\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Culto di Domenica delle Palme – 25 marzo 2018

Quella che chiamiamo “ La Domenica delle Palme” è la celebrazione che la comunità cristiana fa dell’episodio evangelico dell’ingresso trionfale di Gesù di Nazareth a Gerusalemme. Una folla speranzosa lo acclama come il leader che li avrebbe portati alla liberazione dal pesante giogo che li opprimeva. Di più, lo acclama come il Messia, il Cristo, il Salvatore, colui che finalmente avrebbe stabilito l’agognata shalom e le loro grida di osanna lo testimoniano.
Sarebbero stati delusi? Molti sì, perché Gesù non si sarebbe rivelato quel Messia che attendevano. Gesù di Nazareth, però, era e rimane l’unico e il vero Messia, il Salvatore del mondo, così come le antiche profezie di Israele lo preannunziano. La maniera in cui Gesù realizza la sua messianicità, la salvezza dal peccato e dalle sue conseguenze, spesso è diversa da quella che ci attendiamo, ma è la più efficace, l’autentica. Lo stesso racconto evangelico dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme è pregnante di riferimenti alle antiche Scritture di Israele il cui messaggio è inequivocabile e che non ci deve sfuggire, a partire dal significato stesso dell’esclamazione osanna! che risuona quel giorno dalla folla che lo acclama. Che vuol dire? Scopriamolo insieme dopo la lettura di questo episodio in Matteo 21:1-10.
———
Paolo Castellina

La dichiarazione di Londra 2000 – Per l’unità biblica nella chiesa

Il secondo volume della raccolta “Dichiarazioni evangeliche” presenta questa dichiarazione praticamente sconosciuta nell’ambito italiano, dichiarazione che riteniamo di grande valore ed attualità. Essa è stata riportata all’attenzione da alcuni suoi detrattori che la ritengono “un triste documento da dimenticare” mentre noi la riteniamo un documento eccellente da valorizzare e da ben meditare proprio per non cadere nei fatali errori che essa denunzia.

La Dichiarazione di Londra è opera dell’Alleanza di Cristiani Riformati (Alliance of Reformation Christians, che doveva essere l’equivalente britannico dell’Alleanza degli evangelici confessanti americana [The Alliance of Confessing Evangelicals]). Essa nasce dalla convinzione di una de-formazione spirituale e dottrinale nell’ambito delle chiese dovuta, in termini generali, ai cambiamenti culturali subìti e non veramente affrontati. L’obiettivo è quello d’invitare a una ri-forma delle chiese nel XXI secolo sulla base di una rinnovata presa di coscienza della propria identità dottrinale.

Fra i firmatari fondatori: Matthew Barry (riformato battista), Peter Collins (presbiteriano), Ian Cook (evangelico anglicano), Peter Glover (Coordinatore, presbiteriano), Alan Howe (presbiteriano), Finlay McIvor (presbiteriano), Mark Myatt (evangelico anglicano), Nick Needham (riformato battista), Gary Nixon (riformato battista), John Palmer (riformato battista), Andrew Shrimpton (riformato battista).

Il problema evangelico

L’evangelicalismo di oggi ha in gran parte perso il suo coraggio teologico collettivo. L’evangelicalismo è infatti diventato così insicuro della sua identità che i nostri antenati spirituali avrebbero difficoltà a vedere una continuità tra il movimento moderno e la chiesa del loro tempo.
All’alba di un nuovo millennio, invitiamo gli evangelici a pentirsi del diffuso peccato di indifferentismo dottrinale e storico. Le etichette dovrebbero significare qualcosa. Invitiamo quindi coloro che portano l’etichetta “evangelico” ad affermare di nuovo la loro fede in accordo con la testimonianza delle Scritture [1] ed in continuità con la fede storica della chiesa.

La questione della verità

Questo indifferentismo ha portato ad un relativismo nella chiesa, per cui ella tollera una gamma sempre più sconcertante d’interpretazioni di ciò che significa essere evangelico. Il fatto tragico è che oggi un numero smodato di coloro che professano lealtà all’evangelicalismo storico sia stato contagiato dallo spirito pluralista del nostro tempo. Sembra che la verità non importi più veramente. E una indifferenza nei confronti della verità ha aperto la porta alla tolleranza dell’errore, perfino dell’eresia stessa, fra coloro che sostengono di dare importanza a questioni del genere. Nella storia, gli evangelici sono stati disposti ad impegnarsi per una visione precisa della verità biblica, e spesso a rischiare la vita di conseguenza. Oggi sembra che questa chiarezza e questo impegno siano mancanti.
Invitiamo perciò gli evangelici a ritornare alla tradizionale visione biblica che esiste una verità oggettiva; che c’è un’unica verità; che ogni cosa che è incompatibile con la verità è falsità; e che affermare la veridicità di una particolare dottrina non è arroganza spirituale, ma un dovere biblico.

Una visione per una Riforma

La chiesa dev’essere sempre impegnata nella propria riforma [2]. Molti evangelici tuttavia, pur professandosi riformati, tollerano allo stesso tempo dottrine e pratiche che portano la chiesa nella direzione opposta, la deformazione della chiesa. Di conseguenza, molti non hanno idea di ciò che significherebbe in pratica una riforma nella dottrina e nella vita. Questa dichiarazione quindi, è un tentativo d’articolare una visione per una tale riforma.
Invitiamo perciò gli evangelici ad affermare una visione per riforma che sia in accordo con la testimonianza delle Scritture e in continuità con la fede storica della chiesa. E’ una visione di una chiesa che è sia cattolica che riformata.

Con “cattolica” non intendiamo “cattolica romana”. Usiamo la parola “cattolica”  [3] qui nel suo senso originale di universale e non-settaria. Non implichiamo alcuna lealtà alla Chiesa di Roma o ad altre organizzazioni che, ironicamente, hanno assunto il titolo “cattolico”, ma hanno poi la pretesa settaria che la verità si trovi solamente al proprio interno. Affermiamo di essere non cattolici romani, ma veri cattolici, cioè, unendoci alla chiesa storica di tutti i tempi nella confessione delle verità custodite nei grandi credi cattolici della chiesa primitiva – il Credo niceno, la Formula calcedonense, e (nella chiesa occidentale) il Credo apostolico. Con riformato, intendiamo che confessiamo quelle dottrine riguardo all’autorità delle Scritture ed alla salvezza per sola grazia che i nostri padri riformati hanno riaffermato al tempo della Riforma.

Quattro affermazioni

1. Cattolico e Riformato

Gli evangelici devono essere sia cattolici che riformati nella loro teologia.
Innanzitutto, affermiamo di essere cattolici, nel senso vero della parola. Ci uniamo cioè alla chiesa storica nell’affermare che i contenuti dei grandi credi cattolici della chiesa primitiva esprimono veramente l’insegnamento delle Scritture: il Credo niceno, il Credo di Calcedonia, e (nella chiesa occidentale) il Credo apostolico. Qui troviamo quelle verità fondamentali quali la Trinità, la creazione, e l’incarnazione del Figlio eterno, la sua morte espiatoria, la risurrezione fisica (compresa come fatto storico), l’ascensione nel cielo e la seconda venuta.
Invitiamo perciò gli evangelici ad essere solidali con i Padri e Riformatori nella confessione di questi credi quali affermazioni fondanti della verità biblica [4].
Nell’affermare che siamo cattolici, sosteniamo anche che siamo riformati. Vale a dire, difendiamo il cosiddetto principio formale della Riforma, cioè l’autorità suprema, l’inerranza e la completa sufficienza della Bibbia per la dottrina e la vita della chiesa. Di conseguenza, respingiamo tutte le pretese di rivelazione extra-biblica autorevoli, sia nella tradizione ecclesiastica che fra uomini viventi (come papi, o presunti apostoli o profeti moderni). Respingiamo anche l’insegnamento di Barth e dei suoi seguaci moderni che la rivelazione non sia da identificarsi con le parole stesse delle Scritture. Inoltre, difendiamo il cosiddetto principio materiale della Riforma, cioè la giustificazione forense per sola grazia attraverso la sola fede in Gesù Cristo soltanto.
Affermiamo per di più che siamo agostiniani nella nostra dottrina dell’uomo e nella nostra dottrina della salvezza. Crediamo infatti che Agostino ed i suoi successori, inclusi i Riformatori, riflettono fedelmente l’insegnamento biblico riguardo alla totale incapacità spirituale dell’uomo decaduto di rispondere a Dio, all’elezione incondizionata di un popolo da salvare per la grazia di Dio Padre, al disegno dell’opera espiatoria del Figlio incarnato con lo scopo di acquistare sicuramente e certamente la salvezza di quel popolo, alla grazia monergistica dello Spirito Santo nella rigenerazione, ed alla perseveranza degli eletti. Respingiamo pertanto anche ogni forma di sinergismo o semi-pelagianismo secondo cui all’uomo viene riconosciuto un ruolo di cooperazione nella sua rigenerazione,  es. Arminianesimo. Respingiamo ugualmente qualsiasi ammorbidimento della soteriologia agostiniana, es. Amiraldismo (Calvinismo “a quattro punti”), e qualsiasi indurimento, es. Iper-calvinismo[5].
Riguardo a queste dottrine affermiamo, invece, i contenuti comuni delle più importanti confessioni di fede riformate quali i Trentanove articoli di religione (Anglicana), le Tre Forme di Unità (Riformata olandese), la Confessione di Westminster (Presbiteriana), la Dichiarazione di Savoia (Indipendente), e la Confessione Battista del 1689 (Battista). 
Invitiamo perciò gli evangelici nelle loro rispettive tradizioni a dichiarare la loro fedeltà alle proprie confessioni storiche quali affermazioni riassuntive della verità biblica.
L’idea di un’unica Chiesa Cattolica e Riformata – una maestosa corrente principale di ortodossia storica cristiana – è quindi parte integrante della nostra comprensione. Affermiamo che questa idea sia vera e fondante per qualsiasi prospettiva evangelica degna di questo nome. Insieme a questa affermazione, chiediamo che ci siano dei confini dottrinali ben-definiti e confessati, per paura che la nostra cattolicità percorra la “via larga” non-biblica di gran parte dell’evangelicalismo di oggi. Tuttavia, chiediamo parimenti d’evitare tutti i sentieri secondari di poca importanza (come, per esempio, una crociata perché tutte le chiese necessariamente cantino solo i Salmi, o adottino una particolare versione della Bibbia quale prova che il loro culto sia veramente riformato). Sarebbe una tragedia se la nostra comprensione di quel che è “riformato” fosse determinato da conflitti interni su questioni meno importanti.
Invitiamo perciò gli evangelici a fare attenzione e ad evitare i pericoli sia del Nuovo liberalismo all’interno dell’evangelicalismo, sia della rinascita del settarismo riformato.
2. La chiesa storica
I cattolici riformati affermano l’importanza della chiesa e della sua storia in ogni visione autentica dell’opera redentrice di Dio nello spazio e nel tempo. L’evangelicalismo è oggi infetto da una mortale amnesia nei confronti della chiesa storica. Il cristianesimo non ha tuttavia avuto inizio con la nostra conversione! Siamo invece stati presi ed inseriti nel corso della storia del popolo salvato di Dio. Non dobbiamo quindi interessarci di un cristianesimo che è separato dalla vita della chiesa.
Invitiamo perciò gli evangelici a ricollegarsi consapevolmente con la chiesa storica e a cercare d’esprimere la propria fede soprattutto in un contesto ecclesiale. Invitiamo in particolare gli evangelici a non impegnarsi semplicemente in qualche riforma disincarnata, ma in una riforma della chiesa.
Pensare “cristiano” significa, quindi, pensare “chiesa”. Ricollegarsi alla chiesa storica significa entrare a far parte e ad apprezzare la storia di una comunità che inizia con Adamo, si spiega nel racconto dell’Antico Testamento della nazione d’Israele, il popolo dell’alleanza, e si compie nell’incarnazione del Messia, nel suo dono dello Spirito e nella storia della Nuova chiesa dell’alleanza che continua fino ai giorni nostri. Nonostante gli effetti del peccato umano, visti nelle frequenti defezioni della chiesa dalla verità biblica, affermiamo che c’è sempre stata una continua successione di veri credenti in ogni generazione. Di conseguenza, respingiamo necessariamente la moderna antipatia evangelica verso ogni cosa che ha a che fare con la storia. Diffidiamo di nuove comprensioni bibliche che nascono all’interno di movimenti moderni poco legati all’ortodossia storica, fra cui menzioniamo ogni forma di pentecostalismo e dispensazionalismo.
Invitiamo perciò gli evangelici a fare propri e ad apprezzare tutto ciò che è nobile e vero nella storia visibile della chiesa cristiana, partendo dai primi Padri della chiesa, passando per i grandi personaggi del Medioevo e della Riforma fino a quelli di oggi, sia nei rami orientali che occidentali della chiesa, cioè ovunque è stata evidente la “corrente maestosa”. Invitiamo gli evangelici ad ascoltare attentamente i testimoni storici della nostra comunità, e, come i credenti della Berea [6], ad esaminare quotidianamente le Scritture per vedere se la loro testimonianza è vera.

3. Adorazione biblicamente informata

I cattolici riformati affermano la loro dedizione ad una forma d’adorazione centrata su Dio. L’adorazione non esiste in primo luogo per la benedizione dell’uomo, ma prima di tutto per glorificare Dio. Respingiamo quindi gran parte di ciò che oggi si fa passare per adorazione, con il suo ethos centrato sull’uomo e che mira a stimolare ed intrattenere gli “adoratori” in modo che possano sentirsi bene e benedetti. In modo specifico respingiamo lo spettacolo soggettivo e spesso disordinato dell’adorazione stile carismatico, con tutte le relative pratiche, come il presunto parlare in lingue, le profezie, le “uccisioni nello Spirito”, ecc. Affermiamo che in ogni cosa che facciamo nell’adorazione – le nostre preghiere e le nostre lodi, il nostro ascolto della Parola di Dio, la nostra partecipazione nella cena del Signore – il nostro scopo primario deve essere di riconoscere la gloria di Dio, a prescindere dal fatto che ci faccia sentire bene o meno.
Dicendo questo, sosteniamo anche che il Dio sul quale l’adorazione va centrata dev’essere il vero Dio delle Scritture – la Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, tre persone distinte in un’essenza. Pensiamo che sia ora di smettere di trattare la Trinità come un pezzo di teologia astratta, e invece permettere in modo consapevole alla realtà della Trinità di formare la nostra pratica dell’adorazione – informare le nostre preghiere, le nostre lodi, ed il nostro insegnamento. Non adoriamo qualche Dio unitario, o Gesù da solo; adoriamo Dio Padre, Dio Figlio, e Dio Spirito Santo, la santa Trinità, al di fuori di cui non c’è dio. La vera adorazione è e deve essere adorazione trinitaria.
Un’adorazione centrata su Dio sarà guidata da ciò che Dio dice nella sua Parola. Affermiamo quindi che un approccio biblico all’adorazione comporterà certi eventi specifici con una certa sequenza naturale. Questa struttura richiederà la confessione del peccato all’inizio del culto, mentre prendiamo coscienza della santità di Dio, e sarà accompagnata dalla rassicurazione del suo perdono; il canto dei salmi e degli inni con melodie riverenti; letture estese delle Scritture (preferibilmente tratte da entrambi i Testamenti) come un atto di adorazione in sé; esposizione biblica; preghiere di intercessione, e benedizioni. La cena del Signore è il modo più appropriato per concludere questo tempo di adorazione [7]. Affermiamo che sia desiderabile celebrare la cena del Signore frequentemente, e cioè settimanalmente, perché contribuisce alla completezza dell’adorazione biblica, e abbracciamo la storica convinzione riformata che la cena sia un mezzo di grazia per il quale il Cristo risorto pasce il suo popolo per lo Spirito Santo.
Affermiamo infine che la nostra adorazione deve trovare i modi per esprimere il principio del sacerdozio di tutti i credenti. Non veniamo al culto per guardare e ascoltare il ministro che adora al nostro posto, ma per offrire attivamente ed unitariamente la nostra adorazione a Dio quale popolo sacerdotale. I primi Padri della chiesa e i Riformatori espressero questo principio coinvolgendo i membri di chiesa nelle liturgie, e queste includevano elementi come la recita o il canto collettivi della preghiera del Signore e del Credo apostolico o niceno. Affermiamo che, nell’esercizio della loro libertà cristiana, le chiese oggi sono libere (benché non obbligate) a seguire questo stesso modello.
Invitiamo perciò gli evangelici ad abbracciare una teologia dell’adorazione che incoraggi l’organizzazione dei culti secondo una struttura fondata teologicamente e biblicamente e centrata sulla Trinità.

4. La signoria di Cristo

I cattolici riformati affermano la signoria di Cristo sull’intera vita umana e su tutta la cultura. Sebbene sia giusto separarsi dall’eresia e dall’incredulità nella vita della chiesa, respingiamo un atteggiamento sconsiderato di separatismo nei confronti del contesto sociale nel quale Dio ci ha posti. Il cristianesimo è molto di più della pia coltivazione della propria vita interiore. Cristo ha delle pretese non solo sugli affari privati dell’anima individuale, ma anche sugli affari pubblici della comunità, della nazione, e del mondo. In particolare, lamentiamo l’influenza fra gli evangelici di un dispensazionalismo pietista secondo il quale il mondo viene considerato irrimediabilmente malvagio (e quindi non meritevole dei nostri sforzi per influenzarlo), e secondo il quale l’unica speranza dovrebbe essere l’imminente rapimento dei santi.
Inoltre, affermiamo la necessità di un approccio cristocentrico e biblico verso ogni aspetto della vita umana, es. la politica, l’economia, la scienza, le arti. I cristiani devono essere come il sale e la luce nel mondo. Sosteniamo quindi la posizione che i cristiani devono sfidare e trasformare la società. Ciononostante, respingiamo ogni forma di legalismo secondo i quali la volontà di Cristo per le nazioni viene identificata in modo semplicistico con l’imposizione degli aspetti non-rituali della legge mosaica dell’Antico Testamento [8].
Invitiamo perciò gli evangelici nella nostra epoca pluralista a rendere testimonianza pubblica al diritto esclusivo di Cristo all’autorità su tutti gli aspetti della vita. Invitiamo gli evangelici a proclamare che tutte le persone e tutte le istituzioni devono piegare il ginocchio davanti a Lui.
Note
1. 2 Corinzi 13,8, Galati 4,16.
2. Per i riformatori del XVI secolo una chiesa fedele era ecclesia reformata sed semper reformanda, cioè una chiesa riformata, ma sempre bisognosa di riforma.
3. Dal greco katholikos, “riguardante la totalità” – con riferimento alla comunità dei veri credenti in tutto il mondo. E’ in questo senso che diciamo nel Credo, “Crediamo nella santa Chiesa Cattolica”.
4. Raccomandiamo che le chiese siano libere di adottare il Credo niceno o nella sua forma originale, senza la proposizione filioque, o nella sua successiva forma occidentale, con la proposizione filioque. Non tutti i teologi riformati hanno accettato la teologia implicata nella proposizione filioque, che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come da un’unica fonte nella Trinità ontologica. Questa è una questione che preferiremmo fosse discussa fra fratelli piuttosto di essere una causa di divisione.
5. Con “Iper-calvinismo” intendiamo il rifiuto della responsabilità da parte della chiesa di invitare tutti i peccatori indiscriminatamente a fidarsi di Cristo per la salvezza.
6. Atti 17,11.
7. Atti 20,7, 1Cor 11,18-20. Il culto nel giorno del Signore senza la cena del Signore può certamente essere lo stesso una vera adorazione, ma noi vorremmo suggerire che manchi di completezza senza la cena. Calvino sosteneva che si dovesse celebrare la cena del Signore “almeno una volta la settimana” (Istituzione della religione cristiana IV.17.43).
8. Riguardo a Israele e agli aspetti civili della legge mosaica la Confessione di Westminster dice, “Al popolo di Israele, come società civile, diede pure diverse leggi giudiziarie che non sono più in vigore da quando gli ebrei cessarono di essere una nazione. Nessuno è più ora tenuto alla loro osservanza, benché i loro principi generali di giustizia siano ancora validi in campo morale” (19.4). In altre parole, bisogna distinguere l’aspetto civile, politico e giudiziario della legge mosaica dal suo aspetto puramente morale. Il primo non è vincolante, o solo nella misura in cui possiamo discernere l’attuazione di un principio generale di giustizia che può avere qualche applicazione (forse in forma diversa) nella società odierna.

Gli effetti della grazia di Dio – Culto di domenica 18 marzo 2018

Coloro che contestano l’annuncio che, davanti a Dio, in Cristo siamo salvati per grazia mediante la sola fede in Lui e nella sua opera dicono che tutto ciò sia troppo facile e comodo.. Essi pretendono “fatti concreti”, “opere”, e non chiacchere. Certo, fanno bene a pretenderle, ma non sanno che ricevere autenticamente la grazia di Dio in Gesù Cristo comporta straordinari e molto concreti effetti nella vita del credente. Ne parla l’Apostolo nella lettura di oggi.


http://telegra.ph/Gli-effetti-della-grazia-di-Dio-in-Cristo-03-12

———
Paolo Castellina

Una discendenza spirituale – Culto di domenica 11 marzo 2018

Essere membri di un’istituzione antica e ben strutturata (una chiesa o un partito politico) per molti fornisce le sicurezze di cui hanno bisogno. Le istituzioni, però, spesso frustrano e soffocano gli ideali che le hanno ispirate e lo Spirito, indubbiamente, nelle istituzioni, “ci sta stretto”, così come ci stanno stretti “gli spiriti liberi”. Dinamico e flessibile nella sua “provvisorietà”, il movimento e non la chiesa-istituzione è molto più compatibile con il carattere del Cristianesimo. Vero “figlio di Abraamo” sono coloro che ne seguono l’esempio.

http://telegra.ph/Una-discendenza-spirituale-03-07

———
Paolo Castellina

La Dichiarazione di Londra 2000

di Paolo Castellina

Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna

Il secondo volume della raccolta “Dichiarazioni evangeliche” presenta questa dichiarazione praticamente sconosciuta nell’ambito italiano, dichiarazione che riteniamo di grande valore ed attualità. Essa è stata riportata all’attenzione da alcuni suoi detrattori che la ritengono “un triste documento da dimenticare” mentre noi la riteniamo un documento eccellente da valorizzare e da ben meditare proprio per non cadere nei fatali errori che essa denunzia.

La Dichiarazione di Londra è opera dell’Alleanza di Cristiani Riformati (Alliance of Reformation Christians, che doveva essere l’equivalente britannico dell’Alleanza degli evangelici confessanti americana [The Alliance of Confessing Evangelicals]). Essa nasce dalla convinzione di una de-formazione spirituale e dottrinale nell’ambito delle chiese dovuta, in termini generali, ai cambiamenti culturali subìti e non veramente affrontati. L’obiettivo è quello d’invitare a una ri-forma delle chiese nel XXI secolo sulla base di una rinnovata presa di coscienza della propria identità dottrinale.

Fra i firmatari fondatori: Matthew Barry (riformato battista), Peter Collins (presbiteriano), Ian Cook (evangelico anglicano), Peter Glover (Coordinatore, presbiteriano), Alan Howe (presbiteriano), Finlay McIvor (presbiteriano), Mark Myatt (evangelico anglicano), Nick Needham (riformato battista), Gary Nixon (riformato battista), John Palmer (riformato battista), Andrew Shrimpton (riformato battista).

Il problema evangelico

L’evangelicalismo di oggi ha in gran parte perso il suo coraggio teologico collettivo. L’evangelicalismo è infatti diventato così insicuro della sua identità che i nostri antenati spirituali avrebbero difficoltà a vedere una continuità tra il movimento moderno e la chiesa del loro tempo.
All’alba di un nuovo millennio, invitiamo gli evangelici a pentirsi del diffuso peccato di indifferentismo dottrinale e storico. Le etichette dovrebbero significare qualcosa. Invitiamo quindi coloro che portano l’etichetta “evangelico” ad affermare di nuovo la loro fede in accordo con la testimonianza delle Scritture [1] ed in continuità con la fede storica della chiesa.


La questione della verità

Questo indifferentismo ha portato ad un relativismo nella chiesa, per cui ella tollera una gamma sempre più sconcertante d’interpretazioni di ciò che significa essere evangelico. Il fatto tragico è che oggi un numero smodato di coloro che professano lealtà all’evangelicalismo storico sia stato contagiato dallo spirito pluralista del nostro tempo. Sembra che la verità non importi più (continua…)

Tutti bocciati! – Culto di domenica 18 febbraio 2018

Avete avuto l’esperienza di essere “bocciati” a scuola? Oppure di non essere riusciti a “passare le qualificazioni” in una gara sportiva? Come vi sentivate? Credevate di farcela, di “poter passare”, magari grazie alla “misericordia” dell’insegnante o ad una raccomandazione, ma non siete riusciti ad arrivare all’agognata “sufficienza”. Davanti ai “criteri di qualificazione” morali per essere “a posto” davanti a Dio nessuno di noi “arriva alla sufficienza” ed è in grado essere “promosso” (alla gloria del cielo). Lo afferma la Parola di Dio. Potremmo anche confrontarci con altri e considerarci relativamente “a posto”. Potremmo pensare di avvalerci di raccomandazioni di varia natura, o confidare nella “clemenza della corte”, ma a confronto con i criteri morali e spirituali stabiliti per noi da Dio, nessuno verrà promosso. Nessuna illusione. Eppure c’è sempre chi si illude sulla propria bontà… Le cose stanno diversamente. Meglio accettare la diagnosi che fa la Parola di Dio sulla nostra vera condizione. Possiamo uscirne? Certo, ma non come ci immaginiamo di solito… Vediamo che afferma l’Aposto

———
Paolo Castellina

La fedeltà di Dio, ciononostante… – Gli israeliti non sono stati sostituiti – Culto di domenica 11 febbraio 2018


Per l’11 Febbraio 2018 – Quarta Domenica dopo l’Epifanìa
Nonostante. Gli israeliti, antichi e moderni, non sono stati “sostituiti” in quanto popolo di Dio da altri. L’incredulità e i peccati della maggior parte di loro non pregiudica la loro elezione da parte di Dio, “perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Romani 11:29). Dio è sempre fedele alle sue promesse; quanto dona è per grazia immeritata, ed egli porta avanti i suoi eterni propositi in modo irresistibile, nonostante tutto. Noi credenti in Cristo di origine non ebraica, per grazia siamo stati innestati nel popolo di Dio e onoriamo l’Israele antico e moderno, perché è e rimane “speciale” agli occhi di Dio. Ma allora… Lasciamo rispondere alle perplessità dall’Apostolo nel prosieguo della lettera ai Romani.
———
Paolo Castellina

Non vanagloria ma onestà di fronte a Dio – Culto di domenica 4 febbraio 2018

L’elezione, la redenzione in Cristo, la santificazione attraverso l’opera dello Spirito Santo, è sicuramente finalizzata a renderci migliori del mondo decaduto nel peccato, ma qualsiasi cosa buona ora si trovi in noi è solo opera di Dio. Non possiamo vantarci in alcun modo di noi stessi, ma solo di Dio e della sua grazia immeritata. Questo vale sia per gli israeliti che per noi, innestati in quel tronco. Questo ci deve rendere necessariamente umili e impegnati. È quanto ci dice, nel testo di oggi, la lettera ai Romani.
Letture bibliche:  Deuteronomio 18:15-20; 1 Corinti 8:1-13; Marco 1:21-28; Salmi 111
Preghiera – Onnipotente ed eterno Dio, tu governi ogni cosa sia in cielo che sulla terra. Ascolta misericordiosamente le suppliche del tuo popolo, e nel nostro tempo, donaci pace; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora ed in eterno. Amen.

La festa della riforma – Un matrimonio di interessi… e il gallo cantò

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata al quotidiano dei vescovi italiani Avvenire, e ovviamente non pubblicata.

La festa della Riforma è stata una cerimonia ipocrita, un fidanzamento o forse addirittura un matrimonio di interessi, un tradimento dei veri valori del Protestantesimo – da tempo assorbiti dalla società laica civile – che consistono nel riconoscimento della autonomia dell’individuo e nell’abbattimento di ogni sudditanza nelle relazioni umane, secondo che è scritto: No ai Sacerdoti, No ai Re!

Luterani e cattolici si sono chiesti perdono reciprocamente per un peccato inventato e inesistente, creato ad hoc per vendere come riconciliazione un accordo commerciale, totalmente basato sugli interessi terreni – e non su interessi spirituali celesti, come si vuol far credere – che li renderà insieme più potenti come organizzazione umana impegnata a fare bassa politica e null’altro. Questo incredibile risultato si otterrà a scapito della figura di Lutero che sarà progressivamente ridotta a quella di un “estremista esaltato in buona fede”, colpevole nella sua foga rivoluzionaria del grave peccato della divisione e a danno della Riforma che, mentre si dice di volerla celebrare, in realtà viene indicata come un grave errore cui dopo 500 anni è doveroso porre rimedio.

La Chiesa di Roma e il Papa avranno buoni motivi per esultare perché, con la riunificazione fra le due parti in contesa, alla fine l’obiettivo – espresso dalla formula imperiale romana “in unum cogere” – dalla Chiesa sempre perseguito, di essere “cattolica” (= universale), non soltanto di nome ma anche di fatto, avrà fatto un decisivo passo avanti.

Il gallo, di evangelica memoria, che ha cantato numerose volte nel corso della storia per gli autonominatisi successori del “mai investito” Pietro, si prepara oggi a cantare ancora una volta per i grossi papaveri del Protestantesimo internazionale contemporaneo.

*********************************************************************************************

Dunque la preghiera ecumenica congiunta che le due parti, la Chiesa Luterana e quella cattolica, hanno recitato assieme nella celebrazione della festa della Riforma, in cui in rito comune le due organizzazioni in contesa si dichiarano pentite del grave peccato della divisione, si mostra per quello che è, un atto sostanzialmente politico avente chiari scopi diversivi, una copertura architettata per parlare d’altro e giustificare al pubblico dei fedeli una volontà di unificazione di vertice che non ha assolutamente nessun carattere religioso

Parlare di peccato di divisione senza avere risolto il problema di fondo, ossia se le tesi di Lutero siano vere o false, è una mistificazione che conferma il legittimo sospetto che la unificazione cui le due parti aspirano abbia ragioni assolutamente estranee al problema religioso e nasconda oscuri piani che il futuro ci permetterà di scoprire negli sviluppi che avrà la grave insidia per l’umanità che si nasconde dietro questa ambigua azione associata alla celebrazione del 500.rio della Riforma. Il futuro possibile di questo pianeta poggia sulla costruzione di una società libera e laica, ove le esigenze religiose personali siano rispettate; mentre, per contro, ogni rafforzamento delle organizzazioni religiose istituzionali, rappresentando un gravissimo rischio per la società umana, come la storia ci ha dimostrato, deve essere sempre temuto, vigilando con particolare attenzione.

Il potere economico del nord Europa che – per difendere i propri interessi e liberarsi dal giogo del potere della Chiesa di Roma, 500 anni fa trovò conveniente sostenere Lutero nella sua contesa con il Cristianesimo-Cattolico e il Papato – oggi diventato più forte con l’inclusione del Nord America, che aspira a diventare il centro del potere mondiale, trova conveniente allearsi col vecchio nemico. E il tanto propagandato ecumenismo sembra potersi riassumere tutto in un semplice miserabile “mercimonio”. La questione religiosa, la libertà di pensiero e autonomia dell’individuo, la condanna del potere sacerdotale a chi aspira a gestire la finanza e l’economia mondiale interessano ben poco: Il famoso detto “Parigi val bene una messa” è sempre di attualità a chi è dedito al culto di Mammona.

Giovanni Scavazza

Ius soli, legge di Dio e versetti a buffet

Dopo l’articolo di Leonista di qualche giorno fa, vi viene segnalato un testo di Giorgio Modolo sullo stesso argomento, di cui riportiamo qui l’inizio.

L’Agape dopo il culto è sempre stato uno dei momenti più arricchenti per me. Ricordo che le lasagne di mia moglie erano sempre le prime a finire e spesso un amico ed io che ci attardavamo a discutere il sermone arrivavamo quando la casseruola era vuota. Ma lui ed io ci divertivamo ad assaggiare un po’ di tutto, vuoi per rispetto del lavoro di tante sorelle, vuoi per curiosità. Anche questo era arricchente.

La scorsa settimana il mondo evangelico s’è scoperto teonomista. Quando ben si adatta alla loro agenda progressista gli evangelici arrivano pure ad invocare la legge di Dio come criterio su cui modellare la legge civile. Esponenti vari hanno fatto notare un verso della Bibbia, Esodo 12:49 che dice:

Vi sarà un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che risiede tra di voi.

Qualcuno ha ravvisato che questo verso promuova biblicamente il concetto di ius soli. Qualcun altro meno. Sta di fatto che sono andati tutti  solo alle lasagne. Prima di passare ad altro, e credetemi, c’è molto altro, fatemi spendere due parole su questo verso.

Leggi tutto l’articolo

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Link Consigliati

                 

Visitatori 2010 : 43.446

Visitatori 2011 : 81.694

Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

  • 1721383Totale Visitatori:
  • 131Oggi:
  • 624Ieri:
  • 5841Ultimi 7 giorni:
  • 16072Questo mese:

Visitatori Online