\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Gli effetti della grazia di Dio – Culto di domenica 18 marzo 2018

Coloro che contestano l’annuncio che, davanti a Dio, in Cristo siamo salvati per grazia mediante la sola fede in Lui e nella sua opera dicono che tutto ciò sia troppo facile e comodo.. Essi pretendono “fatti concreti”, “opere”, e non chiacchere. Certo, fanno bene a pretenderle, ma non sanno che ricevere autenticamente la grazia di Dio in Gesù Cristo comporta straordinari e molto concreti effetti nella vita del credente. Ne parla l’Apostolo nella lettura di oggi.


http://telegra.ph/Gli-effetti-della-grazia-di-Dio-in-Cristo-03-12

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Paolo Castellina

Una discendenza spirituale – Culto di domenica 11 marzo 2018

Essere membri di un’istituzione antica e ben strutturata (una chiesa o un partito politico) per molti fornisce le sicurezze di cui hanno bisogno. Le istituzioni, però, spesso frustrano e soffocano gli ideali che le hanno ispirate e lo Spirito, indubbiamente, nelle istituzioni, “ci sta stretto”, così come ci stanno stretti “gli spiriti liberi”. Dinamico e flessibile nella sua “provvisorietà”, il movimento e non la chiesa-istituzione è molto più compatibile con il carattere del Cristianesimo. Vero “figlio di Abraamo” sono coloro che ne seguono l’esempio.

http://telegra.ph/Una-discendenza-spirituale-03-07

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Paolo Castellina

La Dichiarazione di Londra 2000

di Paolo Castellina

Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna

Il secondo volume della raccolta “Dichiarazioni evangeliche” presenta questa dichiarazione praticamente sconosciuta nell’ambito italiano, dichiarazione che riteniamo di grande valore ed attualità. Essa è stata riportata all’attenzione da alcuni suoi detrattori che la ritengono “un triste documento da dimenticare” mentre noi la riteniamo un documento eccellente da valorizzare e da ben meditare proprio per non cadere nei fatali errori che essa denunzia.

La Dichiarazione di Londra è opera dell’Alleanza di Cristiani Riformati (Alliance of Reformation Christians, che doveva essere l’equivalente britannico dell’Alleanza degli evangelici confessanti americana [The Alliance of Confessing Evangelicals]). Essa nasce dalla convinzione di una de-formazione spirituale e dottrinale nell’ambito delle chiese dovuta, in termini generali, ai cambiamenti culturali subìti e non veramente affrontati. L’obiettivo è quello d’invitare a una ri-forma delle chiese nel XXI secolo sulla base di una rinnovata presa di coscienza della propria identità dottrinale.

Fra i firmatari fondatori: Matthew Barry (riformato battista), Peter Collins (presbiteriano), Ian Cook (evangelico anglicano), Peter Glover (Coordinatore, presbiteriano), Alan Howe (presbiteriano), Finlay McIvor (presbiteriano), Mark Myatt (evangelico anglicano), Nick Needham (riformato battista), Gary Nixon (riformato battista), John Palmer (riformato battista), Andrew Shrimpton (riformato battista).

Il problema evangelico

L’evangelicalismo di oggi ha in gran parte perso il suo coraggio teologico collettivo. L’evangelicalismo è infatti diventato così insicuro della sua identità che i nostri antenati spirituali avrebbero difficoltà a vedere una continuità tra il movimento moderno e la chiesa del loro tempo.
All’alba di un nuovo millennio, invitiamo gli evangelici a pentirsi del diffuso peccato di indifferentismo dottrinale e storico. Le etichette dovrebbero significare qualcosa. Invitiamo quindi coloro che portano l’etichetta “evangelico” ad affermare di nuovo la loro fede in accordo con la testimonianza delle Scritture [1] ed in continuità con la fede storica della chiesa.


La questione della verità

Questo indifferentismo ha portato ad un relativismo nella chiesa, per cui ella tollera una gamma sempre più sconcertante d’interpretazioni di ciò che significa essere evangelico. Il fatto tragico è che oggi un numero smodato di coloro che professano lealtà all’evangelicalismo storico sia stato contagiato dallo spirito pluralista del nostro tempo. Sembra che la verità non importi più (continua…)

Tutti bocciati! – Culto di domenica 18 febbraio 2018

Avete avuto l’esperienza di essere “bocciati” a scuola? Oppure di non essere riusciti a “passare le qualificazioni” in una gara sportiva? Come vi sentivate? Credevate di farcela, di “poter passare”, magari grazie alla “misericordia” dell’insegnante o ad una raccomandazione, ma non siete riusciti ad arrivare all’agognata “sufficienza”. Davanti ai “criteri di qualificazione” morali per essere “a posto” davanti a Dio nessuno di noi “arriva alla sufficienza” ed è in grado essere “promosso” (alla gloria del cielo). Lo afferma la Parola di Dio. Potremmo anche confrontarci con altri e considerarci relativamente “a posto”. Potremmo pensare di avvalerci di raccomandazioni di varia natura, o confidare nella “clemenza della corte”, ma a confronto con i criteri morali e spirituali stabiliti per noi da Dio, nessuno verrà promosso. Nessuna illusione. Eppure c’è sempre chi si illude sulla propria bontà… Le cose stanno diversamente. Meglio accettare la diagnosi che fa la Parola di Dio sulla nostra vera condizione. Possiamo uscirne? Certo, ma non come ci immaginiamo di solito… Vediamo che afferma l’Aposto

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Paolo Castellina

La fedeltà di Dio, ciononostante… – Gli israeliti non sono stati sostituiti – Culto di domenica 11 febbraio 2018


Per l’11 Febbraio 2018 – Quarta Domenica dopo l’Epifanìa
Nonostante. Gli israeliti, antichi e moderni, non sono stati “sostituiti” in quanto popolo di Dio da altri. L’incredulità e i peccati della maggior parte di loro non pregiudica la loro elezione da parte di Dio, “perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Romani 11:29). Dio è sempre fedele alle sue promesse; quanto dona è per grazia immeritata, ed egli porta avanti i suoi eterni propositi in modo irresistibile, nonostante tutto. Noi credenti in Cristo di origine non ebraica, per grazia siamo stati innestati nel popolo di Dio e onoriamo l’Israele antico e moderno, perché è e rimane “speciale” agli occhi di Dio. Ma allora… Lasciamo rispondere alle perplessità dall’Apostolo nel prosieguo della lettera ai Romani.
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Paolo Castellina

Non vanagloria ma onestà di fronte a Dio – Culto di domenica 4 febbraio 2018

L’elezione, la redenzione in Cristo, la santificazione attraverso l’opera dello Spirito Santo, è sicuramente finalizzata a renderci migliori del mondo decaduto nel peccato, ma qualsiasi cosa buona ora si trovi in noi è solo opera di Dio. Non possiamo vantarci in alcun modo di noi stessi, ma solo di Dio e della sua grazia immeritata. Questo vale sia per gli israeliti che per noi, innestati in quel tronco. Questo ci deve rendere necessariamente umili e impegnati. È quanto ci dice, nel testo di oggi, la lettera ai Romani.
Letture bibliche:  Deuteronomio 18:15-20; 1 Corinti 8:1-13; Marco 1:21-28; Salmi 111
Preghiera – Onnipotente ed eterno Dio, tu governi ogni cosa sia in cielo che sulla terra. Ascolta misericordiosamente le suppliche del tuo popolo, e nel nostro tempo, donaci pace; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora ed in eterno. Amen.

La festa della riforma – Un matrimonio di interessi… e il gallo cantò

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata al quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, e ovviamente non pubblicata.

La festa della Riforma è stata una cerimonia ipocrita, un fidanzamento o forse addirittura un matrimonio di interessi, un tradimento dei veri valori del Protestantesimo – da tempo assorbiti dalla società laica civile – che consistono nel riconoscimento della autonomia dell’individuo e nell’abbattimento di ogni sudditanza nelle relazioni umane, secondo che è scritto: No ai Sacerdoti, No ai Re!

Luterani e cattolici si sono chiesti perdono reciprocamente per un peccato inventato e inesistente, creato ad hoc per vendere come riconciliazione un accordo commerciale, totalmente basato sugli interessi terreni – e non su interessi spirituali celesti, come si vuol far credere – che li renderà insieme più potenti come organizzazione umana impegnata a fare bassa politica e null’altro. Questo incredibile risultato si otterrà a scapito della figura di Lutero che sarà progressivamente ridotta a quella di un “estremista esaltato in buona fede”, colpevole nella sua foga rivoluzionaria del grave peccato della divisione e a danno della Riforma che, mentre si dice di volerla celebrare, in realtà viene indicata come un grave errore cui dopo 500 anni è doveroso porre rimedio.

La Chiesa di Roma e il Papa avranno buoni motivi per esultare perché, con la riunificazione fra le due parti in contesa, alla fine l’obiettivo – espresso dalla formula imperiale romana “in unum cogere” – dalla Chiesa sempre perseguito, di essere “cattolica” (= universale), non soltanto di nome ma anche di fatto, avrà fatto un decisivo passo avanti.

Il gallo, di evangelica memoria, che ha cantato numerose volte nel corso della storia per gli autonominatisi successori del “mai investito” Pietro, si prepara oggi a cantare ancora una volta per i grossi papaveri del Protestantesimo internazionale contemporaneo.

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Dunque la preghiera ecumenica congiunta che le due parti, la Chiesa Luterana e quella cattolica, hanno recitato assieme nella celebrazione della festa della Riforma, in cui in rito comune le due organizzazioni in contesa si dichiarano pentite del grave peccato della divisione, si mostra per quello che è, un atto sostanzialmente politico avente chiari scopi diversivi, una copertura architettata per parlare d’altro e giustificare al pubblico dei fedeli una volontà di unificazione di vertice che non ha assolutamente nessun carattere religioso

Parlare di peccato di divisione senza avere risolto il problema di fondo, ossia se le tesi di Lutero siano vere o false, è una mistificazione che conferma il legittimo sospetto che la unificazione cui le due parti aspirano abbia ragioni assolutamente estranee al problema religioso e nasconda oscuri piani che il futuro ci permetterà di scoprire negli sviluppi che avrà la grave insidia per l’umanità che si nasconde dietro questa ambigua azione associata alla celebrazione del 500.rio della Riforma. Il futuro possibile di questo pianeta poggia sulla costruzione di una società libera e laica, ove le esigenze religiose personali siano rispettate; mentre, per contro, ogni rafforzamento delle organizzazioni religiose istituzionali, rappresentando un gravissimo rischio per la società umana, come la storia ci ha dimostrato, deve essere sempre temuto, vigilando con particolare attenzione.

Il potere economico del nord Europa che – per difendere i propri interessi e liberarsi dal giogo del potere della Chiesa di Roma, 500 anni fa trovò conveniente sostenere Lutero nella sua contesa con il Cristianesimo-Cattolico e il Papato – oggi diventato più forte con l’inclusione del Nord America, che aspira a diventare il centro del potere mondiale, trova conveniente allearsi col vecchio nemico. E il tanto propagandato ecumenismo sembra potersi riassumere tutto in un semplice miserabile “mercimonio”. La questione religiosa, la libertà di pensiero e autonomia dell’individuo, la condanna del potere sacerdotale a chi aspira a gestire la finanza e l’economia mondiale interessano ben poco: Il famoso detto “Parigi val bene una messa” è sempre di attualità a chi è dedito al culto di Mammona.

Giovanni Scavazza

Ius soli, legge di Dio e versetti a buffet

Dopo l’articolo di Leonista di qualche giorno fa, vi viene segnalato un testo di Giorgio Modolo sullo stesso argomento, di cui riportiamo qui l’inizio.

L’Agape dopo il culto è sempre stato uno dei momenti più arricchenti per me. Ricordo che le lasagne di mia moglie erano sempre le prime a finire e spesso un amico ed io che ci attardavamo a discutere il sermone arrivavamo quando la casseruola era vuota. Ma lui ed io ci divertivamo ad assaggiare un po’ di tutto, vuoi per rispetto del lavoro di tante sorelle, vuoi per curiosità. Anche questo era arricchente.

La scorsa settimana il mondo evangelico s’è scoperto teonomista. Quando ben si adatta alla loro agenda progressista gli evangelici arrivano pure ad invocare la legge di Dio come criterio su cui modellare la legge civile. Esponenti vari hanno fatto notare un verso della Bibbia, Esodo 12:49 che dice:

Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che risiede tra di voi.

Qualcuno ha ravvisato che questo verso promuova biblicamente il concetto di ius soli. Qualcun altro meno. Sta di fatto che sono andati tutti  solo alle lasagne. Prima di passare ad altro, e credetemi, c’è molto altro, fatemi spendere due parole su questo verso.

Leggi tutto l’articolo

La testimonianza della nostra coscienza (8, la lettera ai Romani) – Culto di domenica 21 gennaio 2018

 - La nostra coscienza, non del tutto sopprimibile, rende testimonianza del fatto che vi sono principi morali assoluti ai quali dobbiamo conformarci. Il senso del bene e del male è radicato in noi e, nonostante le nostre giustificazioni, “sappiamo” di essere trasgressori. L’universo di Dio è fondato su precise leggi che ne garantiscono il funzionamento. La creatura umana deve renderne conto e il giudizio di condanna da parte di Dio è giusto. Il testo di oggi parla del ruolo della nostra coscienza (Romani 2:12-16). https://youtu.be/fPiaUigWfTQ

Trascrizione: https://sites.google.com/site/dottrinariformata/giusti-agli-occhi-di-dio/capitoli/8-la-testimonianza-della-nostra-coscienza

Letture di questa domenica: Giona 3:1-5, 10; 1 Corinti 7:29-31; Marco 1:14-20; Salmi 62:6-14

Dacci la grazia, o Signore, di rispondere prontamente alla chiamata del nostro Salvatore Gesù Cristo e di proclamare a tutti la Buona Notizia della Sua salvezza, affinché noi ed il mondo intero possiamo percepire la gloria delle Sue opere meravigliose; che vive e regna con Te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

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Paolo Castellina

I nuovi modelli: meglio di quelli vecchi? – Culto di domenica 7 gennaio 2018

Prima Domenica dopo l’Epifanìa

 Il progresso tecnologico dell’umanità in sé stesso è buono perché esprime la facoltà che Dio ha concesso alle creature umane di sviluppare creativamente le risorse materiali a nostra disposizione ponendole al nostro servizio. Il progresso tecnologico va certo controllato responsabilmente, ma in sé non è negativo. Esso, però, ci ha abituato all’idea, del tutto illusoria, che corrisponda ad un inarrestabile progresso morale e spirituale dell’umanità. Non è così. A quel livello siamo rimasti “all’età della pietra”, anzi, alla corruzione che caratterizza la Caduta dalla nostra condizione primigenia, e che, inalterata è rimasta dall’antichità. Le barbarie oggi possono essere più “raffinate” di un tempo, ma tali rimangono. Disfunzioni di ogni tipo, dalla radice morale e spirituale, continuano a fare danni immani ad ogni livello, personale e sociale. Quando nel capitolo 1 della lettera ai cristiani di Roma, espone l’Evangelo, egli mette in rilievo come i problemi, dell’umanità, le sue disfunzioni, sorgano tutti dalla fondamentale ribellione dell’umanità a Dio e alle sue leggi. Quali ne siano le principali (e paradigmatiche) conseguenze, le troviamo nel testo che esaminiamo quest’oggi. Continua qui: https://sites.google.com/site/dottrinariformata/giusti-agli-occhi-di-dio/capitoli/6-i-nuovi-modelli-migliori-di-quelli-vecchi

Letture bibliche: Genesi 1:1-5; Atti 19:1-7; Marco 1:4-11; Salmi 29

Preghiera: Padre celeste, che al Battesimo di Gesù nel fiume Giordano lo hai proclamato il beneamato Tuo Figlio e Lo hai unto di Spirito Santo: Concedi che tutti coloro che  sono battezzati nel Suo Nome possano rimanere fedeli al patto che hanno firmato, e confessino audacemente Lui come Signore e Salvatore; che con te e con lo Spirito Santo vivi e regni, un solo Dio, nella gloria eterna. Amen.

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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