“Culto” radio pro omosessualità, contro padri e madri

Il culto radio in onda la domenica tra le 7:30 e le 7:50 su Radio Uno ha la fama di essere seguitissimo, si parla addirittura di un milione trecentomila persone a puntata. Di gran lunga il mezzo di informazione numericamente più importante di tutti gli evangelici italiani, pur se saldamente in mano alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia che ne rappresenta meno del 20%. Il 22 luglio durante la trasmissione è stato letto l’articolo “Le vere minacce alla famiglia”, del pastore battista di Milano Massimo Aprile. È un testo ricco di contenuto ideologico, totalmente schierato contro coloro che hanno partecipato alla manifestazione per la famiglia a Roma il 20 giugno, secondo la questura almeno 400mila persone, tra i quali parecchi evangelici, secondo altre stime un milione.

Aprile, di passaggio parla di “toni fragorosi della piazza” senza neanche darsi la pena di citare qualche dichiarazione “fragorosa” per poi magari controargomentare. Nega poi la veridicità dell’affermazione, da lui attribuita all’insieme della manifestazione, secondo la quale esiste “una lobbie omosessuale che propugnerebbe una ideologia gender soprattutto nelle scuole” affermando che “non ha riscontro nella realtà”. Per la verità la manifestazione chiedeva semplicemente che nelle scuole non si sottoponessero i bambini a insegnamenti discutibili in materia di sessualità senza il consenso informato dei genitori, che questo oggi avvenga o meno. Niente di strano: è la Costituzione a dire che è diritto e dovere dei genitori educare i figli. È anche questione di libertà religiosa: gli antichi valdesi si difesero col martirio e con le armi per evitare l’obbligo di far indottrinare cattolicamente i figli.

Il fatto è che al pastore Aprile sarebbe bastato leggere il settimanale su cui scrive per scoprire che anche lì c’è qualcuno che vuole imporre nelle scuole un libro dove, per prendere uno dei suggerimenti più blandi e gentili, si consigliano agli insegnanti problemi di questo tipo: <<Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?>>. Tra i tentativi più subdoli c’è il “gioco del divertimento”, dove si mettono i bambini in gruppi e si chiede loro di scegliere il gioco e il colore preferito. Ad ogni gruppo viene poi vietato o il gioco o il colore prescelto. Di fronte alle proteste, i malumori e probabilmente anche ai pianti, si spiega allora che ciscuno ha i suoi gusti e vietare è brutto e rende tante persone infelici. Ad esempio qualcuno vuol vietare a coppie di uomini o di donne di sposarsi e “avere” bambini, rendendo infelici loro e privando i bambini del sincero amore di queste coppie. Tecniche di manipolazione degne dei fumetti di Julius Streicher destinati ai bambini tedeschi per spiegare loro con altrettanta ruffianeria che se si portano via i bambini ebrei dalla scuola è per il bene loro e dei bambini ariani. E le vittime di questo, ricordiamolo, dovrebbero essere bambini delle scuole elementari.

Non una parola, poi, da parte del pastore Aprile, su altri modi di attaccare la famiglia, ad esempio minando alla base il rapporto genitori-figli. Se infatti, ad esempio, come vuole un disegno di legge attualmente in discussione al Senato, basta che un padre – ottenuto un figlio con la pratica dell’utero in affitto, con la quale di solito si sfruttano donne del Terzo Mondo come incubatrici viventi di bambini ottenuti da ovuli comprati da donne bianche (a questi signori non garba, di solito, avere “figli” scuri di pelle) – presenti il suo compagno all’anagrafe perché questo diventi il secondo “padre”, non si capisce più di quale famiglia stiamo parlando. Il semplice comandamento “Onora il padre e la madre” diventa di difficile applicazione visto che di padri ce ne sono stati due, e sono stati così “onorabili” da far sparire non una ma addirittura due madri dalla vita di quel bambino. Ma, secondo Aprile, opporsi a queste cose serve “più che a tutelare la famiglia a mortificare le richieste che vengano riconosciuti dei diritti ai conviventi etero e omosessuali”.

Si arriva quindi all’argomento che sta davvero a cuore del pastore: le violenze familiari sulle donne, su cui già si è dilungato nel “culto radio” del 22 aprile. I mariti che picchiano le mogli sono una ignominia, un reato e una palese violazione del messaggio biblico. Ma l’argomento viene sempre insidiosamente affrontato come se andasse di pari passo con l’altro: si fa sottilmente passare l’idea che chi si oppone ai matrimoni gay e all’indottrinamento omosessualista dei bambini nelle scuole sia sospetto, se non di picchiare la moglie, per lo meno di non opporsi a chi lo fa. Infatti, lo stesso opuscolo che vuole indottrinare i bambini con l’ideologia gender, afferma: “Tratti caratteriali, sociali e culturali, come l’età avanzata, la tendenza all’autoritarismo, il grado di religiosità, di ideologia conservatrice, di rigidità mentale, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo. Come appare evidente, maggiore risulta il grado di ignoranza, di conservatorismo politico e sociale, di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba.” Ora, non sarà difficile associare bassa cultura, autoritarismo, religiosità e rigidità mentale, a una propensione a picchiare la moglie, specie nella testa di coloro che vedono ciascuno di questi elementi, come aberranti. È chiaro invece, che chi segue davvero la Scrittura, dovrà, come dicono i commentatori ebrei della Torah, onorare massimamente la moglie, così come tenersi lontano da pratiche che la Bibbia definisce “abominio”.

Infine il pastore Aprile cala l’asso della laicità, “la ragione per cui… negli anni ’70 e inizio anni ’80, le nostre chiese evangeliche, in particolare battiste metodiste e valdesi, difesero le leggi sul divorzio e quella sulla parziale legalizzazione dell’aborto. Non si trattò di difendere scelte etiche che comunque restavano personali, ma di affermare, attraverso un’azione politica, il diritto di scelta lasciando a chi la compieva la responsabilità della stessa… A maggior ragione questo vale per la variegata comunità degli omoaffettivi. La loro richiesta di vedere favorita la loro stabilità affettiva mediante riconoscimenti giuridici opportuni non impone alcuna ideologia né toglie qualcosa a qualcuno.

Come al solito, in mancanza di qualsiasi riferimento biblico, rigorosamente assente nell’articolo, si citano come fonti autorevoli atti recenti della, o delle chiese, in questo caso lo schierarsi a favore di divorzio e aborto in passato. Ma anche dando per buona quella scelta, qui la situazione è assai diversa. Perché non è affatto vero che le proposte di modifica di legge in discussione in Parlamento “non tolgono qualcosa a qualcuno”. Tolgono ai bambini il diritto a non essere comprati o venduti, a non essere programmati per nascere orfani di madre o di madre, in modo da poter essere adottati da due “padri” o due “madri”. Certo, se il bambino non è più titolare di un diritto ma oggetto di un diritto (dal “diritto del bambino” al “diritto al bambino”), allora l’espressione diventa corretta, in quanto il bambino non è più qualcuno, ma qualcosa. Un domani potrebbe arrivare il “diritto al marito” o “alla moglie”, programmando un bambino o una bambina per diventare il partner di un adulto che abbia i soldi per comprarselo. L’unico problema è la non certezza del consenso della creatura, ma oggi quale consenso viene chiesto al bambino per privarlo della madre o del padre?

Ma anche a chi non è direttamente coinvolto questa legge toglie qualcosa: separare la procreazione dall’essere genitori, al di là delle disgrazie cui l’adozione tenta di porre rimedio, toglie a tutti un pezzo dei propri figli, dei propri genitori. Toglie a ciascuno un pezzo di sé. Ma questo al pastore Aprile non interessa: più delle persone contano le ideologie. Quanto a Dio, non ne parla proprio. Almeno evita di farlo invano, per di più durante un “culto radio”!

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