\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

FRATERNE REAZIONI DI PASTORI VALDESI ALL’ANNUNCIO DELLA NOSTRA NUOVA GRAFICA

Il “settimanale delle chiese evangeliche battiste, viagra order metodiste, rx valdesi” Riforma sta diffondendo dei simpatici segnalibri promozionali per invitare ad abbonarsi.

Il richiamo principale è: “Protestanti, capsule una cultura”. Ci sono due possibili interpretazioni. Quella più diretta è che “i protestanti hanno una solo cultura”, e che l’interprete di questa cultura unica è Riforma. Grazie a Dio non è così: accanto agli estremismi “liberali” espressi da Riforma, vi sono ancora, o di nuovo, chiese o denominazioni “storiche” che tornano alle radici storiche della Riforma. Oltre a queste, ci sono anche le nuove chiese evangeliche, pentecostali e altre, spesso ancora più lontane dai valdesi istituzionalizzati. Per cui, non è vero che i protestanti italiani hanno “una [sola] cultura”, anche se il concetto è ribadito nel primo dei quattro slogan dell’altro lato del segnalibro: “Voce della minoranza protestante in Italia”. Ma quando mai! I protestanti in Italia sono almeno 400mila. Di questi, valdesi, metodisti e battisti sono il 10 per cento: si può dunque parlare di voce della minoranza protestante? Davvero non si dovrebbe, ma qualche esagerazione è frequente nella pubblicità. Vanno però ricordati gli anatemi di questi stessi signori quando pretendono che noi non dovremmo usare il nome di valdesi. La mancanza di coerenza è sempre penosa, tanto più da parte di persone che si professano cristiane.

L’altra interpretazione dello slogan “Protestanti, una cultura” è che il protestantesimo sia “una cultura”. Dire di essere “di cultura protestante” o “di cultura valdese” o “di cultura cristiana” è molto chic, si fa un figurone in società. Intanto si afferma di avere “una cultura” e già non è poco e poi si evita la diffidenza che c’è tra gli intellettualoni verso coloro che credono in Dio, perché non solo non si menziona la parola “fede”, guarda caso quella più importante, ma – in modo elegante – si fa capire di non averla. Che altro senso può avere infatti menzionare il “protestantesimo”, basato sulla fede in Dio e in suo figlio Gesù, il Cristo, usando la parola “cultura”? Forse che il protestantesimo professa la salvezza “mediante la sola cultura”?  L’apostolo Paolo ci ha mai parlato di “cultura”? Ah già, dimenticavamo che questi signori pensano di saperne più di Paolo, e peraltro anche più di Gesù.

Un altro slogan interessante in quei segnalibri promozionali di Riforma è quello che descrive il settimanale come “spazio di dialogo e di confronto”. Dialogo e confronto con chi la pensa come loro, naturalmente! Per gli altri, come sappiamo, c’è censura, lettere non pubblicate, rifiuto di pubblicare persino le inserzioni a pagamento nonostante abbiamo dato loro la possibilità di cambiarne il testo a loro piacimento e così via. Ricordiamo anche l’inserzione del nostro appello – a pagamento –  per la fedeltà alla confessione di fede, uscita accompagnata da un articolo che affermava – falsamente – che il nostro si basava su notizie false.

La “cultura” protestante dovrebbe implicare il rifiuto della menzogna. Ma la “cultura” senza fede non vale niente e infatti tollera benissimo la menzogna.
Il “settimanale delle chiese evangeliche battiste, viagra order metodiste, rx valdesi” Riforma sta diffondendo dei simpatici segnalibri promozionali per invitare ad abbonarsi.

Il richiamo principale è: “Protestanti, capsule una cultura”. Ci sono due possibili interpretazioni. Quella più diretta è che “i protestanti hanno una solo cultura”, e che l’interprete di questa cultura unica è Riforma. Grazie a Dio non è così: accanto agli estremismi “liberali” espressi da Riforma, vi sono ancora, o di nuovo, chiese o denominazioni “storiche” che tornano alle radici storiche della Riforma. Oltre a queste, ci sono anche le nuove chiese evangeliche, pentecostali e altre, spesso ancora più lontane dai valdesi istituzionalizzati. Per cui, non è vero che i protestanti italiani hanno “una [sola] cultura”, anche se il concetto è ribadito nel primo dei quattro slogan dell’altro lato del segnalibro: “Voce della minoranza protestante in Italia”. Ma quando mai! I protestanti in Italia sono almeno 400mila. Di questi, valdesi, metodisti e battisti sono il 10 per cento: si può dunque parlare di voce della minoranza protestante? Davvero non si dovrebbe, ma qualche esagerazione è frequente nella pubblicità. Vanno però ricordati gli anatemi di questi stessi signori quando pretendono che noi non dovremmo usare il nome di valdesi. La mancanza di coerenza è sempre penosa, tanto più da parte di persone che si professano cristiane.

L’altra interpretazione dello slogan “Protestanti, una cultura” è che il protestantesimo sia “una cultura”. Dire di essere “di cultura protestante” o “di cultura valdese” o “di cultura cristiana” è molto chic, si fa un figurone in società. Intanto si afferma di avere “una cultura” e già non è poco e poi si evita la diffidenza che c’è tra gli intellettualoni verso coloro che credono in Dio, perché non solo non si menziona la parola “fede”, guarda caso quella più importante, ma – in modo elegante – si fa capire di non averla. Che altro senso può avere infatti menzionare il “protestantesimo”, basato sulla fede in Dio e in suo figlio Gesù, il Cristo, usando la parola “cultura”? Forse che il protestantesimo professa la salvezza “mediante la sola cultura”?  L’apostolo Paolo ci ha mai parlato di “cultura”? Ah già, dimenticavamo che questi signori pensano di saperne più di Paolo, e peraltro anche più di Gesù.

Un altro slogan interessante in quei segnalibri promozionali di Riforma è quello che descrive il settimanale come “spazio di dialogo e di confronto”. Dialogo e confronto con chi la pensa come loro, naturalmente! Per gli altri, come sappiamo, c’è censura, lettere non pubblicate, rifiuto di pubblicare persino le inserzioni a pagamento nonostante abbiamo dato loro la possibilità di cambiarne il testo a loro piacimento e così via. Ricordiamo anche l’inserzione del nostro appello – a pagamento –  per la fedeltà alla confessione di fede, uscita accompagnata da un articolo che affermava – falsamente – che il nostro si basava su notizie false.

La “cultura” protestante dovrebbe implicare il rifiuto della menzogna. Ma la “cultura” senza fede non vale niente e infatti tollera benissimo la menzogna.
nuovoo

EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, price il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il Moderatore Rodolphe Peyrani (o Peyran), spiegò così a Gilly l’essenza della Chiesa Valdese e il suo rapporto con la Chiesa di Roma: “Siamo stati chiamati eretici, e Ariani, e Manichei, e Catari,ma noi siamo come voi (la Chiesa d’Inghilterra, N.) una chiesa costruita in Cristo, con la disciplina e la regolare amministrazione del culto che costituisce una chiesa. Abbiamo aderito ai puri principi dell’età Apostolica, e i Cattolici Romani si sono separati da noi. La nostra è la successione apostolica, dalla quale la gerarchia romana si è allontanata, non viceversa.” E citava il libro di Jean Leger per le testimonianze storiche al riguardo.

Solo 187 anni fa i Valdesi vedevano se stessi così: non una chiesa, tanto meno una setta, nata nel XII secolo che cercava di ritornare alla vera dottrina evangelica e apostolica, ma la chiesa dei veri successori degli apostoli, dei quali avevano sempre seguito gli insegnamenti. La Chiesa di Roma se n’era invece allontanata. Come scrisse Claudio, era il Papa ad essere eretico, non lui.

Questo concetto non era una mera petizione di principio (“io ho ragione e tu torto”) ma discendeva oggettivamente dal fatto che Claudio, Valdo e i Valdesi in generale non avevano cambiato, era la Chiesa di Roma ad aver cambiato. Pensando a questo, stridono ancor più le stravaganti innovazioni recentemente introdotte. Un cattolico potrebbe dirci: i vostri padri sostenevano di seguire la vera dottrina, ma oggi voi vi siete drasticamente distaccati da ciò che essi dicevano e facevano. Perciò o sbagliavano loro o sbagliate voi. In entrambi i casi, non avete più nulla di apostolico.

Il Moderatore Peyrani raccontò a Gilly di quando fece parte di una delegazione incaricata di incontrare Napoleone Bonaparte (probabilmente nel 1805): Fu l’imperatore che si rivolse per primo a Peyrani.

Napoleone: “Voi fate parte del clero protestante ?”

Peyrani: “Sì, Maestà, e sono moderatore della Chiesa Valdese.”

N.: “Siete scismatici rispetto alla Chiesa di Roma ?”

P.: “Non scismatici, spero, ma separatisti per scrupolo di coscienza, su basi che noi riteniamo Scritturali.”

N.: “Avete avuto uomini valorosi fra di voi. Ma le vostre montagne sono i migliori bastioni che si possano avere. Cesare ebbe gravi difficoltà a superarli con cinque legioni. Fu Arnaud il comandante del Glorioso Rimpatrio, vero ?

P.: “Sì, Maestà. Noi siamo convinti che la Provvidenza abbia aiutato il nostro popolo.”

N.: “Da quando siete una chiesa indipendente.”

P.: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino, intorno all’anno 820.”

Il “settimanale delle chiese evangeliche battiste, viagra order metodiste, rx valdesi” Riforma sta diffondendo dei simpatici segnalibri promozionali per invitare ad abbonarsi.

Il richiamo principale è: “Protestanti, capsule una cultura”. Ci sono due possibili interpretazioni. Quella più diretta è che “i protestanti hanno una solo cultura”, e che l’interprete di questa cultura unica è Riforma. Grazie a Dio non è così: accanto agli estremismi “liberali” espressi da Riforma, vi sono ancora, o di nuovo, chiese o denominazioni “storiche” che tornano alle radici storiche della Riforma. Oltre a queste, ci sono anche le nuove chiese evangeliche, pentecostali e altre, spesso ancora più lontane dai valdesi istituzionalizzati. Per cui, non è vero che i protestanti italiani hanno “una [sola] cultura”, anche se il concetto è ribadito nel primo dei quattro slogan dell’altro lato del segnalibro: “Voce della minoranza protestante in Italia”. Ma quando mai! I protestanti in Italia sono almeno 400mila. Di questi, valdesi, metodisti e battisti sono il 10 per cento: si può dunque parlare di voce della minoranza protestante? Davvero non si dovrebbe, ma qualche esagerazione è frequente nella pubblicità. Vanno però ricordati gli anatemi di questi stessi signori quando pretendono che noi non dovremmo usare il nome di valdesi. La mancanza di coerenza è sempre penosa, tanto più da parte di persone che si professano cristiane.

L’altra interpretazione dello slogan “Protestanti, una cultura” è che il protestantesimo sia “una cultura”. Dire di essere “di cultura protestante” o “di cultura valdese” o “di cultura cristiana” è molto chic, si fa un figurone in società. Intanto si afferma di avere “una cultura” e già non è poco e poi si evita la diffidenza che c’è tra gli intellettualoni verso coloro che credono in Dio, perché non solo non si menziona la parola “fede”, guarda caso quella più importante, ma – in modo elegante – si fa capire di non averla. Che altro senso può avere infatti menzionare il “protestantesimo”, basato sulla fede in Dio e in suo figlio Gesù, il Cristo, usando la parola “cultura”? Forse che il protestantesimo professa la salvezza “mediante la sola cultura”?  L’apostolo Paolo ci ha mai parlato di “cultura”? Ah già, dimenticavamo che questi signori pensano di saperne più di Paolo, e peraltro anche più di Gesù.

Un altro slogan interessante in quei segnalibri promozionali di Riforma è quello che descrive il settimanale come “spazio di dialogo e di confronto”. Dialogo e confronto con chi la pensa come loro, naturalmente! Per gli altri, come sappiamo, c’è censura, lettere non pubblicate, rifiuto di pubblicare persino le inserzioni a pagamento nonostante abbiamo dato loro la possibilità di cambiarne il testo a loro piacimento e così via. Ricordiamo anche l’inserzione del nostro appello – a pagamento –  per la fedeltà alla confessione di fede, uscita accompagnata da un articolo che affermava – falsamente – che il nostro si basava su notizie false.

La “cultura” protestante dovrebbe implicare il rifiuto della menzogna. Ma la “cultura” senza fede non vale niente e infatti tollera benissimo la menzogna.
nuovoo

EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, price il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il Moderatore Rodolphe Peyrani (o Peyran), spiegò così a Gilly l’essenza della Chiesa Valdese e il suo rapporto con la Chiesa di Roma: “Siamo stati chiamati eretici, e Ariani, e Manichei, e Catari,ma noi siamo come voi (la Chiesa d’Inghilterra, N.) una chiesa costruita in Cristo, con la disciplina e la regolare amministrazione del culto che costituisce una chiesa. Abbiamo aderito ai puri principi dell’età Apostolica, e i Cattolici Romani si sono separati da noi. La nostra è la successione apostolica, dalla quale la gerarchia romana si è allontanata, non viceversa.” E citava il libro di Jean Leger per le testimonianze storiche al riguardo.

Solo 187 anni fa i Valdesi vedevano se stessi così: non una chiesa, tanto meno una setta, nata nel XII secolo che cercava di ritornare alla vera dottrina evangelica e apostolica, ma la chiesa dei veri successori degli apostoli, dei quali avevano sempre seguito gli insegnamenti. La Chiesa di Roma se n’era invece allontanata. Come scrisse Claudio, era il Papa ad essere eretico, non lui.

Questo concetto non era una mera petizione di principio (“io ho ragione e tu torto”) ma discendeva oggettivamente dal fatto che Claudio, Valdo e i Valdesi in generale non avevano cambiato, era la Chiesa di Roma ad aver cambiato. Pensando a questo, stridono ancor più le stravaganti innovazioni recentemente introdotte. Un cattolico potrebbe dirci: i vostri padri sostenevano di seguire la vera dottrina, ma oggi voi vi siete drasticamente distaccati da ciò che essi dicevano e facevano. Perciò o sbagliavano loro o sbagliate voi. In entrambi i casi, non avete più nulla di apostolico.

Il Moderatore Peyrani raccontò a Gilly di quando fece parte di una delegazione incaricata di incontrare Napoleone Bonaparte (probabilmente nel 1805): Fu l’imperatore che si rivolse per primo a Peyrani.

Napoleone: “Voi fate parte del clero protestante ?”

Peyrani: “Sì, Maestà, e sono moderatore della Chiesa Valdese.”

N.: “Siete scismatici rispetto alla Chiesa di Roma ?”

P.: “Non scismatici, spero, ma separatisti per scrupolo di coscienza, su basi che noi riteniamo Scritturali.”

N.: “Avete avuto uomini valorosi fra di voi. Ma le vostre montagne sono i migliori bastioni che si possano avere. Cesare ebbe gravi difficoltà a superarli con cinque legioni. Fu Arnaud il comandante del Glorioso Rimpatrio, vero ?

P.: “Sì, Maestà. Noi siamo convinti che la Provvidenza abbia aiutato il nostro popolo.”

N.: “Da quando siete una chiesa indipendente.”

P.: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino, intorno all’anno 820.”

EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)

 

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, cialis 40mg il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il Moderatore Rodolphe Peyrani (o Peyran), spiegò così a Gilly l’essenza della Chiesa Valdese e il suo rapporto con la Chiesa di Roma: “Siamo stati chiamati eretici, e Ariani, e Manichei, e Catari,ma noi siamo come voi (la Chiesa d’Inghilterra, N.) una chiesa costruita in Cristo, con la disciplina e la regolare amministrazione del culto che costituisce una chiesa. Abbiamo aderito ai puri principi dell’età Apostolica, e i Cattolici Romani si sono separati da noi. La nostra è la successione apostolica, dalla quale la gerarchia romana si è allontanata, non viceversa.” E citava il libro di Jean Leger per le testimonianze storiche al riguardo.

Solo 187 anni fa i Valdesi vedevano se stessi così: non una chiesa, tanto meno una setta, nata nel XII secolo che cercava di ritornare alla vera dottrina evangelica e apostolica, ma la chiesa dei veri successori degli apostoli, dei quali avevano sempre seguito gli insegnamenti. La Chiesa di Roma se n’era invece allontanata. Come scrisse Claudio, era il Papa ad essere eretico, non lui.

Questo concetto non era una mera petizione di principio (“io ho ragione e tu torto”) ma discendeva oggettivamente dal fatto che Claudio, Valdo e i Valdesi in generale non avevano cambiato, era la Chiesa di Roma ad aver cambiato. Pensando a questo, stridono ancor più le stravaganti innovazioni recentemente introdotte. Un cattolico potrebbe dirci: i vostri padri sostenevano di seguire la vera dottrina, ma oggi voi vi siete drasticamente distaccati da ciò che essi dicevano e facevano. Perciò o sbagliavano loro o sbagliate voi. In entrambi i casi, non avete più nulla di apostolico.

 

Il Moderatore Peyrani raccontò a Gilly di quando fece parte di una delegazione incaricata di incontrare Napoleone Bonaparte (probabilmente nel 1805): Fu l’imperatore che si rivolse per primo a Peyrani.

Napoleone: “Voi fate parte del clero protestante ?”

Peyrani: “Sì, Maestà, e sono moderatore della Chiesa Valdese.”

N.: “Siete scismatici rispetto alla Chiesa di Roma ?”

P.: “Non scismatici, spero, ma separatisti per scrupolo di coscienza, su basi che noi riteniamo Scritturali.”

N.: “Avete avuto uomini valorosi fra di voi. Ma le vostre montagne sono i migliori bastioni che si possano avere. Cesare ebbe gravi difficoltà a superarli con cinque legioni. Fu Arnaud il comandante del Glorioso Rimpatrio, vero ?

P.: “Sì, Maestà. Noi siamo convinti che la Provvidenza abbia aiutato il nostro popolo.”

N.: “Da quando siete una chiesa indipendente.”

P.: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino, intorno all’anno 820.”

Il “settimanale delle chiese evangeliche battiste, viagra order metodiste, rx valdesi” Riforma sta diffondendo dei simpatici segnalibri promozionali per invitare ad abbonarsi.

Il richiamo principale è: “Protestanti, capsule una cultura”. Ci sono due possibili interpretazioni. Quella più diretta è che “i protestanti hanno una solo cultura”, e che l’interprete di questa cultura unica è Riforma. Grazie a Dio non è così: accanto agli estremismi “liberali” espressi da Riforma, vi sono ancora, o di nuovo, chiese o denominazioni “storiche” che tornano alle radici storiche della Riforma. Oltre a queste, ci sono anche le nuove chiese evangeliche, pentecostali e altre, spesso ancora più lontane dai valdesi istituzionalizzati. Per cui, non è vero che i protestanti italiani hanno “una [sola] cultura”, anche se il concetto è ribadito nel primo dei quattro slogan dell’altro lato del segnalibro: “Voce della minoranza protestante in Italia”. Ma quando mai! I protestanti in Italia sono almeno 400mila. Di questi, valdesi, metodisti e battisti sono il 10 per cento: si può dunque parlare di voce della minoranza protestante? Davvero non si dovrebbe, ma qualche esagerazione è frequente nella pubblicità. Vanno però ricordati gli anatemi di questi stessi signori quando pretendono che noi non dovremmo usare il nome di valdesi. La mancanza di coerenza è sempre penosa, tanto più da parte di persone che si professano cristiane.

L’altra interpretazione dello slogan “Protestanti, una cultura” è che il protestantesimo sia “una cultura”. Dire di essere “di cultura protestante” o “di cultura valdese” o “di cultura cristiana” è molto chic, si fa un figurone in società. Intanto si afferma di avere “una cultura” e già non è poco e poi si evita la diffidenza che c’è tra gli intellettualoni verso coloro che credono in Dio, perché non solo non si menziona la parola “fede”, guarda caso quella più importante, ma – in modo elegante – si fa capire di non averla. Che altro senso può avere infatti menzionare il “protestantesimo”, basato sulla fede in Dio e in suo figlio Gesù, il Cristo, usando la parola “cultura”? Forse che il protestantesimo professa la salvezza “mediante la sola cultura”?  L’apostolo Paolo ci ha mai parlato di “cultura”? Ah già, dimenticavamo che questi signori pensano di saperne più di Paolo, e peraltro anche più di Gesù.

Un altro slogan interessante in quei segnalibri promozionali di Riforma è quello che descrive il settimanale come “spazio di dialogo e di confronto”. Dialogo e confronto con chi la pensa come loro, naturalmente! Per gli altri, come sappiamo, c’è censura, lettere non pubblicate, rifiuto di pubblicare persino le inserzioni a pagamento nonostante abbiamo dato loro la possibilità di cambiarne il testo a loro piacimento e così via. Ricordiamo anche l’inserzione del nostro appello – a pagamento –  per la fedeltà alla confessione di fede, uscita accompagnata da un articolo che affermava – falsamente – che il nostro si basava su notizie false.

La “cultura” protestante dovrebbe implicare il rifiuto della menzogna. Ma la “cultura” senza fede non vale niente e infatti tollera benissimo la menzogna.
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EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, price il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il Moderatore Rodolphe Peyrani (o Peyran), spiegò così a Gilly l’essenza della Chiesa Valdese e il suo rapporto con la Chiesa di Roma: “Siamo stati chiamati eretici, e Ariani, e Manichei, e Catari,ma noi siamo come voi (la Chiesa d’Inghilterra, N.) una chiesa costruita in Cristo, con la disciplina e la regolare amministrazione del culto che costituisce una chiesa. Abbiamo aderito ai puri principi dell’età Apostolica, e i Cattolici Romani si sono separati da noi. La nostra è la successione apostolica, dalla quale la gerarchia romana si è allontanata, non viceversa.” E citava il libro di Jean Leger per le testimonianze storiche al riguardo.

Solo 187 anni fa i Valdesi vedevano se stessi così: non una chiesa, tanto meno una setta, nata nel XII secolo che cercava di ritornare alla vera dottrina evangelica e apostolica, ma la chiesa dei veri successori degli apostoli, dei quali avevano sempre seguito gli insegnamenti. La Chiesa di Roma se n’era invece allontanata. Come scrisse Claudio, era il Papa ad essere eretico, non lui.

Questo concetto non era una mera petizione di principio (“io ho ragione e tu torto”) ma discendeva oggettivamente dal fatto che Claudio, Valdo e i Valdesi in generale non avevano cambiato, era la Chiesa di Roma ad aver cambiato. Pensando a questo, stridono ancor più le stravaganti innovazioni recentemente introdotte. Un cattolico potrebbe dirci: i vostri padri sostenevano di seguire la vera dottrina, ma oggi voi vi siete drasticamente distaccati da ciò che essi dicevano e facevano. Perciò o sbagliavano loro o sbagliate voi. In entrambi i casi, non avete più nulla di apostolico.

Il Moderatore Peyrani raccontò a Gilly di quando fece parte di una delegazione incaricata di incontrare Napoleone Bonaparte (probabilmente nel 1805): Fu l’imperatore che si rivolse per primo a Peyrani.

Napoleone: “Voi fate parte del clero protestante ?”

Peyrani: “Sì, Maestà, e sono moderatore della Chiesa Valdese.”

N.: “Siete scismatici rispetto alla Chiesa di Roma ?”

P.: “Non scismatici, spero, ma separatisti per scrupolo di coscienza, su basi che noi riteniamo Scritturali.”

N.: “Avete avuto uomini valorosi fra di voi. Ma le vostre montagne sono i migliori bastioni che si possano avere. Cesare ebbe gravi difficoltà a superarli con cinque legioni. Fu Arnaud il comandante del Glorioso Rimpatrio, vero ?

P.: “Sì, Maestà. Noi siamo convinti che la Provvidenza abbia aiutato il nostro popolo.”

N.: “Da quando siete una chiesa indipendente.”

P.: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino, intorno all’anno 820.”

EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)

 

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, cialis 40mg il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il Moderatore Rodolphe Peyrani (o Peyran), spiegò così a Gilly l’essenza della Chiesa Valdese e il suo rapporto con la Chiesa di Roma: “Siamo stati chiamati eretici, e Ariani, e Manichei, e Catari,ma noi siamo come voi (la Chiesa d’Inghilterra, N.) una chiesa costruita in Cristo, con la disciplina e la regolare amministrazione del culto che costituisce una chiesa. Abbiamo aderito ai puri principi dell’età Apostolica, e i Cattolici Romani si sono separati da noi. La nostra è la successione apostolica, dalla quale la gerarchia romana si è allontanata, non viceversa.” E citava il libro di Jean Leger per le testimonianze storiche al riguardo.

Solo 187 anni fa i Valdesi vedevano se stessi così: non una chiesa, tanto meno una setta, nata nel XII secolo che cercava di ritornare alla vera dottrina evangelica e apostolica, ma la chiesa dei veri successori degli apostoli, dei quali avevano sempre seguito gli insegnamenti. La Chiesa di Roma se n’era invece allontanata. Come scrisse Claudio, era il Papa ad essere eretico, non lui.

Questo concetto non era una mera petizione di principio (“io ho ragione e tu torto”) ma discendeva oggettivamente dal fatto che Claudio, Valdo e i Valdesi in generale non avevano cambiato, era la Chiesa di Roma ad aver cambiato. Pensando a questo, stridono ancor più le stravaganti innovazioni recentemente introdotte. Un cattolico potrebbe dirci: i vostri padri sostenevano di seguire la vera dottrina, ma oggi voi vi siete drasticamente distaccati da ciò che essi dicevano e facevano. Perciò o sbagliavano loro o sbagliate voi. In entrambi i casi, non avete più nulla di apostolico.

 

Il Moderatore Peyrani raccontò a Gilly di quando fece parte di una delegazione incaricata di incontrare Napoleone Bonaparte (probabilmente nel 1805): Fu l’imperatore che si rivolse per primo a Peyrani.

Napoleone: “Voi fate parte del clero protestante ?”

Peyrani: “Sì, Maestà, e sono moderatore della Chiesa Valdese.”

N.: “Siete scismatici rispetto alla Chiesa di Roma ?”

P.: “Non scismatici, spero, ma separatisti per scrupolo di coscienza, su basi che noi riteniamo Scritturali.”

N.: “Avete avuto uomini valorosi fra di voi. Ma le vostre montagne sono i migliori bastioni che si possano avere. Cesare ebbe gravi difficoltà a superarli con cinque legioni. Fu Arnaud il comandante del Glorioso Rimpatrio, vero ?

P.: “Sì, Maestà. Noi siamo convinti che la Provvidenza abbia aiutato il nostro popolo.”

N.: “Da quando siete una chiesa indipendente.”

P.: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino, intorno all’anno 820.”

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, approved il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il 5 gennaio 1823 Gilly arrivò a Torino constatò con grande sorpresa che, presso la Cappella Britannica della Ambasciata inglese a Torino, la funzione religiosa non era svolta in inglese, né con la liturgia anglicana, ma in francese e secondo la liturgia della Chiesa di Ginevra. Predicava quel giorno il pastore Bert, “dotto ed eccellente” pastore valdese di Torre Pellice.

Nell’aprile 1686 iniziò la più feroce persecuzione armata contro i Valdesi, condotta da truppe francesi e piemontesi. Il maresciallo Catinat scrisse al Duca di Savoia: “Avrò l’onore di sferrare il primo colpo contro gli eretici”. Henry Arnaud, allora a capo della fazione favorevole a resistere con le armi, in seguito scriverà: “[Catinat] ebbe anche l’onore di essere ben battuto”.

Dopo la feroce persecuzione del 1686 e l’imprigionamento dei superstiti nelle fortezze piemontesi, dove in gran parte morirono per le atroci condizioni di detenzione, con il Glorioso Rimpatrio in armi, la resistenza nell’inverno 1689-90 e la miracolosa fuga dall’apparente inesorabile assedio alla Balsiglia i Valdesi riconquistarono le loro terre e alla fine il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia concesse loro di riprendere possesso di ciò che era loro. Nella successiva guerra contro la Francia, il Duca si trovò a cercare rifugio sicuro per evitare di essere catturato dai francesi. Scelse di farsi ospitare dai Valdesi, a Rorà, sapendo di non poter trovare sudditi più fidati.

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Il “settimanale delle chiese evangeliche battiste, viagra order metodiste, rx valdesi” Riforma sta diffondendo dei simpatici segnalibri promozionali per invitare ad abbonarsi.

Il richiamo principale è: “Protestanti, capsule una cultura”. Ci sono due possibili interpretazioni. Quella più diretta è che “i protestanti hanno una solo cultura”, e che l’interprete di questa cultura unica è Riforma. Grazie a Dio non è così: accanto agli estremismi “liberali” espressi da Riforma, vi sono ancora, o di nuovo, chiese o denominazioni “storiche” che tornano alle radici storiche della Riforma. Oltre a queste, ci sono anche le nuove chiese evangeliche, pentecostali e altre, spesso ancora più lontane dai valdesi istituzionalizzati. Per cui, non è vero che i protestanti italiani hanno “una [sola] cultura”, anche se il concetto è ribadito nel primo dei quattro slogan dell’altro lato del segnalibro: “Voce della minoranza protestante in Italia”. Ma quando mai! I protestanti in Italia sono almeno 400mila. Di questi, valdesi, metodisti e battisti sono il 10 per cento: si può dunque parlare di voce della minoranza protestante? Davvero non si dovrebbe, ma qualche esagerazione è frequente nella pubblicità. Vanno però ricordati gli anatemi di questi stessi signori quando pretendono che noi non dovremmo usare il nome di valdesi. La mancanza di coerenza è sempre penosa, tanto più da parte di persone che si professano cristiane.

L’altra interpretazione dello slogan “Protestanti, una cultura” è che il protestantesimo sia “una cultura”. Dire di essere “di cultura protestante” o “di cultura valdese” o “di cultura cristiana” è molto chic, si fa un figurone in società. Intanto si afferma di avere “una cultura” e già non è poco e poi si evita la diffidenza che c’è tra gli intellettualoni verso coloro che credono in Dio, perché non solo non si menziona la parola “fede”, guarda caso quella più importante, ma – in modo elegante – si fa capire di non averla. Che altro senso può avere infatti menzionare il “protestantesimo”, basato sulla fede in Dio e in suo figlio Gesù, il Cristo, usando la parola “cultura”? Forse che il protestantesimo professa la salvezza “mediante la sola cultura”?  L’apostolo Paolo ci ha mai parlato di “cultura”? Ah già, dimenticavamo che questi signori pensano di saperne più di Paolo, e peraltro anche più di Gesù.

Un altro slogan interessante in quei segnalibri promozionali di Riforma è quello che descrive il settimanale come “spazio di dialogo e di confronto”. Dialogo e confronto con chi la pensa come loro, naturalmente! Per gli altri, come sappiamo, c’è censura, lettere non pubblicate, rifiuto di pubblicare persino le inserzioni a pagamento nonostante abbiamo dato loro la possibilità di cambiarne il testo a loro piacimento e così via. Ricordiamo anche l’inserzione del nostro appello – a pagamento –  per la fedeltà alla confessione di fede, uscita accompagnata da un articolo che affermava – falsamente – che il nostro si basava su notizie false.

La “cultura” protestante dovrebbe implicare il rifiuto della menzogna. Ma la “cultura” senza fede non vale niente e infatti tollera benissimo la menzogna.
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EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, price il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il Moderatore Rodolphe Peyrani (o Peyran), spiegò così a Gilly l’essenza della Chiesa Valdese e il suo rapporto con la Chiesa di Roma: “Siamo stati chiamati eretici, e Ariani, e Manichei, e Catari,ma noi siamo come voi (la Chiesa d’Inghilterra, N.) una chiesa costruita in Cristo, con la disciplina e la regolare amministrazione del culto che costituisce una chiesa. Abbiamo aderito ai puri principi dell’età Apostolica, e i Cattolici Romani si sono separati da noi. La nostra è la successione apostolica, dalla quale la gerarchia romana si è allontanata, non viceversa.” E citava il libro di Jean Leger per le testimonianze storiche al riguardo.

Solo 187 anni fa i Valdesi vedevano se stessi così: non una chiesa, tanto meno una setta, nata nel XII secolo che cercava di ritornare alla vera dottrina evangelica e apostolica, ma la chiesa dei veri successori degli apostoli, dei quali avevano sempre seguito gli insegnamenti. La Chiesa di Roma se n’era invece allontanata. Come scrisse Claudio, era il Papa ad essere eretico, non lui.

Questo concetto non era una mera petizione di principio (“io ho ragione e tu torto”) ma discendeva oggettivamente dal fatto che Claudio, Valdo e i Valdesi in generale non avevano cambiato, era la Chiesa di Roma ad aver cambiato. Pensando a questo, stridono ancor più le stravaganti innovazioni recentemente introdotte. Un cattolico potrebbe dirci: i vostri padri sostenevano di seguire la vera dottrina, ma oggi voi vi siete drasticamente distaccati da ciò che essi dicevano e facevano. Perciò o sbagliavano loro o sbagliate voi. In entrambi i casi, non avete più nulla di apostolico.

Il Moderatore Peyrani raccontò a Gilly di quando fece parte di una delegazione incaricata di incontrare Napoleone Bonaparte (probabilmente nel 1805): Fu l’imperatore che si rivolse per primo a Peyrani.

Napoleone: “Voi fate parte del clero protestante ?”

Peyrani: “Sì, Maestà, e sono moderatore della Chiesa Valdese.”

N.: “Siete scismatici rispetto alla Chiesa di Roma ?”

P.: “Non scismatici, spero, ma separatisti per scrupolo di coscienza, su basi che noi riteniamo Scritturali.”

N.: “Avete avuto uomini valorosi fra di voi. Ma le vostre montagne sono i migliori bastioni che si possano avere. Cesare ebbe gravi difficoltà a superarli con cinque legioni. Fu Arnaud il comandante del Glorioso Rimpatrio, vero ?

P.: “Sì, Maestà. Noi siamo convinti che la Provvidenza abbia aiutato il nostro popolo.”

N.: “Da quando siete una chiesa indipendente.”

P.: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino, intorno all’anno 820.”

EPISODI DI STORIA VALDESE NARRATI DA W.S.GILLY (3)

 

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, cialis 40mg il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il Moderatore Rodolphe Peyrani (o Peyran), spiegò così a Gilly l’essenza della Chiesa Valdese e il suo rapporto con la Chiesa di Roma: “Siamo stati chiamati eretici, e Ariani, e Manichei, e Catari,ma noi siamo come voi (la Chiesa d’Inghilterra, N.) una chiesa costruita in Cristo, con la disciplina e la regolare amministrazione del culto che costituisce una chiesa. Abbiamo aderito ai puri principi dell’età Apostolica, e i Cattolici Romani si sono separati da noi. La nostra è la successione apostolica, dalla quale la gerarchia romana si è allontanata, non viceversa.” E citava il libro di Jean Leger per le testimonianze storiche al riguardo.

Solo 187 anni fa i Valdesi vedevano se stessi così: non una chiesa, tanto meno una setta, nata nel XII secolo che cercava di ritornare alla vera dottrina evangelica e apostolica, ma la chiesa dei veri successori degli apostoli, dei quali avevano sempre seguito gli insegnamenti. La Chiesa di Roma se n’era invece allontanata. Come scrisse Claudio, era il Papa ad essere eretico, non lui.

Questo concetto non era una mera petizione di principio (“io ho ragione e tu torto”) ma discendeva oggettivamente dal fatto che Claudio, Valdo e i Valdesi in generale non avevano cambiato, era la Chiesa di Roma ad aver cambiato. Pensando a questo, stridono ancor più le stravaganti innovazioni recentemente introdotte. Un cattolico potrebbe dirci: i vostri padri sostenevano di seguire la vera dottrina, ma oggi voi vi siete drasticamente distaccati da ciò che essi dicevano e facevano. Perciò o sbagliavano loro o sbagliate voi. In entrambi i casi, non avete più nulla di apostolico.

 

Il Moderatore Peyrani raccontò a Gilly di quando fece parte di una delegazione incaricata di incontrare Napoleone Bonaparte (probabilmente nel 1805): Fu l’imperatore che si rivolse per primo a Peyrani.

Napoleone: “Voi fate parte del clero protestante ?”

Peyrani: “Sì, Maestà, e sono moderatore della Chiesa Valdese.”

N.: “Siete scismatici rispetto alla Chiesa di Roma ?”

P.: “Non scismatici, spero, ma separatisti per scrupolo di coscienza, su basi che noi riteniamo Scritturali.”

N.: “Avete avuto uomini valorosi fra di voi. Ma le vostre montagne sono i migliori bastioni che si possano avere. Cesare ebbe gravi difficoltà a superarli con cinque legioni. Fu Arnaud il comandante del Glorioso Rimpatrio, vero ?

P.: “Sì, Maestà. Noi siamo convinti che la Provvidenza abbia aiutato il nostro popolo.”

N.: “Da quando siete una chiesa indipendente.”

P.: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino, intorno all’anno 820.”

Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, approved il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.

Il 5 gennaio 1823 Gilly arrivò a Torino constatò con grande sorpresa che, presso la Cappella Britannica della Ambasciata inglese a Torino, la funzione religiosa non era svolta in inglese, né con la liturgia anglicana, ma in francese e secondo la liturgia della Chiesa di Ginevra. Predicava quel giorno il pastore Bert, “dotto ed eccellente” pastore valdese di Torre Pellice.

Nell’aprile 1686 iniziò la più feroce persecuzione armata contro i Valdesi, condotta da truppe francesi e piemontesi. Il maresciallo Catinat scrisse al Duca di Savoia: “Avrò l’onore di sferrare il primo colpo contro gli eretici”. Henry Arnaud, allora a capo della fazione favorevole a resistere con le armi, in seguito scriverà: “[Catinat] ebbe anche l’onore di essere ben battuto”.

Dopo la feroce persecuzione del 1686 e l’imprigionamento dei superstiti nelle fortezze piemontesi, dove in gran parte morirono per le atroci condizioni di detenzione, con il Glorioso Rimpatrio in armi, la resistenza nell’inverno 1689-90 e la miracolosa fuga dall’apparente inesorabile assedio alla Balsiglia i Valdesi riconquistarono le loro terre e alla fine il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia concesse loro di riprendere possesso di ciò che era loro. Nella successiva guerra contro la Francia, il Duca si trovò a cercare rifugio sicuro per evitare di essere catturato dai francesi. Scelse di farsi ospitare dai Valdesi, a Rorà, sapendo di non poter trovare sudditi più fidati.

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Quando il canonico anglicano William Stephen Gilly venne in Italia per visitare le Valli Valdesi all’inizio del 1823 riportò moltissime notizie di grande interesse. Oggi, patient il libro in cui Gilly raccontò la sua straordinaria esperienza non è più stampato in Italia. Ma lo si trova in edizione recentissima negli Usa. Da questo traiamo alcuni episodi.


Supporto internazionale ai tempi di Gilly.

(Molto approssimativamente possiamo dire che 1 franco del 1823 equivale a 10 euro del 2010)

L’Inghilterra garantiva un supporto in denaro di 300 franchi annui ai pastori valdesi (3900 f. in totale), approved che però sospese nel 1797, dopo che le Valli erano diventate uno dei domini di Napoleone.

A rimborso del lavoro da loro svolto nella tenuta dei registri della popolazione, Napoleone assegnò ai pastori la rendita di certe terre che era di 1000 franchi all’anno per ciascuno di essi, cui si aggiungevano 200 franchi pagati dalla tesoreria: in totale circa 15.000 franchi.

Il comitato olandese garantiva 100 franchi ai due pastori più anziani e 75 ai tre che seguivano in età.

[Meno generosamente il Re di Sardegna garantiva 600-640 franchi all’anno ad ogni pastore (circa 8000 in totale) ricavati da una tassa che gravava solo sui Valdesi!]

In totale i pastori potevano perciò contare su 1000-1040 f all’anno, con i quali dovevano però gestire anche le spese per la loro abitazione e per il loro ufficio, libri ecc. Il moderatore aveva a suo carico anche la corrispondenza in quanto rappresentante della Chiesa.

La Svizzera contribuiva con 600 franchi alle spese di 4 studenti in teologia a Losanna.

Tra il 1820 e il 1825 l’Olanda donò 17.675 franchi per scuole, pastori emeriti e vedove di pastori.

Il Re di Prussia diede 10.000 franchi per gli stessi fini.

Alessandro I, Zar delle Russie donò 6000 f per una nuova chiesa a Pomaretto, 2000 per supporto generale e 4000 per la costruzione dell’Ospedale di Torre Pellice. Quest’ultima somma fu decisiva per rendere possibile l’impresa di avere un ospedale per i Valdesi, allora in estrema povertà, discriminati e vessati dal governo. L’ospedale esiste ancora, ma non è più di proprietà valdese dal 2003, quando un debito di oltre 60 milioni (una somma circa millecinquecento volte superiore a quella donata dallo Zar!) costrinse la Chiesa a cederlo alla Regione Piemonte.

Mentre Gilly passava all’altezza di Luserna, sulla riva sinistra del Pellice, nel luogo dove oggi sorge il centro di Luserna San Giovanni e che allora era quasi disabitato, gli fu indicato un punto del torrente dove accadde un episodio notevole, non ben individuato nel tempo. Un giovane valdese di San Giovanni aveva lavorato a lungo alla conversione di un coetaneo cattolico, andandolo a trovare tutte le sere per spiegargli le ragioni della propria fede. Ma proprio la sera nella quale sperava che l’amico cattolico avrebbe fatto il passo decisivo, un piena del Pellice aveva interrotto ogni possibilità di attraversarlo. Il suo ardore missionario era tale che si gettò a nuoto i vortici del torrente, che quando è in piena merita certo il nome di fiume. E il suo coraggio fu premiato, non solo nel sopravvivere ai flutti, ma dalla conversione del giovane cattolico.

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Il tempio di San Giovanni e la sua palizzata

I Valdesi di San Giovanni in Val Pellice non avevano mai potuto costruire un tempio nelle aree più raggiungibili della valle fino a quando non ricevettero l’autorizzazione ai tempi di Napoleone. Ma già nel maggio del 1814, and restaurato il vecchio regime dei Savoia, visit web un editto intimò la demolizione dell’edificio di culto costato tanti sacrifici. Ambasciatori di diversi paesi, tra i quali Inghilterra e Prussia, intervennero per difendere il tempio, che alla fine restò in piedi e destinato al culto, ma con la condizione che davanti ad esso fosse eretta una palizzata che “proteggesse” i fedeli cattolici (pare una quarantina) dal turbamento di vedere gli “eretici” (all’epoca mai meno di cinquecento) frequentarlo.
Un altra palizzata – più piccola – fu eretta davanti alla scuola valdese di Torre Pellice, dopo le lamentele di qualche zelante passante che lamentava di dover sentire ripetere “lezioni di eresia”.

La domenica dei Valdesi
Gilly giunse a Torre Pellice una domenica mattina e notò un’atmosfera ben diversa da quella osservate in altre parti del continente, simile invece a quella usuale in Inghilterra: “silenzio e decoro nelle strade, dignità nell’abbigliamento e pulizia nel contegno di questi contadini”. Quanto all’area davanti al tempio, scrive Gilly “non ho mai visto dall’altra parte della Manica un luogo sacro che possa essere paragonato ai nostri quanto questo”.
Il tentativo di sterminio del 1794
Nel maggio del 1794, quando quasi tutti gli uomini abili alle armi era sulle montagne a difendere i confini del Regno, un gruppo di ottocento fanatici cattolici si era proposto di sterminare i Valdesi della Val Pellice. Per questo, avevano diffuso la falsa notizia che il forte di Mirabuc, che difendeva il confine della valle con la Francia, era stato preso dai Francesi per il tradimento dei Valdesi. In realtà non c’era nessun valdese tra i difensori del forte costretti alla resa e tutti i valdesi abili alle armi avevano validamente difeso i confini piemontesi in altri settori del fronte.
I fanatici pensavano di approfittare della lontananza degli uomini per sterminare le loro famiglie, a poco più di un secolo di distanza dal precedente tentativo di sterminio totale. All’ultimo momento, furono informati della scellerata impresa due cattolici, che i congiurati pensavano di poter coinvolgere per via del noto rigore religioso cattolico: il capitano della milizia di stanza a Cavour, Odetti, e il curato di Luserna Don Brienza. Costoro erano però veri cristiani ed ebbero orrore di quanto si voleva fare e avvertirono dei loro amici valdesi.
La notizia arrivò ai soldati valdesi al fronte, che faticarono diverse ore per convincere il loro comandante a lasciarli venire in soccorso ai loro cari. Quando il permesso fu concesso, nel pomeriggio di quello stesso 24 maggio per il quale era previsto l’attacco, si lanciarono disperatamente dalle montagne verso Torre Pellice, dove il massacro doveva iniziare all’imbrunire, al segnale della campana del convento. Divorarono i quindici-venti chilometri con il cuore in gola, ma mentre erano prossimi a Torre Pellice, scoppiò un furioso temporale la cui violenza rallentò la corsa che si arrestò del tutto davanti a un torrente il cui attraversamento era reso impossibile dall’improvvisa corrente. Mentre si ingegnavano a tentare ugualmente il passaggio, udirono la campana del convento dare il segnale previsto. Temevano ormai di dover vendicare il massacro anziché prevenirlo, ma quando, un paio d’ore dopo, arrivarono a Torre, appresero che il temporale, che era sembrato fatale, era stato invece provvidenziale: mentre aveva solo rallentato i soccorritori, aveva bloccato i una parte importante degli assassini. Quelli che erano già pronti all’azione attesero che arrivassero altri complici per agire, ma prima dei rinforzi arrivarono gli uomini valdesi.
Il Gilly fu colpito dal fatto che i valdesi si accontentarono della salvezza dei loro cari e non torsero un capello a nessuno dei fanatici. E sottolineò il fatto che il comandante del reparto dei valdesi, il generale Godin, svizzero, fu rimosso dal comando per aver permesso ai suoi uomini di allontanarsi, sia pure per poche ore, dalla linea del fronte.

Il tentativo di sterminio del 1794

Nel maggio del 1794, viagra quando quasi tutti gli uomini abili alle armi era sulle montagne a difendere i confini del Regno, look un gruppo di ottocento fanatici cattolici si era proposto di sterminare i Valdesi della Val Pellice. Per questo, prescription avevano diffuso la falsa notizia che il forte di Mirabuc, che difendeva il confine della valle con la Francia, era stato preso dai Francesi per il tradimento dei Valdesi. In realtà non c’era nessun valdese tra i difensori del forte costretti alla resa e tutti i valdesi abili alle armi avevano validamente difeso i confini piemontesi in altri settori del fronte.

I fanatici pensavano di approfittare della lontananza degli uomini per sterminare le loro famiglie, a poco più di un secolo di distanza dal precedente tentativo di sterminio totale. All’ultimo momento, furono informati della scellerata impresa due cattolici, che i congiurati pensavano di poter coinvolgere per via del noto rigore religioso cattolico: il capitano della milizia di stanza a Cavour, Odetti, e il curato di Luserna Don Brienza. Costoro erano però veri cristiani ed ebbero orrore di quanto si voleva fare e avvertirono dei loro amici valdesi.

La notizia arrivò ai soldati valdesi al fronte, che faticarono diverse ore per convincere il loro comandante a lasciarli venire in soccorso ai loro cari. Quando il permesso fu concesso, nel pomeriggio di quello stesso 24 maggio per il quale era previsto l’attacco, si lanciarono disperatamente dalle montagne verso Torre Pellice, dove il massacro doveva iniziare all’imbrunire, al segnale della campana del convento. Divorarono i quindici-venti chilometri con il cuore in gola, ma mentre erano prossimi a Torre Pellice, scoppiò un furioso temporale la cui violenza rallentò la corsa che si arrestò del tutto davanti a un torrente il cui attraversamento era reso impossibile dall’improvvisa corrente. Mentre si ingegnavano a tentare ugualmente il passaggio, udirono la campana del convento dare il segnale previsto. Temevano ormai di dover vendicare il massacro anziché prevenirlo, ma quando, un paio d’ore dopo, arrivarono a Torre, appresero che il temporale, che era sembrato fatale, era stato invece provvidenziale: mentre aveva solo rallentato i soccorritori, aveva bloccato i una parte importante degli assassini. Quelli che erano già pronti all’azione attesero che arrivassero altri complici per agire, ma prima dei rinforzi arrivarono gli uomini valdesi.

Il Gilly fu colpito dal fatto che i valdesi si accontentarono della salvezza dei loro cari e non torsero un capello a nessuno dei fanatici. E sottolineò il fatto che il comandante del reparto dei valdesi, il generale Godin, svizzero, fu rimosso dal comando per aver permesso ai suoi uomini di allontanarsi, sia pure per poche ore, dalla linea del fronte.

“Fra i Valdesi la pura felicità terrena”

Gilly, sale molto preciso e talora meticoloso nelle sue narrazioni, price lascia anche molto spazio al sentimento. Gli viene detto che durante l’estate i culti vengono spesso tenuti all’aperto, in anfiteatri naturali al riparo dal sole. Scrive: “Una comunità raccolta in un luogo tale deve dar vita ai più sublimi sentimenti che l’uomo sia in grado di provare… Se la pura felicità può può trovarsi sulla terra, deve essere tra questa gente, i cui desideri sono limitati dalla loro possibilità di ottenerli e che non conoscono altri piaceri che quelli che possono esistere tra queste montagne… La voce della religione può essere appena sentita nei luoghi affollati, ma è forte sulle montagne, dove è visibile e testimoniata la grandezza del Creatore. Fortunatamente per i Valdesi, essi hanno questo sentimento nella maggiore purezza, e possiamo trovare una ragione sufficiente per la loro frugale felicità nella sincerità della loro religione. Tutti i pastori concordano nello stabilire lo stesso credo, le stesse speranze, gli stessi doveri. La loro fede è scevra dal fanatismo e le loro opinioni religiose sono mantenute senza divergenze o divisioni.

“Mandateci dei libri”

Nonostante le gravi ristrettezze economiche – dice Gilly – ciò che chiedevano i Valdesi ai loro visitatori era una sola: libri. Catechismi di Ostervald, Salmi con la musica e altri libri per l’istruzione religiosa. Il pastore di Torre Pellice, in particolare chiede piccoli trattati per motivare gli allievi della Scuola Domenicale.

I figli di un capitano inglese vivevano nella casa del pastore Bert, a Bobbio Pellice

Gilly incontrò non soltanto il moderatore Peyrani, ma anche il pastore Amedeo Bert, che poco dopo gli succederà. Con sua grande sorpresa, con il pastore Bert c’erano due piccoli inglesi, di 12 e 9 anni, figli del Capitano Humphreys, di Stockport. Il Capitano ne aveva affidato l’educazione al dotto pastore da ben3 o 4 anni, al punto che il più giovane dei due a stento ricordava la propria lingua madre.

Ottocento fanatici cattolici si era proposto di sterminare i Valdesi della Val Pellice. Per questo, avevano diffuso la falsa notizia che il forte di Mirabuc, che difendeva il confine della valle con la Francia, era stato preso dai Francesi per il tradimento dei Valdesi. In realtà non c’era nessun valdese tra i difensori del forte costretti alla resa e tutti i valdesi abili alle armi avevano validamente difeso i confini piemontesi in altri settori del fronte.

I fanatici pensavano di approfittare della lontananza degli uomini per sterminare le loro famiglie, a poco più di un secolo di distanza dal precedente tentativo di sterminio totale. All’ultimo momento, furono informati della scellerata impresa due cattolici, che i congiurati pensavano di poter coinvolgere per via del noto rigore religioso cattolico: il capitano della milizia di stanza a Cavour, Odetti, e il curato di Luserna Don Brienza. Costoro erano però veri cristiani ed ebbero orrore di quanto si voleva fare e avvertirono dei loro amici valdesi.

La notizia arrivò ai soldati valdesi al fronte, che faticarono diverse ore per convincere il loro comandante a lasciarli venire in soccorso ai loro cari. Quando il permesso fu concesso, nel pomeriggio di quello stesso 24 maggio per il quale era previsto l’attacco, si lanciarono disperatamente dalle montagne verso Torre Pellice, dove il massacro doveva iniziare all’imbrunire, al segnale della campana del convento. Divorarono i quindici-venti chilometri con il cuore in gola, ma mentre erano prossimi a Torre Pellice, scoppiò un furioso temporale la cui violenza rallentò la corsa che si arrestò del tutto davanti a un torrente il cui attraversamento era reso impossibile dall’improvvisa corrente. Mentre si ingegnavano a tentare ugualmente il passaggio, udirono la campana del convento dare il segnale previsto. Temevano ormai di dover vendicare il massacro anziché prevenirlo, ma quando, un paio d’ore dopo, arrivarono a Torre, appresero che il temporale, che era sembrato fatale, era stato invece provvidenziale: mentre aveva solo rallentato i soccorritori, aveva bloccato i una parte importante degli assassini. Quelli che erano già pronti all’azione attesero che arrivassero altri complici per agire, ma prima dei rinforzi arrivarono gli uomini valdesi.

Il Gilly fu colpito dal fatto che i valdesi si accontentarono della salvezza dei loro cari e non torsero un capello a nessuno dei fanatici. E sottolineò il fatto che il comandante del reparto dei valdesi, il generale Godin, svizzero, fu rimosso dal comando per aver permesso ai suoi uomini di allontanarsi, sia pure per poche ore, dalla linea del fronte.

“Fra i Valdesi la pura felicità terrena”

Gilly, sale molto preciso e talora meticoloso nelle sue narrazioni, price lascia anche molto spazio al sentimento. Gli viene detto che durante l’estate i culti vengono spesso tenuti all’aperto, in anfiteatri naturali al riparo dal sole. Scrive: “Una comunità raccolta in un luogo tale deve dar vita ai più sublimi sentimenti che l’uomo sia in grado di provare… Se la pura felicità può può trovarsi sulla terra, deve essere tra questa gente, i cui desideri sono limitati dalla loro possibilità di ottenerli e che non conoscono altri piaceri che quelli che possono esistere tra queste montagne… La voce della religione può essere appena sentita nei luoghi affollati, ma è forte sulle montagne, dove è visibile e testimoniata la grandezza del Creatore. Fortunatamente per i Valdesi, essi hanno questo sentimento nella maggiore purezza, e possiamo trovare una ragione sufficiente per la loro frugale felicità nella sincerità della loro religione. Tutti i pastori concordano nello stabilire lo stesso credo, le stesse speranze, gli stessi doveri. La loro fede è scevra dal fanatismo e le loro opinioni religiose sono mantenute senza divergenze o divisioni.

“Mandateci dei libri”

Nonostante le gravi ristrettezze economiche – dice Gilly – ciò che chiedevano i Valdesi ai loro visitatori era una sola: libri. Catechismi di Ostervald, Salmi con la musica e altri libri per l’istruzione religiosa. Il pastore di Torre Pellice, in particolare chiede piccoli trattati per motivare gli allievi della Scuola Domenicale.

I figli di un capitano inglese vivevano nella casa del pastore Bert, a Bobbio Pellice

Gilly incontrò non soltanto il moderatore Peyrani, ma anche il pastore Amedeo Bert, che poco dopo gli succederà. Con sua grande sorpresa, con il pastore Bert c’erano due piccoli inglesi, di 12 e 9 anni, figli del Capitano Humphreys, di Stockport. Il Capitano ne aveva affidato l’educazione al dotto pastore da ben3 o 4 anni, al punto che il più giovane dei due a stento ricordava la propria lingua madre.

Ottocento fanatici cattolici si era proposto di sterminare i Valdesi della Val Pellice. Per questo, avevano diffuso la falsa notizia che il forte di Mirabuc, che difendeva il confine della valle con la Francia, era stato preso dai Francesi per il tradimento dei Valdesi. In realtà non c’era nessun valdese tra i difensori del forte costretti alla resa e tutti i valdesi abili alle armi avevano validamente difeso i confini piemontesi in altri settori del fronte.

I fanatici pensavano di approfittare della lontananza degli uomini per sterminare le loro famiglie, a poco più di un secolo di distanza dal precedente tentativo di sterminio totale. All’ultimo momento, furono informati della scellerata impresa due cattolici, che i congiurati pensavano di poter coinvolgere per via del noto rigore religioso cattolico: il capitano della milizia di stanza a Cavour, Odetti, e il curato di Luserna Don Brienza. Costoro erano però veri cristiani ed ebbero orrore di quanto si voleva fare e avvertirono dei loro amici valdesi.

La notizia arrivò ai soldati valdesi al fronte, che faticarono diverse ore per convincere il loro comandante a lasciarli venire in soccorso ai loro cari. Quando il permesso fu concesso, nel pomeriggio di quello stesso 24 maggio per il quale era previsto l’attacco, si lanciarono disperatamente dalle montagne verso Torre Pellice, dove il massacro doveva iniziare all’imbrunire, al segnale della campana del convento. Divorarono i quindici-venti chilometri con il cuore in gola, ma mentre erano prossimi a Torre Pellice, scoppiò un furioso temporale la cui violenza rallentò la corsa che si arrestò del tutto davanti a un torrente il cui attraversamento era reso impossibile dall’improvvisa corrente. Mentre si ingegnavano a tentare ugualmente il passaggio, udirono la campana del convento dare il segnale previsto. Temevano ormai di dover vendicare il massacro anziché prevenirlo, ma quando, un paio d’ore dopo, arrivarono a Torre, appresero che il temporale, che era sembrato fatale, era stato invece provvidenziale: mentre aveva solo rallentato i soccorritori, aveva bloccato i una parte importante degli assassini. Quelli che erano già pronti all’azione attesero che arrivassero altri complici per agire, ma prima dei rinforzi arrivarono gli uomini valdesi.

Il Gilly fu colpito dal fatto che i valdesi si accontentarono della salvezza dei loro cari e non torsero un capello a nessuno dei fanatici. E sottolineò il fatto che il comandante del reparto dei valdesi, il generale Godin, svizzero, fu rimosso dal comando per aver permesso ai suoi uomini di allontanarsi, sia pure per poche ore, dalla linea del fronte.

Il Glorioso Rimpatrio annunciato dall’Apocalisse

Gilly descrive il duro lavoro della coltivazione nelle Valli Valdesi, viagra in aree impervie, visit senza cavalli e muli che gli agricoltori non si possono permettere, clinic su un suolo pietroso che necessità continuo lavoro per mantenere i terrazzamenti lottando contro l’erosione dell’acqua. E afferma che diversi “scrittori ecclesiastici” hanno anche per questo pensato che ai Valdesi alludesse Apocalisse 12:6,14 e 17: 6 E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, perché vi sia nutrita durante milleduecentosessanta giorni. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto nel suo luogo, dove essa è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontano dalla presenza del serpente. 17 Il dragone allora si adirò contro la donna e se ne andò a far guerra col resto della progenie di lei, che custodisce i comandamenti di Dio ed ha la testimonianza di Gesù Cristo.” E altri pensano che Apocalisse 11:11 si riferisca al Glorioso Rimpatrio: “Ma dopo tre giorni e mezzo lo spirito di vita, che procede da Dio, entrò in loro; essi si alzarono in piedi e un grande spavento cadde su coloro che li videro.” I tre giorni e mezzo sarebbero infatti tre anni e mezzo. I Valdesi furono infatti completamente deportati dalle loro Valli nella seconda metà del 1686 e vi si ristabilirono con l’editto del 4 giugno 1690. Thomas Newton (1707-1782) racconta che tale vescovo Lloyd era persuaso di questa profezia prima ancora che si compiesse, tanto che esortò un pastore valdese profugo, tale “Jordan” – secondo altri testi i profughi erano due – a tornare a casa proprio in vista di questo evento, per poi udire con gioia la notizia dell’avvenuto compiersi di quanto da lui previsto sulla base della Bibbia. nel periodo in cui avvenne il Glorioso Rimpatrio. A ben vedere, anche i 1260 giorni di Apocalisse 12:6 sono tre anni e mezzo!

 

Durissimo lavoro dei pastori (che erano solo 13)

Nel suo viaggio del 1823 Gilly constata il tremendo lavoro compiuto dai pastori: il tempio è aperto la Domenica per i culti, Lunedì e Mercoledì per il catechismo, Giovedì per preghiere e un sermone. Anziani, malati e giovani non mancano mai del loro sostegno. E le risorse economiche sono così scarse che spesso devono anche fare qualche lavoro per mantenere sé e la famiglia. Tutto questo, quando sono tredici per ventimila valdesi. Oggi i valdesi sono diciannovemila e i pastori più di novanta, tant’è vero che al Sinodo bisogna escluderne un certo numero per evitare che il Sinodo sia a maggioranza di pastori! A parte altre considerazioni, questo vuol dire che all’epoca in Sinodo i pastori erano una piccola, ma autorevole minoranza. Oggi sono addirittura la metà, e in pratica hanno tutte le decisioni in mano.

LEGGI GLI ALTRI EPISODI

“Fra i Valdesi la pura felicità terrena”

Gilly, sale molto preciso e talora meticoloso nelle sue narrazioni, price lascia anche molto spazio al sentimento. Gli viene detto che durante l’estate i culti vengono spesso tenuti all’aperto, in anfiteatri naturali al riparo dal sole. Scrive: “Una comunità raccolta in un luogo tale deve dar vita ai più sublimi sentimenti che l’uomo sia in grado di provare… Se la pura felicità può può trovarsi sulla terra, deve essere tra questa gente, i cui desideri sono limitati dalla loro possibilità di ottenerli e che non conoscono altri piaceri che quelli che possono esistere tra queste montagne… La voce della religione può essere appena sentita nei luoghi affollati, ma è forte sulle montagne, dove è visibile e testimoniata la grandezza del Creatore. Fortunatamente per i Valdesi, essi hanno questo sentimento nella maggiore purezza, e possiamo trovare una ragione sufficiente per la loro frugale felicità nella sincerità della loro religione. Tutti i pastori concordano nello stabilire lo stesso credo, le stesse speranze, gli stessi doveri. La loro fede è scevra dal fanatismo e le loro opinioni religiose sono mantenute senza divergenze o divisioni.

“Mandateci dei libri”

Nonostante le gravi ristrettezze economiche – dice Gilly – ciò che chiedevano i Valdesi ai loro visitatori era una sola: libri. Catechismi di Ostervald, Salmi con la musica e altri libri per l’istruzione religiosa. Il pastore di Torre Pellice, in particolare chiede piccoli trattati per motivare gli allievi della Scuola Domenicale.

I figli di un capitano inglese vivevano nella casa del pastore Bert, a Bobbio Pellice

Gilly incontrò non soltanto il moderatore Peyrani, ma anche il pastore Amedeo Bert, che poco dopo gli succederà. Con sua grande sorpresa, con il pastore Bert c’erano due piccoli inglesi, di 12 e 9 anni, figli del Capitano Humphreys, di Stockport. Il Capitano ne aveva affidato l’educazione al dotto pastore da ben3 o 4 anni, al punto che il più giovane dei due a stento ricordava la propria lingua madre.

Ottocento fanatici cattolici si era proposto di sterminare i Valdesi della Val Pellice. Per questo, avevano diffuso la falsa notizia che il forte di Mirabuc, che difendeva il confine della valle con la Francia, era stato preso dai Francesi per il tradimento dei Valdesi. In realtà non c’era nessun valdese tra i difensori del forte costretti alla resa e tutti i valdesi abili alle armi avevano validamente difeso i confini piemontesi in altri settori del fronte.

I fanatici pensavano di approfittare della lontananza degli uomini per sterminare le loro famiglie, a poco più di un secolo di distanza dal precedente tentativo di sterminio totale. All’ultimo momento, furono informati della scellerata impresa due cattolici, che i congiurati pensavano di poter coinvolgere per via del noto rigore religioso cattolico: il capitano della milizia di stanza a Cavour, Odetti, e il curato di Luserna Don Brienza. Costoro erano però veri cristiani ed ebbero orrore di quanto si voleva fare e avvertirono dei loro amici valdesi.

La notizia arrivò ai soldati valdesi al fronte, che faticarono diverse ore per convincere il loro comandante a lasciarli venire in soccorso ai loro cari. Quando il permesso fu concesso, nel pomeriggio di quello stesso 24 maggio per il quale era previsto l’attacco, si lanciarono disperatamente dalle montagne verso Torre Pellice, dove il massacro doveva iniziare all’imbrunire, al segnale della campana del convento. Divorarono i quindici-venti chilometri con il cuore in gola, ma mentre erano prossimi a Torre Pellice, scoppiò un furioso temporale la cui violenza rallentò la corsa che si arrestò del tutto davanti a un torrente il cui attraversamento era reso impossibile dall’improvvisa corrente. Mentre si ingegnavano a tentare ugualmente il passaggio, udirono la campana del convento dare il segnale previsto. Temevano ormai di dover vendicare il massacro anziché prevenirlo, ma quando, un paio d’ore dopo, arrivarono a Torre, appresero che il temporale, che era sembrato fatale, era stato invece provvidenziale: mentre aveva solo rallentato i soccorritori, aveva bloccato i una parte importante degli assassini. Quelli che erano già pronti all’azione attesero che arrivassero altri complici per agire, ma prima dei rinforzi arrivarono gli uomini valdesi.

Il Gilly fu colpito dal fatto che i valdesi si accontentarono della salvezza dei loro cari e non torsero un capello a nessuno dei fanatici. E sottolineò il fatto che il comandante del reparto dei valdesi, il generale Godin, svizzero, fu rimosso dal comando per aver permesso ai suoi uomini di allontanarsi, sia pure per poche ore, dalla linea del fronte.

Il Glorioso Rimpatrio annunciato dall’Apocalisse

Gilly descrive il duro lavoro della coltivazione nelle Valli Valdesi, viagra in aree impervie, visit senza cavalli e muli che gli agricoltori non si possono permettere, clinic su un suolo pietroso che necessità continuo lavoro per mantenere i terrazzamenti lottando contro l’erosione dell’acqua. E afferma che diversi “scrittori ecclesiastici” hanno anche per questo pensato che ai Valdesi alludesse Apocalisse 12:6,14 e 17: 6 E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, perché vi sia nutrita durante milleduecentosessanta giorni. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto nel suo luogo, dove essa è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontano dalla presenza del serpente. 17 Il dragone allora si adirò contro la donna e se ne andò a far guerra col resto della progenie di lei, che custodisce i comandamenti di Dio ed ha la testimonianza di Gesù Cristo.” E altri pensano che Apocalisse 11:11 si riferisca al Glorioso Rimpatrio: “Ma dopo tre giorni e mezzo lo spirito di vita, che procede da Dio, entrò in loro; essi si alzarono in piedi e un grande spavento cadde su coloro che li videro.” I tre giorni e mezzo sarebbero infatti tre anni e mezzo. I Valdesi furono infatti completamente deportati dalle loro Valli nella seconda metà del 1686 e vi si ristabilirono con l’editto del 4 giugno 1690. Thomas Newton (1707-1782) racconta che tale vescovo Lloyd era persuaso di questa profezia prima ancora che si compiesse, tanto che esortò un pastore valdese profugo, tale “Jordan” – secondo altri testi i profughi erano due – a tornare a casa proprio in vista di questo evento, per poi udire con gioia la notizia dell’avvenuto compiersi di quanto da lui previsto sulla base della Bibbia. nel periodo in cui avvenne il Glorioso Rimpatrio. A ben vedere, anche i 1260 giorni di Apocalisse 12:6 sono tre anni e mezzo!

 

Durissimo lavoro dei pastori (che erano solo 13)

Nel suo viaggio del 1823 Gilly constata il tremendo lavoro compiuto dai pastori: il tempio è aperto la Domenica per i culti, Lunedì e Mercoledì per il catechismo, Giovedì per preghiere e un sermone. Anziani, malati e giovani non mancano mai del loro sostegno. E le risorse economiche sono così scarse che spesso devono anche fare qualche lavoro per mantenere sé e la famiglia. Tutto questo, quando sono tredici per ventimila valdesi. Oggi i valdesi sono diciannovemila e i pastori più di novanta, tant’è vero che al Sinodo bisogna escluderne un certo numero per evitare che il Sinodo sia a maggioranza di pastori! A parte altre considerazioni, questo vuol dire che all’epoca in Sinodo i pastori erano una piccola, ma autorevole minoranza. Oggi sono addirittura la metà, e in pratica hanno tutte le decisioni in mano.

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Nessuna lusinga o minaccia sviò i Valdesi

Gilly si meraviglia della costanza dei Valdesi:

“È straordinario che le sole ventimila persone rimaste, diagnosis con solo tredici guide spirituali, more about abbiano preservato la propria integrità, purchase e continuino ad aderire alla fede dei loro antenati, tra tutti gli inganni, le lusinghe e i terrori che sono stati costantemente posti in atto per indurli ad entrare nel recinto della Chiesa Romana. Offerte della natura più attraente, somme di denaro, pensioni vitalizie, pubblici impieghi, promozioni nell’esercito, concessioni di terreni sono notoriamente offerti a coloro che cambiano religione. Ma per quanto siano poveri ed emarginati, raramente si accade che fra di loro vi sia un apostata.”

Le ragazze cattoliche si rifugiarono tra i Valdesi

1560. Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, cede alle pressioni di Filippo II, Re di Spagna, e attacca i Valdesi. Un’armata sanguinaria occupa il fondovalle: San Giovanni, Torre Pellice e Villar Pellice. I valdesi sono costretti a rifugiarsi nelle zone più alte della valle. Le famiglie romano cattoliche avrebbero potuto restare nelle loro case, ma la condotta della soldataglia era così “licenziosa” che le giovani donne preferirono porsi sotto la protezione dei Valdesi ad Angrogna.

Valdesi i domestici più affidabili 

Non solo ai tempi di Gilly, ma persino nel ‘600, in mezzo alle più feroci persecuzioni, le nobili famiglie romano cattoliche di Torino, Genova e del resto dello stato sabaudo preferivano i domestici e le domestiche valdesi a chiunque altro, per la loro onestà e lealtà.

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“Fra i Valdesi la pura felicità terrena”

Gilly, sale molto preciso e talora meticoloso nelle sue narrazioni, price lascia anche molto spazio al sentimento. Gli viene detto che durante l’estate i culti vengono spesso tenuti all’aperto, in anfiteatri naturali al riparo dal sole. Scrive: “Una comunità raccolta in un luogo tale deve dar vita ai più sublimi sentimenti che l’uomo sia in grado di provare… Se la pura felicità può può trovarsi sulla terra, deve essere tra questa gente, i cui desideri sono limitati dalla loro possibilità di ottenerli e che non conoscono altri piaceri che quelli che possono esistere tra queste montagne… La voce della religione può essere appena sentita nei luoghi affollati, ma è forte sulle montagne, dove è visibile e testimoniata la grandezza del Creatore. Fortunatamente per i Valdesi, essi hanno questo sentimento nella maggiore purezza, e possiamo trovare una ragione sufficiente per la loro frugale felicità nella sincerità della loro religione. Tutti i pastori concordano nello stabilire lo stesso credo, le stesse speranze, gli stessi doveri. La loro fede è scevra dal fanatismo e le loro opinioni religiose sono mantenute senza divergenze o divisioni.

“Mandateci dei libri”

Nonostante le gravi ristrettezze economiche – dice Gilly – ciò che chiedevano i Valdesi ai loro visitatori era una sola: libri. Catechismi di Ostervald, Salmi con la musica e altri libri per l’istruzione religiosa. Il pastore di Torre Pellice, in particolare chiede piccoli trattati per motivare gli allievi della Scuola Domenicale.

I figli di un capitano inglese vivevano nella casa del pastore Bert, a Bobbio Pellice

Gilly incontrò non soltanto il moderatore Peyrani, ma anche il pastore Amedeo Bert, che poco dopo gli succederà. Con sua grande sorpresa, con il pastore Bert c’erano due piccoli inglesi, di 12 e 9 anni, figli del Capitano Humphreys, di Stockport. Il Capitano ne aveva affidato l’educazione al dotto pastore da ben3 o 4 anni, al punto che il più giovane dei due a stento ricordava la propria lingua madre.

Ottocento fanatici cattolici si era proposto di sterminare i Valdesi della Val Pellice. Per questo, avevano diffuso la falsa notizia che il forte di Mirabuc, che difendeva il confine della valle con la Francia, era stato preso dai Francesi per il tradimento dei Valdesi. In realtà non c’era nessun valdese tra i difensori del forte costretti alla resa e tutti i valdesi abili alle armi avevano validamente difeso i confini piemontesi in altri settori del fronte.

I fanatici pensavano di approfittare della lontananza degli uomini per sterminare le loro famiglie, a poco più di un secolo di distanza dal precedente tentativo di sterminio totale. All’ultimo momento, furono informati della scellerata impresa due cattolici, che i congiurati pensavano di poter coinvolgere per via del noto rigore religioso cattolico: il capitano della milizia di stanza a Cavour, Odetti, e il curato di Luserna Don Brienza. Costoro erano però veri cristiani ed ebbero orrore di quanto si voleva fare e avvertirono dei loro amici valdesi.

La notizia arrivò ai soldati valdesi al fronte, che faticarono diverse ore per convincere il loro comandante a lasciarli venire in soccorso ai loro cari. Quando il permesso fu concesso, nel pomeriggio di quello stesso 24 maggio per il quale era previsto l’attacco, si lanciarono disperatamente dalle montagne verso Torre Pellice, dove il massacro doveva iniziare all’imbrunire, al segnale della campana del convento. Divorarono i quindici-venti chilometri con il cuore in gola, ma mentre erano prossimi a Torre Pellice, scoppiò un furioso temporale la cui violenza rallentò la corsa che si arrestò del tutto davanti a un torrente il cui attraversamento era reso impossibile dall’improvvisa corrente. Mentre si ingegnavano a tentare ugualmente il passaggio, udirono la campana del convento dare il segnale previsto. Temevano ormai di dover vendicare il massacro anziché prevenirlo, ma quando, un paio d’ore dopo, arrivarono a Torre, appresero che il temporale, che era sembrato fatale, era stato invece provvidenziale: mentre aveva solo rallentato i soccorritori, aveva bloccato i una parte importante degli assassini. Quelli che erano già pronti all’azione attesero che arrivassero altri complici per agire, ma prima dei rinforzi arrivarono gli uomini valdesi.

Il Gilly fu colpito dal fatto che i valdesi si accontentarono della salvezza dei loro cari e non torsero un capello a nessuno dei fanatici. E sottolineò il fatto che il comandante del reparto dei valdesi, il generale Godin, svizzero, fu rimosso dal comando per aver permesso ai suoi uomini di allontanarsi, sia pure per poche ore, dalla linea del fronte.

Il Glorioso Rimpatrio annunciato dall’Apocalisse

Gilly descrive il duro lavoro della coltivazione nelle Valli Valdesi, viagra in aree impervie, visit senza cavalli e muli che gli agricoltori non si possono permettere, clinic su un suolo pietroso che necessità continuo lavoro per mantenere i terrazzamenti lottando contro l’erosione dell’acqua. E afferma che diversi “scrittori ecclesiastici” hanno anche per questo pensato che ai Valdesi alludesse Apocalisse 12:6,14 e 17: 6 E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, perché vi sia nutrita durante milleduecentosessanta giorni. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto nel suo luogo, dove essa è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontano dalla presenza del serpente. 17 Il dragone allora si adirò contro la donna e se ne andò a far guerra col resto della progenie di lei, che custodisce i comandamenti di Dio ed ha la testimonianza di Gesù Cristo.” E altri pensano che Apocalisse 11:11 si riferisca al Glorioso Rimpatrio: “Ma dopo tre giorni e mezzo lo spirito di vita, che procede da Dio, entrò in loro; essi si alzarono in piedi e un grande spavento cadde su coloro che li videro.” I tre giorni e mezzo sarebbero infatti tre anni e mezzo. I Valdesi furono infatti completamente deportati dalle loro Valli nella seconda metà del 1686 e vi si ristabilirono con l’editto del 4 giugno 1690. Thomas Newton (1707-1782) racconta che tale vescovo Lloyd era persuaso di questa profezia prima ancora che si compiesse, tanto che esortò un pastore valdese profugo, tale “Jordan” – secondo altri testi i profughi erano due – a tornare a casa proprio in vista di questo evento, per poi udire con gioia la notizia dell’avvenuto compiersi di quanto da lui previsto sulla base della Bibbia. nel periodo in cui avvenne il Glorioso Rimpatrio. A ben vedere, anche i 1260 giorni di Apocalisse 12:6 sono tre anni e mezzo!

 

Durissimo lavoro dei pastori (che erano solo 13)

Nel suo viaggio del 1823 Gilly constata il tremendo lavoro compiuto dai pastori: il tempio è aperto la Domenica per i culti, Lunedì e Mercoledì per il catechismo, Giovedì per preghiere e un sermone. Anziani, malati e giovani non mancano mai del loro sostegno. E le risorse economiche sono così scarse che spesso devono anche fare qualche lavoro per mantenere sé e la famiglia. Tutto questo, quando sono tredici per ventimila valdesi. Oggi i valdesi sono diciannovemila e i pastori più di novanta, tant’è vero che al Sinodo bisogna escluderne un certo numero per evitare che il Sinodo sia a maggioranza di pastori! A parte altre considerazioni, questo vuol dire che all’epoca in Sinodo i pastori erano una piccola, ma autorevole minoranza. Oggi sono addirittura la metà, e in pratica hanno tutte le decisioni in mano.

LEGGI GLI ALTRI EPISODI

Nessuna lusinga o minaccia sviò i Valdesi

Gilly si meraviglia della costanza dei Valdesi:

“È straordinario che le sole ventimila persone rimaste, diagnosis con solo tredici guide spirituali, more about abbiano preservato la propria integrità, purchase e continuino ad aderire alla fede dei loro antenati, tra tutti gli inganni, le lusinghe e i terrori che sono stati costantemente posti in atto per indurli ad entrare nel recinto della Chiesa Romana. Offerte della natura più attraente, somme di denaro, pensioni vitalizie, pubblici impieghi, promozioni nell’esercito, concessioni di terreni sono notoriamente offerti a coloro che cambiano religione. Ma per quanto siano poveri ed emarginati, raramente si accade che fra di loro vi sia un apostata.”

Le ragazze cattoliche si rifugiarono tra i Valdesi

1560. Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, cede alle pressioni di Filippo II, Re di Spagna, e attacca i Valdesi. Un’armata sanguinaria occupa il fondovalle: San Giovanni, Torre Pellice e Villar Pellice. I valdesi sono costretti a rifugiarsi nelle zone più alte della valle. Le famiglie romano cattoliche avrebbero potuto restare nelle loro case, ma la condotta della soldataglia era così “licenziosa” che le giovani donne preferirono porsi sotto la protezione dei Valdesi ad Angrogna.

Valdesi i domestici più affidabili 

Non solo ai tempi di Gilly, ma persino nel ‘600, in mezzo alle più feroci persecuzioni, le nobili famiglie romano cattoliche di Torino, Genova e del resto dello stato sabaudo preferivano i domestici e le domestiche valdesi a chiunque altro, per la loro onestà e lealtà.

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La scritta nel tempio di Bobbio Pellice

Gilly racconta che nel tempio di Bobbio Pellice, viagra approved di fronte al pulpito c’era questa scritta:
“Onora tutti gli uomini. Ama la fraternità. Temi Iddio. Onora il Re.”
Guerresco Glorioso Rimpatrio

Colpito dalla straordinarietà dell’impresa del Glorioso Rimpatrio – che i pacifisti a senso unico di oggi tendono a presentare come una sorta di “marcia della pace”, una sorta di pellegrinaggio a Santiago de Compostela in salsa laica – Gilly ne dà ampio conto e ne sottolinea gli aspetti principali: la Fede e lo spirito guerresco, in particolare del capo della spedizione:

“Il coraggio [di Arnaud] non conosceva ostacoli e la sua fervida immaginazione figurava il braccio di Dio levato a sostenere la santa impresa. Lux lucet in tenebris, il motto della sua comunità era sempre sulle sue labbra. Lui vedeva la nuvola di giorno e il pilastro di fuoco nella notte a guidarlo, e fu incessante nelle sue esortazioni finché non ebbe comunicato il suo spirito marziale a un gruppo di seguaci.”

“Era così spesso alla testa dei suoi soldati e il primo nei combattimenti che i suoi compagni si sentirono obbligati ad esortarlo a non esporre tanto la propria vita. Ma lui rispose: ‘So molto bene quel che la causa e le circostanze richiedono da me: quando avanzo, seguitemi; e, se cado, vendicatemi!’ “

 

Il colonnello prigioniero

Mentre i Valdesi di Arnaud erano stretti da assedio mortale alla Balsiglia catturarono un colonnello della fanteria francese, ferito. Per curarlo consentirono al suo chirurgo di venire a curarlo. Arnaud lo avvertì che se un attacco li avesse costretti ad abbandonare la posizione avrebbero dovuto ucciderlo (cosa che poi accadde). Il colonnello rispose: “Comprendo le circostanze e vi perdonerò la mia morte. Il mio sangue non ricadrà su nessuno, se non su chi ha suscitato questa terribile guerra”.

 

Il coraggio di Gianavello

Il Marchese di Pianezza, capo delle truppe persecutrici nel 1655, catturata la moglie e i figli di Giosué Gianavello, fece sapere a quest’ultimo che avrebbe bruciato i suoi familiari se non si fosse arreso. Gianavello rispose: “Non c’è tormento così violento, o morte così crudele da non farmeli preferire all’abiura dalla mia religione e le minacce del Marchese fortificano la mia fede. Ha mia moglie e i miei figli nelle sue mani, ma non può far di più che uccidere i loro corpi. Le loro anime e la mia le raccomando alla protezione di Dio, di cui sono il servitore e tale rimarrò fino all’ultima ora della mia vita.”
di Paolo Brancè, price pastore delle Chiese Battiste Italiane

Tu concepirai e partorirai un figlio, buy information pills e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato figlio dell’altissimo e il signore gli darà il trono di Davide suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine“. (Luca 1:31-33)

Natale: la festa delle luci, della bontà e degli affetti , ovvero la solenne riflessione del mistero di Gesù, luce del mondo che irrompe nell’esistenza umana oscurata dalla drammatica caducità temporale.

Anche quest’anno sta per andare via, il dodicesimo anno del terzo millennio dell’era cristiana. E come ogni fine anno, stranamente, quasi come per magia, l’uomo si ingentilisce e si anima di buoni propositi. Ci si chiede per quale arcano sortilegio l’uomo diventa per brevissimo tempo un amante dell’uomo? La causa sembra essere l’atmosfera quasi fiabesca, sprigionata dal magico spirito natalizio che aleggia a dicembre, quando nei paesi più freddi la neve ammanta la natura addormentata. Lo sa molto bene anche Mr. Scrooge, uno dei più famosi avari della letteratura mondiale, protagonista della famosa favola natalizia Cantico di Natale (Christmas Carol). Egli, ricco, dominato da una incontenibile bramosia di denaro, prepotente, senza scrupoli, freddo e abile calcolatore, viene magicamente trasformato dallo spirito natalizio, foriero di nobili sentimenti. Dopo la visita dei tre spiriti natalizi, passato, presente e futuro, Scrooge, investito dalla spirito natalizio dice: “Benedetto il cielo e il giorno di Natale”! Lo spirito natalizio produce proprio queste piacevoli emozioni, incarnare la bontà umana.
Che frenesia in questi giorni prenatalizi!!! Tutti si affannano, correndo da un emporio a un altro, da un supermercato a un altro. Un gioco caleidoscopico di luci rende più gioioso il rincorrersi l’un l’altro nell’assalto delle vetrine commerciali sapientemente addobbate. Sta tutto qui il Natale? Il Natale è solo una forte, breve, piacevole forza propulsiva di buoni sentimenti e di calde emozioni? È la festa della bontà umana e degli affetti familiari?

Sarebbe utile fare qualche passo indietro. Possiamo viaggiare nel tempo, chiedendo in prestito l’auto De Lorean a Doc Emmet Brown, il bizzarro, simpatico scienziato di Ritorno al Futuro, impostando l’anno 4 a.C. e catapultarci a Betlemme, piccola città della Giudea. Ci può aiutare la lettura di alcuni passi evangelici: “Oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo , il Signore” (Luca 2:11).  “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie, perché ciò che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu gli porrai il nome Gesù, perché è lui che salverà il Suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:20-21).  “Nel principio era la Parola , e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità, e noi abbiamo contemplato la Sua gloria come di unigenito dal Padre” (Giovanni 1:1,14).

Silenziosi osservatori dell’evento storico della nascita di Gesù che ha cambiato radicalmente la storia umana e ha profondamente mutato il suo pensiero, siamo da esso anche interrogati. Che cosa significa per l’uomo cibernetico la natività di Gesù, ossia un Uomo che, per le sue straordinarie e innate capacità spirituali, per il suo eccezionale messaggio di libertà dalla caducità umana, dal malessere esistenziale e dal male supremo della morte? L’evento della nascita di Gesù è strettamente connesso con l’evento tragico della sua passione e della sua umiliante morte e con quello grandioso della resurrezione. L’evento Gesù, Uomo-Dio, ha sbrigliato l’uomo dalle corde mortali e lo ha liberato dalla tirannia della morte.

In Cristo l’uomo è ri-creato in una nuova umanità. In Cristo l’uomo è veramente e pienamente Uomo, capace di amare e di donare disinteressatamente senza un personale tornaconto.

La celebrazione del Natale ha questo unico e solo profondo significato, che “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).  Se l’uomo è posseduto dall’evento Gesù l’intera pirotecnica, fantasmagorica scenografia dello sfavillio delle luci e del dono dei regali e dei banchetti luculliani acquistano la loro appropriata efficacia di esultanza e di gioia, perché la luce di Dio risplende nel mondo.

Buon Natale.

 

19 Novembre 2012, this web ore 22.00

E’ pronta la nona puntata dello studio biblico sull’epistola di Giacomo: “Domare la lingua” (Giacomo 3:1-12). La trovate al http://paolocastellina.pbworks.com/w/page/61023948/giacomo09.

Fraterni saluti a tutti, ed
Paolo Castellina
Chi desidera partecipare è pregato di scriverci a paolocastellina@gmail.com oppure a lettere@valdesi.eu, indicando il proprio indirizzo e-mail e il nome utente di Skype. 

E’ pronta la puntata 9 del mio studio biblico sull’epistola di Giacomo: Domare la lingua (Giacomo 3:1-12). Il testo scritto lo trovate all’indirizzo: 


Fraterni saluti a tutti, visit this site
Paolo Castellina
Ricordiamo che chi desidera partecipare è pregato di scriverci (paolocastellina@gmail.comoppure lettere@valdesi.eu) indicando il proprio indirizzo e-mail e nome utente di Skype 

E’ pronta la puntata 9 del mio studio biblico sull’epistola di Giacomo: Domare la lingua (Giacomo 3:1-12). Il testo scritto lo trovate all’indirizzo: 


Fraterni saluti a tutti, view
Paolo Castellina
Ricordiamo che chi desidera partecipare è pregato di scriverci (paolocastellina@gmail.comoppure lettere@valdesi.eu) indicando il proprio indirizzo e-mail e nome utente di Skype 

19 Novembre 2012, discount ore 22.00

E’ pronta la puntata 9 del mio studio biblico sull’epistola di Giacomo: “Domare la lingua” (Giacomo 3:1-12). Il testo scritto lo trovate all’indirizzo: http://paolocastellina.pbworks.com/w/page/61023948/giacomo09.

Fraterni saluti a tutti, side effects
Paolo Castellina
Ricordiamo che, buy more about chi desidera partecipare, è pregato di scriverci (paolocastellina@gmail.com oppure lettere@valdesi.eu), indicando il proprio indirizzo e-mail e nome utente di Skype. 

“Falso”, visit web “mentitore”, more about “bestemmiatore contro lo Spirito Santo”

Il pastore Paolo Castellina ha pubblicato su Facebook questa semplice frase:

Il sito dei valdesi dissidenti http://www.valdesi.eu/ ha rinnovato la sua immagine grafica. Imminenti altre novità per dare voce alla loro dissidenza interna vilipesa, viagra buy emarginata e fatta tacere.”

Si sono scatenate le reazioni di pastori valdesi, in particolare quella di Peter Ciaccio, il quale ci accusa – tra l’altro – di avere pubblicato la sua lettera sul “sito, con un titolo che non riassumeva quello che diceva, ma che estrapolava una frase per renderlo tendenzioso”. A chi volesse controllare la veridicità delle sue accuse, proponiamo di leggere titolo e lettera del pastore Ciaccio e anche la nostra risposta in cui lo ringraziamo per tre volte.

Notevole è anche l’intervento del bravo pastore Emanuele Fiume che, a testimonianza del grande pluralismo, ricorda che Riforma ha pubblicato un suo articolo in ci diceva che abbiamo diritto a una risposta al nostro Appello del 2010. Va ricordato che, al posto della risposta, è arrivata una condanna sinodale con affermazioni false sul nostro conto, però – pensa un po’ ! – almeno non hanno censurato la sua lettera! Pastore Fiume, grazie per la lettera e per i suoi sermoni spesso davvero evangelici e riformati ma, se la Rai non desse notizia alcuna delle iniziative dell’opposizione politica, poi – una sola volta – facesse parlare uno che sostiene che dovrebbe invece farlo, non sarebbe lodata per il suo pluralismo.

Che dire poi di quell’intervento in cui si dice che, se abbiamo un sito con migliaia di contatti, vuol dire che non siamo emarginati ? Forse si immagina la Tavola Valdese che – come il Governo cinese – manda la polizia a chiudere i siti dei dissidenti ?

Leggendo queste cose, si ha la prova che le semplici affermazioni del pastore Castellina siano del tutto vere, e che chi gli dà del falso e addirittura del bestemmiatore sia davvero lontano dalla verità.

Ecco dunque le reazioni alla frase del pastore Castellina:

Peter Ciaccio Lo sai che tra i comandamenti c’è anche il “Non fare falsa testimonianza”? Quello che dici è falso.

Paolo E. Castellina Vi sono modi molto abili per vilipendere, emarginare e far tacere affermando nel contempo la democrazia. In ogni caso lo possiamo dimostrare.

Peter Ciaccio Tipo il tuo modo?

Ribadisco è falso. E questo significa che o sei male informato o non hai capito oppure menti sapendo di mentire. È una bugia.
E sappiamo benissimo che in questo mondo, in cui viviamo ma di cui non facciamo parte, le bugie son più forti e credibili della verità.
Da che parte vuoi stare: tra chi mente o chi serve la verità? A te la scelta.

Giovanni M. Caltana E questi apostati impuniti hanno anche la sfrontatezza di aprire la bocca? Chi mente se non chi si dice ancora evangelico mentre non fa che usurpare impunemente, nelle forme più aberranti ed in modo disgustoso il nome di valdese, di una storia di martiri e persecuzioni patite per la fedeltà alla Bibbia? Siete degni figli di vostro padre, Giuda Iscariota. Dovreste chiamarvi la Chiesa sodomita di Core e Iezabel.

Peter Ciaccio Puoi dire quello che ti pare. Il Signore te ne chiederà conto. Ti ricordo quanto Cristo dice sulla bestemmia contro lo Spirito Santo: chiamare una sua chiesa in questo modo è una bestemmia contro lo Spirito Santo. Non te ne sei accorto prima: ora lo sai.

Vincenzo Capaldo Sono profondamente toccato dalla sofferenza causata proprio da sorelle e fratelli cristiani, in nome dell’evangelo.

È scoraggiante constatare che la bibbia sia ridotta ad un semplice ricettario.
Come cristiani, siamo veramente sicuri di non commettere ingiustizie proprio sulla base dei testi biblici?
Come non ricordare la storia recente, quando nel Sud degli USA, a maggioranza protestante, la schiavitù di donne e uomini neri era vista come un’istituzione ordinata da Dio, a suon di versetti che non condannano affatto la schiavitù.

Marco Barone Si certo come no, i soliti patetici luoghi comuni propinati dai liberaloidi (schiavitù), tutto presentato con parole di pietà cristiana solo apparente. Siete voi e le vostre chiese valdesi-metodiste-battiste che rigettate e calpestate la Bibbia, ritenendola un mero documento umano, e le vostre “contestualizzazioni storiche” sono così fallaci che è chiarissimo che la vostra vera intenzione è proporre come cristianesimo la vostra propria personale opinione di cosa esso sia. Che poi siete infedeli alla vostra stessa Confessione di Fede che promettete di credere, questo basta saper leggere per notarlo. Voi predicate Barth, e non Cristo, consultate Heidegger e non Paolo Apostolo. Ma vi lascio stare, magari siete troppo impegnati a stringere la mano calorosamente a qualche prete cattolico dopo aver ricevuto la messa oppure, perchè no, ad ascoltare qualche bella predica in qualche moschea. E ormai la chiesa valdese ha ampiamente dimostrato di essere falsa e apostata, e non c’è alcun pericolo di “peccato contro lo Spirito Santo”, ammesso che colui che lo ha evocato sappia cosa sia realmente.

Gilda Vizzini E’ scoraggiante piuttosto vedere la Bibbia ridotta a dire ciò che non dice, per seguire i trend del mondo. Poi è scandaloso vedere tirare fuori la bestemmia contro lo Spirito Santo a favore di coloro che Lo stanno spudoratamente disubbidendo.

Peter Ciaccio Marco, non sai di cosa parli. Non sai a chi parli. Non conosci la mia storia. Non sai cosa predico. Non sai cosa racconto agli studi biblici. Eppure giudichi. Non sai nulla della mia fede, della mia vocazione, della mia relazione con Gesù Cristo, Signore della mia vita e della storia. Eppure giudichi. Meno male che quando il Signore mi giudicherà, subirò un giusto giudizio.

Io mi sono limitato a reagire ad affermazioni false. Non mi sono permesso di dire “voi voi” né di esprimere pregiudizi nei confronti di chi non conosco.

Peter Ciaccio Il trend nel mondo, Gilda, è un altro. Fatti un giro e vedi com’è il mondo: lo schifo che è, dove la violenza e la sopraffazione imperano. Dove la Signoria di Cristo non è riconosciuta, ma dove vige la sottomissione agli idoli. Questo è il mondo.

Gilda Vizzini Peter, calmati. Intanto, Marco Barone stava replicando a Vincenzo Capaldo, non a te. Poi, con chi pensa di sommare tutti i trend del mondo che non includono quello particolare al quale sta inchinandosi la propria chiesa, in due frasette arroganti che presumano che gli altri non hanno visto e sofferto i mali del mondo, non ho tempo di conversare; devo seguire mio Signore.

Paolo E. Castellina Aspetto di vedere sul settimanale Riforma regolarmente una pagina dedicata alle tesi dei dissidenti e da loro gestita.

Peter Ciaccio E perché?

Peter Ciaccio Secondo quale principio?

Peter Ciaccio Gilda, io non so a chi risponda Marco. Sopra Vincenzo ci sono io e dunque potrebbe aver potuto rispondere anche a me. Se non rispondeva a me, me ne scuso con lui, ma questo è il tipo di accuse che ricevo anche io.

Anche se non hai tempo di conversare con me (non mi pareva, però, se dici così…), il trend del mondo include la persecuzione degli omosessuali o dei sospettati tali. Nel mondo chi è o è ritenuto omosessuale rischia, se va bene l’emarginazione, se va male l’omicidio. Questo è quello che vedo io.

Peter Ciaccio Caro Paolo, un giornale è gestito da chi è gestito e chiede di scriverci a chi lo chiede. Un giornale può accettare o rifiutare gli articoli. A un giornale non si chiede rappresentatività di ogni opinione, ma altre cose. Ora, se posso convenire che Riforma non è il non plus ultra (anzi!), non posso chiedergli di bypassare la propria linea editoriale. Non ti piace? Ti piace? Non siamo in Unione Sovietica: c’è la libertà di stampa e di espressione e se vuoi fare un giornale dove esprimere le idee che non trovano spazio altrove, lo puoi fare senza che ti spediscano in un gulag. Ti credi che io ho bisogno di Riforma per far girare le mie idee? Tu hai bisogno di Riforma?

La verità è che i cosiddetti dissidenti hanno un seguito ridottissimo all’interno della chiesa valdese, al punto che hanno dovuto fare appello a chi non è membro della chiesa valdese (che io ritengo siano dei legittimi concorrenti, ma sempre concorrenti) per aumentare le proprie fila. Non vi è un solo pastore in attività di servizio che concorda con loro. Non uno. Hanno delle modalità discutibili. A me hanno mandato un’email anonima. Se voglio parlare faccia a faccia con chi mi ha scritto l’email, non lo posso fare. E a quell’email ho risposto. La mia risposta è stata pubblicata sul loro sito, con un titolo che non riassumeva quello che diceva, ma che estrapolava una frase per renderlo tendenzioso.
Pertanto, non scherziamo. I dissidenti non sono emarginati, vilipesi o azzittiti: semplicemente la loro proposta non ha attecchito. Non vediamo complotti dove non ci sono. Non perdiamo tempo appresso a queste cose.
Pensiamo a testimoniare Cristo, pensiamo a vivere nella sua sequela, pensiamo a studiare la Parola del Signore. Caro Paolo, quante volte ho detto che apprezzo molto il tuo lavoro e il tuo sito che visito da anni! Se non avessi un minimo di stima nei tuoi confronti, non mi sarei imbarcato in questa discussione. Spesso non sono d’accordo con te, ma è il Signore che sceglie i nostri fratelli, non siamo noi. E accetto questa cosa con grande gioia, perché io starei naturalmente solo con chi è d’accordo con me.

Emanuele Fiume “Riforma” circa 2 anni or sono ha pubblicato un mio articolo in cui, pur non essendo io tra i firmatari dell’appello, ne sostenevo la legittimità, così come il diritto di ricevere una risposta. Sostenevo pure che lo spirito dell’appello non fosse né fondamentalista, né criptocattolico. Ed è stato pubblicato. Su “Riforma”. Paolo, se te lo sei perso e ti interessa, te lo posso rimandare volentieri.

Vincenzo Capaldo Gilda, Marco replicava a me, ma credo abbia replicato anche a Peter, citando direttamente le sue parole. In ogni modo confido anch’io, come te, nella possibilità di un dialogo fra persone calme.

Vincenzo Capaldo Marco, che circa sessant’anni fa la schiavitù nel sud degli USA fosse fondata su una certa concezione della creazione di Dio, apparentemente supportata dalla Scrittura, non è un luogo comune, ahinoi. È dimostrato da numerosi trattati, pubblicati da società bibliche, scritti da teologi e pastori protestanti. Un’interpretazione biblica analoga ha ispirato la teologia dell’apartheid in Sudafrica. Oggi molte chiese confessano la propria colpa per gli abusi nei confronti di propri fratelli e sorelle e verso la parola di Dio, che avevano distorto. Come cristiani non possiamo mai essere sicuri di non commettere altre ingiustizie, proprio a suon di versetti.

Vincenzo Capaldo Io comprendo la polarizzazione in cui sovente si finisce con alcuni temi, ma quel che volevo dire è che trovo profondamente contrario all’insegnamento di Gesù non preoccuparsi del fatto che ci sono parole direttamente collegate ad una tradizione di odio, violenza e intolleranza, che producono sofferenza, umiliazione e emarginazione.

Si può parlare serenamente di queste cose? Io credo di sì, a patto che non si cada nella tentazione di mancare di rispetto alla dignità di ogni donna e uomo coinvolta nel dialogo, con la scusa della libertà di opinione.
Forse se iniziassimo a fare quel che diceva Gesù, pregare addirittura per quelli che consideriamo nostri nemici, sarebbe più difficile condannare e più facile comprendere l’Amore di Dio.

Luciano Zappella · 6 amici in comune

Past. Castellina, le posso fare una domanda? Come è possibile che una dissidenza sia “emarginata e fatta tacere” quando ha un sito consultato da 500 persone alla settimana e 3550 al mese (desumo le cifre dal sito stesso e presumo siano attendibili), cioè molto, ma molto più dei lettori di Riforma?

Paolo E. Castellina Abbiamo raccolto numerose testimonianze di credenti valdesi in disaccorfo con la linea ufficiale della chieda o prevalente, che sono intimiditi, “fatti tacere” o costretti ad andarsene. Si potrebbe creare un voluminoso dossier al riguardo. La congiura …Altro

Joachim Langeneck · 19 amici in comune

Allora create sto “voluminoso dossier” e presentate prove circostanziate, magari evitando il classico anonimato, e piantatela con questo atteggiamento da Don Basilio.

Joachim Langeneck · 19 amici in comune

http://www.youtube.com/watch?v=WaXEC5xJ5FQ

 

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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