Nulla sia più forte della vostra fede

GIOSUÈ GIANAVELLO

Cosa insegna davvero la Bibbia su donare e accogliere

I “fondamentalisti” si sono attirati molteplici critiche per la loro mancanza di interesse in questioni sociali, e anche ingiurie e contumelie per la loro enfasi sul benessere dell’anima. Ma sono stati i “fondamentalisti” a conservare la corretta enfasi della Bibbia, che condanna sia l’uomo che accumula ricchezza, sia l’uomo che la dà tutta via, quando entrambi confidano nelle loro azioni per la loro sicurezza e salvezza. La Bibbia insegna che la missione principale della chiesa, e di ogni Cristiano individualmente, è di insegnare alla mente, e non di nutrire il corpo.
Questo ordine di priorità può essere chiaramente visto nella vita di Cristo, che subordinava i suoi miracoli di guarigione al suo insegnamento (si veda, ad esempio, Marco 1:35-38 e Matteo 15:21-28). Cristo, che aveva i pieni poteri per alleviare ogni necessità e guarire tutte le malattie, non ha però così agito. Le sue azioni, o secondo il metro di certuni, la sua mancanza di attenzione per gli altri, sarebbe senza dubbio da costoro criticata, ma questo solo perché hanno sostituito all’etica di benevolenza di Cristo la loro etica altruistica [*]. Cristo soccorreva solo quelli a cui insegnava e disse esplicitamente che egli era venuto a insegnare, dando lo stesso comando di insegnare ai suoi discepoli.
Inoltre, la Bibbia insegna chiaramente che i Cristiani, nel donare, dovrebbero dare la precedenza a certe persone prima di altre, e che non c’è alcun obbligo generale di aiutare chiunque. Infatti ci sono persone che non devono essere aiutate per niente. Quelli della propria casa sono da aiutare prima di quelli di fuori della casa. Un uomo che non provvede alla propria famiglia è peggio di un infedele. Dopo quelli della propria casa, secondi in importanza sono quelli della casa della fede. La carestia a Gerusalemme deve aver colpito sia Cristiani sia non-Cristiani, ma la colletta di Paolo era per “i poveri tra i santi in Gerusalemme” (Romani 15:26). Persone che sono in grado di lavorare ma si rifiutano di farlo, anche se sono Cristiani, non devono essere aiutate affatto. Se uno non vuole lavorare, non deve neppure mangiare. Le giovani vedove non devono essere assistite dalla chiesa, anche se sono Cristiane, ma è comandato loro di sposarsi (si veda 1 Timoteo 5:9-16). Quelle vedove che non avevano un comportamento esemplare non dovevano ricevere assistenza, quand’anche fossero state povere. Paolo non è al corrente di alcun “diritto umano a una esistenza dignitosa”.
I Cristiani hanno un obbligo di aiutare altri Cristiani, proprio come hanno l’obbligo di sostentare i membri della loro famiglia legale. Non hanno invece alcun obbligo di aiutare chiunque nel mondo, e nessuno ha il diritto di pretendere la loro assistenza (a meno che ovviamente non sia stato stabilito da un contratto, come nel matrimonio). I Cristiani non hanno alcuna responsabilità di alleviare la sofferenza di tutta l’umanità. Se ci si ricorda della parabola del Buon Samaritano, questi continuò nel suo viaggio d’affari (era un viaggio d’andata e ritorno, dato che portava con sé vino, olio e monete d’argento) dopo aver aiutato la vittima di qualche socialista impaziente che non poteva attendere la redistribuzione della ricchezza dello sventurato da parte dello stato. Il Buon Samaritano non rastrellò la campagna alla ricerca di altri, né fece lobby a favore di uno sussidio annuale garantito o per un servizio sanitario nazionale. Semplicemente amò il suo prossimo.
La moderna etica che tutti devono essere salvati fisicamente, che qualcosa di inferiore a questo è socialmente ingiusto, così ci viene detto, riflette la moderna teologia che richiede che tutti siano salvati eternamente. L’universalismo teologico e l’universalismo etico sono gemelli. Nessuno dei due è Cristiano, nessuno dei due è vero.
I nostri padri Calvinisti compresero molto bene Paolo e Cristo, ma i loro figli sono stati così sopraffatti da un pernicioso e sentimentale universalismo e altruismo, da trovare i comandamenti di Paolo di negare la carità, di rifiutare di aiutare certe persone, tanto scioccanti quanto la nozione che ci saranno delle persone che andranno all’inferno.

John W. Robbins

(traduzione di Giampiero Giancipoli

[*] Per ”etica altruistica” si intende qui il perentorio obbligo morale di accogliere, ricevere, aiutare “l’altro” senza se né ma. Non la preoccupazione personale per il proprio prossimo.

John W. Robbins nacque nel 1948 in Pennsylvania, si trasferì in seguito in Tennessee. Si laureò in Scienze Politiche in Pennsylvania a 21 anni col massimo dei voti, e a 24 ottenne il dottorato in Filosofia e Teoria Politica.

Lavorò come assistente parlamentare di alcuni deputati, in diverse istituzioni di studi politici e insegnò in varie prestigiose università.  

Nel 1977 diede vita a un think tank cristiano, la Trinity Foundation, che in seguito ha pubblicato centinaia di libri, organizzato conferenze e seminari.  

Fu eletto anziano della Presbyterian Church of America, ed ebbe anche la licenza di predicatore dal Westminster Presbytery, ma lasciò quella denominazione perché non prendeva provvedimenti nei confronti di coloro che “insegnavano un altro evangelo”. Divenne in seguito anziano della Reformation Church.  

Tornò al suo Signore e Salvatore il 14 agosto 2008.

 

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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