\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

DAL FORUM DELLA CHIESA VALDESE UN PASTORE CI ATTACCA

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

SIAMO “A CORTO DI ARGOMENTI” E VOGLIAMO “SOFFOCARE UNA DISCUSSIONE”

 

Lucio Malan risponde:

Ringrazio Roberto Papini per l’attenzione al nostro Appello. Mi dispiace lo definisca “sintomo di chiusura”. Si tratta di posizioni diverse nella Chiesa. Com’è che il manifestarsi di una, dosage con un appello che chiede al Sinodo di tener conto anche di essa, è “chiusura”? E cosa sono allora gli atti dell’opinione opposta, intrapresi senza consultare il Sinodo ? Mi trovo invece perfettamente d’accordo sulla seconda parte del messaggio.

Sono invece molto sorpreso dalle parole di JensHansen. Anche come pastore, certo, ha il diritto alle sue opinioni, ma dovrebbe avere qualche prudenza nel condannare sommariamente le opinioni di membri di chiesa. Che senso ha accusarci di essere “a corto di argomenti”, solo perché usiamo citazioni bibliche, o di parlare per “soffocare una discussione necessaria e utile a tutte e a tutti per potersi fare un’opinione”. Ci fa anche una colpa di “usare massicciamente la carta stampata e Internet”. Per una pagina acquistata e un sito! Insomma, al pastore Hansen dà fastidio la nostra esistenza, più ancora che abbiamo delle opinioni e che le manifestiamo. Siamo spiacenti, ma si consoli che tutto questo a lei almeno non costa nulla perché lo facciamo a titolo personale e volontario. Che Dio illumini le menti e i cuori di tutti noi.

 

Lucio Malan

LA MODERATORA BONAFEDE ACCELERA SULLE “BENEDIZIONI GAY” IL SINODO, ANTICIPATO NELLE SUE DECISIONI, SAPRÀ NON FARSI INFLUENZARE ?

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

Molti mezzi di informazione riportano l’anticipazione di una intervista alla Moderatora Maria Bonafede all’agenzia NEV, treatment in preparazione al Sinodo, web dove si parla di laicità dello Stato e di sostegno alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Vi è poi il tema della “condizione morale e civile del Paese – in cui, secondo la pastora Bonafede – la crisi non è solo finanziaria, ma arriva all’anima stessa della comunità nazionale. Come Chiesa – aggiunge – sentiamo il dovere di denunciarlo e di essere testimoni e operai di un’altra città, fondata sul senso di responsabilità, sullo spirito di servizio alla comunità civile, sulla solidarietà”. “Come Chiesa”, gli ingenui si aspetterebbero anche un richiamo ai principi evangelici e biblici, di cui il senso di responsabilità e la solidarietà sono conseguenza. Che l’Italia abbia bisogno di queste cose è indubbio. Meno evidente è che ce ne sia bisogno oggi più che in altri tempi della nostra storia recente. Prendiamo atto che però, secondo la Moderatora, tutti noi membri di Chiesa l’abbiamo denunciato ora.
Infine, ma non per ultime, le benedizioni alle unioni omosessuali. Il problema, dice la pastora Bonafede “non è quello dell’accoglienza degli omosessuali nelle nostre chiese che mi sembra superato da tempo: è quello della benedizione dell’unione di persone che vogliono testimoniare di fronte a Dio e alla loro comunità di fede il loro impegno a un percorso di vita insieme”. Sapendo comunque – precisa – che benedizione “non significa matrimonio”, che peraltro per i protestanti “non e’ un sacramento” ma “un fatto eminentemente civile”.

Al Sinodo, insomma, non resta molto da fare. La Moderatora ha già prefigurato le decisioni che deve prendere. Del resto – ricorda – l’esigenza delle benedizioni “nasce da domande concrete, di fratelli e sorelle membri delle nostre chiese”. Evidentemente i fratelli e le sorelle membri di chiesa non sono tutti uguali, perché chi ha sottoscritto questo appello e i tanti altri che non l’hanno fatto pur condividendolo sono finora totalmente ignorati dalla Moderatora. Il cui ruolo, peraltro è semplicemente quello di presiedere la Tavola, organo “eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica”. “Essendo un incarico amministrativo… del tutto impropria è dunque l’espressione: “il papa dei valdesi”, che accade molto spesso leggere sulla stampa disinformata” (citiamo dal sito ufficiale delle Chiesa Valdese). Infatti, dovrebbe lavorare per attuare la volontà del Sinodo, non per influenzarla o anticiparla.

 

Lucio Malan

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI

LA STAMPA edizione piemontese PARLA DI NOI: ”IL PASTORE TOURN INVITA IL SINODO ALLA PRUDENZA”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Cari fratelli in Cristo, online  sono il pastore Esteban Janavel fino a tre mesi fa pastore della Chiesa carismatica”GESU VIVE ” Church of God , this a Modena per otto anni in Italia nel ministero pastoraledi famiglia valdese  e orgoglioso di essere della casa dei Janavel…ora neo pastore nel opera Battista al sud est di MONTEVIDEO, pills Uruguay….
Aderisco ampiamente alla vostra iniziativa “appello al Sinodo….”e prego alSignore nostro dia possa infuocare  tanti di miei fratelli e  amici  valdesi affinche  nella nostra matta chiesa madre”il fuoco del altare del Signore non si spenga”..avanti amici e fratelli ,preghiamo per un grande Risveglio e un ritornoalla sana dottrina Biblica.

 

Esteban Gignous Janavel

RICEVIAMO DA BARCELLONA (SPAGNA) CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE QUESTA FORTE TESTIMONIANZA.

WWW.CHIESAVALDESETRAPANI.COM DOVE SI POSSONO TROVARE LE SUE AFFERMAZIONI

Alessandro Esposito, price advice pastore delle Chiesa Valdese di Trapani e Marsala, malady medical ci scrive molto cortesemente e ci chiede, per una migliore comprensione del suo pensiero “in luogo di citazioni isolate di miei interventi mediante il rimando ad altri siti…[di] fornire come riferimento ai vostri lettori l’indirizzo del nostro sito internet, laddove essi possono, se lo desiderano, documentarsi in maniera più ampia e diffusa sulle affermazioni da me effettuate in ordine alle tematiche circa le quali la Vostra Redazione mi chiama espressamente in causa”.

Siamo lieti di comunicarlo ai lettori di www.valdesi.eu. Base indispensabile per un dialogo e per eventuali discussioni o anche critiche è la corretta conoscenza delle posizioni di ciascuno. Lo chiede, giustamente, il pastore Esposito, lo chiediamo anche noi, non a lui, ma ai mezzi di informazione che si occupano di noi che spesso vogliono inserirci in schemi non nostri o attribuirci opinioni non nostre.

La fede Riformata ha trovato espressione in diverse grandi confessioni che si modellano su uno stesso schema generale. Una di queste confessioni è il Catechismo di Heidelberg, more about essa è la confessione standard di alcune chiese Americane i cui membri all’inizio giunsero dal contenente Europeo e queste chiese sono definite “Chiese Riformate.” Altre grandi confessioni che espongono la Fede Riformata sono la Confessione di Fede Westminster, il Breve ed il Grande Catechismo, queste costituiscono gli standard dottrinali ufficiali di alcune chiese americane i cui membri giunsero principalmente dalla Scozia e dall’Irlanda queste chiese sono note come “Chiese Presbiteriane.” Questi sono gli standard dottrinali a cui ho fatto continuo riferimento nei piccoli discorsi che ho tenuto nelle precedenti domeniche pomeriggio durante i due inverni passati.

Forse alcuni di voi avranno in mente qualche domanda da quando, la scorsa domenica pomeriggio, ho parlato del progresso della dottrina cristiana. Perché questo progresso dovrebbe essere considerato concluso nel diciassettesimo secolo quando sono stati redatti la Confessione di Fede di Westminster ed i due Catechismi? Perché non potrebbe verificarsi un ulteriore progresso dottrinale? Se la chiesa s’è mossa nella dottrina fino agli Standard di Westminster, perché ora non dovrebbe ulteriormente avanzare nella stessa direzione? Bene, non v’è nessuna ragione fondamentale perché non debba farlo. Tuttavia prima di fare un tale tentativo è molto importante comprendere con precisione cosa sia la dottrina Cristiana. È necessario comprendere che la dottrina cristiana è un’esposizione di ciò che la Bibbia insegna. Alla base della dottrina cristiana sta l’accettazione della totale affidabilità della Bibbia come parola di Dio. Questo principio viene spesso dimenticato da coloro che oggi si impegnano a scrivere delle confessioni di fede. Costoro dicono: esprimiamo la nostra esperienza cristiana in delle forme più adatte ai tempi in cui viviamo rispetto ai più vecchi credi della chiesa. Quindi si siedono e mettono insieme diverse formule che ritengono siano allo stesso livello dei grandi credi del cristianesimo. Così facendo stanno semplicemente dimenticando cosa sono i credi del cristianesimo, questi non sono espressione del’esperienza cristiana, ma vogliono essere dei sommari di quanto Dio ci ha detto nella sua Parola. Gli argomenti delle confessioni di fede sono lungi dall’essere derivati dall’esperienza cristiana, piuttosto è l’esperienza cristiana che si basa sulle verità contenute nelle confessioni di fede, e le verità in esse contenuta derivano dalla Bibbia che è la Parola di Dio. I gruppi che tentano di scrivere un credo senza credere nella totale affidabilità della Bibbia e senza prendere i contenuti di tali confessioni dall’ispirata Parola di Dio, non stanno affatto facendo un ulteriore passo sul sentiero in cui si sono mossi i grandi credi cristiani, anzi si stanno muovendo in una direzione completamente opposta. Quello che stanno facendo non ha nulla a che fare con i grandi progressi della dottrina cristiana di cui ho parlato domenica scorsa, lungi dal continuare il progresso della dottrina cristiana costoro stanno iniziando qualcosa di assolutamente diverso da questa opera e possiamo aggiungere che è destinata al fallimento fin dall’inizio.

Quindi il primo requisito per un progresso nella dottrina cristiana è la fede nella totale affidabilità della Bibbia da parte di coloro che tentano una tale opera, ed uno sforzo da parte di costoro di rendere le loro dottrine una semplice presentazione dei quello che la Bibbia insegna.

Esistono altri principi che devono essere osservati perché vi sia un reale progresso dottrinale.

Primo: tutti gli autentici progressi dottrinali si muovono nella direzione, con la massima precisione e fedeltà, delle precedenti formulazioni dottrinali. A proposito richiamo alle vostre menti la storia dei grandi credi della chiesa. Quant’è scarno il cosiddetto Credo Apostolico formulato nel secondo secolo! Invece quanto sono più precisi e più completi i credi dei primi grandi concili, cominciando dal Credo Niceno del 325 d.C.! quanto sono più precisi e ed incredibilmente più ricchi le confessioni di fede della Riforma e specialmente la nostra Confessione di Fede di Westminster! Questa crescente precisione e ricchezza di affermazioni dottrinali fu raggiunta rifiutando gli errori che sorsero successivamente. All’inizio la convinzione della chiesa su alcune dottrine era più implicita che esplicita, infatti queste dottrine non erano accuratamente definite, erano accettate senza essere esplicitamente formulate. Quando sorsero nuove dottrine, la chiesa le esaminò, confrontò i nuovi insegnamenti con al Bibbia e scoprì che questi le erano contrari. La chiesa quindi, espose esattamente quanto la Bibbia insegnava su una determinata dottrina contro il nuovo insegnamento. Fu in questo modo ogni grande dottrina fu chiaramente esposta nei grandi credi cristiani. Naturalmente questo metodo del progresso dottrinale è in accordo con le fondamentali leggi della logica. Voi non potete esporre chiaramente in cosa consista un principio senza porlo in contrasto con ciò in cui non consiste. Tutte le definizioni avvengono attraverso il metodo dell’esclusione. Quant’è debole la nozione seconda la quale la chiesa dovrebbe rendere il suo insegnamento positivo e non negativo- nozione secondo la quale la controversia dovrebbe essere evitata e la verità dovrebbe essere conservata senza attaccare l’errore! Tuttavia è un dato di fatto che la verità non può essere conservata in una simile maniera. La verità può essere conservata solo quand’è chiaramente distinta dall’errore. Non c’è da meravigliarsi che le grandi confessioni di fede della chiesa come i grandi risvegli religiosi siano nati in periodi di controversia teologica. La crescente ricchezza e la crescente precisione della dottrina cristiana è principalmente dovuta alla necessità di escludere gli elementi estranei uno dopo l’altro dall’insegnamento della chiesa. In anni recenti la chiesa ha spesso intrapreso un’azione totalmente opposta, infatti ha elaborato documenti che pretendono di essere dichiarazioni dottrinali, ma queste supposte dichiarazioni dottrinali sono state elaborate con uno scopo che è proprio il contrario di quello che ha guidato la formazione dei grandi credi storici. I credi storici intendevano escludere l’errore, avevano lo scopo di esporre l’insegnamento biblico in un contrasto evidente a quello opposto in modo che la purezza della chiesa potesse essere preservata. Le dichiarazioni dottrinali moderne che invece includono l’errore sono pensate per far spazio nella chiesa al maggior numero di persone possibile ed alla maggior quantità di opinioni possibili.

Il moderno esperto di efficienza ecclesiastica dice che oggi esistono fin troppe denominazioni, è naturale che molte di queste si uniscano, ma c’è un problema: queste hanno credi differenti. Per esempio, qui c’è una chiesa che ha un credo chiaramente calvinista, lì un’latra il cui credo è indubbiamente arminiano, diciamo anche anti-calvinista. Cosa possiamo fare per unire queste due chiese? L’esperto di efficienza ecclesiastica dice che si deve moderare il credo calvinista, smussare i suoi angoli fin quando gli arminiani potranno accettarlo. Ma possiamo fare qualcosa ancora migliore. Possiamo scrivere un nuovo credo che conterrà solo i punti che calvinisti ed arminiani hanno in comune, così questo documento potrà servire come la base per una futura “Chiesa Unita.” Questi sono i metodi del moderno movimento per l’unione della chiesa. Oggi questi metodi si sono spinti molto aldilà rispetto all’ipotetico esempio appena fatto. Calvinismo ed arminianesimo, sebbene siano abbastanza differenti, sono entrambi esempi di confessioni evangeliche. Ma molte delle dichiarazioni dottrinali moderne sono espresse in modo da guadagnarsi l’assenso non solo da parte di coloro che hanno differenti comprensioni della dottrina cristiana, come i calvinisti e gli arminiani, ma anche da parte di coloro che non riconoscono affatto nessun elemento di dottrina cristiana. Per esempio, considerate alcune grandi conferenze mondiali sulle missioni. In queste conferenze sono presenti uomini che credono nella nascita verginale di Cristo, nella sua espiazione vicaria,nella sua resurrezione corporale, ed in altri elementi essenziali della fede cristiana storica, ma sono anche presenti uomini che si oppongono a queste dottrine o che le minimizzano ritenendole non essenziali. Si fanno molti discorsi, alcuni tenuti da coloro che si ritengono cristiani evangelici, altri tenuti da illustri modernisti. Dopo giorni di discussioni, viene presentato una comune dichiarazione dottrinale e viene adottata all’unanimità. Ma a cosa somiglia questa dichiarazione comune? La sua principale caratteristica è quella di corrispondere a quanto ci si attendeva nella circostanze in cui è stata adottata, cioè l’essere totalmente priva di carattere- una totale e monotona vacuità. Quando mi son trovato a leggere alcune queste dichiarazioni sono rimasto veramente sorpreso della gran quantità di inchiostro che si può utilizzare senza dir nulla. Sono utilizzate parole e frasi che in precedenza avevano un significato e che anche ora dovrebbero avere un significato, ma queste parole sono state interpretate in una maniera tanto vaga che non offrono più nessuna evidenza di ciò in cui realmente crede la persona che le usa.

Quando si giunge a tali vaghe dichiarazioni c’è sempre della gente che si rallegra. Costoro sostengono: “non è forse un buon motivo per rallegrarsi che le nostre differenze siano state rimosse?” Dicono anche: “all’inizio abbiamo avuto paura che qualcuno potesse muovere delle obiezioni ad una siffatta dichiarazione “evangelica,” come quella espressa da questa riunione missionaria, ma alla fine i nostri timori si sono rivelati privi di fondamento ed anche i partecipanti alla riunione considerati fra i più radicali hanno approvato questa dichiarazione come tutti gli altri. Non è qualcosa di meraviglioso?” No, quando la gente mi parla in questo modo dico che non credo affatto che sia una cosa meravigliosa, anzi ritengo che sia qualcosa di molto triste. Non considererei meravigliosa la dichiarazione di una simile riunione neanche se fosse realmente evangelica e non solo in apparenza. È meraviglioso quando uomini che sono completamente in disaccordo con una dichiarazione dottrinale evangelica vi acconsentano nel formularla e poi ritornino esattamente come prima ad opporsi a ciò che una tale dichiarazione contiene? Sono costretto a credere che sia proprio il contrario di meraviglioso. Tuttavia è un dato di fatto che simili dichiarazioni in molti casi non siano affatto evangeliche, ma assolutamente vaghe. Sono espresse in modo da non offendere nessuno. Simili dichiarazioni sono espresse in modo da non offendere nessuno eccetto quelle anime vecchio stampo che sono affamate del pane della vita e non sono soddisfatte da queste dottrine cristiane che hanno paura della loro stessa ombra. Queste dichiarazioni sono espresse in modo che i modernisti possano interpretare le frasi tradizionali secondo le loro opinioni, e d’altro canto coloro che sono evangelici o si considerano tali possono ritornare dai loro sostenitori portandole come esempio di una grande vittoria che la diplomazia ha riportato per l’ortodossia. Il grande obiettivo è quello di evitare le offese. La conseguenza è che questa confessione è lontana dal vangelo di Cristo. Il vangelo di Cristo infatti è sempre estremamente offensivo. Quale differenza scopriamo quando passiamo da queste dichiarazioni moderne alle grandi confessioni! Troviamo precisione al posto della vaghezza, una chiara separazione della verità dall’errore invece della volontà di non offendere, chiarezza al posto dell’oscurità, la più grande definizione e precisione al posto dell’indeterminatezza. Tutte queste differenze hanno la loro origine nella fondamentale differenza di propositi. Queste dichiarazioni dottrinali moderne vogliono mostrare quanta poca verità conosciamo ma nel contempo possiamo ancora definirci cristiani, mentre le grandi confessioni della chiesa vogliono mostrarci quanta verità Dio ci ha rivelato nella sua Parola. Gli autori di queste moderne dichiarazioni dicono: rimuoviamo le nostre differenze, e torniamo ad alcuni scarni elementi essenziali; mentre gli autori dei grandi credi cristiani dicono: apriamo le nostre Bibbie e cerchiamo di scoprire le grandi ricchezze di verità in essa contenute. Gli autori di queste moderne dichiarazioni dicono: dobbiamo stare attenti a non scoraggiare nessuna delle varie correnti di pensiero che trovano spazio nella chiesa; mentre gli autori dei grandi credi cristiani dicono: dobbiamo agire con la massima diligenza per escludere gli errori mortali dall’insegnamento ufficiale della chiesa così che questa possa essere una fedele amministratrice dei misteri di Dio. La differenza di propositi è davvero fondamentale. Ma sono incline a pensare che esista un’altra differenza, ancora più fondamentale. La differenza più importante sta nel fatto che gli autori di queste moderne confessioni non credono affatto all’esistenza della verità. Costoro dicono che essendo la dottrina una mera espressione della esperienza cristiana, la dottrina muta mentre l’esperienza fondamentale rimane la stessa. Una generazione esprime la sua esperienza in qualche dottrina particolare, ma un’altra generazione può esprimere la stessa esperienza in una dottrina completamente diversa. Così il modernismo di oggi diverrà l’ortodossia di domani, che a sua volta cederà il posto ad un nuovo modernismo, e così in una successione infinita. Secondo questa teoria nessuna dottrina sarà perennemente valida, la dottrina deve cambiare così come mutano le forme di pensiero d’età in età. Quando chiedete ad una persona che la pensa in questo modo, se accetti o meno i grandi credi storici della chiesa, vi risponderà: “Oh sì, certamente lì accetto in quanto espressioni della fede della chiesa, il Credo Apostolico esprime in maniera ammirabile la fede della chiesa antica, la Confessione di Westminster è la celebre espressione della fede degli uomini del diciassettesimo secolo, ma non posso fare di questi credi l’espressione della mia fede. Devo esprimere la mia fede in termini che siano adatti agli uomini del ventesimo secolo, quindi per gli uomini moderni devo costruire un credo nuovo e totalmente differente.” Allora, chiedo a questa persona: “crede lei che il suo credo sia più vero rispetto a quelli storici?” se comprende le logiche conclusioni a cui lo porta la concezione che ha della confessione di fede mi risponderà: “niente affatto, i credi storici sono autentiche espressioni dell’esperienza cristiana, il mio è anche un’autentica espressione della medesima esperienza formulata in delle forme di pensiero adatte alla presente epoca, ma il mio credo non è nemmeno un po’ più autentico di questi antichi credi. Nemmeno il mio credo può invocare una validità perenne, è valido per l’attuale epoca, ma questo non vuol dire che rimarrà valido anche per le generazioni future.”

Cosa possiamo dire su questa scettica concezione delle verità- questa scettica concezione della natura della dottrina? Alla fine possiamo dire che essa è totalmente diversa da quella che nutrirono gli uomini che ci diedero i grandi credi della chiesa. Costoro, a differenza degli autori di queste moderne confessioni, credevano che i credi da loro redatti fossero veri- veri nel significato letterale della parola “verità”. Questi uomini credevano che la verità in essi contenuta sarebbe rimasta valida per sempre.

È giunto il tempo di ritornare alla domanda con la quale abbiamo iniziato questo discorso. È possibile o no che si realizzi un’ulteriore progresso nella dottrina cristiana? Noi rispondiamo di si, ma a patto che siano rispettate le condizioni necessarie per qualsiasi autentico progresso dottrinale. Se dovesse avvenire qualche progresso dottrinale, dobbiamo credere che la dottrina espressa sia vera, e non una semplice espressione dell’esperienza cristiana in forma dottrinale; in secondo luogo dobbiamo anche credere, che la dottrina sia l’espressione di qualche insegnamento contenuto nella Bibbia e che questa sia considerata Parola di Dio assolutamente scevra dagli errori presenti in altri libri. In terzo luogo ci dobbiamo sforzare di non rendere la dottrina scarna e vaga in modo da fare spazio all’errore, ma precisa in modo da poter escludere l’errore e rivelare la meravigliosa ricchezza di quanto Dio ha rivelato. Ignorate queste condizioni ed avrete regressione e decadenza dottrinale, solo osservando queste condizioni potrete avere un probabile progresso dottrinale.

Un simile progresso dottrinale è certamente comprensibile. È comprensibile che la chiesa possa esaminare gli errori attuali e ad essi opporre, anche in modo più chiaro di quanto ha fatto nei credi esistenti, la verità contenuta nella Parola di Dio. Tuttavia sono tenuto a dirvi che considero simili progressi dottrinali estremamente improbabili. Noi stiamo vivendo in un tempo di diffusa decadenza intellettuale e morale e sfortunatamente la chiesa non è esente da questa decadenza. L’educazione cristiana è stata tristemente trascurata, l’arte della riflessione è andata perduta. Per queste ragioni, ed altre molto più importanti, credo sia evidente che la nostra non è affatto un’epoca in cui saranno redatti dei credi. La nostra indolenza intellettuale e morale non è il suolo dal quale si può attendere la crescita di qualche grande credo cristiano. Ma anche se la nostra fosse un’epoca in cui potrebbero essere redatti dei credi, ho molti dubbi circa il progresso dottrinale che questa o un’altra epoca potrebbero realizzare, e non credo che possa essere comparabile al progresso che è stato espresso nei grandi credi storici. Credo che l’esposizione delle dottrine cristiane nei loro lineamenti come è avvenute per esempio nella Confessione di Fede di Westminster sia pressoché completa. Nell’interesse di una maggiore precisione potrebbero avvenire dei chiarimenti, ma difficilmente potrebbe verificarsi il progresso che è avvenuto ai tempi di Agostino o della Riforma. Gli elementi centrali del sistema dottrinale biblico la chiesa li ha già studiati ed esposti nei grandi credi. Non ci dobbiamo stupire che sia andata proprio così. Dobbiamo ricordare che le basi della dottrina cristiana sono stabili e si trovano nelle Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento alle quali nulla può essere aggiunto. Nessuno dica che la questo porta ad una condizione intellettualmente inerte o sia nemica del progresso, al contrario essa rimuove le catene all’intelletto umano e gli apre davanti infinite vie di progresso. La verità è che non può esistere nessun progresso senza che vi sia qualcosa di stabile. Archimede disse: “Datemi una leva e un punto d’appoggio, e vi solleverò il mondo.” La dottrina cristiana ci fornisce proprio quel punto d’appoggio, senza di esso tutto il progresso è un’illusione. Proprio l’idea del progresso implica l’esistenza di un punto di partenza, non esiste il progresso in un caleidoscopio.

Il progresso vantato dalla nostra epoca è questo: la Bibbia non è più il punto di partenza, nulla può essere considerato stabile, tutta la verità è relativa. Qual è stato il risultato? Ora ve lo dirò: una decadenza senza precedenti- la libertà umiliata, la schiavitù diffusa su quasi tutta la terra senza nessun freno, gli sforzi di secoli prostrati nella polvere, la dolcezza e la decenza disprezzate, la vita umana considerata come priva di ogni significato (Gresham-Machen fa riferimento ai totalitarismi che in quel momento sorgevano in Europa N.d.t.). Qual è il rimedio? Ve lo dirò ancora: il ritorno alla Parola di Dio! Noi abbiamo voluto la scienza per amore della scienza ed abbiamo avuto una guerra mondiale (I° guerra mondiale N.d.t.), abbiamo voluto l’arte per amore dell’arte ed abbiamo visto la bruttezza diventare follia, abbiamo voluto l’uomo per amore dell’uomo ed abbiamo avuto un mondo di robot: gli uomini si sono trasformati in macchine. Non è forse giunto il tempo di rientrare in noi stessi, come fece il figlio prodigo quando si trovava lontano da casa? Non è forse giunto il tempo di cercare un reale progresso tornando all’Iddio vivente?

è da tempo immemorabile che alcune chiese riformate storiche in città (Barcellona) non celebrano un matrimonio a motivo dell’assenza deliberata di un progetto pastorale della famiglia (e magari si contorcono esegeticamente per trovare una giustificazione biblica alle cd. “nozze gay”), ask non amministrano un battesimo e non accolgono una confermazione (l’uno e l’altra svuotati di fatto di alcun significato teologicamente pregnante); le scuole domenicali sono pressoché deserte perché avvertite come “confessionali” e quindi non “aderenti allo spirito di pluralità della ricerca teologica cui deve essere indirizzzato il confermando”; la spinta all’evangelizzazione (dimensione kerygmatica) ridotta a mera azione di sostegno umanitario (talvolta colorito da timidi accenni diaconali).
Non è solo il frutto della mondanizzazione dilagante ma anche dei nostri peccati di ministri dell’ Eterno che abbiamo scambiato, web per mera alterigia intellettuale, malady le nostre proprie (discutibili) ipotesi teologiche con l’evidenza della Parola di Dio declinata in maniera compiuta (anche se sempre perfettibile) nelle nostre confessioni di fede e nei nostri catechismi. E finendo per annunziare e celebrare dal pulpito e nella condotta pastorale più noi stessi che “Cristo e questi crocifisso”(1 Cor. 2,2) in nome di un’ideologia umanitarista tanto libertaria verso l’esterno quanto intollerante verso la prassi e la riflessione teologica che si muove all’interno della chiesa in dissenso dalle posizioni ad oggi dilaganti. Le conseguenze di quanto detto, nel nostro occidente secolarizzato, sono evidenti: non si tratta di accademiche discussioni teologiche – anche se raffinatamente condotte – ma della nostra incapacità a dare risposte convincenti al dramma dell’uomo e del peccato. Ovverossia a quella “desperatio salutis” che sottende le tante crisi dell’uomo di sempre, e di tanti nostri giovani cui non sappiamo dare che risposte politiche-sociali piuttosto che bibliche (o quanto meno antropologiche)e che conducano alla conversione ed all’incontro con il Signore, “Via, Verità e Vita” (Gv. 14,16).
Non mi voglio soffermare su quanto accaduto a Roma in quanto già oggetto di dibattito fra i firmatari ed il prof. Paolo Ricca, ma mi permetto di dare, senza sarcasmo alcuno, un suggerimento al giovane pastore di Trapani e Marsala Alessandro Esposito. E per far questo prendo le mosse dalla mia esperienza personale: tempo addietro non mi trovai d’accordo con le posizioni della chiesa nella quale ministravo perché ritenevo che la deriva libertaria che aveva intrapreso avrebbe portato (come è successo, purtroppo!) a conseguenze devastanti. Quando mi resi conto di lucrare una posizione di rendita (non solo finanziaria ma anche di credibilità sociale) garantitami da una chiesa che aveva abbandonato la Parola per farsi sommergere dalle parole, feci un passo indietro. Mi dimisi dall’incarico ed insieme ad altre sorelle e fratelli fondammo una congregazione che dopo sei anni conta 220 membri comunicanti. Certo, all’inizio dovetti rinunciare a tante sicurezze materiali, dovetti trovare un umile impiego per sostentare me e la mia famiglia ma il Signore premiò la mia fedeltà e soprattutto la mia coerenza. Caro fratello Alessandro Esposito, abbi anche tu lo stesso coraggio: spogliati dalle certezze umane di un pastorato in una chiesa nella cui confessione di fede in quanto “non trinitario” non puoi obiettivamente riconoscerti e la cui discussione serena su un tema
sensibile come quello della “benedizione” di unioni fra omosessuali hai già turbato con un colpo di mano anche se moralmente (e solo moralmente!) approvato dalla Tavola (Esecutivo centrale) della tua Chiesa. Se ritieni che quanto fai fatto è buono agli occhi di Dio e che Lui stesso ti spinge ad intraprendere questi percorsi ministeriali, non avere la presunzione di imporre il tuo punto di vista ad una maggioranza che, dopo il tuo atto, non potrà che essere condizionata da quanto hai fatto. Il Signore ti conceda di essere coerente con il tuo disprezzo nei confronti delle Istituzioni (compresa la chiesa valdo-metodista che ti ha consacrato pastore) e che motteggi nei tuoi sermoni domenicali (visionabili sul sito della tua chiesa) ma da cui ricevi -perdonami la franchezza! – alloggio ed emolumenti.
Ai miei tanti stimatissimi e personalmente conosciuti confratelli nel ministero della Parola, pastori al servizio in seno alla Chiesa Valdese, chiedo umilmente di avere il coraggio di non far obliare la propria coscienza ma di esprimersi chiaramente in una maniera o nell’altra. Cristo ce ne renderà merito per l’amore alla Sua Sposa!
Vostro fratello.

Pastore Pietro Lucido

LE CONFESSIONI DI FEDE E IL PROGRESSO DOTTRINALE

WWW.CHIESAVALDESETRAPANI.COM DOVE SI POSSONO TROVARE LE SUE AFFERMAZIONI

Alessandro Esposito, price advice pastore delle Chiesa Valdese di Trapani e Marsala, malady medical ci scrive molto cortesemente e ci chiede, per una migliore comprensione del suo pensiero “in luogo di citazioni isolate di miei interventi mediante il rimando ad altri siti…[di] fornire come riferimento ai vostri lettori l’indirizzo del nostro sito internet, laddove essi possono, se lo desiderano, documentarsi in maniera più ampia e diffusa sulle affermazioni da me effettuate in ordine alle tematiche circa le quali la Vostra Redazione mi chiama espressamente in causa”.

Siamo lieti di comunicarlo ai lettori di www.valdesi.eu. Base indispensabile per un dialogo e per eventuali discussioni o anche critiche è la corretta conoscenza delle posizioni di ciascuno. Lo chiede, giustamente, il pastore Esposito, lo chiediamo anche noi, non a lui, ma ai mezzi di informazione che si occupano di noi che spesso vogliono inserirci in schemi non nostri o attribuirci opinioni non nostre.

La fede Riformata ha trovato espressione in diverse grandi confessioni che si modellano su uno stesso schema generale. Una di queste confessioni è il Catechismo di Heidelberg, more about essa è la confessione standard di alcune chiese Americane i cui membri all’inizio giunsero dal contenente Europeo e queste chiese sono definite “Chiese Riformate.” Altre grandi confessioni che espongono la Fede Riformata sono la Confessione di Fede Westminster, il Breve ed il Grande Catechismo, queste costituiscono gli standard dottrinali ufficiali di alcune chiese americane i cui membri giunsero principalmente dalla Scozia e dall’Irlanda queste chiese sono note come “Chiese Presbiteriane.” Questi sono gli standard dottrinali a cui ho fatto continuo riferimento nei piccoli discorsi che ho tenuto nelle precedenti domeniche pomeriggio durante i due inverni passati.

Forse alcuni di voi avranno in mente qualche domanda da quando, la scorsa domenica pomeriggio, ho parlato del progresso della dottrina cristiana. Perché questo progresso dovrebbe essere considerato concluso nel diciassettesimo secolo quando sono stati redatti la Confessione di Fede di Westminster ed i due Catechismi? Perché non potrebbe verificarsi un ulteriore progresso dottrinale? Se la chiesa s’è mossa nella dottrina fino agli Standard di Westminster, perché ora non dovrebbe ulteriormente avanzare nella stessa direzione? Bene, non v’è nessuna ragione fondamentale perché non debba farlo. Tuttavia prima di fare un tale tentativo è molto importante comprendere con precisione cosa sia la dottrina Cristiana. È necessario comprendere che la dottrina cristiana è un’esposizione di ciò che la Bibbia insegna. Alla base della dottrina cristiana sta l’accettazione della totale affidabilità della Bibbia come parola di Dio. Questo principio viene spesso dimenticato da coloro che oggi si impegnano a scrivere delle confessioni di fede. Costoro dicono: esprimiamo la nostra esperienza cristiana in delle forme più adatte ai tempi in cui viviamo rispetto ai più vecchi credi della chiesa. Quindi si siedono e mettono insieme diverse formule che ritengono siano allo stesso livello dei grandi credi del cristianesimo. Così facendo stanno semplicemente dimenticando cosa sono i credi del cristianesimo, questi non sono espressione del’esperienza cristiana, ma vogliono essere dei sommari di quanto Dio ci ha detto nella sua Parola. Gli argomenti delle confessioni di fede sono lungi dall’essere derivati dall’esperienza cristiana, piuttosto è l’esperienza cristiana che si basa sulle verità contenute nelle confessioni di fede, e le verità in esse contenuta derivano dalla Bibbia che è la Parola di Dio. I gruppi che tentano di scrivere un credo senza credere nella totale affidabilità della Bibbia e senza prendere i contenuti di tali confessioni dall’ispirata Parola di Dio, non stanno affatto facendo un ulteriore passo sul sentiero in cui si sono mossi i grandi credi cristiani, anzi si stanno muovendo in una direzione completamente opposta. Quello che stanno facendo non ha nulla a che fare con i grandi progressi della dottrina cristiana di cui ho parlato domenica scorsa, lungi dal continuare il progresso della dottrina cristiana costoro stanno iniziando qualcosa di assolutamente diverso da questa opera e possiamo aggiungere che è destinata al fallimento fin dall’inizio.

Quindi il primo requisito per un progresso nella dottrina cristiana è la fede nella totale affidabilità della Bibbia da parte di coloro che tentano una tale opera, ed uno sforzo da parte di costoro di rendere le loro dottrine una semplice presentazione dei quello che la Bibbia insegna.

Esistono altri principi che devono essere osservati perché vi sia un reale progresso dottrinale.

Primo: tutti gli autentici progressi dottrinali si muovono nella direzione, con la massima precisione e fedeltà, delle precedenti formulazioni dottrinali. A proposito richiamo alle vostre menti la storia dei grandi credi della chiesa. Quant’è scarno il cosiddetto Credo Apostolico formulato nel secondo secolo! Invece quanto sono più precisi e più completi i credi dei primi grandi concili, cominciando dal Credo Niceno del 325 d.C.! quanto sono più precisi e ed incredibilmente più ricchi le confessioni di fede della Riforma e specialmente la nostra Confessione di Fede di Westminster! Questa crescente precisione e ricchezza di affermazioni dottrinali fu raggiunta rifiutando gli errori che sorsero successivamente. All’inizio la convinzione della chiesa su alcune dottrine era più implicita che esplicita, infatti queste dottrine non erano accuratamente definite, erano accettate senza essere esplicitamente formulate. Quando sorsero nuove dottrine, la chiesa le esaminò, confrontò i nuovi insegnamenti con al Bibbia e scoprì che questi le erano contrari. La chiesa quindi, espose esattamente quanto la Bibbia insegnava su una determinata dottrina contro il nuovo insegnamento. Fu in questo modo ogni grande dottrina fu chiaramente esposta nei grandi credi cristiani. Naturalmente questo metodo del progresso dottrinale è in accordo con le fondamentali leggi della logica. Voi non potete esporre chiaramente in cosa consista un principio senza porlo in contrasto con ciò in cui non consiste. Tutte le definizioni avvengono attraverso il metodo dell’esclusione. Quant’è debole la nozione seconda la quale la chiesa dovrebbe rendere il suo insegnamento positivo e non negativo- nozione secondo la quale la controversia dovrebbe essere evitata e la verità dovrebbe essere conservata senza attaccare l’errore! Tuttavia è un dato di fatto che la verità non può essere conservata in una simile maniera. La verità può essere conservata solo quand’è chiaramente distinta dall’errore. Non c’è da meravigliarsi che le grandi confessioni di fede della chiesa come i grandi risvegli religiosi siano nati in periodi di controversia teologica. La crescente ricchezza e la crescente precisione della dottrina cristiana è principalmente dovuta alla necessità di escludere gli elementi estranei uno dopo l’altro dall’insegnamento della chiesa. In anni recenti la chiesa ha spesso intrapreso un’azione totalmente opposta, infatti ha elaborato documenti che pretendono di essere dichiarazioni dottrinali, ma queste supposte dichiarazioni dottrinali sono state elaborate con uno scopo che è proprio il contrario di quello che ha guidato la formazione dei grandi credi storici. I credi storici intendevano escludere l’errore, avevano lo scopo di esporre l’insegnamento biblico in un contrasto evidente a quello opposto in modo che la purezza della chiesa potesse essere preservata. Le dichiarazioni dottrinali moderne che invece includono l’errore sono pensate per far spazio nella chiesa al maggior numero di persone possibile ed alla maggior quantità di opinioni possibili.

Il moderno esperto di efficienza ecclesiastica dice che oggi esistono fin troppe denominazioni, è naturale che molte di queste si uniscano, ma c’è un problema: queste hanno credi differenti. Per esempio, qui c’è una chiesa che ha un credo chiaramente calvinista, lì un’latra il cui credo è indubbiamente arminiano, diciamo anche anti-calvinista. Cosa possiamo fare per unire queste due chiese? L’esperto di efficienza ecclesiastica dice che si deve moderare il credo calvinista, smussare i suoi angoli fin quando gli arminiani potranno accettarlo. Ma possiamo fare qualcosa ancora migliore. Possiamo scrivere un nuovo credo che conterrà solo i punti che calvinisti ed arminiani hanno in comune, così questo documento potrà servire come la base per una futura “Chiesa Unita.” Questi sono i metodi del moderno movimento per l’unione della chiesa. Oggi questi metodi si sono spinti molto aldilà rispetto all’ipotetico esempio appena fatto. Calvinismo ed arminianesimo, sebbene siano abbastanza differenti, sono entrambi esempi di confessioni evangeliche. Ma molte delle dichiarazioni dottrinali moderne sono espresse in modo da guadagnarsi l’assenso non solo da parte di coloro che hanno differenti comprensioni della dottrina cristiana, come i calvinisti e gli arminiani, ma anche da parte di coloro che non riconoscono affatto nessun elemento di dottrina cristiana. Per esempio, considerate alcune grandi conferenze mondiali sulle missioni. In queste conferenze sono presenti uomini che credono nella nascita verginale di Cristo, nella sua espiazione vicaria,nella sua resurrezione corporale, ed in altri elementi essenziali della fede cristiana storica, ma sono anche presenti uomini che si oppongono a queste dottrine o che le minimizzano ritenendole non essenziali. Si fanno molti discorsi, alcuni tenuti da coloro che si ritengono cristiani evangelici, altri tenuti da illustri modernisti. Dopo giorni di discussioni, viene presentato una comune dichiarazione dottrinale e viene adottata all’unanimità. Ma a cosa somiglia questa dichiarazione comune? La sua principale caratteristica è quella di corrispondere a quanto ci si attendeva nella circostanze in cui è stata adottata, cioè l’essere totalmente priva di carattere- una totale e monotona vacuità. Quando mi son trovato a leggere alcune queste dichiarazioni sono rimasto veramente sorpreso della gran quantità di inchiostro che si può utilizzare senza dir nulla. Sono utilizzate parole e frasi che in precedenza avevano un significato e che anche ora dovrebbero avere un significato, ma queste parole sono state interpretate in una maniera tanto vaga che non offrono più nessuna evidenza di ciò in cui realmente crede la persona che le usa.

Quando si giunge a tali vaghe dichiarazioni c’è sempre della gente che si rallegra. Costoro sostengono: “non è forse un buon motivo per rallegrarsi che le nostre differenze siano state rimosse?” Dicono anche: “all’inizio abbiamo avuto paura che qualcuno potesse muovere delle obiezioni ad una siffatta dichiarazione “evangelica,” come quella espressa da questa riunione missionaria, ma alla fine i nostri timori si sono rivelati privi di fondamento ed anche i partecipanti alla riunione considerati fra i più radicali hanno approvato questa dichiarazione come tutti gli altri. Non è qualcosa di meraviglioso?” No, quando la gente mi parla in questo modo dico che non credo affatto che sia una cosa meravigliosa, anzi ritengo che sia qualcosa di molto triste. Non considererei meravigliosa la dichiarazione di una simile riunione neanche se fosse realmente evangelica e non solo in apparenza. È meraviglioso quando uomini che sono completamente in disaccordo con una dichiarazione dottrinale evangelica vi acconsentano nel formularla e poi ritornino esattamente come prima ad opporsi a ciò che una tale dichiarazione contiene? Sono costretto a credere che sia proprio il contrario di meraviglioso. Tuttavia è un dato di fatto che simili dichiarazioni in molti casi non siano affatto evangeliche, ma assolutamente vaghe. Sono espresse in modo da non offendere nessuno. Simili dichiarazioni sono espresse in modo da non offendere nessuno eccetto quelle anime vecchio stampo che sono affamate del pane della vita e non sono soddisfatte da queste dottrine cristiane che hanno paura della loro stessa ombra. Queste dichiarazioni sono espresse in modo che i modernisti possano interpretare le frasi tradizionali secondo le loro opinioni, e d’altro canto coloro che sono evangelici o si considerano tali possono ritornare dai loro sostenitori portandole come esempio di una grande vittoria che la diplomazia ha riportato per l’ortodossia. Il grande obiettivo è quello di evitare le offese. La conseguenza è che questa confessione è lontana dal vangelo di Cristo. Il vangelo di Cristo infatti è sempre estremamente offensivo. Quale differenza scopriamo quando passiamo da queste dichiarazioni moderne alle grandi confessioni! Troviamo precisione al posto della vaghezza, una chiara separazione della verità dall’errore invece della volontà di non offendere, chiarezza al posto dell’oscurità, la più grande definizione e precisione al posto dell’indeterminatezza. Tutte queste differenze hanno la loro origine nella fondamentale differenza di propositi. Queste dichiarazioni dottrinali moderne vogliono mostrare quanta poca verità conosciamo ma nel contempo possiamo ancora definirci cristiani, mentre le grandi confessioni della chiesa vogliono mostrarci quanta verità Dio ci ha rivelato nella sua Parola. Gli autori di queste moderne dichiarazioni dicono: rimuoviamo le nostre differenze, e torniamo ad alcuni scarni elementi essenziali; mentre gli autori dei grandi credi cristiani dicono: apriamo le nostre Bibbie e cerchiamo di scoprire le grandi ricchezze di verità in essa contenute. Gli autori di queste moderne dichiarazioni dicono: dobbiamo stare attenti a non scoraggiare nessuna delle varie correnti di pensiero che trovano spazio nella chiesa; mentre gli autori dei grandi credi cristiani dicono: dobbiamo agire con la massima diligenza per escludere gli errori mortali dall’insegnamento ufficiale della chiesa così che questa possa essere una fedele amministratrice dei misteri di Dio. La differenza di propositi è davvero fondamentale. Ma sono incline a pensare che esista un’altra differenza, ancora più fondamentale. La differenza più importante sta nel fatto che gli autori di queste moderne confessioni non credono affatto all’esistenza della verità. Costoro dicono che essendo la dottrina una mera espressione della esperienza cristiana, la dottrina muta mentre l’esperienza fondamentale rimane la stessa. Una generazione esprime la sua esperienza in qualche dottrina particolare, ma un’altra generazione può esprimere la stessa esperienza in una dottrina completamente diversa. Così il modernismo di oggi diverrà l’ortodossia di domani, che a sua volta cederà il posto ad un nuovo modernismo, e così in una successione infinita. Secondo questa teoria nessuna dottrina sarà perennemente valida, la dottrina deve cambiare così come mutano le forme di pensiero d’età in età. Quando chiedete ad una persona che la pensa in questo modo, se accetti o meno i grandi credi storici della chiesa, vi risponderà: “Oh sì, certamente lì accetto in quanto espressioni della fede della chiesa, il Credo Apostolico esprime in maniera ammirabile la fede della chiesa antica, la Confessione di Westminster è la celebre espressione della fede degli uomini del diciassettesimo secolo, ma non posso fare di questi credi l’espressione della mia fede. Devo esprimere la mia fede in termini che siano adatti agli uomini del ventesimo secolo, quindi per gli uomini moderni devo costruire un credo nuovo e totalmente differente.” Allora, chiedo a questa persona: “crede lei che il suo credo sia più vero rispetto a quelli storici?” se comprende le logiche conclusioni a cui lo porta la concezione che ha della confessione di fede mi risponderà: “niente affatto, i credi storici sono autentiche espressioni dell’esperienza cristiana, il mio è anche un’autentica espressione della medesima esperienza formulata in delle forme di pensiero adatte alla presente epoca, ma il mio credo non è nemmeno un po’ più autentico di questi antichi credi. Nemmeno il mio credo può invocare una validità perenne, è valido per l’attuale epoca, ma questo non vuol dire che rimarrà valido anche per le generazioni future.”

Cosa possiamo dire su questa scettica concezione delle verità- questa scettica concezione della natura della dottrina? Alla fine possiamo dire che essa è totalmente diversa da quella che nutrirono gli uomini che ci diedero i grandi credi della chiesa. Costoro, a differenza degli autori di queste moderne confessioni, credevano che i credi da loro redatti fossero veri- veri nel significato letterale della parola “verità”. Questi uomini credevano che la verità in essi contenuta sarebbe rimasta valida per sempre.

È giunto il tempo di ritornare alla domanda con la quale abbiamo iniziato questo discorso. È possibile o no che si realizzi un’ulteriore progresso nella dottrina cristiana? Noi rispondiamo di si, ma a patto che siano rispettate le condizioni necessarie per qualsiasi autentico progresso dottrinale. Se dovesse avvenire qualche progresso dottrinale, dobbiamo credere che la dottrina espressa sia vera, e non una semplice espressione dell’esperienza cristiana in forma dottrinale; in secondo luogo dobbiamo anche credere, che la dottrina sia l’espressione di qualche insegnamento contenuto nella Bibbia e che questa sia considerata Parola di Dio assolutamente scevra dagli errori presenti in altri libri. In terzo luogo ci dobbiamo sforzare di non rendere la dottrina scarna e vaga in modo da fare spazio all’errore, ma precisa in modo da poter escludere l’errore e rivelare la meravigliosa ricchezza di quanto Dio ha rivelato. Ignorate queste condizioni ed avrete regressione e decadenza dottrinale, solo osservando queste condizioni potrete avere un probabile progresso dottrinale.

Un simile progresso dottrinale è certamente comprensibile. È comprensibile che la chiesa possa esaminare gli errori attuali e ad essi opporre, anche in modo più chiaro di quanto ha fatto nei credi esistenti, la verità contenuta nella Parola di Dio. Tuttavia sono tenuto a dirvi che considero simili progressi dottrinali estremamente improbabili. Noi stiamo vivendo in un tempo di diffusa decadenza intellettuale e morale e sfortunatamente la chiesa non è esente da questa decadenza. L’educazione cristiana è stata tristemente trascurata, l’arte della riflessione è andata perduta. Per queste ragioni, ed altre molto più importanti, credo sia evidente che la nostra non è affatto un’epoca in cui saranno redatti dei credi. La nostra indolenza intellettuale e morale non è il suolo dal quale si può attendere la crescita di qualche grande credo cristiano. Ma anche se la nostra fosse un’epoca in cui potrebbero essere redatti dei credi, ho molti dubbi circa il progresso dottrinale che questa o un’altra epoca potrebbero realizzare, e non credo che possa essere comparabile al progresso che è stato espresso nei grandi credi storici. Credo che l’esposizione delle dottrine cristiane nei loro lineamenti come è avvenute per esempio nella Confessione di Fede di Westminster sia pressoché completa. Nell’interesse di una maggiore precisione potrebbero avvenire dei chiarimenti, ma difficilmente potrebbe verificarsi il progresso che è avvenuto ai tempi di Agostino o della Riforma. Gli elementi centrali del sistema dottrinale biblico la chiesa li ha già studiati ed esposti nei grandi credi. Non ci dobbiamo stupire che sia andata proprio così. Dobbiamo ricordare che le basi della dottrina cristiana sono stabili e si trovano nelle Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento alle quali nulla può essere aggiunto. Nessuno dica che la questo porta ad una condizione intellettualmente inerte o sia nemica del progresso, al contrario essa rimuove le catene all’intelletto umano e gli apre davanti infinite vie di progresso. La verità è che non può esistere nessun progresso senza che vi sia qualcosa di stabile. Archimede disse: “Datemi una leva e un punto d’appoggio, e vi solleverò il mondo.” La dottrina cristiana ci fornisce proprio quel punto d’appoggio, senza di esso tutto il progresso è un’illusione. Proprio l’idea del progresso implica l’esistenza di un punto di partenza, non esiste il progresso in un caleidoscopio.

Il progresso vantato dalla nostra epoca è questo: la Bibbia non è più il punto di partenza, nulla può essere considerato stabile, tutta la verità è relativa. Qual è stato il risultato? Ora ve lo dirò: una decadenza senza precedenti- la libertà umiliata, la schiavitù diffusa su quasi tutta la terra senza nessun freno, gli sforzi di secoli prostrati nella polvere, la dolcezza e la decenza disprezzate, la vita umana considerata come priva di ogni significato (Gresham-Machen fa riferimento ai totalitarismi che in quel momento sorgevano in Europa N.d.t.). Qual è il rimedio? Ve lo dirò ancora: il ritorno alla Parola di Dio! Noi abbiamo voluto la scienza per amore della scienza ed abbiamo avuto una guerra mondiale (I° guerra mondiale N.d.t.), abbiamo voluto l’arte per amore dell’arte ed abbiamo visto la bruttezza diventare follia, abbiamo voluto l’uomo per amore dell’uomo ed abbiamo avuto un mondo di robot: gli uomini si sono trasformati in macchine. Non è forse giunto il tempo di rientrare in noi stessi, come fece il figlio prodigo quando si trovava lontano da casa? Non è forse giunto il tempo di cercare un reale progresso tornando all’Iddio vivente?

IL PASTORE ALESSANDRO ESPOSITO SEGNALA IL SITO DELLA SUA CHIESA:

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Alessandro Esposito, price advice pastore delle Chiesa Valdese di Trapani e Marsala, malady medical ci scrive molto cortesemente e ci chiede, per una migliore comprensione del suo pensiero “in luogo di citazioni isolate di miei interventi mediante il rimando ad altri siti…[di] fornire come riferimento ai vostri lettori l’indirizzo del nostro sito internet, laddove essi possono, se lo desiderano, documentarsi in maniera più ampia e diffusa sulle affermazioni da me effettuate in ordine alle tematiche circa le quali la Vostra Redazione mi chiama espressamente in causa”.

Siamo lieti di comunicarlo ai lettori di www.valdesi.eu. Base indispensabile per un dialogo e per eventuali discussioni o anche critiche è la corretta conoscenza delle posizioni di ciascuno. Lo chiede, giustamente, il pastore Esposito, lo chiediamo anche noi, non a lui, ma ai mezzi di informazione che si occupano di noi che spesso vogliono inserirci in schemi non nostri o attribuirci opinioni non nostre.

RICEVIAMO DA ROMA E MOLTO VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

 

Abbiamo oltre otto secoli di storia, this web in cui si è testimoniato l’Evangelo a caro prezzo.

Voglio continuare a credere che nella Chiesa del Signore, non sia necessario innalzare bandiere rosse o arcobaleno per venire considerati bravi protestanti, treatment  bensì tenere alto il vessillo della croce, come scritto in un vecchio inno.

Questo appello non lo vivo come una sorta di libello per distinguere i buoni dai cattivi, i santi dai peccatori, ma come una voce di valdesi ed altri evangelici che sentono il bisogno di affermare il loro senso di identità cristiana protestante. Chi non ci segue, non è da me “scomunicato”, inviso o altro, ma spero possa cogliere nelle nostre parole un reale appello alla riforma e non un atto di protagonismo: non siamo  reazionari. Un appello al Sinodo è cosa ben diversa dalle varie spaccature sorte nel protestantesimo. Ci appelliamo a una autorità riconosciuta, invocando l’opera dello Spirito nei cuori.

Amo la Chiesa Valdese di cui sono membro, luogo dove ho trovato ciò che cercavo a livello umano e spirituale. Amare, però, non significa essere privi di obiettività né soffocare le proprie idee o opinioni.

Io spero che vi siano delle reazioni, dei cambiamenti in occasione del Sinodo. ma il cambiamento più bello per me, per noi è sapere che oggi siamo cambiati, vediamo le cose con occhio diverso.

Dio vi benedica

 

Marco Soranno, Roma

RINGRAZIAMO E VOLENTIERI RISPONDIAMO: SONO CERTI FATTI AD ESSERE AGGRESSIVI

Caro fratello Professor Ferrario,

ho letto con interesse la sua lettera al sito valdesi.eu, che pubblichiamo. Sono stato positivamente colpito dal contenuto non preclusivo e soprattutto dalla sua rassicurazione sul fatto che “nessuno è disponibile a svendere la retta dottrina della chiesa”. Mi preme però evidenziare, a titolo personale,
alcuni punti. Sottolineo che scrivo a titolo personale, proprio perché scivoliamo inevitabilmente su temi dove può accadere di trovarsi divisi anche tra fratelli in fede. Ecco perché riteniamo sarebbe meglio che restassero fuori dalla vita della Chiesa.

1) Ci rimprovera “qualche tensione tra le singole espressioni” (cioè contraddizioni), price in particolare, scrive non riesco a immaginarmi iniziative «lodevoli» che non abbiano «nulla a che fare» con ciò che la chiesa deve essere, e ciò a motivo della loro «fallacia»”. Non c’è bisogno di immaginazione, bastano esempi concreti. Potevano, ad esempio essere “lodevoli, almeno nelle intenzioni” (così abbiamo scritto), ad esempio, le frequentazioni dell’ideologia marxista (se ci si rilegge qualche numero degli anni settanta dell’Eco delle Valli per non parlare di Com Nuovi Tempi, si stenta a credere che si potessero scrivere certe cose), se viste come strumento per costruire una società più giusta, o la partecipazione, come Chiesa Valdese e come FCEI, al Genoa Social Forum, ritenuto da alcuni un modo di stare dalla parte dei poveri e degli oppressi che patiscono le conseguenze della globalizzazione. Eppure, hanno causato divisione nella Chiesa (come abbiamo scritto) poiché è evidente che molti non erano d’accordo. Quanto alla fallacia della dottrina e della prassi marxista spero che ormai non ci sia bisogno di dilungarsi molto. Quanto alle manifestazioni di Genova del 2001 la Chiesa Valdese si trovò inserita, come si può leggere ancora oggi, in un coacervo di gruppi che comprendeva, oltre a numerose altre organizzazioni politiche comuniste, anarchiche ed estremiste, entità come Associazione

Diavolo Rosso, il Collettivo Autonomo Molotov (non si sa se intitolato al ministro degli esteri di Stalin che si accordò con Hitler per spartirsi l’Europa nord-orientale consentendo a quest’ultimo di scatenare la Seconda Guerra Mondiale, oppure alla nota bomba che da lui prese il nome), il Collettivo “Il Fuorilegge”, Comitati contro gli Inceneritori della Calabria (inceneritori notoriamente invisi alla ‘ndrangheta oltre che probabilmente anche a persone rispettabili), il Comitato contro il MC Donald’s di Bisceglie, Cooperativa della Rava & della Fava, Lavorare Stanca, Partito Marxista Leninista Italiano, Hemp Antiproshop Genova (“seminario contro la proibizione della canapa indiana”), Associazione Culturale Stato di Allucinazione, Csoa Stalingrado, Associazione sportiva Ottobre Rosso e persino i tifosi ultras Fighters Juventus Gruppo Roma. Più recentemente, che dire della passione politico-ideologica per la teoria del riscaldamento climatico causata dall’uomo, messa in dubbio da oltre 700 scienziati in tutto il mondo, tra i quali Antonino Zichichi e Vittorio Prodi, fratello di Romano e principale climatologo italiano ? E che dire, ancora della “discesa in campo” a favore del referendum contro la norma definita “privatizzazione dell’acqua”, che è talmente poco una privatizzazione da includere un comma che prevede la “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio… garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio”.

Ricordo infine che il dizionario Zingarelli dice che “fallacia” è “la qualità di ciò che è fallace”, e definisce “fallace” “ciò che trae o può trarre in inganno, che è frutto di false illusioni o non corrisponde alle aspettative”. Non so se è un giudizio pesante, mi pare comunque assai meno pesante delle iniziative prese. Vorrei infine fare presente, e qui sono certo di interpretare il pensiero di tutti i firmatari, che su quegli argomenti saremmo stati contrari anche a iniziative della chiesa di segno opposto. Ecco, immagini, fratello in fede, come si sarebbe trovato in una chiesa che si schierasse per la Nato, per i capi di governo del G8, per i 700 scienziati che ritengono che le cause dell’aumento della temperatura siano naturali come l’attività solare o a favore della riforma della gestione degli acquedotti, proposta dai ministri Ronchi e Fitto e di cui io sono stato relatore al Senato. Poiché queste, come le altre, sono “umane dottrine che oggi trionfano e domani cadono nell’oblio o nel discredito, come tante volte abbiamo visto accadere, anche di recente”, citando le nostre parole. Si tratta, appunto, di dottrine fallaci, che “non hanno nulla a che fare con ciò che” la chiesa “deve essere”.

2) Nel suo scritto ci mette in guardia dal pericolo “che questo tipo di giudizi non aiuti un dibattito sereno. Suggerire l’idea di un’armata Brancaleone ecclesiastica, nella quale imperversano le tesi più stravaganti, non corrisponde alla verità e non è nell’interesse di alcuno”. Noi non abbiamo parlato né di Brancaleone né di stravaganza, ma abbiamo citato fatti e affermazioni specifiche. La necessità di avere un testo di ampiezza accettabile ci ha impedito di dare tutti i dettagli, che però forniamo abbondantemente nel nostro sito, che lei conosce. Se poi questi fatti generano in lei l’idea della “armata Brancaleone ecclesiastica”, di una “chiesa in preda alla più totale confusione” forse il “dibattito sereno” è compromesso più dall’introduzione per fatto compiuto di innovazioni liturgiche, di fede e disciplina (senza mutare le norme stabilite) che dal fatto che noi lo facciamo presente.


3) Ci rimprovera il “tono”, dal quale non si sente “edificato”. Leggo e rileggo, ma non riesco a trovare toni sgradevoli o aggressivi nella confessione di peccato iniziale, nel “ci appelliamo umilmente al Sinodo”, nell’invocazione della Grazia di Dio o nelle citazioni della Confessione di Fede. Ci sono poi fatti e affermazioni che non abbiamo inventato noi ma che ci limitiamo a riportare. Il punto è, di nuovo, se queste cose sono vere e mi pare sia ampiamente dimostrato che lo sono. Per cui, più che sul “tono” di uno scritto, varrebbe la pena di parlare della portata dei fatti. E, a proposito di “tono”, lei ci attribuisce “semplicismo” e persino “calunnia”, che è un reato punibile con la reclusione da due a venti anni, e subito dopo dice che “polemiche aggressive e poco fraterne possono essere, per la comunione ecclesiale, più pericolose di opinioni teologiche improvvide o espresse in modo approssimativo”. Sono d’accordo, ma non riesco ad applicare questa bella massima alla corrente situazione. Noi riteniamo che certe cose non siano coerenti con la dottrina della Chiesa – ancora ci si deve dimostrare il contrario – e dunque le facciamo presenti e “ci appelliamo umilmente al Sinodo”. Meno di questo c’è solo dire che sono lodevoli iniziative oppure stare zitti: mi dispiace, ma l’abbiamo fatto per troppo tempo e come risposta abbiamo avuto nuovi fatti compiuti e nuove “innovazioni” unilaterali.

Non c’è bisogno di attaccar direttamente qualcuno per essere aggressivi. Quando per centinaia di volte, su Riforma, negli eventi pubblici, a volte persino nei sermoni (un esempio fra tanti: nel sermone del culto di apertura del Sinodo 2006 è stato detto, da un professore di teologia, che con la moltiplicazione dei pani e dei pesci “Gesù ha guarito i discepoli dall’economia di mercato”) e nelle preghiere si enunciano tesi politiche e sociali di parte accompagnate dalla formula che “come evangelici non possiamo che…”, in pratica si dice che chi non la pensa così è fuori della Chiesa. Se poi dalle parole si passa alle azioni (si vedano gli esempi al punto 1), si arriva all’espulsione di fatto, con valore retroattivo: cioè sei costretto ad andartene, ma intanto la tua chiesa ha già fatto cose che non condividi. Questo è molto, ma molto più aggressivo di qualsiasi attacco anche fortemente polemico. Altra ragione per cui la sua frase non mi pare si attagli all’attuale situazione è che il pastore Esposito mi pare tutto fuorché “improvvido” e “approssimativo”, poiché esprime le sue opinioni con determinazione, coerenza e ricchezza di citazioni bibliche. Cito Esposito perché escludo del tutto che le sue parole potessero riferirsi al professor Paolo Ricca o alla Moderatora.

4) Anche il nostro “metodo teologico” sarebbe scorretto. Mi chiedo se almeno con la grammatica ce la caviamo o siamo insufficienti anche lì. Ci rimprovera le citazioni bibliche e dalla Confessione di fede. Francamente, non sapremmo a cos’altro fare riferimento. Quanto alla pacatezza, che secondo lei ci mancherebbe, ribadisco di non trovare passaggi non pacati nell’appello e ribadisco anche che la pacatezza è mancata negli atti ai quali reagiamo.

5) Ancora una bacchettata nel penultimo capoverso della sua lettera: “Sarebbe meglio, però, farlo in spirito di preghiera e non di polemica”. Non vedo meno polemica nella sua lettera che nel nostro appello. E mi chiedo se lei ha affrontato la fatica in questi anni di riprendere tutti i fratelli che sono venuti meno alla pacatezza o che dallo spirito di preghiera sono scivolati nella polemica: certamente l’avrà fatto privatamente poiché in pubblico ciò non è trapelato. Certo, ogni richiamo alla pacatezza e alla fraternità è sempre positivo, ma ci sono situazioni dove la sostanza è superiore al tono, come lei ben sa. Quando nell’estate 2006 lei definì in un comunicato stampa “sciacalli” coloro che per ragioni elettorali erano contrari alle proposte del governo Prodi sull’immigrazione, si sentiva evidentemente spinto da uno sdegno che era assai più importante della scelta delle parole. Ebbene, pur essendo io facilmente includibile in quella categoria di “sciacalli” (poiché solo Dio sa la ragione di ciò che diciamo), le posso dire in tutta tranquillità e pacatezza che il problema, allora come oggi, non sta nelle parole, ma nella sostanza, fermo restando che anche le parole contribuiscono a fare sostanza.

6) Non mancano le reprimende anche nell’ultimo capoverso. Nel nostro sito ci sarebbe addirittura “acrimonia”, in particolare nella risposta al direttore di Riforma e sulla vicenda degli ospedali. In realtà, al direttore del settimanale che ha appiccicato l’etichetta di bugiardi al nostro appello, ci siamo limitati a ribadire in dettaglio gli elementi che dimostrano che non lo siamo. Mi par di vedere più acrimonia nel dare del “bugiardo” a un interlocutore che non può replicare che nella presentazione delle prove di ciò che si dice. Sulla vicenda ospedali, poi, abbiamo addirittura illustrato le due tesi opposte, benché una di esse attribuisca a due di noi l’odioso ruolo di affossatori degli ospedali valdesi, come ci è stato più volte rimproverato su Riforma in modi dove lo spirito di preghiera era quanto meno scarso. E ribadiamo, a tutti coloro che avessero elementi per chiarire la vicenda, la nostra piena disponibilità a renderli pubblici, qualunque sia la conclusione alla quale questi elementi portano. Questa è acrimonia ? Davvero non capisco.

E proprio perché non capisco, prego perché Iddio dia innanzitutto a me, e poi a lei e a tutti i fratelli e le sorelle in Cristo la saggezza, la pacatezza e l’amore necessario per capirci ed essere di sostegno gli uni agli altri.

La saluto nello spirito fraterno e amichevole con il quale, molto graditamente, chiude la sua lettera

Lucio Malan


FULVIO FERRARIO, PROFESSORE DI TEOLOGIA, CI SCRIVE FRATERNAMENTE E CI METTE IN GUARDIA DALLO SPIRITO POLEMICO

Care sorelle e cari fratelli,

ho letto con interesse il Vostro Appello al Sinodo e ho visitato il sito che avete allestito. Mi auguro che i problemi che sollevate nell’Appello trovino riscontro nella discussione sinodale. E’ bene che membri di chiesa esprimano le loro perplessità su tematiche del genere. Siamo una chiesa presbiteriana, nella quale il contributo dei laici ha spesso indicato ai teologi strade importanti e non sempre ritenute, almeno di primo acchito, comode. Bene, dunque, che il disagio, quando c’è, si faccia sentire.

Con la stessa chiarezza, desidero dirVi che non sono altrettanto edificato da due aspetti dell’Appello: il tono e il metodo teologico.

Il tono. Dall’Appello si ricava l’impressione che, order a parer Vostro, la nostra chiesa sia in preda alla più totale confusione e che anzi, tenda a venir meno alla propria vocazione. Ad esempio, lamentate che «da tempo la Chiesa Valdese, sola o insieme ad altre, impegna il proprio nome in iniziative, a volte anche lodevoli, almeno nelle intenzioni, che per la loro fallacia creano divisioni e non hanno nulla a che fare con ciò che essa deve essere» (grassetti nel testo). A parte qualche tensione tra le singole espressioni (non riesco a immaginarmi iniziative «lodevoli» che non abbiano «nulla a che fare» con ciò che la chiesa deve essere, e ciò a motivo della loro «fallacia»), si tratta di un giudizio assai pesante, che non mi pare adeguatamente motivato. Come ho detto, sono realmente convinto che i punti di dissenso debbano essere discussi. Ho tuttavia l’impressione che questo tipo di giudizi non aiuti un dibattito sereno. Suggerire l’idea di un’armata Brancaleone ecclesiastica, nella quale imperversano le tesi più stravaganti, non corrisponde alla verità e non è nell’interesse di alcuno. Capisco l’esigenza di esprimersi in modo energico e di indicare con incisività il nocciolo dei problemi: attenzione, però, a che la semplificazione non si trasformi in semplicismo e la perentorietà non sfoci nella calunnia (autolesionistica, visto che di questa chiesa tutti facciamo parte). Polemiche aggressive e poco fraterne possono essere, per la comunione ecclesiale, più pericolose di opinioni teologiche improvvide o espresse in modo approssimativo.

Con questo siamo già al secondo punto, il metodo teologico. Dubito che la contrapposizione secca di citazioni bibliche e dalla Confessione di fede all’opinione altrui ci permetta di avanzare nella reciproca comprensione. Per quanto riguarda le opinioni del past. Esposito, non è necessario porre la questione nei termini di affermazione o negazione del dogma, o addirittura della testimonianza biblica. La discussione riguarda, a mio giudizio, tre punti: l’interpretazione del rapporto tra Scrittura e affermazioni dottrinali della chiesa, la comprensione della funzione della Confessione di fede (compresa, per quanto Vi riguarda, la sua storicità) nella chiesa evangelica e la responsabilità di un ministro di culto quando si esprime in pubblico su questi temi. Non sono bazzeccole. Discutiamone francamente, ma anche con la dovuta pacatezza. Nessuno, su questo vorrei rassicurarVi, è disponibile a svendere la retta dottrina della chiesa. Se un pastore o un teologo si esprimono, come anch’io credo sia avvenuto nel caso che, in modo che altri ritengono inadeguato, è giusto farlo presente, il che, peraltro, è accaduto. Fa però anche parte del ministero di vigilanza della chiesa saper distinguere tra letture teologiche problematiche o anche, semplicemente, superficiali, e interventi che mettono in pericolo la fede della chiesa, che molti e molte, come giustamente ricordate, hanno testimoniato col sangue.

Quanto all’ “omosessualità” (in realtà un intreccio di questioni tra loro piuttosto diverse), il dibattito è in corso in tutte le chiese protestanti. Anche in questo caso, è utile partire dal presupposto che i versetti biblici costantemente addotti siano noti ai sostenitori delle diverse posizioni. Detto questo, una ricerca pluridecennale, che non può essere liquidata da giudizi sbrigativi, impone scelte meditate e responsabili. Diverse persone, nella nostra chiesa, hanno offerto, ancora nelle scorse settimane, contributi che mi pare vadano in tale direzione, anche discutendo con firmatari dell’Appello. Nel prossimo o in successivi Sinodi, verranno discusse almeno alcune delle tematiche controverse, ad esempio quella della benedizione di unioni omosessuali. Sarà un confronto complesso, ma abbiamo tutte le ragioni per affrontarlo serenamente, in termini teologicamente documentati e spiritualmente responsabili. La linea che Voi indicate è certamente ben presente nelle nostre chiese; altrettanto sicuramente, non è l’unica. Ne discuteremo. Sarebbe meglio, però, farlo in spirito di preghiera e non di polemica.

Come dicevo, oltre a leggere l’Appello, ho visitato il sito. Non posso dire di esserne rimasto entusiasta. Più ancora che nel primo documento, prevale un’acrimonia che non vedo come ci possa aiutare. Ancora una volta: la franchezza del dibattito è certamente una virtù protestante, oltre che civile. Mi chiedo tuttavia, e chiedo a Voi, se lo stile degli interventi (da quello contro il direttore di Riforma a quello sulla faccenda degli ospedali) corrisponda alle esigenze di un confronto tra persone che condividono la responsabilità della testimonianza evangelica in questo paese e hanno a cuore la comunione nella chiesa.

Fraternamente e (non guasta, io credo) amichevolmente,

Fulvio Ferrario

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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