\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Appello al Sinodo per la fedeltà alla nostra Confessione di Fede

Noi sottoscritti, membri della Chiesa Valdese,
consapevoli che – come scrisse Giosué Gianavello nelle Istruzioni – “se la nostra Chiesa è stata ridotta in ”queste“ contingenze, causa prima ne sono i nostri peccati, dobbiamo quindi umiliarcene quotidianamente e sempre di più innanzi a Dio, chiedendogli perdono”;

certi che la Confessione di Fede del 1655, mai mutata da alcun Sinodo, sia il fondamento incrollabile della Chiesa Valdese;

ribadendo, in particolare, con gli articoli 2 e 3 di essa, che “Iddio s’è manifestato agli huomini nelle sue opere della Creazione e della Provvidenza, di più nella sua Parola rivelata dal principio con oracoli in diverse maniere, poi messa in iscritto ne’ libri chiamati la Scrittura Santa” (“nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” 2 Pietro 1,20-21) e “che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; e ch’ella è pienamente contenuta ne’ libri del Vecchio e Nuovo Testamento” (“se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” Galati 1,9);

ritenendo che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per custodire la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, da tempo immemorabile, poiché esso regola il nostro essere chiesa;

avendo a mente che la storia della Chiesa Valdese, di tanti uomini e donne che per secoli tutto hanno fatto, tutto hanno rischiato, tutto hanno dato, inclusa la vita, per restare fedeli alla propria fede, sia un patrimonio incomparabile, di cui è forse impossibile essere degni, ma che impone di fare del nostro meglio perché non paia vano;

rammaricandoci del fatto che da tempo la Chiesa Valdese, sola o insieme ad altre, impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere: “la compagnia de’ fedeli” che “vengono ad unirsi per seguitare la Parola di Dio; credendo ciò ch’egli vi ci insegna e vivendo nel suo timore” (articolo 25 della Confessione di Fede);

affermiamo la verità di quanto Gesù disse: “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24,35), mentre sappiamo che le umane dottrine che oggi trionfano domani cadono nell’oblio o nel discredito, come tante volte abbiamo visto accadere, anche di recente; e riteniamo pertanto che la Chiesa possa sì prendere posizione su temi dove l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada; ad esempio, contro il razzismo o a favore della libertà religiosa; quanto, però, ad essere pro e contro partiti o specifiche iniziative, riteniamo che la prudenza debba essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all’unica missione della Chiesa: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e cooperare a far risplendere la Luce nelle tenebre (Giovanni 1,5); resta sempre ai singoli membri di chiesa la possibilità di impegnarsi su qualunque tema, assumendosene personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio;

constatiamo inoltre che nella Chiesa si affermano progressivamente interpretazioni sempre più personali di ciò che essa debba fare o

credere: apprendiamo che un pastore nega pubblicamente la Trinità e la divinità di Cristo (in aperto contrasto con l’articolo 1 della Confessione di Fede);

apprendiamo anche che, facendosi forti di un documento sinodale che parla di “accoglienza” delle persone omosessuali, quello stesso pastore, con l’appoggio del Consiglio di Chiesa, ha celebrato a Trapani ciò che gran parte dei mezzi di informazione e lui stesso hanno definito “matrimonio” tra due donne, neppure appartenenti alla Chiesa Valdese, che egli ha poi affermato di essere consapevole che ciò “può provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese” e “incrinare i rapporti ecumenici e inter-evangelici”, ma che “questa spaccatura può anzi deve essere provocata”, che la Moderatora, pur riconoscendo che “nelle nostre chiese si è” solo “cominciato a dibattere della possibilità di testimoniare anche a livello liturgico dell’accoglienza e del riconoscimento di unioni di vita di persone dello stesso sesso” ha difeso tale atto affermando che si era solo “pregato con convinzione e affetto per due persone che si impegnavano a vivere insieme la loro vita”, che a Roma un altro pastore ha amministrato il battesimo a due bambini su richiesta del padre di uno di loro e del suo compagno presentati davanti all’assemblea come “genitori”, benché la donna che aveva partorito i bambini fosse presente; autorevoli esponenti della Chiesa chiedono ora che il Sinodo “aggiorni” le norme in modo da rendere leciti, sia pure ex post, parte o tutti questi comportamenti;

ci appelliamo umilmente al Sinodo affinché:

non si allontani mai dalla Confessione di Fede e vegli perché essa non venga mutata nella lettera, o vanificata nei fatti con la tolleranza o il riconoscimento di comportamenti che la contraddicono;

ricordi qual è la ragion d’essere della Chiesa e sia attento a non gettare discredito sulla sua dottrina quando prende posizione su temi politici e di attualità;

prenda adeguati provvedimenti verso i comportamenti che violano l’ordinamento valdese, per evitare che la prassi del fatto compiuto e delle decisioni unilaterali sopprimano nei fatti quel modo di prendere le decisioni in modo collegiale e democratico, che si conservò anche nelle circostanze in cui il pericolo dell’annientamento totale era imminente;

esaminando la questione omosessualità, ricordi i numerosi passi biblici che la condannano e temperino la tendenza a ritenerli semplicemente riflessi di una società non abbastanza evoluta, considerando che il principale di questi passi, Levitico 18, che riassume tutti i divieti biblici in materia sessuale, ne include solo sei: incesto, rapporti durante il ciclo mestruale, adulterio, sacrificio dei primogeniti, omosessualità, accoppiamento con animali; ricordi altresì le parole del pastore Alessandro Esposito, secondo il quale questo argomento “può provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese” e “incrinare i rapporti ecumenici e inter-evangelici” e valuti se è conforme ai nostri fondamenti creare quella spaccatura.

Possa la Grazia di Dio essere sempre su tutti noi e sulle nostre chiese e illuminare in particolare coloro cui sono affidate le decisioni più importanti.

 

Primi firmatari:

Ivan Caradonna , Chiesa di Trapani e Marsala

Fabrizio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni

Lucio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni

Sergio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni 

Giorgio Mathieu , Chiesa di Pramollo

 

HANNO ADERITO E HANNO ACCONSENTITO ALLA PUBBLICAZIONE DEI LORO NOMI

Membri di Chiese Valdesi:

Marco Soranno, Chiesa Valdese di Roma, via IV novembre

Mario Alberione, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Pierangelo Baschera, Chiesa Valdese di Villar Perosa

Gianni Spettoli, Chiesa Valdese di Felonica 

Marco Avondet, Chiesa Valdese di Prarostino

Alma Armellino Avondet, Chiesa Valdese di Prarostino

Gianfranco Mathieu, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Enrica Benech Malan, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Paolo Olivieri, Chiesa Valdese di Napoli, Via dei Cimbri

Archimede Bertolino, Pastore emerito della Chiesa Valdese, Terni

Alda Robba, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Daniela Boldrin, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Giuliana Pasqualetti, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Walter Balzana, membro del Concistoro, Chiesa Valdese di Firenze

Emilio Bracco, Chiesa Valdese di Trieste

Laura Borsatti Armani, Chiesa Valdese di Trieste

Ada Balmas, Chiesa Valdese di San Germano

Antonino Bozzi, Chiesa Valdese di Torino

 Nicola Santullo, Chiesa Valdese di Vasto-San Salvo

Laura Vallini Negri, Chiesa Valdese di Como

Armando Inglese, Chiesa Valdese di San Giacomo degli Schiavoni  

Claudine Noël, Chiesa Valdese di San Giacomo degli Schiavoni

Samuele Sieve, Chiesa Valdese di Ginevra

Aldo Rostain, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Davide Arnoulet, da Fubine (AL)

Nirvana Arnoulet, da Fubine (AL)

Marcella Stalè, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Aldo Charbonnier, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Concetta Barbagallo, Chiesa Valdese di Messina

Salvatore Dalemmo, Chiesa Valdese Diaspora di Galatina

Federico Martra, membro del Consiglio di Chiesa di Bassignana

Silvana Odino, Chiesa Valdese di Villasecca

Carla Charbonnier, Chiesa Valdese di Villar Pellice

Rossella Gamba, Chiesa Valdese di Villar Pellice

Federico Martra, Chiesa Valdese di Bassignana

Eduardo Zumpano, Chiesa di Dipingano


Simpatizzanti:

Cristiano Magistrali, Piacenza

Ivan Basana, presidente di Evangelici d’Italia per Israele

Francesco Pollicino, Messina

Alex Maurino, Lusernetta

Stefano Polastri, Piossasco

Maurizio Dabalà, Marghera

Antonino Merillo, Spadafora (Messina)

Giovanna Porro, Fubine (Alessandria)

Piergiuseppe Porro, Fubine (Alessandria)

Fausto Matè, Montalto delle Marche

 

Ex Valdesi:

Rita Venturi, protestante ex valdese “causa degenerazione teologica, etica e politica della chiesa valdese medesima”

Walter Fumagalli, Chiesa Anglicana di Milano, ex valdese

Norberto Bongardo, Como

Loris De Gaspari, Cuneo, Ex Valdese per “mantenere la mia fedeltà all’Evangelo di Gesù Cristo”

 

Da altre denominazioni:

Paolo Castellina , cappellano evangelico in Inghilterra, già pastore della Chiesa Riformata Svizzera

Luciano Leoni , Chiesa Cristiana Evangelica di Alatri

Andrea Diprose , Ibei, Roma

Rosaria Salamone , evangelica di Roma

Stefano Lardieri, Lucca

Simonetta Cioni-Carr, San Diego, California 

Emanuele Bosca, Canelli

Emmanuel Gau, Roma

Giovanni Maria Caltana, Centro evangelico battista di Perugina, Petrignano d’Assisi

Walter Fumagalli, Chiesa Anglicana di Milano, ex valdese

Barbara Venturello, Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli Asti

persona che ha chiesto nel 2017 di rimuovere il suo nome

Luca Rajna, Lurago d’Erba

Domenico Sesta, Verona

Ugo Sottile, Roma

Gaetano Sottile, Roma

Donato Trovarelli, moderatore www.protestantesimo.it , Pescara

Fabio Speri, Agrate Brianza (Monza)

Cletti Cristaldi, Como

Alessandro Iovino, Napoli

Franco Sellan, Manfredonia

Giuseppe Cappalonga, Trento

Roberto Pasqualon, Galliera Veneta

Nazzareno Ulfo, Pastore Battista Riformato, Caltanissetta

Paolo Brancè, pastore della chiesa battista internazionale “Gesù libera” di Marghera, membro dell’associazione delle chiese conservatrici dell’CBITALY

Marco Cocuzzi, Ostia Lido, Roma

Calogero Fanara, Belgio

Nicola Martella, conduttore di una comunità, gestore del

Iulian Bobe, Roma

Marco Porro, Fubine (AL)

Fabrizio Porro, Fubine (AL)

Pietro Lucido, Chiesa Evangelica di Barcellona (Spagna)

Esteban Gignous Janavel, pastore Evangelico, Uruguay

Marilu Pannocchia, Chiesa Evangelica dei Fratelli di Concorezzo (MB)

Gaetano Rizzo, Chiesa Evangelica Riformata

Paolo Tabacchetti, Chiesa Evangelica Pentecostale “Emmanuel – Parola di Vita”, Almese (TO)

Andrea Milli di Ardea, membro della Chiesa Cristiana Evangelica Battista di Roma Centocelle, gestore del sito www.protestanti.it

Laura Calasso

 


PAOLO RICCA RISPONDE A LUCIO MALAN SUL BATTESIMO RICHIESTO DA “GENITORI GAY”.

1805, advice IL MODERATORE VALDESE DICE A NAPOLEONE: SIAMO INDIPENDENTI DAL IX SECOLO

In un sito evangelico olandese revivalsite troviamo una citazione interessante, mind la cui fonte non è specificata. Vi si racconta che Napoleone nel 1805, viagra approved trovandosi a Torino mandò a chiedere al Moderatore della Chiesa Valdese “da quanto tempo siete una chiesa indipendente”. Il Moderatore, il pastore J.R. Peyran, rispose: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino”. Claudio avrebbe retto la diocesi di Torino, all’epoca assai più vasta di oggi e comprendente, tra l’altro, le Valli Valdesi, all’incirca dall’820 all’839. Non per nulla, quando nel 1855 i Valdesi fondarono una loro casa editrice, la chiamarono Claudiana. Oggi, però, lo stesso sito dell’editrice prende le distanze e dice che il suo nome “vuole onorare la memoria di un grande vescovo di Torino, lo spagnolo Claudio, vissuto all’epoca carolingia (sec. IX), considerato un precursore del movimento evangelico per la sua lotta contro la venerazione delle immagini nelle chiese per una conoscenza popolare delle sacre Scritture”. Insomma, secondo il sito, i Valdesi del XIX secolo, tra i tanti modi in cui potevano chiamare il loro principale strumento culturale, scelsero un vescovo cattolico! Un po’ come se la Chiesa Valdese di oggi intitolasse un istituto a Giovanni XXIII o Paolo VI: chi conosce i Valdesi sa che è una cosa del tutto inverosimile.

IL PIÙ IMPORTANTE POEMA VALDESE DICE:

“BENHA 1100 AN COMPLÌ ENTIEREMENT CHE FÒ SCRIPTA L’ORA”

VALDO SI CONVERTÌ NEL 1174…


Molti sono i testi di letteratura valdese medioevale. Quello ritenuto più “valdese” (vedi ad esempio A.Molnar, link Storia dei Valdesi/1 Dalle origini all’adesione alla riforma, Claudiana, 1974, p. 248) è la Noble Leyçon o Nobla Leyczon, straordinario poema in lingua occitana (definita da alcuni filologi “lingua valdese”) contenente una “nobile lezione” di conoscenza biblica, di dottrina e di morale. La Leyczon si definisce valdese e contiene anche una auto-datazione, che a chi l’ha scritta doveva sembrare chiarissima, ma oggi la si pensa diversamente.

Quanto alla definizione di Valdese si trova all’interno di un brano che descrive il comportamento dei falsi cristiani, e dei loro capi che “non sono buoni pastori, non amano le pecore se non per la tosatura e perseguitano i giusti”:

 

Mas l’Escriptura dì, e nos o poen veyre,

Que s’el se troba alcun bon que vollia amar Dio e temer Jeshu Xrist,

Que non vollia maudire, ni jura, ni mentir,

Ni avoutrar, ni aucire, ni penre de l’autruy,

Ni venjar se de li sio enemic

Illi dison que és Vaudés e degne de murir

Ma la Scrittura dice, e noi lo possiamo vedere,

Che se si trova un buono che voglia amare Dio e onorare Gesù Cristo,

Che non voglia maledire, né giurare, né mentire,

Né commettere adulterio, né uccidere, né prender dell’altrui,

Né vendicarsi dei suoi nemici,

Essi dicono che è Valdese e degno di morire.

 

 

La definizione di Valdese è attribuita dunque ai nemici. È certo che all’epoca si faceva molta confusione tra i vari eretici e che il nome “valdese” fosse il più usato (e di questo ci doveva essere una ragione). Nel Medioevo, insomma, poteva succedere facilmente che un cataro o un francescano perseguitato fossero chiamati “valdesi”. Molto difficilmente accadeva il contrario.

Ed ecco la datazione, che si trova proprio nei primi versi del lungo poema:

 

O Frayres entendè une noble Leyçon

Souvènt devèn veglar e star en oreson

Car nos veen aquest mont esser pres del chavon.

Mot curiòs deorian esser de bonas obras far

Car nos veen acquest mont de la fin apropriar.

Benha mil & cent an compli entierement Que fò scripta l’òra, que sèn alderier temp.

 

O Fratelli ascoltate una nobile Lezione.

Spesso dobbiamo vegliare e pregare

Poiché noi vediamo che questo mondo è vicino al suo termine.

Dovremmo essere molto solleciti a fare buone opere,

Poiché noi vediamo che questo mondo si avvicina alla fine.

Ha compiuto interamente mille e cento anni Da che fu scritta l’ora che siamo agli ultimi tempi

 

 

Jean Léger pensa, senza mostrare alcun dubbio, che il momento dal quale inizia il conteggio dei 1100 anni sia la nascita di Gesù e che dunque il poema sia stato composto poco dopo l’anno 1100. Si potrebbe anche pensare all’anno della morte e della resurrezione di Gesù, e della Pentecoste, e andremmo al 1135 circa, ancora diversi decenni prima della conversione di Valdo.

Il Molnar, invece, con gli altri storici valdesi recenti dà per scontato che il calcolo parta dalla presunta donazione di Costantino, dai cui tempi, viene detto poco dopo, non ci fu più in Roma un vescovo degno. La datazione anteriore non viene da lui neppure presa in considerazione. Per questo ritiene che la Nobla Leyczon risalga al XV secolo.

Ciascuno può farsi la propria idea.

Due cose sono certe. 1) Per molti secoli, almeno fino all’inizio del XIX secolo, quella del 1100 è stata ritenuta l’unica datazione possibile. 2) La Leyczon è scritta in modo molto semplice, rivolta a gente semplice, come si vede anche dai pochi versi riportati. La data più facile da ricordare per chiunque è quella della nascita di Cristo, poiché da essa si parte per numerare gli anni. Riferirsi alla donazione di Costantino, senza peraltro menzionarla, sarebbe stato evidentemente fuorviante e, anche se questa era l’intenzione, era inevitabile la confusione. Anche chi avesse ben presente il fatto, avrebbe avuto grosse difficoltà a datarlo. Si potrebbe poi aggiungere che se invece la data della donazione di Costantino fosse così ben conosciuta, la ragione più probabile è che a quei tempi risalga l’origine della Chiesa Valdese, come l’inquisitore della prima metà del XIII secolo Reynerius Saccone o il teologo del seicento Comenius.

Jean Léger riporta nella sua Histoire Générale des Eglises Evangéliques du Piémont ou Vaudoise (Leyda, link 1669) non si limita a riportare molte fonti che fanno risalire l’origine dei Valdesi ad assai prima di Valdo come un catechismo a domande e risposte, che egli data al 1100, un trattato dottrinario attribuito al 1120 e altri ancora.

Nel Diciannovesimo Capitolo tiene anche a dimostrare che essi non discendono da antiche eresie come gli Arriani, i Manichei e nemmeno dai Catari.

Particolarmente interessante è quanto dice l’inquisitore Reynerus Saccone (ex cataro convertitosi al cattolicesimo nel 1245). Egli definisce i Valdesi “leonisti”, in quanto traggono la loro origine da un tal Leone, contemporaneo ed anche amico di Papa Silvestro I (314-335), che “non potendo sopportare i lussi, le ricchezze e gli onori mondani ai quali Costantino elevava Silvestro e la Chiesa, prevedendo la grande corruzione che queste cose avrebbero portato, non volendo avervi parte, si distaccò dalla comunione con Silvestro, allora Vescovo di Roma, per attenersi alla povertà e alla semplicità apostolica”. Insomma, un inquisitore, che ha agito settant’anni dopo Valdo, non crede che i Valdesi traggano origine solo dal Lionese. Un’opinione almeno rispettabile, data la prossimità temporale.

Molti però confondono i catari (o albigesi) con i valdesi, come Petrus Cenobii Vallis Sernensis, dell’ordine dei cistercensi, che nel suo Historia Albigensium, & Sacri belli in eos ann. 1209 suscepti dice che la città di Tolosa, “mai era stata senza questa pestilenziale eresia Valdese”. Orbene, le antiche origini cui si riferisce sono forse valdesi, ma sembra probabile che a Tolosa l’eresia fosse quella catara.

 

Ma Saccone, mostra invece piena coscienza della differenza. Dice infatti:

 

Quod Valdenses bene omnia de Deo credunt, & omnes articulos qui in Symbolo continentur capiunt, solam Romanam Ecclesiam blasphemant & oderunt, et vocant Ecclesiam malignantium

Poiché i Valdesi hanno una corretta credenza riguardo a Dio e includono tutti gli elementi contenuti nel Simbolo; solamente bestemmiano e odiano la Chiesa Romana e la chiamano Chiesa dei maligni

 

Ben diverse erano le dottrine dei catari. Del resto, Saccone era stato cataro e non poteva mancare di trovare le differenze con i Valdesi. Aggiunge infatti che i Valdesi ritengono che la Chiesa Romana abbia cominciato a traviarsi “ai tempi di Silvestro, quando il veleno temporale vi entrò” e che pertanto “è la prostituta dell’Apocalisse, rivoltatasi alla Dottrina Evangelica per attenersi alle Tradizioni. Ritengono inoltre i Valdesi che ogni culto vada svolto in lingua volgare, che il mutamento delle specie nell’Eucaristia non avviene per mano del prete consacrante, ma nella bocca di colui che la riceve degnamente. Tutto questo perché vogliono attenersi alla Bibbia, e non ai Decretali alle Leggende ecc.. Respingono l’invocazione dei santi, l’adorazione della Croce, la Cresima, il Purgatorio ecc.”

In conclusione, i Valdesi sono sì stati confusi con catari, manichei e arriani, ma a torto. Credono infatti nella Trinità, non rifiutano la materia, ma si limitano a praticare la temperanza.

Léger afferma che questo è opera della “ineffabile e meravigliosa Provvidenza Divina, che ha conservato un gran numero di fedeli testimoni per opporli ai figli della perdizione… suscitando Grandi Uomini che resistevano all’anti-Cristo.” E ciò, specialmente nelle valli dove il lume dell’Evangelo ha sempre brillato, benché circondato da tenebre spesse”. Tant’è vero che “fin dai tempi del paganesimo il loro stemma era un lume circondato da sette stelle circondati dalle tenebre, con questo motto: Lux lucet in tenebris. Di qui la principale delle Valli, cioè quella di Lucerna, ha tratto il suo nome”.

 

 

 


Siamo Valdesi con certezze e dubbi.

Noi siamo certi che la Confessione di Fede del 1655 sia quella cui attenersi per poter dire di essere Valdesi. Rispettiamo coloro che hanno altre convinzioni o non ne hanno affatto. Ma non può dirsi Valdese chi non condivide la Confessione di Fede valdese.

Noi siamo certi che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per conservare la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, website like this da tempo immemorabile. Ogni infrazione dell’ordinamento reca un danno gravissimo alla Chiesa, hospital poiché esso è il fondamento del nostro essere chiesa. In particolare, noi ribadiamo che nessuna alterazione alla dottrina valdese può essere apportata se non dal Sinodo, invocando sinceramente l’assistenza di Dio, e senza comunque violare le basi fondanti del patto alla base dell’unione delle Chiese. Nessuna autorità può comunque superare la Bibbia, pur se – ove necessario – interpretata più che per la lettera, per lo Spirito. Nessuno potrà mai pretendersi superiore alla Bibbia.

Noi siamo certi che il passato della Chiesa e del popolo Valdese sia un patrimonio incomparabile, di cui è difficile essere degni. Un passato certamente non privo di errori, ma ancor più certamente un passato da non nascondere o alterare. Su di esso è opportuno, anzi, effettuare altre ricerche e non escludere a priori ciò che non è provato.

Noi siamo certi che le dottrine e le ideologie umane non valgano nulla a fronte della Parola di Dio e che la Chiesa non possa in nessun modo subordinarsi ad esse. La Chiesa può prendere posizione nel caso in cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada, ad esempio, contro il razzismo, per la libertà religiosa o contro la tirannia. Quanto, però, alle posizioni su partiti e specifiche iniziative, riteniamo che la prudenza debba essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all’unica missione che la Chiesa ha: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e far risplendere la luce nelle tenebre (Giovanni 1,5). Chi intende comportarsi diversamente lo può fare assumendosi personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio.

Noi dubitiamo che tra le cose su cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada vi siano questioni come la cosiddetta privatizzazione dell’acqua, il riconoscimento da parte dello Stato di particolari diritti per gli omosessuali, la sperimentazione senza limiti nel settore della genetica e sulle cellule riproduttive umane, l’accettazione delle teorie sul riscaldamento globale causato dall’uomo e il conseguente respingimento delle posizioni di centinaia di scienziati che la pensano in modo diverso. Purtroppo, su questi e altri temi la Chiesa Valdese ha preso posizione ufficiale.

 

Siamo i sottoscrittori dell’appello al Sinodo pubblicato in questo sito.

  1. L’intero complesso della tua articolata risposta gira intorno alla tua bella affermazione, online che io condivido, secondo la quale “può, anzi deve, essere chiamato ‘genitore’ non solo chi mette al mondo un figlio, ma anche e altrettanto, se non di più, chi, senza averlo messo al mondo, lo adotta come suo, assumendosene in tutti i sensi la responsabilità”. Mi addolora il fatto che, opponendo questo ai miei argomenti, mi attribuisci di rifiutare la dignità e l’alto valore dell’istituto dell’adozione, che io invece apprezzo grandemente come qualunque persona civile.

  2. L’adozione si pratica per bambini orfani o disgraziatamente abbandonati dai veri genitori (o da uno di essi). I gemellini in questione, per deliberata scelta di quelli che hai definito “genitori”, hanno – come tutti - un padre e una madre biologici, oltre a una donna che per nove mesi li ha portati in grembo. Questi due uomini hanno invece preordinato di indurre entrambe le donne a non occuparsi dei bambini per poterlo fare loro stessi. Una di queste due donne era anche presente al battesimo. Quando ho citato l’articolo 6 del documento sinodale sulla famiglia del 1971 dove si dice che “la qualità di genitori e di figli sono determinate dal fatto della procreazione“, non intendevo certo togliere valore al nobile istituto dell’adozione, ma sottolineare il fatto che questo sia stato ignorato dai due giovani signori per quanto riguarda le due donne coinvolte. La donna che ha donato (o venduto, non cambia molto) l’ovocita, per quella norma è madre, senza virgolette. La norma non dice “salvo rinuncia”. Allo stesso modo, proprio per l’alto valore dell’adozione che sottolinei, non è forse madre colei che ha accolto nel suo grembo un embrione e dopo nove mesi l’ha partorito ? I due “genitori”, e tu con loro, intendono dunque che il fatto della procreazione non determini un bel nulla, e conti solo la loro volontà. Se le norme hanno un qualche valore, questa è un’aperta e premeditata violazione dell’articolo 6 sopra citato.

  3. Seconda differenza da una normale adozione: il secondo uomo non ha mai effettuato alcuna pratica per adottare ufficialmente i bambini. Non ho elementi per dubitare del suo proponimento di prendersene cura, ma credo sia la prima volta, per lo meno da quando esiste l’anagrafe pubblica, che la Chiesa Valdese accetta nel modo più solenne e pubblico (il battesimo è l’unico atto della Chiesa dove è determinante il ruolo dei genitori, ed è anche un sacramento) che per essere genitore basti una dichiarazione al pastore, o fosse pure al concistoro. Ripeto la domanda già fatta nella mia lettera e alla quale non hai risposto: a una coppia regolarmente sposata sarebbe stato concesso lo stesso privilegio ?

  4. Terza differenza da una normale adozione, che sarebbe più chic fingere di non vedere, ma io né fingo né sono chic: i “genitori” erano entrambi uomini. Questo potrà essere un dettaglio irrilevante per te, per loro, per i membri del concistoro, ma non lo è per l’Ordinamento Valdese che sul matrimonio si esprime attraverso il documento del 1971, nel quale si parla esplicitamente del matrimonio tra uomo e donna. E non si può fare finta di pensare che, va be’, tra due uomini non ci si può sposare ma si possono avere o adottare figli. Il legame, sia pure non assoluto per via dell’adozione, tra matrimonio e procreazione è anch’esso esplicitamente riconosciuto nel documento. Oltre all’Ordinamento Valdese, anche le leggi dello Stato non riconoscono la possibilità di essere genitori, sia pure adottivi, per le coppie dello stesso sesso. Lo consentono le leggi della California, dove i bambini sono nati, ma per la legge federale degli Stati Uniti almeno un adottante deve essere cittadino americano. Per questa ragione, non solo il secondo uomo non ha potuto adottare i bambini ma, salvo imprevedibili mutamenti di leggi, non potrà farlo neppure in futuro né in Italia né altrove. Anche in questo, Pastore e Concistoro hanno compiuto un atto mai visto prima. Dalla tua risposta, però, si intende chiaramente che il Concistoro ha autorizzato il battesimo, ma non si capisce se è stato coinvolto nella scelta di definire “genitori” i due uomini richiedenti. Questo non è un dettaglio e sarebbe davvero interessante sapere come sono andate le cose.

  5. Scrivi, attribuendomi questa volta una sorta di volontà di discriminare i bambini per via dei genitori: “non c’è quindi stato nessun abuso…, a meno che il sospetto di ‘abuso’ non riguardi il battesimo ma la coppia che l’ha richiesto”. L’ordinamento valdese dice che “il battesimo dei fanciulli avviene su richiesta dei genitori”. A costo di accusarmi di una cosa vergognosa, perciò, ipotizzi che io abbia qualcosa contro questi bambini, in ogni caso innocenti, e non tieni conto del fatto che l’elemento indispensabile del battesimo dei fanciulli è la volontà dei genitori, cosa invece ben radicata non solo nel nostro ordinamento ma nella nostra storia, a causa dei rapimenti di bambini per portarli alla “casa dei Catecumeni” o dei battesimi segreti, con successiva restituzione ai bambini ai genitori, che si ritiene venissero praticati da preti bene intenzionati ma – appunto- senza il consenso dei genitori. È ovvio che il punto è questo. Se si trattasse di qualsiasi altro tipo di atto, poco importa chi siano i genitori, poiché il confermando, colui che partecipa alla Cena del Signore e così via, si assumono personalmente le loro responsabilità. In via IV novembre, invece, si è assunta la qualità di genitore per semplice dichiarazione, pur essendo presente altra persona che aveva certamente titolo a quella qualifica.

  6. Ancor peggio, ricordi che io ho scritto di condividere l’esigenza dell’accoglienza, anche verso gli omosessuali, e scrivi: “che cosa significa ‘accogliere’ ? Accogliere i bambini, ma non la coppia? Assurdo, perché senza la coppia, non ci sarebbero i bambini”. Anche qui, dimentichi il ruolo dei genitori nel battesimo dei fanciulli e scrivi come se l’essenziale fosse avere dei bambini a portata di mano, poi chi li abbia portati non ci interessa più di tanto, basta che a noi si presenti come “genitore”, anche se non lo fa altrove. Inoltre, in questo caso, senza la coppia il bambino ci sarebbe eccome! Bastavano l’uomo e una delle due donne-oggetto usate alla bisogna. Infine, “accoglienza” non vuol dire “approvazione” e tanto meno “consacrazione”. Gesù salvò l’adultera dalla lapidazione ma le disse “va’ e non peccar più”, non “infischiatene, sono leggi retrograde”. Frequentava i peccatori, non ne celebrava i peccati.

  7. Purtroppo, spero al di là delle intenzioni, i bambini hanno finito per essere strumento per il riconoscimento di una unione omosessuale. Se si voleva davvero dare priorità alle loro esigenze, era sufficiente comportarsi esattamente come in qualsiasi caso in cui ci sono figli con un genitore solo, in caso di vedovanza, ad esempio. Il genitore vero (per la biologia e per la legge in questo caso) richiede il battesimo, poi, sarà libero di avvalersi della collaborazione della persona con la quale sceglie di vivere e di avere questa persona accanto a sé. Oppure, visto che neppure più la Chiesa Cattolica Romana ritiene che i non battezzati vadano all’inferno, si poteva tranquillamente attendere che i bambini potessero far la scelta da sé. Ma evidentemente la priorità era un’altra.

  8. Scrivi: “Su questa materia il Sinodo non ha legiferato. È vero: il Sinodo è in ritardo.” Ecco: se le norme non sono come piacciono a te (è un “tu” esemplificativo), non sei tu che sbagli, è il legislatore che è in ritardo. Se prendi una multa perché sei passato con il rosso, chi sbaglia è il semaforo: lui era in ritardo, tu eri nel giusto.

  9. Continui: “Non ci sono norme, tanto meno ‘in vigore da secoli’. Questo vuoto legislativo non giova a nessuno. Né il Concistoro né il pastore possono aver trasgredito norme che non ci sono. Sarebbe però molto meglio se ci fossero”. Insomma, non essendo stata ancora approvata (in questo caso neppure proposta) la norma che abolisce i limiti di velocità, chi li supera lamenta il “vuoto legislativo”. In realtà, le norme ci sono eccome, e, per l’appunto, sono in vigore da secoli. È vero che la fecondazione artificiale esiste da poco e le norme antiche non possono tenerne conto, ma l‘adozione è vecchia come il mondo, certamente assai più della Chiesa Valdese, per quanto antica questa sia. E, proprio perché l’adozione ha la stessa dignità della procreazione, non si è mai visto nella Chiesa Valdese un bambino adottato da due uomini o due donne, se non altro per le norme contenute nel documento sinodale del 1971, non certo innovative, ma riepilogative di altre o di usi mai venuti meno. Come da secoli esiste la norma sul battesimo dei fanciulli.

  10. “Il Sinodo è in ritardo”. Si può essere in ritardo in una gara di velocità o un appuntamento. Quando si tratta della Parola di Dio, si tratta di seguirla o no, non di essere in ritardo. In ogni caso, a quanto pare, il Sinodo ha poca importanza, visto che tu, e forse il Concistoro di via IV novembre, hai già deciso.

  11. Il fatto compiuto è l’esatto opposto non solo della democrazia, ma di qualsiasi ordinamento basato sulla legge. E, purtroppo, il 23 maggio avete praticato il fatto compiuto, così come il pastore Esposito con il matrimonio/benedizione (almeno l’ambiguità potrebbe esserci risparmiata!) di Trapani.

  12. Tenendo conto di quanto accaduto a Roma e a Trapani, come ci si dovrebbe comportare di fronte a un poligamo che presenta un bambino insieme a una delle mogli? A un padre che volesse sposare la figlia o presentare al battesimo il frutto di questa “espressione d’amore”? A un uomo sposato che volesse la benedizione della sua relazione adulterina ? Dove sono gli argomenti per rifiutare tali atti ? Non siamo forse per l’accoglienza ? Non sosteniamo che “Dio vuole l’amore, non lo giudica ? Le prescrizioni bibliche contro l’adulterio e l’incesto non sono forse contenute nello stesso passo di quelle che condannano l’omosessualità?

  13. Infine, un altro privilegio inventato per i due “genitori”: l’anonimato. Nella mia lettera io scrissi i loro due nomi, tu hai pensato di sostituirli con nomi di fantasia. La questione, per me, non cambia. Ma quando mai un atto pubblico, come questo dove oltre al battesimo in sé vi è la presentazione alla comunità, viene fatto con garanzia dell’anonimato ? Anche qui c’è una analogia con il “matrimonio” di Trapani.

 

Caro Paolo, ciò che mi dispiace e mi preoccupa davvero non è avere posizioni diverse con un fratello su un argomento, seppure importante. Ma non intendersi sul significato delle parole. Prego il Buon Dio che ci illumini. Cordialmente

Lucio Malan

 

CHI SIAMO

Siamo Valdesi certi che la Confessione di Fede del 1655 sia quella cui attenersi per poter dire di essere Valdesi. Rispettiamo coloro che hanno altre convinzioni o non ne hanno affatto. Ma non può dirsi Valdese chi non condivide la Confessione di Fede valdese.

Noi siamo certi che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per conservare la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, da tempo immemorabile. Ogni infrazione dell’ordinamento reca un danno gravissimo alla Chiesa, poiché esso è il fondamento del nostro essere chiesa. In particolare, noi ribadiamo che nessuna alterazione alla dottrina valdese può essere apportata se non dal Sinodo, invocando sinceramente l’assistenza di Dio, e senza comunque violare le basi fondanti del patto alla base dell’unione delle Chiese. Nessuna autorità può comunque superare la Bibbia. Nessuno potrà mai pretendersi superiore alla Bibbia.

Noi siamo certi che la storia della Chiesa e del popolo Valdese sia un patrimonio incomparabile, di cui è difficile essere degni.

Noi siamo certi che le dottrine e le ideologie umane non valgano nulla a fronte della Parola di Dio e che la Chiesa non possa in nessun modo subordinarsi ad esse. -

La missione della Chiesa è:

- essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8)

- far risplendere la luce nelle tenebre (Giovanni 1,5).

Chi intende comportarsi diversamente lo può fare assumendosi personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio.

Per questo noi intendiamo tenere alto il nome e il messaggio di fede del movimento valdese, distanziandoci dalla “Chiesa Evangelica Valdese”, che li ha infangati.

4 – LE ORIGINI NASCOSTE DEI VALDESI – LA LUCE RISPLENDE NELLE TENEBRE

1805, advice IL MODERATORE VALDESE DICE A NAPOLEONE: SIAMO INDIPENDENTI DAL IX SECOLO

In un sito evangelico olandese revivalsite troviamo una citazione interessante, mind la cui fonte non è specificata. Vi si racconta che Napoleone nel 1805, viagra approved trovandosi a Torino mandò a chiedere al Moderatore della Chiesa Valdese “da quanto tempo siete una chiesa indipendente”. Il Moderatore, il pastore J.R. Peyran, rispose: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino”. Claudio avrebbe retto la diocesi di Torino, all’epoca assai più vasta di oggi e comprendente, tra l’altro, le Valli Valdesi, all’incirca dall’820 all’839. Non per nulla, quando nel 1855 i Valdesi fondarono una loro casa editrice, la chiamarono Claudiana. Oggi, però, lo stesso sito dell’editrice prende le distanze e dice che il suo nome “vuole onorare la memoria di un grande vescovo di Torino, lo spagnolo Claudio, vissuto all’epoca carolingia (sec. IX), considerato un precursore del movimento evangelico per la sua lotta contro la venerazione delle immagini nelle chiese per una conoscenza popolare delle sacre Scritture”. Insomma, secondo il sito, i Valdesi del XIX secolo, tra i tanti modi in cui potevano chiamare il loro principale strumento culturale, scelsero un vescovo cattolico! Un po’ come se la Chiesa Valdese di oggi intitolasse un istituto a Giovanni XXIII o Paolo VI: chi conosce i Valdesi sa che è una cosa del tutto inverosimile.

IL PIÙ IMPORTANTE POEMA VALDESE DICE:

“BENHA 1100 AN COMPLÌ ENTIEREMENT CHE FÒ SCRIPTA L’ORA”

VALDO SI CONVERTÌ NEL 1174…


Molti sono i testi di letteratura valdese medioevale. Quello ritenuto più “valdese” (vedi ad esempio A.Molnar, link Storia dei Valdesi/1 Dalle origini all’adesione alla riforma, Claudiana, 1974, p. 248) è la Noble Leyçon o Nobla Leyczon, straordinario poema in lingua occitana (definita da alcuni filologi “lingua valdese”) contenente una “nobile lezione” di conoscenza biblica, di dottrina e di morale. La Leyczon si definisce valdese e contiene anche una auto-datazione, che a chi l’ha scritta doveva sembrare chiarissima, ma oggi la si pensa diversamente.

Quanto alla definizione di Valdese si trova all’interno di un brano che descrive il comportamento dei falsi cristiani, e dei loro capi che “non sono buoni pastori, non amano le pecore se non per la tosatura e perseguitano i giusti”:

 

Mas l’Escriptura dì, e nos o poen veyre,

Que s’el se troba alcun bon que vollia amar Dio e temer Jeshu Xrist,

Que non vollia maudire, ni jura, ni mentir,

Ni avoutrar, ni aucire, ni penre de l’autruy,

Ni venjar se de li sio enemic

Illi dison que és Vaudés e degne de murir

Ma la Scrittura dice, e noi lo possiamo vedere,

Che se si trova un buono che voglia amare Dio e onorare Gesù Cristo,

Che non voglia maledire, né giurare, né mentire,

Né commettere adulterio, né uccidere, né prender dell’altrui,

Né vendicarsi dei suoi nemici,

Essi dicono che è Valdese e degno di morire.

 

 

La definizione di Valdese è attribuita dunque ai nemici. È certo che all’epoca si faceva molta confusione tra i vari eretici e che il nome “valdese” fosse il più usato (e di questo ci doveva essere una ragione). Nel Medioevo, insomma, poteva succedere facilmente che un cataro o un francescano perseguitato fossero chiamati “valdesi”. Molto difficilmente accadeva il contrario.

Ed ecco la datazione, che si trova proprio nei primi versi del lungo poema:

 

O Frayres entendè une noble Leyçon

Souvènt devèn veglar e star en oreson

Car nos veen aquest mont esser pres del chavon.

Mot curiòs deorian esser de bonas obras far

Car nos veen acquest mont de la fin apropriar.

Benha mil & cent an compli entierement Que fò scripta l’òra, que sèn alderier temp.

 

O Fratelli ascoltate una nobile Lezione.

Spesso dobbiamo vegliare e pregare

Poiché noi vediamo che questo mondo è vicino al suo termine.

Dovremmo essere molto solleciti a fare buone opere,

Poiché noi vediamo che questo mondo si avvicina alla fine.

Ha compiuto interamente mille e cento anni Da che fu scritta l’ora che siamo agli ultimi tempi

 

 

Jean Léger pensa, senza mostrare alcun dubbio, che il momento dal quale inizia il conteggio dei 1100 anni sia la nascita di Gesù e che dunque il poema sia stato composto poco dopo l’anno 1100. Si potrebbe anche pensare all’anno della morte e della resurrezione di Gesù, e della Pentecoste, e andremmo al 1135 circa, ancora diversi decenni prima della conversione di Valdo.

Il Molnar, invece, con gli altri storici valdesi recenti dà per scontato che il calcolo parta dalla presunta donazione di Costantino, dai cui tempi, viene detto poco dopo, non ci fu più in Roma un vescovo degno. La datazione anteriore non viene da lui neppure presa in considerazione. Per questo ritiene che la Nobla Leyczon risalga al XV secolo.

Ciascuno può farsi la propria idea.

Due cose sono certe. 1) Per molti secoli, almeno fino all’inizio del XIX secolo, quella del 1100 è stata ritenuta l’unica datazione possibile. 2) La Leyczon è scritta in modo molto semplice, rivolta a gente semplice, come si vede anche dai pochi versi riportati. La data più facile da ricordare per chiunque è quella della nascita di Cristo, poiché da essa si parte per numerare gli anni. Riferirsi alla donazione di Costantino, senza peraltro menzionarla, sarebbe stato evidentemente fuorviante e, anche se questa era l’intenzione, era inevitabile la confusione. Anche chi avesse ben presente il fatto, avrebbe avuto grosse difficoltà a datarlo. Si potrebbe poi aggiungere che se invece la data della donazione di Costantino fosse così ben conosciuta, la ragione più probabile è che a quei tempi risalga l’origine della Chiesa Valdese, come l’inquisitore della prima metà del XIII secolo Reynerius Saccone o il teologo del seicento Comenius.

Jean Léger riporta nella sua Histoire Générale des Eglises Evangéliques du Piémont ou Vaudoise (Leyda, link 1669) non si limita a riportare molte fonti che fanno risalire l’origine dei Valdesi ad assai prima di Valdo come un catechismo a domande e risposte, che egli data al 1100, un trattato dottrinario attribuito al 1120 e altri ancora.

Nel Diciannovesimo Capitolo tiene anche a dimostrare che essi non discendono da antiche eresie come gli Arriani, i Manichei e nemmeno dai Catari.

Particolarmente interessante è quanto dice l’inquisitore Reynerus Saccone (ex cataro convertitosi al cattolicesimo nel 1245). Egli definisce i Valdesi “leonisti”, in quanto traggono la loro origine da un tal Leone, contemporaneo ed anche amico di Papa Silvestro I (314-335), che “non potendo sopportare i lussi, le ricchezze e gli onori mondani ai quali Costantino elevava Silvestro e la Chiesa, prevedendo la grande corruzione che queste cose avrebbero portato, non volendo avervi parte, si distaccò dalla comunione con Silvestro, allora Vescovo di Roma, per attenersi alla povertà e alla semplicità apostolica”. Insomma, un inquisitore, che ha agito settant’anni dopo Valdo, non crede che i Valdesi traggano origine solo dal Lionese. Un’opinione almeno rispettabile, data la prossimità temporale.

Molti però confondono i catari (o albigesi) con i valdesi, come Petrus Cenobii Vallis Sernensis, dell’ordine dei cistercensi, che nel suo Historia Albigensium, & Sacri belli in eos ann. 1209 suscepti dice che la città di Tolosa, “mai era stata senza questa pestilenziale eresia Valdese”. Orbene, le antiche origini cui si riferisce sono forse valdesi, ma sembra probabile che a Tolosa l’eresia fosse quella catara.

 

Ma Saccone, mostra invece piena coscienza della differenza. Dice infatti:

 

Quod Valdenses bene omnia de Deo credunt, & omnes articulos qui in Symbolo continentur capiunt, solam Romanam Ecclesiam blasphemant & oderunt, et vocant Ecclesiam malignantium

Poiché i Valdesi hanno una corretta credenza riguardo a Dio e includono tutti gli elementi contenuti nel Simbolo; solamente bestemmiano e odiano la Chiesa Romana e la chiamano Chiesa dei maligni

 

Ben diverse erano le dottrine dei catari. Del resto, Saccone era stato cataro e non poteva mancare di trovare le differenze con i Valdesi. Aggiunge infatti che i Valdesi ritengono che la Chiesa Romana abbia cominciato a traviarsi “ai tempi di Silvestro, quando il veleno temporale vi entrò” e che pertanto “è la prostituta dell’Apocalisse, rivoltatasi alla Dottrina Evangelica per attenersi alle Tradizioni. Ritengono inoltre i Valdesi che ogni culto vada svolto in lingua volgare, che il mutamento delle specie nell’Eucaristia non avviene per mano del prete consacrante, ma nella bocca di colui che la riceve degnamente. Tutto questo perché vogliono attenersi alla Bibbia, e non ai Decretali alle Leggende ecc.. Respingono l’invocazione dei santi, l’adorazione della Croce, la Cresima, il Purgatorio ecc.”

In conclusione, i Valdesi sono sì stati confusi con catari, manichei e arriani, ma a torto. Credono infatti nella Trinità, non rifiutano la materia, ma si limitano a praticare la temperanza.

Léger afferma che questo è opera della “ineffabile e meravigliosa Provvidenza Divina, che ha conservato un gran numero di fedeli testimoni per opporli ai figli della perdizione… suscitando Grandi Uomini che resistevano all’anti-Cristo.” E ciò, specialmente nelle valli dove il lume dell’Evangelo ha sempre brillato, benché circondato da tenebre spesse”. Tant’è vero che “fin dai tempi del paganesimo il loro stemma era un lume circondato da sette stelle circondati dalle tenebre, con questo motto: Lux lucet in tenebris. Di qui la principale delle Valli, cioè quella di Lucerna, ha tratto il suo nome”.

 

 

 


3 – LE ORIGINI NASCOSTE DEI VALDESI – UN POEMA VALDESE PRIMA DI VALDO ?

1805, advice IL MODERATORE VALDESE DICE A NAPOLEONE: SIAMO INDIPENDENTI DAL IX SECOLO

In un sito evangelico olandese revivalsite troviamo una citazione interessante, mind la cui fonte non è specificata. Vi si racconta che Napoleone nel 1805, viagra approved trovandosi a Torino mandò a chiedere al Moderatore della Chiesa Valdese “da quanto tempo siete una chiesa indipendente”. Il Moderatore, il pastore J.R. Peyran, rispose: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino”. Claudio avrebbe retto la diocesi di Torino, all’epoca assai più vasta di oggi e comprendente, tra l’altro, le Valli Valdesi, all’incirca dall’820 all’839. Non per nulla, quando nel 1855 i Valdesi fondarono una loro casa editrice, la chiamarono Claudiana. Oggi, però, lo stesso sito dell’editrice prende le distanze e dice che il suo nome “vuole onorare la memoria di un grande vescovo di Torino, lo spagnolo Claudio, vissuto all’epoca carolingia (sec. IX), considerato un precursore del movimento evangelico per la sua lotta contro la venerazione delle immagini nelle chiese per una conoscenza popolare delle sacre Scritture”. Insomma, secondo il sito, i Valdesi del XIX secolo, tra i tanti modi in cui potevano chiamare il loro principale strumento culturale, scelsero un vescovo cattolico! Un po’ come se la Chiesa Valdese di oggi intitolasse un istituto a Giovanni XXIII o Paolo VI: chi conosce i Valdesi sa che è una cosa del tutto inverosimile.

IL PIÙ IMPORTANTE POEMA VALDESE DICE:

“BENHA 1100 AN COMPLÌ ENTIEREMENT CHE FÒ SCRIPTA L’ORA”

VALDO SI CONVERTÌ NEL 1174…


Molti sono i testi di letteratura valdese medioevale. Quello ritenuto più “valdese” (vedi ad esempio A.Molnar, link Storia dei Valdesi/1 Dalle origini all’adesione alla riforma, Claudiana, 1974, p. 248) è la Noble Leyçon o Nobla Leyczon, straordinario poema in lingua occitana (definita da alcuni filologi “lingua valdese”) contenente una “nobile lezione” di conoscenza biblica, di dottrina e di morale. La Leyczon si definisce valdese e contiene anche una auto-datazione, che a chi l’ha scritta doveva sembrare chiarissima, ma oggi la si pensa diversamente.

Quanto alla definizione di Valdese si trova all’interno di un brano che descrive il comportamento dei falsi cristiani, e dei loro capi che “non sono buoni pastori, non amano le pecore se non per la tosatura e perseguitano i giusti”:

 

Mas l’Escriptura dì, e nos o poen veyre,

Que s’el se troba alcun bon que vollia amar Dio e temer Jeshu Xrist,

Que non vollia maudire, ni jura, ni mentir,

Ni avoutrar, ni aucire, ni penre de l’autruy,

Ni venjar se de li sio enemic

Illi dison que és Vaudés e degne de murir

Ma la Scrittura dice, e noi lo possiamo vedere,

Che se si trova un buono che voglia amare Dio e onorare Gesù Cristo,

Che non voglia maledire, né giurare, né mentire,

Né commettere adulterio, né uccidere, né prender dell’altrui,

Né vendicarsi dei suoi nemici,

Essi dicono che è Valdese e degno di morire.

 

 

La definizione di Valdese è attribuita dunque ai nemici. È certo che all’epoca si faceva molta confusione tra i vari eretici e che il nome “valdese” fosse il più usato (e di questo ci doveva essere una ragione). Nel Medioevo, insomma, poteva succedere facilmente che un cataro o un francescano perseguitato fossero chiamati “valdesi”. Molto difficilmente accadeva il contrario.

Ed ecco la datazione, che si trova proprio nei primi versi del lungo poema:

 

O Frayres entendè une noble Leyçon

Souvènt devèn veglar e star en oreson

Car nos veen aquest mont esser pres del chavon.

Mot curiòs deorian esser de bonas obras far

Car nos veen acquest mont de la fin apropriar.

Benha mil & cent an compli entierement Que fò scripta l’òra, que sèn alderier temp.

 

O Fratelli ascoltate una nobile Lezione.

Spesso dobbiamo vegliare e pregare

Poiché noi vediamo che questo mondo è vicino al suo termine.

Dovremmo essere molto solleciti a fare buone opere,

Poiché noi vediamo che questo mondo si avvicina alla fine.

Ha compiuto interamente mille e cento anni Da che fu scritta l’ora che siamo agli ultimi tempi

 

 

Jean Léger pensa, senza mostrare alcun dubbio, che il momento dal quale inizia il conteggio dei 1100 anni sia la nascita di Gesù e che dunque il poema sia stato composto poco dopo l’anno 1100. Si potrebbe anche pensare all’anno della morte e della resurrezione di Gesù, e della Pentecoste, e andremmo al 1135 circa, ancora diversi decenni prima della conversione di Valdo.

Il Molnar, invece, con gli altri storici valdesi recenti dà per scontato che il calcolo parta dalla presunta donazione di Costantino, dai cui tempi, viene detto poco dopo, non ci fu più in Roma un vescovo degno. La datazione anteriore non viene da lui neppure presa in considerazione. Per questo ritiene che la Nobla Leyczon risalga al XV secolo.

Ciascuno può farsi la propria idea.

Due cose sono certe. 1) Per molti secoli, almeno fino all’inizio del XIX secolo, quella del 1100 è stata ritenuta l’unica datazione possibile. 2) La Leyczon è scritta in modo molto semplice, rivolta a gente semplice, come si vede anche dai pochi versi riportati. La data più facile da ricordare per chiunque è quella della nascita di Cristo, poiché da essa si parte per numerare gli anni. Riferirsi alla donazione di Costantino, senza peraltro menzionarla, sarebbe stato evidentemente fuorviante e, anche se questa era l’intenzione, era inevitabile la confusione. Anche chi avesse ben presente il fatto, avrebbe avuto grosse difficoltà a datarlo. Si potrebbe poi aggiungere che se invece la data della donazione di Costantino fosse così ben conosciuta, la ragione più probabile è che a quei tempi risalga l’origine della Chiesa Valdese, come l’inquisitore della prima metà del XIII secolo Reynerius Saccone o il teologo del seicento Comenius.

ULTIME NOTIZIE… DAL XIX SECOLO

1805, IL MODERATORE VALDESE DICE A NAPOLEONE: SIAMO INDIPENDENTI DAL IX SECOLO

In un sito evangelico olandesetroviamo una citazione interessante, la cui fonte non è specificata. Vi si racconta che Napoleone nel 1805, trovandosi a Torino, mandò a chiedere al Moderatore della Chiesa Valdese “da quanto tempo siete una chiesa indipendente”. Il Moderatore, il pastore J.R. Peyran, rispose: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino”. Claudio avrebbe retto la diocesi di Torino, all’epoca assai più vasta di oggi e comprendente, tra l’altro, le Valli Valdesi, all’incirca dall’820 all’839. Non per nulla, quando nel 1855 i Valdesi fondarono una loro casa editrice, la chiamarono Claudiana. Oggi, però, lo stesso sito dell’editrice prende le distanze e dice che il suo nome “vuole onorare la memoria di un grande vescovo di Torino, lo spagnolo Claudio, vissuto all’epoca carolingia (sec. IX), considerato un precursore del movimento evangelico per la sua lotta contro la venerazione delle immagini nelle chiese per una conoscenza popolare delle sacre Scritture”. Insomma, secondo il sito, i Valdesi del XIX secolo, tra i tanti modi in cui potevano chiamare il loro principale strumento culturale, scelsero un vescovo cattolico! Un po’ come se la Chiesa Valdese di oggi intitolasse un istituto a Giovanni XXIII o Paolo VI: chi conosce i Valdesi sa che è una cosa del tutto inverosimile.

2 – LE ORIGINI NASCOSTE DEI VALDESI – L’INQUISITORE: CI SONO FIN DAL IV SECOLO

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JEAN LÉGER: VALDO, IL PIÙ GRANDE, NON IL PRIMO

Continuiamo a seguire Jean Léger, order pastore, moderatore e storico valdese, nella sua monumentale Histoire Générale des Eglises Evangéliques du Piémont ou Vaudoise (Leyda, 1669).

Nel Secondo Capitolo tratta di Valdo di Lione.

“In diversi temi e in diversi luoghi si sono chiamati i protestanti dal nome dei pastori più insigni fra di loro, come da Pierre Bruys si sono chiamati Petro-brusiani… da N. Lollord, Lollardi…”

“Di tutti i pastori che i Valdesi abbiano mai avuto, da Claudio, Arcivescovo di Torino e delle Valli che per primo cominciò a distaccarli dalla comunione con Roma, alla fine dell’ottavo secolo… non se ne è trovato alcuno come Valdo, nella Vocazione, nella Dottrina, nei Costumi, né nei meravigliosi successi e nei frutti del suo ministero.”

Peraltro, Léger afferma anche che Valdo fu “potentemente aiutato e facilitato nella sua Santa Opera dagli scritti degli Albigesi di Provenza, che già prima di lui avevano formato un corpo di Chiese assai considerevole”.

Il Léger cita poi diverse fonti cattoliche che fanno risalire i Valdesi a epoche anteriori a Valdo:

  • Il monaco Belvedere, Prefetto dei Missionari del Papa, disse che “di tali eretici ve ne sono stati sempre e da ogni tempo nelle Valli di Angrogna”.
  • Marco Aurelio Rorenco, Gran Priore di San Rocco di Torino, e Consignore di Lucerna, riporta che “della loro origine non si può haver certezza, e che nel IX e X secolo non era nuova Setta”.
  • L’inquisitore Reynerus Saccone dice che “i Valdesi o Albigesi sono del tempo di Silvestro (papa ai tempi dell’imperatore Costantino, dal 314 al 335) o anche del tempo degli Apostoli”.
  • Claude Seiffel, Arcivescovo di Torino e delle Valli, assicura ‘che la Setta dei Valdesi è cominciata con un certo Leone’, uomo molto religioso del tempo di Costantino il Grande’, cioè all’inizio del IV secolo”.
  • Samuel Cassini, religioso italiano, osa rendere i Valdesi antichi quanto la Chiesa Cristiana”.
  • Johannes Crispinus, e altri, dicono che ‘i Valdesi delle Valli del Piemonte esistono da tempi immemorabili e da essi sono venuti gli Albigesi di Provenza”.

Léger cita poi una serie di fonti protestanti:

  • Robert Olivetan, (circa 1506-1538), protestante francese, cugino di Calvino e autore della traduzione della Bibbia in francese per i i Valdesi, scrive che ‘i Valdesi hanno conservato la purezza del Vangelo dai tempi degli Apostoli, le Chiese Valdesi delle Valli sono sempre state il Cantone inespugnabile, la piccola banda invincibile, il piccolo esercito vittorioso di Cristo’.”
  • de Beze dice che ‘i Valdesi sono ancora i resti della pura primitiva Chiesa, specialmente quelli delle Valli delle Alpi’.”
  • L.Comenius, la cui storia li colloca ai tempi di Costantino”.
  • “La Storia Ecclesiastica di Francia che riporta ‘che esistono non dai tempi di Valdo di Lione, ma da tempo immemorabile, essendosi sempre opposti agli abusi della Chiesa Romana… e sempre conservati nelle Valli di Piemonte, dove non hanno mai aderito alle Tradizioni della Chiesa Romana’.”

Infine (ma siamo solo a quella sorta di sommario che è il Secondo Capitolo), cita una serie di documenti Valdesi, tra i quali una Richiesta al Duca di Savoia, in cui sottolineano che “non chiedono altro che si essere lasciati in possesso della Religione, della quale avevano sempre goduto di Padre in Figlio, prima che i Duchi di Savoia fossero Principi di Piemonte, e da tempo immemorabile.”

 

 


1 – LE ORIGINI NASCOSTE DEI VALDESI – UNA SUCCESSIONE APOSTOLICA ININTERROTTA ?

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Come si legge nel suo sito ufficiale, oggi la Chiesa Valdese fa risalire le proprie origini più lontane unicamente al mercante lionese Valdo che, nella seconda metà del XII secolo decise di dedicarsi alla predicazione del Vangelo.

Ma fino a non molti decenni fa non era così: numerosi storici riportarono notizie e indizi di origini assai più antiche, persino apostoliche, delle comunità delle Valli del Piemonte. Spesso tali antiche origini erano semplicemente date per scontate. Del resto queste radici precedenti a Valdo spiegavano come era potuto accadere che in quell’area i Valdesi fossero una minoranza così forte da essere maggioranza in molti comuni, e la totalità in molte parti del territorio. Il sito e la storiografia recente risolvono il problema dicendo che lì i valdesi “si impiantarono con più consistenza”. Tanto da convertire anche il prete ? qualche dubbio sorge.

Sta di fatto che, per un po,’ la storiografia ‘minimalista’ o piuttosto negazionista, si è presa la pena di confutare queste notizie. Più recentemente, analogamente a ciò che è costume in molti altri campi, si è preferito ignorare e cancellare la memoria di ciò che non piace, non  citando neppure più quelle notizie che – fino a non molto tempo fa – le famiglie valdesi si tramandavano.

Un po’ quello che accadde, all’incirca nello stesso periodo, con la guerra di Troia: la storiografia aveva degradato l’Iliade a storiella inventata e la stessa esistenza della città, incendiata dagli uomini di Ulisse e Agamennone, come dell’avversaria Micene, era ormai indiscutibilmente una favola. Poi arrivò un archeologo dilettante, Heinrich Schliemann, prese sul serio Omero e trovò sia Troia, con ampie tracce di incendi, sia Micene.

Una domanda andrebbe fatta agli storici negazionisti. Mettiamo pure che le origini pre-Valdo dei valdesi siano false. Come – in una cultura religiosa che aborrisce falsità e menzogna – qualcuno ha inventato e diffuso queste falsità e menzogne, in tempi in cui l’epoca di Valdo era ancora vicina ? Ma, queste, appunto, sono domande che la nomenklatura degli storici ritengono puerili e indegne di risposta.

 

JEAN LÉGER: I VALDESI HANNO UNA SUCCESSIONE APOSTOLICA ININTERROTTA

 

Jean Léger, pastore, moderatore e storico valdese, nella sua ponderosa Histoire Générale des Eglises Evangéliques du Piemont ou Vaudoise (Leyda, 1669) dedica molto spazio e impegno alle “vere origini Valdesi”.

Nella “Lettera ai Compatrioti delle Valli del Piemonte”, Jean Léger scrive che il Sinodo del 1646 gli aveva dato l’incarico di continuare l’opera di Pierre Gilles nello scrivere la storia delle Comunità delle Valli. Il Léger intendeva muoversi su quattro punti principali:

“1. Far conoscere una buona volta al mondo chi sono i veri Valdesi Originari, dai quali tutti gi altri hanno tratto il nome: cioè gli Abitanti delle Valli.

2. Stabilire incontestabilmente quale è sempre stata, e ancora è, la loro dottrina.

3. Far toccare con mano la loro Successione Apostolica senza interruzione, provando in modo invincibile che in diversi luoghi delle Valli mai gli abitanti aderirono alle Tradizioni Papali … e di conseguenza non ebbero bisogno di essere Riformati da tali errori.

4. La storia delle persecuzioni.

Il lavoro fatto dal 1646 andò però interamente perduto durante le feroci persecuzioni del 1655. Ma ciò non fece cadere la fede del Léger che, nella prefazione, scriveva:

Se è talvolta parso che questa povera piccola Chiesa sia stata inghiottita dalla Balena come Giona, la si è poi sempre ben presto ritrovata più vigorosa che mai e in salvo. Se talvolta è apparsa come quel ferito nel Vangelo, tutta coperta di piaghe e molto indebolita, Dio le ha sempre suscitato qualche buon Pastore, che l’ha curata e fortificata, tanto che le porte dell’Inferno non hanno mai prevalso su di essa.”

Così il Signore voglia che accada anche oggi!

 


LA CONFESSIONE DI FEDE VALDESE

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Dalla vigente Confessione di Fede approvata dal Sinodo del 1655, patient ad Angrogna:

 

(Art. 1) “… vi è un solo Iddio, this il quale è una Essenza spirituale, story … vi sono tre Persone in quella sola e semplice essenza, il Padre il Figliuolo e lo Spirito Santo”.

(Art. 2) “… quello Iddio si è manifestato agli uomini nelle sue opere della Creazione e della Providenza, di più nella sua Parola rivelata dal principio con oracoli in diverse maniere, poi messa in iscritto ne’ libri chiamati la Scrittura Santa.”

(Art. 3) “…  conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; … ella è pienamente contenuta ne’ libri del Vecchio e Nuovo Testamento”.


Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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