\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

“DISSIDENZA VALDESE” in azione nella settimana del Sinodo Valdese. Volantino sulla porta di ogni tempio

Martin Lutero inchioda le sue tesi alla porta della chiesa di Wittenberg

Secondo il racconto di Filippo Melantone, il 31 ottobre 1517 Martin Lutero affisse le sue 95 tesi alla porta della chiesa di Wittenberg. Questa è la ragione per cui il 31 ottobre è la Giornata della Riforma, di cui quest’anno si celebrano i 500 anni. A quanto pare, le autorità ecclesiastice di Wittenberg non si limitarono a togliere il fastidioso foglio dalla “loro chiesa” ma ne discussero il contenuto. In questi giorni di Sinodo Valdese e di Cinquecentenario, il gruppo Dissidenza Valdese, ha affisso volantini con il suo stemma alle porte dei templi valdesi della Val Pellice (e non solo): la antiquissima insignia – che lo storico Giovanni Léger afferma nel suo libro del 1669 essere di risalire a tempi  immemorabili, mentre la solita storiografia iper-critica (facendo di Léger un bugiardo in mala fede) lo dice inventato nel 1640 – affiancata da due beidane. La beidana è un attrezzo concepito per il lavoro agricolo che, per necessità, ebbe per i Valdesi anche un uso bellico (molto efficace). L’aspirazione era sempre quella di riconsegnarlo al più presto all’uso pacifico. Un po’ Michea 4:3 in un solo oggetto: “Con le loro spade forgeranno vomeri, e con le loro lance falci”.

Proprio oggi l’affissione è avvenuta, grazie a Dio, anche alla porta del Tempio di Torre Pellice. Naturalmente – per quel che ne sappiamo – a differenza dei preti di Wittenberg, l’unica preoccupazione di chi se ne è presa l’autorità è stata quella di rimuovere i volantini, che erano stati affissi non con i chiodi, come fece Lutero, ma con più pacifiche puntine da disegno.

Prevedendo questo, la Dissidenza Valdese fa sapere di aver provveduto a distribuirlo in molte parti della Valle. Oggi intorno al Sinodo si è molto parlato di questi episodi, essendo bene attenti a non farlo trapelare: la chiesa “dell’accogienza e del dialogo” rifiuta da anni un confronto con i dissenzienti e, anzi, fin dal 2011 ha provveduto a deplorare questo sito, addirittura con un ordine del giorno del Sinodo, cosa senza alcun precedente nella lunghissima storia valdese.

Ecco il testo che ci risulta essere il secondo della Dissidenza Valdese.

LA MISURA È ORAMAI COLMA

Le “chiese storiche” come la chiesa valdo-metodista, sembrano ormai correre inarrestabili nel processo di corruzione ed apostasia che da tempo denunciamo. Sulla loro stampa ed anche sempre di più a livello locale, diverse comunità ora abbracciano e sostengono apertamente, senza più remore, anzi “con fierezza”, come paladine di malintesi diritti, le pretese del movimento sodomita, sostenendone ufficialmente manifestazioni come il “gay pride”, promuovendo l’ideologia gender e celebrando nei locali di culto unioni fra persone dello stesso sesso; e, in breve, promuovendo la cultura della morte: l’eutanasia e il suicidio assistito.

Tutto questo lo fanno in nome di un vangelo “riveduto e corretto” che pretendono autentico, abusando del concetto stesso di grazia e, quel che è peggio, del nome stesso del Cristo. Siamo di fronte non tanto ad errori di interpretazione ed abbagli, ma ad una vera e propria sovversione dei principi di base della fede cristiana, della sua antropologia e della sua soteriologia.

La nostra contestazione, infatti, non si incentra solo sulla “questione omosessualità” (come se fosse la nostra “ossessione”). La loro “apertura” verso l’omosessualità è, come ammettono essi stessi, lo sviluppo naturale, un frutto, del “metodo storico critico” di lettura della Bibbia, quello che da tempo è stato legittimato e determina il pensiero, l’insegnamento e la prassi di queste chiese. Questo metodo ha portato e porta alla messa in discussione ed alterazione di praticamente tutte le dottrine dell’ortodossia biblica che stanno alla base delle Confessioni di fede storiche della Chiesa. Lungi dall’essere un progresso, si tratta piuttosto di un regresso, un vero e proprio “revisionismo” che altera e modifica radicalmente la sostanza del cristianesimo stesso, la sua stessa identità.

La “questione omosessualità”, così, non è che una delle espressioni del progressivo allontanamento di queste chiese dal cristianesimo biblico e che riguarda molte altre questioni. Senza più una base normativa oggettiva (quella biblica, che secondo la confessione di fede millenaria della chiesa, è Parola di Dio) tutto diventa così possibile: chissà a che altro ancora dovremo assistere nel prossimo futuro! È un processo ineluttabile: quando l’autorità non è più la Parola di Dio (il cui stesso concetto viene alterato) ma il mondo, con le sue idee, filosofie, e tendenze più “alla moda”, tutto può essere legittimato.

La situazione di queste chiese è diventata ormai del tutto irriformabile, come pure vana ogni illusione di poterle cambiare, resistendovi, all’interno delle loro strutture. La misura è ormai colma e la paziente tolleranza, in attesa del prevalere di persuasioni diverse o di un “risveglio”, si rivela di pregiudizio per la salute e la stessa vita spirituale di chi, credente fedele alla Parola di Dio, in quelle strutture, vorrebbe rimanervi ” per amor di pace” o per riportarle sulla retta via.

Non si rivelano più, infatti, chiese di Cristo, ma espressione esse stesse della Babilonia spirituale dalla quale Dio, nella Sua Parola, ci esorta a fuggire. Diventa così del tutto rilevante l’esortazione del libro dell’Apocalisse: “Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe” (18:4).

Questo appello è stato spesso utilizzato nel corso dei secoli come quello stesso rivolto da Cristo ai Suoi fedeli affinché si separino chiaramente non solo dallo stile di vita di questo mondo che orgogliosamente si contrappone a Dio ed alle Sue leggi morali, sfidandolo, ma anche come appello ad uscire da chiese corrotte ed idolatre che, pur portando impropriamente il nome di Cristo, si sono compromesse con il mondo abbracciandolo come fa una prostituta per vile guadagno – di diversa natura. Difatti siamo di fronte ad una prostituzione spirituale simile a quella in cui più volte era incorso l’antico Israele e che i profeti denunciavano.

(Tratto dal libro del Movimento Ecclesiale Sentieri Antichi Valdesi: “COSA E’ LA CHIESA VALDESE OGGI” , pag. 451)

www.valdesi.eu

La bestemmia contro lo Spirito Santo… (al Sinodo Valdese)

La bestemmia contro lo Spirito Santo del pastore Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia (Roma). Il 20 agosto 2017 nel suo sermone dice:

“Chi poi semina gioia nelle nostre anime cupe? Chi se non la tua Spirita Santa” …!!?

Ieri ero li a partecipare al culto, accoglievo con gioia la proclamazione “convertitevi, convertiamoci “, ma la gioia non poteva durare a lungo. Alla fine, constato inorridito, viene fuori la bestemmia contro lo Spirito Santo.
Gesù disse: “In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno.” (Marco 3:28,29)
Il peccato imperdonabile è dunque quello di bestemmiare contro lo Spirito Santo. Ma cosa significa questo?
Lo Spirito Santo è una PERSONA , può essere rattristata, offesa, perdendo il valore autentico della sua NATURA, osare parlare su di LUI come persona al Feminile è assolutamente sbagliato e si ricade in bestemmia.
Significa opporsi all’opera dello Spirito Santo, così come facevano i farisei a cui Gesù si rivolgeva. Peccare contro lo Spirito Santo significa questo: rifiutare volontariamente fino alla fine l’opera della salvezza che Egli vuol fare nel nostro cuore.
Qualunque peccato di cui ti ravvedi e per cui chiedi sinceramente perdono al Signore, non è peccato imperdonabile.
Lasci l’empio la sua via, e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta al Signore che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare.” (Isaia 55:7)
Il peccato imperdonabile si ha quando una persona è indurita nel cuore e non cerca più le promesse del perdono di Dio. Quando una persona rifiuta di essere perdonata; quando volta le spalle a Dio rifiutando di ritornare a Gesù, oppure quando non cerca il perdono di Dio perché immagina che Dio approvi i suoi peccati, e continua così per il resto della sua vita. Rifiutare l’opera dello Spirito Santo fino alla fine, è il peccato imperdonabile di cui parlava Gesù.
Quando sarà venuto [lo Spirito Santo], convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.” (Giovanni 16:8)
Convincere di peccato è opera dello Spirito Santo. Se sei rattristato e pentito per il tuo peccato, significa che lo Spirito Santo non ti ha abbandonato, anzi, sta attivamente cercando di ricondurti a Gesù affinché tu sia perdonato.

Se vuoi tornare a Gesù, è la prova che Dio non ti ha lasciato. È la conferma del fatto che Lui non ti ha abbandonato!

Esteban  Janavel

Sinodo Valdese: non più il perdono dei peccati, ma della “vita intera”

Altra perla del Sinodo Valdese. Nel culto inaugurale del Sinodo Valdese 2017 ci sono stati parecchi momenti imbarazzanti. Di diversi abbiamo già parlato.

Uno dei più bizzarri è stato l’annuncio del perdono da parte della candidata al

Una inaugurazione del Sinodo

ministero pastorale Noemi Falla, introdotto impeccabilmente con la lettura di versetti da Isaia 54: “Cari fratelli e care sorelle, sul fondamento di questa parola, a quanti affidano la propria vita al Dio che si è rivelato in Gesù di Nazareth la Chiesa annuncia che la vita intera è perdonata, nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”

Da quando si perdona la vita, la vita intera? Che significa? Naturalmente anche questa stramberia, totalmente ingiustificabile sul piano biblico, apertamente contraria a quanto scrive la vera confessione di fede, non è mai stata discussa da nessun sinodo, né è stata spiegata.

In mancanza di una spiegazione da parte chi se l’è inventata, proviamo a darne una noi. Se il perdono non è rivolto ai peccati ma alla vita intera, c’è l’azzeramento del significato di peccato: il peccato lo compiamo noi, mentre la vita ci è data da Dio. Dunque non c’è peccato. E ciò è coerente con l’azzeramento sostanziale del messaggio biblico: poiché il peccato è trasgredire la volontà di Dio, se – come scrive il pastore Esposito – non esiste un testo che sia “espressione diretta ed inequivocabile della volontà divina”, nessuno può sapere in cosa consista trasgredirla. Dunque, dire che “la vita intera è perdonata” è come dire: “Questa storia del peccato e del perdono è una stupidaggine alla quale voi gonzi che vi fidate della Bibbia avete creduto ma è ora di svegliarvi!” Questa spiegazione va anche perfettamente d’accordo con la “(s)confessione di fede” solennemente letta dal Sinodo, dove si dice che Cristo non è “morto per i nostri peccati”, come dice l’articolo 14 della confessione di fede, e – fra i tanti – anche Romani 8:3 e 1Giovanni 4:10, bensì “per aver annunciato il Regno di Dio”, che in quel contesto è un messaggio più che altro politico.

Insomma, a forza vedere cosa dicono e fanno, comprendiamo il loro modo di pensare. Che è semplicemente l’opposto di ciò che è sempre stato il modo di pensare valdese.

Se qualcuno ha un’altra spiegazione, saremo ben felici di pubblicarla. A differenza degli organi di informazione della chiesa ufficiale che sempre professa apertura e pratica la censura , noi pubblicheremo volentieri anche opinioni opposte alle nostre

Lo Spirito Santo è… maschio o femmina?

Lo Spirito Santo è un “lui”, una “lei”, o un “esso”, “maschile, femminile, o neutro”?
Non sorprende che Dio, come ha rivelato se stesso attraverso la storia biblica e in modo supremo in Gesù Cristo, venga bistrattato dall’umanità empia e ribelle che, quando non lo nega apertamente, crede di doverlo “adattare” e conformare alle filosofie e religioni di questo mondo perché, così come egli si è rivelato “non gli sta bene”.Com’è esplicitato nel Nuovo Testamento, Dio è Trinità: nella sua unità ed unicità vi sono tre persone in rapporto fra di loro: Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito Santo, che si assumono, in perfetta armonia, compiti diversi. I Credo della Chiesa antica, ricevendo e sistematizzando l’insegnamento delle Sacre Scritture, lo hanno egregiamente precisato, stabilendo così, una volta per sempre, il contenuto della fede cristiana. Questo, però, non ha messo a tacere gli oppositori dell’ortodossia che, contraddicendosi fra di loro, continuano a contestarla in un modo o in un altro, mettendo in questione persino la grammatica della lingua che, inevitabilmente, Dio ha scelto di usare per comunicare sé stesso alla creature umane.

Chi o “che cosa” è lo Spirito Santo? Un errore comune è riferirsi allo Spirito Santo” come ad un “esso”, cosa che la maggior parte delle traduzioni bibliche sono attente ad evitare. Lo Spirito Santo è una chiaramente una persona. Porta gli attributi della personalità ed intrattiene rapporti personali. Ha intuizioni (1 Corinzi 2:10-11). Conosce cose, il che implica un intelletto (Romani 8:27). Ha una volontà (1Corinzi 12:11). Convince di peccato (Giovanni 16:8), opera miracoli (Atti 8:39), guida (Giovanni 16:13). Intercede fra le persone (Romani 8:26). Deve essere ubbidito (Atti 10:19-20). È possibile mentirgli (Atti 5:3), resistergli (Atti 7:51), amareggiarlo (Efesini 4:30), bestemmiarlo (Matteo 12:31), persino insultarlo (Ebrei 10:29). Si rapporta agli apostoli (Atti 15:28) e con gli altri membri della Trinità (Giovanni 16:14; Matteo 28:19; 2 Corinzi 13:14). La personalità dello Spirito Santo è presentata incontestabilmente nella Bibbia, ma che dire del suo “genere”?

Linguisticamente è chiaro che la la terminologia teistica maschile domina le Scritture: essa è quella che Dio ha scelto di utilizzare. Sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento ci si riferisce a Dio con pronomi maschili. Nomi specifici di Dio (ad es. Yahweh, Elohim, Adonai, Kyrios, Theos ecc.) sono tutti di genere maschile. A Dio non viene mai dato un nome femminile o in suo riferimento vengono usati pronomi femminili. La cosa sarebbe ben stata teoricamente possibile, visto l’esempio delle religioni circostanti – non si vede il perché la fede ebraica avrebbe dovuto essere maggiormente “maschilista” delle altre. Per tutto il Nuovo Testamento allo Spirito Santo ci si riferisce al maschile, sebbene la parola per “spirito” in sé stessa (pneuma) sia di genere neutro. Il termine ebraico per “spirito” (ruach) è femminile in Genesi 1:2, ma in greco o in ebraico il genere di una parola non ha nulla a che fare con l’identità di genere.

Teologicamente parlando, dato che lo Spirito Santo è Dio, possiamo fare affermazioni su di lui in sintonia con le affermazioni generali che la Bibbia fa di Dio. Dio è spirito, in contrapposizione a ciò che è fisico o materiale. Dio è invisibile ed è spirito (non-corpo) /(Giovanni 4:24; Luca 24:39; Romani 1:20). Ecco perché mai una cosa materiale è stata usata per rappresentare Dio (Esodo 20:4). Se il genere è un attributo del corpo, allora uno spirito non ha un genere. Dio, nella sua essenza, non ha genere.

Le identificazioni di genere nella Bibbia per quanto riguarda Dio non sono univoche. Molti pensano che la Bibbia presenti Dio esclusivamente in termini maschili, ma questo non è il caso. Nel libro di Giobbe è detto che Dio “da alla luce” e si rappresenta come una madre in Isaia. Gesù descrive il Padre come una donna che cerca una moneta perduta in Luca 15 (e sé stesso come una “chioccia” in Matteo 23:37). In Genesi 1:26-27 Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”. L’immagine di Dio comprende il maschio e la femmina – non semplicemente l’uno o l’altro. Questo è ulteriormente confermato in Genesi 5:2, che è tradotto: “li creò maschio e femmina, li benedisse e diede loro il nome di «uomo», nel giorno che furono creati”. Il termine ebraico “adam” significa “essere umano”: il contesto lo mostra chiaramente. Quindi, in qualunque grado l’umanità è fatta ad immagine di Dio, la questione del genere è irrilevante.

Le immagini maschili nella rivelazione, però, non sono prive di significato. La seconda volta che di Dio è detto specificatamente di essere rivelato attraverso un’immagine fisica è quando viene chiesto a Gesù di mostrare il Padre ai suoi discepoli, in Giovanni 14. Egli risponde al versetto 9: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “’Mostraci il Padre’”? L’apostolo Paolo rende chiaro che Gesù era “Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura” (Colossesi 1:15). Quel versetto è incuneato in una sezione che dimostra la superiorità di Cristo su tutta la creazione. Le religioni più antiche credevano in un panteon – sia déi che dee – degne d’essere adorate. Il carattere distintivo giudeo-cristiano, però, è la sua fede in un Creatore supremo. Il linguaggio maschile si presta meglio al rapporto fra Creatore e creatura. Così come l’uomo entra in una donna dall’esterno per renderla incinta, così Dio crea l’universo dall’esterno piuttosto che dall’interno… Così come una donna non può da sé rendersi incinta, così l’universo non può creare sé stesso. Paolo fa eco di questo in 1 Timoteo 2:12-14 dove fa riferimento all’ordinamento creazionale come un modello per quello della chiesa.

Alla fin fine, qualunque sia la nostra spiegazione teologica, il fatto è che Dio ha scelto di far uso esclusivo di termini maschili per riferirsi a sé stesso persino nelle metafore. Attraverso la Bibbia egli ci insegna a come parlare di lui, e lo fa in termini relazionali maschili. Così, sebbene lo Spirito Santo in essenza non sia né maschio né femmina, a lui ci si riferisce propriamente in termini maschili in virtù del suo rapporto con la creazione ed alla rivelazione biblica. Non c’è assolutamente alcuna base biblica per considerare “femminile” il membro della Trinità Spirito Santo. Tutto il resto sono solo speculazioni e pretesti per avallare ideologie di questo mondo, speculazioni e pretesti per altro basati sulla relativizzazione critica del testo biblico. Se ci si discosta dal principio che tutte le Sacre Scritture ebraiche e cristiane sono Parola di Dio, senza riserve, così come la maggior parte dei cristiani hanno creduto e credono nel corso dei secoli e tutt’oggi, rispettando ed accettando tutto il modo in cui Dio ha scelto di rivelarsi, allora inevitabilmente si partirà per la tangente delle interpretazioni sempre più folli e distanti dal fondamento identitario della fede cristiana.

Paolo Castellina

Il Sinodo valdese approverà il ‘Documento sulla famiglia’. Contro la Bibbia, nell’anno del ‘SOLA SCRIPTURA’

Con il consueto disprezzo per le regole, prima che il Sinodo, massima autorità della

Casa Valdese di Torre Pellice. Qui si svolge il Sinodo

Chiesa (a parte ovviamente Gesù Cristo), abbia votato, abbondano annunci, conferenze stampa e interviste di giubilo per l’avvenuta approvazione del “Documento sulle famiglie”.

Il “Documento sulle famiglie” che il Sinodo sta per approvare è già stato oggetto di  una ampia analisi su questo sito, ma si può riassumere il tutto in poche parole:

-         il Documento sul Matrimonio del 1971 è basato sulla Bibbia;

-         il Documento sulle Famiglie del 2017 è basato su recenti ideologie e sulle mode culturali e sotto culturali di questi anni.

Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Ma vale la pena approfondire.

Il documento esordisce affermando che “la Chiesa Valdese da alcuni anni sta affrontando un dibattito inerente la comunione di coppia e la vita familiare”. Di che dibattito stanno parlando? Quello dove il presidente del Sinodo 2010 ha proibito di parlare di un appello firmato da quaranta membri di chiesa tra cui un pastore? Quello dove l’unico organo di informazione che esprime dissenso, cioè valdesi.eu, viene “deplorato” dal Sinodo con un ordine del giorno che dice il falso? Quello dove di quanto hanno detto i pastori delle comunità “etniche” si viene a sapere solo indirettamente, un anno dopo, grazie ad allusioni che scivolano nel razzismo, contenute nella relazione al Sinodo seguente? Quello dove si nega addirittura l’esistenza di un dissenso, e dunque si ammette chiaramente di non aver nessuna intenzione di aprire un dibattito? Quello nel quale non si vuole far sapere che una pastora e professora di teologia ha detto davanti a un milione di telespettatori che avere relazioni sessuali con uomini e donne è un dono di Dio?

E, se anche ci fosse, a che serve un dibattito nel 2017, se fin dal 2007 una pastora

La toga con facciole che indossano i pastori e le pastore

ha pubblicamente dichiarato di benedire le coppie omosessuali e un altro lo ha fatto con tanto di giornalisti che lo hanno – non smentiti – definito “matrimonio” nel 2010, prima che il Sinodo decidesse in merito? Che senso ha approvare nel 2010 le benedizioni e modificare il Documento della famiglia solo nel 2017?

La Commissione che ha elaborato il Documento che – a quanto risulta – il Sinodo non modificherà di una virgola (magari si facesse così nell’affrontare la Parola di Dio), è totalmente composta da persone che in merito hanno le stesse idee e cioè erano fin dall’inizio per un radicale distacco dalle Scritture, e queste persone hanno dialogato anche con persone al di fuori della Chiesa, purché fossero schierate in partenza sulle stesse loro posizioni.

La commissione, del resto, “è stata ridenominata <<famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità>>”. Un nome che è tutto un programma e sarebbe interessante sapere chi l’ha rinominata, visto che il testo usa un ambiguo verbo passivo. Il plurale “famiglie” significa che qualunque cosa è famiglia, dunque si cancella quanto scritto nel precedente atto, il Documento sul matrimonio, approvato dal Sinodo del 1971 con ben altre modalità, ad esempio mettendo al centro la Bibbia, ora praticamente accantonata. La parola “coppie” significa che si includono anche coppie non sposate e “genitorialità” dice che si accetta totalmente la disgiunzione tra procreazione e essere genitori per dare alle coppie omosessuali il diritto di privare un bambino di uno dei genitori al fine di farne “il loro figlio”, un vero e proprio sacrificio umano sull’altare del dio “Gender”.

Il Documento, anziché basarsi sulla Bibbia, fa ampio riferimento al Sinodo

Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia

straordinario sulla famiglia in ambito cattolico romano”, o meglio, alle interpretazioni più ampie delle tesi più spinte presentate in quel consesso. Nel menzionare le differenze che permangono con i Cattolici, non viene menzionata quella vera, cioè che noi ci basiamo sulla Sola Scriptura (con tutto quel che segue, incluso il fatto che per noi il matrimonio non è un sacramento), di cui ci si dovrebbe ricordare con tutto il parlare dei 500 anni di Lutero, ma che “per noi” il matrimonio parrebbe essere qualsiasi aggregazione sociale “basata su un legame di solidarietà”, come sentiamo tante volte ripetere. Orbene, poiché mai la Scrittura dice né suggerisce questo, mentre sono ben chiare le sue parole contro l’omosessualità, la “colpa” dei cattolici –in questo caso – sarebbe quella di attenersi maggiormente alla Scrittura! Cosa peraltro in declino con l’avanzare del bergoglianesimo.

Il Documento afferma poi che “la famiglia presunta «naturale» è in realtà regolata dallo Stato che definisce per legge quali vincoli affettivi possano dirsi famiglia, ma non bisogna dimenticare che la legislazione è influenzata dai cambiamenti socio-culturali”. Non arriva proprio a dire che la famiglia è stata inventata dallo Stato, ma ci arriva molto vicino. Il fatto che, per natura, solo l’unione uomo-donna sia feconda non conta, né il fatto che la specie umana, avendo dei piccoli che per anni non sono autosufficienti, non sarebbe sopravvissuta senza un rapporto duraturo tra l’uomo e la donna. In nome della celebrazione dell’omosessualità dimenticano persino il tanto vezzeggiato Darwin, le cui teorie generalmente sono considerate dogma.

Il testo aggiunge che “[o]ltre alle leggi, lo Stato interviene a modellare la famiglia anche attraverso le politiche sociali”! Insomma, chi ha un legame di affetto, di attrazione e di fedeltà verso la propria moglie o il proprio marito lo fa perché lo Stato dà le detrazioni fiscali, un certificato di matrimonio e la pensione di reversibilità? Oltre allo statalismo, torna anche un iper-materialismo ideologico!

Segue il decisivo, fortemente ambiguo: “Il protestantesimo invita a concepire ogni famiglia come un nucleo di esistenze imperniate sulla vocazione, sulla formazione di un legame duraturo e sull’alleanza di grazia con Dio. Le nuove forme di famiglia sono a volte percepite come una messa in crisi della cosiddetta «famiglia tradizionale», in realtà possono essere un contributo alla riflessione sulla vocazione dei/ delle credenti: si creano così le condizioni per vivere tutte le forme di famiglia in modo cristiano, senza però «cristianizzarle» ma mantenendo quella distanza critica che consente di relativizzare ogni forma di famiglia.”

Nuovi tipi di “famiglie”

Belle le parole sul legame duraturo e molto suggestive quelle “sull’alleanza di grazia con Dio”, ma dove sta l’alleanza se si fa il contrario di quanto Dio, nella Sua parola, più volte dice? Notevole il tentativo – fallito – di spiegare che le cosiddette “nuove forme di famiglia” non danneggiano la famiglia tradizionale, perché sono “un contributo alla riflessione sulla vocazione dei credenti”: e che significa? Parole parole, finalizzate a “relativizzare ogni forma di famiglia”, cioè “relativizzare” anche la parola di Dio, che nella Scrittura è molto specifica su cosa è famiglia e cosa non lo è: chiamare “famiglia”, ciò che la Bibbia definisce “abominio” è un bell’esempio di relativizzazione. Detto più chiaramente, il punto vero è infischiarsene della parola di Dio e di Dio stesso, ma – per non scandalizzare troppo i contribuenti della Chiesa (non quelli che firmano l’8 per mille che non si scandalizzano per nulla) – lo si fa con frasi nebulose. Del resto, se la Parola di Dio non conta in generale, si può tranquillamente rottamare anche “il tuo parlare sia sì sì, no no”.

Il documento dice anche che per accedere alla benedizione/matrimonio occorre dichiarare la “volontà di vivere l’unione secondo l’insegnamento dell’evangelo”. Una unione omosessuale secondo l’insegnamento dell’evangelo? Evidentemente anche la parola “evangelo” è flessibile e peraltro usata qui in modo anomalo: da nessuna parte nella Confessione di fede valdese si dice o si suggerisce che i quattro Evangeli abbiano una natura diversa, men che meno contrastante, rispetto al resto della Bibbia. E comunque nell’Evangelo di Matteo si dice “Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento” (5:17). E nell’Evangelo di Luca: “è più facile che passino il cielo e la terra, piuttosto che cada un sol apice della legge” (16:17).

Nel punto 5 della “Introduzione” si leggono queste parole:

…includendo i rapporti tra persone dello stesso sesso che nelle chiese valdesi e metodiste sono accolte e che, dopo sofferto dibattito causato da una cultura plurisecolare di discriminazione, hanno potuto iniziare un cammino verso il riconoscimento della loro realtà di amore e comprensione reciproca con la richiesta di benedizione della loro unione”.

Qui il Documento potrebbe anche terminare: senza dare neppure l’ombra di una giustificazione scritturale, che infatti non esiste (l’unica brevissima citazione biblica nelle prime tre lunghe pagine in realtà è una citazione del Documento del 1971, e non c’entra nulla con l’omosessualità) dice tre cose molto pesanti.

1)      “Discriminare” in sé può non essere negativo: il giudice deve discriminare il colpevole dall’innocente, il medico deve discriminare il malato dal sano, ma qui è chiaro che si intende una cosa equivalente alla discriminazione razziale. Dunque il Documento sinodale dà qui dei “discriminatori”, nel senso di “razzisti”, a coloro che all’interno della chiesa si sono opposti alle benedizioni per le unioni omosessuali. Si noti che, nonostante la menzogna ripetuta cento volte della “larga maggioranza”, solo il 58% dei membri del Sinodo 2010 votarono a favore di queste benedizioni, dunque il restante 42% è marchiato di “discriminazione” para-razzista. Si noti anche che quell’ordine del giorno lasciava le chiese locali libere di approvarle o meno: ora però il Sinodo 2015 dice che chi non le approva è equiparabile al razzista. Viene fuori un’ipocrisia veramente straordinaria: nel 2010, pur di ottenere l’approvazione delle benedizioni gay si violò uno dei fondamenti dell’ordinamento della Chiesa Valdese (a partire dal patto dell’Unione del 1561, rinnovato con l’Unione delle Valli del 1571, confermato nel 1647 e nel 1658) che assegnano senza ombra di dubbio al Sinodo le decisioni di questa portata. Ma fu solo un meschino compromesso di cui gli artefici stessi non condividevano il contenuto, perché ora si dice chiaramente che chi non si adegua alla nuova dottrina è una persona, o una chiesa locale, indegna. Non era un compromesso, ma un inganno premeditato.

2)      A chi si oppone alla celebrazione liturgica dell’omosessualità non riconosce neppure la dignità di vedere menzionate le proprie motivazioni, magari per dire che sono sbagliate. No: solo il marchio d’infamia di essere equiparati ai razzisti.

3)      La Bibbia è ormai combattuta in modo talmente profondo che una presa di posizione su basi bibliche, in questo caso la contrarietà alla celebrazione liturgica dell’omosessualità, non può neppure più essere definita come tale.

4)      È chiaro che il giudizio di “discriminazione” equiparabile al razzismo non riguarda solo chi si oppone oggi alla celebrazione (si potrebbe quasi dire “adorazione”) dell’omosessualità, ma va esteso a tutti i valdesi del passato. Infatti si dice che è una discriminazione “plurisecolare”, e dunque tutti sono marchiati, fino a Valdo di Lione e a chi c’era prima di lui, e certamente fino all’apostolo Paolo e a Mosè, autore del Levitico. Sparisce dunque anche l’altra finzione ipocrita che giustifica la deriva omosessualista, quella secondo la quale l’evoluzione storica fa sì che oggi l’omosessualità vada considerata in modo diverso dal passato. No, per la nuova religione l’omosessualità è una verità assoluta fin dalla creazione, forse è il “logos” stesso del Vangelo di Giovanni. Dunque il marchio d’infamia va anche a Dio stesso, poiché la Bibbia, compresi i libri di Mosè e le lettere di Paolo, è parola di Dio. Siamo infatti alla bestemmia più radicale. La Parola di Dio è respinta in modo radicale, sostituita dall’ideologia gender-omosessualista. Abiura e apostasia.

E ciò può ben essere la fine di questo commento, e non solo di esso.

Sinodo valdese: rinnegata la Confessione di Fede del 1655 – Sostituita con un’altra, non cristiana

Come preannunciato dal breve messaggio del fratello Diego Fiumarella, il Sinodo Valdese, ha – indirettamente ma solennemente – rinnegato la Confessione di fede del 1655, tutt’ora – se ben si cerca – indicata come fondamento della fede della Chiesa Valdese ufficiale. Ciò, oltre che dal sito internet (che nel mondo di oggi è però ciò che maggiormente viene percepito), emerge dal fatto che la Confessione del 1655 è il documento più importante delle Discipline valdesi (purtroppo non disponibili online, ma solo in edizione cartacea).

Le Discipline valdesi sono “una cosuccia”: dicono cos’è e cosa fa (o dovrebbe fare)

Durante le persecuzioni i Valdesi elaborarono la loro Confessione di fede. Per restare coerenti con essa hanno affrontato discriminazioni, saccheggi, torture, morte

la Chiesa Valdese: in particolare l’articolo 2 dice: “La Chiesa professa le dottrine contenute nell’Antico e Nuovo Testamento e formulate nella sua confessione di fede”. Niente confessione di fede, niente chiesa. Anni fa abbiamo scritto: “È perciò un documento fondamentale non solo per regolare la Chiesa, ma definire che cosa la chiesa è e chi fa parte di essa. Senza una confessione di fede condivisa una chiesa non è tale, ma solo un’accozzaglia di gente che si trova nello stesso posto, forse per abitudine, forse perché i propri genitori ne erano parte, o forse per fini che nulla hanno a che fare con una chiesa che si definisce evangelica.”

E non si parla di una qualsiasi confessione di fede ma della sua confessione di fede del 1655 che conferma e articola maggiormente quella del secolo precedente. Entrambe scritte durante terribili persecuzioni per affermare davanti al mondo la ragione per la quale osavano opporsi al loro sovrano politico, più che per chiarirle ai Valdesi, i quali – all’epoca – conoscevano bene le cose di fede e di Scrittura. Quel che più conta, come scrisse il suo estensore, Antonio Leger:

“La confessione della fede nostra essendo tutta cavata dalle Sante Scritture, coloro che la combattono non fanno guerra a noi, ma a Dio”

LA CONFESSIONE DELLA FEDE NOSTRA ESSENDO TUTTA CAVATA DALLE SANTE SCRITTURE, COLORO CHE LA COMBATTONO NON FANNO GUERRA A NOI, MA A DIO.”

La confessione di fede non può essere cambiata nel suo fondamento biblico. Ma, supponendo si potesse cambiare, occorrerebbe farlo nel modo più ufficiale, pubblico possibile, sottoponendola a ogni chiesa locale, a pena dell’invalidità della decisione sulla base del Patto dell’Unione del 1561 che stabilisce come ogni decisione di carattere dottrinario debba avere il consenso di tutte le chiese. Lo stesso papa convocherebbe un concilio o almeno si assumerebbe la responsabilità di innovazioni con un documento ufficiale.

Disprezzo per le regole

Invece, con il consueto ostentato disprezzo per le regole, non è stato fatto proprio nulla di tutto questo e nulla della confessione di fede e dei regolamenti è stato mutato, ma si è passati ai fatti: la confessione di fede del 1655 viene ormai rinnegata in tutti i modi. E ieri, 20 agosto 2017, è stata nuovamente sostituita da un’altra, dichiaratamente non apostolica, dichiaratamente diversa nei contenuti da quella autentica e in sostanza non cristiana. Era già successo l’anno scorso, ma si poteva pensare che si trattasse del desiderio di “sentire una voce nuova”, un piccolo divertimento intellettuale. Ma non era così, tant’è vero che quest’anno la cosa si è ripetuta con lo stesso testo, il che già di per sé è assai significativo. Sarebbe stato meno grave fosse stata un’altra confessione ancora. Invece, ancora quella rifrittura panteista, terzomondista, vittimista, politicamente corretta del pastore e poeta svizzero, Kurt Marti, più noto per il suo impegno politico, per il suo pacifismo a senso unico (proteste su proteste contro la guerra degli Usa in Vietnam, mai una parola su tutte le guerre dell’Unione Sovietica in tutto il mondo, Vietnam compreso), che per le sue argomentazioni teologiche.

Colpo di mano anonimo. Un’assemblea legge solennemente una cosa di cui non sa nulla.

Dunque, quella di Marti (di cui non abbiamo mai udito di rapporti con i valdesi) è

L’assemblea sinodale legge la “sconfessione” di fede

diventata, con un colpo di mano, un fatto compiuto, la confessione di fede di quei valdesi. Peggio ancora dell’anno scorso, anche perché l’assemblea si era ormai seduta e il pastore Ferrario l’ha richiamata a rialzarsi (con ampi e poco decorosi borbottii) e tutti i presenti si sono trovati a leggere collettivamente quelle parole solo perché qualcuno gliele aveva fatte trovare sul foglietto del culto, con quel cantilenare indistinto e scoordinato che spesso sentiamo in altri ambienti ecclesiastici. Ma – va detto chiaro – le formule recitate nella messa cattolica, sono cosa assai meno clericale, assai più “protestante” di quanto è accaduto ieri. Quelle della messa sono cose conosciute da generazioni. Ovviamente c’è sempre il rischio che si ripetano senza grande consapevolezza, ma chi va alla messa sa che si troverà a ripeterle e lo fa consapevolmente. Qui invece un gruppetto di persone che non si sa neppure chi siano hanno preso quella desolante paginetta di Marti e centinaia di valdesi le hanno lette per la prima volta senza alcuna consapevolezza, senza sapere il perché, affermando di credere in esse, che esse sono il fondamento della loro vita! (Se le parole “confessione di fede” hanno un senso.

Per celebrare il Sola Scripura di Lutero, si cancella la confessione di fede fondata sulla Scrittura, sostituendola con una basata sulla politica.

Quanto al carattere teologico del contenuto, abbiamo già detto l’anno scorso: non è coerente con il credo apostolico, nega la divinità di Gesù e dunque nega la Trinità, non parla di Rivelazione e di Bibbia, ha una visione pagana o panteista di Dio, ignora, anzi nega la funzione salvifica e redentrice di Gesù, degradato a un Che Guevara senza sigaro, senza basco con la stella rossa e senza magliette commerciali.

Ormai siamo alla parodia

Il Sinodo “valdese”, nel cantilenare in modo scompostamente rituale questa roba ha affermato chiaramente di non avere nulla a che fare con la vera Chiesa Valdese, fedele alla Scrittura anche di fronte alle più atroci persecuzioni. La chiesa che si riconosce nella “confessione di fede” del signor Kurt Marti, è più lontana dai Valdesi che hanno scritto con il loro sangue l’autentica Confessione di Fede di quanto quei Valdesi lo fossero dai loro persecutori. I Valdesi storici hanno affrontato le sofferenze più atroci, l’uccisione dei loro bambini davanti ai loro occhi (cose che potevano evitare abbracciando il cattolicesimo) per differenze assai meno rilevanti di quelle che ci sono tra la loro fede e quella parodia messa in scena ieri a Torre Pellice.

Raccomandiamo di ascoltare per intero il culto inaugurale del Sinodo Valdese sul sito di Radio Beckwith

Sinodo Valdese flash: ancora un attacco alla confessione di fede?

Oggi sono stato all’apertura sel Sinodo. La canfessione di fede era di una inaudita eresia…

Diego Fiumarella

Al più presto i dettagli. Ricordiamo che già l’anno scorso secoli di buona dottrina furono presi a calci con una confessione di fede “post apostolica”.

Al Sinodo Valdese esordisce “la Spirita Santa”! In quale “vangela” l’hanno trovata?

Chi poi semina gioia nelle nostre anime cupe? Chi se non la tua Spirita Santa?” mi è parso di udire nella preghiera iniziale del culto inagurale del Sinodo Valdese. Poi mi sono detta: “Sei sempre maliziosa! Magari al pastore la ‘o’ è venuta un po’ aperta. Il decano della facoltà di teologia non può dire una cosa da estermista gender come questa. Dài, sii positiva!”

Ma la frase seguente, ha purtroppo confermato le mie orecchie: “Chi, se non lei,  risveglia saggezza e

coraggio anche in tempo scoraggiante?”

E sul “lei” non ci sono dubbi! Ecco i risultati della teologia femminista di cui la Facoltà fa un gran vanto. Pensa che ti ripensa, a dieci ore dai fatti, questa storia della Spirita Santa mi sembra una fesseria straordinaria.

Dove si spingerà questa parodia della teologia? Non voglio fare esempi blasfemi (temo ci penserà qualche dottissimo “teologo”), ma mi chiedo: in quale “vangela” hanno trovato questa idiozia?

E poi fingono di basarsi sul Sola scriptura, tanto per fare un po’ di cinquecentenario di Lutero! Se volevano valorizzare la donna, potevano parlare della sua coraggiosa moglie, Katharina von Bora. No: ci vogliono queste trovate mediatiche da quattro soldi che, per ora, siamo i soli a rilevare: ormai ci si abitua a tutto.

Per noi dissidenti valdesi, Sola scriptura non sono parole, ma una cosa seria, anzi, fondamentale, che i veri Valdesi seguono da prima della Riforma e probabilmente da prima di Vald0.

Sinodo Valdese 2017. I due volti del sermone di apertura: fede e politica

Si è aperto il Sinodo Valdese 2017, con la consueta attenzione mediatica. La predicazione del culto  inaugurale è stata affidata alla massima personalità teologica della chiesa valdese istituzionalizzata, il pastore e decano della Facoltà valdese di teologia prof. Fulvio Ferrario.

Nell‘articolo di Riforma dedicato al culto, vi è un ampio resoconto del suo sermone che appare come fortemente ed esclusivamente imperniato sul tema della conversione al “Dio reale e vicino”. Un sermone, dunque, “pietista”, parrebbe.

Ma il giornalista dell’Ansa, la più importante agenzia di notizie nazionale, deve aver evidentemente sentito un altro sermone perché il titolo del suo breve pezzo è “Sinodo, Vangelo è come guardia costiera”. Ovviamente questo sarà ciò che scriveranno i pochi giornali che si occuperanno del Sinodo, visto che l’operato della guardia costiera italiana e delle ong (organizzazioni non governative) rispetto ai migranti è l’argomento politico più caldo di questa estate e anche il più divisivo. Vero, tutti per ora su internet danno spazio quasi solo al messaggio che Bergoglio ha inviato al Sinodo, ma se diranno anche qualcosa su quanto espresso dai valdesi, l’equivalenza vangelo-guardia costiera sarà al centro di tutto, in chiave filo-governativa, o per meglio dire a sostegno di quella parte di governo particolarmente favorevole ai migranti. Ci sarà anche chi, legittimamente, trarrà l’ulteriore conseguenza: e cioè che “la guardia costiera è come il Vangelo” o, un passettino oltre, che “la guardia costiera è il Vangelo”.

E pensare che il prof. Ferrario si era mostrato scandalizzato perché nel nostro appello alla fedeltà alla confessione di fede noi dissidenti valdesi avevamo scritto che «da tempo la Chiesa Valdese, sola o insieme ad altre, impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere». Ecco, se le nostre spiegazioni non erano sufficienti, ci ha pensato lui oggi a confermare la nostra affermazione.     

 

Che succede? Cinque nuovi pastori che si presentano con parole ineccepibili – “Non dormiamo… Provate ogni cosa, ritenete il bene”

(Continua dalla prima parte)

Non si può non chiedersi come possano nella stessa facoltà convivere principi e modi di pensare alla Bibbia come quelli che si incontrano nelle presentazioni dei cinque consacrandi pastori nel prossimo Sinodo Valdese con ciò che abbiamo letto ormai da anni provenire dalla Facoltà di Teologia. Come interpretare – ad esempio il granitico sola Scrittura di uno di loro quando la pastora Bonafede da moderatora ha affermato che le benedizioni alle coppie omosessuali sono “bibliche al cento per cento”? Come è possibile   che le stesse persone, cioè i docenti della Facoltà e il corpo pastorale ritengano idonei al pastorato sia chi afferma di fondarsi sul sola Scrittura, sia chi ritiene ineccepibile affermare che Gesù credeva o fingeva di credere a menzogne (e le menzogne sono importantissimi passi biblici) e che brani evangelici sono inventati di sana pianta per ragioni di propaganda?

Insomma: i cinque consacrandi pastore la pensano come nelle loro belle autopresentazioni o no? La domanda, specie oggi nel giorno della loro consacrazione, sembra ed è irriguardosa e avremmo preferito non avere gli elementi per porla. Ma la pone la realtà dei fatti.

In primo luogo: preghiamo perché i candidati pastore che hanno dichiarato amore per Dio e per la sua Parola siano all’altezza delle loro affermazioni.

In secondo luogo: “non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri Provate ogni cosa, ritenete il bene” (I Tessalonicesi 5, 6 e 21).

Una risposta alla nostra domanda può stare nel modo molto particolare di ragionare che troviamo da parte di alcuni teologi. Ci torniamo presto, ma per ora suggeriamo la lettura della risposta del pastore Alessandro Esposito ai nostri articoli sul suo ritenere “ineccepibile” che Gesù crede o finge di credere a menzogne. E suggeriamo anche l’ascolto di una trasmissione radiofonica sull’Antico Testamento, cui partecipava il professor Daniele Garrone, uno dei “big” della Facoltà valdese di teologia.

Temiamo infatti che, in un certo modo di pensare, si possano tranquillamente dire cose “apparentemente” contraddittorie.

(seconda parte – continua)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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