\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

RINGRAZIAMO E VOLENTIERI RISPONDIAMO: SONO CERTI FATTI AD ESSERE AGGRESSIVI

Caro fratello Professor Ferrario,

ho letto con interesse la sua lettera al sito valdesi.eu, che pubblichiamo. Sono stato positivamente colpito dal contenuto non preclusivo e soprattutto dalla sua rassicurazione sul fatto che “nessuno è disponibile a svendere la retta dottrina della chiesa”. Mi preme però evidenziare, a titolo personale,
alcuni punti. Sottolineo che scrivo a titolo personale, proprio perché scivoliamo inevitabilmente su temi dove può accadere di trovarsi divisi anche tra fratelli in fede. Ecco perché riteniamo sarebbe meglio che restassero fuori dalla vita della Chiesa.

1) Ci rimprovera “qualche tensione tra le singole espressioni” (cioè contraddizioni), price in particolare, scrive non riesco a immaginarmi iniziative «lodevoli» che non abbiano «nulla a che fare» con ciò che la chiesa deve essere, e ciò a motivo della loro «fallacia»”. Non c’è bisogno di immaginazione, bastano esempi concreti. Potevano, ad esempio essere “lodevoli, almeno nelle intenzioni” (così abbiamo scritto), ad esempio, le frequentazioni dell’ideologia marxista (se ci si rilegge qualche numero degli anni settanta dell’Eco delle Valli per non parlare di Com Nuovi Tempi, si stenta a credere che si potessero scrivere certe cose), se viste come strumento per costruire una società più giusta, o la partecipazione, come Chiesa Valdese e come FCEI, al Genoa Social Forum, ritenuto da alcuni un modo di stare dalla parte dei poveri e degli oppressi che patiscono le conseguenze della globalizzazione. Eppure, hanno causato divisione nella Chiesa (come abbiamo scritto) poiché è evidente che molti non erano d’accordo. Quanto alla fallacia della dottrina e della prassi marxista spero che ormai non ci sia bisogno di dilungarsi molto. Quanto alle manifestazioni di Genova del 2001 la Chiesa Valdese si trovò inserita, come si può leggere ancora oggi, in un coacervo di gruppi che comprendeva, oltre a numerose altre organizzazioni politiche comuniste, anarchiche ed estremiste, entità come Associazione

Diavolo Rosso, il Collettivo Autonomo Molotov (non si sa se intitolato al ministro degli esteri di Stalin che si accordò con Hitler per spartirsi l’Europa nord-orientale consentendo a quest’ultimo di scatenare la Seconda Guerra Mondiale, oppure alla nota bomba che da lui prese il nome), il Collettivo “Il Fuorilegge”, Comitati contro gli Inceneritori della Calabria (inceneritori notoriamente invisi alla ‘ndrangheta oltre che probabilmente anche a persone rispettabili), il Comitato contro il MC Donald’s di Bisceglie, Cooperativa della Rava & della Fava, Lavorare Stanca, Partito Marxista Leninista Italiano, Hemp Antiproshop Genova (“seminario contro la proibizione della canapa indiana”), Associazione Culturale Stato di Allucinazione, Csoa Stalingrado, Associazione sportiva Ottobre Rosso e persino i tifosi ultras Fighters Juventus Gruppo Roma. Più recentemente, che dire della passione politico-ideologica per la teoria del riscaldamento climatico causata dall’uomo, messa in dubbio da oltre 700 scienziati in tutto il mondo, tra i quali Antonino Zichichi e Vittorio Prodi, fratello di Romano e principale climatologo italiano ? E che dire, ancora della “discesa in campo” a favore del referendum contro la norma definita “privatizzazione dell’acqua”, che è talmente poco una privatizzazione da includere un comma che prevede la “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio… garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio”.

Ricordo infine che il dizionario Zingarelli dice che “fallacia” è “la qualità di ciò che è fallace”, e definisce “fallace” “ciò che trae o può trarre in inganno, che è frutto di false illusioni o non corrisponde alle aspettative”. Non so se è un giudizio pesante, mi pare comunque assai meno pesante delle iniziative prese. Vorrei infine fare presente, e qui sono certo di interpretare il pensiero di tutti i firmatari, che su quegli argomenti saremmo stati contrari anche a iniziative della chiesa di segno opposto. Ecco, immagini, fratello in fede, come si sarebbe trovato in una chiesa che si schierasse per la Nato, per i capi di governo del G8, per i 700 scienziati che ritengono che le cause dell’aumento della temperatura siano naturali come l’attività solare o a favore della riforma della gestione degli acquedotti, proposta dai ministri Ronchi e Fitto e di cui io sono stato relatore al Senato. Poiché queste, come le altre, sono “umane dottrine che oggi trionfano e domani cadono nell’oblio o nel discredito, come tante volte abbiamo visto accadere, anche di recente”, citando le nostre parole. Si tratta, appunto, di dottrine fallaci, che “non hanno nulla a che fare con ciò che” la chiesa “deve essere”.

2) Nel suo scritto ci mette in guardia dal pericolo “che questo tipo di giudizi non aiuti un dibattito sereno. Suggerire l’idea di un’armata Brancaleone ecclesiastica, nella quale imperversano le tesi più stravaganti, non corrisponde alla verità e non è nell’interesse di alcuno”. Noi non abbiamo parlato né di Brancaleone né di stravaganza, ma abbiamo citato fatti e affermazioni specifiche. La necessità di avere un testo di ampiezza accettabile ci ha impedito di dare tutti i dettagli, che però forniamo abbondantemente nel nostro sito, che lei conosce. Se poi questi fatti generano in lei l’idea della “armata Brancaleone ecclesiastica”, di una “chiesa in preda alla più totale confusione” forse il “dibattito sereno” è compromesso più dall’introduzione per fatto compiuto di innovazioni liturgiche, di fede e disciplina (senza mutare le norme stabilite) che dal fatto che noi lo facciamo presente.


3) Ci rimprovera il “tono”, dal quale non si sente “edificato”. Leggo e rileggo, ma non riesco a trovare toni sgradevoli o aggressivi nella confessione di peccato iniziale, nel “ci appelliamo umilmente al Sinodo”, nell’invocazione della Grazia di Dio o nelle citazioni della Confessione di Fede. Ci sono poi fatti e affermazioni che non abbiamo inventato noi ma che ci limitiamo a riportare. Il punto è, di nuovo, se queste cose sono vere e mi pare sia ampiamente dimostrato che lo sono. Per cui, più che sul “tono” di uno scritto, varrebbe la pena di parlare della portata dei fatti. E, a proposito di “tono”, lei ci attribuisce “semplicismo” e persino “calunnia”, che è un reato punibile con la reclusione da due a venti anni, e subito dopo dice che “polemiche aggressive e poco fraterne possono essere, per la comunione ecclesiale, più pericolose di opinioni teologiche improvvide o espresse in modo approssimativo”. Sono d’accordo, ma non riesco ad applicare questa bella massima alla corrente situazione. Noi riteniamo che certe cose non siano coerenti con la dottrina della Chiesa – ancora ci si deve dimostrare il contrario – e dunque le facciamo presenti e “ci appelliamo umilmente al Sinodo”. Meno di questo c’è solo dire che sono lodevoli iniziative oppure stare zitti: mi dispiace, ma l’abbiamo fatto per troppo tempo e come risposta abbiamo avuto nuovi fatti compiuti e nuove “innovazioni” unilaterali.

Non c’è bisogno di attaccar direttamente qualcuno per essere aggressivi. Quando per centinaia di volte, su Riforma, negli eventi pubblici, a volte persino nei sermoni (un esempio fra tanti: nel sermone del culto di apertura del Sinodo 2006 è stato detto, da un professore di teologia, che con la moltiplicazione dei pani e dei pesci “Gesù ha guarito i discepoli dall’economia di mercato”) e nelle preghiere si enunciano tesi politiche e sociali di parte accompagnate dalla formula che “come evangelici non possiamo che…”, in pratica si dice che chi non la pensa così è fuori della Chiesa. Se poi dalle parole si passa alle azioni (si vedano gli esempi al punto 1), si arriva all’espulsione di fatto, con valore retroattivo: cioè sei costretto ad andartene, ma intanto la tua chiesa ha già fatto cose che non condividi. Questo è molto, ma molto più aggressivo di qualsiasi attacco anche fortemente polemico. Altra ragione per cui la sua frase non mi pare si attagli all’attuale situazione è che il pastore Esposito mi pare tutto fuorché “improvvido” e “approssimativo”, poiché esprime le sue opinioni con determinazione, coerenza e ricchezza di citazioni bibliche. Cito Esposito perché escludo del tutto che le sue parole potessero riferirsi al professor Paolo Ricca o alla Moderatora.

4) Anche il nostro “metodo teologico” sarebbe scorretto. Mi chiedo se almeno con la grammatica ce la caviamo o siamo insufficienti anche lì. Ci rimprovera le citazioni bibliche e dalla Confessione di fede. Francamente, non sapremmo a cos’altro fare riferimento. Quanto alla pacatezza, che secondo lei ci mancherebbe, ribadisco di non trovare passaggi non pacati nell’appello e ribadisco anche che la pacatezza è mancata negli atti ai quali reagiamo.

5) Ancora una bacchettata nel penultimo capoverso della sua lettera: “Sarebbe meglio, però, farlo in spirito di preghiera e non di polemica”. Non vedo meno polemica nella sua lettera che nel nostro appello. E mi chiedo se lei ha affrontato la fatica in questi anni di riprendere tutti i fratelli che sono venuti meno alla pacatezza o che dallo spirito di preghiera sono scivolati nella polemica: certamente l’avrà fatto privatamente poiché in pubblico ciò non è trapelato. Certo, ogni richiamo alla pacatezza e alla fraternità è sempre positivo, ma ci sono situazioni dove la sostanza è superiore al tono, come lei ben sa. Quando nell’estate 2006 lei definì in un comunicato stampa “sciacalli” coloro che per ragioni elettorali erano contrari alle proposte del governo Prodi sull’immigrazione, si sentiva evidentemente spinto da uno sdegno che era assai più importante della scelta delle parole. Ebbene, pur essendo io facilmente includibile in quella categoria di “sciacalli” (poiché solo Dio sa la ragione di ciò che diciamo), le posso dire in tutta tranquillità e pacatezza che il problema, allora come oggi, non sta nelle parole, ma nella sostanza, fermo restando che anche le parole contribuiscono a fare sostanza.

6) Non mancano le reprimende anche nell’ultimo capoverso. Nel nostro sito ci sarebbe addirittura “acrimonia”, in particolare nella risposta al direttore di Riforma e sulla vicenda degli ospedali. In realtà, al direttore del settimanale che ha appiccicato l’etichetta di bugiardi al nostro appello, ci siamo limitati a ribadire in dettaglio gli elementi che dimostrano che non lo siamo. Mi par di vedere più acrimonia nel dare del “bugiardo” a un interlocutore che non può replicare che nella presentazione delle prove di ciò che si dice. Sulla vicenda ospedali, poi, abbiamo addirittura illustrato le due tesi opposte, benché una di esse attribuisca a due di noi l’odioso ruolo di affossatori degli ospedali valdesi, come ci è stato più volte rimproverato su Riforma in modi dove lo spirito di preghiera era quanto meno scarso. E ribadiamo, a tutti coloro che avessero elementi per chiarire la vicenda, la nostra piena disponibilità a renderli pubblici, qualunque sia la conclusione alla quale questi elementi portano. Questa è acrimonia ? Davvero non capisco.

E proprio perché non capisco, prego perché Iddio dia innanzitutto a me, e poi a lei e a tutti i fratelli e le sorelle in Cristo la saggezza, la pacatezza e l’amore necessario per capirci ed essere di sostegno gli uni agli altri.

La saluto nello spirito fraterno e amichevole con il quale, molto graditamente, chiude la sua lettera

Lucio Malan


FULVIO FERRARIO, PROFESSORE DI TEOLOGIA, CI SCRIVE FRATERNAMENTE E CI METTE IN GUARDIA DALLO SPIRITO POLEMICO

Care sorelle e cari fratelli,

ho letto con interesse il Vostro Appello al Sinodo e ho visitato il sito che avete allestito. Mi auguro che i problemi che sollevate nell’Appello trovino riscontro nella discussione sinodale. E’ bene che membri di chiesa esprimano le loro perplessità su tematiche del genere. Siamo una chiesa presbiteriana, nella quale il contributo dei laici ha spesso indicato ai teologi strade importanti e non sempre ritenute, almeno di primo acchito, comode. Bene, dunque, che il disagio, quando c’è, si faccia sentire.

Con la stessa chiarezza, desidero dirVi che non sono altrettanto edificato da due aspetti dell’Appello: il tono e il metodo teologico.

Il tono. Dall’Appello si ricava l’impressione che, order a parer Vostro, la nostra chiesa sia in preda alla più totale confusione e che anzi, tenda a venir meno alla propria vocazione. Ad esempio, lamentate che «da tempo la Chiesa Valdese, sola o insieme ad altre, impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere» (grassetti nel testo). A parte qualche tensione tra le singole espressioni (non riesco a immaginarmi iniziative «lodevoli» che non abbiano «nulla a che fare» con ciò che la chiesa deve essere, e ciò a motivo della loro «fallacia»), si tratta di un giudizio assai pesante, che non mi pare adeguatamente motivato. Come ho detto, sono realmente convinto che i punti di dissenso debbano essere discussi. Ho tuttavia l’impressione che questo tipo di giudizi non aiuti un dibattito sereno. Suggerire l’idea di un’armata Brancaleone ecclesiastica, nella quale imperversano le tesi più stravaganti, non corrisponde alla verità e non è nell’interesse di alcuno. Capisco l’esigenza di esprimersi in modo energico e di indicare con incisività il nocciolo dei problemi: attenzione, però, a che la semplificazione non si trasformi in semplicismo e la perentorietà non sfoci nella calunnia (autolesionistica, visto che di questa chiesa tutti facciamo parte). Polemiche aggressive e poco fraterne possono essere, per la comunione ecclesiale, più pericolose di opinioni teologiche improvvide o espresse in modo approssimativo.

Con questo siamo già al secondo punto, il metodo teologico. Dubito che la contrapposizione secca di citazioni bibliche e dalla Confessione di fede all’opinione altrui ci permetta di avanzare nella reciproca comprensione. Per quanto riguarda le opinioni del past. Esposito, non è necessario porre la questione nei termini di affermazione o negazione del dogma, o addirittura della testimonianza biblica. La discussione riguarda, a mio giudizio, tre punti: l’interpretazione del rapporto tra Scrittura e affermazioni dottrinali della chiesa, la comprensione della funzione della Confessione di fede (compresa, per quanto Vi riguarda, la sua storicità) nella chiesa evangelica e la responsabilità di un ministro di culto quando si esprime in pubblico su questi temi. Non sono bazzeccole. Discutiamone francamente, ma anche con la dovuta pacatezza. Nessuno, su questo vorrei rassicurarVi, è disponibile a svendere la retta dottrina della chiesa. Se un pastore o un teologo si esprimono, come anch’io credo sia avvenuto nel caso che, in modo che altri ritengono inadeguato, è giusto farlo presente, il che, peraltro, è accaduto. Fa però anche parte del ministero di vigilanza della chiesa saper distinguere tra letture teologiche problematiche o anche, semplicemente, superficiali, e interventi che mettono in pericolo la fede della chiesa, che molti e molte, come giustamente ricordate, hanno testimoniato col sangue.

Quanto all’ “omosessualità” (in realtà un intreccio di questioni tra loro piuttosto diverse), il dibattito è in corso in tutte le chiese protestanti. Anche in questo caso, è utile partire dal presupposto che i versetti biblici costantemente addotti siano noti ai sostenitori delle diverse posizioni. Detto questo, una ricerca pluridecennale, che non può essere liquidata da giudizi sbrigativi, impone scelte meditate e responsabili. Diverse persone, nella nostra chiesa, hanno offerto, ancora nelle scorse settimane, contributi che mi pare vadano in tale direzione, anche discutendo con firmatari dell’Appello. Nel prossimo o in successivi Sinodi, verranno discusse almeno alcune delle tematiche controverse, ad esempio quella della benedizione di unioni omosessuali. Sarà un confronto complesso, ma abbiamo tutte le ragioni per affrontarlo serenamente, in termini teologicamente documentati e spiritualmente responsabili. La linea che Voi indicate è certamente ben presente nelle nostre chiese; altrettanto sicuramente, non è l’unica. Ne discuteremo. Sarebbe meglio, però, farlo in spirito di preghiera e non di polemica.

Come dicevo, oltre a leggere l’Appello, ho visitato il sito. Non posso dire di esserne rimasto entusiasta. Più ancora che nel primo documento, prevale un’acrimonia che non vedo come ci possa aiutare. Ancora una volta: la franchezza del dibattito è certamente una virtù protestante, oltre che civile. Mi chiedo tuttavia, e chiedo a Voi, se lo stile degli interventi (da quello contro il direttore di Riforma a quello sulla faccenda degli ospedali) corrisponda alle esigenze di un confronto tra persone che condividono la responsabilità della testimonianza evangelica in questo paese e hanno a cuore la comunione nella chiesa.

Fraternamente e (non guasta, io credo) amichevolmente,

Fulvio Ferrario

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Contributo al dissenso

Trovo estremamente importante l’appello di diversi valdesi che dissentono dall’attuale concezione liberale dei Valesi. Credo che sia la prima volta negli ultimi trentanni che vi sia una protesta così vivace e forte contro il liberalismo teologico dei valdesi che  sta  i portando  essi gradualmente e drammaticamente  all’estinzione. Il valdismo ha una grande storia, order quasi esclusivamente scritta con il sangue di cristiani che hanno testimoniato la loro fede fino all’estremo sacrificio. L’attuale Valdismo, benché si fregi di questa storia illustre, tuttavia la deturpa e la dissacra con il sostenere una teologia che ha sposato tesi filosofiche che contrastano il Cristianesimo delle origini causando un impoverimento spiriturale dei loro membri e di chi si avvicina alla fede evangelica. I vari Lombardo sono peraltro quei sadducei che ai tempi di Gesù, oltre a rigettare gran parte delle Scritture(ammettevano soltanto il pentateuco, rigettavano la dottrina della resurrezione)  amavano conservare le loro posizioni liberali e la loro autorità giuridica, erano molto impeganti in politica. Non a caso Gesù è stato condannato dal Sinedrio, nel quale i Sadducei godevano di grande autorità  Non so se la leadership sarà scossa dalla voce del dissenso, ma senz’altro si prende atto che all’interno dei Valdesi vi sono voci che gridano nel deserto.

Paolo Brancè

COME ANDARONO LE COSE NEL 1976

Nel 1976, sick ben 3338 valdesi firmarono una petizione al Sinodo di cui parlammo mesi fa. Avevamo promesso la pubblicazione anche dell’ordine del giorno presentato al Sinodo, che lo modificò profondamente. Ora uno studente di Teologia ci invia questo documentatissimo articolo che mantiene la promessa.  

Ordine del giorno della TEV - Testimonianza Evangelica Valdese

(sono sottolineate le parole eliminate dal Sinodo)Estrema sobrietà delle circolari TEV

Il Sinodo prende atto di una petizione firmata da oltre tremila membri di chiesa, che lamentano  uno stato di sofferenza a causa dell’impegno socio-politico che si verifica nell’ambito della chiesa Valdese e della Federazione delle Chiese Evangeliche, che in pratica si è manifestato come adesione a determinate linee di partiti politici.

Afferma che la parola di Dio non toglie la Chiesa dal Mando, ma le offre la vera libertà di lavorare a pro’ degli uomini per la loro salvezza e non per il trionfo di ideologie umane, e che pertanto ognuno deve sentire la chiesa come la sua propria casa, nella quale il prossimo è riconosciuto come fratello, al di sopra di ogni convinzione politica personale.

(continua…)

UN MEMBRO DEL CONSIGLIO DI CHIESA DI TRAPANI E MARSALA CI ATTACCA “GARBATAMENTE”: DICIAMO “SCEMENZE” E, PEGGIO ANCORA, DEFINIAMO “INCROLLABILE” LA CONFESSIONE DI FEDE. “Sull’INCROLLABILE non ci sto” DICE

Don Franco Barbero pubblica sul suo blog un’analisi del nostro Appello al Sinodo fatta dal signor Giovanni Lombardo, nurse membro del Consiglio di Chiesa di Trapani e Marsala. L’analisi era pubblicata originariamente sul sito della Chiesa Valdese di Trapani.

Lo scritto si potrebbe definire di “garbata polemica”, health purché ci si accordi sul significato di “garbata”, sildenafil infatti ci accusa di:

- “volersi sostituire al Sinodo”; si noti che l’autore è tra i firmatari del comunicato sul “matrimonio/benedizione” di Trapani , dove, subito dopo il trionfale “annuncio della prima celebrazione di una benedizione omosessuale in una chiesa protestante italiana” si va “Auspicando che anche il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste decida di dibattere più approfonditamente la questione relativa alla benedizione di coppie omosessuali, fornendo in tal modo alle chiese un orientamento più esplicito al riguardo”; non sembra difficile capire che secondo loro il Sinodo deve seguire ciò che decide un consiglio di Chiesa, o meglio, quello di Trapani e Marsala”; noi, invece, ci limitiamo ad “appellarci umilmente” al Sinodo;

-  “voler parlare al posto di Dio”, “tentazione, di fatto, atea”; si ricorda che il comunicato di cui sopra è intitolato “Dio vuole l’amore, non lo giudica”; noi ci limitiamo a citare le Scritture, invitando il Sinodo a tenerne conto;

mescolare citazioni del Nuovo Testamento con quelle della Confessione di Fede “totalmente incomparabili proprio sul piano della Fede”; ma è proprio la Confessione di Fede a inframmezzare il proprio testo con citazioni bibliche; altri preferiscono citare solo se stessi;


 

essere generici perché non citiamo specifici atti della Chiesa in cui essa si sarebbe impegnata in iniziative “fallaci” (abbiamo scelto infatti di non farlo per non entrare appunto in questioni politiche, sulle quali non avremmo voluto né la posizione presa né quella opposta);

- di usare il verbo “apprendiamo”, “formula retorica di genericità, corrispondente a un ‘si dice che…’,” a proposito della negazione della divinità di Cristo da parte del pastore Esposito;

- che la suddetta negazione è “fasulla”; per la sua autenticità e per le altre questioni sul “matrimonio” di Trapani,vedi in questo sito;

- di “esprimere la convinzione che le proprie riflessioni e le proprie scelte non possano che essere le migliori”; accusa bizzarra da parte di chi ha firmato il comunicato “Dio vuole l’amore, non lo giudica;

- di dire “scemenze”.

Non contento, Lombardo ci mette in guardia contro l’uso della Confessione di Fede del 1655: “Occorre soltanto annotare che vengono saltati i quattro secoli precedenti e non si considera che possa essere avvenuto qualcosa di nuovo, di inatteso, nei quattro secoli successivi, per esempio, fra i tanti possibili esempi, assumere i principii della civile convivenza delle democrazie occidentali, introdurre il pastorato femminile, diffondersi oltre le Valli storiche, fino alla Sicilia e all’America Latina.” Non è colpa nostra se la Confessione di Fede della Chiesa Valdese è del 1655: si rivolga agli ultimi 354 sinodi che non l’hanno modificata a suo gusto. Quanto ai secoli precedenti, se Lombardo ha delle confessioni di fede inedite fornisce al Sinodo, e – se gradisce – a noi, saremo tutti contenti. Gli segnalo che il nostro innario riporta anche il Simbolo niceno-costantinopolitano che ha gli stessi difetti di vecchiaia e anch’esso non può tener conto di ciò che è successo dal XII al XVII secolo essendo del IV. Quanto alle citate novità avvenute nei secoli seguenti, facciamo notare che sono tutte perfettamente compatibili con la Confessione e in un certo senso ne sono il compimento.

Ci rimprovera inoltre l’uso dell’aggettivo “incrollabile” per definire la Confessione quale fondamento della Chiesa: “Sull’ INCROLLABILE non ci sto” DICE. Ho la sensazione di essere preso per cretino e che si usi questo aggettivo al posto del suo sinonimo, molto più puntuale, meno architettonico e più teologico: IRREFORMABILE”. Lo accosta poi alle “incrollabili” certezze della Chiesa Cattolica sul celibato dei preti sulla contraccezione ecc. e ci ricorda che la chiesa riformata è sempre “reformanda”. Il signor Lombardo insomma ci dice che la Confessione di Fede è una cosa in evoluzione, come la moda, le quotazioni di borsa e la classifica del campionato. Credevamo che una delle differenze fra cattolici ed evangelici è che questi ultimi si attengono alle Scritture più che al clero. Invece ci eravamo sbagliati: la differenza è che noi siamo mobili e, di tanto in tanto, cambiamo tutto, come si fa con la tappezzeria. Val la pena di ricordare che Lutero disse che la ecclesia è sempre reformanda, non la Bibbia, per la quale aveva una propensione che certamente può parere bizzarra a chi non la condivide.

In sintesi, ciò che ci divide in modo forte dal pensiero del signor Lombardo è che per noi la Confessione di Fede non è un’affermazione come un’altra, che può certamente essere discussa, ma fintantoché c’è chi l’accetta è valdese, chi non l’accetta è qualche cos’altro. Noi non abbiamo parametri migliori. Se qualcun altro li ha, ce li faccia sapere e ascolteremo. Visto che noi diciamo “scemenze”, come gentilmente di dice Lombardo, siamo anche in grado di ascoltare quelle altrui.

NEWSLETTER n.1

 

PIÙ DI 50 FIRMATARI, DI CUI 21 VALDESI: C’È ANCHE UN PASTORE.

SIGNIFICATIVI I 4 EX VALDESI.

QUANTI ALTRI SONO STATI ALLONTANATI DALLA DERIVA DEGLI ULTIMI DECENNI ?

Quando il 20 luglio partimmo per lanciare l’Appello al Sinodo per la Fedeltà alla nostra Confessione di Fede [LINK] pensammo a quando a Sibaud, more about nel settembre 1689 i Valdesi, prescription rimpatriati ma circondati da nemici enormemente più forti decisi a sterminarli, giurarono “di non separarci né disunirci fintantoché Dio ci conserverà la vita, e quand’anche avessimo la sventura di vederci ridotti a tre o quattro”. Ringraziammo il Signore di non essere meno numerosi di quei “tre o quattro” e formulammo la speranza di arrivare a 20. Oggi siamo 21 solo tra i membri di Chiesa Valdese, 4 simpatizzanti e 26 appartenenti ad altre denominazioni. Di questi, 4 hanno precisato di essere ex valdesi. Due di loro hanno scritto di aver lasciato la chiesa “causa degenerazione teologica, etica e politica della chiesa valdese medesima” e per mantenere la mia fedeltà all’Evangelo di Gesù Cristo”. Di quanti altri che la pensano in questo modo non abbiamo saputo nulla ? Forse perché, a differenza dei quattro fratelli che hanno firmato, non hanno trovato o non hanno cercato altre chiese in cui vivere la loro fede e magari hanno finito per allontanarsi da Dio. Questo dovrebbe far riflettere coloro che hanno voluto e vogliono questa “evoluzione” della Chiesa Valdese.

Salutiamo con gioia la firma di un pastore Valdese di grande energia e dottrina, Archimede Bertolino.

Sottolineiamo la totale spontaneità di tutte le firme, intuibile dalla distribuzione geografica molto varia tra tutte le categorie dei firmatari.

Un grazie a tutti! Ai valdesi perché pensiamo che ricevano telefonate scandalizzate come quelle di cui abbiamo notizia diretta (“ma perché hai firmato!”, “evita di esporti!”, “ma pensa! Tirano fuori la Confessione di Fede del 1655!” che però è quella ufficiale ancora oggi, ecc.). Ai simpatizzanti perché immaginiamo potrebbero avvicinarsi alla Chiesa Valdese se essa si attenesse a fondamenti che tutt’ora, a parole, riconosce. Agli ex valdesi perché dimostrano affetto alla chiesa che si sono sentiti costretti a lasciare. Agli appartenenti ad altre denominazioni perché vogliono bene alla Chiesa Valdese più di tanti che ad essa appartengono e magari hanno anche in essa posizioni di responsabilità. Viene in mente la frase del vescovo Claudio (vedi sotto): “Apostolico è chi custodisce la Dottrina degli Apostoli, non chi si vanta di sedersi sulla Cattedra dell’Apostolo… poiché il Signore dice che gli scribi e i farisei si sono seduti sulla cattedra di Mosé”. Allora forse: “Valdese è chi custodisce la Dottrina degli Apostoli (sempre seguita dai Valdesi), non chi si vanta (spesso neanche tanto) del nome di Valdese”.

L’EX PRETE “DI BASE” FRANCO BARBERO DICE CHE IL NOSTRO APPELLO “RIFLETTE LA CULTURA ANTROPOLOGICA E TEOLOGICA DI DUE SECOLI FA”

Il sacerdote ” dimesso dallo stato clericale”, tra l’altro per aver celebrato matrimoni gay ci fa torto: il nostro riferimento è alla Confessione di Fede del 1655 e soprattutto alla Bibbia che è molto più vecchia. Altro che due secoli! Lui è certamente più alla moda di noi.

Il sacerdote ” dimesso dallo stato clericale”, tra l’altro per aver celebrato matrimoni gay ci fa torto: il nostro riferimento è alla Confessione di Fede del 1655 e soprattutto alla Bibbia che è molto più vecchia. Altro che due secoli! Lui è certamente più alla moda di noi.

“REPUBBLICA” SI OCCUPA DI NOI, MA LA METTE IN POLITICA

Un articolo sulle pagine torinesi di Repubblica del 5 agosto parla del nostro appello, medical information pills ma la mette in politica, link parla di “destra” (ignorando che aderiscono persone di varie simpatie politiche) e pesa le firme sulla base del ruolo politico che hanno, website attribuendo anche errori (Giorgio Mathieu non è un dirigente del PdL). Se l’autore fosse il solito giornalista che sa poco dei Valdesi, pazienza. Spiace invece che l’autrice del pezzo sia la valdese Vera Schiavazzi. Ciascuno valuta gli altri con il proprio metro, si dice. Per la signora Schiavazzi, a quanto pare, i fratelli in fede sono prima di tutto degli avversari (o degli alleati) politici. Vorremmo però che sapesse indicarci una sola cosa che sia di destra o di sinistra nell’appello, che si limita a citare fatti avvenuti di recente, la Confessione di Fede della Chiesa Valdese e la Bibbia. Non sapevamo che fossero cose “di destra” e, nonostante Vera Schiavazzi, non ci crediamo.

L’ECO DEL CHISONE PARLA DELL’APPELLO

Il settimanale di Pinerolo l’Eco del Chisone dedica un articolo al prossimo Sinodo Valdese dal titolo “‘Matrimoni Gay’, sales il Sinodo potrebbe spaccarsi”. Ben più di metà di esso è dedicato all’Appello per la fedeltà alla nostra Confessione di Fede, price purtroppo citato con questo nome solo nel sito internet e non nell’edizione cartacea, ambulance del quale vengono però citati alcuni passi. Spiace che il punto sulle “scelte imprudenti che per la loro fallacia creano divisioni” nella Chiesa sia interpretato come un riferimento alle critiche al Governo. In realtà ci riferiamo a tutte le prese di posizione dove l’Evangelo non indichi inequivocabilmente la strada.

5 – LE ORIGINI NASCOSTE DEI VALDESI – IL VESCOVO CLAUDIO: CATTOLICO RIBELLE, PRECURSORE DEI VALDESE O VALDESE LUI STESSO ?

Claudio, Vescovo di Torino, è una figura storica di grande rilievo, oggi caduta pressoché in oblio. I Cattolici, infatti, non hanno interesse a parlare di un importante vescovo che prendeva a male parole il Papa e che conservò la sua diocesi fino alla propria morte naturale. Quanto agli storici Valdesi, da quando la negazione della propria esistenza prima di Valdo di Lione è diventata quasi un dogma, non si interessano più di ciò che accadde fino al 1174.

Probabilmente di origini spagnole, fu per tre anni a stretto contatto con il figlio e successore di Carlo Magno, Ludovico il Pio (778-840). Per suo incarico scrisse numerosi commentari alla Bibbia, e quando Ludovico salì al trono lo nominò vescovo di Torino, undicesimo di cui resti memoria. La nomina, secondo alcuni storici avvenne non appena Ludovico salì al trono, nell’814, mentre l’elenco dei vescovi tenuto dalla Diocesi di Torino la posticipa all’818, pur ammettendo che il predecessore Andrea era morto intorno all’800.

Come sottolinea Jean Léger, all’epoca la Diocesi di Torino comprendeva non solo le Valli Valdesi, ma anche alcune aree al di là delle Alpi. Pinerolo infatti divenne sede vescovile solo nel 1748.

Purtroppo, di Claudio restano pochi scritti, ma proprio coloro che furono suoi avversari in dispute assai aspre riportano ampiamente, e talora testualmente, le sue idee. Claudio rifiutava l’adorazione delle immagini citando innanzitutto il Secondo Comandamento: “Non ti farai alcuna immagine delle cose che sono nel cielo o sulla terra…”. Quando i suoi oppositori gli dicono che non si intende adorare le immagini ma coloro che le immagini rappresentano, Claudio risponde che anche i pagani dicono lo stesso dei loro idoli e che cambiando i nomi alle loro statue non si diventa Cristiani. Si oppone anche all’adorazione della croce: “Dio comanda di portare la croce, non di adorarla… Gesù Cristo ha dimorato nove mesi nel ventre della Vergine. Dovremmo allora adorare le Vergini … o le mangiatoie, poiché ha dormito in una mangiatoia… o gli asini, perché è entrato in Gerusalemme su un puledro d’asina?… Tutte queste cose sono ridicole”. Si oppone inoltre ai pellegrinaggi a Roma, e rifiuta la qualifica di “Apostolico” al Vescovo di Roma: “Apostolico è chi custodisce la Dottrina degli Apostoli, non chi si vanta di sedersi sulla Cattedra dell’Apostolo… poiché il Signore dice che gli scribi e i farisei si sono seduti sulla cattedra di Mosé”.

Per queste dottrine, molti hanno paragonato Claudio a Lutero e Calvino, o anche a Valdo. Ma c’è una differenza importante, certamente legata all’epoca e forse al luogo dove il primo agì. Claudio diceva “io non insegno una nuova setta, mi attengo alla pura Verità; …quanto a me reprimo combatto e distruggo quanto più posso le Sette, gli Scismi, le Superstizioni e le Eresie e non cesserò di farlo, con l’aiuto di Dio”. E si propone di riprendere dagli errori “contro quei cuori di pietra, dove le frecce e le sentenze della Parola di Dio non servono più a nulla; ecco perché li prendo a sassate”. Li esorta: “Ritornate, o Ciechi, alla vostra Luce… fintanto che non vi attenete a questa Luce, voi camminate nelle tenebre”. Accusa il Papa di fondare “una nuova Setta, abbandonando la Dottrina degli Apostoli”. Insomma, secondo Claudio, l’innovatore non è lui, ma il Papa (in particolare, sembra, Papa Pasquale I, 817-824).

Insomma, a costo di essere eccessivamente schematici, possiamo dire che tre sono le principali interpretazioni possibili della sua figura.

 

  1. Il punto di vista della Chiesa Romana dei secoli seguenti. Claudio era un intellettuale eretico “battitore libero”, che – calato dall’alto “per caso” a Torino – conduce la sua battaglia, avulso dalla realtà locale, essendo anche beffeggiato dalla gente (c’è una sporadica voce al riguardo, nel testo di un suo avversario).
  2. Il punto di vista Valdese ufficiale di oggi. In realtà è molto vicino a quello della Chiesa Romana. Cambia solo la valutazione delle sue dottrine: lodevole ma casuale “precursore” dei Valdesi con i quali però non ebbe alcun contatto (poiché ai suoi tempi non sarebbero esistiti) e sui quali non ebbe alcuna influenza perché essi sono spuntati dal nulla con Valdo – esecrabile eretico per la Chiesa di Roma, alla quale poco interessa se abbia o meno interagito con i Valdesi.
  3. Il punto di vista di Jean Léger e di altri antichi storici valdesi. La presenza di un vescovo con le idee di Claudio non sarebbe frutto di un’idea balzana di Ludovico il Pio, ma espressione della realtà cristiana di quell’area, che aveva – almeno parte di essa – conservato la pura dottrina, nonostante le gravi degenerazioni della Chiesa di Roma dopo l’influenza negativa dell’imperatore Costantino su Papa Silvestro I. Per un verso, infatti, Roma si era sì corrotta, ma non al punto da imporre dottrine apertamente contrarie all’Evangelo, per un altro, non aveva ancora imposto la sua supremazia in aree come la Diocesi di Torino. Le cose cambiarono con Papa Pasquale I (817-824) e Claudio rivendicò tranquillamente di voler continuare a perseverare nella antica e buona dottrina rifiutando qualsiasi primato al Vescovo di Roma e rompendo anzi la comunione con lui a causa delle sue dottrine traviate. Da allora, coloro che fino a quel tempo avevano seguito la buona dottrina apostolica avrebbero preso coscienza di essere separati da Roma e di essere una entità indipendente. Par di capire che, dopo Claudio, ci sarebbe stata una progressiva emarginazione di questi buoni cristiani, seguita dalla straordinaria crescita numerica e geografica con Valdo di Lione e che, successivamente, a causa delle violente repressioni, la professione della vera fede si sarebbe vieppiù ristretta fino a ridursi alle Valli Valdesi.

 

Vi sono varie debolezze nel punto di vista Romano e Valdese ufficiale.

- Perché Ludovico il Pio avrebbe dovuto nominare un vescovo stravagante e avulso dalla realtà locale? Solo perché Claudio rifiutava l’obbedienza a Roma ? Ma chiunque, nominato dall’imperatore, sarebbe stato fedele più a lui che al Papa senza andare ad invischiarsi in dispute teologiche.

- Come mai Claudio poté portare a termine il suo mandato, durato almeno fino all’830 o forse fino all’840, in ogni caso fino alla sua morte naturale? Se fosse stato un ribelle isolato non sarebbe stato rimosso assai prima di poter completare un mandato che durò non meno di 12 anni, ma forse fino a più di due volte tanto ?

- Non pare, inoltre, verosimile che Claudio avesse dottrine, in particolare sul culto delle immagini, diverse dalla gran parte delle comunità della sua diocesi. Se così fosse, non si spiegherebbe il suo lungo mandato.

E assai più probabile che Claudio fosse davvero espressione di una posizione molto diffusa, addirittura prevalente nella sua diocesi. L’evoluzione della posizione di Roma ne ha poi fatto un ribelle e da quel momento le posizioni come la sua furono sempre più emarginate. Non è perciò infondato ciò che scrisse Jean Léger: Claudio fu uno dei più grandi pastori valdesi, non un cattolico stravagante, involontario precursore dei Valdesi.

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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