\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

NEWSLETTER n.1

 

PIÙ DI 50 FIRMATARI, DI CUI 21 VALDESI: C’È ANCHE UN PASTORE.

SIGNIFICATIVI I 4 EX VALDESI.

QUANTI ALTRI SONO STATI ALLONTANATI DALLA DERIVA DEGLI ULTIMI DECENNI ?

Quando il 20 luglio partimmo per lanciare l’Appello al Sinodo per la Fedeltà alla nostra Confessione di Fede [LINK] pensammo a quando a Sibaud, more about nel settembre 1689 i Valdesi, prescription rimpatriati ma circondati da nemici enormemente più forti decisi a sterminarli, giurarono “di non separarci né disunirci fintantoché Dio ci conserverà la vita, e quand’anche avessimo la sventura di vederci ridotti a tre o quattro”. Ringraziammo il Signore di non essere meno numerosi di quei “tre o quattro” e formulammo la speranza di arrivare a 20. Oggi siamo 21 solo tra i membri di Chiesa Valdese, 4 simpatizzanti e 26 appartenenti ad altre denominazioni. Di questi, 4 hanno precisato di essere ex valdesi. Due di loro hanno scritto di aver lasciato la chiesa “causa degenerazione teologica, etica e politica della chiesa valdese medesima” e per mantenere la mia fedeltà all’Evangelo di Gesù Cristo”. Di quanti altri che la pensano in questo modo non abbiamo saputo nulla ? Forse perché, a differenza dei quattro fratelli che hanno firmato, non hanno trovato o non hanno cercato altre chiese in cui vivere la loro fede e magari hanno finito per allontanarsi da Dio. Questo dovrebbe far riflettere coloro che hanno voluto e vogliono questa “evoluzione” della Chiesa Valdese.

Salutiamo con gioia la firma di un pastore Valdese di grande energia e dottrina, Archimede Bertolino.

Sottolineiamo la totale spontaneità di tutte le firme, intuibile dalla distribuzione geografica molto varia tra tutte le categorie dei firmatari.

Un grazie a tutti! Ai valdesi perché pensiamo che ricevano telefonate scandalizzate come quelle di cui abbiamo notizia diretta (“ma perché hai firmato!”, “evita di esporti!”, “ma pensa! Tirano fuori la Confessione di Fede del 1655!” che però è quella ufficiale ancora oggi, ecc.). Ai simpatizzanti perché immaginiamo potrebbero avvicinarsi alla Chiesa Valdese se essa si attenesse a fondamenti che tutt’ora, a parole, riconosce. Agli ex valdesi perché dimostrano affetto alla chiesa che si sono sentiti costretti a lasciare. Agli appartenenti ad altre denominazioni perché vogliono bene alla Chiesa Valdese più di tanti che ad essa appartengono e magari hanno anche in essa posizioni di responsabilità. Viene in mente la frase del vescovo Claudio (vedi sotto): “Apostolico è chi custodisce la Dottrina degli Apostoli, non chi si vanta di sedersi sulla Cattedra dell’Apostolo… poiché il Signore dice che gli scribi e i farisei si sono seduti sulla cattedra di Mosé”. Allora forse: “Valdese è chi custodisce la Dottrina degli Apostoli (sempre seguita dai Valdesi), non chi si vanta (spesso neanche tanto) del nome di Valdese”.

L’EX PRETE “DI BASE” FRANCO BARBERO DICE CHE IL NOSTRO APPELLO “RIFLETTE LA CULTURA ANTROPOLOGICA E TEOLOGICA DI DUE SECOLI FA”

Il sacerdote ” dimesso dallo stato clericale”, tra l’altro per aver celebrato matrimoni gay ci fa torto: il nostro riferimento è alla Confessione di Fede del 1655 e soprattutto alla Bibbia che è molto più vecchia. Altro che due secoli! Lui è certamente più alla moda di noi.

Il sacerdote ” dimesso dallo stato clericale”, tra l’altro per aver celebrato matrimoni gay ci fa torto: il nostro riferimento è alla Confessione di Fede del 1655 e soprattutto alla Bibbia che è molto più vecchia. Altro che due secoli! Lui è certamente più alla moda di noi.

“REPUBBLICA” SI OCCUPA DI NOI, MA LA METTE IN POLITICA

Un articolo sulle pagine torinesi di Repubblica del 5 agosto parla del nostro appello, medical information pills ma la mette in politica, link parla di “destra” (ignorando che aderiscono persone di varie simpatie politiche) e pesa le firme sulla base del ruolo politico che hanno, website attribuendo anche errori (Giorgio Mathieu non è un dirigente del PdL). Se l’autore fosse il solito giornalista che sa poco dei Valdesi, pazienza. Spiace invece che l’autrice del pezzo sia la valdese Vera Schiavazzi. Ciascuno valuta gli altri con il proprio metro, si dice. Per la signora Schiavazzi, a quanto pare, i fratelli in fede sono prima di tutto degli avversari (o degli alleati) politici. Vorremmo però che sapesse indicarci una sola cosa che sia di destra o di sinistra nell’appello, che si limita a citare fatti avvenuti di recente, la Confessione di Fede della Chiesa Valdese e la Bibbia. Non sapevamo che fossero cose “di destra” e, nonostante Vera Schiavazzi, non ci crediamo.

L’ECO DEL CHISONE PARLA DELL’APPELLO

Il settimanale di Pinerolo l’Eco del Chisone dedica un articolo al prossimo Sinodo Valdese dal titolo “‘Matrimoni Gay’, sales il Sinodo potrebbe spaccarsi”. Ben più di metà di esso è dedicato all’Appello per la fedeltà alla nostra Confessione di Fede, price purtroppo citato con questo nome solo nel sito internet e non nell’edizione cartacea, ambulance del quale vengono però citati alcuni passi. Spiace che il punto sulle “scelte imprudenti che per la loro fallacia creano divisioni” nella Chiesa sia interpretato come un riferimento alle critiche al Governo. In realtà ci riferiamo a tutte le prese di posizione dove l’Evangelo non indichi inequivocabilmente la strada.

5 – LE ORIGINI NASCOSTE DEI VALDESI – IL VESCOVO CLAUDIO: CATTOLICO RIBELLE, PRECURSORE DEI VALDESE O VALDESE LUI STESSO ?

Claudio, Vescovo di Torino, è una figura storica di grande rilievo, oggi caduta pressoché in oblio. I Cattolici, infatti, non hanno interesse a parlare di un importante vescovo che prendeva a male parole il Papa e che conservò la sua diocesi fino alla propria morte naturale. Quanto agli storici Valdesi, da quando la negazione della propria esistenza prima di Valdo di Lione è diventata quasi un dogma, non si interessano più di ciò che accadde fino al 1174.

Probabilmente di origini spagnole, fu per tre anni a stretto contatto con il figlio e successore di Carlo Magno, Ludovico il Pio (778-840). Per suo incarico scrisse numerosi commentari alla Bibbia, e quando Ludovico salì al trono lo nominò vescovo di Torino, undicesimo di cui resti memoria. La nomina, secondo alcuni storici avvenne non appena Ludovico salì al trono, nell’814, mentre l’elenco dei vescovi tenuto dalla Diocesi di Torino la posticipa all’818, pur ammettendo che il predecessore Andrea era morto intorno all’800.

Come sottolinea Jean Léger, all’epoca la Diocesi di Torino comprendeva non solo le Valli Valdesi, ma anche alcune aree al di là delle Alpi. Pinerolo infatti divenne sede vescovile solo nel 1748.

Purtroppo, di Claudio restano pochi scritti, ma proprio coloro che furono suoi avversari in dispute assai aspre riportano ampiamente, e talora testualmente, le sue idee. Claudio rifiutava l’adorazione delle immagini citando innanzitutto il Secondo Comandamento: “Non ti farai alcuna immagine delle cose che sono nel cielo o sulla terra…”. Quando i suoi oppositori gli dicono che non si intende adorare le immagini ma coloro che le immagini rappresentano, Claudio risponde che anche i pagani dicono lo stesso dei loro idoli e che cambiando i nomi alle loro statue non si diventa Cristiani. Si oppone anche all’adorazione della croce: “Dio comanda di portare la croce, non di adorarla… Gesù Cristo ha dimorato nove mesi nel ventre della Vergine. Dovremmo allora adorare le Vergini … o le mangiatoie, poiché ha dormito in una mangiatoia… o gli asini, perché è entrato in Gerusalemme su un puledro d’asina?… Tutte queste cose sono ridicole”. Si oppone inoltre ai pellegrinaggi a Roma, e rifiuta la qualifica di “Apostolico” al Vescovo di Roma: “Apostolico è chi custodisce la Dottrina degli Apostoli, non chi si vanta di sedersi sulla Cattedra dell’Apostolo… poiché il Signore dice che gli scribi e i farisei si sono seduti sulla cattedra di Mosé”.

Per queste dottrine, molti hanno paragonato Claudio a Lutero e Calvino, o anche a Valdo. Ma c’è una differenza importante, certamente legata all’epoca e forse al luogo dove il primo agì. Claudio diceva “io non insegno una nuova setta, mi attengo alla pura Verità; …quanto a me reprimo combatto e distruggo quanto più posso le Sette, gli Scismi, le Superstizioni e le Eresie e non cesserò di farlo, con l’aiuto di Dio”. E si propone di riprendere dagli errori “contro quei cuori di pietra, dove le frecce e le sentenze della Parola di Dio non servono più a nulla; ecco perché li prendo a sassate”. Li esorta: “Ritornate, o Ciechi, alla vostra Luce… fintanto che non vi attenete a questa Luce, voi camminate nelle tenebre”. Accusa il Papa di fondare “una nuova Setta, abbandonando la Dottrina degli Apostoli”. Insomma, secondo Claudio, l’innovatore non è lui, ma il Papa (in particolare, sembra, Papa Pasquale I, 817-824).

Insomma, a costo di essere eccessivamente schematici, possiamo dire che tre sono le principali interpretazioni possibili della sua figura.

 

  1. Il punto di vista della Chiesa Romana dei secoli seguenti. Claudio era un intellettuale eretico “battitore libero”, che – calato dall’alto “per caso” a Torino – conduce la sua battaglia, avulso dalla realtà locale, essendo anche beffeggiato dalla gente (c’è una sporadica voce al riguardo, nel testo di un suo avversario).
  2. Il punto di vista Valdese ufficiale di oggi. In realtà è molto vicino a quello della Chiesa Romana. Cambia solo la valutazione delle sue dottrine: lodevole ma casuale “precursore” dei Valdesi con i quali però non ebbe alcun contatto (poiché ai suoi tempi non sarebbero esistiti) e sui quali non ebbe alcuna influenza perché essi sono spuntati dal nulla con Valdo – esecrabile eretico per la Chiesa di Roma, alla quale poco interessa se abbia o meno interagito con i Valdesi.
  3. Il punto di vista di Jean Léger e di altri antichi storici valdesi. La presenza di un vescovo con le idee di Claudio non sarebbe frutto di un’idea balzana di Ludovico il Pio, ma espressione della realtà cristiana di quell’area, che aveva – almeno parte di essa – conservato la pura dottrina, nonostante le gravi degenerazioni della Chiesa di Roma dopo l’influenza negativa dell’imperatore Costantino su Papa Silvestro I. Per un verso, infatti, Roma si era sì corrotta, ma non al punto da imporre dottrine apertamente contrarie all’Evangelo, per un altro, non aveva ancora imposto la sua supremazia in aree come la Diocesi di Torino. Le cose cambiarono con Papa Pasquale I (817-824) e Claudio rivendicò tranquillamente di voler continuare a perseverare nella antica e buona dottrina rifiutando qualsiasi primato al Vescovo di Roma e rompendo anzi la comunione con lui a causa delle sue dottrine traviate. Da allora, coloro che fino a quel tempo avevano seguito la buona dottrina apostolica avrebbero preso coscienza di essere separati da Roma e di essere una entità indipendente. Par di capire che, dopo Claudio, ci sarebbe stata una progressiva emarginazione di questi buoni cristiani, seguita dalla straordinaria crescita numerica e geografica con Valdo di Lione e che, successivamente, a causa delle violente repressioni, la professione della vera fede si sarebbe vieppiù ristretta fino a ridursi alle Valli Valdesi.

 

Vi sono varie debolezze nel punto di vista Romano e Valdese ufficiale.

- Perché Ludovico il Pio avrebbe dovuto nominare un vescovo stravagante e avulso dalla realtà locale? Solo perché Claudio rifiutava l’obbedienza a Roma ? Ma chiunque, nominato dall’imperatore, sarebbe stato fedele più a lui che al Papa senza andare ad invischiarsi in dispute teologiche.

- Come mai Claudio poté portare a termine il suo mandato, durato almeno fino all’830 o forse fino all’840, in ogni caso fino alla sua morte naturale? Se fosse stato un ribelle isolato non sarebbe stato rimosso assai prima di poter completare un mandato che durò non meno di 12 anni, ma forse fino a più di due volte tanto ?

- Non pare, inoltre, verosimile che Claudio avesse dottrine, in particolare sul culto delle immagini, diverse dalla gran parte delle comunità della sua diocesi. Se così fosse, non si spiegherebbe il suo lungo mandato.

E assai più probabile che Claudio fosse davvero espressione di una posizione molto diffusa, addirittura prevalente nella sua diocesi. L’evoluzione della posizione di Roma ne ha poi fatto un ribelle e da quel momento le posizioni come la sua furono sempre più emarginate. Non è perciò infondato ciò che scrisse Jean Léger: Claudio fu uno dei più grandi pastori valdesi, non un cattolico stravagante, involontario precursore dei Valdesi.

I VALDESI MEDIEVALI: UNA COALIZIONE DI ERETICI

Quando nel 1532 i Valdesi aderirono alla Riforma protestante, le persecuzioni li avevano ormai ridotti quasi esclusivamente ridotti all’area delle Valli Valdesi. In precedenza, però, la parola “Valdese” poteva indicare realtà piuttosto varie: da un francescano spirituale perseguitato dalla Chiesa di Roma e dai suoi “confratelli” conventuali a un cataro che si voleva un po’ mimetizzare, oltre naturalmente a un “barba” istruito a Pra del Torno che andava a diffondere l’Evangelo.

Se poi c’erano Valdesi già prima di Valdo di Lione, essi probabilmente intendevano se stessi come coloro che seguivano la pura dottrina degli apostoli e non sentivano un vincolo di obbedienza nei confronti del vescovo di Roma. Claudio, vescovo di Torino nel IX secolo, ne è un esempio insigne.

Perciò, legati come ogni valdese è, alle Valli e a quella realtà unica e straordinaria, non possiamo dimenticare la missione molto più ampia nella quale i nostri predecessori si erano lanciati in precedenza. La piccola realtà delle Valli, forse davvero erede di una tradizione antichissima, restò l’unica realtà valdese solo perché la violenza aveva cancellato le altre (e, tra l’altro, la roccaforte delle Valli resistette perchè quei Valdesi usaronole armi e anche bene).

Per questo Charles Beckwith disse: “O sarete missionari o non sarete nulla”.

Cessate le persecuzioni, usciti dal ghetto, i Valdesi non devono né disperdersi né pensare di essere ormai utili tutt’al più come reperto storico, ma ricordare ciò che erano stati quando – come oggi – la predicazione del Buon Annuncio nella sua purezza non erano resi impossibili dall’altrui fanatismo.

Per questo, piace che l’indirizzo di questo sito sia lo stesso che avrebbe avuto ottocento o anche mille anni fa, se ci fosse stato internet: valdesi.eu

IL BUCO DEGLI OSPEDALI VALDESI: IL PIÙ GRAVE PERICOLO FISICO PER LA CHIESA VALDESE DOPO IL 1690

Nel 2003 sulla Chiesa Valdese, il cui bilancio annuale è di pochi milioni di euro (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ma noto), gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era a quel punto costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

-          il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se il valore complessivo, a giudizio delle banche stesse, fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne; i caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da qualche milione di debiti residui;

-          i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

-          gli istituti sarebbero stati chiusi.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche, anche quelle che parlavano di “accordo avvelenato”e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riforma, criticarono aspramente l’accordo e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla, rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. Occorre sapere la verità.

Appello al Sinodo per la fedeltà alla nostra Confessione di Fede

Noi sottoscritti, membri della Chiesa Valdese,
consapevoli che – come scrisse Giosué Gianavello nelle Istruzioni – “se la nostra Chiesa è stata ridotta in ”queste“ contingenze, causa prima ne sono i nostri peccati, dobbiamo quindi umiliarcene quotidianamente e sempre di più innanzi a Dio, chiedendogli perdono”;

certi che la Confessione di Fede del 1655, mai mutata da alcun Sinodo, sia il fondamento incrollabile della Chiesa Valdese;

ribadendo, in particolare, con gli articoli 2 e 3 di essa, che “Iddio s’è manifestato agli huomini nelle sue opere della Creazione e della Provvidenza, di più nella sua Parola rivelata dal principio con oracoli in diverse maniere, poi messa in iscritto ne’ libri chiamati la Scrittura Santa” (“nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” 2 Pietro 1,20-21) e “che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; e ch’ella è pienamente contenuta ne’ libri del Vecchio e Nuovo Testamento” (“se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” Galati 1,9);

ritenendo che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per custodire la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, da tempo immemorabile, poiché esso regola il nostro essere chiesa;

avendo a mente che la storia della Chiesa Valdese, di tanti uomini e donne che per secoli tutto hanno fatto, tutto hanno rischiato, tutto hanno dato, inclusa la vita, per restare fedeli alla propria fede, sia un patrimonio incomparabile, di cui è forse impossibile essere degni, ma che impone di fare del nostro meglio perché non paia vano;

rammaricandoci del fatto che da tempo la Chiesa Valdese, sola o insieme ad altre, impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere: “la compagnia de’ fedeli” che “vengono ad unirsi per seguitare la Parola di Dio; credendo ciò ch’egli vi ci insegna e vivendo nel suo timore” (articolo 25 della Confessione di Fede);

affermiamo la verità di quanto Gesù disse: “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24,35), mentre sappiamo che le umane dottrine che oggi trionfano domani cadono nell’oblio o nel discredito, come tante volte abbiamo visto accadere, anche di recente; e riteniamo pertanto che la Chiesa possa sì prendere posizione su temi dove l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada; ad esempio, contro il razzismo o a favore della libertà religiosa; quanto, però, ad essere pro e contro partiti o specifiche iniziative, riteniamo che la prudenza debba essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all’unica missione della Chiesa: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e cooperare a far risplendere la Luce nelle tenebre (Giovanni 1,5); resta sempre ai singoli membri di chiesa la possibilità di impegnarsi su qualunque tema, assumendosene personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio;

constatiamo inoltre che nella Chiesa si affermano progressivamente interpretazioni sempre più personali di ciò che essa debba fare o

credere: apprendiamo che un pastore nega pubblicamente la Trinità e la divinità di Cristo (in aperto contrasto con l’articolo 1 della Confessione di Fede);

apprendiamo anche che, facendosi forti di un documento sinodale che parla di “accoglienza” delle persone omosessuali, quello stesso pastore, con l’appoggio del Consiglio di Chiesa, ha celebrato a Trapani ciò che gran parte dei mezzi di informazione e lui stesso hanno definito “matrimonio” tra due donne, neppure appartenenti alla Chiesa Valdese, che egli ha poi affermato di essere consapevole che ciò “può provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese” e “incrinare i rapporti ecumenici e inter-evangelici”, ma che “questa spaccatura può anzi deve essere provocata”, che la Moderatora, pur riconoscendo che “nelle nostre chiese si è” solo “cominciato a dibattere della possibilità di testimoniare anche a livello liturgico dell’accoglienza e del riconoscimento di unioni di vita di persone dello stesso sesso” ha difeso tale atto affermando che si era solo “pregato con convinzione e affetto per due persone che si impegnavano a vivere insieme la loro vita”, che a Roma un altro pastore ha amministrato il battesimo a due bambini su richiesta del padre di uno di loro e del suo compagno presentati davanti all’assemblea come “genitori”, benché la donna che aveva partorito i bambini fosse presente; autorevoli esponenti della Chiesa chiedono ora che il Sinodo “aggiorni” le norme in modo da rendere leciti, sia pure ex post, parte o tutti questi comportamenti;

ci appelliamo umilmente al Sinodo affinché:

non si allontani mai dalla Confessione di Fede e vegli perché essa non venga mutata nella lettera, o vanificata nei fatti con la tolleranza o il riconoscimento di comportamenti che la contraddicono;

ricordi qual è la ragion d’essere della Chiesa e sia attento a non gettare discredito sulla sua dottrina quando prende posizione su temi politici e di attualità;

prenda adeguati provvedimenti verso i comportamenti che violano l’ordinamento valdese, per evitare che la prassi del fatto compiuto e delle decisioni unilaterali sopprimano nei fatti quel modo di prendere le decisioni in modo collegiale e democratico, che si conservò anche nelle circostanze in cui il pericolo dell’annientamento totale era imminente;

esaminando la questione omosessualità, ricordi i numerosi passi biblici che la condannano e temperino la tendenza a ritenerli semplicemente riflessi di una società non abbastanza evoluta, considerando che il principale di questi passi, Levitico 18, che riassume tutti i divieti biblici in materia sessuale, ne include solo sei: incesto, rapporti durante il ciclo mestruale, adulterio, sacrificio dei primogeniti, omosessualità, accoppiamento con animali; ricordi altresì le parole del pastore Alessandro Esposito, secondo il quale questo argomento “può provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese” e “incrinare i rapporti ecumenici e inter-evangelici” e valuti se è conforme ai nostri fondamenti creare quella spaccatura.

Possa la Grazia di Dio essere sempre su tutti noi e sulle nostre chiese e illuminare in particolare coloro cui sono affidate le decisioni più importanti.

 

Primi firmatari:

Ivan Caradonna , Chiesa di Trapani e Marsala

Fabrizio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni

Lucio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni

Sergio Malan , Chiesa di Luserna San Giovanni 

Giorgio Mathieu , Chiesa di Pramollo

 

HANNO ADERITO E HANNO ACCONSENTITO ALLA PUBBLICAZIONE DEI LORO NOMI

Membri di Chiese Valdesi:

Marco Soranno, Chiesa Valdese di Roma, via IV novembre

Mario Alberione, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Pierangelo Baschera, Chiesa Valdese di Villar Perosa

Gianni Spettoli, Chiesa Valdese di Felonica 

Marco Avondet, Chiesa Valdese di Prarostino

Alma Armellino Avondet, Chiesa Valdese di Prarostino

Gianfranco Mathieu, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Enrica Benech Malan, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Paolo Olivieri, Chiesa Valdese di Napoli, Via dei Cimbri

Archimede Bertolino, Pastore emerito della Chiesa Valdese, Terni

Alda Robba, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Daniela Boldrin, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Giuliana Pasqualetti, Chiesa Valdese di Torre Pellice

Walter Balzana, membro del Concistoro, Chiesa Valdese di Firenze

Emilio Bracco, Chiesa Valdese di Trieste

Laura Borsatti Armani, Chiesa Valdese di Trieste

Ada Balmas, Chiesa Valdese di San Germano

Antonino Bozzi, Chiesa Valdese di Torino

 Nicola Santullo, Chiesa Valdese di Vasto-San Salvo

Laura Vallini Negri, Chiesa Valdese di Como

Armando Inglese, Chiesa Valdese di San Giacomo degli Schiavoni  

Claudine Noël, Chiesa Valdese di San Giacomo degli Schiavoni

Samuele Sieve, Chiesa Valdese di Ginevra

Aldo Rostain, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Davide Arnoulet, da Fubine (AL)

Nirvana Arnoulet, da Fubine (AL)

Marcella Stalè, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Aldo Charbonnier, Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni

Concetta Barbagallo, Chiesa Valdese di Messina

Salvatore Dalemmo, Chiesa Valdese Diaspora di Galatina

Federico Martra, membro del Consiglio di Chiesa di Bassignana

Silvana Odino, Chiesa Valdese di Villasecca

Carla Charbonnier, Chiesa Valdese di Villar Pellice

Rossella Gamba, Chiesa Valdese di Villar Pellice

Federico Martra, Chiesa Valdese di Bassignana

Eduardo Zumpano, Chiesa di Dipingano


Simpatizzanti:

Cristiano Magistrali, Piacenza

Ivan Basana, presidente di Evangelici d’Italia per Israele

Francesco Pollicino, Messina

Alex Maurino, Lusernetta

Stefano Polastri, Piossasco

Maurizio Dabalà, Marghera

Antonino Merillo, Spadafora (Messina)

Giovanna Porro, Fubine (Alessandria)

Piergiuseppe Porro, Fubine (Alessandria)

Fausto Matè, Montalto delle Marche

 

Ex Valdesi:

Rita Venturi, protestante ex valdese “causa degenerazione teologica, etica e politica della chiesa valdese medesima”

Walter Fumagalli, Chiesa Anglicana di Milano, ex valdese

Norberto Bongardo, Como

Loris De Gaspari, Cuneo, Ex Valdese per “mantenere la mia fedeltà all’Evangelo di Gesù Cristo”

 

Da altre denominazioni:

Paolo Castellina , cappellano evangelico in Inghilterra, già pastore della Chiesa Riformata Svizzera

Luciano Leoni , Chiesa Cristiana Evangelica di Alatri

Andrea Diprose , Ibei, Roma

Rosaria Salamone , evangelica di Roma

Stefano Lardieri, Lucca

Simonetta Cioni-Carr, San Diego, California 

Emanuele Bosca, Canelli

Emmanuel Gau, Roma

Giovanni Maria Caltana, Centro evangelico battista di Perugina, Petrignano d’Assisi

Walter Fumagalli, Chiesa Anglicana di Milano, ex valdese

Barbara Venturello, Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli Asti

persona che ha chiesto nel 2017 di rimuovere il suo nome

Luca Rajna, Lurago d’Erba

Domenico Sesta, Verona

Ugo Sottile, Roma

Gaetano Sottile, Roma

Donato Trovarelli, moderatore www.protestantesimo.it , Pescara

Fabio Speri, Agrate Brianza (Monza)

Cletti Cristaldi, Como

Alessandro Iovino, Napoli

Franco Sellan, Manfredonia

Giuseppe Cappalonga, Trento

Roberto Pasqualon, Galliera Veneta

Nazzareno Ulfo, Pastore Battista Riformato, Caltanissetta

Paolo Brancè, pastore della chiesa battista internazionale “Gesù libera” di Marghera, membro dell’associazione delle chiese conservatrici dell’CBITALY

Marco Cocuzzi, Ostia Lido, Roma

Calogero Fanara, Belgio

Nicola Martella, conduttore di una comunità, gestore del

Iulian Bobe, Roma

Marco Porro, Fubine (AL)

Fabrizio Porro, Fubine (AL)

Pietro Lucido, Chiesa Evangelica di Barcellona (Spagna)

Esteban Gignous Janavel, pastore Evangelico, Uruguay

Marilu Pannocchia, Chiesa Evangelica dei Fratelli di Concorezzo (MB)

Gaetano Rizzo, Chiesa Evangelica Riformata

Paolo Tabacchetti, Chiesa Evangelica Pentecostale “Emmanuel – Parola di Vita”, Almese (TO)

Andrea Milli di Ardea, membro della Chiesa Cristiana Evangelica Battista di Roma Centocelle, gestore del sito www.protestanti.it

Laura Calasso

 


PAOLO RICCA RISPONDE A LUCIO MALAN SUL BATTESIMO RICHIESTO DA “GENITORI GAY”.

1805, advice IL MODERATORE VALDESE DICE A NAPOLEONE: SIAMO INDIPENDENTI DAL IX SECOLO

In un sito evangelico olandese revivalsite troviamo una citazione interessante, mind la cui fonte non è specificata. Vi si racconta che Napoleone nel 1805, viagra approved trovandosi a Torino mandò a chiedere al Moderatore della Chiesa Valdese “da quanto tempo siete una chiesa indipendente”. Il Moderatore, il pastore J.R. Peyran, rispose: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino”. Claudio avrebbe retto la diocesi di Torino, all’epoca assai più vasta di oggi e comprendente, tra l’altro, le Valli Valdesi, all’incirca dall’820 all’839. Non per nulla, quando nel 1855 i Valdesi fondarono una loro casa editrice, la chiamarono Claudiana. Oggi, però, lo stesso sito dell’editrice prende le distanze e dice che il suo nome “vuole onorare la memoria di un grande vescovo di Torino, lo spagnolo Claudio, vissuto all’epoca carolingia (sec. IX), considerato un precursore del movimento evangelico per la sua lotta contro la venerazione delle immagini nelle chiese per una conoscenza popolare delle sacre Scritture”. Insomma, secondo il sito, i Valdesi del XIX secolo, tra i tanti modi in cui potevano chiamare il loro principale strumento culturale, scelsero un vescovo cattolico! Un po’ come se la Chiesa Valdese di oggi intitolasse un istituto a Giovanni XXIII o Paolo VI: chi conosce i Valdesi sa che è una cosa del tutto inverosimile.

IL PIÙ IMPORTANTE POEMA VALDESE DICE:

“BENHA 1100 AN COMPLÌ ENTIEREMENT CHE FÒ SCRIPTA L’ORA”

VALDO SI CONVERTÌ NEL 1174…


Molti sono i testi di letteratura valdese medioevale. Quello ritenuto più “valdese” (vedi ad esempio A.Molnar, link Storia dei Valdesi/1 Dalle origini all’adesione alla riforma, Claudiana, 1974, p. 248) è la Noble Leyçon o Nobla Leyczon, straordinario poema in lingua occitana (definita da alcuni filologi “lingua valdese”) contenente una “nobile lezione” di conoscenza biblica, di dottrina e di morale. La Leyczon si definisce valdese e contiene anche una auto-datazione, che a chi l’ha scritta doveva sembrare chiarissima, ma oggi la si pensa diversamente.

Quanto alla definizione di Valdese si trova all’interno di un brano che descrive il comportamento dei falsi cristiani, e dei loro capi che “non sono buoni pastori, non amano le pecore se non per la tosatura e perseguitano i giusti”:

 

Mas l’Escriptura dì, e nos o poen veyre,

Que s’el se troba alcun bon que vollia amar Dio e temer Jeshu Xrist,

Que non vollia maudire, ni jura, ni mentir,

Ni avoutrar, ni aucire, ni penre de l’autruy,

Ni venjar se de li sio enemic

Illi dison que és Vaudés e degne de murir

Ma la Scrittura dice, e noi lo possiamo vedere,

Che se si trova un buono che voglia amare Dio e onorare Gesù Cristo,

Che non voglia maledire, né giurare, né mentire,

Né commettere adulterio, né uccidere, né prender dell’altrui,

Né vendicarsi dei suoi nemici,

Essi dicono che è Valdese e degno di morire.

 

 

La definizione di Valdese è attribuita dunque ai nemici. È certo che all’epoca si faceva molta confusione tra i vari eretici e che il nome “valdese” fosse il più usato (e di questo ci doveva essere una ragione). Nel Medioevo, insomma, poteva succedere facilmente che un cataro o un francescano perseguitato fossero chiamati “valdesi”. Molto difficilmente accadeva il contrario.

Ed ecco la datazione, che si trova proprio nei primi versi del lungo poema:

 

O Frayres entendè une noble Leyçon

Souvènt devèn veglar e star en oreson

Car nos veen aquest mont esser pres del chavon.

Mot curiòs deorian esser de bonas obras far

Car nos veen acquest mont de la fin apropriar.

Benha mil & cent an compli entierement Que fò scripta l’òra, que sèn alderier temp.

 

O Fratelli ascoltate una nobile Lezione.

Spesso dobbiamo vegliare e pregare

Poiché noi vediamo che questo mondo è vicino al suo termine.

Dovremmo essere molto solleciti a fare buone opere,

Poiché noi vediamo che questo mondo si avvicina alla fine.

Ha compiuto interamente mille e cento anni Da che fu scritta l’ora che siamo agli ultimi tempi

 

 

Jean Léger pensa, senza mostrare alcun dubbio, che il momento dal quale inizia il conteggio dei 1100 anni sia la nascita di Gesù e che dunque il poema sia stato composto poco dopo l’anno 1100. Si potrebbe anche pensare all’anno della morte e della resurrezione di Gesù, e della Pentecoste, e andremmo al 1135 circa, ancora diversi decenni prima della conversione di Valdo.

Il Molnar, invece, con gli altri storici valdesi recenti dà per scontato che il calcolo parta dalla presunta donazione di Costantino, dai cui tempi, viene detto poco dopo, non ci fu più in Roma un vescovo degno. La datazione anteriore non viene da lui neppure presa in considerazione. Per questo ritiene che la Nobla Leyczon risalga al XV secolo.

Ciascuno può farsi la propria idea.

Due cose sono certe. 1) Per molti secoli, almeno fino all’inizio del XIX secolo, quella del 1100 è stata ritenuta l’unica datazione possibile. 2) La Leyczon è scritta in modo molto semplice, rivolta a gente semplice, come si vede anche dai pochi versi riportati. La data più facile da ricordare per chiunque è quella della nascita di Cristo, poiché da essa si parte per numerare gli anni. Riferirsi alla donazione di Costantino, senza peraltro menzionarla, sarebbe stato evidentemente fuorviante e, anche se questa era l’intenzione, era inevitabile la confusione. Anche chi avesse ben presente il fatto, avrebbe avuto grosse difficoltà a datarlo. Si potrebbe poi aggiungere che se invece la data della donazione di Costantino fosse così ben conosciuta, la ragione più probabile è che a quei tempi risalga l’origine della Chiesa Valdese, come l’inquisitore della prima metà del XIII secolo Reynerius Saccone o il teologo del seicento Comenius.

Jean Léger riporta nella sua Histoire Générale des Eglises Evangéliques du Piémont ou Vaudoise (Leyda, link 1669) non si limita a riportare molte fonti che fanno risalire l’origine dei Valdesi ad assai prima di Valdo come un catechismo a domande e risposte, che egli data al 1100, un trattato dottrinario attribuito al 1120 e altri ancora.

Nel Diciannovesimo Capitolo tiene anche a dimostrare che essi non discendono da antiche eresie come gli Arriani, i Manichei e nemmeno dai Catari.

Particolarmente interessante è quanto dice l’inquisitore Reynerus Saccone (ex cataro convertitosi al cattolicesimo nel 1245). Egli definisce i Valdesi “leonisti”, in quanto traggono la loro origine da un tal Leone, contemporaneo ed anche amico di Papa Silvestro I (314-335), che “non potendo sopportare i lussi, le ricchezze e gli onori mondani ai quali Costantino elevava Silvestro e la Chiesa, prevedendo la grande corruzione che queste cose avrebbero portato, non volendo avervi parte, si distaccò dalla comunione con Silvestro, allora Vescovo di Roma, per attenersi alla povertà e alla semplicità apostolica”. Insomma, un inquisitore, che ha agito settant’anni dopo Valdo, non crede che i Valdesi traggano origine solo dal Lionese. Un’opinione almeno rispettabile, data la prossimità temporale.

Molti però confondono i catari (o albigesi) con i valdesi, come Petrus Cenobii Vallis Sernensis, dell’ordine dei cistercensi, che nel suo Historia Albigensium, & Sacri belli in eos ann. 1209 suscepti dice che la città di Tolosa, “mai era stata senza questa pestilenziale eresia Valdese”. Orbene, le antiche origini cui si riferisce sono forse valdesi, ma sembra probabile che a Tolosa l’eresia fosse quella catara.

 

Ma Saccone, mostra invece piena coscienza della differenza. Dice infatti:

 

Quod Valdenses bene omnia de Deo credunt, & omnes articulos qui in Symbolo continentur capiunt, solam Romanam Ecclesiam blasphemant & oderunt, et vocant Ecclesiam malignantium

Poiché i Valdesi hanno una corretta credenza riguardo a Dio e includono tutti gli elementi contenuti nel Simbolo; solamente bestemmiano e odiano la Chiesa Romana e la chiamano Chiesa dei maligni

 

Ben diverse erano le dottrine dei catari. Del resto, Saccone era stato cataro e non poteva mancare di trovare le differenze con i Valdesi. Aggiunge infatti che i Valdesi ritengono che la Chiesa Romana abbia cominciato a traviarsi “ai tempi di Silvestro, quando il veleno temporale vi entrò” e che pertanto “è la prostituta dell’Apocalisse, rivoltatasi alla Dottrina Evangelica per attenersi alle Tradizioni. Ritengono inoltre i Valdesi che ogni culto vada svolto in lingua volgare, che il mutamento delle specie nell’Eucaristia non avviene per mano del prete consacrante, ma nella bocca di colui che la riceve degnamente. Tutto questo perché vogliono attenersi alla Bibbia, e non ai Decretali alle Leggende ecc.. Respingono l’invocazione dei santi, l’adorazione della Croce, la Cresima, il Purgatorio ecc.”

In conclusione, i Valdesi sono sì stati confusi con catari, manichei e arriani, ma a torto. Credono infatti nella Trinità, non rifiutano la materia, ma si limitano a praticare la temperanza.

Léger afferma che questo è opera della “ineffabile e meravigliosa Provvidenza Divina, che ha conservato un gran numero di fedeli testimoni per opporli ai figli della perdizione… suscitando Grandi Uomini che resistevano all’anti-Cristo.” E ciò, specialmente nelle valli dove il lume dell’Evangelo ha sempre brillato, benché circondato da tenebre spesse”. Tant’è vero che “fin dai tempi del paganesimo il loro stemma era un lume circondato da sette stelle circondati dalle tenebre, con questo motto: Lux lucet in tenebris. Di qui la principale delle Valli, cioè quella di Lucerna, ha tratto il suo nome”.

 

 

 


Siamo Valdesi con certezze e dubbi.

Noi siamo certi che la Confessione di Fede del 1655 sia quella cui attenersi per poter dire di essere Valdesi. Rispettiamo coloro che hanno altre convinzioni o non ne hanno affatto. Ma non può dirsi Valdese chi non condivide la Confessione di Fede valdese.

Noi siamo certi che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per conservare la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, website like this da tempo immemorabile. Ogni infrazione dell’ordinamento reca un danno gravissimo alla Chiesa, hospital poiché esso è il fondamento del nostro essere chiesa. In particolare, noi ribadiamo che nessuna alterazione alla dottrina valdese può essere apportata se non dal Sinodo, invocando sinceramente l’assistenza di Dio, e senza comunque violare le basi fondanti del patto alla base dell’unione delle Chiese. Nessuna autorità può comunque superare la Bibbia, pur se – ove necessario – interpretata più che per la lettera, per lo Spirito. Nessuno potrà mai pretendersi superiore alla Bibbia.

Noi siamo certi che il passato della Chiesa e del popolo Valdese sia un patrimonio incomparabile, di cui è difficile essere degni. Un passato certamente non privo di errori, ma ancor più certamente un passato da non nascondere o alterare. Su di esso è opportuno, anzi, effettuare altre ricerche e non escludere a priori ciò che non è provato.

Noi siamo certi che le dottrine e le ideologie umane non valgano nulla a fronte della Parola di Dio e che la Chiesa non possa in nessun modo subordinarsi ad esse. La Chiesa può prendere posizione nel caso in cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada, ad esempio, contro il razzismo, per la libertà religiosa o contro la tirannia. Quanto, però, alle posizioni su partiti e specifiche iniziative, riteniamo che la prudenza debba essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all’unica missione che la Chiesa ha: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e far risplendere la luce nelle tenebre (Giovanni 1,5). Chi intende comportarsi diversamente lo può fare assumendosi personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio.

Noi dubitiamo che tra le cose su cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada vi siano questioni come la cosiddetta privatizzazione dell’acqua, il riconoscimento da parte dello Stato di particolari diritti per gli omosessuali, la sperimentazione senza limiti nel settore della genetica e sulle cellule riproduttive umane, l’accettazione delle teorie sul riscaldamento globale causato dall’uomo e il conseguente respingimento delle posizioni di centinaia di scienziati che la pensano in modo diverso. Purtroppo, su questi e altri temi la Chiesa Valdese ha preso posizione ufficiale.

 

Siamo i sottoscrittori dell’appello al Sinodo pubblicato in questo sito.

  1. L’intero complesso della tua articolata risposta gira intorno alla tua bella affermazione, online che io condivido, secondo la quale “può, anzi deve, essere chiamato ‘genitore’ non solo chi mette al mondo un figlio, ma anche e altrettanto, se non di più, chi, senza averlo messo al mondo, lo adotta come suo, assumendosene in tutti i sensi la responsabilità”. Mi addolora il fatto che, opponendo questo ai miei argomenti, mi attribuisci di rifiutare la dignità e l’alto valore dell’istituto dell’adozione, che io invece apprezzo grandemente come qualunque persona civile.

  2. L’adozione si pratica per bambini orfani o disgraziatamente abbandonati dai veri genitori (o da uno di essi). I gemellini in questione, per deliberata scelta di quelli che hai definito “genitori”, hanno – come tutti - un padre e una madre biologici, oltre a una donna che per nove mesi li ha portati in grembo. Questi due uomini hanno invece preordinato di indurre entrambe le donne a non occuparsi dei bambini per poterlo fare loro stessi. Una di queste due donne era anche presente al battesimo. Quando ho citato l’articolo 6 del documento sinodale sulla famiglia del 1971 dove si dice che “la qualità di genitori e di figli sono determinate dal fatto della procreazione“, non intendevo certo togliere valore al nobile istituto dell’adozione, ma sottolineare il fatto che questo sia stato ignorato dai due giovani signori per quanto riguarda le due donne coinvolte. La donna che ha donato (o venduto, non cambia molto) l’ovocita, per quella norma è madre, senza virgolette. La norma non dice “salvo rinuncia”. Allo stesso modo, proprio per l’alto valore dell’adozione che sottolinei, non è forse madre colei che ha accolto nel suo grembo un embrione e dopo nove mesi l’ha partorito ? I due “genitori”, e tu con loro, intendono dunque che il fatto della procreazione non determini un bel nulla, e conti solo la loro volontà. Se le norme hanno un qualche valore, questa è un’aperta e premeditata violazione dell’articolo 6 sopra citato.

  3. Seconda differenza da una normale adozione: il secondo uomo non ha mai effettuato alcuna pratica per adottare ufficialmente i bambini. Non ho elementi per dubitare del suo proponimento di prendersene cura, ma credo sia la prima volta, per lo meno da quando esiste l’anagrafe pubblica, che la Chiesa Valdese accetta nel modo più solenne e pubblico (il battesimo è l’unico atto della Chiesa dove è determinante il ruolo dei genitori, ed è anche un sacramento) che per essere genitore basti una dichiarazione al pastore, o fosse pure al concistoro. Ripeto la domanda già fatta nella mia lettera e alla quale non hai risposto: a una coppia regolarmente sposata sarebbe stato concesso lo stesso privilegio ?

  4. Terza differenza da una normale adozione, che sarebbe più chic fingere di non vedere, ma io né fingo né sono chic: i “genitori” erano entrambi uomini. Questo potrà essere un dettaglio irrilevante per te, per loro, per i membri del concistoro, ma non lo è per l’Ordinamento Valdese che sul matrimonio si esprime attraverso il documento del 1971, nel quale si parla esplicitamente del matrimonio tra uomo e donna. E non si può fare finta di pensare che, va be’, tra due uomini non ci si può sposare ma si possono avere o adottare figli. Il legame, sia pure non assoluto per via dell’adozione, tra matrimonio e procreazione è anch’esso esplicitamente riconosciuto nel documento. Oltre all’Ordinamento Valdese, anche le leggi dello Stato non riconoscono la possibilità di essere genitori, sia pure adottivi, per le coppie dello stesso sesso. Lo consentono le leggi della California, dove i bambini sono nati, ma per la legge federale degli Stati Uniti almeno un adottante deve essere cittadino americano. Per questa ragione, non solo il secondo uomo non ha potuto adottare i bambini ma, salvo imprevedibili mutamenti di leggi, non potrà farlo neppure in futuro né in Italia né altrove. Anche in questo, Pastore e Concistoro hanno compiuto un atto mai visto prima. Dalla tua risposta, però, si intende chiaramente che il Concistoro ha autorizzato il battesimo, ma non si capisce se è stato coinvolto nella scelta di definire “genitori” i due uomini richiedenti. Questo non è un dettaglio e sarebbe davvero interessante sapere come sono andate le cose.

  5. Scrivi, attribuendomi questa volta una sorta di volontà di discriminare i bambini per via dei genitori: “non c’è quindi stato nessun abuso…, a meno che il sospetto di ‘abuso’ non riguardi il battesimo ma la coppia che l’ha richiesto”. L’ordinamento valdese dice che “il battesimo dei fanciulli avviene su richiesta dei genitori”. A costo di accusarmi di una cosa vergognosa, perciò, ipotizzi che io abbia qualcosa contro questi bambini, in ogni caso innocenti, e non tieni conto del fatto che l’elemento indispensabile del battesimo dei fanciulli è la volontà dei genitori, cosa invece ben radicata non solo nel nostro ordinamento ma nella nostra storia, a causa dei rapimenti di bambini per portarli alla “casa dei Catecumeni” o dei battesimi segreti, con successiva restituzione ai bambini ai genitori, che si ritiene venissero praticati da preti bene intenzionati ma – appunto- senza il consenso dei genitori. È ovvio che il punto è questo. Se si trattasse di qualsiasi altro tipo di atto, poco importa chi siano i genitori, poiché il confermando, colui che partecipa alla Cena del Signore e così via, si assumono personalmente le loro responsabilità. In via IV novembre, invece, si è assunta la qualità di genitore per semplice dichiarazione, pur essendo presente altra persona che aveva certamente titolo a quella qualifica.

  6. Ancor peggio, ricordi che io ho scritto di condividere l’esigenza dell’accoglienza, anche verso gli omosessuali, e scrivi: “che cosa significa ‘accogliere’ ? Accogliere i bambini, ma non la coppia? Assurdo, perché senza la coppia, non ci sarebbero i bambini”. Anche qui, dimentichi il ruolo dei genitori nel battesimo dei fanciulli e scrivi come se l’essenziale fosse avere dei bambini a portata di mano, poi chi li abbia portati non ci interessa più di tanto, basta che a noi si presenti come “genitore”, anche se non lo fa altrove. Inoltre, in questo caso, senza la coppia il bambino ci sarebbe eccome! Bastavano l’uomo e una delle due donne-oggetto usate alla bisogna. Infine, “accoglienza” non vuol dire “approvazione” e tanto meno “consacrazione”. Gesù salvò l’adultera dalla lapidazione ma le disse “va’ e non peccar più”, non “infischiatene, sono leggi retrograde”. Frequentava i peccatori, non ne celebrava i peccati.

  7. Purtroppo, spero al di là delle intenzioni, i bambini hanno finito per essere strumento per il riconoscimento di una unione omosessuale. Se si voleva davvero dare priorità alle loro esigenze, era sufficiente comportarsi esattamente come in qualsiasi caso in cui ci sono figli con un genitore solo, in caso di vedovanza, ad esempio. Il genitore vero (per la biologia e per la legge in questo caso) richiede il battesimo, poi, sarà libero di avvalersi della collaborazione della persona con la quale sceglie di vivere e di avere questa persona accanto a sé. Oppure, visto che neppure più la Chiesa Cattolica Romana ritiene che i non battezzati vadano all’inferno, si poteva tranquillamente attendere che i bambini potessero far la scelta da sé. Ma evidentemente la priorità era un’altra.

  8. Scrivi: “Su questa materia il Sinodo non ha legiferato. È vero: il Sinodo è in ritardo.” Ecco: se le norme non sono come piacciono a te (è un “tu” esemplificativo), non sei tu che sbagli, è il legislatore che è in ritardo. Se prendi una multa perché sei passato con il rosso, chi sbaglia è il semaforo: lui era in ritardo, tu eri nel giusto.

  9. Continui: “Non ci sono norme, tanto meno ‘in vigore da secoli’. Questo vuoto legislativo non giova a nessuno. Né il Concistoro né il pastore possono aver trasgredito norme che non ci sono. Sarebbe però molto meglio se ci fossero”. Insomma, non essendo stata ancora approvata (in questo caso neppure proposta) la norma che abolisce i limiti di velocità, chi li supera lamenta il “vuoto legislativo”. In realtà, le norme ci sono eccome, e, per l’appunto, sono in vigore da secoli. È vero che la fecondazione artificiale esiste da poco e le norme antiche non possono tenerne conto, ma l‘adozione è vecchia come il mondo, certamente assai più della Chiesa Valdese, per quanto antica questa sia. E, proprio perché l’adozione ha la stessa dignità della procreazione, non si è mai visto nella Chiesa Valdese un bambino adottato da due uomini o due donne, se non altro per le norme contenute nel documento sinodale del 1971, non certo innovative, ma riepilogative di altre o di usi mai venuti meno. Come da secoli esiste la norma sul battesimo dei fanciulli.

  10. “Il Sinodo è in ritardo”. Si può essere in ritardo in una gara di velocità o un appuntamento. Quando si tratta della Parola di Dio, si tratta di seguirla o no, non di essere in ritardo. In ogni caso, a quanto pare, il Sinodo ha poca importanza, visto che tu, e forse il Concistoro di via IV novembre, hai già deciso.

  11. Il fatto compiuto è l’esatto opposto non solo della democrazia, ma di qualsiasi ordinamento basato sulla legge. E, purtroppo, il 23 maggio avete praticato il fatto compiuto, così come il pastore Esposito con il matrimonio/benedizione (almeno l’ambiguità potrebbe esserci risparmiata!) di Trapani.

  12. Tenendo conto di quanto accaduto a Roma e a Trapani, come ci si dovrebbe comportare di fronte a un poligamo che presenta un bambino insieme a una delle mogli? A un padre che volesse sposare la figlia o presentare al battesimo il frutto di questa “espressione d’amore”? A un uomo sposato che volesse la benedizione della sua relazione adulterina ? Dove sono gli argomenti per rifiutare tali atti ? Non siamo forse per l’accoglienza ? Non sosteniamo che “Dio vuole l’amore, non lo giudica ? Le prescrizioni bibliche contro l’adulterio e l’incesto non sono forse contenute nello stesso passo di quelle che condannano l’omosessualità?

  13. Infine, un altro privilegio inventato per i due “genitori”: l’anonimato. Nella mia lettera io scrissi i loro due nomi, tu hai pensato di sostituirli con nomi di fantasia. La questione, per me, non cambia. Ma quando mai un atto pubblico, come questo dove oltre al battesimo in sé vi è la presentazione alla comunità, viene fatto con garanzia dell’anonimato ? Anche qui c’è una analogia con il “matrimonio” di Trapani.

 

Caro Paolo, ciò che mi dispiace e mi preoccupa davvero non è avere posizioni diverse con un fratello su un argomento, seppure importante. Ma non intendersi sul significato delle parole. Prego il Buon Dio che ci illumini. Cordialmente

Lucio Malan

 

CHI SIAMO

1805, advice IL MODERATORE VALDESE DICE A NAPOLEONE: SIAMO INDIPENDENTI DAL IX SECOLO

In un sito evangelico olandese revivalsite troviamo una citazione interessante, mind la cui fonte non è specificata. Vi si racconta che Napoleone nel 1805, viagra approved trovandosi a Torino mandò a chiedere al Moderatore della Chiesa Valdese “da quanto tempo siete una chiesa indipendente”. Il Moderatore, il pastore J.R. Peyran, rispose: “Dai tempi di Claudio, vescovo di Torino”. Claudio avrebbe retto la diocesi di Torino, all’epoca assai più vasta di oggi e comprendente, tra l’altro, le Valli Valdesi, all’incirca dall’820 all’839. Non per nulla, quando nel 1855 i Valdesi fondarono una loro casa editrice, la chiamarono Claudiana. Oggi, però, lo stesso sito dell’editrice prende le distanze e dice che il suo nome “vuole onorare la memoria di un grande vescovo di Torino, lo spagnolo Claudio, vissuto all’epoca carolingia (sec. IX), considerato un precursore del movimento evangelico per la sua lotta contro la venerazione delle immagini nelle chiese per una conoscenza popolare delle sacre Scritture”. Insomma, secondo il sito, i Valdesi del XIX secolo, tra i tanti modi in cui potevano chiamare il loro principale strumento culturale, scelsero un vescovo cattolico! Un po’ come se la Chiesa Valdese di oggi intitolasse un istituto a Giovanni XXIII o Paolo VI: chi conosce i Valdesi sa che è una cosa del tutto inverosimile.

IL PIÙ IMPORTANTE POEMA VALDESE DICE:

“BENHA 1100 AN COMPLÌ ENTIEREMENT CHE FÒ SCRIPTA L’ORA”

VALDO SI CONVERTÌ NEL 1174…


Molti sono i testi di letteratura valdese medioevale. Quello ritenuto più “valdese” (vedi ad esempio A.Molnar, link Storia dei Valdesi/1 Dalle origini all’adesione alla riforma, Claudiana, 1974, p. 248) è la Noble Leyçon o Nobla Leyczon, straordinario poema in lingua occitana (definita da alcuni filologi “lingua valdese”) contenente una “nobile lezione” di conoscenza biblica, di dottrina e di morale. La Leyczon si definisce valdese e contiene anche una auto-datazione, che a chi l’ha scritta doveva sembrare chiarissima, ma oggi la si pensa diversamente.

Quanto alla definizione di Valdese si trova all’interno di un brano che descrive il comportamento dei falsi cristiani, e dei loro capi che “non sono buoni pastori, non amano le pecore se non per la tosatura e perseguitano i giusti”:

 

Mas l’Escriptura dì, e nos o poen veyre,

Que s’el se troba alcun bon que vollia amar Dio e temer Jeshu Xrist,

Que non vollia maudire, ni jura, ni mentir,

Ni avoutrar, ni aucire, ni penre de l’autruy,

Ni venjar se de li sio enemic

Illi dison que és Vaudés e degne de murir

Ma la Scrittura dice, e noi lo possiamo vedere,

Che se si trova un buono che voglia amare Dio e onorare Gesù Cristo,

Che non voglia maledire, né giurare, né mentire,

Né commettere adulterio, né uccidere, né prender dell’altrui,

Né vendicarsi dei suoi nemici,

Essi dicono che è Valdese e degno di morire.

 

 

La definizione di Valdese è attribuita dunque ai nemici. È certo che all’epoca si faceva molta confusione tra i vari eretici e che il nome “valdese” fosse il più usato (e di questo ci doveva essere una ragione). Nel Medioevo, insomma, poteva succedere facilmente che un cataro o un francescano perseguitato fossero chiamati “valdesi”. Molto difficilmente accadeva il contrario.

Ed ecco la datazione, che si trova proprio nei primi versi del lungo poema:

 

O Frayres entendè une noble Leyçon

Souvènt devèn veglar e star en oreson

Car nos veen aquest mont esser pres del chavon.

Mot curiòs deorian esser de bonas obras far

Car nos veen acquest mont de la fin apropriar.

Benha mil & cent an compli entierement Que fò scripta l’òra, que sèn alderier temp.

 

O Fratelli ascoltate una nobile Lezione.

Spesso dobbiamo vegliare e pregare

Poiché noi vediamo che questo mondo è vicino al suo termine.

Dovremmo essere molto solleciti a fare buone opere,

Poiché noi vediamo che questo mondo si avvicina alla fine.

Ha compiuto interamente mille e cento anni Da che fu scritta l’ora che siamo agli ultimi tempi

 

 

Jean Léger pensa, senza mostrare alcun dubbio, che il momento dal quale inizia il conteggio dei 1100 anni sia la nascita di Gesù e che dunque il poema sia stato composto poco dopo l’anno 1100. Si potrebbe anche pensare all’anno della morte e della resurrezione di Gesù, e della Pentecoste, e andremmo al 1135 circa, ancora diversi decenni prima della conversione di Valdo.

Il Molnar, invece, con gli altri storici valdesi recenti dà per scontato che il calcolo parta dalla presunta donazione di Costantino, dai cui tempi, viene detto poco dopo, non ci fu più in Roma un vescovo degno. La datazione anteriore non viene da lui neppure presa in considerazione. Per questo ritiene che la Nobla Leyczon risalga al XV secolo.

Ciascuno può farsi la propria idea.

Due cose sono certe. 1) Per molti secoli, almeno fino all’inizio del XIX secolo, quella del 1100 è stata ritenuta l’unica datazione possibile. 2) La Leyczon è scritta in modo molto semplice, rivolta a gente semplice, come si vede anche dai pochi versi riportati. La data più facile da ricordare per chiunque è quella della nascita di Cristo, poiché da essa si parte per numerare gli anni. Riferirsi alla donazione di Costantino, senza peraltro menzionarla, sarebbe stato evidentemente fuorviante e, anche se questa era l’intenzione, era inevitabile la confusione. Anche chi avesse ben presente il fatto, avrebbe avuto grosse difficoltà a datarlo. Si potrebbe poi aggiungere che se invece la data della donazione di Costantino fosse così ben conosciuta, la ragione più probabile è che a quei tempi risalga l’origine della Chiesa Valdese, come l’inquisitore della prima metà del XIII secolo Reynerius Saccone o il teologo del seicento Comenius.

Jean Léger riporta nella sua Histoire Générale des Eglises Evangéliques du Piémont ou Vaudoise (Leyda, link 1669) non si limita a riportare molte fonti che fanno risalire l’origine dei Valdesi ad assai prima di Valdo come un catechismo a domande e risposte, che egli data al 1100, un trattato dottrinario attribuito al 1120 e altri ancora.

Nel Diciannovesimo Capitolo tiene anche a dimostrare che essi non discendono da antiche eresie come gli Arriani, i Manichei e nemmeno dai Catari.

Particolarmente interessante è quanto dice l’inquisitore Reynerus Saccone (ex cataro convertitosi al cattolicesimo nel 1245). Egli definisce i Valdesi “leonisti”, in quanto traggono la loro origine da un tal Leone, contemporaneo ed anche amico di Papa Silvestro I (314-335), che “non potendo sopportare i lussi, le ricchezze e gli onori mondani ai quali Costantino elevava Silvestro e la Chiesa, prevedendo la grande corruzione che queste cose avrebbero portato, non volendo avervi parte, si distaccò dalla comunione con Silvestro, allora Vescovo di Roma, per attenersi alla povertà e alla semplicità apostolica”. Insomma, un inquisitore, che ha agito settant’anni dopo Valdo, non crede che i Valdesi traggano origine solo dal Lionese. Un’opinione almeno rispettabile, data la prossimità temporale.

Molti però confondono i catari (o albigesi) con i valdesi, come Petrus Cenobii Vallis Sernensis, dell’ordine dei cistercensi, che nel suo Historia Albigensium, & Sacri belli in eos ann. 1209 suscepti dice che la città di Tolosa, “mai era stata senza questa pestilenziale eresia Valdese”. Orbene, le antiche origini cui si riferisce sono forse valdesi, ma sembra probabile che a Tolosa l’eresia fosse quella catara.

 

Ma Saccone, mostra invece piena coscienza della differenza. Dice infatti:

 

Quod Valdenses bene omnia de Deo credunt, & omnes articulos qui in Symbolo continentur capiunt, solam Romanam Ecclesiam blasphemant & oderunt, et vocant Ecclesiam malignantium

Poiché i Valdesi hanno una corretta credenza riguardo a Dio e includono tutti gli elementi contenuti nel Simbolo; solamente bestemmiano e odiano la Chiesa Romana e la chiamano Chiesa dei maligni

 

Ben diverse erano le dottrine dei catari. Del resto, Saccone era stato cataro e non poteva mancare di trovare le differenze con i Valdesi. Aggiunge infatti che i Valdesi ritengono che la Chiesa Romana abbia cominciato a traviarsi “ai tempi di Silvestro, quando il veleno temporale vi entrò” e che pertanto “è la prostituta dell’Apocalisse, rivoltatasi alla Dottrina Evangelica per attenersi alle Tradizioni. Ritengono inoltre i Valdesi che ogni culto vada svolto in lingua volgare, che il mutamento delle specie nell’Eucaristia non avviene per mano del prete consacrante, ma nella bocca di colui che la riceve degnamente. Tutto questo perché vogliono attenersi alla Bibbia, e non ai Decretali alle Leggende ecc.. Respingono l’invocazione dei santi, l’adorazione della Croce, la Cresima, il Purgatorio ecc.”

In conclusione, i Valdesi sono sì stati confusi con catari, manichei e arriani, ma a torto. Credono infatti nella Trinità, non rifiutano la materia, ma si limitano a praticare la temperanza.

Léger afferma che questo è opera della “ineffabile e meravigliosa Provvidenza Divina, che ha conservato un gran numero di fedeli testimoni per opporli ai figli della perdizione… suscitando Grandi Uomini che resistevano all’anti-Cristo.” E ciò, specialmente nelle valli dove il lume dell’Evangelo ha sempre brillato, benché circondato da tenebre spesse”. Tant’è vero che “fin dai tempi del paganesimo il loro stemma era un lume circondato da sette stelle circondati dalle tenebre, con questo motto: Lux lucet in tenebris. Di qui la principale delle Valli, cioè quella di Lucerna, ha tratto il suo nome”.

 

 

 


Siamo Valdesi con certezze e dubbi.

Noi siamo certi che la Confessione di Fede del 1655 sia quella cui attenersi per poter dire di essere Valdesi. Rispettiamo coloro che hanno altre convinzioni o non ne hanno affatto. Ma non può dirsi Valdese chi non condivide la Confessione di Fede valdese.

Noi siamo certi che l’ordinamento valdese sia un prezioso strumento per conservare la buona dottrina che viene tramandata di generazione in generazione, website like this da tempo immemorabile. Ogni infrazione dell’ordinamento reca un danno gravissimo alla Chiesa, hospital poiché esso è il fondamento del nostro essere chiesa. In particolare, noi ribadiamo che nessuna alterazione alla dottrina valdese può essere apportata se non dal Sinodo, invocando sinceramente l’assistenza di Dio, e senza comunque violare le basi fondanti del patto alla base dell’unione delle Chiese. Nessuna autorità può comunque superare la Bibbia, pur se – ove necessario – interpretata più che per la lettera, per lo Spirito. Nessuno potrà mai pretendersi superiore alla Bibbia.

Noi siamo certi che il passato della Chiesa e del popolo Valdese sia un patrimonio incomparabile, di cui è difficile essere degni. Un passato certamente non privo di errori, ma ancor più certamente un passato da non nascondere o alterare. Su di esso è opportuno, anzi, effettuare altre ricerche e non escludere a priori ciò che non è provato.

Noi siamo certi che le dottrine e le ideologie umane non valgano nulla a fronte della Parola di Dio e che la Chiesa non possa in nessun modo subordinarsi ad esse. La Chiesa può prendere posizione nel caso in cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada, ad esempio, contro il razzismo, per la libertà religiosa o contro la tirannia. Quanto, però, alle posizioni su partiti e specifiche iniziative, riteniamo che la prudenza debba essere massima per non nuocere, con scelte imprudenti, all’unica missione che la Chiesa ha: essere testimoni di Gesù Cristo fino alle estremità della Terra (Atti 1,8) e far risplendere la luce nelle tenebre (Giovanni 1,5). Chi intende comportarsi diversamente lo può fare assumendosi personalmente le responsabilità, senza farsi scudo della Chiesa o, peggio ancora, della Parola di Dio.

Noi dubitiamo che tra le cose su cui l’Evangelo indichi inequivocabilmente la strada vi siano questioni come la cosiddetta privatizzazione dell’acqua, il riconoscimento da parte dello Stato di particolari diritti per gli omosessuali, la sperimentazione senza limiti nel settore della genetica e sulle cellule riproduttive umane, l’accettazione delle teorie sul riscaldamento globale causato dall’uomo e il conseguente respingimento delle posizioni di centinaia di scienziati che la pensano in modo diverso. Purtroppo, su questi e altri temi la Chiesa Valdese ha preso posizione ufficiale.

 

Siamo i sottoscrittori dell’appello al Sinodo pubblicato in questo sito.

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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