Celebrano la “Giornata della memoria” ma sono negazionisti e complici di quello che oggi sta avvenendo

Il teologo e presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Daniele Garrone, in occasione della Giornata della memoria il 27-1-22 pubblica una sua riflessione dal titolo: Odio e antisemitismo: non abbassiamo la guardia”.

Giustamente afferma: La Giornata della memoria non deve rimanere una sorta di monumento isolato che si visita a scadenze annuali, ma deve ricordarci un impegno costante. Impegno, in primo luogo, a vigilare ogni giorno sulle manifestazioni del mai sopito antisemitismo, sul diffondersi delle parole d’odio, sul degrado del confronto pubblico tra posizioni e identità diverse”.

L’antisemitismo prende oggi spesso la forma di anti-sionismo. Opporvisi significa affermare e sostenere il diritto degli ebrei alla loro patria millenaria nella terra di Israele. Promessa loro da Dio per sempre e costantemente attaccata e rubata, nel tempo, da popoli e nazioni diverse, da essa ne sono stati più volte scacciati. Quante forze e complicità (anche nelle chiese) vorrebbero ancora farlo oggi, tollerando e promuovendo violenza nel confronti degli ebrei, e magari scandalizzandosi quando essi esercitano il loro diritto a difendersi.

Di più, oggi si assiste alla diffusione da parte dello stesso governo italiano e dei principali media, asserviti strumenti della sua propaganda, a continue espressioni di odio nei confronti di chi non si sottomette alle sue criminali politiche sanitarie e sociali. Sia governo che i media (per non parlare della maggior parte delle chiese) si sottraggono così al confronto pubblico tra posizioni diverse e queste vengono derise e censurate. Tutto ciò avviene con la compiacenza di una classe politica al servizio di potentati sovra-nazionali che dà ampia evidenza di odiare la popolazione che dovrebbe servire e lo fa con misure repressive atte, con sua stessa ammissione, a “rendere impossibile” la vita delle minoranze che non intendono assoggettarvisi.

Ecco un ampio esempio di frasi usate da questi seminatori d’odio, oggi tollerati e persino incoraggiati. “Campi di sterminio per chi non si vaccina” (Giuseppe Gigantino, cardiologo); “Mi divertirei a vederli morire come mosche” (Andrea Scanzi, giornalista); “Se fosse per me costruirei anche due camere a gas” (Marianna Rubino, medico); “I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori” (Sebastiano Messina, giornalista); “Vagoni separati per non vaccinati” (Mauro Felicori, assessore); “Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile” (Stefano Feltri, giornalista); “I no vax fuori dai luoghi pubblici” (Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana); “Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo” (Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto); “Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli” (Paolo Guzzanti, giornalista); “Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci” (Roberto Burioni, virologo); “Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti” (Alessia Morani, deputato); “Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo” (Selvaggia Lucarelli, giornalista); “I rider devono sputare nel loro cibo” (David Parenzo, giornalista); “I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire” (Mario Draghi, Presidente del Consiglio”; “Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più” (Cesare Manzini, infermiere); “Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla” (Francesca Bertellotti, infermiera); “Provo un pesante odio verso i no vax” (J-Ax, cantante); “Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina” (Carlotta Saporetti, infermiera); “Non siete vaccinati? Toglietevi dal ca**o!” (Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna); “Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi” (Alfredo Faieta, giornalista); “Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli” (Renato Brunetta, ministro); “E’ giusto lasciarli morire per strada” (Umberto Tognolli, medico); “Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente” (Giovanni Spano, vicesindaco); “Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro” (Filippo Maioli, medico); “Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo” (Giuliano Cazzola, giornalista); “Mandategli i Carabinieri a casa” (Luca Telese, giornalista); “Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi” (Piepaolo Sileri, Viceministro); “E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati” (Sabino Cassese, costituzionalista); “Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax?” (Laura Cesaretti, giornalista); “Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io” (Vania Zavater, infermiera); “I novax sono i nostri talebani” (Giovanni Toti, presidente regione Liguria); “Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi” (Matteo Bassetti, infettivologo).

Il Garrone poi prosegue dicendo: C’è però anche il necessario lavoro di studio della storia, di ciò che ha condotto alla Shoah, di ciò che l’ha consentita, appoggiata o minimizzata. C’è la necessaria fatica di guardare criticamente alle nostre spalle e dentro di noi, per poi dirigere lo sguardo verso ciò che può accadere oltre il momento che viviamo”.

Certo, la storia ci dovrebbe essere maestra, ma spesso ha di fronte una “scolaresca” ottusa che non ha alcuna intenzione di imparare. Dovremmo analizzare ciò che ha consentito, appoggiato o minimizzato la Shoah, ma molti nostri contemporanei (chiese comprese) non vedono (o fanno finta di non vedere, anzi giustificano) che gli stessi fenomeni che l’hanno prodotta sono oggi chiaramente in atto verso altre categorie sociali, quella che essi chiamano “i no-vax”. Persino ipocritamente si scandalizzano se “si osa” equiparare l’antisemitismo a quanto oggi avviene contro chi non si sottopone ai diktat del governo italiano e di altri paesi dove vige una simile tirannia.

Poi il Garrone afferma: “C’è il dovere di fare ogni giorno la nostra parte per continuare sulla strada intrapresa da chi l’orrore aveva visto e vissuto e ha detto «mai più!»”. Parole sacrosante, ma oggi la dirigenza della maggior parte delle stesse chiese colpevolmente tacciono o collaborano compiacenti con le misure inique del governo. Solo pochi cristiani e leader cristiani fanno la loro parte partecipando alle proteste popolari ed alle azioni politiche di attiva opposizione come aveva fatto la “Chiesa confessante” nella Germania nazista che si differenziava così dalle chiese sottomesse al regime. Oggi spesso si esalta la figura del past. Dietrich Bonhoeffer, mentre ci si comporta esattamente come le chiese compromesse al potere che egli avversava.

Questa compiacenza verso il potere viene espressa dal seguito del messaggio del Garrone, dove egli si scaglia (a nome delle chiese che rappresenta?) contro il libero utilizzo dei social, spesso oggi l’unico spazio di libertà rimasto per il dissenso.

Nella cosiddetta era dei social la discussione tende a diventare un’esternazione impulsiva di umori, percezioni e sentenze in attesa di riscontri e di plauso, sempre pronti a reagire con veemenza contro affermazioni che non ci piacciono. Fatti, analisi di dinamiche complesse, ragionamenti, autocritica: tutto questo passa in secondo piano nella solitudine e nell’immediatezza delle reazioni. Chi ha bisogno di consenso si prodiga per intercettare umori, malumori e amplificarli con la propaganda. Nei tempi bui, talvolta drammatici, che noi viviamo si sente sempre più il bisogno di individuare dei bersagli, di avere dei nemici su cui scaricare problemi e paure”.

Come non vedere in queste sue parole l’eco stessa (ipocrita) di ciò che il poteredice al riguardo dei social con l’intenzione di mettere a tacere paternalisticamente chi vi si esprime, diffamandolo ed insultandolo?

Il Garrone poi conclude: In tutto questo vi sono, a parte il salto di qualità tecnologico, analogie con il clima che negli anni Venti e Trenta del secolo scorso portò al fascismo e al nazismo e al consenso che questi regimi ebbero. Dunque sta a noi oggi decidere se andare alla deriva o impugnare il corso delle cose con la cultura, la consapevolezza, la critica, il senso della storia e la politica. Credo che questa responsabilità di reagire ed essere vigili sia una delle eredità cui ci chiama la Giornata della memoria”.

Certo, vi sono chiare analogie, proprio quelle che le pubblicazioni ufficiali delle chiese negano, espressione oggi proprio di questa deriva che il messaggio denuncia e comportandosi da veri negazionisti e complici di quello che avviene sotto i loro occhi.

“Impugnare il corso delle cose con la cultura, la consapevolezza, la critica, il senso della storia e la politica” è proprio quello che non fa la maggior parte delle chiese (evangeliche e cattoliche) e che “brillano” piuttosto in significativi silenzi ed espressioni di collaborazionismo con l’attuale regime. Ma sarà quello che noi “del dissenso” continueremo a fare, anche se pochi, nonostante e contro la dirigenza di tali chiese come quelle della FCEI.

P.C.

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