\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Sinodo valdese. Addirittura tre “riti” di benedizione alle “altre famiglie”

L’appello di Apocalisse 18

La caduta di Babilonia è certa, web sickness a nulla vale il suo orgoglio e vanagloria: “Dopo queste cose, buy information pills vidi scendere dal cielo un altro angelo che aveva una grande potestà; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. Egli gridò con forza e a gran voce, dicendo: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, ed è diventata una dimora di demoni, un covo di ogni spirito immondo, un covo di ogni uccello immondo ed abominevole” (1,2).

Questa potrebbe pure essere una valida descrizione della moderna “chiesa liberale” che, equivocando l’Evangelo, apre “porte e finestre” indiscriminatamente a tutti proclamando con fierezza “tutti sono benvenuti”. Parlano di “accoglienza” ma dimenticano (?) che essenziale per l’Evangelo è il ravvedimento da tutto ciò che Dio considera peccato e la graduale santificazione morale e spirituale. Cristo certo accoglieva tutti, ma in vista del loro cambiamento, non “santificando” e “benedicendo” la condizione di chi a Lui giungeva (come vorrebbe fare la “chiesa liberale”). Ecco così che in quella chiesa entrano pure “demoni” e “spiriti immondi”, “uccelli immondi ed abominevoli” che non mancheranno di condizionare loro quella chiesa. Persone inconvertite entrano così persino nei consigli di chiesa e salgono sul pulpiti (e vengono fatti persino sedere alle cattedre delle facoltà di teologia!) alterando (a loro immagine) proprio la chiesa che li aveva così accolti.

Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino dell’ardore della sua fornicazione, i re della terra hanno fornicato con lei e i mercanti della terra si sono arricchiti a motivo del suo sfrenato lusso” (3).

La “chiesa liberale” indubbiamente “fornica”. Essa non solo tollera gli abusi della sessualità umana chiamandoli “amore”, ma spiritualmente si vende (si prostituisce) alle ideologie mondane più popolari ricevendone in cambio onori e quattrini. Tale chiesa, compiacendo il mondo, crede di “evangelizzare”, mentre, in realtà preserva la vita delle sue istituzioni riempiendole di “filistei” con i quali volentieri “fa commercio”. È così che i veri credenti sono emarginati e si sentono sempre più stranieri in quella che dovrebbe essere casa loro. Che dovranno fare in una situazione di questo tipo? Il Signore lo dice nel versetto seguente:

Poi udii un’altra voce dal cielo che diceva: «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe” (4).

Può essere molto spiacevole e perfino ingiusto lasciare una chiesa in cui si hanno magari tradizioni familiari consolidate e bei ricordi, lasciare locali di culto pagati anche con i propri contributi, ma quella non è più la chiesa che avevano conosciuto; è stata occupata da estranei che sono riusciti a prenderne la direzione. Che fare? Tacere? Resistere? Lottare? Certo, …finché si può fare e te lo permettono. Tutto questo, però, sfibra ed è spesso frustrante. “Tanto non ti ascoltano, ti deridono, continuano imperterriti…”. Il Signore allora chiama i Suoi fedeli, il Suo vero popolo ad “uscire da Babilonia” e ricominciare da capo, con altri presupposti, i Suoi! La chiesa corrotta sarà svergognata e condannata da Dio stesso, ma in essa non vi saranno più chi davvero appartiene a Cristo.

(continua)
L’appello di Apocalisse 18

La caduta di Babilonia è certa, pharm a nulla vale il suo orgoglio e vanagloria: “Dopo queste cose, ailment vidi scendere dal cielo un altro angelo che aveva una grande potestà; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. Egli gridò con forza e a gran voce, sickness dicendo: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, ed è diventata una dimora di demoni, un covo di ogni spirito immondo, un covo di ogni uccello immondo ed abominevole” (1,2).

Questa potrebbe pure essere una valida descrizione della moderna “chiesa liberale” che, equivocando l’Evangelo, apre “porte e finestre” indiscriminatamente a tutti proclamando con fierezza “tutti sono benvenuti”. Parlano di “accoglienza” ma dimenticano (?) che essenziale per l’Evangelo è il ravvedimento da tutto ciò che Dio considera peccato e la graduale santificazione morale e spirituale. Cristo certo accoglieva tutti, ma in vista del loro cambiamento, non “santificando” e “benedicendo” la condizione di chi a Lui giungeva (come vorrebbe fare la “chiesa liberale”). Ecco così che in quella chiesa entrano pure “demoni” e “spiriti immondi”, “uccelli immondi ed abominevoli” che non mancheranno di condizionare loro quella chiesa. Persone inconvertite entrano così persino nei consigli di chiesa e salgono sul pulpiti (e vengono fatti persino sedere alle cattedre delle facoltà di teologia!) alterando (a loro immagine) proprio la chiesa che li aveva così accolti.

Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino dell’ardore della sua fornicazione, i re della terra hanno fornicato con lei e i mercanti della terra si sono arricchiti a motivo del suo sfrenato lusso” (3).

La “chiesa liberale” indubbiamente “fornica”. Essa non solo tollera gli abusi della sessualità umana chiamandoli “amore”, ma spiritualmente si vende (si prostituisce) alle ideologie mondane più popolari ricevendone in cambio onori e quattrini. Tale chiesa, compiacendo il mondo, crede di “evangelizzare”, mentre, in realtà preserva la vita delle sue istituzioni riempiendole di “filistei” con i quali volentieri “fa commercio”. È così che i veri credenti sono emarginati e si sentono sempre più stranieri in quella che dovrebbe essere casa loro. Che dovranno fare in una situazione di questo tipo? Il Signore lo dice nel versetto seguente:

Poi udii un’altra voce dal cielo che diceva: «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe” (4).

Può essere molto spiacevole e perfino ingiusto lasciare una chiesa in cui si hanno magari tradizioni familiari consolidate e bei ricordi, lasciare locali di culto pagati anche con i propri contributi, ma quella non è più la chiesa che avevano conosciuto; è stata occupata da estranei che sono riusciti a prenderne la direzione. Che fare? Tacere? Resistere? Lottare? Certo, …finché si può fare e te lo permettono. Tutto questo, però, sfibra ed è spesso frustrante. “Tanto non ti ascoltano, ti deridono, continuano imperterriti…”. Il Signore allora chiama i Suoi fedeli, il Suo vero popolo ad “uscire da Babilonia” e ricominciare da capo, con altri presupposti, i Suoi! La chiesa corrotta sarà svergognata e condannata da Dio stesso, ma in essa non vi saranno più chi davvero appartiene a Cristo.

(continua)
Ecco ampi stralci della conferenza stampa di giovedì 27 agosto dal titolo “Benedette famiglie”

Per prima è intervenuta l’antropologa Paola Schellenbaum, remedy membro della commissione da lei definita  “commissione, decease famiglia matrimonio, find coppie e genitorialità” (ennesima ridenominazione).

Hanno elaborato un documento che il Sinodo ha inviato alle chiese.

Paola Schellenbaum ha parlato del documento sulla famiglia, che il Sinodo ha deciso di inviare alle chiese per poi esaminarlo definitivamente nel 2016:

L’antropologa ha spiegato che le chiese hanno già discusso “ampie anticipazioni” del documento. Un cammino svolto anche “insieme alla società civile”. Si tratta di “allargare il nostro sguardo, allargando la nostra tenda”, alludendo a Isaia 54:2). Si è tenuto conto del cammino ecumenico. Il documento “non è totalmente sostitutivo del Documento sul matrimonio del 1971, ma neppure del testo comune redatto con la CEI nel 1997, di cui il nuovo testo riporta ampi stralci”.

La Schellenbaum ha citato una frase che – ha detto “riassume lo scopo del documento”: “la famiglia fondata sul matrimonio rimane dunque rilevante, ed è disciplinata dal documento sul matrimonio del 1971, ma essa non può più essere considerata forma privilegiata o addirittura unica. Da tempo la stessa Corte Costituzionale ha affermato che la stabile convivenza tra due o più persone, anche dello stesso sesso, costituisce una comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione nel contesto della valorizzazione del modello pluralistico, così come prevede l’articolo 2 della nostra Costituzione”. “Quindi – ha aggiunto – questo è un po’ il quadro in cui ci siamo mossi.”

Nel resto della relazione si parla della profondità dei mutamenti della relazioni sociali. “C’è un approccio biblico, teologico, sociale e liturgico”. Si parla sia di coppie omosessuali, sia di coppie eterosessuali che non vogliono o non possono sposarsi, quindi una benedizione senza effetti civili. “Ovviamente mettendo dei paletti: non è che qualsiasi richiesta arrivi possa essere ricevuta”. “Nel documento c’è una ampia articolazione” che però non ha illustrato per ragioni di tempo.

Ha citato altresì le conclusioni, intitolate “una comunità che si prende cura”: “Alla luce delle considerazioni fin qui espresse, non si tratta di mettere in discussione la centralità del matrimonio che rimane la forma più diffusa ed importante dell’amore coniugale, ma si tratta piuttosto di includere altre forme di unioni, riconosciute, accompagnate, sostenute da una comunità che si prende cura, non solo dei membri adulti che possono attraversare crisi e difficoltà, separazioni e divorzi, ma anche in particolar modo dei membri più giovani. Essi sono spesso l’anello debole nelle condizioni più difficili di transizione, da una composizione familiare alla successiva riconfigurazione delle relazioni nelle cosiddetta famiglie ricomposte. Una vera e autentica comunità cristiana sa rivolgere parole che risuscitano relazioni facendo sperimentare la potenza di vita che fa sentire accolti dall’amore di Dio in un cammino di accompagnamento spirituale e nelle innumerevoli occasioni di incontro.”

È poi intervenuta Mirella Manocchio, membro della commissione “famiglie” & C, presidente della commissione culto e liturgia delle chiese battiste, metodiste e valdesi, per illustrare la liturgia di benedizione per coppie dello stesso sesso preparata da quest’ultima commissione e poi elaborata dal corpo pastorale.

La pastora ha sottolineato che si tratta di benedizioni e non di matrimonio: “nel 2011 (in realtà era il 2010, Nota di redazione) ci fu chi fraintese”. Non ha rilevanza civile. “Una coppia giunge a una certa decisione, quindi ci si sente anche chiamata da Dio stesso”.

Ci sono due liturgie, con pluralità di testi. Una “per un culto ad hoc”, una che si inserisce in un culto domenicale. Il presupposto è che i “benedicendi” “vogliono che la comunità sia testimone delle loro promesse d’amore e invochi su di loro la benedizione di Dio su questo progetto di vita”.

Alla domanda su quali sono i passi biblici indicati, Mirella Manocchio ha spiegato anche che nella liturgia “ci sono le promesse, sono state un punto discusso. Sono un momento rilevante. Stanno a testimoniare la volontà di questa coppia di promettersi reciproco amore, non soltanto tra loro due e non soltanto dinanzi a Dio, perché Dio sappiamo è ovunque, quindi ovunque uno lo potrebbe fare, ma di chiamare la chiesa, la propria comunità come testimoni, ma anche accompagnatori, responsabili di questo progetto di vita insieme. Questo di accompagnare, di camminare insieme alla coppia era uno degli elementi di novità nel nostro documento sulle – chiamiamole – famiglie perché c’è questa parte sulla cura che riteniamo essere un elemento importante, rilevante per tener conto delle situazioni di difficoltà, ma anche di gioia che la comunità condivida. Questo mette in vicinanza la parte liturgica con quelli che sono gli elementi teologici e ecclesiologici che sottende.”

Parlando dei testi biblici della liturgia ne ha citati solo due. Uno nell’invocazione. Giovanni 4:7 “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio”. “Questo amore – ha continuato la pastora – non ha connotazioni nel testo biblico”, e “poi si incarna nella nostra molteplice realtà umana anche contraddittoria e anche fragile, però appunto chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio, dunque qualunque sia il tipo di amore che esprime, l’amore sano, l’amore non può essere che sano se è veramente amore, è nato da Dio. Un elemento che ha dietro tutto un discorso teologico alla fine.

L’altro testo citato è Isaia 54:10: “Anche se i monti si allontanassero e i colli fossero rimossi, l’amore mio non si allontanerà da te, né il mio patto di pace sarà rimosso, dice il Signore che ha pietà di te.”

“Dio ha fatto un patto con il popolo d’Israelem e questo patto si è allargato tramite Gesù e a questo patto resta fedele. Il patto che Dio ha fatto con l’umanità è l’orizzonte nel quale si iscrivono i patti umani”, ha concluso la pastora.

SIAMO IN ATTESA DEI COMMENTI DELLA NOSTRA REDAZIONE E DEI NOSTRI LETTORI.

Per ora solo tre brevi spunti:

1) Un pensiero deferente a Isaia e Giovanni, usati in questo modo

2) La frase definita come “riassuntiva del documento” sulla famiglia cita come fonte del documento stesso l’articolo 2 della Costituzione e la Corte Costituzionale italiana. La Chiesa però dice di fondarsi sulla Bibbia, non sui documenti della Repubblica Italiana. Inoltre la Costituzione definisce all’articolo 29 la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, dunque le formazioni definite dall’articolo 2 NON SONO matrimonio. Infatti la citazione della sentenza della Corte Costituzionale non parla di famiglia. Per cui, non solo si mette la Costituzione al posto della Bibbia, ma si travisa grossolanamente la Costituzione. Come ciliegina, va notato il passaggio in cui si attribuisce alla Corte il riconoscimento della “stabile convivenza fra due o più persone”. La Corte Costituzionale si è sempre fermata a due persone. “O più” è un’aggiunta, probabilmente una speranza.

3) La liturgia rende la comunità del tutto partecipe e “responsabile” (proprio questa parola) di ciò che la Bibbia definisce più volte “peccato”.

 
Ecco ampi stralci della conferenza stampa di giovedì 27 agosto dal titolo “Benedette famiglie”

Per prima è intervenuta l’antropologa Paola Schellenbaum, abortion membro della commissione da lei definita  “commissione, famiglia matrimonio, sale coppie e genitorialità” (ennesima ridenominazione).

Hanno elaborato un documento che il Sinodo ha inviato alle chiese.

Paola Schellenbaum ha parlato del documento sulla famiglia, che il Sinodo ha deciso di inviare alle chiese per poi esaminarlo definitivamente nel 2016:

L’antropologa ha spiegato che le chiese hanno già discusso “ampie anticipazioni” del documento. Un cammino svolto anche “insieme alla società civile”. Si tratta di “allargare il nostro sguardo, allargando la nostra tenda”, alludendo a Isaia 54:2). Si è tenuto conto del cammino ecumenico. Il documento “non è totalmente sostitutivo del Documento sul matrimonio del 1971, ma neppure del testo comune redatto con la CEI nel 1997, di cui il nuovo testo riporta ampi stralci”.

La Schellenbaum ha citato una frase che – ha detto “riassume lo scopo del documento”: “la famiglia fondata sul matrimonio rimane dunque rilevante, ed è disciplinata dal documento sul matrimonio del 1971, ma essa non può più essere considerata forma privilegiata o addirittura unica. Da tempo la stessa Corte Costituzionale ha affermato che la stabile convivenza tra due o più persone, anche dello stesso sesso, costituisce una comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione nel contesto della valorizzazione del modello pluralistico, così come prevede l’articolo 2 della nostra Costituzione”. “Quindi – ha aggiunto – questo è un po’ il quadro in cui ci siamo mossi.”

Nel resto della relazione si parla della profondità dei mutamenti della relazioni sociali. “C’è un approccio biblico, teologico, sociale e liturgico”. Si parla sia di coppie omosessuali, sia di coppie eterosessuali che non vogliono o non possono sposarsi, quindi una benedizione senza effetti civili. “Ovviamente mettendo dei paletti: non è che qualsiasi richiesta arrivi possa essere ricevuta”. “Nel documento c’è una ampia articolazione” che però non ha illustrato per ragioni di tempo.

Ha citato altresì le conclusioni, intitolate “una comunità che si prende cura”: “Alla luce delle considerazioni fin qui espresse, non si tratta di mettere in discussione la centralità del matrimonio che rimane la forma più diffusa ed importante dell’amore coniugale, ma si tratta piuttosto di includere altre forme di unioni, riconosciute, accompagnate, sostenute da una comunità che si prende cura, non solo dei membri adulti che possono attraversare crisi e difficoltà, separazioni e divorzi, ma anche in particolar modo dei membri più giovani. Essi sono spesso l’anello debole nelle condizioni più difficili di transizione, da una composizione familiare alla successiva riconfigurazione delle relazioni nelle cosiddetta famiglie ricomposte. Una vera e autentica comunità cristiana sa rivolgere parole che risuscitano relazioni facendo sperimentare la potenza di vita che fa sentire accolti dall’amore di Dio in un cammino di accompagnamento spirituale e nelle innumerevoli occasioni di incontro.”

È poi intervenuta Mirella Manocchio, membro della commissione “famiglie” & C, presidente della commissione culto e liturgia delle chiese battiste, metodiste e valdesi, per illustrare la liturgia di benedizione per coppie dello stesso sesso preparata da quest’ultima commissione e poi elaborata dal corpo pastorale.

La pastora ha sottolineato che si tratta di benedizioni e non di matrimonio: “nel 2011 (in realtà era il 2010, Nota di redazione) ci fu chi fraintese”. Non ha rilevanza civile. “Una coppia giunge a una certa decisione, quindi ci si sente anche chiamata da Dio stesso”.

Ci sono due liturgie, con pluralità di testi. Una “per un culto ad hoc”, una che si inserisce in un culto domenicale. Il presupposto è che i “benedicendi” “vogliono che la comunità sia testimone delle loro promesse d’amore e invochi su di loro la benedizione di Dio su questo progetto di vita”.

Alla domanda su quali sono i passi biblici indicati, Mirella Manocchio ha spiegato anche che nella liturgia “ci sono le promesse, sono state un punto discusso. Sono un momento rilevante. Stanno a testimoniare la volontà di questa coppia di promettersi reciproco amore, non soltanto tra loro due e non soltanto dinanzi a Dio, perché Dio sappiamo è ovunque, quindi ovunque uno lo potrebbe fare, ma di chiamare la chiesa, la propria comunità come testimoni, ma anche accompagnatori, responsabili di questo progetto di vita insieme. Questo di accompagnare, di camminare insieme alla coppia era uno degli elementi di novità nel nostro documento sulle – chiamiamole – famiglie perché c’è questa parte sulla cura che riteniamo essere un elemento importante, rilevante per tener conto delle situazioni di difficoltà, ma anche di gioia che la comunità condivida. Questo mette in vicinanza la parte liturgica con quelli che sono gli elementi teologici e ecclesiologici che sottende.”

Parlando dei testi biblici della liturgia ne ha citati solo due. Uno nell’invocazione. Giovanni 4:7 “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio”. “Questo amore – ha continuato la pastora – non ha connotazioni nel testo biblico”, e “poi si incarna nella nostra molteplice realtà umana anche contraddittoria e anche fragile, però appunto chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio, dunque qualunque sia il tipo di amore che esprime, l’amore sano, l’amore non può essere che sano se è veramente amore, è nato da Dio. Un elemento che ha dietro tutto un discorso teologico alla fine, biblico e teologico”.

L’altro testo citato è Isaia 54:10: “Anche se i monti si allontanassero e i colli fossero rimossi, l’amore mio non si allontanerà da te, né il mio patto di pace sarà rimosso», dice il SIGNORE, che ha pietà di te.”

“Dio ha fatto un patto con il popolo d’Israele, e che questo patto si è allargato tramite Gesù e a questo patto resta fedele. Il patto che Dio ha fatto l’umanità è l’orizzonte nel quale si iscrivono i patti umani”. Ha concluso la pastora.

SIAMO IN ATTESA DEI COMMENTI DELLA NOSTRA REDAZIONE E DEI NOSTRI LETTORI.

Per ora solo tre brevi spunti.

1)    Cosa avrebbero detto Giovanni e Isaia se avessero saputo per cosa e in che senso sarebbero state usate le loro parole?

2)    La frase definita come “riassuntiva del documento” sulla famiglia cita come fonte del documento stesso l’articolo 2 della Costituzione e la Corte Costituzionale italiana. La Chiesa però dice di fondarsi sulla Bibbia, non sui documenti della Repubblica Italiana. Inoltre la Costituzione definisce all’articolo 29 la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, dunque le formazioni definite dall’articolo 2 NON SONO matrimonio. Infatti la citazione della sentenza della Corte Costituzionale non parla di famiglia. Per cui, non solo si mette la Costituzione al posto della Bibbia, ma si travisa grossolanamente la Costituzione. Come ciliegina, va notato il passaggio in cui si attribuisce alla Corte il riconoscimento della “stabile convivenza fra due o più persone”. La Corte Costituzionale si è sempre fermata a due persone. “O più” è un’aggiunta, probabilmente una speranza.

3)    La liturgia rende la comunità del tutto partecipe e “responsabile” (proprio questa parola) di ciò che la Bibbia definisce più volte “peccato”.

Lo dice in conferenza stampa una rappresentante della “commissione famiglia” (questa è la denominazione del giorno).

E in base a che cosa? “Sulla base dell’articolo 2 della Costituzione”, cialis 40mg che evidentemene sostituisce la Bibbia. il fatto è che la Costituzione dice tutt’altro, perché all’articolo 29 definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”. Dunque quando l’articolo 2 parla di “formazioni sociali” si riferisce ad altro dalla famiglia.

Insomma: un’interpretazione mistificatoria della Costituzione sostituisce la Bibbia, su cui era basato il Documento sul Matrimonio del 1971. E su cui l’intera Chiesa dovrebbe fondarsi in base alla sua Confessione di fede, sempre più nascosta nelle forme, sempre più dimenticata nei fatti.
Lo dice in conferenza stampa una rappresentante della “commissione famiglia” (questa è la denominazione del giorno).

E in base a che cosa? “Sulla base dell’articolo 2 della Costituzione”, clinic che evidentemene sostituisce la Bibbia. il fatto è che la Costituzione dice tutt’altro, perché all’articolo 29 definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”. Dunque quando l’articolo 2 parla di “formazioni sociali” si riferisce ad altro dalla famiglia.

Insomma: un’interpretazione mistificatoria della Costituzione sostituisce la Bibbia, su cui era basato il Documento sul Matrimonio del 1971. E su cui l’intera Chiesa dovrebbe fondarsi in base alla sua Confessione di fede, sempre più nascosta nelle forme, sempre più dimenticata nei fatti.
Lo dice in conferenza stampa una rappresentante della “commissione famiglia” (questa è la denominazione del giorno).

E in base a che cosa? “Sulla base dell’articolo 2 della Costituzione”, clinic che evidentemene sostituisce la Bibbia. il fatto è che la Costituzione dice tutt’altro, perché all’articolo 29 definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”. Dunque quando l’articolo 2 parla di “formazioni sociali” si riferisce ad altro dalla famiglia.

Insomma: un’interpretazione mistificatoria della Costituzione sostituisce la Bibbia, su cui era basato il Documento sul Matrimonio del 1971. E su cui l’intera Chiesa dovrebbe fondarsi in base alla sua Confessione di fede, sempre più nascosta nelle forme, sempre più dimenticata nei fatti.
Così viene detto nella conferenza stampa della “commissione famiglia”, viagra sale che negli ultimi minuti è diventata “commissione famiglie” e che il sito ufficiale della chiesa definisce “commissione famiglia, matrimonio e coppie di fatto”.

One Response to “Sinodo valdese. Addirittura tre “riti” di benedizione alle “altre famiglie””

  1. Luca Zacchi scrive:

    Tre riti riassumibili in una parola: vergogna!

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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