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Ci scrive Lino Pigoni, Membro della Chiesa Metodista di Udine

21 Settembre 2010 admin 0

CONFESSIONE DI FEDE E LIBERTÀ.

1 – La Confessione di Fede è una delle pietre miliari che ci ricorda la nostra storia scandita da persecuzioni, galere, distruzioni. Le citazioni bibliche volevano dimostrare la fedeltà alla Parola.

Questa Confessione esaurisce il “che cosa crediamo come cristiani”? È la domanda che si poneva in carcere D. Bonhoeffer che scrisse di voler “esporre su che cosa dobbiamo credere in quanto cristiani”. Poi, riflettendo sul nostro tempo e sull’enigma di un mondo altro rispetto al passato giunse alla conclusione che la discussione si sarebbe dovuta porre in altri termini, appunto: “che cosa crediamo in quanto cristiani”?

La Confessione è la libera e franca articolazione di contenuti che la coscienza del credente, rinnovata da Dio-Spirito, desidera fare propria ed esprimere nella libera e responsabile testimonianza. Per l’articolazione dei contenuti mi affido alla preghiera, alla riflessione biblica, alla conoscenza di diversi percorsi di esegesi biblica e ricerca teologica.

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CONTINUA L’ANALISI DELLO STUDENTE DI TEOLOGIA SULL’ODG SULLE COPPIE GAY, CHE “DEMANDA ALLE CHIESE LOCALI UN’AUTORITÀ CHE NON GLI APPARTIENE”. ISTITUIREMO UN REGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO ? FACCIAMO CONCORRENZA ALLO STATO?

17 Settembre 2010 admin 0

Un’altra osservazione va fatta: per noi protestanti il matrimonio non è un sacramento, tutti si sposano, non solo i cristiani (anche i massoni: è interessante leggere il Rituale matrimoniale della Libera Muratoria per vedere che tipo di concetto hanno del matrimonio); fare una benedizione di una unione di coppie di fatto (in questo caso omoaffettive) non è – a mio sommesso avviso – un “moltiplicare le benedizioni”, ma un “moltiplicare i sacramenti”, da due a quaranta – come per Ugo di S. Vittore e per Abelardo – dal battesimo ad una possibile unzione/benedizione dei malati. Per me una benedizione è sì un rito di passaggio (per es. nell’ebraismo il Bar-mitzvà), ma è soprattutto espressione della comunità nella richiesta o invocazione a Dio della sua Grazia, che nel caso del matrimonio è in relazione alla vita civile. Le chiese nel passato hanno tenuto un particolare riguardo al battesimo e al matrimonio, proprio perché non esisteva uno stato civile: se nasceva un bambino dove lo si registrava? Se Tizia e Caio si sposavano chi certificava la nascita di una famiglia? La Chiesa naturalmente! Questo fino alla nascita di uno stato Civile. Per dovere di cronaca devo dire – a mo’ di esempio – che il registro di stato civile mantenuto dai municipi nel meridione nacque con il decennio francese, con precisione nel 1808, e si mantiene ancora oggi, nel Regno di Sardegna fino al 1865 esisteva lo stato civile ecclesiastico (in due lingue: italiano per il culto cattolico e francese per il culto evangelico controllato dallo stato). Se ne deduce che un particolare rito segnava un particolare modo di vivere un momento della propria esistenza in maniera pubblica, che aveva una conseguenza giuridica. Per il battesimo la nascita, l’entrata nella società cristiana e civile di un bambino; per il matrimonio la nascita di una famiglia; per il funerale il distacco da un caro e l’attestazione del decesso.

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RISPONDIAMO: SE LA “INTERPRETAZIONE” ARRIVA AD ATTRIBUIRE A UN TESTO UN SIGNIFICATO OPPOSTO A CIÒ CHE DICE, CESSA OGNI POSSIBILITÀ DI RELAZIONE UMANA

15 Settembre 2010 admin 0

Ringraziamo il pastore Esposito per la lettera che pubblichiamo. Ci pare tuttavia giusto ricordare che il pastore, sul settimanale ufficiale delle chiese evangeliche Riforma, pagato dagli abbonati e dalle chiese stesse, ha già avuto modo di esprimere le sue posizioni con una serie di articoli, ha goduto della difesa d’ufficio del Direttore contestuale a quella che finora è stata l’unica occasione per noi di rappresentare le posizioni, cioè l’annuncio a pagamento, e il 19 agosto, mentre per gli altri, secondo il Direttore, non c’era posto, ha avuto pubblicato un altro articolo, per la verità, più aggressivo di questa lettera. Ad esempio, in esso accusa il nostro appello di “considerare l’omosessualità alla stessa stregua, cito, dell’«accoppiamento con animali». Un simile accostamento non merita nemmeno una replica, a tal punto esso denota assoluta mancanza di rispetto”.

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PAOLO CASTELLINA RISPONDE A RONCHI E A RIFORMA: SI RITENGONO PADRONI E INCONTRASTABILI DELLA NOSTRA CHIESA

13 Settembre 2010 admin 0

“…promettiamo di perseverarvi con la grazia di Dio inviolabilmente e nella vita e nella morte, essendo pronti a sottoscrivere a questa eterna verità di Dio col nostro proprio sangue, come l’hanno fatto i nostri Maggiori fin dal tempo de gli Apostoli, particolar­mente in questi ultimi secoli” (Confessione di fede valdese).

Con queste parole termina l’antica confessione di fede valdese, sottoscritta da cristiani che in quel modo riaffermavano una eterna verità e che promettevano di esservi fedeli sottoscrivendola con il loro stesso sangue.

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RISPONDIAMO AGLI ATTACCHI RICEVUTI SU “RIFORMA”

11 Settembre 2010 admin 0

RISPONDIAMO: CERTI “TEOLOGI” ANZICHÉ METTERE IN DISCUSSIONE SE STESSI ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO, METTONO IN DISCUSSIONE LA BIBBIA ALLA LUCE DEI PROPRI GUSTI E PREGIUDIZI, DEI PROPRI RISENTIMENTI E DELLA MODA INTELLETTUALE DEL MOMENTO

 

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Egregio Direttore,

il lontano 27 luglio è stato pubblicato, a pagamento, l’Appello al Sinodo per la fedeltà alla Confessione di Fede. di cui mi onoro di essere tra i primi firmatari. Da allora, è stata pubblicate una serie di opinioni contrarie, a volte improntate più all’anatema che all’argomentazione, in alcuni casi attacchi personali a me, in particolare nella pagina intera del signor Sergio Ronchi e nella lettera del professor Giorgio Rochat. Vorrei rispondere.

Il professor Rochat eccepisce che abbiamo voluto pubblicare l’appello a pagamento e si preoccupa “che la pubblicazione dell’appello sia stata fatta pagare bene”. Abbiamo scelto questa formula perché volevamo evitare eccessive limitazioni alla lunghezza dello scritto, e nella nostra mentalità, per ciò che non è dovuto si paga. E volevamo, con un rilievo grafico richiamare l’attenzione dei tanti che la pensano come noi, ma generalmente non ritengono di esporsi.

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Feroce attacco di ‘Riforma’

11 Settembre 2010 admin 0

FEROCE ATTACCO DI RIFORMA AL NOSTRO APPELLO, ALLA CONFESSIONE DI FEDE DEL 1655 E ALLE LETTERE DI PAOLO (CON QUALCHE INSULTO E ATTACCO PERSONALE)

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ISAIA DERIDE L’IDOLATRIA

4 Settembre 2010 admin 0

Isaia deride l’idolatria.

 

 di J. Gresham Machen (1881-1937)

Presbiteriano, professore di Teologia.Fondatore dei

Westminster Theological Seminary and the Orthodox Presbyterian Church

 

Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà prepara la carne, la fa arrostire, e si sazia. Poi si scalda e dice: «Ah! mi riscaldo, godo a veder questa fiamma!» Con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: «Salvami, perché tu sei il mio dio!» Isaia 44:16-17

 

In questo passo vediamo il profeta mentre deride l’idolatria, è difficile trovare un’ironia più acuta in tutto il resto della letteratura. Isaia non poteva essere più chiaro. Tuttavia è necessario che il lettore comprenda tale chiarezza. Sembra sia impossibile non comprendere il messaggio del profeta, nonostante ciò gli uomini moderni fanno proprio questo. Ricordo un sermone udito pochi anni fa. Questa predicazione era introdotta dai versi che abbiamo davanti e che danno voce alla derisione dell’antico profeta nei confronti dell’uomo che si fa un idolo intagliando un pezzo di tronco. “Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà prepara la carne, la fa arrostire, e si sazia. Poi si scalda e dice: «Ah! mi riscaldo, godo a veder questa fiamma!» Con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: