\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

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(Dal Cantico dei cantici)

 

L’anima pellegrina

Fra i figli degli uomini esiste l’anima pellegrina che è alla ricerca  di un posto dove sentirsi a casa, ed adiposity nel calore dell’amore.

Il suo cuore non è attratto solo dalla casa del convito, dalle case con le travi di cedro e i soffitti di cipresso, ma anche da una persona particolare che abita in quei luoghi. L’anima pellegrina non è capita neppure dai figli di sua madre, ma è sperduta, e cercando l’amato viene invitata a dirigersi verso le tende dei pastori. Lei è un giglio, ma si trova fra le spine ed è bruciata dal sole; si nasconde nelle fessure delle rocce, nel nascondiglio delle balze, perché ci sono volpi che guastano. Lei cerca il luogo dove non sarà più alla ricerca e dove sarà immensamente amata.

Cercando incontra le guardie e chiede a loro se hanno visto il suo amore che rappresenta tutto per lei, ma le guardie che vanno attorno per la città la picchiano e la feriscono. I suoi fratelli e le guardie che dovrebbero essere i più vicini, i più vigilanti e protettivi, si dimostrano crudeli e spinosi, si adirano, le strappano il velo e la umiliano. Tale donna sperduta non è per niente ben vista, maglio fermarla, isolarla, farla tacere.

In questo cantico che esalta un amore immenso e perfetto nell’accettazione dell’abbraccio di Dio in un affetto unico verso l’anima pellegrina esiste però la spina della reazione umana di natura decaduta presente anche nei fratelli, che reagisce sfavorevolmente disprezzando ciò che non può capire perché a tale natura non interessa entrare nell’intimità dell’amore che in questo cantico esplode di un’intensità impossibile da spegnere nemmeno dalle grandi acque e dagli impetuosi fiumi.

 

L’anima appagata

L’anima appagata è colei che ha trovato una “home”, un focolare domestico, un luogo, degli appartamenti, delle case con travi e soffitto di legno pregiato.

Chi arriva in queste contrade della comunione intima con Dio, nel calore del suo amore e della sua presenza può ben esprimere con Salomone dei versi carichi di emozione, passione e piacere.

Il Cantico dei Cantici è certamente il forte abbraccio nell’amore di Dio: ”La sua sinistra sia sotto il mio capo, la sua destra mi abbracci” (2:6). Per colei che è nel braccia dell’amato, è l’intimità sublime nella conoscenza delle Sue perfezioni; e la vera felicità di tale anima appagata è quella di godere Dio e il Suo amore e tutta la sua bellezza gloriosa sono il desiderio, la sorgente, la fonte di ogni soddisfazione nei sentimenti più nobili e profondi.

L’anima pellegrina trova una dimora dove viene appagata da tutto ciò che Dio è nelle Sue infinite bellezze eterne, ma pure lei, nella sua perfetta bellezza, è l’oggetto del compiacimento dell’ Altissimo.

Il Signore ama il suo popolo in Cristo e trova ogni attrazione  più eccellente per il Suo cuore, proprio perché è in Cristo.

E penso pure che Dio abbia amato Giacobbe, benché non avesse nulla di amabile in sé stesso, ma nello stesso tempo vide in lui il riflesso della Sua stessa azione in grazia, anche solo in embrione, perché Dio ama ciò che è conforme a Sé stesso.

A Dio piace la Sua sposa e trova in lei ogni bellezza e l’anima pellegrina perde tale identità per diventare per l’eternità, l’anima appagata.

 

Daniela Michelin Salomon

dal Cantico dei cantici

 

L’anima pellegrina

Fra i figli degli uomini esiste l’anima pellegrina che è alla ricerca  di un posto dove sentirsi a casa, order nel calore dell’amore.

Il suo cuore non è attratto solo dalla casa del convito, information pills dalle case con le travi di cedro e i soffitti di cipresso, ma anche da una persona particolare che abita in quei luoghi. L’anima pellegrina non è capita neppure dai figli di sua madre, ma è sperduta, e cercando l’amato viene invitata a dirigersi verso le tende dei pastori. Lei è un giglio, ma si trova fra le spine ed è bruciata dal sole; si nasconde nelle fessure delle rocce, nel nascondiglio delle balze, perché ci sono volpi che guastano. Lei cerca il luogo dove non sarà più alla ricerca e dove sarà immensamente amata.

Cercando incontra le guardie e chiede a loro se hanno visto il suo amore che rappresenta tutto per lei, ma le guardie che vanno attorno per la città la picchiano e la feriscono. I suoi fratelli e le guardie che dovrebbero essere i più vicini, i più vigilanti e protettivi, si dimostrano crudeli e spinosi, si adirano, le strappano il velo e la umiliano. Tale donna sperduta non è per niente ben vista, maglio fermarla, isolarla, farla tacere.

In questo cantico che esalta un amore immenso e perfetto nell’accettazione dell’abbraccio di Dio in un affetto unico verso l’anima pellegrina esiste però la spina della reazione umana di natura decaduta presente anche nei fratelli, che reagisce sfavorevolmente disprezzando ciò che non può capire perché a tale natura non interessa entrare nell’intimità dell’amore che in questo cantico esplode di un’intensità impossibile da spegnere nemmeno dalle grandi acque e dagli impetuosi fiumi.

 

L’anima appagata

L’anima appagata è colei che ha trovato una “home”, un focolare domestico, un luogo, degli appartamenti, delle case con travi e soffitto di legno pregiato.

Chi arriva in queste contrade della comunione intima con Dio, nel calore del suo amore e della sua presenza può ben esprimere con Salomone dei versi carichi di emozione, passione e piacere.

Il Cantico dei Cantici è certamente il forte abbraccio nell’amore di Dio: ”La sua sinistra sia sotto il mio capo, la sua destra mi abbracci” (2:6). Per colei che è nel braccia dell’amato, è l’intimità sublime nella conoscenza delle Sue perfezioni; e la vera felicità di tale anima appagata è quella di godere Dio e il Suo amore e tutta la sua bellezza gloriosa sono il desiderio, la sorgente, la fonte di ogni soddisfazione nei sentimenti più nobili e profondi.

L’anima pellegrina trova una dimora dove viene appagata da tutto ciò che Dio è nelle Sue infinite bellezze eterne, ma pure lei, nella sua perfetta bellezza, è l’oggetto del compiacimento dell’ Altissimo.

Il Signore ama il suo popolo in Cristo e trova ogni attrazione  più eccellente per il Suo cuore, proprio perché è in Cristo.

E penso pure che Dio abbia amato Giacobbe, benché non avesse nulla di amabile in sé stesso, ma nello stesso tempo vide in lui il riflesso della Sua stessa azione in grazia, anche solo in embrione, perché Dio ama ciò che è conforme a Sé stesso.

A Dio piace la Sua sposa e trova in lei ogni bellezza e l’anima pellegrina perde tale identità per diventare per l’eternità, l’anima appagata.

 

Daniela Michelin Salomon

dal Cantico dei cantici

 

L’anima pellegrina

Fra i figli degli uomini esiste l’anima pellegrina che è alla ricerca  di un posto dove sentirsi a casa, order nel calore dell’amore.

Il suo cuore non è attratto solo dalla casa del convito, information pills dalle case con le travi di cedro e i soffitti di cipresso, ma anche da una persona particolare che abita in quei luoghi. L’anima pellegrina non è capita neppure dai figli di sua madre, ma è sperduta, e cercando l’amato viene invitata a dirigersi verso le tende dei pastori. Lei è un giglio, ma si trova fra le spine ed è bruciata dal sole; si nasconde nelle fessure delle rocce, nel nascondiglio delle balze, perché ci sono volpi che guastano. Lei cerca il luogo dove non sarà più alla ricerca e dove sarà immensamente amata.

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L’anima appagata

L’anima appagata è colei che ha trovato una “home”, un focolare domestico, un luogo, degli appartamenti, delle case con travi e soffitto di legno pregiato.

Chi arriva in queste contrade della comunione intima con Dio, nel calore del suo amore e della sua presenza può ben esprimere con Salomone dei versi carichi di emozione, passione e piacere.

Il Cantico dei Cantici è certamente il forte abbraccio nell’amore di Dio: ”La sua sinistra sia sotto il mio capo, la sua destra mi abbracci” (2:6). Per colei che è nel braccia dell’amato, è l’intimità sublime nella conoscenza delle Sue perfezioni; e la vera felicità di tale anima appagata è quella di godere Dio e il Suo amore e tutta la sua bellezza gloriosa sono il desiderio, la sorgente, la fonte di ogni soddisfazione nei sentimenti più nobili e profondi.

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Il Signore ama il suo popolo in Cristo e trova ogni attrazione  più eccellente per il Suo cuore, proprio perché è in Cristo.

E penso pure che Dio abbia amato Giacobbe, benché non avesse nulla di amabile in sé stesso, ma nello stesso tempo vide in lui il riflesso della Sua stessa azione in grazia, anche solo in embrione, perché Dio ama ciò che è conforme a Sé stesso.

A Dio piace la Sua sposa e trova in lei ogni bellezza e l’anima pellegrina perde tale identità per diventare per l’eternità, l’anima appagata.

 

Daniela Michelin Salomon
Secondo dati del servizio sanitario la Val Pellice avrebbe il triste primato, stomach addirittura a livello nazionale, sia per le tossicodipendenze, sia per i suicidi. Certo, la Val Pellice non è più a maggioranza valdese, ma è piuttosto difficile immaginare che questi problemi riguardino solo la popolazione cattolica o di altre confessioni o atea. Anzi, poiché la stessa Val Pellice è il luogo con maggiore concentrazione valdese del mondo sembra statisticamente verosimile il contrario. Ecco un altro segno della “secolarizzazione”, della “mancanza di spirito”, di cui abbiamo parlato appena pochi giorni fa.
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Ecco un post recente, viagra 60mg molto interessante, about it con i commenti di Paolo Castellina e Lucio Malan:

 

Perdita di fiducia

Il valore dell’analisi storica di un testo o di un libro della Bibbia è di notevole importanza culturale e utile per comprendere il contesto nel quale si svolgevano i fatti. Ma quando l’analisi storica contraddice la Scrittura stessa, find in quel caso subentra la perdita di fiducia in essa per chi considera la Bibbia la Parola di Dio.

Il racconto dei fatti della prima parte dell’Antico Testamento sarebbe stato, secondo lo studio storico-critico valdese, redatto da alcuni poveri esuli dopo la deportazione in Babilonia che, nostalgicamente, là presso i fiumi di Babilonia sedevano e anche piangevano ricordandosi di Sion (Salmi 137:1), redatto quindi, raccontandosi storie, leggende e miti che e furono tramandati oralmente dalle generazioni precedenti.

Esuli disperati sotto il giudizio della deportazione avrebbero forse potuto avere la guida spirituale per scrivere le parole dell’ amico di Dio: Mosè, al quale il Signore parlava faccia a faccia come un uomo parla col proprio amico? (Esodo 33:11). Mosè, fedele in tutta la casa di Dio, col quale il Signore parlava a tu per tu, con chiarezza, e non per via di enigmi, e che vedeva la sembianza dell’Eterno? (Numeri 12:7-8).

Quando in uno studio biblico non si accenna minimamente al fatto che Mosè possa essere stato l’autore del Pentateuco, mentre Cristo stesso ne parla: “Infatti se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha SCRITTO di me. Ma se non credete ai suoi SCRITTI, come crederete alle mie parole?” (Giovanni. 5:46) …sorge il dubbio!

Mosè con Elia (i due grandi rappresentanti della legge e i profeti), li troviamo sul monte della trasfigurazione in compagnia di Gesù (Marco 9:4).

Mosè e i profeti, nella storia del ricco e Lazzaro, vengono considerati da Abramo completamente attendibili e affidabili per essere ascoltati e da essi essere persuasi per il ravvedimento (Luca 16:19-31).

Che cosa veniva letto nelle sinagoghe ogni sabato ai tempi degli Atti degli apostoli? “Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha in ogni città chi lo predica nelle sinagoghe dove viene LETTO ogni sabato.” (Atti:15:21).

Si può ben capire il perché dunque che la perdita perdita di fiducia in un’analisi storica non onesta, tanto da non accennare nemmeno al fatto che Mosè abbia potuto scrivere qualcosa, sia la conseguenza logica per chi sa che Dio non si sia mai divertito a confonderci le idee.

(D.M.S.)

 

DUE COMMENTI

Paolo E. Castellina Negare l’autorevolezza mosaica del Pentateuco e considerare “miti” eziologici i racconti che contiene, è ormai diventato un luogo comune in molte chiese. Il che ha portato a rivedere e “reinterpretare” gran parte delle dottrine cristiane tradizionali e quindi ad alterare radicalmente, giustificandolo come “evoluzione del pensiero”, gran parte di ciò che esse continuano a chiamare “cristianesimo”. Questo rende sempre più problematico da parte nostra identificarci in tali chiese, nonostante ancora portino formalmente le antiche loro identità. Sono diventate ormai “altro”.

Lucio Malan E non suscita il minimo imbarazzo in questi signori condividere il 99 per cento degli argomenti degli atei più incalliti. Gli atei sono più coerenti: ti dicono l’Antico Testamento è una raccolta tardiva di vecchie fanfaluche, il Nuovo Testamento è stato scritto da gente che non ha mai conosciuto Gesù e che dunque ha riportato per sentito dire alcune storielle su di lui… “Di conseguenza” non credono a nulla di tutto ciò. Questi “storico-critici” del cavolo invece dicono le stesse cose… “Di conseguenza” dovremmo affidarci a loro per sapere che cosa veramente voleva dire il Signore grazie alla loro preziosa “interpretazione storico-critica”, che in realtà è in gran parte un imbroglio. Loro prendono un qualsiasi brano della Bibbia che dica qualcosa che non condividono sulla base dei loro gusti, delle loro inclinazioni, delle loro ideologie, e dicono che in realtà esso va interpretato e che vuol dire qualcos’altro. Questo qualcos’altro – guarda caso – è semplicemente quel che hanno in testa loro. Un’operazione totalmente illogica, sia dal punto di vista biblico, sia dal punto di vista filologico. Il filologo cerca di capire il significato di un testo cercando di entrare nella cultura nella mentalità, nei valori, nella sensibilità dell’autore. Questi invece fanno il contrario. Sarebbe come se leggessero Dante e ti spiegassero che in realtà Dante non pensava quello che scriveva ma… quello che pensano loro! Alla fine il risultato sarebbe sempre lo stesso. Il “vero significato” sarebbe sempre lo stesso dai discorsi di Hitler a quelli di Gandhi non cambierebbe mai nulla: tutto uguale! Veramente una grande trovata questo metodo storico-critico!

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2 Responses to “SENTIERI ANTICHI VALDESI ANCHE SU FACEBOOK”

  1. rosario scrive:

    Chi ha scritto il Pentateuco e chi l’ha trascritto?
    Chi adotta il metodo storico critico e fà delle affermazioni dovrebbe sostenere queste con documentazione storica e archeologica direttamente riferibili agli eventi specifici. Personalmente trovo inutile applicare il metodo storico critico al VT.
    Il fatto che i dieci comandamenti vengano scolpiti su pietra in forma scritta fa pensare che Mosè e i suoi coevi incomincino una volta per tutte a sentire l’esigenza di mettere nero su bianco e non affidare soltanto la parola di Dio ad un personaggio di cui si può anche dubitare, come per lo stesso Mosè che si attarda per un tempo indeterminato su un monte lasciando Israele in balia delle sue passioni.

    Dovreste chiedervi se questi che dicono di adottare il metodo storico-cfritico lo adottano veramente o scopiazzano dubbi che qualsiasi scettico può avere e ipotesi (ma appunto ipotesi) che possono riferirsi a tempi e culture simili ma non specificatamente a quelli a cui fanno riferimento. (errore che commettono anche nell’interpretazione del NT).

  2. Calogero scrive:

    Ognuno rimane comunque libero di pensarla come vuole e di considerare i racconti biblici con i binocoli dello scetticismo. Ma aldilà della Fede grazie alla quale noi scegliamo di credere (eh sì, ogni tanto nella vita bisogna fare delle scelte) che ogni minimo e singolo racconto sia accaduto per come descritto, si aggiungono poi tante altre nuove scoperte archeologiche che confermano l’attendibilità storica della Bibbia, senza dimenticare la dimostrazione pratica: e cioè la miracolosa trasformazione che percuote l’intimo della nostra anima e che ci fa attestare che la Scrittura è veramente la divina e ispirata Parola di Dio. Altro che!

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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