\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

SINODO 2010 – QUALCHE COMMENTO

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Si legge che questa frase avrebbe anche ottenuto notevole consenso. In ogni caso chi l’ha pronunciata è pastora ed ha dunque l’incarico retribuito di diffondere, viagra approved predicare insegnare quanto la Chiesa Valdese crede.

Intanto, viagra approved queste parole si scontrano con gli articoli 2 e 3 della vigente Confessione di Fede, esoprattutto con il 4 che vale la pena leggere interamente: “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con suo divino sapore”.

Altro che liberare dalle stratificazioni!

Allora, secondo la pastora Di Carlo nella Bibbia c’è parola di Dio, ma in certe parti no e il documento sull’omosessualità ce ne ha indicati, purtroppo solo implicitamente, un bel po’.

Prima conseguenza: è un libro come un altro. Forse che tracce della sapienza di Dio non si possono trovare un po’ dappertutto, e non certo solo negli scritti teologici, ma magari in un romanzo, in un saggio? La differenza è che la Bibbia afferma in più punti di essere parola di Dio cosa che quasi nessun altro libro fa. Una bugia non da poco, che fa diventare la Bibbia un libro peggiore della media!

Poi c’è il problema del come e del chi dovrebbe liberare la Bibbia dalle incrostazioni. Sul chi, temiamo che chi parla di queste cose pensi innanzitutto a se stesso. Chiunque sia, gli viene attribuito un potere superiore al quello del clero romano, il quale dovrebbe – nel suo “integrare” gli insegnamenti della Scrittura con le proprie “tradizioni” – verificare la lunga presenza nella Chiesa di queste opinioni da introdurre (ad esempio, il dogma dell’immacolata concezione). Invece, qui è proprio il contrario: tutta la Bibbia è “in attesa di giudizio”, giudizio che poi può essere ulteriormente cambiato. In altre parole, sono molto più importanti le opinioni dei “liberatori dalle stratificazioni” delle parole degli autori dei libri biblici. Più che teologi diventano sorte di Sibille le quali avevano il vantaggio di non avere libri sacri di conseguenza potevano dire qualsiasi cosa venisse loro in mente.

Poi arriva il bello: qual è il termine di paragone che ci dice ciò che è Parola di Dio e ciò che non lo è ? O non esiste, o è costituito dalle personali convinzioni del “teologo” o prevarrà inevitabilmente il criterio per cui – in pratica – è tutta una stratificazione culturale. Facciamo un esempio con la Divina Commedia. Poiché vogliamo sapere come la pensava l’uomo Dante iniziamo col togliere al suo poema tutto ciò che è connesso a fatti storici, non fondamentali in sé e viene via gran parte del testo. Poi, ci sono le convinzioni teologico-filosofiche dell’epoca, in gran parte non originali perciò via anche quelle. Che resta ? Qualche neologismo, qualche tecnica narrativa, il resto, scartato. Usiamo questa tecnica per trovare le “stratificazioni culturali” nel documento sinodale sull’omosessualità ? Anche qui, presto liquidato: sarebbe stato pensabile un documento del genere fino a 40 anni fa ? No, infatti non si è mai visto, e cita solo documenti sinodali recentissimi e ignora la disciplina sul matrimonio e la famiglia (fondamentali in materia). È perciò chiaramente il frutto di una stratificazione culturale e tra qualche anno gli stessi che l’hanno votato oggi potrebbero non votarlo più. In realtà c’è anche un’altra epoca in cui un documento pro-omosessuali poteva benissimo essere approvato: l’epoca dell’apostolo Paolo, quando, nel grande mondo greco-romano, un po’ di pratica omosessuale era pressoché d’obbligo per introdursi nella società, nella cultura e persino nell’esercito. Vero, Paolo era ebreo e dunque meno influenzabile dalla cultura ellenistica prevalente: ma – viene anche da dire, in un mondo dominato dagli ellenisti Dio doveva proprio scegliersi gli uomini chiave tra i quattro gatti omofobi Ebrei? Un vero pasticcione, insomma, se la sua intenzione era benedire i gay. Altrimenti, può persino darsi che Dio l’abbia azzeccata, nonostante non avesse la possibilità di consultare la pastora Di Carlo.

Se poi la pastora ha ragione, un’altra questione emerge: che senso ha la domenica mattina perdere tempo e denaro in nome di un libro bugiardo su diversi punti ?

Insomma, quelle parole – se le prendiamo per buone – certificano l’insensatezza dell’esistenza di una chiesa evangelica.

Insomma: dal “sola scriptura” alla “scrittura sòla”. In romanesco, “sòla” significa fregatura, e gli studenti della facoltà di teologia la conoscono senz’altro. Forse qualcuno l’ha fraintesa.

Ma noi la pensiamo in un altro modo, e pensiamo che opinioni così insensate possano prevalere solo per qualche mese di annebbiamento.

 

Lucio Malan


 
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Si legge che questa frase avrebbe anche ottenuto notevole consenso. In ogni caso chi l’ha pronunciata è pastora ed ha dunque l’incarico retribuito di diffondere, viagra approved predicare insegnare quanto la Chiesa Valdese crede.

Intanto, viagra approved queste parole si scontrano con gli articoli 2 e 3 della vigente Confessione di Fede, esoprattutto con il 4 che vale la pena leggere interamente: “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con suo divino sapore”.

Altro che liberare dalle stratificazioni!

Allora, secondo la pastora Di Carlo nella Bibbia c’è parola di Dio, ma in certe parti no e il documento sull’omosessualità ce ne ha indicati, purtroppo solo implicitamente, un bel po’.

Prima conseguenza: è un libro come un altro. Forse che tracce della sapienza di Dio non si possono trovare un po’ dappertutto, e non certo solo negli scritti teologici, ma magari in un romanzo, in un saggio? La differenza è che la Bibbia afferma in più punti di essere parola di Dio cosa che quasi nessun altro libro fa. Una bugia non da poco, che fa diventare la Bibbia un libro peggiore della media!

Poi c’è il problema del come e del chi dovrebbe liberare la Bibbia dalle incrostazioni. Sul chi, temiamo che chi parla di queste cose pensi innanzitutto a se stesso. Chiunque sia, gli viene attribuito un potere superiore al quello del clero romano, il quale dovrebbe – nel suo “integrare” gli insegnamenti della Scrittura con le proprie “tradizioni” – verificare la lunga presenza nella Chiesa di queste opinioni da introdurre (ad esempio, il dogma dell’immacolata concezione). Invece, qui è proprio il contrario: tutta la Bibbia è “in attesa di giudizio”, giudizio che poi può essere ulteriormente cambiato. In altre parole, sono molto più importanti le opinioni dei “liberatori dalle stratificazioni” delle parole degli autori dei libri biblici. Più che teologi diventano sorte di Sibille le quali avevano il vantaggio di non avere libri sacri di conseguenza potevano dire qualsiasi cosa venisse loro in mente.

Poi arriva il bello: qual è il termine di paragone che ci dice ciò che è Parola di Dio e ciò che non lo è ? O non esiste, o è costituito dalle personali convinzioni del “teologo” o prevarrà inevitabilmente il criterio per cui – in pratica – è tutta una stratificazione culturale. Facciamo un esempio con la Divina Commedia. Poiché vogliamo sapere come la pensava l’uomo Dante iniziamo col togliere al suo poema tutto ciò che è connesso a fatti storici, non fondamentali in sé e viene via gran parte del testo. Poi, ci sono le convinzioni teologico-filosofiche dell’epoca, in gran parte non originali perciò via anche quelle. Che resta ? Qualche neologismo, qualche tecnica narrativa, il resto, scartato. Usiamo questa tecnica per trovare le “stratificazioni culturali” nel documento sinodale sull’omosessualità ? Anche qui, presto liquidato: sarebbe stato pensabile un documento del genere fino a 40 anni fa ? No, infatti non si è mai visto, e cita solo documenti sinodali recentissimi e ignora la disciplina sul matrimonio e la famiglia (fondamentali in materia). È perciò chiaramente il frutto di una stratificazione culturale e tra qualche anno gli stessi che l’hanno votato oggi potrebbero non votarlo più. In realtà c’è anche un’altra epoca in cui un documento pro-omosessuali poteva benissimo essere approvato: l’epoca dell’apostolo Paolo, quando, nel grande mondo greco-romano, un po’ di pratica omosessuale era pressoché d’obbligo per introdursi nella società, nella cultura e persino nell’esercito. Vero, Paolo era ebreo e dunque meno influenzabile dalla cultura ellenistica prevalente: ma – viene anche da dire, in un mondo dominato dagli ellenisti Dio doveva proprio scegliersi gli uomini chiave tra i quattro gatti omofobi Ebrei? Un vero pasticcione, insomma, se la sua intenzione era benedire i gay. Altrimenti, può persino darsi che Dio l’abbia azzeccata, nonostante non avesse la possibilità di consultare la pastora Di Carlo.

Se poi la pastora ha ragione, un’altra questione emerge: che senso ha la domenica mattina perdere tempo e denaro in nome di un libro bugiardo su diversi punti ?

Insomma, quelle parole – se le prendiamo per buone – certificano l’insensatezza dell’esistenza di una chiesa evangelica.

Insomma: dal “sola scriptura” alla “scrittura sòla”. In romanesco, “sòla” significa fregatura, e gli studenti della facoltà di teologia la conoscono senz’altro. Forse qualcuno l’ha fraintesa.

Ma noi la pensiamo in un altro modo, e pensiamo che opinioni così insensate possano prevalere solo per qualche mese di annebbiamento.

 

Lucio Malan


 

“Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo… se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, case sia anatema… E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, health o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo”.(Gal.1:6-10). Noi speriamo fortemente che i Valdesi, eredi di una gloriosa storia a favore di Cristo, si ravvedano e facciano ammenda, sbarazzandosi di tutta quei modelli culturali che non parlano di Cristo né onorano Cristo, che ha dato se stesso perché l’Uomo acquisisse la vera Umanità. Ma se essi procedono per la strada del neoumanesimo ateo, che tende a conservare l’Uomo nelle strutture del vecchio Eone, lasciandolo nella sua atavica barbarie e impedendolo di entrare nel Regno, non devono meravigliarsi se la loro testimonianza è infruttuosa e sterile destinata a seccarsi come il fico della parabola di Gesù in Marco 11:12-14, ovvero essi sono mercenari, e non pastori ai quali le pecore non appartengono,vedendo venire il lupo, abbandonano le pecore e fuggono lasciando il lupo fare razzie, perché sono mercenari e non importa loro delle pecore…(Giov.10:7-13).

Noi diciamo No! No! No all’Evangelo dei Valdesi.

 

Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù libera” di Venezia

 

Paolo brancè

  • Nel culto di apertura, physician la pastora Tomassone ha parlato dei demoni che si oppongono alla venuta del Regno: “Il compito di un Sinodo, buy information pills di una chiesa, medical di ogni credente e dei ministri che oggi accogliamo, è proprio quello di dare un nome e di smascherare, denunciandoli, i demoni che si oppongono alla venuta del Regno”. Occorre dunque entrare nella “dinamica della lotta di Dio contro il male, combattendo la solitudine, l’esclusione, la tratta di esseri umani, il pregiudizio, la corruzione, lo sfruttamento avido della natura e dei popoli, ogni forma di xenofobia e di omofobia“. Il comunicato stampa non citan che questi “demoni”: tutti decisamente terreni. Si poteva allora menzionare il fatto che miliardi di esseri umani sono privati di ogni libertà, a cominciare da quella religiosa, questo pare più importante di altro. Ma, soprattutto, una chiesa evangelica dovrebbe ricordare che ciò che si “oppone alla venuta del Regno” è soprattutto la pretesa umana di poter fare a meno di Dio: da ciò deriva tutto il resto. Lo schema del sermone, lo conferma pienamente.
  • Nel corso del culto di apertura, è stato consacrato pastore Michel Charbonnier di Luserna San Giovanni, cui vanno i nostri migliori auguri nel Signore. Il comunicato ufficiale ricorda che il nuovo pastore ha sottoscritto l’antica confessione di fede del 1655. Noi, per averne ricordata l’attualità, siamo stati sommersi dalle critiche.
  • “La nostra comune preoccupazione dev’essere la fedeltà della chiesa al suo Signore. Noi cristiani dobbiamo mettere in conto che certe scelte fatte in nome del Vangelo non solo non vengono capite, ma anche derise e rifiutate. Là dove la fedeltà si corrode, si spegne l’amore! Con molta passione desidero dire alla mia Chiesa e a voi, carissimi fratelli e sorelle: rimaniamo chiesa fedele!” Chi può aver detto una cosa simile al Sinodo ? Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo nel suo messaggio augurale all’inizio della settimana. C’è una certa umiliazione nel fatto che nel Sinodo Valdese, proteso soprattutto verso altre cose, spicchi l’evangelicità … del vescovo di Pinerolo. In compenso l’assemblea di Torre Pellice ha incontrato la piena approvazione di don Franco Barbero, già leader di una “comunità di base” cattolica, e ridotto allo stato laicale soprattutto per aver celebrato matrimoni gay. Anzi, Barbero aveva già l’esito con diversi giorni d’anticipo sul suo sito, ovviamente come “previsione”.

(continua)

NO! NO! NO ALL’EVANGELO DEI VALDESI – Comunicato dei Battisti Internazionali di Marghera (VE)

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Si legge che questa frase avrebbe anche ottenuto notevole consenso. In ogni caso chi l’ha pronunciata è pastora ed ha dunque l’incarico retribuito di diffondere, viagra approved predicare insegnare quanto la Chiesa Valdese crede.

Intanto, viagra approved queste parole si scontrano con gli articoli 2 e 3 della vigente Confessione di Fede, esoprattutto con il 4 che vale la pena leggere interamente: “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con suo divino sapore”.

Altro che liberare dalle stratificazioni!

Allora, secondo la pastora Di Carlo nella Bibbia c’è parola di Dio, ma in certe parti no e il documento sull’omosessualità ce ne ha indicati, purtroppo solo implicitamente, un bel po’.

Prima conseguenza: è un libro come un altro. Forse che tracce della sapienza di Dio non si possono trovare un po’ dappertutto, e non certo solo negli scritti teologici, ma magari in un romanzo, in un saggio? La differenza è che la Bibbia afferma in più punti di essere parola di Dio cosa che quasi nessun altro libro fa. Una bugia non da poco, che fa diventare la Bibbia un libro peggiore della media!

Poi c’è il problema del come e del chi dovrebbe liberare la Bibbia dalle incrostazioni. Sul chi, temiamo che chi parla di queste cose pensi innanzitutto a se stesso. Chiunque sia, gli viene attribuito un potere superiore al quello del clero romano, il quale dovrebbe – nel suo “integrare” gli insegnamenti della Scrittura con le proprie “tradizioni” – verificare la lunga presenza nella Chiesa di queste opinioni da introdurre (ad esempio, il dogma dell’immacolata concezione). Invece, qui è proprio il contrario: tutta la Bibbia è “in attesa di giudizio”, giudizio che poi può essere ulteriormente cambiato. In altre parole, sono molto più importanti le opinioni dei “liberatori dalle stratificazioni” delle parole degli autori dei libri biblici. Più che teologi diventano sorte di Sibille le quali avevano il vantaggio di non avere libri sacri di conseguenza potevano dire qualsiasi cosa venisse loro in mente.

Poi arriva il bello: qual è il termine di paragone che ci dice ciò che è Parola di Dio e ciò che non lo è ? O non esiste, o è costituito dalle personali convinzioni del “teologo” o prevarrà inevitabilmente il criterio per cui – in pratica – è tutta una stratificazione culturale. Facciamo un esempio con la Divina Commedia. Poiché vogliamo sapere come la pensava l’uomo Dante iniziamo col togliere al suo poema tutto ciò che è connesso a fatti storici, non fondamentali in sé e viene via gran parte del testo. Poi, ci sono le convinzioni teologico-filosofiche dell’epoca, in gran parte non originali perciò via anche quelle. Che resta ? Qualche neologismo, qualche tecnica narrativa, il resto, scartato. Usiamo questa tecnica per trovare le “stratificazioni culturali” nel documento sinodale sull’omosessualità ? Anche qui, presto liquidato: sarebbe stato pensabile un documento del genere fino a 40 anni fa ? No, infatti non si è mai visto, e cita solo documenti sinodali recentissimi e ignora la disciplina sul matrimonio e la famiglia (fondamentali in materia). È perciò chiaramente il frutto di una stratificazione culturale e tra qualche anno gli stessi che l’hanno votato oggi potrebbero non votarlo più. In realtà c’è anche un’altra epoca in cui un documento pro-omosessuali poteva benissimo essere approvato: l’epoca dell’apostolo Paolo, quando, nel grande mondo greco-romano, un po’ di pratica omosessuale era pressoché d’obbligo per introdursi nella società, nella cultura e persino nell’esercito. Vero, Paolo era ebreo e dunque meno influenzabile dalla cultura ellenistica prevalente: ma – viene anche da dire, in un mondo dominato dagli ellenisti Dio doveva proprio scegliersi gli uomini chiave tra i quattro gatti omofobi Ebrei? Un vero pasticcione, insomma, se la sua intenzione era benedire i gay. Altrimenti, può persino darsi che Dio l’abbia azzeccata, nonostante non avesse la possibilità di consultare la pastora Di Carlo.

Se poi la pastora ha ragione, un’altra questione emerge: che senso ha la domenica mattina perdere tempo e denaro in nome di un libro bugiardo su diversi punti ?

Insomma, quelle parole – se le prendiamo per buone – certificano l’insensatezza dell’esistenza di una chiesa evangelica.

Insomma: dal “sola scriptura” alla “scrittura sòla”. In romanesco, “sòla” significa fregatura, e gli studenti della facoltà di teologia la conoscono senz’altro. Forse qualcuno l’ha fraintesa.

Ma noi la pensiamo in un altro modo, e pensiamo che opinioni così insensate possano prevalere solo per qualche mese di annebbiamento.

 

Lucio Malan


 
{mp3}20100827_radioradicale{/mp3}
Si legge che questa frase avrebbe anche ottenuto notevole consenso. In ogni caso chi l’ha pronunciata è pastora ed ha dunque l’incarico retribuito di diffondere, viagra approved predicare insegnare quanto la Chiesa Valdese crede.

Intanto, viagra approved queste parole si scontrano con gli articoli 2 e 3 della vigente Confessione di Fede, esoprattutto con il 4 che vale la pena leggere interamente: “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con suo divino sapore”.

Altro che liberare dalle stratificazioni!

Allora, secondo la pastora Di Carlo nella Bibbia c’è parola di Dio, ma in certe parti no e il documento sull’omosessualità ce ne ha indicati, purtroppo solo implicitamente, un bel po’.

Prima conseguenza: è un libro come un altro. Forse che tracce della sapienza di Dio non si possono trovare un po’ dappertutto, e non certo solo negli scritti teologici, ma magari in un romanzo, in un saggio? La differenza è che la Bibbia afferma in più punti di essere parola di Dio cosa che quasi nessun altro libro fa. Una bugia non da poco, che fa diventare la Bibbia un libro peggiore della media!

Poi c’è il problema del come e del chi dovrebbe liberare la Bibbia dalle incrostazioni. Sul chi, temiamo che chi parla di queste cose pensi innanzitutto a se stesso. Chiunque sia, gli viene attribuito un potere superiore al quello del clero romano, il quale dovrebbe – nel suo “integrare” gli insegnamenti della Scrittura con le proprie “tradizioni” – verificare la lunga presenza nella Chiesa di queste opinioni da introdurre (ad esempio, il dogma dell’immacolata concezione). Invece, qui è proprio il contrario: tutta la Bibbia è “in attesa di giudizio”, giudizio che poi può essere ulteriormente cambiato. In altre parole, sono molto più importanti le opinioni dei “liberatori dalle stratificazioni” delle parole degli autori dei libri biblici. Più che teologi diventano sorte di Sibille le quali avevano il vantaggio di non avere libri sacri di conseguenza potevano dire qualsiasi cosa venisse loro in mente.

Poi arriva il bello: qual è il termine di paragone che ci dice ciò che è Parola di Dio e ciò che non lo è ? O non esiste, o è costituito dalle personali convinzioni del “teologo” o prevarrà inevitabilmente il criterio per cui – in pratica – è tutta una stratificazione culturale. Facciamo un esempio con la Divina Commedia. Poiché vogliamo sapere come la pensava l’uomo Dante iniziamo col togliere al suo poema tutto ciò che è connesso a fatti storici, non fondamentali in sé e viene via gran parte del testo. Poi, ci sono le convinzioni teologico-filosofiche dell’epoca, in gran parte non originali perciò via anche quelle. Che resta ? Qualche neologismo, qualche tecnica narrativa, il resto, scartato. Usiamo questa tecnica per trovare le “stratificazioni culturali” nel documento sinodale sull’omosessualità ? Anche qui, presto liquidato: sarebbe stato pensabile un documento del genere fino a 40 anni fa ? No, infatti non si è mai visto, e cita solo documenti sinodali recentissimi e ignora la disciplina sul matrimonio e la famiglia (fondamentali in materia). È perciò chiaramente il frutto di una stratificazione culturale e tra qualche anno gli stessi che l’hanno votato oggi potrebbero non votarlo più. In realtà c’è anche un’altra epoca in cui un documento pro-omosessuali poteva benissimo essere approvato: l’epoca dell’apostolo Paolo, quando, nel grande mondo greco-romano, un po’ di pratica omosessuale era pressoché d’obbligo per introdursi nella società, nella cultura e persino nell’esercito. Vero, Paolo era ebreo e dunque meno influenzabile dalla cultura ellenistica prevalente: ma – viene anche da dire, in un mondo dominato dagli ellenisti Dio doveva proprio scegliersi gli uomini chiave tra i quattro gatti omofobi Ebrei? Un vero pasticcione, insomma, se la sua intenzione era benedire i gay. Altrimenti, può persino darsi che Dio l’abbia azzeccata, nonostante non avesse la possibilità di consultare la pastora Di Carlo.

Se poi la pastora ha ragione, un’altra questione emerge: che senso ha la domenica mattina perdere tempo e denaro in nome di un libro bugiardo su diversi punti ?

Insomma, quelle parole – se le prendiamo per buone – certificano l’insensatezza dell’esistenza di una chiesa evangelica.

Insomma: dal “sola scriptura” alla “scrittura sòla”. In romanesco, “sòla” significa fregatura, e gli studenti della facoltà di teologia la conoscono senz’altro. Forse qualcuno l’ha fraintesa.

Ma noi la pensiamo in un altro modo, e pensiamo che opinioni così insensate possano prevalere solo per qualche mese di annebbiamento.

 

Lucio Malan


 

“Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo… se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, case sia anatema… E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, health o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo”.(Gal.1:6-10). Noi speriamo fortemente che i Valdesi, eredi di una gloriosa storia a favore di Cristo, si ravvedano e facciano ammenda, sbarazzandosi di tutta quei modelli culturali che non parlano di Cristo né onorano Cristo, che ha dato se stesso perché l’Uomo acquisisse la vera Umanità. Ma se essi procedono per la strada del neoumanesimo ateo, che tende a conservare l’Uomo nelle strutture del vecchio Eone, lasciandolo nella sua atavica barbarie e impedendolo di entrare nel Regno, non devono meravigliarsi se la loro testimonianza è infruttuosa e sterile destinata a seccarsi come il fico della parabola di Gesù in Marco 11:12-14, ovvero essi sono mercenari, e non pastori ai quali le pecore non appartengono,vedendo venire il lupo, abbandonano le pecore e fuggono lasciando il lupo fare razzie, perché sono mercenari e non importa loro delle pecore…(Giov.10:7-13).

Noi diciamo No! No! No all’Evangelo dei Valdesi.

 

Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù libera” di Venezia

 

Paolo brancè

LA FRASE CHE MEGLIO PUÒ DESCRIVERE LA FINE DI UNA CHIESA EVANGELICA: “LA BIBBIA NON È LA PAROLA DI DIO, NELLA BIBBIA SI TROVA LA PAROLA DI DIO. IL NOSTRO COMPITO È “SCAVARE” PER LIBERARLA DALLA STRATIFICAZIONE DELLA CULTURA”

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Si legge che questa frase avrebbe anche ottenuto notevole consenso. In ogni caso chi l’ha pronunciata è pastora ed ha dunque l’incarico retribuito di diffondere, viagra approved predicare insegnare quanto la Chiesa Valdese crede.

Intanto, viagra approved queste parole si scontrano con gli articoli 2 e 3 della vigente Confessione di Fede, esoprattutto con il 4 che vale la pena leggere interamente: “riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall’eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza… i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo con suo divino sapore”.

Altro che liberare dalle stratificazioni!

Allora, secondo la pastora Di Carlo nella Bibbia c’è parola di Dio, ma in certe parti no e il documento sull’omosessualità ce ne ha indicati, purtroppo solo implicitamente, un bel po’.

Prima conseguenza: è un libro come un altro. Forse che tracce della sapienza di Dio non si possono trovare un po’ dappertutto, e non certo solo negli scritti teologici, ma magari in un romanzo, in un saggio? La differenza è che la Bibbia afferma in più punti di essere parola di Dio cosa che quasi nessun altro libro fa. Una bugia non da poco, che fa diventare la Bibbia un libro peggiore della media!

Poi c’è il problema del come e del chi dovrebbe liberare la Bibbia dalle incrostazioni. Sul chi, temiamo che chi parla di queste cose pensi innanzitutto a se stesso. Chiunque sia, gli viene attribuito un potere superiore al quello del clero romano, il quale dovrebbe – nel suo “integrare” gli insegnamenti della Scrittura con le proprie “tradizioni” – verificare la lunga presenza nella Chiesa di queste opinioni da introdurre (ad esempio, il dogma dell’immacolata concezione). Invece, qui è proprio il contrario: tutta la Bibbia è “in attesa di giudizio”, giudizio che poi può essere ulteriormente cambiato. In altre parole, sono molto più importanti le opinioni dei “liberatori dalle stratificazioni” delle parole degli autori dei libri biblici. Più che teologi diventano sorte di Sibille le quali avevano il vantaggio di non avere libri sacri di conseguenza potevano dire qualsiasi cosa venisse loro in mente.

Poi arriva il bello: qual è il termine di paragone che ci dice ciò che è Parola di Dio e ciò che non lo è ? O non esiste, o è costituito dalle personali convinzioni del “teologo” o prevarrà inevitabilmente il criterio per cui – in pratica – è tutta una stratificazione culturale. Facciamo un esempio con la Divina Commedia. Poiché vogliamo sapere come la pensava l’uomo Dante iniziamo col togliere al suo poema tutto ciò che è connesso a fatti storici, non fondamentali in sé e viene via gran parte del testo. Poi, ci sono le convinzioni teologico-filosofiche dell’epoca, in gran parte non originali perciò via anche quelle. Che resta ? Qualche neologismo, qualche tecnica narrativa, il resto, scartato. Usiamo questa tecnica per trovare le “stratificazioni culturali” nel documento sinodale sull’omosessualità ? Anche qui, presto liquidato: sarebbe stato pensabile un documento del genere fino a 40 anni fa ? No, infatti non si è mai visto, e cita solo documenti sinodali recentissimi e ignora la disciplina sul matrimonio e la famiglia (fondamentali in materia). È perciò chiaramente il frutto di una stratificazione culturale e tra qualche anno gli stessi che l’hanno votato oggi potrebbero non votarlo più. In realtà c’è anche un’altra epoca in cui un documento pro-omosessuali poteva benissimo essere approvato: l’epoca dell’apostolo Paolo, quando, nel grande mondo greco-romano, un po’ di pratica omosessuale era pressoché d’obbligo per introdursi nella società, nella cultura e persino nell’esercito. Vero, Paolo era ebreo e dunque meno influenzabile dalla cultura ellenistica prevalente: ma – viene anche da dire, in un mondo dominato dagli ellenisti Dio doveva proprio scegliersi gli uomini chiave tra i quattro gatti omofobi Ebrei? Un vero pasticcione, insomma, se la sua intenzione era benedire i gay. Altrimenti, può persino darsi che Dio l’abbia azzeccata, nonostante non avesse la possibilità di consultare la pastora Di Carlo.

Se poi la pastora ha ragione, un’altra questione emerge: che senso ha la domenica mattina perdere tempo e denaro in nome di un libro bugiardo su diversi punti ?

Insomma, quelle parole – se le prendiamo per buone – certificano l’insensatezza dell’esistenza di una chiesa evangelica.

Insomma: dal “sola scriptura” alla “scrittura sòla”. In romanesco, “sòla” significa fregatura, e gli studenti della facoltà di teologia la conoscono senz’altro. Forse qualcuno l’ha fraintesa.

Ma noi la pensiamo in un altro modo, e pensiamo che opinioni così insensate possano prevalere solo per qualche mese di annebbiamento.

 

Lucio Malan


 

Intervista di Radio Radicale a Lucio Malan sulla decisione del Sinodo Valdese di impartire la benedizione anche alle coppie omosessuali.

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“VALDESI E UNIONI GAY: DECISIONE ROZZA E CONTRADDITTORIA. CHIESA VALDESE AL MARASMA”

Le istanze di coloro che si opponevano – a cominciare dal pastore della Comunità di Lingua Francese di Roma, medical i cui membri sono in gran parte immigrati recenti - sono state dileggiate con affermazioni teologiche di straordinaria leggerezza. Una delle più assurde? Quella secondo cui l’apostolo Paolo avrebbe condannato la pratica omosessuale “a causa dell’influenza della mentalità della sua epoca”. Ma anche i ragazzini sanno che all’epoca l’omosessualità godeva di un’approvazione sociale assai superiore a quella di oggi!
Insomma, diagnosis  un colpo di mano rozzo imposto ai membri del Sinodocon fretta irragionevole, viagra  senza risolvere le pesantissime contraddizioni tra ciò che si è approvato e ciò che è ancora vigente, e senza perciò porre alcun confine all’apertura. Non si vede infatti su quale base si potrebbe ora rifiutare la benedizione della Chiesa a unioni poligamiche, incestuose o adulterine. Non verrà fatto perché non ètrendy come l’omosessualità e nessuno lo richiederà, ma non vedo strumenti logici in base ai quali ci si potrebbe rifiutare. Queste benedizioni non si capisce perciò cosa saranno, se non una trovata nel tentativo di aumentare il bottino dell’8 per mille.
Quando un organismo mantiene tranquillamente vigenti norme in frontale contraddizione, non è più un organismo, ma è al totale marasma. Non è perciò strano che nella Chiesa Valdese ci siano molte più presenze settimanali sul nostro sito dissidente che a tutti i culti valdesi in Europa messi insieme.
La crisi sta in ciò che è stato sostenuto una pastora, ricevendo purtroppo vasta approvazione: “La Bibbia non è la Parola di Dio, nella Bibbia si trova la Parola di Dio. Il nostro compito è “scavare” per liberarla dalla stratificazione della cultura”. Il che, oltre ad essere violentemente contrario alla vigente confessione di fede, significa due cose gravissimeche la Bibbia è un libro come un altro – poiché tutti sanno che la saggezza di Dio si può trovare dappertutto – e che conoscere la Parola di Dio è roba da “chierici” – cioè gli specialisti che, secondo la pastora, debbono liberarla dalla stratificazione della cultura.
Un giorno triste e grottesco, in una valle che vide per molti secoli i valdesi andare incontro a qualunque pericolo pur di restare fedeli alla Bibbia, che per loro era tutta quanta (e il bello che in teoria lo è ancora oggi) <<Sacra Scrittura, pienamente contenuta nei libri dell’Antico e Nuovo Testamento>>.
Ringrazio i coraggiosi dei 9 voti contrari e i 29 astenuti. Non resta che pregare: avremmo dovuto farlo di più e prima”.
Lucio Malan
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MA L’APOSTOLO PAOLO, QUANDO SCRIVEVA LE SUE LETTERE, AVREBBE SUPERATO I NOSTRI CRITERI DI “ATTUALITÀ”?

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

L’ex sacerdote cattolico ridotto allo stato laicale Franco Barbero, ask dopo aver “scomunicato” a sua volta l’Appello al Sinodo per la fedeltà alla Confessione di Fede, order in quanto “tradizionalista”, scrive sul suo blog: “a mio avviso, il Sinodo [Valdese] potrebbe sollecitare le singole comunità (organi collegiali e pastore/a) ad esprimersi e ad esperimentare nuove forme di accoglienza anche liturgica delle coppie omosessuali per un triennio per poi giungere ad una presa di posizione sinodale”. Don Barbero sembra spesso molto bene informato sulla nostra chiesa, ma speriamo che questa volta si sbagli. La formula che lui “prevede” è un via libera alle benedizioni/matrimonio per gli omosessuali aggiunta all’ipocrisia di dire che il Sinodo deciderà solo fra tre anni. Cosa mai potrebbe decidere, dopo che per tre anni nelle nostre chiese si sarà celebrato quello che Franco Barbero definisce “il dono dell’omosessualità” ?

Per quanto mi concerne sono un Pomarino, this site cresciuto con i Pastori Mathieu, see Marauda, (Paolo) e Bouchard (Gustavo),

Perciò ho qualche anno dietro di me, dei quali quasi cinquanta passati a Ginevra.

Penso che il Credente ha altro da fare che occuparsi di “politica”, nel senso che si dà a questa parola: Non troviamo nel Nuovo Testamento nessuna parola che ci faccia pensare che i primi credenti avessero l’idea di creare un partito politico, un movimento per la liberazione degli schiavi, un’associazione per salvare gli animali in pericolo o per salvare il clima del pianeta.

Tutte queste cose erano logicamente e naturalmente nell’atteggiamento del cristiano. Chi ama Dio, ama la sua creazione e le sue creature; chi ama il suo prossimo fa quello che può per alleviare le sue sofferenze e aiutarlo, desidera la sua salvezza, non per questo mondo, ma per la nuova vita nel Regno di Dio che aspetta e spera, e per questo predica l’Evangelo di Cristo.

La rovina della Chiesa cristiana è cominciata quando alcuni suoi dirigenti si sono trovati confrontati al dovere assumere il “potere temporale”. L’imperatore Costantino e Teodosio dopo di lui, non hanno aiutato la Chiesa, innalzandola a religione di stato.

Se solo vogliamo guardarci attorno, possiamo vedere i problemi che sorgono negli USA, dove alcune chiese sono decisamente gruppi di pressione politici.

Forse sono troppo vecchio per avere opinioni chiare sul comportamento attuale dei dirigenti valdesi. Mi pare che l’Evangelo sia stato meglio difeso e proclamato nei momenti difficili, dove la famiglia si riuniva intorno alla Parola per meditarla e per invocare lo Spirito Santo, il solo interprete della volontà di Dio.

Ma non sono pessimista per ciò che riguarda la Chiesa del Signore: Essa è viva e continua la sua missione, ma non è formata da un gruppo particolare, non è rinchiusa in una denominazione. Essa è l’insieme dei Credenti sparsi per il mondo. Il Signore li conosce e li sostiene. Essi non fanno migliaia di chilometri per conferenze, non hanno bisogno di grandi cattedrali, di simboli mediatici. Giorno dopo giorno vivono là dove il Signore li ha chiamati, in tutta semplicità. Ma quale gioia quando si incontra uno di questi fratelli nel Signore!

La vostra è la battaglia di quei piccoli, help grandi uomini di Dio che, order come Davide  di fronte a Golia non indietreggiò, ma anzi affrontò coraggiosamente e frontalmente il poderoso avversario, state affrontando energicamente senza indietreggiare il “Golia di turno” ossia la leadership di una Chiesa gloriosa sì, ma che ha perso tutta la sua affezione per il Signore,andando dietro le mode culturali del tempo (così è stato negli anni della protesta studentesca del ’68, andando dietro a Marx e Lenin), così è anche ora sposando le tesi filosofiche e immorali di un  laicismo ateo che sostiene “la sacralità” dei matrimoni omosessuali (è da dire che paradossalmente per la società che si sta formando ora è “immorale” chi sostiene il contrario). Non amando parlare con termini “profetici”, tuttavia, la situazione attuale dei Valdesi,  che è oramai pluridecennale, mi induce ad applicare il brano di Marco 11:12-19 alla loro situazione. Come allora Gesù, constatando la sterilità e l’infruttuosità di Israele rappresentata dal fico sterile e dal tempio, trasformato come luogo di  compra-vendita, senza che vi fosse un minimo di sensibilità spirituale interiore (abbondante era invece  la professione religiosa esteriore), così adesso Gesù li lascerà nel loro stato di infruttuosità spirituale per il loro persistente e inamovibile attaccamento a dottrine e insegnamenti che non sono in linea con il Cristianesimo delle origini. Il tempo darà ragione. Se il Sinodo accoglierà le tesi moderniste e disfattiste della leadership, la Chiesa Valdese si spaccherà. Chi ritorna all’antico amore proseguirà nella testimonianza che costa la propria popolarità e privilegi, ma sperimenterà l’aiuto provvidenziale del nostro Signore, il quale dice: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Poiché dov’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà. (2^Cor. 3:17)

 

Affettuosamente e solidale nella lotta per l’Evangelo che libera

 

Paolo Brancé

Ce ne hanno dette di tutti i colori per aver citato Levitico 18 nel nostro appello al Sinodo. Siamo sempre in attesa che ci venga spiegato, buy more about con parole semplici perché le possiamo capire, se quel passo è superato anche dove proibisce l’adulterio e l’accoppiamento con gli animali, e come si fa, in generale, a distinguere nella Bibbia le parti superate da quelle eventualmente attuali.

Ma, nel frattempo, proponiamo a chi ci avversa un quesito certamente molto più facile: l’Apostolo Paolo era attuale almeno quando scriveva? In altre parole, se “come evangelici” (espressione generalmente usata nella nostra chiesa per introdurre una presa di posizione politica) trovandoci nell’estate dell’ anno 50 d. C. nella consueta assemblea in una fresca valle della Galazia del Nord, avremmo dovuto dare retta a Paolo, che portava l’Evangelo di Cristo su cui ci aveva scritto una lettera o ai suoi principali avversari culturali, gli intellettuali ellenisti.

Ebbene, vedo un duello dove gli intellettuali ellenisti partono nettamente in vantaggio. Molto chic, molto rispettati nei cenacoli letterari, ti fanno conoscere gente ultra introdotta, che quando parlano tutti esprimono ammirazione. Invece questo Paolo   sembra settario e un po’ fanatico.

All’epoca, poi, la cosa più vicina alla Chiesa di Roma era la tradizione religiosa statale   romana ed è innegabile che tra Paolo e gli ellenisti questi avrebbero scelto gli ellenisti. Ma, non diamo a Paolo questo punto troppo facilmente perché gli ellenisti che peraltro alle storielle di Giove Marte & C. non credevano neanche un po’ (Cicerone, già 70 anni prima della predicazione di Cristo, scriveva che in realtà ”non ci credevano più nemmeno le vecchiette”). Aveva finto di crederci sul serio quel musone di Augusto, il grande propugnatore della famiglia, ma aveva avuto devastanti scandali persino in casa, per cui di famiglia ora non si parlava più, ritenendola una istituzione ormai superata. E, con il metro di oggi, è un altro punto per gli intellettuali ellenisti o al massimo un pareggio.

Ma, oggi, abbiamo un criterio quasi aureo che proveremo ad usare anche qui. La posizione sui “diritti” gay, ovvero sull’accettazione culturale inclusiva, piena, dei gay.
Come erano le posizioni allora delle due fazioni in campo ? Ebbene, da Paolo, chiusura totale: “Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti,  né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (I Cor. 6,9-10) e “Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami… infatti gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami”(Romani 1,26-27).

Mentre, i suoi avversari fanno a gara ad esaltarli. Altro che parificazione! Per loro l’amore tra due uomini è un dono straordinario degli Dei, è vastamente incoraggiato nelle più importanti istituzioni, a cominciare da quelle culturali. In Platone, ancora molto in voga ai tempi di Paolo, è chiaramente giudicato superiore a quello volgare tra uomo e donna, Giulio Cesare aveva modi spicci, ma i suoi soldati o lo definivano “marito di tutte le mogli” (e questo ci ricorda qualcuno che non ci piace molto) ma anche “moglie di tutti i mariti”. Lo stesso uomo che aveva determinato l’esistenza della civiltà ellenistica, Alessandro, era un po’ bigotto, va be’, tanto che rese grandi onori persino al Sommo Sacerdote del tempio di Gerusalemme, ma non nascose mai il fortissimo legame con il suo bel compagno d’armi nell’esempio di quello mitico tra Achille e Patroclo. Insomma, qui tra Paolo e i suoi avversari non c’è nemmeno gara, “come evangelici” non possiamo che stare con gli intellettuali ellenisti: certe questioni, come i diritti civili, sono dirimenti. Tra l’altro, questo Paolo, passi che fosse Ebreo, non era colpa sua, ma tra gli ebrei c’erano i Sadducei, molto chic, aperti un po’ su tutto, gente con cui si può parlare. Paolo, che fa, il Sadduceo? No, si unisce ai più fanatici degli Ebrei, i cristiani che affermano, pensa un po’, che un certo predicatore finito nei guai giudiziari, era Figlio di Dio, peggio ancora, Dio. Si può parlare con certa gente? No, no signor Paolo, queste cose religiose potevano andare una volta, funzionarono persino a Atene e Roma, a Gerusalemme fino a qualche tempo fa, ma da noi…

Eppure, questo Paolo non riusciamo a cacciarlo dalla nostra testa: forse ci ricorda qualcuno che fatichiamo a ricordare!
(SIA CHIARO CHE L’ARTICOLO PRECEDENTE E’ SCRITTO IN SENSO IRONICO. NOI SIAMO CON PAOLO, CHE TRA L’ALTRO ANNUNCIA CRISTO A TUTTI)

DON BARBERO PREVEDE CHE IL SINODO SOLLECITI A “ESPERIMENTARE” LE BENEDIZIONI ALLE COPPIE GAY

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

L’ex sacerdote cattolico ridotto allo stato laicale Franco Barbero, ask dopo aver “scomunicato” a sua volta l’Appello al Sinodo per la fedeltà alla Confessione di Fede, order in quanto “tradizionalista”, scrive sul suo blog: “a mio avviso, il Sinodo [Valdese] potrebbe sollecitare le singole comunità (organi collegiali e pastore/a) ad esprimersi e ad esperimentare nuove forme di accoglienza anche liturgica delle coppie omosessuali per un triennio per poi giungere ad una presa di posizione sinodale”. Don Barbero sembra spesso molto bene informato sulla nostra chiesa, ma speriamo che questa volta si sbagli. La formula che lui “prevede” è un via libera alle benedizioni/matrimonio per gli omosessuali aggiunta all’ipocrisia di dire che il Sinodo deciderà solo fra tre anni. Cosa mai potrebbe decidere, dopo che per tre anni nelle nostre chiese si sarà celebrato quello che Franco Barbero definisce “il dono dell’omosessualità” ?

UN MESSAGGIO DI SOSTEGNO da Paolo Brancé

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

L’ex sacerdote cattolico ridotto allo stato laicale Franco Barbero, ask dopo aver “scomunicato” a sua volta l’Appello al Sinodo per la fedeltà alla Confessione di Fede, order in quanto “tradizionalista”, scrive sul suo blog: “a mio avviso, il Sinodo [Valdese] potrebbe sollecitare le singole comunità (organi collegiali e pastore/a) ad esprimersi e ad esperimentare nuove forme di accoglienza anche liturgica delle coppie omosessuali per un triennio per poi giungere ad una presa di posizione sinodale”. Don Barbero sembra spesso molto bene informato sulla nostra chiesa, ma speriamo che questa volta si sbagli. La formula che lui “prevede” è un via libera alle benedizioni/matrimonio per gli omosessuali aggiunta all’ipocrisia di dire che il Sinodo deciderà solo fra tre anni. Cosa mai potrebbe decidere, dopo che per tre anni nelle nostre chiese si sarà celebrato quello che Franco Barbero definisce “il dono dell’omosessualità” ?

Per quanto mi concerne sono un Pomarino, this site cresciuto con i Pastori Mathieu, see Marauda, (Paolo) e Bouchard (Gustavo),

Perciò ho qualche anno dietro di me, dei quali quasi cinquanta passati a Ginevra.

Penso che il Credente ha altro da fare che occuparsi di “politica”, nel senso che si dà a questa parola: Non troviamo nel Nuovo Testamento nessuna parola che ci faccia pensare che i primi credenti avessero l’idea di creare un partito politico, un movimento per la liberazione degli schiavi, un’associazione per salvare gli animali in pericolo o per salvare il clima del pianeta.

Tutte queste cose erano logicamente e naturalmente nell’atteggiamento del cristiano. Chi ama Dio, ama la sua creazione e le sue creature; chi ama il suo prossimo fa quello che può per alleviare le sue sofferenze e aiutarlo, desidera la sua salvezza, non per questo mondo, ma per la nuova vita nel Regno di Dio che aspetta e spera, e per questo predica l’Evangelo di Cristo.

La rovina della Chiesa cristiana è cominciata quando alcuni suoi dirigenti si sono trovati confrontati al dovere assumere il “potere temporale”. L’imperatore Costantino e Teodosio dopo di lui, non hanno aiutato la Chiesa, innalzandola a religione di stato.

Se solo vogliamo guardarci attorno, possiamo vedere i problemi che sorgono negli USA, dove alcune chiese sono decisamente gruppi di pressione politici.

Forse sono troppo vecchio per avere opinioni chiare sul comportamento attuale dei dirigenti valdesi. Mi pare che l’Evangelo sia stato meglio difeso e proclamato nei momenti difficili, dove la famiglia si riuniva intorno alla Parola per meditarla e per invocare lo Spirito Santo, il solo interprete della volontà di Dio.

Ma non sono pessimista per ciò che riguarda la Chiesa del Signore: Essa è viva e continua la sua missione, ma non è formata da un gruppo particolare, non è rinchiusa in una denominazione. Essa è l’insieme dei Credenti sparsi per il mondo. Il Signore li conosce e li sostiene. Essi non fanno migliaia di chilometri per conferenze, non hanno bisogno di grandi cattedrali, di simboli mediatici. Giorno dopo giorno vivono là dove il Signore li ha chiamati, in tutta semplicità. Ma quale gioia quando si incontra uno di questi fratelli nel Signore!

La vostra è la battaglia di quei piccoli, help grandi uomini di Dio che, order come Davide  di fronte a Golia non indietreggiò, ma anzi affrontò coraggiosamente e frontalmente il poderoso avversario, state affrontando energicamente senza indietreggiare il “Golia di turno” ossia la leadership di una Chiesa gloriosa sì, ma che ha perso tutta la sua affezione per il Signore,andando dietro le mode culturali del tempo (così è stato negli anni della protesta studentesca del ’68, andando dietro a Marx e Lenin), così è anche ora sposando le tesi filosofiche e immorali di un  laicismo ateo che sostiene “la sacralità” dei matrimoni omosessuali (è da dire che paradossalmente per la società che si sta formando ora è “immorale” chi sostiene il contrario). Non amando parlare con termini “profetici”, tuttavia, la situazione attuale dei Valdesi,  che è oramai pluridecennale, mi induce ad applicare il brano di Marco 11:12-19 alla loro situazione. Come allora Gesù, constatando la sterilità e l’infruttuosità di Israele rappresentata dal fico sterile e dal tempio, trasformato come luogo di  compra-vendita, senza che vi fosse un minimo di sensibilità spirituale interiore (abbondante era invece  la professione religiosa esteriore), così adesso Gesù li lascerà nel loro stato di infruttuosità spirituale per il loro persistente e inamovibile attaccamento a dottrine e insegnamenti che non sono in linea con il Cristianesimo delle origini. Il tempo darà ragione. Se il Sinodo accoglierà le tesi moderniste e disfattiste della leadership, la Chiesa Valdese si spaccherà. Chi ritorna all’antico amore proseguirà nella testimonianza che costa la propria popolarità e privilegi, ma sperimenterà l’aiuto provvidenziale del nostro Signore, il quale dice: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Poiché dov’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà. (2^Cor. 3:17)

 

Affettuosamente e solidale nella lotta per l’Evangelo che libera

 

Paolo Brancé

DALLA CHIESA VALDESE DI GINEVRA (CHE SI RIUNISCE NELL’ “AUDITOIRE DE CALVIN”) ci scrive Samuele Sieve

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

L’ex sacerdote cattolico ridotto allo stato laicale Franco Barbero, ask dopo aver “scomunicato” a sua volta l’Appello al Sinodo per la fedeltà alla Confessione di Fede, order in quanto “tradizionalista”, scrive sul suo blog: “a mio avviso, il Sinodo [Valdese] potrebbe sollecitare le singole comunità (organi collegiali e pastore/a) ad esprimersi e ad esperimentare nuove forme di accoglienza anche liturgica delle coppie omosessuali per un triennio per poi giungere ad una presa di posizione sinodale”. Don Barbero sembra spesso molto bene informato sulla nostra chiesa, ma speriamo che questa volta si sbagli. La formula che lui “prevede” è un via libera alle benedizioni/matrimonio per gli omosessuali aggiunta all’ipocrisia di dire che il Sinodo deciderà solo fra tre anni. Cosa mai potrebbe decidere, dopo che per tre anni nelle nostre chiese si sarà celebrato quello che Franco Barbero definisce “il dono dell’omosessualità” ?

Per quanto mi concerne sono un Pomarino, this site cresciuto con i Pastori Mathieu, see Marauda, (Paolo) e Bouchard (Gustavo),

Perciò ho qualche anno dietro di me, dei quali quasi cinquanta passati a Ginevra.

Penso che il Credente ha altro da fare che occuparsi di “politica”, nel senso che si dà a questa parola: Non troviamo nel Nuovo Testamento nessuna parola che ci faccia pensare che i primi credenti avessero l’idea di creare un partito politico, un movimento per la liberazione degli schiavi, un’associazione per salvare gli animali in pericolo o per salvare il clima del pianeta.

Tutte queste cose erano logicamente e naturalmente nell’atteggiamento del cristiano. Chi ama Dio, ama la sua creazione e le sue creature; chi ama il suo prossimo fa quello che può per alleviare le sue sofferenze e aiutarlo, desidera la sua salvezza, non per questo mondo, ma per la nuova vita nel Regno di Dio che aspetta e spera, e per questo predica l’Evangelo di Cristo.

La rovina della Chiesa cristiana è cominciata quando alcuni suoi dirigenti si sono trovati confrontati al dovere assumere il “potere temporale”. L’imperatore Costantino e Teodosio dopo di lui, non hanno aiutato la Chiesa, innalzandola a religione di stato.

Se solo vogliamo guardarci attorno, possiamo vedere i problemi che sorgono negli USA, dove alcune chiese sono decisamente gruppi di pressione politici.

Forse sono troppo vecchio per avere opinioni chiare sul comportamento attuale dei dirigenti valdesi. Mi pare che l’Evangelo sia stato meglio difeso e proclamato nei momenti difficili, dove la famiglia si riuniva intorno alla Parola per meditarla e per invocare lo Spirito Santo, il solo interprete della volontà di Dio.

Ma non sono pessimista per ciò che riguarda la Chiesa del Signore: Essa è viva e continua la sua missione, ma non è formata da un gruppo particolare, non è rinchiusa in una denominazione. Essa è l’insieme dei Credenti sparsi per il mondo. Il Signore li conosce e li sostiene. Essi non fanno migliaia di chilometri per conferenze, non hanno bisogno di grandi cattedrali, di simboli mediatici. Giorno dopo giorno vivono là dove il Signore li ha chiamati, in tutta semplicità. Ma quale gioia quando si incontra uno di questi fratelli nel Signore!

DAL FORUM DELLA CHIESA VALDESE UN PASTORE CI ATTACCA

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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