\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

PREGHIERA (dalla liturgia valdese del 1842)

La frase sul “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna” contenuta in una lettera di alcuni cardinali al Papa era stata oggetto di un nostro breve articolo di commento lo scorso 14 ottobre, sick non particolarmente favorevole a coloro che guidano tali chiese, a cominciare da quella valdese, intitolato con le parole di Deuteronomio 28:37 “diventerai oggetto di stupore, di proverbio e di scherno”.

Ovviamente senza citare il nostro articolo, ma “per pura coincidenza”, il sito Riforma il giorno dopo ha pubblicato un interessante articolo del professore della facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario sull’identico argomento. Consigliamo agli interessati di leggere l’intero articolo, ma vorremmo soffermarci su due passaggi molto significativi, visto che il professore, che è anche pastore, afferma che quelle critiche – che vengono non solo dal mondo cattolico (ovviamente non cita noi anche se abbiamo sicuramente più lettori di Riforma nonostante i mezzi incomparabilmente inferiori – sono “un’occasione per approfondire la riflessione sui passi compiuti, soprattutto negli ultimi decenni”.

Il primo punto interessante è quando si rifiuta la definizione di “adattamenti pastorali” per le novità introdotte da tanti protestanti “liberali”, affermando che si tratta invece di “tentativi di obbedire alla volontà di Dio in contesti nuovi”: parole da pesare ad una ad una.

“Tentativi”: è onesto definire così le innovazioni dottrinarie o etiche introdotte, tanto più che poco dopo ammette: “Non è detto, naturalmente, che tutti i tentativi operati in tal senso siano stati fedeli all’evangelo: essi sono sempre rivedibili, alla luce del confronto”. Chiediamo però: perché fare questi “tentativi”, specialmente se si sa che possono anche non essere fedeli all’evangelo? La chiesa deve fare esperimenti o essere fedele all’evangelo? Saremmo piuttosto propensi alla seconda ipotesi, lasciando eventualmente a qualche singolo studioso la “sperimentazione”. Con i farmaci si fa così: prima si sperimentano in laboratorio e poi si danno ai pazienti. Con l’Evangelo, a quanto pare, si può fare il contrario: prima ne distribuiscono uno, lo somministrano ai pazienti/membri di chiesa, anche se forse è velenoso, poi semmai dicono che era un “tentativo” e pretendono anche la lode, o meglio si lodano da sé, per il loro “coraggio”.

Obbedire alla volontà di Dio: inconsueto ormai il verbo “obbedire”. E infatti qui è usato praticamente rovesciandone il significato: obbedienza vuol dire fare ciò che è comandato. Costoro invece fanno il contrario di ciò che è comandato e lo chiamano pure “obbedire”!

In contesti nuovi: non si vede dove sia la novità. Il peccato e la disobbedienza a Dio, secondo la Bibbia, sono iniziati poche ore dopo la creazione di Adamo ed Eva, i contemporanei di Noè si distinsero particolarmente nel peccato, e chi venne dopo non restò molto indietro su questo cattivo sentiero, eppure molto tempo dopo Dio diede a Mosè la legge che proibiva cose ampiamente praticate all’epoca persino dal popolo d’Israele, per non parlare dei pagani. Ma il peccato, la diffusa violazione dei comandamenti divini per costoro è un “contesto nuovo”. Dunque oggi si possono tranquillamente trasgredire i comandamenti? Ragionamento davvero bizzarro!

(prima parte)
La frase sul “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna” contenuta in una lettera di alcuni cardinali al Papa era stata oggetto di un nostro breve articolo di commento lo scorso 14 ottobre, sick non particolarmente favorevole a coloro che guidano tali chiese, a cominciare da quella valdese, intitolato con le parole di Deuteronomio 28:37 “diventerai oggetto di stupore, di proverbio e di scherno”.

Ovviamente senza citare il nostro articolo, ma “per pura coincidenza”, il sito Riforma il giorno dopo ha pubblicato un interessante articolo del professore della facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario sull’identico argomento. Consigliamo agli interessati di leggere l’intero articolo, ma vorremmo soffermarci su due passaggi molto significativi, visto che il professore, che è anche pastore, afferma che quelle critiche – che vengono non solo dal mondo cattolico (ovviamente non cita noi anche se abbiamo sicuramente più lettori di Riforma nonostante i mezzi incomparabilmente inferiori – sono “un’occasione per approfondire la riflessione sui passi compiuti, soprattutto negli ultimi decenni”.

Il primo punto interessante è quando si rifiuta la definizione di “adattamenti pastorali” per le novità introdotte da tanti protestanti “liberali”, affermando che si tratta invece di “tentativi di obbedire alla volontà di Dio in contesti nuovi”: parole da pesare ad una ad una.

“Tentativi”: è onesto definire così le innovazioni dottrinarie o etiche introdotte, tanto più che poco dopo ammette: “Non è detto, naturalmente, che tutti i tentativi operati in tal senso siano stati fedeli all’evangelo: essi sono sempre rivedibili, alla luce del confronto”. Chiediamo però: perché fare questi “tentativi”, specialmente se si sa che possono anche non essere fedeli all’evangelo? La chiesa deve fare esperimenti o essere fedele all’evangelo? Saremmo piuttosto propensi alla seconda ipotesi, lasciando eventualmente a qualche singolo studioso la “sperimentazione”. Con i farmaci si fa così: prima si sperimentano in laboratorio e poi si danno ai pazienti. Con l’Evangelo, a quanto pare, si può fare il contrario: prima ne distribuiscono uno, lo somministrano ai pazienti/membri di chiesa, anche se forse è velenoso, poi semmai dicono che era un “tentativo” e pretendono anche la lode, o meglio si lodano da sé, per il loro “coraggio”.

Obbedire alla volontà di Dio: inconsueto ormai il verbo “obbedire”. E infatti qui è usato praticamente rovesciandone il significato: obbedienza vuol dire fare ciò che è comandato. Costoro invece fanno il contrario di ciò che è comandato e lo chiamano pure “obbedire”!

In contesti nuovi: non si vede dove sia la novità. Il peccato e la disobbedienza a Dio, secondo la Bibbia, sono iniziati poche ore dopo la creazione di Adamo ed Eva, i contemporanei di Noè si distinsero particolarmente nel peccato, e chi venne dopo non restò molto indietro su questo cattivo sentiero, eppure molto tempo dopo Dio diede a Mosè la legge che proibiva cose ampiamente praticate all’epoca persino dal popolo d’Israele, per non parlare dei pagani. Ma il peccato, la diffusa violazione dei comandamenti divini per costoro è un “contesto nuovo”. Dunque oggi si possono tranquillamente trasgredire i comandamenti? Ragionamento davvero bizzarro!

(prima parte)
La frase sul “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna” contenuta in una lettera di alcuni cardinali al Papa era stata oggetto di un nostro breve articolo di commento lo scorso 14 ottobre, see non particolarmente favorevole a coloro che guidano tali chiese, a cominciare da quella valdese, intitolato con le parole di Deuteronomio 28:37 “diventerai oggetto di stupore, di proverbio e di scherno”.

Ovviamente senza citare il nostro articolo, ma “per pura coincidenza”, il sito Riforma il giorno dopo ha pubblicato un interessante articolo del professore della facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario sull’identico argomento. Consigliamo agli interessati di leggere l’intero articolo, ma vorremmo soffermarci su due passaggi molto significativi, visto che il professore, che è anche pastore, afferma che quelle critiche – che vengono non solo dal mondo cattolico (ovviamente non cita noi anche se abbiamo sicuramente più lettori di Riforma nonostante i mezzi incomparabilmente inferiori – sono “un’occasione per approfondire la riflessione sui passi compiuti, soprattutto negli ultimi decenni”.

Il primo punto interessante è quando si rifiuta la definizione di “adattamenti pastorali” per le novità introdotte da tanti protestanti “liberali”, affermando che si tratta invece di “tentativi di obbedire alla volontà di Dio in contesti nuovi”: parole da pesare ad una ad una.

“Tentativi”: è onesto definire così le innovazioni dottrinarie o etiche introdotte, tanto più che poco dopo ammette: “Non è detto, naturalmente, che tutti i tentativi operati in tal senso siano stati fedeli all’evangelo: essi sono sempre rivedibili, alla luce del confronto”. Chiediamo però: perché fare questi “tentativi”, specialmente se si sa che possono anche non essere fedeli all’evangelo? La chiesa deve fare esperimenti o essere fedele all’evangelo? Saremmo piuttosto propensi alla seconda ipotesi, lasciando eventualmente a qualche singolo studioso la “sperimentazione”. Con i farmaci si fa così: prima si sperimentano in laboratorio e poi si danno ai pazienti. Con l’Evangelo, a quanto pare, si può fare il contrario: prima ne distribuiscono uno, lo somministrano ai pazienti/membri di chiesa, anche se forse è velenoso, poi semmai dicono che era un “tentativo” e pretendono anche la lode, o meglio si lodano da sé, per il loro “coraggio”.

Obbedire alla volontà di Dio: inconsueto ormai il verbo “obbedire”. E infatti qui è usato praticamente rovesciandone il significato: obbedienza vuol dire fare ciò che è comandato. Costoro invece fanno il contrario di ciò che è comandato e lo chiamano pure “obbedire”!

In contesti nuovi: non si vede dove sia la novità. Il peccato e la disobbedienza a Dio, secondo la Bibbia, sono iniziati poche ore dopo la creazione di Adamo ed Eva, i contemporanei di Noè si distinsero particolarmente nel peccato, e chi venne dopo non restò molto indietro su questo cattivo sentiero, eppure molto tempo dopo Dio diede a Mosè la legge che proibiva cose ampiamente praticate all’epoca persino dal popolo d’Israele, per non parlare dei pagani. Ma il peccato, la diffusa violazione dei comandamenti divini per costoro è un “contesto nuovo”. Dunque oggi si possono tranquillamente trasgredire i comandamenti? Ragionamento davvero bizzarro!

(prima parte)
La frase sul “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna” contenuta in una lettera di alcuni cardinali al Papa era stata oggetto di un nostro breve articolo di commento lo scorso 14 ottobre, sick non particolarmente favorevole a coloro che guidano tali chiese, a cominciare da quella valdese, intitolato con le parole di Deuteronomio 28:37 “diventerai oggetto di stupore, di proverbio e di scherno”.

Ovviamente senza citare il nostro articolo, ma “per pura coincidenza”, il sito Riforma il giorno dopo ha pubblicato un interessante articolo del professore della facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario sull’identico argomento. Consigliamo agli interessati di leggere l’intero articolo, ma vorremmo soffermarci su due passaggi molto significativi, visto che il professore, che è anche pastore, afferma che quelle critiche – che vengono non solo dal mondo cattolico (ovviamente non cita noi anche se abbiamo sicuramente più lettori di Riforma nonostante i mezzi incomparabilmente inferiori – sono “un’occasione per approfondire la riflessione sui passi compiuti, soprattutto negli ultimi decenni”.

Il primo punto interessante è quando si rifiuta la definizione di “adattamenti pastorali” per le novità introdotte da tanti protestanti “liberali”, affermando che si tratta invece di “tentativi di obbedire alla volontà di Dio in contesti nuovi”: parole da pesare ad una ad una.

“Tentativi”: è onesto definire così le innovazioni dottrinarie o etiche introdotte, tanto più che poco dopo ammette: “Non è detto, naturalmente, che tutti i tentativi operati in tal senso siano stati fedeli all’evangelo: essi sono sempre rivedibili, alla luce del confronto”. Chiediamo però: perché fare questi “tentativi”, specialmente se si sa che possono anche non essere fedeli all’evangelo? La chiesa deve fare esperimenti o essere fedele all’evangelo? Saremmo piuttosto propensi alla seconda ipotesi, lasciando eventualmente a qualche singolo studioso la “sperimentazione”. Con i farmaci si fa così: prima si sperimentano in laboratorio e poi si danno ai pazienti. Con l’Evangelo, a quanto pare, si può fare il contrario: prima ne distribuiscono uno, lo somministrano ai pazienti/membri di chiesa, anche se forse è velenoso, poi semmai dicono che era un “tentativo” e pretendono anche la lode, o meglio si lodano da sé, per il loro “coraggio”.

Obbedire alla volontà di Dio: inconsueto ormai il verbo “obbedire”. E infatti qui è usato praticamente rovesciandone il significato: obbedienza vuol dire fare ciò che è comandato. Costoro invece fanno il contrario di ciò che è comandato e lo chiamano pure “obbedire”!

In contesti nuovi: non si vede dove sia la novità. Il peccato e la disobbedienza a Dio, secondo la Bibbia, sono iniziati poche ore dopo la creazione di Adamo ed Eva, i contemporanei di Noè si distinsero particolarmente nel peccato, e chi venne dopo non restò molto indietro su questo cattivo sentiero, eppure molto tempo dopo Dio diede a Mosè la legge che proibiva cose ampiamente praticate all’epoca persino dal popolo d’Israele, per non parlare dei pagani. Ma il peccato, la diffusa violazione dei comandamenti divini per costoro è un “contesto nuovo”. Dunque oggi si possono tranquillamente trasgredire i comandamenti? Ragionamento davvero bizzarro!

(prima parte)
La frase sul “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna” contenuta in una lettera di alcuni cardinali al Papa era stata oggetto di un nostro breve articolo di commento lo scorso 14 ottobre, see non particolarmente favorevole a coloro che guidano tali chiese, a cominciare da quella valdese, intitolato con le parole di Deuteronomio 28:37 “diventerai oggetto di stupore, di proverbio e di scherno”.

Ovviamente senza citare il nostro articolo, ma “per pura coincidenza”, il sito Riforma il giorno dopo ha pubblicato un interessante articolo del professore della facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario sull’identico argomento. Consigliamo agli interessati di leggere l’intero articolo, ma vorremmo soffermarci su due passaggi molto significativi, visto che il professore, che è anche pastore, afferma che quelle critiche – che vengono non solo dal mondo cattolico (ovviamente non cita noi anche se abbiamo sicuramente più lettori di Riforma nonostante i mezzi incomparabilmente inferiori – sono “un’occasione per approfondire la riflessione sui passi compiuti, soprattutto negli ultimi decenni”.

Il primo punto interessante è quando si rifiuta la definizione di “adattamenti pastorali” per le novità introdotte da tanti protestanti “liberali”, affermando che si tratta invece di “tentativi di obbedire alla volontà di Dio in contesti nuovi”: parole da pesare ad una ad una.

“Tentativi”: è onesto definire così le innovazioni dottrinarie o etiche introdotte, tanto più che poco dopo ammette: “Non è detto, naturalmente, che tutti i tentativi operati in tal senso siano stati fedeli all’evangelo: essi sono sempre rivedibili, alla luce del confronto”. Chiediamo però: perché fare questi “tentativi”, specialmente se si sa che possono anche non essere fedeli all’evangelo? La chiesa deve fare esperimenti o essere fedele all’evangelo? Saremmo piuttosto propensi alla seconda ipotesi, lasciando eventualmente a qualche singolo studioso la “sperimentazione”. Con i farmaci si fa così: prima si sperimentano in laboratorio e poi si danno ai pazienti. Con l’Evangelo, a quanto pare, si può fare il contrario: prima ne distribuiscono uno, lo somministrano ai pazienti/membri di chiesa, anche se forse è velenoso, poi semmai dicono che era un “tentativo” e pretendono anche la lode, o meglio si lodano da sé, per il loro “coraggio”.

Obbedire alla volontà di Dio: inconsueto ormai il verbo “obbedire”. E infatti qui è usato praticamente rovesciandone il significato: obbedienza vuol dire fare ciò che è comandato. Costoro invece fanno il contrario di ciò che è comandato e lo chiamano pure “obbedire”!

In contesti nuovi: non si vede dove sia la novità. Il peccato e la disobbedienza a Dio, secondo la Bibbia, sono iniziati poche ore dopo la creazione di Adamo ed Eva, i contemporanei di Noè si distinsero particolarmente nel peccato, e chi venne dopo non restò molto indietro su questo cattivo sentiero, eppure molto tempo dopo Dio diede a Mosè la legge che proibiva cose ampiamente praticate all’epoca persino dal popolo d’Israele, per non parlare dei pagani. Ma il peccato, la diffusa violazione dei comandamenti divini per costoro è un “contesto nuovo”. Dunque oggi si possono tranquillamente trasgredire i comandamenti? Ragionamento davvero bizzarro!

(prima parte)
La frase sul “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna” contenuta in una lettera di alcuni cardinali al Papa era stata oggetto di un nostro breve articolo di commento lo scorso 14 ottobre, no rx non particolarmente favorevole a coloro che guidano tali chiese, unhealthy a cominciare da quella valdese, intitolato con le parole di Deuteronomio 28:37 “diventerai oggetto di stupore, di proverbio e di scherno”.

Ovviamente senza citare il nostro articolo, ma “per pura coincidenza”, il sito Riforma il giorno dopo ha pubblicato un interessante articolo del professore della facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario sull’identico argomento. Consigliamo agli interessati di leggere l’intero articolo, ma vorremmo soffermarci su due passaggi molto significativi, visto che il professore, che è anche pastore, afferma che quelle critiche – che vengono non solo dal mondo cattolico (ovviamente non cita noi anche se abbiamo sicuramente più lettori di Riforma nonostante i mezzi incomparabilmente inferiori – sono “un’occasione per approfondire la riflessione sui passi compiuti, soprattutto negli ultimi decenni”.

Il primo punto interessante è quando si rifiuta la definizione di “adattamenti pastorali” per le novità introdotte da tanti protestanti “liberali”, affermando che si tratta invece di “tentativi di obbedire alla volontà di Dio in contesti nuovi”: parole da pesare ad una ad una.

“Tentativi”: è onesto definire così le innovazioni dottrinarie o etiche introdotte, tanto più che poco dopo ammette: “Non è detto, naturalmente, che tutti i tentativi operati in tal senso siano stati fedeli all’evangelo: essi sono sempre rivedibili, alla luce del confronto”. Chiediamo però: perché fare questi “tentativi”, specialmente se si sa che possono anche non essere fedeli all’evangelo? La chiesa deve fare esperimenti o essere fedele all’evangelo? Saremmo piuttosto propensi alla seconda ipotesi, lasciando eventualmente a qualche singolo studioso la “sperimentazione”. Con i farmaci si fa così: prima si sperimentano in laboratorio e poi si danno ai pazienti. Con l’Evangelo, a quanto pare, si può fare il contrario: prima ne distribuiscono uno, lo somministrano ai pazienti/membri di chiesa, anche se forse è velenoso, poi semmai dicono che era un “tentativo” e pretendono anche la lode, o meglio si lodano da sé, per il loro “coraggio”.

Obbedire alla volontà di Dio: inconsueto ormai il verbo “obbedire”. E infatti qui è usato praticamente rovesciandone il significato: obbedienza vuol dire fare ciò che è comandato. Costoro invece fanno il contrario di ciò che è comandato e lo chiamano pure “obbedire”!

In contesti nuovi: non si vede dove sia la novità. Il peccato e la disobbedienza a Dio, secondo la Bibbia, sono iniziati poche ore dopo la creazione di Adamo ed Eva, i contemporanei di Noè si distinsero particolarmente nel peccato, e chi venne dopo non restò molto indietro su questo cattivo sentiero, eppure molto tempo dopo Dio diede a Mosè la legge che proibiva cose ampiamente praticate all’epoca persino dal popolo d’Israele, per non parlare dei pagani. Ma il peccato, la diffusa violazione dei comandamenti divini per costoro è un “contesto nuovo”. Dunque oggi si possono tranquillamente trasgredire i comandamenti? Ragionamento davvero bizzarro!

(prima parte)
O Dio onnipotente e nostro Padre celeste! Ti supplichiamo che, nurse secondo le promesse che ci hai fatte di essere in mezzo a coloro che si riuniscono nel tuo nome e di esaudirci allorquando noi ti invochiamo nel nome del tuo Figlio, ti sia gradito provvedere per noi, nella tua misericordia, facendo elevare a te i nostri pensieri e i nostri desideri, in modo tale da renderti oggi, un servizio che ti sia gradito.

Gran Dio! ci umiliamo davanti a te; adoriamo la tua Suprema Maestà; celebriamo la tua saggezza, la tua potenza e bontà, che si presentano con tanto splendore nelle grandi opere della creazione e della nostra redenzione per mezzo di Gesù Cristo.

Ti benediciamo, Signore, per tutti i beni temporali e spirituali che riceviamo continuamente, con tutti i Cristiani che sono riuniti oggi, per avere inviato il tuo Figlio nel mondo per salvarci e, dopo averlo offerto per le nostre offese, l’hai risuscitato per la nostra giustificazione.

Ti rendiamo grazie per averci dato per mezzo di questa gloriosa risurrezione, una così grande speranza di immortalità.

O Dio! la tua gloria è grande in tutte le tue Chiese, e la lode del tuo nome echeggia in tutte le assemblee dei santi. Che i nostri ringraziamenti salgano davanti al tuo trono! rendici degni di aver parte, un giorno, alla risurrezione dei giusti e alla gloria del regno dei cieli, dove Gesù Cristo è entrato come nostro precursore, dove regna, dove è adorato e glorificato con te e lo Spirito Santo; Dio benedetto eternamente. Amen!

O Dio! che ci istruisci con le tue Sante Scritture, poiché dobbiamo oggi leggerle, ascoltarle e meditarle, illumina i nostri cuori, affinché noi possiamo comprendere e ricevere, come lo dobbiamo, le cose che ci sono rivelate. Assisti i tuoi ministri, in modo che annuncino la tua parola con purezza, in modo chiaro, con semplicità e con zelo; rendi la loro predicazione efficace per la virtù dello Spirito Santo, affinché questo santo seme sia ricevuto nei nostri cuori, come in una terra ben preparata e che esso produca dei frutti con abbondanza.

Che non solo ascoltiamo la tua parola, ma che la conserviamo, vivendo in modo conforme alle tue divine istruzioni, per giungere infine alla salvezza eterna per mezzo di Gesù Cristo, che ci ha comandato di pregarti dicendo:

“Padre nostro che sei nei cieli: sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come è in cielo così in terra; dacci oggi il nostro pane quotidiano, perdona i nostri peccati come noi li perdoniamo a quelli che ci hanno offeso; non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male, poiché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria, nei secoli dei secoli. Amen!”

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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