioni del movimento omosessuale.

Dobbiamo quindi chiederci in che modo noi testimoniamo nella società la nostra osservanza dei principi biblici. Il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata. Il cristiano riconosce Cristo come suo Signore e intende vivere in modo a Lui ubbidiente. Il malinteso egualitarismo della nostra società è da contestare, così come lo è la malintesa “libertà” che va predicando. In che modo oggi come cristiani ci differenziamo dall’insubordinazione del liberismo e del paganesimo “cristianizzato”? In questo senso il testo dell’Apostolo rimane attuale al di là dei costumi a cui faceva riferimento.

La pena di morte. “Quando una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te” (Deuteronomio 22:23).

La pena di morte prevista dalla legge di Dio in diversi casi nell’Antico Testamento doveva rilevare esemplarmente l’estrema serietà dell’infrazione agli ordinamenti morali stabiliti da Dio sul comportamento umano, in particolare per quanto riguarda la santità del matrimonio e l’uso del sesso. “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione” (Romani 15:4).

La prospettiva cristocentrica evidenzia il ravvedimento ed il recupero del trasgressore (non la sua soppressione fisica), il giusto giudizio, come pure la pratica della disciplina di chiesa che estromette il peccatore ostinato ed impenitente. “Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano”(Matteo 18:17), il che equivale ad una sorta di “condanna a morte”.

Nelle chiese “liberali”, non solo la legge morale di Dio è relativizzata, ma la disciplina è pressoché inesistente e tutto viene permesso e giustificato in nome della malintesa “grazia” e “libertà”. Perché? “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Secondo la Legge di Dio, ribadita nel Nuovo Testamento, bisogna poi tenere conto della legittimità da parte del magistrato civile del “portare” e fare uso della “spada” per liberare la società dagli elementi più pericolosi che mettono a rischio l’ordinata convivenza sociale, “perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male” (Romani 13:4).

Anche in questo caso gran parte della società moderna non è affatto “giusta” come pretende di essere, ma, proteggendo i criminali impenitenti ed irriformabili, pone le basi della sua stessa autodistruzione.
di Paolo Castellina

Mi scrivono:  “Caro Paolo, order sono contrario al sistema di interpretazione “critico-storico”, site però ho delle difficoltà di interpretazione di certi passi della Bibbia del tipo di 1 Corinzi 11 (sul velo delle donne nel culto), come pure su quei testi dell’Antico Testamento che prevedono la pena di morte per i trasgressori di alcune leggi morali di Dio. Come vanno interpretati?“.

Rispondo in modo sommario, riconoscendo che, nell’attuale clima culturale, soprattutto dove prevale il liberalismo teologico e morale, certi testi possano essere indubbiamente “imbarazzanti”. Credo, però, che sia possibile distinguerci sia dal letteralismo indiscriminato che dalla relativizzazione del “metodo storico-critico”, applicando una lettura teologica del testo biblico, indubbiamente “conservatrice”, ma che evita certe irragionevoli radicalizzazioni.

 Il velo. «Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza» (1 Corinzi 11).

Un testo biblico come questo va compreso tenendo conto del principio che esso intende esprimere. Errata sarebbe sia l’interpretazione letteralistica (“Dobbiamo ubbidirvi alla lettera”), sia quella che ce lo vorrebbe far intendere come “inapplicabile” perché legato alle concezioni del tempo (la prospettiva “storico-critica”).

Il principio che l’Apostolo qui vuole comunicare è che il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata, sottomessa all’ordine della legge morale stabilita da Dio. Questa legge morale è espressa negli ordinamenti creazionali e nella legge morale mosaica, così com’è riaffermata ed interpretata sovranamente dal Signore Gesù Cristo nell’ambito dell’insegnamento del Nuovo Testamento. Qualsiasi cosa che, nell’ambiente e nella cultura in cui noi viviamo, comunicasse in qualche modo agli altri che ci osservano l’idea (anche solo esteriormente) che noi siamo persone insubordinate e ribelli a questi ordinamenti (così come lo sono “quelli del mondo” e il paganesimo “cristianizzato”), noi ci comporteremmo in modo inappropriato.

In che modo noi manifestiamo il rispetto degli ordinamenti della legge morale espressi, per esempio, dal Decalogo? In che modo il nostro comportamento (anche esteriore) lo testimonia? Si potrebbe prendere ciascuno di quei comandamenti e chiederci in che modo, nell’ambiente in cui viviamo, noi dimostriamo la nostra ubbidienza ad essi o in che modo particolari nostri comportamenti non diano buona testimonianza in quel senso.

Per venire a questo caso particolare, che ci piaccia oppure no, nella prospettiva biblica, la donna ha un ruolo subordinato e sussidiario rispetto all’uomo. Essa ha pari dignità, ma l’uomo e la donna hanno ruoli diversi da assolvere. Nella società antica il capo coperto della donna testimoniava la sua legittima subordinazione, il capo scoperto un atteggiamento provocatorio ed insubordinato come pure decisamente immorale. Allora l’irruenza e l’indisciplina di alcune donne di Corinto nella comunità cristiana doveva essere ripresa dall’Apostolo. Oggi portare o non portare un copricapo non è più rilevante, ma rimane il principio da rispettare della diversità dei ruoli fra uomo e donna, la proprietà dell’abbigliamento e dell’ordine nel culto, cosa che dev’essere testimoniata.

Contraddirebbe oggi questo principio l’uso dei costumi “unisex” o atteggiamenti provocatori tali da livellare le differenze dei sessi. Sono da condannare, per esempio, le pretese di certo femminismo, oppure la confusione prodotta dalle degenerazioni del movimento omosessuale.

Dobbiamo quindi chiederci in che modo noi testimoniamo nella società la nostra osservanza dei principi biblici. Il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata. Il cristiano riconosce Cristo come suo Signore e intende vivere in modo a Lui ubbidiente. Il malinteso egualitarismo della nostra società è da contestare, così come lo è la malintesa “libertà” che va predicando. In che modo oggi come cristiani ci differenziamo dall’insubordinazione del liberismo e del paganesimo “cristianizzato”? In questo senso il testo dell’Apostolo rimane attuale al di là dei costumi a cui faceva riferimento.

La pena di morte. “Quando una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te” (Deuteronomio 22:23).

La pena di morte prevista dalla legge di Dio in diversi casi nell’Antico Testamento doveva rilevare esemplarmente l’estrema serietà dell’infrazione agli ordinamenti morali stabiliti da Dio sul comportamento umano, in particolare per quanto riguarda la santità del matrimonio e l’uso del sesso. “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione” (Romani 15:4).

La prospettiva cristocentrica evidenzia il ravvedimento ed il recupero del trasgressore (non la sua soppressione fisica), il giusto giudizio, come pure la pratica della disciplina di chiesa che estromette il peccatore ostinato ed impenitente. “Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano”(Matteo 18:17), il che equivale ad una sorta di “condanna a morte”.

Nelle chiese “liberali”, non solo la legge morale di Dio è relativizzata, ma la disciplina è pressoché inesistente e tutto viene permesso e giustificato in nome della malintesa “grazia” e “libertà”. Perché? “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Secondo la Legge di Dio, ribadita nel Nuovo Testamento, bisogna poi tenere conto della legittimità da parte del magistrato civile del “portare” e fare uso della “spada” per liberare la società dagli elementi più pericolosi che mettono a rischio l’ordinata convivenza sociale, “perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male” (Romani 13:4).

Anche in questo caso gran parte della società moderna non è affatto “giusta” come pretende di essere, ma, proteggendo i criminali impenitenti ed irriformabili, pone le basi della sua stessa autodistruzione.

E chi rimane da solo?

Ora più lentamente, price ora con improvvise accelerazioni, procede – apparentemente inesorabile – la deriva anti-biblica di quella che si denomina Chiesa Evangelica Valdese. Da Riforma apprendiamo che le chiese di Torre Pellice e Villar Pellice, due tra le comunità più grandi, hanno deciso di mettere in atto le benedizioni alle coppie dello stesso sesso. Appena nel 2010 si sentivano pastori, che pure avevano votato a favore delle benedizioni, dire: “Ma nella mia comunità sono sicuro che non saranno approvate”.

Allora come è successo? Semplice: coloro che sono contrari a volte lasciano esplicitamente la chiesa, più spesso non partecipano alla vita della comunità, e soprattutto non partecipano alle assemblee di chiesa. In questo caso, poi, si è trattato di un ciclo di assemblee; così, se non vai alle prime, non osi andare all’ultima dove si vota: passi per superficiale e prevenuto. Chi ci va, recepisce facilmente il messaggio che se sei contrario sei un becero, un omofobo, uno che vuole emarginare, negare i diritti ecc. E finisce per votare a favore.

Del resto, ciascuno di coloro che la pensano come noi si sente isolato, crede di essere da solo, non ha un riferimento. Valdesi.eu? No, non va bene “perché il mio pastore ha detto che fa propaganda politica”, chi ci scrive non è adatto, poi non c’è neppure un pastore valdese ecc. ecc. Altri? Ce ne sono altri?

C’è chi dice: “Ah, ci fossero ancora la TEV e il pastore Roberto Nisbet!”. Ma la TEV è finita per le stesse ragioni: i più “non si volevano esporre”, poi “il mio pastore ha detto che la TEV è scismatica”, poi il pastore Nisbet non è adatto ecc. ecc, e qualcuno diceva, 40 anni fa: “Ah, ci fossero ancora Felix Neff e Charles Beckwith!”.

Intanto, gli anti-biblici non si fanno problemi e portano avanti la loro linea – anche quando fra di loro ci sono enormi contraddizioni. Ed essere valdese non è più sinonimo di “non mentire, non giurare, non maledire…”, ma sempre più spesso di propaganda politica fatta “come evangelici”, di un filo-ateismo mascherato da laicismo, di Bibbia messa ben al di sotto del perbenismo del politicamente corretto. Certo, il numero dei membri di chiesa scende e così le loro offerte. Ma l’8 per mille sale, corrisponde a circa 10 volte l’insieme delle offerte e i non valdesi che lo sottoscrivono sono almeno 20 volte più numerosi dei valdesi. Per cui l’aspetto economico è risolto.

Per il resto, perché esporsi? Perché cercare di collaborare con altri che la pensano come noi? È così comodo e semplice adattarsi all’andazzo, facendo ogni tanto qualche mugugno in privato tra vecchi amici, sempre più vecchi, sempre più di rado. “Ma se dipendesse da me, le cose andrebbero in modo diverso!” Il fatto è che dipende davvero da ciascuno di noi. Ma ciascuno, da solo, non fa nulla di importante.

Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:10). Chi resta da solo, ovvero lascia soli gli altri uno o due, si prende una grossa responsabilità.
di Paolo Castellina

Mi scrivono:  “Caro Paolo, order sono contrario al sistema di interpretazione “critico-storico”, site però ho delle difficoltà di interpretazione di certi passi della Bibbia del tipo di 1 Corinzi 11 (sul velo delle donne nel culto), come pure su quei testi dell’Antico Testamento che prevedono la pena di morte per i trasgressori di alcune leggi morali di Dio. Come vanno interpretati?“.

Rispondo in modo sommario, riconoscendo che, nell’attuale clima culturale, soprattutto dove prevale il liberalismo teologico e morale, certi testi possano essere indubbiamente “imbarazzanti”. Credo, però, che sia possibile distinguerci sia dal letteralismo indiscriminato che dalla relativizzazione del “metodo storico-critico”, applicando una lettura teologica del testo biblico, indubbiamente “conservatrice”, ma che evita certe irragionevoli radicalizzazioni.

 Il velo. «Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza» (1 Corinzi 11).

Un testo biblico come questo va compreso tenendo conto del principio che esso intende esprimere. Errata sarebbe sia l’interpretazione letteralistica (“Dobbiamo ubbidirvi alla lettera”), sia quella che ce lo vorrebbe far intendere come “inapplicabile” perché legato alle concezioni del tempo (la prospettiva “storico-critica”).

Il principio che l’Apostolo qui vuole comunicare è che il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata, sottomessa all’ordine della legge morale stabilita da Dio. Questa legge morale è espressa negli ordinamenti creazionali e nella legge morale mosaica, così com’è riaffermata ed interpretata sovranamente dal Signore Gesù Cristo nell’ambito dell’insegnamento del Nuovo Testamento. Qualsiasi cosa che, nell’ambiente e nella cultura in cui noi viviamo, comunicasse in qualche modo agli altri che ci osservano l’idea (anche solo esteriormente) che noi siamo persone insubordinate e ribelli a questi ordinamenti (così come lo sono “quelli del mondo” e il paganesimo “cristianizzato”), noi ci comporteremmo in modo inappropriato.

In che modo noi manifestiamo il rispetto degli ordinamenti della legge morale espressi, per esempio, dal Decalogo? In che modo il nostro comportamento (anche esteriore) lo testimonia? Si potrebbe prendere ciascuno di quei comandamenti e chiederci in che modo, nell’ambiente in cui viviamo, noi dimostriamo la nostra ubbidienza ad essi o in che modo particolari nostri comportamenti non diano buona testimonianza in quel senso.

Per venire a questo caso particolare, che ci piaccia oppure no, nella prospettiva biblica, la donna ha un ruolo subordinato e sussidiario rispetto all’uomo. Essa ha pari dignità, ma l’uomo e la donna hanno ruoli diversi da assolvere. Nella società antica il capo coperto della donna testimoniava la sua legittima subordinazione, il capo scoperto un atteggiamento provocatorio ed insubordinato come pure decisamente immorale. Allora l’irruenza e l’indisciplina di alcune donne di Corinto nella comunità cristiana doveva essere ripresa dall’Apostolo. Oggi portare o non portare un copricapo non è più rilevante, ma rimane il principio da rispettare della diversità dei ruoli fra uomo e donna, la proprietà dell’abbigliamento e dell’ordine nel culto, cosa che dev’essere testimoniata.

Contraddirebbe oggi questo principio l’uso dei costumi “unisex” o atteggiamenti provocatori tali da livellare le differenze dei sessi. Sono da condannare, per esempio, le pretese di certo femminismo, oppure la confusione prodotta dalle degenerazioni del movimento omosessuale.

Dobbiamo quindi chiederci in che modo noi testimoniamo nella società la nostra osservanza dei principi biblici. Il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata. Il cristiano riconosce Cristo come suo Signore e intende vivere in modo a Lui ubbidiente. Il malinteso egualitarismo della nostra società è da contestare, così come lo è la malintesa “libertà” che va predicando. In che modo oggi come cristiani ci differenziamo dall’insubordinazione del liberismo e del paganesimo “cristianizzato”? In questo senso il testo dell’Apostolo rimane attuale al di là dei costumi a cui faceva riferimento.

La pena di morte. “Quando una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te” (Deuteronomio 22:23).

La pena di morte prevista dalla legge di Dio in diversi casi nell’Antico Testamento doveva rilevare esemplarmente l’estrema serietà dell’infrazione agli ordinamenti morali stabiliti da Dio sul comportamento umano, in particolare per quanto riguarda la santità del matrimonio e l’uso del sesso. “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione” (Romani 15:4).

La prospettiva cristocentrica evidenzia il ravvedimento ed il recupero del trasgressore (non la sua soppressione fisica), il giusto giudizio, come pure la pratica della disciplina di chiesa che estromette il peccatore ostinato ed impenitente. “Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano”(Matteo 18:17), il che equivale ad una sorta di “condanna a morte”.

Nelle chiese “liberali”, non solo la legge morale di Dio è relativizzata, ma la disciplina è pressoché inesistente e tutto viene permesso e giustificato in nome della malintesa “grazia” e “libertà”. Perché? “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Secondo la Legge di Dio, ribadita nel Nuovo Testamento, bisogna poi tenere conto della legittimità da parte del magistrato civile del “portare” e fare uso della “spada” per liberare la società dagli elementi più pericolosi che mettono a rischio l’ordinata convivenza sociale, “perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male” (Romani 13:4).

Anche in questo caso gran parte della società moderna non è affatto “giusta” come pretende di essere, ma, proteggendo i criminali impenitenti ed irriformabili, pone le basi della sua stessa autodistruzione.

E chi rimane da solo?

Ora più lentamente, price ora con improvvise accelerazioni, procede – apparentemente inesorabile – la deriva anti-biblica di quella che si denomina Chiesa Evangelica Valdese. Da Riforma apprendiamo che le chiese di Torre Pellice e Villar Pellice, due tra le comunità più grandi, hanno deciso di mettere in atto le benedizioni alle coppie dello stesso sesso. Appena nel 2010 si sentivano pastori, che pure avevano votato a favore delle benedizioni, dire: “Ma nella mia comunità sono sicuro che non saranno approvate”.

Allora come è successo? Semplice: coloro che sono contrari a volte lasciano esplicitamente la chiesa, più spesso non partecipano alla vita della comunità, e soprattutto non partecipano alle assemblee di chiesa. In questo caso, poi, si è trattato di un ciclo di assemblee; così, se non vai alle prime, non osi andare all’ultima dove si vota: passi per superficiale e prevenuto. Chi ci va, recepisce facilmente il messaggio che se sei contrario sei un becero, un omofobo, uno che vuole emarginare, negare i diritti ecc. E finisce per votare a favore.

Del resto, ciascuno di coloro che la pensano come noi si sente isolato, crede di essere da solo, non ha un riferimento. Valdesi.eu? No, non va bene “perché il mio pastore ha detto che fa propaganda politica”, chi ci scrive non è adatto, poi non c’è neppure un pastore valdese ecc. ecc. Altri? Ce ne sono altri?

C’è chi dice: “Ah, ci fossero ancora la TEV e il pastore Roberto Nisbet!”. Ma la TEV è finita per le stesse ragioni: i più “non si volevano esporre”, poi “il mio pastore ha detto che la TEV è scismatica”, poi il pastore Nisbet non è adatto ecc. ecc, e qualcuno diceva, 40 anni fa: “Ah, ci fossero ancora Felix Neff e Charles Beckwith!”.

Intanto, gli anti-biblici non si fanno problemi e portano avanti la loro linea – anche quando fra di loro ci sono enormi contraddizioni. Ed essere valdese non è più sinonimo di “non mentire, non giurare, non maledire…”, ma sempre più spesso di propaganda politica fatta “come evangelici”, di un filo-ateismo mascherato da laicismo, di Bibbia messa ben al di sotto del perbenismo del politicamente corretto. Certo, il numero dei membri di chiesa scende e così le loro offerte. Ma l’8 per mille sale, corrisponde a circa 10 volte l’insieme delle offerte e i non valdesi che lo sottoscrivono sono almeno 20 volte più numerosi dei valdesi. Per cui l’aspetto economico è risolto.

Per il resto, perché esporsi? Perché cercare di collaborare con altri che la pensano come noi? È così comodo e semplice adattarsi all’andazzo, facendo ogni tanto qualche mugugno in privato tra vecchi amici, sempre più vecchi, sempre più di rado. “Ma se dipendesse da me, le cose andrebbero in modo diverso!” Il fatto è che dipende davvero da ciascuno di noi. Ma ciascuno, da solo, non fa nulla di importante.

Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:10). Chi resta da solo, ovvero lascia soli gli altri uno o due, si prende una grossa responsabilità.
Ora più lentamente, order ora con improvvise accelerazioni, page procede, help apparentemente inesorabile, la deriva anti-biblica di quella che si denomina Chiesa Evangelica Valdese. Da Riforma apprendiamo che le chiese di Torre Pellice e Villar Pellice, due tra le comunità più grandi, hanno deciso di mettere in atto le benedizioni alle coppie dello stesso sesso.

Appena nel 2010 si sentivano pastori, che pure avevano votato a favore delle benedizioni, dire: “Ma nella mia comunità sono sicuro che non saranno approvate”.  Allora come è successo ?

Semplice: coloro che sono contrari a volte lasciano esplicitamente la chiesa, più spesso non partecipano alla vita della comunità, e soprattutto non partecipano alle assemblee di chiesa. In questo caso, poi, si è trattato di un ciclo di assemblee, così se non vai alle prime non osi andare all’ultima dove si vota: passi per superficiale e prevenuto. Chi ci va, recepisce facilmente il messaggio che se sei contrario sei un becero, un omofobo, uno che vuole emarginare, negare i diritti ecc. E finisce per votare a favore.

Del resto, ciascuno di coloro che la pensano come noi si sente isolato, crede di essere da solo, non ha un riferimento. Valdesi.eu? No, non va bene “perché il mio pastore ha detto che fa propaganda politica”, chi ci scrive non è adatto, poi non c’è neppure un pastore valdese ecc. ecc. Altri? Ce ne sono altri?

C’è chi dice: “Ah, ci fossero ancora la TEV e il pastore Roberto Nisbet!”. Ma la TEV è finita per le stesse ragioni: i più “non si volevano esporre”, poi “il mio pastore ha detto che la TEV è scismatica”, poi il pastore Nisbet non è adatto ecc. ecc, e qualcuno diceva, 40 anni fa: “Ah, ci fossero ancora Felix Neff e Charles Beckwith!”.

Intanto gli anti-biblici non si fanno problemi e portano avanti la loro linea, anche quando fra di loro ci sono enormi contraddizioni. E essere valdese non è più sinonimo di “non mentire, non giurare, non maledire…”, ma sempre più spesso di propaganda politica fatta “come evangelici”, di un filo-ateismo mascherato da laicismo, di Bibbia messa ben al di sotto del perbenismo del politicamente corretto. Certo, il numero dei membri di chiesa scende e così le loro offerte. Ma l’8 per mille sale, corrisponde a circa 10 volte l’insieme delle offerte e i non valdesi che lo sottoscrivono sono almeno 20 volte più numerosi dei valdesi. Per cui l’aspetto economico è risolto.

Per il resto, perché esporsi? Perché cercare di collaborare con altri che la pensano come noi? È così comodo e semplice adattarsi all’andazzo, facendo ogni tanto qualche mugugno in privato tra vecchi amici, sempre più vecchi, sempre più di rado. “Ma se dipendesse da me, le cose andrebbero in modo diverso!” Il fatto è che dipende davvero da ciascuno di noi. Ma ciascuno, da solo, non fa nulla di importante.

Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:10). Chi resta da solo, ovvero lascia soli gli altri uno o due, si prende una grossa responsabilità.
di Paolo Castellina

Mi scrivono:  “Caro Paolo, order sono contrario al sistema di interpretazione “critico-storico”, site però ho delle difficoltà di interpretazione di certi passi della Bibbia del tipo di 1 Corinzi 11 (sul velo delle donne nel culto), come pure su quei testi dell’Antico Testamento che prevedono la pena di morte per i trasgressori di alcune leggi morali di Dio. Come vanno interpretati?“.

Rispondo in modo sommario, riconoscendo che, nell’attuale clima culturale, soprattutto dove prevale il liberalismo teologico e morale, certi testi possano essere indubbiamente “imbarazzanti”. Credo, però, che sia possibile distinguerci sia dal letteralismo indiscriminato che dalla relativizzazione del “metodo storico-critico”, applicando una lettura teologica del testo biblico, indubbiamente “conservatrice”, ma che evita certe irragionevoli radicalizzazioni.

 Il velo. «Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza» (1 Corinzi 11).

Un testo biblico come questo va compreso tenendo conto del principio che esso intende esprimere. Errata sarebbe sia l’interpretazione letteralistica (“Dobbiamo ubbidirvi alla lettera”), sia quella che ce lo vorrebbe far intendere come “inapplicabile” perché legato alle concezioni del tempo (la prospettiva “storico-critica”).

Il principio che l’Apostolo qui vuole comunicare è che il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata, sottomessa all’ordine della legge morale stabilita da Dio. Questa legge morale è espressa negli ordinamenti creazionali e nella legge morale mosaica, così com’è riaffermata ed interpretata sovranamente dal Signore Gesù Cristo nell’ambito dell’insegnamento del Nuovo Testamento. Qualsiasi cosa che, nell’ambiente e nella cultura in cui noi viviamo, comunicasse in qualche modo agli altri che ci osservano l’idea (anche solo esteriormente) che noi siamo persone insubordinate e ribelli a questi ordinamenti (così come lo sono “quelli del mondo” e il paganesimo “cristianizzato”), noi ci comporteremmo in modo inappropriato.

In che modo noi manifestiamo il rispetto degli ordinamenti della legge morale espressi, per esempio, dal Decalogo? In che modo il nostro comportamento (anche esteriore) lo testimonia? Si potrebbe prendere ciascuno di quei comandamenti e chiederci in che modo, nell’ambiente in cui viviamo, noi dimostriamo la nostra ubbidienza ad essi o in che modo particolari nostri comportamenti non diano buona testimonianza in quel senso.

Per venire a questo caso particolare, che ci piaccia oppure no, nella prospettiva biblica, la donna ha un ruolo subordinato e sussidiario rispetto all’uomo. Essa ha pari dignità, ma l’uomo e la donna hanno ruoli diversi da assolvere. Nella società antica il capo coperto della donna testimoniava la sua legittima subordinazione, il capo scoperto un atteggiamento provocatorio ed insubordinato come pure decisamente immorale. Allora l’irruenza e l’indisciplina di alcune donne di Corinto nella comunità cristiana doveva essere ripresa dall’Apostolo. Oggi portare o non portare un copricapo non è più rilevante, ma rimane il principio da rispettare della diversità dei ruoli fra uomo e donna, la proprietà dell’abbigliamento e dell’ordine nel culto, cosa che dev’essere testimoniata.

Contraddirebbe oggi questo principio l’uso dei costumi “unisex” o atteggiamenti provocatori tali da livellare le differenze dei sessi. Sono da condannare, per esempio, le pretese di certo femminismo, oppure la confusione prodotta dalle degenerazioni del movimento omosessuale.

Dobbiamo quindi chiederci in che modo noi testimoniamo nella società la nostra osservanza dei principi biblici. Il cristiano, uomo o donna che sia, è una persona subordinata. Il cristiano riconosce Cristo come suo Signore e intende vivere in modo a Lui ubbidiente. Il malinteso egualitarismo della nostra società è da contestare, così come lo è la malintesa “libertà” che va predicando. In che modo oggi come cristiani ci differenziamo dall’insubordinazione del liberismo e del paganesimo “cristianizzato”? In questo senso il testo dell’Apostolo rimane attuale al di là dei costumi a cui faceva riferimento.

La pena di morte. “Quando una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te” (Deuteronomio 22:23).

La pena di morte prevista dalla legge di Dio in diversi casi nell’Antico Testamento doveva rilevare esemplarmente l’estrema serietà dell’infrazione agli ordinamenti morali stabiliti da Dio sul comportamento umano, in particolare per quanto riguarda la santità del matrimonio e l’uso del sesso. “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione” (Romani 15:4).

La prospettiva cristocentrica evidenzia il ravvedimento ed il recupero del trasgressore (non la sua soppressione fisica), il giusto giudizio, come pure la pratica della disciplina di chiesa che estromette il peccatore ostinato ed impenitente. “Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano”(Matteo 18:17), il che equivale ad una sorta di “condanna a morte”.

Nelle chiese “liberali”, non solo la legge morale di Dio è relativizzata, ma la disciplina è pressoché inesistente e tutto viene permesso e giustificato in nome della malintesa “grazia” e “libertà”. Perché? “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Secondo la Legge di Dio, ribadita nel Nuovo Testamento, bisogna poi tenere conto della legittimità da parte del magistrato civile del “portare” e fare uso della “spada” per liberare la società dagli elementi più pericolosi che mettono a rischio l’ordinata convivenza sociale, “perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male” (Romani 13:4).

Anche in questo caso gran parte della società moderna non è affatto “giusta” come pretende di essere, ma, proteggendo i criminali impenitenti ed irriformabili, pone le basi della sua stessa autodistruzione.

E chi rimane da solo?

Ora più lentamente, price ora con improvvise accelerazioni, procede – apparentemente inesorabile – la deriva anti-biblica di quella che si denomina Chiesa Evangelica Valdese. Da Riforma apprendiamo che le chiese di Torre Pellice e Villar Pellice, due tra le comunità più grandi, hanno deciso di mettere in atto le benedizioni alle coppie dello stesso sesso. Appena nel 2010 si sentivano pastori, che pure avevano votato a favore delle benedizioni, dire: “Ma nella mia comunità sono sicuro che non saranno approvate”.

Allora come è successo? Semplice: coloro che sono contrari a volte lasciano esplicitamente la chiesa, più spesso non partecipano alla vita della comunità, e soprattutto non partecipano alle assemblee di chiesa. In questo caso, poi, si è trattato di un ciclo di assemblee; così, se non vai alle prime, non osi andare all’ultima dove si vota: passi per superficiale e prevenuto. Chi ci va, recepisce facilmente il messaggio che se sei contrario sei un becero, un omofobo, uno che vuole emarginare, negare i diritti ecc. E finisce per votare a favore.

Del resto, ciascuno di coloro che la pensano come noi si sente isolato, crede di essere da solo, non ha un riferimento. Valdesi.eu? No, non va bene “perché il mio pastore ha detto che fa propaganda politica”, chi ci scrive non è adatto, poi non c’è neppure un pastore valdese ecc. ecc. Altri? Ce ne sono altri?

C’è chi dice: “Ah, ci fossero ancora la TEV e il pastore Roberto Nisbet!”. Ma la TEV è finita per le stesse ragioni: i più “non si volevano esporre”, poi “il mio pastore ha detto che la TEV è scismatica”, poi il pastore Nisbet non è adatto ecc. ecc, e qualcuno diceva, 40 anni fa: “Ah, ci fossero ancora Felix Neff e Charles Beckwith!”.

Intanto, gli anti-biblici non si fanno problemi e portano avanti la loro linea – anche quando fra di loro ci sono enormi contraddizioni. Ed essere valdese non è più sinonimo di “non mentire, non giurare, non maledire…”, ma sempre più spesso di propaganda politica fatta “come evangelici”, di un filo-ateismo mascherato da laicismo, di Bibbia messa ben al di sotto del perbenismo del politicamente corretto. Certo, il numero dei membri di chiesa scende e così le loro offerte. Ma l’8 per mille sale, corrisponde a circa 10 volte l’insieme delle offerte e i non valdesi che lo sottoscrivono sono almeno 20 volte più numerosi dei valdesi. Per cui l’aspetto economico è risolto.

Per il resto, perché esporsi? Perché cercare di collaborare con altri che la pensano come noi? È così comodo e semplice adattarsi all’andazzo, facendo ogni tanto qualche mugugno in privato tra vecchi amici, sempre più vecchi, sempre più di rado. “Ma se dipendesse da me, le cose andrebbero in modo diverso!” Il fatto è che dipende davvero da ciascuno di noi. Ma ciascuno, da solo, non fa nulla di importante.

Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:10). Chi resta da solo, ovvero lascia soli gli altri uno o due, si prende una grossa responsabilità.
Ora più lentamente, order ora con improvvise accelerazioni, page procede, help apparentemente inesorabile, la deriva anti-biblica di quella che si denomina Chiesa Evangelica Valdese. Da Riforma apprendiamo che le chiese di Torre Pellice e Villar Pellice, due tra le comunità più grandi, hanno deciso di mettere in atto le benedizioni alle coppie dello stesso sesso.

Appena nel 2010 si sentivano pastori, che pure avevano votato a favore delle benedizioni, dire: “Ma nella mia comunità sono sicuro che non saranno approvate”.  Allora come è successo ?

Semplice: coloro che sono contrari a volte lasciano esplicitamente la chiesa, più spesso non partecipano alla vita della comunità, e soprattutto non partecipano alle assemblee di chiesa. In questo caso, poi, si è trattato di un ciclo di assemblee, così se non vai alle prime non osi andare all’ultima dove si vota: passi per superficiale e prevenuto. Chi ci va, recepisce facilmente il messaggio che se sei contrario sei un becero, un omofobo, uno che vuole emarginare, negare i diritti ecc. E finisce per votare a favore.

Del resto, ciascuno di coloro che la pensano come noi si sente isolato, crede di essere da solo, non ha un riferimento. Valdesi.eu? No, non va bene “perché il mio pastore ha detto che fa propaganda politica”, chi ci scrive non è adatto, poi non c’è neppure un pastore valdese ecc. ecc. Altri? Ce ne sono altri?

C’è chi dice: “Ah, ci fossero ancora la TEV e il pastore Roberto Nisbet!”. Ma la TEV è finita per le stesse ragioni: i più “non si volevano esporre”, poi “il mio pastore ha detto che la TEV è scismatica”, poi il pastore Nisbet non è adatto ecc. ecc, e qualcuno diceva, 40 anni fa: “Ah, ci fossero ancora Felix Neff e Charles Beckwith!”.

Intanto gli anti-biblici non si fanno problemi e portano avanti la loro linea, anche quando fra di loro ci sono enormi contraddizioni. E essere valdese non è più sinonimo di “non mentire, non giurare, non maledire…”, ma sempre più spesso di propaganda politica fatta “come evangelici”, di un filo-ateismo mascherato da laicismo, di Bibbia messa ben al di sotto del perbenismo del politicamente corretto. Certo, il numero dei membri di chiesa scende e così le loro offerte. Ma l’8 per mille sale, corrisponde a circa 10 volte l’insieme delle offerte e i non valdesi che lo sottoscrivono sono almeno 20 volte più numerosi dei valdesi. Per cui l’aspetto economico è risolto.

Per il resto, perché esporsi? Perché cercare di collaborare con altri che la pensano come noi? È così comodo e semplice adattarsi all’andazzo, facendo ogni tanto qualche mugugno in privato tra vecchi amici, sempre più vecchi, sempre più di rado. “Ma se dipendesse da me, le cose andrebbero in modo diverso!” Il fatto è che dipende davvero da ciascuno di noi. Ma ciascuno, da solo, non fa nulla di importante.

Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:10). Chi resta da solo, ovvero lascia soli gli altri uno o due, si prende una grossa responsabilità.

E chi rimane da solo?

Ora più lentamente, drug ora con improvvise accelerazioni, web procede – apparentemente inesorabile – la deriva anti-biblica di quella che si denomina Chiesa Evangelica Valdese. Da Riforma apprendiamo che le chiese di Torre Pellice e Villar Pellice, information pills due tra le comunità più grandi, hanno deciso di mettere in atto le benedizioni alle coppie dello stesso sesso.

Appena nel 2010 si sentivano pastori, che pure avevano votato a favore delle benedizioni, dire: “Ma nella mia comunità sono sicuro che non saranno approvate”.  Allora come è successo ?

Semplice: coloro che sono contrari a volte lasciano esplicitamente la chiesa, più spesso non partecipano alla vita della comunità, e soprattutto non partecipano alle assemblee di chiesa. In questo caso, poi, si è trattato di un ciclo di assemblee; così, se non vai alle prime, non osi andare all’ultima dove si vota: passi per superficiale e prevenuto. Chi ci va, recepisce facilmente il messaggio che se sei contrario sei un becero, un omofobo, uno che vuole emarginare, negare i diritti ecc. E finisce per votare a favore.

Del resto, ciascuno di coloro che la pensano come noi si sente isolato, crede di essere da solo, non ha un riferimento. Valdesi.eu? No, non va bene “perché il mio pastore ha detto che fa propaganda politica”, chi ci scrive non è adatto, poi non c’è neppure un pastore valdese ecc. ecc. Altri? Ce ne sono altri?

C’è chi dice: “Ah, ci fossero ancora la TEV e il pastore Roberto Nisbet!”. Ma la TEV è finita per le stesse ragioni: i più “non si volevano esporre”, poi “il mio pastore ha detto che la TEV è scismatica”, poi il pastore Nisbet non è adatto ecc. ecc, e qualcuno diceva, 40 anni fa: “Ah, ci fossero ancora Felix Neff e Charles Beckwith!”.

Intanto, gli anti-biblici non si fanno problemi e portano avanti la loro linea – anche quando fra di loro ci sono enormi contraddizioni. Ed essere valdese non è più sinonimo di “non mentire, non giurare, non maledire…”, ma sempre più spesso di propaganda politica fatta “come evangelici”, di un filo-ateismo mascherato da laicismo, di Bibbia messa ben al di sotto del perbenismo del politicamente corretto. Certo, il numero dei membri di chiesa scende e così le loro offerte. Ma l’8 per mille sale, corrisponde a circa 10 volte l’insieme delle offerte e i non valdesi che lo sottoscrivono sono almeno 20 volte più numerosi dei valdesi. Per cui l’aspetto economico è risolto.

Per il resto, perché esporsi? Perché cercare di collaborare con altri che la pensano come noi? È così comodo e semplice adattarsi all’andazzo, facendo ogni tanto qualche mugugno in privato tra vecchi amici, sempre più vecchi, sempre più di rado. “Ma se dipendesse da me, le cose andrebbero in modo diverso!” Il fatto è che dipende davvero da ciascuno di noi. Ma ciascuno, da solo, non fa nulla di importante.

Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:10). Chi resta da solo, ovvero lascia soli gli altri uno o due, si prende una grossa responsabilità.

Sì all’accoglienza, viagra sale netto dissenso sulle benedizioni alle coppie omosessuali – un comportamento censurato chiaramente dalla Bibbia

Io sono nato in un posto che si chiama Mourcious, illness che voi non sapete dov’è. È nelle Valli, discount però su questo punto la penso come i fratelli africani, una parte dei fratelli africani, e quindi sulla questione delle benedizioni delle coppie dello stesso sesso permettetemi di esprimere il mio netto dissenso rispetto alle decisioni assunte dal Sinodo dell’anno scorso.

Certo, siamo oggi sottoposti in ogni ambiente a un intenso battage teso a far sì che la nostra società le chiese accettino ed approvino l’omosessualità come uno stile di vita legittimo, accettabile, una preferenza sessuale al pari di ogni altra. Coloro che si oppongono a questo su base morale e religiosa vengono di solito dipinti come ignoranti, bigotti, razzisti, degli omofobi portatori di giudizi superati che dovrebbero solo finalmente tacere. Per fortuna nel Sinodo posso parlare, non debbo tacere. È vero, alcuni odiano gli omosessuali e tale sentimento non è in alcun modo giustificabile. Il vero cristiano non deve odiare nessuno, ma deve relazionarsi con tutti secondo i comandamenti di Dio. Il cristiano deve amare gli omosessuali come qualsiasi altra persona, essendo però con loro, come con tutti, biblicamente onesto, avendo cioè come unico riferimento la Bibbia e non tenendo conto della società e della cultura contemporanee, permissive, mutevoli e sostanzialmente pagane. E mi pare sia chiaro a tutti che in questo contesto nessuno mette in discussione tanto meno io la questione dell’accoglienza e del dialogo, quindi sono contento che Luca nella sua chiesa trovi accoglienza e dialogo. Però, io sull’argomento non ho posizioni da difendere o battaglie da vincere o da perdere, ma un’esigenza profondamente sentita, direi inderogabile, quella si, di fare chiarezza sulla questione della benedizione delle unioni omosessuali da parte della Chiesa Valdese e questo per capire la fedeltà o meno di tale atto a quanto ci dice la Bibbia.

In effetti, al di là delle dotte discussioni su cosa sia una benedizione e quali tipi di benedizione possano sussistere o da ultimo il concetto di moltiplicare le benedizioni, secondo me impartire una benedizione o richiedere al Signore di benedire qualcosa o qualcuno vuol dire in ogni caso che la Chiesa è d’accordo coi richiedenti sull’oggetto della benedizione sul loro modo di comportarsi e presentarsi davanti a Dio, anzi non solo è favorevole, ma in quanto ne benedice l’atto in un certo modo lo indica come un modello di riferimento da seguire. Ora, io non ho nel mio bagaglio personale degli studi teologici, non ho avuto il privilegio di farli. Ho fatto un altro lavoro e non essendo quindi dotato di strumenti che altre persone erudite e dotte possono portare ho pensato di leggervi – visto che la pastora Zell ha detto che i pastori seguono e non dimenticano niente della Bibbia – il testo sull’omosessualità che a me fa problema. Non è nelle mie intenzioni ve lo assicuro utilizzare il passo biblico come una clava per colpire qualcosa o qualcuno né oltraggiare o discriminare chicchessia, anche se è stato detto un una intervista che è apparsa su Repubblica a firma Natalia Aspesi, ma interrogarmi e interrogare anche voi membri di questo Sinodo su tale passo. Vi leggo pertanto dalla lettera dell’apostolo Paolo, capitolo 1, i versetti 26 e 27:

Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura, e similmente anche i maschi, lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento”.

Sono parole dure, pesanti, scritte da un gigante della fede – su questo penso che siamo tutti d’accordo – l’apostolo Paolo, l’apostolo delle genti. Forse dobbiamo a lui anche di essere qui oggi a dire quello che possiamo dire. Si potrà dire tutto di lui, ma non certo che è l’ultimo retrogrado e razzista cristiano quale potrei essere io. Vi chiedo ora onestamente: come si può pensare di superare e non tener conto di quanto precede e prendere una decisione che impegna la chiesa a benedire un comportamento che è censurato così chiaramente dalla Bibbia? Io non ci riesco, in tutta onestà la mi comprensione della Bibbia me lo impedisce e se qualcuno pensa di potermelo spiegare diversamente gliene sarei molto grato. Però, con la stessa onestà intellettuale dovrebbe essere aperto al confronto e quindi eventualmente anche ad approdare a conclusioni diverse da quelle in cui ora crede essendo noi tutti consapevoli che la verità non è patrimonio di nessun uomo, ma solo del Signore.

di Leonista

In questi giorni si svolgono numerose manifestazioni per la Giornata della Memoria, tadalafil nel ricordo della Shoah, capsule lo sterminio degli ebrei da parte del regime nazionalsocialista tedesco e dei suoi alleati. Una ricorrenza certamente non religiosa, case ma civile. Eppure noi Valdesi abbiamo qualcosa di speciale da ricordare oggi, che mai si dice.

Non ci riferiamo a come e quanto i valdesi delle Valli, e non solo, aiutarono ebrei ai loro persecutori e dunque scampare dagli arresti e dunque dalla morte. Vi sono diversi valdesi tra i “Giusti fra le Nazioni”, cioè fra coloro che si sono distinti in questo nobile impegno: il pastore, poi senatore, Tullio Vinay, Silvia Avondet Malan, le coppie di coniugi Michel e Leontine Avondet, Alfredo e Maria Avondet Comba. Sono ricordati, con un albero e naturalmente con i loro nomi, nel Giardino dei Giusti fra le Nazioni di Gerusalemme, un luogo di grande suggestione, accanto allo Yad Vashem, che ricorda la Shoah, e al cimitero di guerra con i caduti nelle guerre combattute dallo Stato d’Israele per sopravvivere.

Ma sono stati tanti i valdesi che hanno rischiato per dare rifugio agli ebrei. In quel periodo accaddero tanti episodi che andrebbero rievocati con maggiore orgoglio. Accadde anche che degli ebrei morti per cause naturali nelle Valli venissero seppelliti facendoli passare per valdesi, con il pastore che – per così dire – svolgeva le funzioni del rabbino al cimitero leggendo alcuni passi dell’Antico Testamento, cioè della Torah. Accadde che una valdese sposata a un ebreo che cambiava spesso nascondiglio e a volte passava da lei, ai tedeschi e ai fascisti che lo cercavano rispondesse che lo stava cercando anche lei perché da anni l’aveva mollata per un’altra. O che un direttore di banca desse rifugio ai beni degli ebrei consentendo loro di aprire libretti di risparmio al portatore, intestati a nomi di alberi. Si tratta di cose indimenticabili, ma non uniche dei valdesi. Anche altri hanno compiuto questi nobili atti.

Non ci riferiamo neppure al fatto che Ezechiele 37, la profezia delle ossa secche, sembra la descrizione dei cadaveri ammonticchiati nei campi di sterminio: “Il Signore… mi posò in una campagna ch’era piena d’ossa… erano in grandissimo numero”. Né al fatto che dopo la Shoah, e in parte a causa di essa, ci fu la grande aliyah, la “salita”, cioè il ritorno degli Ebrei nella terra d’Israele, compimento di tante profezie dell’Antico Testamento (chi le ha contate dice che sono centonovantatre). Un solo esempio fra i tanti: “i giorni vengono, dice il Signore, che non si dirà più: l’Iddio vivente, il quale ha tratti i figliuoli d’Israele fuor de paese d’Egitto; ma: il Signore vivente, che ha tratti i figliuoli d’Israele fuor del paese di Settentrione, e di tutti gli altri paesi, ne’ quali egli li aveva scacciati; ed io li ricondurrò alla lor terra, che io diedi a’ padri loro” (Geremia 16:14-15).  Questa è una cosa importantissima, ma lo è per tutti coloro che leggono la Bibbia. Dovrebbe esserlo dunque anche per i Valdesi, le cui guide “spirituali” tendono invece a spiegare le profezie bibliche che si avverano con il fatto che sono state scritte dopo che il fatto si è avverato, il che implica che gli autori materiale del Libro dei Libri siano dei falsari. Ad esempio: la profezia di Gesù sulla distruzione del Tempio, “non sarà qui lasciata pietra sopra pietra” (Matteo 24:2) avveratasi meno di quaranta anni dopo? Semplice, dicono: è stata scritta dopo l’anno 70. Insomma: è un falso. Giungono dunque a dire che il libro di Geremia sarebbe stato scritto dopo il 1948? No, ma dicono che si riferisce al ritorno da Babilonia e che, naturalmente, è stato scritto dopo di esso. Ora, dire che “paese di Settentrione” si riferisce alla Mesopotamia, sembra un’idiozia, trovandosi perfettamente a Oriente della Terra d’Israele, e probabilmente lo è. Ma, dopo aver studiato qualche anno alla Facoltà di Teologia, forse lo si trova una perla di filologia biblica o comunque si capisce che dire qualcosa di diverso è cercarsi rogne. Ma, coma mai si parla anche “di tutti gli altri paesi“? E come mai altrove si dice che torneranno “da’ quattro canti della terra” (Isaia 11:12)? O ancora: “Non temere, perché io sono con te; farò venire la tua progenie dall’est e ti radunerò dall’ovest.  Dirò al settentrione: “Restituiscili”, e al mezzogiorno: “Non trattenerli” (Isaia 43:5-6). Si parla sempre di Babilonia? Ma i biblisti valdesi non sono i soli ad avere questo atteggiamento. Nel libro, edito dalla valdese Claudiana, L’ebraicità di Gesù, che raccoglie studi di insigni accademici, basta arrivare alla terza pagina del primo articolo per leggere la reazione di Harvey Cox, professore alla prestigiosa Harvard Divinity School, fondata dai puritani del Massachusetts, di fronte a un “predicatore cristiano evangelico indipendente” che prende un po’ troppo sul serio le profezie bibliche, che egli stesso definisce simili a quelle lette nel commentario di una Bibbia “donatami da ragazzo in premio per la mia encomiabile condotta alla scuola domenicale”. Ecco la reazione dell’insigne teologo, sicuramente generoso di quegli inviti alla tolleranza, all’accettazione del diverso ecc. ecc. a cui siamo ben abituati: “Fui assalito dal curioso impulso di aggredire e strangolare la mia nuova e indesiderata conoscenza(…)”. E ritiene la cosa talmente normale da inserirla in un dotto libro!

No. La cosa particolare dei Valdesi riguardo agli Ebrei è che, per quanto ne sappiamo, non hanno mai partecipato a quella mostruosità dell’odio anti-ebraico su pretese basi cristiane. È un fatto unico tra le denominazioni cristiane storiche, mentre ovviamente è assai comune tra quelle più recenti, che spesso sentono un legame particolare con gli Ebrei, non solo quelli della Bibbia, ma anche quelli vivi oggi. Il coinvolgimento di cattolici e ortodossi nell’antisemitismo è stato pesante, anche se – grazie a Dio – non costante. Persino l’invocazione “contro i perfidi giudei” del Venerdì Santo è stata abolita solo ai tempi di Papa Giovanni XXIII (1958-1963).

Ma purtroppo il mondo protestante è tutt’altro che e sente da questa macchia. Le pagine di Lutero contro gli ebrei sono agghiaccianti: “In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. E questo lo si deve fare in onore di nostro Signore e della Cristianità”. Orrore e bestemmia! Ma è solo l’inizio di una serie di dettagliati inviti a perseguitare il popolo d’Israele, con tanto di citazioni bibliche, incluso l’Antico Testamento. Non a caso il libro da cui queste frasi sono tratte, Von den Jüden und jren Lügen (“Sugli Ebrei e le loro menzogne”), ebbe diverse riedizioni nella Germania nazista: conteneva un compendio e quasi un manuale dell’odio antiebraico utilissimo per i seguaci di Hitler. Ma noi Valdesi, non siamo “luterani” in quanto abbiamo aderito al ramo della Riforma più vicino a Giovanni Calvino, forse il meno anti-ebraico tra i riformatori. Eppure, nel commentario al libro di Daniele scrisse: “Ho conversato a lungo con molti ebrei: non ho mai visto una goccia di pietà o un granello di verità o di onestà.” In altri scritti, che non abbiamo avuto mnodo di controllare alle fonti, ma sono riportati da vari studiosi, definì gli ebrei “cani profani” che “stupidamente divorano tutte le ricchezze della terra con la loro sfrenata avidità”. Come se non bastasse, avrebbe aggiunto che per “la loro corrotta e inflessibile ostinazione meritano di essere oppressi senza fine o misura e che muoiano nella loro miseria senza la pietà di alcuno”.

Ebbene, per quanto ne sappiamo, i Valdesi non hanno di questi orrendi precedenti. Si potrà facilmente dire che i Valdesi non hanno avuto molto a che fare con gli Ebrei, di certo non numerosi o piuttosto assenti nelle vallate alpine. Ma noi credenti sappiamo anche che nulla accade per caso e quando ogni giorno preghiamo secondo l’insegnamento di Gesù chiedendo di “non esporci alla tentazione”, ricordiamo che la Grazia di Dio non è solo perdono dei peccati ma può anche essere non avere opportunità di commetterli.

Tutto ciò non può certo costituire un motivo di vano vanto, ma piuttosto un’ulteriore chiamata, una ulteriore responsabilità. Forse anche in questo i Valdesi hanno una missione particolare che è nostro dovere non lasciare cadere.

Di certo, assieme ai punti non specifici dei Valdesi ma comunque importanti che abbiamo citato prima, , questa particolarità dovrebbe dissuadere dall’assumere, proprio in questi tempi, proprio noi che ci definivamo Israël del Alpes, un atteggiamento anti-ebraico, magari sotto la forma di ostilità a Israele. Ostilità che abbiamo visto più volte espressa da esponenti valdesi, in particolare sugli organi di informazione, conseguenza dell’adesione acritica a certe specifiche posizioni politiche che includono appunto lo schierarsi contro lo Stato d’Israele e sotto sotto contro gli Ebrei in generale. Ma finora abbiamo avuto la grazia di non vedere tali posizioni espresse ufficialmente. Preghiamo perché questo non avvenga in futuro e perché la Chiesa Valdese torni a testimoniare fedelmente la chiamata di Dio.

Related Posts

One Response to “Giornata della Memoria: I Valdesi hanno qualcosa di speciale da ricordare”

  1. Luca Zacchi ha detto:

    Un bel post, ne condivido il contenuto. Ma perchè non firmarlo con nome e cognome fratello? Grazie comunque del contributo.

Rispondi a Luca Zacchi Annulla risposta

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Link Consigliati

                 

Visitatori 2010 : 43.446

Visitatori 2011 : 81.694

Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

  • 2119498Totale Visitatori:
  • 475Oggi:
  • 1383Ieri:
  • 10068Ultimi 7 giorni:
  • 24207Questo mese:

Visitatori Online

Articoli Recenti