\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

‘Riforma’: “Spazio di dialogo e di confronto”, “Protestanti, una cultura”

Margot Käßmann, generic già vescovo (luterano) di Hannover e l’ex presidente della Chiesa protestante in Germania, cialis 40mg ha tenuto recentemente una molto partecipata conferenza a Strasburgo, generic nella chiesa “Temple Neuf” dal titolo “I protestanti hanno ancora qualcosa da dire?”.
Ne dà notizia il Dernières Nouvelles d’Alsace. Il giornale, commentando le parole di quella che definisce: “la seducente vescovo dalla parlantina sciolta” rileva come abbia voluto affrontare “l’anima della tradizione protestante”. Mettendo in evidenza l’importanza di avere “uno sguardo critico sul passato” del Protestantesimo che sarebbe “da rileggere” contro chi “perverte la storia della Riforma”, la Käßmann afferma che bisognerebbe avere “l’onestà intellettuale” di dire che “la Riforma non è stata tollerante” e, tirando fuori i soliti luoghi comuni pretestuosi degli avversari sull’appoggio dato da Lutero alla soppressione violenta delle rivolte contadine ed il suo antisemitismo, come pure l’esecuzione nella Ginevra di Calvino del polemista antitrinitario Serveto (senza nemmeno, naturalmente, cercare di comprendere), mette in rilievo come la chiesa luterana non sia stata sempre “amica della repubblica e della democrazia” e come sia essenziale denunciare la sua “deriva” in un “moralismo inaccettabile e sterile”. La Käßmann poi mette in rilievo quello che secondo lei è un “dato acquisito” dei più preziosi della Riforma, cioè “il diritto inalienabile di ciascuno di pensare con la sua testa” e che qui la Riforma si riunisca con l’Illuminismo e con gli ideali della democrazia e dell’individualismo. A questo riguardo, come tipico esponente del protestantesimo liberale, mette in rilievo la classica rivendicazione di Martin Lutero contro le imposizioni delle gerarchie ecclesiastiche: “Agire contro la propria coscienza non è né prudente, né lecito. Qui sto fermo”. Mette poi in rilievo come l’anima del Protestantesimo sia l’approccio critico, “il sostenere le proprie convinzioni nel rispetto delle differenze” e l’importanza di “rifondare un’etica politica”. Il giornalista che riassume la conferenza termina dicendo: “Grazie a Margot Käßmann di aver ravvivato questa fiamma”.
Ecco così come la Käßmann, nel ribadire le solite argomentazioni revisioniste tipiche anche di molti conferenzieri valdo-metodisti italiani di oggiAggiungi un appuntamento per oggi, ripropone l’interpretazione del Protestantesimo dei circoli liberali pervertendone il messaggio e distorcendone ad arte la storia a partire proprio dall’incomprensione (?) della protesta di Lutero che certo affermava il diritto alle sue profonde persuasioni contro la tirannia ecclesiastica, ma non in nome dell’individualismo e dell’autonomia del pensiero illuminista, ma il fatto che quella stessa sua coscienza fosse “prigioniera della Parola di Dio”. L’affermazione completa di Lutero è infatti: “‘Finché non mi convincerà di essere in errore la testimonianza della Scrittura o la forza trasparente del ragionamento io mi atterrò a quei passi della Scrittura a cui ho fatto appello. La mia coscienza è prigioniera della parola di Dio e io non posso, né voglio ritrattare alcunché. Agire contro la propria coscienza non è né prudente, né lecito. Qui sto fermo. Non posso fare altro. Dio mi aiuti. Amen.”
E’ al messaggio dell’intera Bibbia, infatti, che la coscienza autenticamente cristiana è legata, e non “agli ideali dell’illuminismo” ripresi poi dalla Massoneria e dalla moderna teologia neo-liberale. Non sorprende poi che, scagliandosi in modo neanche tanto velato contro l’etica biblica, definita una “deriva” e un “moralismo inaccettabile e sterile”, di fatto risponda alla domanda: “I protestanti hanno ancora qualcosa da dire?” con un implicito: No, se si attengono alla loro identità storica, sì se si uniscono alle forze “progressiste” e liberali di oggiAggiungi un appuntamento per oggi facendo eco ai loro slogan e chiudendo o deformando l’insegnamento biblico, aprono le chiese “ad ogni vento di dottrina” (moderna). Critici quindi del passato, ma non critici del presente rispetto al quale certi teologi come la Käßmann sono ciechi come talpe o in mala fede!
Vale la pena, infine, di rammentare, come la Käßmann abbia dato le dimissioni da vescovo luterano e dalla presidenza delle chiese evangeliche tedesche, non per aver ripensato criticamente al suo ruolo e messaggio, ma per ben altro. Il sito dell’anniversario luterano del 2017, così descrive la Käßmann: “Nell’ottobre del 2009 fu la prima donna nominata ai vertici della Chiesa evangelica in Germania (EKD). Dal 1999 è stata vescovo della Chiesa regionale di Hannover, che è la Chiesa più grande tra i membri dell’EKD. Dopo aver guidato in stato di ebbrezza, nel febbraio del 2010 Margot Käßmann ha dato le dimissioni da tutti gli incarichi ecclesiastici. Il 27 aprile 2012 è divenuta ambasciatrice per l’anniversario della Riforma”. Da notare come la parte in neretto sia stata tolta nell’ultima versione del sito (http://www.luther2017.de/en/node/23341), ma è ancora reperibile nella copia della Google cache (http://goo.gl/3UqfI4). La cosa per altro è ben nota e, in modo molto “tollerante” perdonata.
Indipendentemente dalle vicende personali della Käßmann, ci chiediamo come l’anniversario della Riforma del 2017 sia promosso da tale “ambasciatrice”, non della fede biblica della Riforma ma delle idee dell’Illuminismo, fatte passare ingannevolmente come “l’anima del Protestantesimo”.

Margot Käßmann, story già vescovo (luterano) di Hannover e l’ex presidente della Chiesa protestante in Germania, more about ha tenuto recentemente una molto partecipata conferenza a Strasburgo, nella chiesa “Temple Neuf”, dal titolo “I protestanti hanno ancora qualcosa da dire?”.
Ne dà notizia il Dernières Nouvelles d’Alsace. Il giornale, commentando le parole di quella che definisce “la seducente vescovo dalla parlantina sciolta”, rileva come abbia voluto affrontare “l’anima della tradizione protestante”. Mettendo in evidenza l’importanza di avere “uno sguardo critico sul passato” del Protestantesimo, che sarebbe “da rileggere” contro chi “perverte la storia della Riforma”, la Käßmann afferma che bisognerebbe avere “l’onestà intellettuale” di dire che “la Riforma non è stata tollerante” e - tirando fuori i soliti luoghi comuni pretestuosi degli avversari sull’appoggio dato da Lutero alla soppressione violenta delle rivolte contadine e il suo antisemitismo, come pure l’esecuzione nella Ginevra di Calvino del polemista antitrinitario Serveto (senza nemmeno, naturalmente, cercare di comprendere) - mette in rilievo come la chiesa luterana non sia stata sempre “amica della repubblica e della democrazia” e come sia essenziale denunciare la sua “deriva” in un “moralismo inaccettabile e sterile”.

La Käßmann poi mette in rilievo quello che secondo lei è un “dato acquisito” dei più preziosi della Riforma, cioè “il diritto inalienabile di ciascuno di pensare con la sua testa” e che qui la Riforma si riunisca con l’Illuminismo e con gli ideali della democrazia e dell’individualismo. A questo riguardo, come tipico esponente del protestantesimo liberale, mette in rilievo la classica rivendicazione di Martin Lutero contro le imposizioni delle gerarchie ecclesiastiche: “Agire contro la propria coscienza non è né prudente, né lecito. Qui sto fermo”. Mette poi in rilievo come l’anima del Protestantesimo sia l’approccio critico, “il sostenere le proprie convinzioni nel rispetto delle differenze” e l’importanza di “rifondare un’etica politica”. Il giornalista che riassume la conferenza termina dicendo: “Grazie a Margot Käßmann di aver ravvivato questa fiamma”.

Ecco così come la Käßmann, nel ribadire le solite argomentazioni revisioniste tipiche anche di molti conferenzieri valdo-metodisti italiani di oggi, ripropone l’interpretazione del Protestantesimo dei circoli liberali pervertendone il messaggio e distorcendone ad arte la storia – a partire proprio dall’incomprensione (?) della protesta di Lutero che, certo, affermava il diritto alle sue profonde persuasioni contro la tirannia ecclesiastica, ma non in nome dell’individualismo e dell’autonomia del pensiero illuminista, e il fatto che quella stessa sua coscienza fosse “prigioniera della Parola di Dio”. L’affermazione completa di Lutero è infatti: “‘Finché non mi convincerà di essere in errore la testimonianza della Scrittura o la forza trasparente del ragionamento, io mi atterrò a quei passi della Scrittura a cui ho fatto appello. La mia coscienza è prigioniera della parola di Dio e io non posso, né voglio, ritrattare alcunché. Agire contro la propria coscienza non è né prudente, né lecito. Qui sto fermo. Non posso fare altro. Dio mi aiuti. Amen.”

E’ al messaggio dell’intera Bibbia, infatti, che la coscienza autenticamente cristiana è legata, e non “agli ideali dell’illuminismo” ripresi poi dalla Massoneria e dalla moderna teologia neo-liberale. Non sorprende poi che, scagliandosi in modo neanche tanto velato contro l’etica biblica - definita una “deriva” e un “moralismo inaccettabile e sterile” - di fatto risponda alla domanda: “I protestanti hanno ancora qualcosa da dire?” con un implicito: ‘No’ se si attengono alla loro identità storica, ‘Sì’ se si uniscono alle forze “progressiste” e liberali di oggi, facendo eco ai loro slogan e chiudendo o deformando l’insegnamento biblico, e aprendo le chiese “ad ogni vento di dottrina” (moderna). Critici quindi del passato, ma non critici del presente rispetto al quale certi teologi come la Käßmann sono ciechi come talpe o in mala fede!

Vale la pena, infine, di rammentare come la Käßmann abbia dato le dimissioni da vescovo luterano e dalla presidenza delle chiese evangeliche tedesche non per aver ripensato criticamente al suo ruolo e messaggio, ma per ben altro. Il sito dell’anniversario luterano del 2017 così descrive la Käßmann: “Nell’ottobre del 2009 fu la prima donna nominata ai vertici della Chiesa evangelica in Germania (EKD). Dal 1999 è stata vescovo della Chiesa regionale di Hannover, che è la Chiesa più grande tra i membri dell’EKD. Dopo aver guidato in stato di ebbrezza, nel febbraio del 2010 Margot Käßmann ha dato le dimissioni da tutti gli incarichi ecclesiastici. Il 27 aprile 2012 è divenuta ambasciatrice per l’anniversario della Riforma”. Da notare come la parte in neretto sia stata tolta nell’ultima versione del sito www.luther2017.de/en/node/23341, ma è ancora reperibile nella copia della Google cache http://goo.gl/3UqfI4. La cosa per altro è ben nota e, in modo molto “tollerante”, perdonata.

Indipendentemente dalle vicende personali della Käßmann, ci chiediamo come l’anniversario della Riforma del 2017 sia promosso da tale “ambasciatrice” non della fede biblica della Riforma, ma delle idee dell’Illuminismo - fatte passare ingannevolmente come “l’anima del Protestantesimo”.

Paolo Castellina

 

Sul discorso del Moderatore alla chiusura del Sinodo

Integrismo?

A quale “integrismo” poi vorrebbe la “chiesa liberal” contrapporsi? Il vocabolario italiano per “integrismo” o “integralismo” dice: “In senso ampio, order ogni concezione che, in campo politico (ma anche sociale, economico, culturale), tenda a promuovere un sistema unitario, ad abolire cioè una pluralità di ideologie e di programmi, sia appianando contrasti e divergenze tra gruppi contrapposti e conciliando tendenze ideologiche diverse, sia, al contrario, respingendo come non valide posizioni ideologiche e programmatiche differenti dalle proprie e rifiutando di conseguenza collaborazione e alleanze, o compromessi, con altre forze e correnti”[1]. Questo per noi sta bene. La fede biblica e riformata presuppone ed insegna una concezione integrale del mondo e della vita, una filosofia di fondo, che comprende ogni aspetto della realtà, il quale va vissuto in armonia con la volontà rivelata di Dio e sotto la signoria di Cristo. Una chiesa che negasse tale integrismo, di fatto è una chiesa che assume per sé stessa concezioni del mondo concorrenti ed abbraccia ideologie mondane. Non a caso le “chiese liberal” sono quelle che producono un cristianesimo “riveduto e corretto”, teologie adattate alle ideologie correnti (prevalentemente umaniste e laiciste) che via via oggi assumono l’aspetto, ad esempio, di socialismo religioso, teologia femminista, queer, ecologismo ecc.. Per noi tutto questo è aberrante e lo consideriamo esplicitamente “prostituzione spirituale”, quella in cui talvolta cadeva l’antico Israele e che i profeti biblici condannavano.

Settarismo?

A quale “settarismo” vorrebbe opporsi la “chiesa liberal”? Che cosa intende? Le ambizioni “ecumeniche” della “chiesa liberal” vorrebbero abbracciare le tendenze più diverse e persino filosofie e religioni estranee in nome di un relativismo che vanifica le identità confessionali in nome di un indifferenziato umanesimo. Questo non lo accettiamo: non siamo disposti a svendere la nostra identità confessionale che sottende persuasioni che riteniamo vere contrapposte ad altre che riteniamo sbagliate. Se per “settarismo” si intende sostenere in modo rigoroso le nostre posizioni confessionali, non accettare compromessi e differenziarci chiaramente da altri, allora non abbiamo vergogna di dire che intendiamo essere così, rifiutando il tentativo di “conciliare” posizioni diverse e opposte.

Vuol dire forse questo “intolleranza” contrapposta alla relativa “tolleranza” della “chiesa liberal”? Certo non vogliamo negare la libertà di alcuno e la rispettiamo. Questo, però, non significa che il nostro messaggio ed insegnamento, la nostra concezione del mondo e della vita, che consideriamo vera, non debba essere posta in contrapposizione ed in competizione con altre o che noi non si possa profeticamente denunciare altre concezioni come sbagliate. Il dialogo non significa “comune ricerca della verità” come se noi non la conoscessimo. La verità è Cristo, la Sua Persona, opera ed insegnamento come presentato in modo oggettivo dalle Sacre Scritture. Ciò che esse presentano è per noi non negoziabile e ci impegniamo a diffonderlo e a difenderlo. La Scrittura stessa ci esorta a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre. “… infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo” (2 Corinzi 10:4-5).

Inclusivismo / esclusivismo?

Che significa inclusivismo? La “chiesa liberal” dice di essere inclusiva. Dipende da che cosa si intende per “inclusivismo”. Certo tutti coloro che vengono a Cristo, senza alcuna umana distinzione, sono da Lui accolti e così devono essere accolti dalla chiesa cristiana che è suo corpo. Il Signore Gesù dice: “Colui che viene a me, non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37). Tutti coloro che vengono a Cristo sono accolti nella chiesa, ma notiamo che cosa dice la prima parte di quello stesso versetto (che di solito si omette): “Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37). Quelli che vengono con fede a Cristo sono persone di ogni tipo, ma quelli che vengono a Cristo sono coloro che dall’eternità Dio ha eletto affinché ricevano la grazia della salvezza, così come afferma la Scrittura ed è ribadito dalle Confessioni di fede della Riforma.

Per questo è pure del tutto errata l’interpretazione che Eugenio Bernardini dà del versetto che dice: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità“. Questo versetto intende dire che Dio vuole che uomini di ogni tipo siano salvati, non “tutti gli uomini”, perché di fatto relativamente pochi riceveranno la grazia della salvezza e la più gran parte dell’umanità sarà giustamente condannata per i suoi peccati. Questo dispiace alla mentalità “buonista” moderna, ma è del tutto in linea con l’insegnamento biblico e le Confessioni di fede della Riforma (che la chiesa valdese ha sottoscritto impegnandosi a seguire). Inoltre, coloro che vengono a Cristo non rimangono tali e quali sono venuti, ma sono gradualmente trasformati a Sua immagine dopo aver rinunciato, tramite il ravvedimento, a tutto ciò che a Dio dispiace e la Sua Parola considera peccato. “E voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili,” (Colossesi 1:21-22).

Un’aberrazione

Si potrebbe commentare, contestandoli, altri punti ancora del discorso del Bernardini, ma quello che egli esprime a proposito della “chiesa liberal”, per noi è del tutto aberrante. Non era questo il tipo di chiesa di cui il Nuovo Testamento ci parla e che i nostri antenati nella fede, valdesi e riformati, intendevano realizzare. La “chiesa liberal” è una chiesa infedele ed apostata che noi disconosciamo dando il nostro fattivo contributo affinché scompaia affinché, per usare un’espressione biblica, la chiesa valdese ritorni “al suo primo amore”, respingendo i suoi attuali “amanti”.

Quando ci rendiamo conto che una chiesa dispiace a Dio quale dev’essere la nostra risposta? Un serio ravvedimento e la sua radicale riforma. Se questo non avviene (e questo non sembra essere l’intenzione dei suoi attuali dirigenti, per quanto parlino di Spirito e di evangelizzazione) che cosa fa Dio con una tale chiesa? La Scrittura stessa parla chiaramente al riguardo: la “vomita dalla sua bocca” e ne spegne il candelabro. A proposito, infine, dell’esortazione “Non spegnete lo Spirito”: riteniamo che sia altrettanto ipocrita, perché di fatto una tale chiesa contrista lo Spirito (perché lo Spirito di Dio è in sintonia con la Parola) e lo espelle dalle sue assemblee, così come si oppone, rinnega e respinge coloro che, sospinti dallo Spirito Santo vorrebbero tornare sui “sentieri antichi”. Altro che “chiesa tollerante”: essa tollera tutto meno ciò che è vero, buono e santo!

Democratica, dosage view anarchica o qualcos’altro? Eravamo all’anarchica. Come dice Renzo Tramaglino: “Comanda chi può, ubbidisce chi vuole”. Ma quando chi trasgredisce le regole ha l’appoggio dei vertici, i quali poi garantiscono l’impunità, e infine cambiano le norme adattandole al caso, la questione è più complicata, come ai tempi di Renzo.

 

Prendiamo la vicenda delle benedizioni alle coppie omosessuali

Aprile 2010. Il pastore Alessandro Esposito ne celebra una. La pastora Letizia Tomassone afferma di averlo fatto parecchie volte anche prima.

Luglio 2010. Un gruppo di valdesi, appellandosi alle norme che la Chiesa si è data e che non ha mutato – pur essendo libera di farlo – chiede che il Sinodo “prenda adeguati provvedimenti verso i comportamenti che violano l’ordinamento, per evitare che la prassi del fatto compiuto e delle decisioni unilaterali sopprimano nei fatti quel modo di prendere le decisioni in modo collegiale e democratico, che si conservò anche nelle circostanze in cui il pericolo dell’annientamento totale era imminente”. Il Patto dell’Unione del 1561, tuttora vigente, prevede infatti “che non sarebbe lecito a nessuna di tutte le Valli promettere, transigere overo accordare cosa alcuna sopra il fatto della religione senza il consentimento di tutte le altre Valli”. Altro che una valle! Qui si trattava addirittura di una singola chiesa, o addirittura di una singola pastora! In uno “stato di diritto”, una richiesta del genere sarebbe stata come minimo esaminata, e agli “innovatori fai da te” sarebbe andato almeno un richiamo. Invece…

Agosto 2010. Il Sinodo ignora totalmente l’Appello, il presidente proibisce – anche a un ex moderatore – di menzionarlo e revoca a un collaboratore di questo sito il permesso di riprendere i lavori, il settimanale della Chiesa attacca senza possibilità di replica l’Appello – accusandolo falsamente di dire cose “che non risultano” – e pubblica lettere di insulti e attacchi personali diffamatori. Infine, il Sinodo approva l’ordine del giorno che introduce le benedizioni, ma solo previa decisione delle singole chiese locali. Ma assai prima i pastori Esposito e Tomassone le avevano celebrate, quest’ultima, a quel che sembra, senza neppure consultare la chiesa locale, come se fosse un sacerdote e non un ministro di culto designato da una comunità. Sanzioni, richiami ? Neppure ipotizzati. Anzi, Letizia Tomassone viene premiata nel modo più plateale: la cattedra alla Facoltà di Teologia, proprio nel settore in cui ha arbitrariamente introdotto novità in violazione del Patto del 1561: “Teologia pastorale ed esercizio dei ministeri nella chiesa, con particolare enfasi sulla problematica di generi e ministeri e prassi pastorale e tematiche di genere” è la prolissa definizione ufficiale.

Anche la questione della negazione della divinità di Cristo le cose vanno in modo analogo: il settimanale nega l’evidenza, il Sinodo ignora, nessuno interviene.

 

Questione referendum

Qui la cosa è ancora più grave: le violazioni vengono messe in atto da un organo di secondo grado, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che agisce solo per una sorta di delega, e che dunque dovrebbe essere ancora più attento ad attenersi ai compiti affidati.

Ogni singolo membro di chiesa si trova schierato ufficialmente e istituzionalmente in una battaglia politica senza che il Sinodo abbia mai esaminato la questione se non affrontando in modo generale la questione della “salvaguardia del creato”, che solo una presa di posizione politica può ritenere coincidente con i quesiti referendari.

Un membro di chiesa protesta ? Ignorato. Un altro si autodenuncia come autore della norma contro cui la Chiesa si trova istituzionalmente schierata? Nessuna sanzione, in nome di una libertà di opinione, che però la Fcei aveva ufficialmente escluso con la sua presa di posizione vincolante.

Insomma, quando c’è una generalizzata violazione delle norme, o nessuna norma, è anarchia.

Quando però chi viola le norme ha la copertura delle massime cariche o addirittura sono le massime cariche stesse, ci sono ampi elementi di autoritarismo, concettualmente non lontano da quello dei tempi di Renzo Tramaglino.
“Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata” (Matteo 15: 13).

“Le zizzanie sono i figli del maligno; il nemico che le ha seminate è il diavolo (…) cogliete prima le zizzanie e legatele in fasci per bruciarle” (Matteo 13: 38, 39; 30).

Una volta i contadini piantavano gli alberi da frutta proprio in mezzo ai prati, era un’abitudine di cui ancora oggi posso osservarne, nella campagna, letteralmente i frutti, derivanti dal frutto di decisioni umane.

I meli non erano quelli che vediamo in giro nelle coltivazioni, ma erano alti e ombrosi, piantati nel bel mezzo dei prati, perché una volta si falciava l’erba “a mano” armati di falce e proprio lì, sotto l’albero, in mezzo alla gran fatica, ci si poteva fermare a martellare la falce all’ombra e mangiarsi un buon frutto sugoso.

Fra questi alberi ancora in vita ce ne sono ancora di una qualità speciale: è il pero delle “toumette”; che sono delle pere sugose e tonde, e pure l’albero è di forma tondeggiante!

Su un albero di “toumette” un contadino si divertì a fare un innesto e perciò in estate ci sono delle buonissime pere che dissetano, ma l’albero continua a portare il suo frutto anche in autunno con pere altrettanto sugose e gustose.

Ai giorni nostri questi alberi hanno dato un gran fastidio al contadino, che non usa più la falce, ma dei mezzi rumorosi e velocissimi per compiere il lavoro, e tali alberi in mezzo ai campi  intralciavano l’operato e così… tante di queste antiche qualità di alberi da frutta, sono state sradicate.

E’ nella facoltà decisionale dell’uomo piantare, innestare e anche sradicare e non sarebbe altrettanto così per il Dio che decide ogni cosa, e fa tutto ciò che gli piace? ”il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace” (Salmo 115:3).

Egli pianta e sradicherà ciò che non ha piantato; Egli toglie via ogni tralcio che non dà frutto e pota il tralcio che dà frutto (Giovanni 15:2)) e semina il grano (Matteo 13:37) e ordinerà pure di cogliere le zizzanie, che Egli non ha seminato, di legarle in fasci e bruciarle!

E noi, creati alla somiglianza di Dio, che con la nostra decisione piantiamo e sradichiamo, che abbiam da replicare se a Dio è piaciuto e ha deciso di ” fare il mestiere dell’agricoltore”?

Daniela
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E noi, creati alla somiglianza di Dio, che con la nostra decisione piantiamo e sradichiamo, che abbiam da replicare se a Dio è piaciuto e ha deciso di ” fare il mestiere dell’agricoltore”?

Daniela
“Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, advice sarà sradicata” (Matteo 15: 13).

“Le zizzanie sono i figli del maligno; il nemico che le ha seminate è il diavolo (…) cogliete prima le zizzanie e legatele in fasci per bruciarle” (Matteo 13: 38, and 39; 30).

Una volta i contadini piantavano gli alberi da frutta proprio in mezzo ai prati, malady era un’abitudine di cui ancora oggi posso osservarne, nella campagna, letteralmente i frutti, derivanti dal frutto di decisioni umane.

I meli non erano quelli che vediamo in giro nelle coltivazioni, ma erano alti e ombrosi, piantati nel bel mezzo dei prati, perché una volta si falciava l’erba “a mano” armati di falce e proprio lì, sotto l’albero, in mezzo alla gran fatica, ci si poteva fermare a martellare la falce all’ombra e mangiarsi un buon frutto sugoso.

Fra questi alberi ancora in vita ce ne sono ancora di una qualità speciale: è il pero delle “toumette”; che sono delle pere sugose e tonde, e pure l’albero è di forma tondeggiante!

Su un albero di “toumette” un contadino si divertì a fare un innesto e perciò in estate ci sono delle buonissime pere che dissetano, ma l’albero continua a portare il suo frutto anche in autunno con pere altrettanto sugose e gustose.

Ai giorni nostri questi alberi hanno dato un gran fastidio al contadino, che non usa più la falce, ma dei mezzi rumorosi e velocissimi per compiere il lavoro, e tali alberi in mezzo ai campi  intralciavano l’operato e così… tante di queste antiche qualità di alberi da frutta, sono state sradicate.

E’ nella facoltà decisionale dell’uomo piantare, innestare e anche sradicare e non sarebbe altrettanto così per il Dio che decide ogni cosa, e fa tutto ciò che gli piace? ”il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace” (Salmo 115:3).

Egli pianta e sradicherà ciò che non ha piantato; Egli toglie via ogni tralcio che non dà frutto e pota il tralcio che dà frutto (Giovanni 15:2)) e semina il grano (Matteo 13:37) e ordinerà pure di cogliere le zizzanie, che Egli non ha seminato, di legarle in fasci e bruciarle!

E noi, creati alla somiglianza di Dio, che con la nostra decisione piantiamo e sradichiamo, che abbiam da replicare se a Dio è piaciuto e ha deciso di ” fare il mestiere dell’agricoltore”?

Daniela
Gesù dice: “Se non credete che io sono, approved morirete nei vostri peccati” (Giovanni 8:24). In italiano questa frase è indubbiamente enigmatica.

page antenato del pastore Janavel” src=”http://www.valdesi.eu/wp-content/uploads/2013/12/La-Gianavella-Casa-di-Giosuè-Gianavello-antenato-del-pastore-Janavel-241×300.jpg” alt=”" width=”241″ height=”300″ />Alcune versioni aggiungono: “Se non credete che io lo sono” [quello che ho sempre detto e dimostrato d’essere] o “…che io sono Lui” [vale a dire l’eterno ed immutabile Io sono, in altre parole, Dio, venuto per la vostra salvezza].

È decisivo per la nostra vita rapportarsi con fede ubbidiente al Signore e Salvatore Gesù Cristo riconoscendolo per quello che Egli dice di essere. Da Lui dipende il nostro destino. Ignorarlo, o peggio, opporvisi, significa esporci a patire inesorabilmente e senza rimedio le conseguenze temporali ed eterne dei nostri peccati, dalle quali Egli è stato inviato per salvarci. Il credente accoglie Gesù riconoscendo la verità di tutto ciò che la Bibbia dice di Lui.

Egli è l’eterno Figlio di Dio, manifestato in carne, il vero ed unico Salvatore del mondo e mediatore fra Dio e uomo.

Egli è il capo della Chiesa. Egli è il Profeta, il Sacerdote ed il Re per eccellenza: non ce ne sono e non ce ne saranno altri. 

Egli sarà il solo Giudice dei vivi e dei morti. Egli è la luce del mondo per eccellenza. Certo, tanti ipocriti possono dire di “credere” a tutte queste cose e non c’è nessun altro più del diavolo che “creda” a queste verità.

Essi, però, evidentemente, non applicano queste persuasioni alla loro stessa vita. La vera fede non è qualcosa di “generale”.

Una fede “vaga” non basta.  Credere significa rinunciare consapevolmente ad ogni pretesa di essere da noi stessi “a posto” davanti a Dio, come pure ad ogni altra cosa o persona che riteniamo utile a salvarci, per confidare in Lui soltanto.

Fede significa di tutto cuore affidarci a Lui per seguirlo incondizionatamente. . 

La vera fede si manifesta nell’amore non finto verso di Lui ed il prossimo. La vera fede è accompagnata da frutti di giustizia e da una gioiosa ubbidienza ai comandamenti ed alle ordinanze di Cristo.

 

Past. Esteban Janavel-Gignous

“Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, advice sarà sradicata” (Matteo 15: 13).

“Le zizzanie sono i figli del maligno; il nemico che le ha seminate è il diavolo (…) cogliete prima le zizzanie e legatele in fasci per bruciarle” (Matteo 13: 38, and 39; 30).

Una volta i contadini piantavano gli alberi da frutta proprio in mezzo ai prati, malady era un’abitudine di cui ancora oggi posso osservarne, nella campagna, letteralmente i frutti, derivanti dal frutto di decisioni umane.

I meli non erano quelli che vediamo in giro nelle coltivazioni, ma erano alti e ombrosi, piantati nel bel mezzo dei prati, perché una volta si falciava l’erba “a mano” armati di falce e proprio lì, sotto l’albero, in mezzo alla gran fatica, ci si poteva fermare a martellare la falce all’ombra e mangiarsi un buon frutto sugoso.

Fra questi alberi ancora in vita ce ne sono ancora di una qualità speciale: è il pero delle “toumette”; che sono delle pere sugose e tonde, e pure l’albero è di forma tondeggiante!

Su un albero di “toumette” un contadino si divertì a fare un innesto e perciò in estate ci sono delle buonissime pere che dissetano, ma l’albero continua a portare il suo frutto anche in autunno con pere altrettanto sugose e gustose.

Ai giorni nostri questi alberi hanno dato un gran fastidio al contadino, che non usa più la falce, ma dei mezzi rumorosi e velocissimi per compiere il lavoro, e tali alberi in mezzo ai campi  intralciavano l’operato e così… tante di queste antiche qualità di alberi da frutta, sono state sradicate.

E’ nella facoltà decisionale dell’uomo piantare, innestare e anche sradicare e non sarebbe altrettanto così per il Dio che decide ogni cosa, e fa tutto ciò che gli piace? ”il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace” (Salmo 115:3).

Egli pianta e sradicherà ciò che non ha piantato; Egli toglie via ogni tralcio che non dà frutto e pota il tralcio che dà frutto (Giovanni 15:2)) e semina il grano (Matteo 13:37) e ordinerà pure di cogliere le zizzanie, che Egli non ha seminato, di legarle in fasci e bruciarle!

E noi, creati alla somiglianza di Dio, che con la nostra decisione piantiamo e sradichiamo, che abbiam da replicare se a Dio è piaciuto e ha deciso di ” fare il mestiere dell’agricoltore”?

Daniela
Gesù dice: “Se non credete che io sono, approved morirete nei vostri peccati” (Giovanni 8:24). In italiano questa frase è indubbiamente enigmatica.

page antenato del pastore Janavel” src=”http://www.valdesi.eu/wp-content/uploads/2013/12/La-Gianavella-Casa-di-Giosuè-Gianavello-antenato-del-pastore-Janavel-241×300.jpg” alt=”" width=”241″ height=”300″ />Alcune versioni aggiungono: “Se non credete che io lo sono” [quello che ho sempre detto e dimostrato d’essere] o “…che io sono Lui” [vale a dire l’eterno ed immutabile Io sono, in altre parole, Dio, venuto per la vostra salvezza].

È decisivo per la nostra vita rapportarsi con fede ubbidiente al Signore e Salvatore Gesù Cristo riconoscendolo per quello che Egli dice di essere. Da Lui dipende il nostro destino. Ignorarlo, o peggio, opporvisi, significa esporci a patire inesorabilmente e senza rimedio le conseguenze temporali ed eterne dei nostri peccati, dalle quali Egli è stato inviato per salvarci. Il credente accoglie Gesù riconoscendo la verità di tutto ciò che la Bibbia dice di Lui.

Egli è l’eterno Figlio di Dio, manifestato in carne, il vero ed unico Salvatore del mondo e mediatore fra Dio e uomo.

Egli è il capo della Chiesa. Egli è il Profeta, il Sacerdote ed il Re per eccellenza: non ce ne sono e non ce ne saranno altri. 

Egli sarà il solo Giudice dei vivi e dei morti. Egli è la luce del mondo per eccellenza. Certo, tanti ipocriti possono dire di “credere” a tutte queste cose e non c’è nessun altro più del diavolo che “creda” a queste verità.

Essi, però, evidentemente, non applicano queste persuasioni alla loro stessa vita. La vera fede non è qualcosa di “generale”.

Una fede “vaga” non basta.  Credere significa rinunciare consapevolmente ad ogni pretesa di essere da noi stessi “a posto” davanti a Dio, come pure ad ogni altra cosa o persona che riteniamo utile a salvarci, per confidare in Lui soltanto.

Fede significa di tutto cuore affidarci a Lui per seguirlo incondizionatamente. . 

La vera fede si manifesta nell’amore non finto verso di Lui ed il prossimo. La vera fede è accompagnata da frutti di giustizia e da una gioiosa ubbidienza ai comandamenti ed alle ordinanze di Cristo.

 

Past. Esteban Janavel-Gignous

Il “settimanale delle chiese evangeliche battiste, dosage metodiste, pill valdesi” Riforma sta diffondendo dei simpatici segnalibri promozionali per invitare ad abbonarsi.

Il richiamo principale è: “Protestanti, viagra una cultura”. Ci sono due possibili interpretazioni. Quella più diretta è che “i protestanti hanno una solo cultura”, e che l’interprete di questa cultura unica è Riforma. Grazie a Dio non è così: accanto agli estremismi “liberali” espressi da Riforma, vi sono ancora, o di nuovo, chiese o denominazioni “storiche” che tornano alle radici storiche della Riforma. Oltre a queste, ci sono anche le nuove chiese evangeliche, pentecostali e altre, spesso ancora più lontane dai valdesi istituzionalizzati. Per cui, non è vero che i protestanti italiani hanno “una [sola] cultura”, anche se il concetto è ribadito nel primo dei quattro slogan dell’altro lato del segnalibro: “Voce della minoranza protestante in Italia”. Ma quando mai! I protestanti in Italia sono almeno 400mila. Di questi, valdesi, metodisti e battisti sono il 10 per cento: si può dunque parlare di voce della minoranza protestante? Davvero non si dovrebbe, ma qualche esagerazione è frequente nella pubblicità. Vanno però ricordati gli anatemi di questi stessi signori quando pretendono che noi non dovremmo usare il nome di valdesi. La mancanza di coerenza è sempre penosa, tanto più da parte di persone che si professano cristiane.

L’altra interpretazione dello slogan “Protestanti, una cultura” è che il protestantesimo sia “una cultura”. Dire di essere “di cultura protestante” o “di cultura valdese” o “di cultura cristiana” è molto chic, si fa un figurone in società. Intanto si afferma di avere “una cultura” e già non è poco e poi si evita la diffidenza che c’è tra gli intellettualoni verso coloro che credono in Dio, perché non solo non si menziona la parola “fede”, guarda caso quella più importante, ma – in modo elegante – si fa capire di non averla. Che altro senso può avere infatti menzionare il “protestantesimo”, basato sulla fede in Dio e in suo figlio Gesù, il Cristo, usando la parola “cultura”? Forse che il protestantesimo professa la salvezza “mediante la sola cultura”?  L’apostolo Paolo ci ha mai parlato di “cultura”? Ah già, dimenticavamo che questi signori pensano di saperne più di Paolo, e peraltro anche più di Gesù.

Un altro slogan interessante in quei segnalibri promozionali di Riforma è quello che descrive il settimanale come “spazio di dialogo e di confronto”. Dialogo e confronto con chi la pensa come loro, naturalmente! Per gli altri, come sappiamo, c’è censura, lettere non pubblicate, rifiuto di pubblicare persino le inserzioni a pagamento nonostante abbiamo dato loro la possibilità di cambiarne il testo a loro piacimento e così via. Ricordiamo anche l’inserzione del nostro appello – a pagamento –  per la fedeltà alla confessione di fede, uscita accompagnata da un articolo che affermava – falsamente – che il nostro si basava su notizie false.

La “cultura” protestante dovrebbe implicare il rifiuto della menzogna. Ma la “cultura” senza fede non vale niente e infatti tollera benissimo la menzogna.

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4 Responses to “‘Riforma’: “Spazio di dialogo e di confronto”, “Protestanti, una cultura””

  1. Calogero scrive:

    Purtroppo questo “elegante senso di vergogna” riguardo alle fede non è solo presente nell’ambito valdese liberale, ma è trasversale a diverse altre realtà del mondo protestante storico, ma anche in certi ambiti evangelici dove regnava una volta la stessa ortodossia biblica. Nessuno è al riparo dell’attrazione per il “chic culturale”. Chi degna professare la sua fede in Cristo oggi, anche con tanto di delicatezza, viene sovente – o quasi sempre – scartato, quando non è adirittura deriso in pubblico. Ne sono stato testimone poco fa, insieme ad un altro pastore di una chiesa riformata belga, quando ci alzammo per riaffermare in pubblico la nostra fede biblica.. con tanto di beffe, sguardi sorpresi per avere osato mettere in discussione il Big Bang, dicendo semplicemente che un “ipotesi scientifica non può essere spacciata per “fatto scientificamente provato”..

  2. SAV scrive:

    Riportiamo dei commenti a questo articolo provenienti da FaceBook, e li aggiungeremo qui se ve ne saranno ancora altri.

    Gianluca Fiusco “Le culture evangeliche sono indubbiamente tante, e personalmente nel “Protestanti una cultura” ci leggo semmai l’invito a documentarsi sui Protestanti. Del resto le “culture” non sono mai frutto di processi statici e monolitici. Ad ogni modo, al di la delle esilaranti dietrologie, finora avete voi rivendicato di essere i fedeli interpreti del messaggio biblico, cioè avete proposto l’unica verità che promana dal conservatorismo evangelico contro l’insulso liberalismo delle cricche e delle caste dominanti. Ne desumo perciò vi proponiate di “combattere” il monopolio dei Valdometobattisti, col monopolio SAV. Una domanda forse ingenua: per caso i vostri teologi e dottori della legge sedevano al Concilio di Trento? Postilla: vi prego continuate coi vostri interventi, riportano il buonumore”.

    Iolando Scarpa “Mi piacerebbe che certe accuse rivolte a Riforma, all’interno di questo “ameno” articolo, fossero debitamente documentate… e poi se ne riparla!”.

    Stefano Fernando Tozzi “mi spiace, ma quando vedo articoli ed interventi o anonimi o firmati con uno pseudonimo, mi fermo “ante portam”. peccato!”

  3. elena dalmas scrive:

    “In questo mondo la Chiesa non trionfa né risplende di una sontuosità talmente raggiante e fastosa che al solo vederla gli uomini rimangano incantati e si sottomettono ad essa. Al contrario, essa è spesso abbandonata e sfigurata…noi saremo rigettati e disprezzati dal mondo, ci insulteranno e saremo così tribolati e tormentati che non ci verrà neanche in mente di cercare qui sulla terra pace e riposo…I figli di Dio sono perseguitati non solo con la spada, il fuoco, la tortura, la prigionia e altri tormenti del corpo, ma sono feriti anche dalle ingiurie che gli increduli e i nemici della verità vomitano su di loro.
    Giovanni Calvino (1558).

  4. SAV scrive:

    Luca Pasquet: Protestanti una cultura è il titolo dell’ultimo libro di Giorgio Tourn, che descrive la storia del protestantesimo negli ultimi 250 anni. Poi riforma è libera di giocarci a scopo promozionale, perché il legame tra un settimanale e la cultura è evidente, e il gioco di parole viene bene. Punto, tutto il resto sono speculazioni mentali, acide e già sentite.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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