\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Che cos’è la “bibliachia”

Bibliachia, s. f. Allergia patologica che insorge in alcuni cristiani o chiese verso dottrine bibliche come l’inerranza biblica, l’assoluta sovranità di Dio (e il suo corollario la doppia predestinazione), l’unicità di Cristo, il concetto creazionale di famiglia, la corruzione totale dell’essere umano, il principio regolatore del culto, il ministero pastorale unicamente maschile, ecc. A carattere infettivo, questa allergia la si contrae per esposizione continuata ai virus delle ideologie di questo mondo (in particolare l’umanesimo religioso, socialismo, femminismo, il genderismo ecc.) e spesso è ritrasmessa e rafforzata da predicatori o scuole teologiche che ne sono contaminati. Generalmente questa allergia viene combattuta (non guarita ma assuefacendosene) assumendo surrogati della Bibbia e della fede cristiana epurati da suddette dottrine, che danno così l’impressione, a chi se ne nutre, di essere biblici e cristiani pur senza esserlo veramente. Spesso, tanto ci si abitua a questi surrogati che si ritiene che siano essi stessi il prodotto reale e non l’imitazione. Non solo, chi è affetto da bibliachia spesso cerca di infettare in maniera militante chi ne è esente proponendogli le sue diete alternative, salvo ritirandosi scandalizzato ed offeso da chi gli oppone resistenza, rifiutandosi di averne rapporti. La decontaminazione e la guarigione dalla bibliachia è procedimento lungo e difficile a cui si giunge con cure di sana dottrina attraverso applicazioni di teologia biblica e storica, come pure di apologetica, ma soprattutto è frutto dell’opera misericordiosa e sovrana dello Spirito Santo.

Paolo Castellina

L’unica autorità che serve è quella che serve – Culto di domenica 1° ottobre 2017

Si dice che il nostro tempo sia quello della “crisi di autorità”. Indubbiamente un sempre più grande individualismo anarchico, insofferente di ordine e disciplina responsabile è via sicura al disastro. Le “autorità costituite”, però, meritano la posizione che occupano? Il Signore Gesù contestava le autorità del suo tempo, non per scalzarle, ma per richiamarle alla loro funzione di servizio. “Offese” perché Gesù aveva osato contestarle, una volta gli chiedono: «Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» (Matteo 21:23-27). L’autorità di chi ha autentica autorità e che insegna come esercitarla. Vediamo.

Confessione di fede: Catechismo minore di Westminster.

D/R 41 Dove è sommariamente compresa questa legge morale?

Testi biblici: Esodo 17:1-7; Salmi 78:1-4, 12-16; Filippesi 2:1-13;  Matteo 21:23-32

Salmo da cantare: 78 Santo popolo, ascolta con timore  [Ginevrino].

Preghiera: O Dio, tu dichiari il tuo potere onnipotente soprattutto nel manifestare misericordia e compassione: Concedici la pienezza della tua grazia, affinché noi, correndo ad ottenere le tue promesse, si possa divenire partecipi del tuo tesoro celeste; per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Predicazione: L’unica autorità che serve è quella che serve (Matteo 21:23-27)

Versione video: [questa settimana non c’è].

Collegamenti:

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Paolo Castellina

Il peggiore sermone al mondo! La centralità della predicazione – Culto di domenica 10 settembre 2017

Domenica 10 Settembre 2017 – Quattordicesima Domenica dopo Pentecoste
In genere la “predica” non gode di buona fama. “Non farmi la predica”, si sente spesso dire quando si è rimproverati di qualcosa. Ecco così che si preferiscono, e spesso si offrono, discorsi che “fanno piacere”, divertono ed intrattengono. Compito della predicazione cristiana, però, è dire la verità da parte di Dio, che piaccia o non piaccia. Sicuramente il discorso deve essere “confezionato bene”. Il nostro compito, però, non è quello di giudicare una predica, ma essere giudicati da essa! Il profeta Geremia denunciava senza mezzi termini i discorsi compiacenti dei falsi profeti del suo tempo. Che cosa potrebbe dire a noi oggiAggiungi un appuntamento per oggi? Vediamo.
Letture e canti per questa domenica: https://goo.gl/q6vnfA
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Paolo Castellina

Un prete degli anni ’50: “I Valdesi erano dei banditi, presero Valdo come pretesto”

Non è mai stata fatta una raccolta di ciò che si diceva dei Valdesi in ambiente cattolico, e certo sarebbe impossibile oggi ricostruire le leggende e le dicerie popolari in proposito. Si sa che un duca Savoia volle che gli fossero portati dei bambini valdesi catturati per vedere se era vero che fossero dei mostri, con un occhio solo in mezzo alla fronte e chissà quali altre stranezze. Fu deluso di vedere dei normalissimi bambini, anzi, pare piuttosto belli.

Ma ancora oggi è possibile raccogliere qualche testimonianza. Un uomo ormai vicino agli 80 anni, delle Langhe, ci ha raccontato che nei primissimi anni ’50 il suo maestro di scuola aveva voluto premiarlo per i suoi risultati scolastici con un soggiorno estivo in montagna. Il maestro poteva contare per questo su un amico che era il prete di Pra del Torno. Per il bambino, che fino ad allora non si era mai allontanato dal suo piccolo paese salvo qualche puntata nel paesino accanto e, una volta, a Cherasco, fu un’esperienza memorabile: vide Torino e poté raccontarlo agli amici e vide la Val Pellice e la Val d’Angrogna. Il suo soggiorno non fu però di ozio e svago poiché doveva aiutare, anche come chierichetto, il prete che lo ospitava. Questo sacerdote viveva in ristrettezze perché a Pra del Torno c’erano pochissimi cattolici e dunque pochissime offerte di cui campare. Un giorno uno dei suoi pochi parrocchiani si ammalò gravemente in un alpeggio e dovette affrontare, col bambino ospite, un’interminabile camminata. Parlava continuamente male dei Valdesi: “Vedi – diceva al suo chierichetto – il mio ‘collega’ pastore queste cose non le deve fare. Loro non hanno l’estrema unzione, possono avere moglie e figli e hanno un sacco di soldi perché ricevono aiuti dall’estero. I Valdesi sono brutta gente: in queste valli si è raccolto il peggio di entrambi i versanti delle Alpi. Banditi, ribelli, senza rispetto, si sottraevano alle autorità. Poi, per darsi una rispettabilità, si sono presi come simbolo quel Pietro Valdo che predicava la povertà e probabilmente era un buon uomo. Ma era solo una scusa per non obbedire al Re e alla Chiesa!”

Naturalmente potevano essere semplici elucubrazioni personali di un prete frustrato, e di certo non amato dai suoi superiori se l’avevano mandato a Pra del Torno. Ma è probabile che gli siano state tramandate dai suoi predecessori, il che le rende più interessanti, senza ovviamente renderle fondate. Che quelle valli godessero fin da tempi antichi di una sorta di autonomia, di separazione rispetto al resto del territorio è piuttosto probabile. Il fatto che a Bobbio Pellice ci siano evidenti tracce, oltre che memoria storica, dell’arrivo di Saraceni, verisimilmente nel X secolo parallelamente all’attività o in seguito alla caduta dell’insediamento saraceno del Frassineto, a pochi chilometri dall’attuale Saint-Tropez, è anche notevole. Può essere un caso, oppure la conferma che nell’area di Bobbio c’erano condizioni particolari, dove i saraceni avrebbero potuto essere più al sicuro che altrove, un po’ come in tanti, anche cristiani come Adalberto II d’Ivrea re d’Italia, si erano rifugiati al Frassineto. Simile è probabilmente la ragione per cui delle famiglie ebraiche sono giunte in Val Pellice: i cognomi “valdesi” Benech e, ancor più, Michelin Salomon, sono chiaramente di origine israelita. In ambiente ebraico si ritiene siano ebrei spagnoli giunti dalla Spagna, probabilmente dopo la loro cacciata nel 1492, e poi assimilati dall’ambiente valdese. Perché dalla Penisola Iberica giungere proprio in Val Pellice? Evidentemente avevano sentito che lì la Chiesa Cattolica non dominava la vita della gente e contavano di essere bene accolti.

Tutte cose che in qualche modo confermano le dicerie del povero prete di Pra del Torno!

Tra due giorni: la giornata di Gianavello a Rorà – sabato 2 settembre 2017

Celebrazione dei 400 anni di Giosuè Gianavello – Rorà, 2 settembre 2017

Quattrocento anni fa, nasceva Giosuè Gianavello a Liorato. Un grande valdese, un grande combattente.

Oggi c’è un certo imbarazzo al suo riguardo. In un’epoca di pacifismo senza principi un guerriero indomito non va di moda, per quanto si cerchi di equipararlo a qualche personaggio.

Ma forse ciò che imbarazza di più di questo contadino divenuto suo malgrado capo militare, i cui scritti furono letti e ammirati da Napoleone è la fede. Quella fede che gli fece respingere la proposta di deporre le armi e convertirsi al cattolicesimo in cambio della libertà della moglie e delle tre figlie che gli erano state rapite, dicendo, rispetto alle minacce di vari tormenti alle donne della sua famiglia: “Non riesco a immaginare alcuna pena peggiore dell’abiura.”

In tempi in cui la confessione di fede – per la cui fedeltà Gianavello era disposto a vedere moglie e figlie torturate e uccise – viene cambiata come una cravatta, da un’occasione all’altra, il “Leone di Rorà” è imbarazzante.

Ma, proprio a Rorà sarà ricordato sabato 2 settembre. Un momento importante!

“Sola Scriptura”? “E’ lo sviluppo come ermeneutica di un discorso che mi è rivolto”

Dalla trasmissione “Uomini e profeti” del 6 luglio 2014 apprendiamo che cosa si intende oggi per Sola Scriptura alla Facoltà valdese di teologia di cui il professor Garrone è stato il penultimo decano, dal 1988 docente di Antico Testamento, marito della pastora Maria Bonafede, moderatora dal 2005 al 2012. La sua interlocutrice è la conduttrice Gabriella Caramore, laureata in filosofia con tesi sul pensatore marxista Lukács, scrittrice, docente universitaria di “Religione e comunicazione”, nel 2012 ha ricevuto la laurea honoris causa dalla Facoltà valdese di teologia, i cui docenti figurano assai spesso tra gli ospiti-relatori di “Uomini e profeti”.

Ecco, parola per parola, una parte del loro colloquio:

Prof. Caramore: “I cinque ‘Sola’ presi, così, isolati, dopo che sono stati un’istanza critica al momento della loro formulazione, oggi possono apparire dei freni se non vengono rielaborati, ridiscussi, rimessi in questione.”

Prof. Garrone: “Secondo me l’errore del protestantesimo di oggi sarebbe di non continuare a recepirli anche per se stesso, al suo interno, come istanza critica e farne delle formulette.

Prof. Caramore: “Però perché questo accada bisogna appunto un po’ forse uscire da queste formulazioni, no?

Prof. Garrone: “Sì sì”.

Prof. Caramore: “Allora, ‘Sola scriptura’, che cosa vuol dire e che cosa ha voluto dire nel tempo di Lutero?”.

Prof. Garrone: “Nel tempo di Lutero voleva affermare la Scrittura come unica base dell’argomentazione teologica, cioè il discorso su Dio si sviluppa a partire da quello che si è ascoltato nella Bibbia e non c’è bisogno, anzi non si deve fondarlo filosoficamente, non bisogna argomentare a partire da una tradizione o da un’autorità, come se ogni generazione tutto quello che dice su Dio lo dicesse perché ha ascoltato una interpellazione. Detto così credo che io lo faccio mio anche oggi e in fondo il ’Sola scriptura’ io oggi lo tradurrei così: il modo che noi abbiamo per fare i conti con una parola altra, cioè quello che io penso, dico credo di Dio non me lo trovo dentro, non voglio che sia semplicemente il prolungamento della mia coscienza, ma lo sviluppo come ermeneutica di un discorso che mi è rivolto.”

Prof. Caramore: “Tuttavia però questa formula ha bisogno di essere allargata e problematizzata come lei sta facendo”.

Prof. Garrone: “Sì sì”.

Prof. Caramore: “…perché altrimenti si rischia davvero oggi il fondamentalismo e si rischia anche, come dire, di non essere all’altezza di questi tempi.

Prof. Garrone: “Certo certo”.

Su queste parole occorre certamente approfondire, ma i nostri lettori già comprendono bene che in questa formulazione, l’ermeneutica (in italiano corrente “interpretazione”) toglie il primato alla ‘Scriptura’. E chi mai la farà questa ermeneutica?

(prima parte – segue)

Parlano di noi su “Lo Spiffero”

Su “lo Spiffero”, sito di informazione molto seguito, ci sono due articoli di interesse per noi:

- uno del predicatore battista Tullio Rapone, che menziona Sentieri Antichi Valdesi;

- un’intervista a Lucio Malan che spiega le ragioni del dissenso valdese.

Sinodo Valdese – Consacrazioni

IL TESTO DI QUESTO ARTICOLO E’ STATO MODIFICATO A SEGUITO DEI COMMENTI DI RETTIFICA GIUNTI

Dai commenti giunti al testo originario di questo articolo risulta che i cinque consacrandi pastori abbiano effettivamente sottoscritto la confessione di fede valdese.

Ciò è avvenuto nell’aula sinodale prima che il corteo portasse tutti quanti nel vicino tempio dove è avvenuta la consacrazione durante il culto, che è stato possibile seguire non solo di persona per presenti, ma anche via internet (dove è tutt’ora visibile). Queste cose non succederebbero se il Sinodo applicasse il Regolamento e consentisse ai membri di chiesa di assistere a tutte le sue sedute.

Ci scusiamo tuttavia con i lettori, con il pastore Ferrario e con i cinque pastori consacrati. Ci piacerebbe che anche le menzogne deliberatamente dette e scritte su di noi fossero smentite quando si dimostra che sono tali, cosa non avvenuta  neppure quando le menzogne sono venute da un solenne ordine del giorno del Sinodo. Ma non ce l’aspettiamo di certo! Né ricordiamo i commentatori di oggi o altri si siano sdegnati.

Resta il fatto che non si capisce ormai quale sia la “la confessione di fede della nostra chiesa”, visto che negli ultimi due Sinodi, 2016 e 2017, il Sinodo ne ha solennemente ascoltato e letto collettivamente una, quella del poeta svizzero, incompatibile con l’unica che abbia avuto una consapevole e ufficiale approvazione sinodale, ancora riportata nei documenti ufficiali, quella del 1655, alla quale noi dissidenti valdesi, cioè veri valdesi, aderiamo senza riserve. Il gentile lettore Demartini dice che la confessione di fede letta nel culto “non è certo quella che sottoscrivono i pastori”. Piccola domanda: allora perché la si legge come confessione di fede, in piedi e tutti insieme? L’ambiguità induce all’errore e non è conforme all’Evangelo.

Resta purtroppo anche il fatto che le sedute sindali dal lunedì al venerdì, sono tutte tenute in violazione dell’articolo 9 del Regolamento Sinodale e le votazioni non rispettano l’articolo 26.

“DISSIDENZA VALDESE” in azione nella settimana del Sinodo Valdese. Volantino sulla porta di ogni tempio

Martin Lutero inchioda le sue tesi alla porta della chiesa di Wittenberg

Secondo il racconto di Filippo Melantone, il 31 ottobre 1517 Martin Lutero affisse le sue 95 tesi alla porta della chiesa di Wittenberg. Questa è la ragione per cui il 31 ottobre è la Giornata della Riforma, di cui quest’anno si celebrano i 500 anni. A quanto pare, le autorità ecclesiastice di Wittenberg non si limitarono a togliere il fastidioso foglio dalla “loro chiesa” ma ne discussero il contenuto. In questi giorni di Sinodo Valdese e di Cinquecentenario, il gruppo Dissidenza Valdese, ha affisso volantini con il suo stemma alle porte dei templi valdesi della Val Pellice (e non solo): la antiquissima insignia – che lo storico Giovanni Léger afferma nel suo libro del 1669 essere di risalire a tempi  immemorabili, mentre la solita storiografia iper-critica (facendo di Léger un bugiardo in mala fede) lo dice inventato nel 1640 – affiancata da due beidane. La beidana è un attrezzo concepito per il lavoro agricolo che, per necessità, ebbe per i Valdesi anche un uso bellico (molto efficace). L’aspirazione era sempre quella di riconsegnarlo al più presto all’uso pacifico. Un po’ Michea 4:3 in un solo oggetto: “Con le loro spade forgeranno vomeri, e con le loro lance falci”.

Proprio oggi l’affissione è avvenuta, grazie a Dio, anche alla porta del Tempio di Torre Pellice. Naturalmente – per quel che ne sappiamo – a differenza dei preti di Wittenberg, l’unica preoccupazione di chi se ne è presa l’autorità è stata quella di rimuovere i volantini, che erano stati affissi non con i chiodi, come fece Lutero, ma con più pacifiche puntine da disegno.

Prevedendo questo, la Dissidenza Valdese fa sapere di aver provveduto a distribuirlo in molte parti della Valle. Oggi intorno al Sinodo si è molto parlato di questi episodi, essendo bene attenti a non farlo trapelare: la chiesa “dell’accogienza e del dialogo” rifiuta da anni un confronto con i dissenzienti e, anzi, fin dal 2011 ha provveduto a deplorare questo sito, addirittura con un ordine del giorno del Sinodo, cosa senza alcun precedente nella lunghissima storia valdese.

Ecco il testo che ci risulta essere il secondo della Dissidenza Valdese.

LA MISURA È ORAMAI COLMA

Le “chiese storiche” come la chiesa valdo-metodista, sembrano ormai correre inarrestabili nel processo di corruzione ed apostasia che da tempo denunciamo. Sulla loro stampa ed anche sempre di più a livello locale, diverse comunità ora abbracciano e sostengono apertamente, senza più remore, anzi “con fierezza”, come paladine di malintesi diritti, le pretese del movimento sodomita, sostenendone ufficialmente manifestazioni come il “gay pride”, promuovendo l’ideologia gender e celebrando nei locali di culto unioni fra persone dello stesso sesso; e, in breve, promuovendo la cultura della morte: l’eutanasia e il suicidio assistito.

Tutto questo lo fanno in nome di un vangelo “riveduto e corretto” che pretendono autentico, abusando del concetto stesso di grazia e, quel che è peggio, del nome stesso del Cristo. Siamo di fronte non tanto ad errori di interpretazione ed abbagli, ma ad una vera e propria sovversione dei principi di base della fede cristiana, della sua antropologia e della sua soteriologia.

La nostra contestazione, infatti, non si incentra solo sulla “questione omosessualità” (come se fosse la nostra “ossessione”). La loro “apertura” verso l’omosessualità è, come ammettono essi stessi, lo sviluppo naturale, un frutto, del “metodo storico critico” di lettura della Bibbia, quello che da tempo è stato legittimato e determina il pensiero, l’insegnamento e la prassi di queste chiese. Questo metodo ha portato e porta alla messa in discussione ed alterazione di praticamente tutte le dottrine dell’ortodossia biblica che stanno alla base delle Confessioni di fede storiche della Chiesa. Lungi dall’essere un progresso, si tratta piuttosto di un regresso, un vero e proprio “revisionismo” che altera e modifica radicalmente la sostanza del cristianesimo stesso, la sua stessa identità.

La “questione omosessualità”, così, non è che una delle espressioni del progressivo allontanamento di queste chiese dal cristianesimo biblico e che riguarda molte altre questioni. Senza più una base normativa oggettiva (quella biblica, che secondo la confessione di fede millenaria della chiesa, è Parola di Dio) tutto diventa così possibile: chissà a che altro ancora dovremo assistere nel prossimo futuro! È un processo ineluttabile: quando l’autorità non è più la Parola di Dio (il cui stesso concetto viene alterato) ma il mondo, con le sue idee, filosofie, e tendenze più “alla moda”, tutto può essere legittimato.

La situazione di queste chiese è diventata ormai del tutto irriformabile, come pure vana ogni illusione di poterle cambiare, resistendovi, all’interno delle loro strutture. La misura è ormai colma e la paziente tolleranza, in attesa del prevalere di persuasioni diverse o di un “risveglio”, si rivela di pregiudizio per la salute e la stessa vita spirituale di chi, credente fedele alla Parola di Dio, in quelle strutture, vorrebbe rimanervi ” per amor di pace” o per riportarle sulla retta via.

Non si rivelano più, infatti, chiese di Cristo, ma espressione esse stesse della Babilonia spirituale dalla quale Dio, nella Sua Parola, ci esorta a fuggire. Diventa così del tutto rilevante l’esortazione del libro dell’Apocalisse: “Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe” (18:4).

Questo appello è stato spesso utilizzato nel corso dei secoli come quello stesso rivolto da Cristo ai Suoi fedeli affinché si separino chiaramente non solo dallo stile di vita di questo mondo che orgogliosamente si contrappone a Dio ed alle Sue leggi morali, sfidandolo, ma anche come appello ad uscire da chiese corrotte ed idolatre che, pur portando impropriamente il nome di Cristo, si sono compromesse con il mondo abbracciandolo come fa una prostituta per vile guadagno – di diversa natura. Difatti siamo di fronte ad una prostituzione spirituale simile a quella in cui più volte era incorso l’antico Israele e che i profeti denunciavano.

(Tratto dal libro del Movimento Ecclesiale Sentieri Antichi Valdesi: “COSA E’ LA CHIESA VALDESE OGGI” , pag. 451)

www.valdesi.eu

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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