\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

OSPEDALI VALDESI (1° parte)

Intervento del deputato Dott. William McCrea (Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord) alla Camera dei Comuni alle 16:58 del 5 febbraio 2013 in occasione della presentazione della proposta di legge del Governo del Regno Unito sull’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso. Il dott. McCrea è pure pastore della Chiesa presbiteriana libera (FPC). L’originale di questo discorso può essere trovato nella trascrizione dei discorsi del Parlamento inglese 

“Prendo la parola per esprimere la mia opposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo di Sua Maestà e che implica la ridefinizione del concetto di matrimonio. So che molte persone, dosage dentro e fuori la Camera preferirebbero su questi argomenti una gara di insulti dentro e intorno al Parlamento, viagra 60mg ma credo che la questione di cui stiamo discutendo meriti un dibattito onesto e considerato. Ci sono importanti conseguenze che saranno avvertite quando molti membri della Camera dei Comuni non saranno più qui.
Confido che i sostenitori di questo progetto di legge comprendano e tengano conto del fatto che coloro che vi si oppongono lo fanno sulla base di genuine persuasioni di fede e convinzioni personali, cialis 40mg molte delle quali apprese fin da piccoli sulle ginocchia della loro madre. La maggior parte delle persone, a tutt’oggi, considerano il Regno Unito come un Paese cristiano. Per alcuni, questo è occasione di imbarazzo, mentre altri ringraziano Dio che il nostro Paese ancora conservi un po’ di luce dell’Evangelo e goda di libertà di pensiero e di parola. Ogni giorno, onorevoli membri del Parlamento si riuniscono in questa Casa per udire leggere le Sacre Scritture e per offrire le loro preghiere a Dio, chiedendo con umiltà la benedizione di Dio sulla nostra Regina, il suo Governo e le nostre deliberazioni. Noi, nel compito di guidare il nostro popolo, ancora riconosciamo la sovranità di Dio, l’autorità della Sua Parola ed il nostro bisogno di una saggezza di gran lunga superiore alla nostra. Purtroppo, dopo aver fatto oggi proprio questo, stiamo voltando le spalle agli insegnamenti di quello stesso Libro e mettendo la nostra [presunta] saggezza e conoscenza al di sopra della sapienza divina.

È vero che menzionare le Sacre Scritture nei dibattiti di questa Camera spesso comporta disprezzo, risa, scherno, isolamento ed intolleranza, ma le Sacre Scritture ci rammentano che Dio ha detto che non è bene che l’uomo fosse solo, così portò Eva ad Adamo. Per migliaia di anni, in quasi tutte le culture, il matrimonio è stato definito come un’unione per tutta la vita fra un uomo ed una donna. Il matrimonio è un’istituzione data da Dio per il bene di tutta l’umanità di ogni tempo, ed è stato il fondamento della famiglia e della società. Oggi, però, il nostro Governo, intende spazzare via una definizione che ha servito per secoli la nostra nazione, per imporre nuovi standard e valori a tutta la società, a prescindere dal credo religioso e convinzioni personali. Sicuramente la libertà religiosa e la libertà di coscienza non possono essere messe da parte per un capriccio, semplicemente perché i partiti politici credono, così facendo, di ottenere un qualche vantaggio elettorale.

Recentemente siamo stati testimoni, di persone che, in tutto il Regno Unito stanno soffrendo persecuzione per avere liberamente espresso il proprio sostegno al matrimonio tradizionale. La scorsa settimana abbiamo persino avuto una discussione in Aula in cui l’onorevole Leigh di Gainsborough ha menzionato espressamente i casi di Adrian Smith e Lillian Ladele, e non dobbiamo dimenticare Arthur McGeorge, la Dr Angela McCaskill, il Dr Beales Bill, e Peter e Hazel Bull. Queste ed altre persone come loro hanno dovuto affrontare la sospensione dal loro impiego, una drammatica perdita di guadagno, retrocessione nella carriera, azioni disciplinari ed udienze in tribunale solo perché hanno osato esprimere la loro fede nel matrimonio tradizionale. Ridefinire il matrimonio comporterà serie conseguenze, ben oltre quelle intese da questo progetto di legge…

Recentemente sono stato testimone di intolleranza contro  il Cristianesimo. Mentre non si osa parlare contro alter figure religiose, il prezioso nome del Signore Gesù è spesso calpestato nel fango. Molti guardano alla nostra nazione e si chiedono cosa le stia accadendo… Quando il ministro è venuto a presentare il suo disegno di legge, le è stato chiesto che cosa sarebbe stato deu diritti degli insegnanti che non sostengono i matrimoni dello stesso sesso nelle aule, le è stato chiesto se sarebbero stati licenziati. I genitori hanno il diritto di ritirare I loro figli dalle lezioni che fanno propria la nuova definizione di matrimonio? Quale sarà la posizione delle organizzazioni caritatevoli che sostengono il matrimonio tradizionale? Che tutele si possono attendere?”

Interruzione di  un altro deputato (pratica normale al parlamento di Londra) Jeffrey M. Donaldson: ”Il pastore della Chiesa della Santa Trinità, Brompton, ha chiesto agli uffici del ministero se i corsi prematrimoniali gestiti per conto dei comuni dalle chiese avranno conseguenze da questa nuova legge. È chiaro perciò che la legge influisce davvero sull’attività delle chiese e il loro concetto di matrimonio.”  

McCrea riprende il suo intervento: “Quale sarà la posizione delle organizzazioni giovanili delle chiese la cui esistenza dipende da fondi pubblici? Si vedranno negare i fondi? Questa legge non è forse la parte sottile di un cuneo che ci porterà lungo un sentiero che porterà ministri dell’Evangelo ad essere trascinati davanti ai tribunali a discolparsi e forse in prigione? Mandiamo soldati nel mondo a combattere per la libertà, ma siamo prossimi a perdere la nostra. Quel patto, datoci da Dio, del matrimonio, così come definito da Dio, non è nostro perché lo ridefiniamo, è nostro per difenderlo. Benché il ministro per le donne e le pari opportunità ha cercato di attenuare i timori espressi, ma sappiamo che non ci è riuscito. Come ho affermato,  mi aspetto conseguenze non volute… Forse i ministri di culto non saranno imprigionati , ma quell giorno potrebbe arrivare in seguito. Il giorno della persecuzione in questo paese, grazie a Dio, non è giunto, ma potrebbe venire.”

Chissà se qualche pastore o dirigente valdese avrebbe qualcosa da dire su questo discorso? Sembra comunque più facile sentire parlare di concetti biblici sulla famiglia al Parlamento britannico che al Sinodo Valdese. 
Intervento del deputato Dott. William McCrea (Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord) alla Camera dei Comuni alle 16:58 del 5 febbraio 2013 in occasione della presentazione della proposta di legge del Governo del Regno Unito sull’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso. Il dott. McCrea è pure pastore della Chiesa presbiteriana libera (FPC). L’originale di questo discorso può essere trovato nella trascrizione dei discorsi del Parlamento inglese 

“Prendo la parola per esprimere la mia opposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo di Sua Maestà e che implica la ridefinizione del concetto di matrimonio. So che molte persone, dosage dentro e fuori la Camera preferirebbero su questi argomenti una gara di insulti dentro e intorno al Parlamento, viagra 60mg ma credo che la questione di cui stiamo discutendo meriti un dibattito onesto e considerato. Ci sono importanti conseguenze che saranno avvertite quando molti membri della Camera dei Comuni non saranno più qui.
Confido che i sostenitori di questo progetto di legge comprendano e tengano conto del fatto che coloro che vi si oppongono lo fanno sulla base di genuine persuasioni di fede e convinzioni personali, cialis 40mg molte delle quali apprese fin da piccoli sulle ginocchia della loro madre. La maggior parte delle persone, a tutt’oggi, considerano il Regno Unito come un Paese cristiano. Per alcuni, questo è occasione di imbarazzo, mentre altri ringraziano Dio che il nostro Paese ancora conservi un po’ di luce dell’Evangelo e goda di libertà di pensiero e di parola. Ogni giorno, onorevoli membri del Parlamento si riuniscono in questa Casa per udire leggere le Sacre Scritture e per offrire le loro preghiere a Dio, chiedendo con umiltà la benedizione di Dio sulla nostra Regina, il suo Governo e le nostre deliberazioni. Noi, nel compito di guidare il nostro popolo, ancora riconosciamo la sovranità di Dio, l’autorità della Sua Parola ed il nostro bisogno di una saggezza di gran lunga superiore alla nostra. Purtroppo, dopo aver fatto oggi proprio questo, stiamo voltando le spalle agli insegnamenti di quello stesso Libro e mettendo la nostra [presunta] saggezza e conoscenza al di sopra della sapienza divina.

È vero che menzionare le Sacre Scritture nei dibattiti di questa Camera spesso comporta disprezzo, risa, scherno, isolamento ed intolleranza, ma le Sacre Scritture ci rammentano che Dio ha detto che non è bene che l’uomo fosse solo, così portò Eva ad Adamo. Per migliaia di anni, in quasi tutte le culture, il matrimonio è stato definito come un’unione per tutta la vita fra un uomo ed una donna. Il matrimonio è un’istituzione data da Dio per il bene di tutta l’umanità di ogni tempo, ed è stato il fondamento della famiglia e della società. Oggi, però, il nostro Governo, intende spazzare via una definizione che ha servito per secoli la nostra nazione, per imporre nuovi standard e valori a tutta la società, a prescindere dal credo religioso e convinzioni personali. Sicuramente la libertà religiosa e la libertà di coscienza non possono essere messe da parte per un capriccio, semplicemente perché i partiti politici credono, così facendo, di ottenere un qualche vantaggio elettorale.

Recentemente siamo stati testimoni, di persone che, in tutto il Regno Unito stanno soffrendo persecuzione per avere liberamente espresso il proprio sostegno al matrimonio tradizionale. La scorsa settimana abbiamo persino avuto una discussione in Aula in cui l’onorevole Leigh di Gainsborough ha menzionato espressamente i casi di Adrian Smith e Lillian Ladele, e non dobbiamo dimenticare Arthur McGeorge, la Dr Angela McCaskill, il Dr Beales Bill, e Peter e Hazel Bull. Queste ed altre persone come loro hanno dovuto affrontare la sospensione dal loro impiego, una drammatica perdita di guadagno, retrocessione nella carriera, azioni disciplinari ed udienze in tribunale solo perché hanno osato esprimere la loro fede nel matrimonio tradizionale. Ridefinire il matrimonio comporterà serie conseguenze, ben oltre quelle intese da questo progetto di legge…

Recentemente sono stato testimone di intolleranza contro  il Cristianesimo. Mentre non si osa parlare contro alter figure religiose, il prezioso nome del Signore Gesù è spesso calpestato nel fango. Molti guardano alla nostra nazione e si chiedono cosa le stia accadendo… Quando il ministro è venuto a presentare il suo disegno di legge, le è stato chiesto che cosa sarebbe stato deu diritti degli insegnanti che non sostengono i matrimoni dello stesso sesso nelle aule, le è stato chiesto se sarebbero stati licenziati. I genitori hanno il diritto di ritirare I loro figli dalle lezioni che fanno propria la nuova definizione di matrimonio? Quale sarà la posizione delle organizzazioni caritatevoli che sostengono il matrimonio tradizionale? Che tutele si possono attendere?”

Interruzione di  un altro deputato (pratica normale al parlamento di Londra) Jeffrey M. Donaldson: ”Il pastore della Chiesa della Santa Trinità, Brompton, ha chiesto agli uffici del ministero se i corsi prematrimoniali gestiti per conto dei comuni dalle chiese avranno conseguenze da questa nuova legge. È chiaro perciò che la legge influisce davvero sull’attività delle chiese e il loro concetto di matrimonio.”  

McCrea riprende il suo intervento: “Quale sarà la posizione delle organizzazioni giovanili delle chiese la cui esistenza dipende da fondi pubblici? Si vedranno negare i fondi? Questa legge non è forse la parte sottile di un cuneo che ci porterà lungo un sentiero che porterà ministri dell’Evangelo ad essere trascinati davanti ai tribunali a discolparsi e forse in prigione? Mandiamo soldati nel mondo a combattere per la libertà, ma siamo prossimi a perdere la nostra. Quel patto, datoci da Dio, del matrimonio, così come definito da Dio, non è nostro perché lo ridefiniamo, è nostro per difenderlo. Benché il ministro per le donne e le pari opportunità ha cercato di attenuare i timori espressi, ma sappiamo che non ci è riuscito. Come ho affermato,  mi aspetto conseguenze non volute… Forse i ministri di culto non saranno imprigionati , ma quell giorno potrebbe arrivare in seguito. Il giorno della persecuzione in questo paese, grazie a Dio, non è giunto, ma potrebbe venire.”

Chissà se qualche pastore o dirigente valdese avrebbe qualcosa da dire su questo discorso? Sembra comunque più facile sentire parlare di concetti biblici sulla famiglia al Parlamento britannico che al Sinodo Valdese. 

Domenico_MaselliDomenico Maselli, this web 77 anni, price è una delle figure più importanti del protestantesimo italiano. Già docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Firenze, autore di molti libri, deputato dal 1994 al 2001 nel centro sinistra, pastore valdese (a titolo gratuito) per decenni, tutt’ora titolare della comunità di Lucca, dal 2006 al 2009 è stato presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Come tale ha lavorato intensamente a una collaborazione fra tutti gli evangelici italiani.

Proprio per questo, finora si era tenuto al di fuori delle discussioni sulle benedizioni alle coppie omosessuali e non ha partecipato al Sinodo 2010.

Ora, tirato per i capelli da un articolo sul quotidiano toscano Il Tirreno, ha scritto una lettera in cui ha fatto chiarezza: “Non ho benedetto coppie gay e non intendo farlo”.
Ma anche lui, per la nomenklatura valdese, non esiste, poiché – come ha detto il pastore Platone – solo qualche pentecostale dissente.

Intervento del deputato Dott. William McCrea (Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord) alla Camera dei Comuni alle 16:58 del 5 febbraio 2013 in occasione della presentazione della proposta di legge del Governo del Regno Unito sull’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso. Il dott. McCrea è pure pastore della Chiesa presbiteriana libera (FPC). L’originale di questo discorso può essere trovato nella trascrizione dei discorsi del Parlamento inglese 

“Prendo la parola per esprimere la mia opposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo di Sua Maestà e che implica la ridefinizione del concetto di matrimonio. So che molte persone, dosage dentro e fuori la Camera preferirebbero su questi argomenti una gara di insulti dentro e intorno al Parlamento, viagra 60mg ma credo che la questione di cui stiamo discutendo meriti un dibattito onesto e considerato. Ci sono importanti conseguenze che saranno avvertite quando molti membri della Camera dei Comuni non saranno più qui.
Confido che i sostenitori di questo progetto di legge comprendano e tengano conto del fatto che coloro che vi si oppongono lo fanno sulla base di genuine persuasioni di fede e convinzioni personali, cialis 40mg molte delle quali apprese fin da piccoli sulle ginocchia della loro madre. La maggior parte delle persone, a tutt’oggi, considerano il Regno Unito come un Paese cristiano. Per alcuni, questo è occasione di imbarazzo, mentre altri ringraziano Dio che il nostro Paese ancora conservi un po’ di luce dell’Evangelo e goda di libertà di pensiero e di parola. Ogni giorno, onorevoli membri del Parlamento si riuniscono in questa Casa per udire leggere le Sacre Scritture e per offrire le loro preghiere a Dio, chiedendo con umiltà la benedizione di Dio sulla nostra Regina, il suo Governo e le nostre deliberazioni. Noi, nel compito di guidare il nostro popolo, ancora riconosciamo la sovranità di Dio, l’autorità della Sua Parola ed il nostro bisogno di una saggezza di gran lunga superiore alla nostra. Purtroppo, dopo aver fatto oggi proprio questo, stiamo voltando le spalle agli insegnamenti di quello stesso Libro e mettendo la nostra [presunta] saggezza e conoscenza al di sopra della sapienza divina.

È vero che menzionare le Sacre Scritture nei dibattiti di questa Camera spesso comporta disprezzo, risa, scherno, isolamento ed intolleranza, ma le Sacre Scritture ci rammentano che Dio ha detto che non è bene che l’uomo fosse solo, così portò Eva ad Adamo. Per migliaia di anni, in quasi tutte le culture, il matrimonio è stato definito come un’unione per tutta la vita fra un uomo ed una donna. Il matrimonio è un’istituzione data da Dio per il bene di tutta l’umanità di ogni tempo, ed è stato il fondamento della famiglia e della società. Oggi, però, il nostro Governo, intende spazzare via una definizione che ha servito per secoli la nostra nazione, per imporre nuovi standard e valori a tutta la società, a prescindere dal credo religioso e convinzioni personali. Sicuramente la libertà religiosa e la libertà di coscienza non possono essere messe da parte per un capriccio, semplicemente perché i partiti politici credono, così facendo, di ottenere un qualche vantaggio elettorale.

Recentemente siamo stati testimoni, di persone che, in tutto il Regno Unito stanno soffrendo persecuzione per avere liberamente espresso il proprio sostegno al matrimonio tradizionale. La scorsa settimana abbiamo persino avuto una discussione in Aula in cui l’onorevole Leigh di Gainsborough ha menzionato espressamente i casi di Adrian Smith e Lillian Ladele, e non dobbiamo dimenticare Arthur McGeorge, la Dr Angela McCaskill, il Dr Beales Bill, e Peter e Hazel Bull. Queste ed altre persone come loro hanno dovuto affrontare la sospensione dal loro impiego, una drammatica perdita di guadagno, retrocessione nella carriera, azioni disciplinari ed udienze in tribunale solo perché hanno osato esprimere la loro fede nel matrimonio tradizionale. Ridefinire il matrimonio comporterà serie conseguenze, ben oltre quelle intese da questo progetto di legge…

Recentemente sono stato testimone di intolleranza contro  il Cristianesimo. Mentre non si osa parlare contro alter figure religiose, il prezioso nome del Signore Gesù è spesso calpestato nel fango. Molti guardano alla nostra nazione e si chiedono cosa le stia accadendo… Quando il ministro è venuto a presentare il suo disegno di legge, le è stato chiesto che cosa sarebbe stato deu diritti degli insegnanti che non sostengono i matrimoni dello stesso sesso nelle aule, le è stato chiesto se sarebbero stati licenziati. I genitori hanno il diritto di ritirare I loro figli dalle lezioni che fanno propria la nuova definizione di matrimonio? Quale sarà la posizione delle organizzazioni caritatevoli che sostengono il matrimonio tradizionale? Che tutele si possono attendere?”

Interruzione di  un altro deputato (pratica normale al parlamento di Londra) Jeffrey M. Donaldson: ”Il pastore della Chiesa della Santa Trinità, Brompton, ha chiesto agli uffici del ministero se i corsi prematrimoniali gestiti per conto dei comuni dalle chiese avranno conseguenze da questa nuova legge. È chiaro perciò che la legge influisce davvero sull’attività delle chiese e il loro concetto di matrimonio.”  

McCrea riprende il suo intervento: “Quale sarà la posizione delle organizzazioni giovanili delle chiese la cui esistenza dipende da fondi pubblici? Si vedranno negare i fondi? Questa legge non è forse la parte sottile di un cuneo che ci porterà lungo un sentiero che porterà ministri dell’Evangelo ad essere trascinati davanti ai tribunali a discolparsi e forse in prigione? Mandiamo soldati nel mondo a combattere per la libertà, ma siamo prossimi a perdere la nostra. Quel patto, datoci da Dio, del matrimonio, così come definito da Dio, non è nostro perché lo ridefiniamo, è nostro per difenderlo. Benché il ministro per le donne e le pari opportunità ha cercato di attenuare i timori espressi, ma sappiamo che non ci è riuscito. Come ho affermato,  mi aspetto conseguenze non volute… Forse i ministri di culto non saranno imprigionati , ma quell giorno potrebbe arrivare in seguito. Il giorno della persecuzione in questo paese, grazie a Dio, non è giunto, ma potrebbe venire.”

Chissà se qualche pastore o dirigente valdese avrebbe qualcosa da dire su questo discorso? Sembra comunque più facile sentire parlare di concetti biblici sulla famiglia al Parlamento britannico che al Sinodo Valdese. 

Domenico_MaselliDomenico Maselli, this web 77 anni, price è una delle figure più importanti del protestantesimo italiano. Già docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Firenze, autore di molti libri, deputato dal 1994 al 2001 nel centro sinistra, pastore valdese (a titolo gratuito) per decenni, tutt’ora titolare della comunità di Lucca, dal 2006 al 2009 è stato presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Come tale ha lavorato intensamente a una collaborazione fra tutti gli evangelici italiani.

Proprio per questo, finora si era tenuto al di fuori delle discussioni sulle benedizioni alle coppie omosessuali e non ha partecipato al Sinodo 2010.

Ora, tirato per i capelli da un articolo sul quotidiano toscano Il Tirreno, ha scritto una lettera in cui ha fatto chiarezza: “Non ho benedetto coppie gay e non intendo farlo”.
Ma anche lui, per la nomenklatura valdese, non esiste, poiché – come ha detto il pastore Platone – solo qualche pentecostale dissente.

aei_logo_180x300pxTenere alta la parola – Non farsi condizionare dal politicamente corretto

L’Alleanza Evangelica Italiana (espressione italiana, treatment costituitasi nel 1974, order della World Evangelical Alliance, nata nel 1846 N.d. R.) in relazione alla benedizione di una coppia omosessuale svoltasi nella chiesa valdese di Milano il 26 giugno 2011,

si riconosce pienamente nelle parole di “netta contrarietà” e di “dissenso radicale” espresse dalla Federazione delle Chiese Pentecostali (FCP) il 5 luglio 2011 nei confronti di un atto che è contrario all’evangelo. Non è infatti nella disponibilità della chiesa fedele al Signore benedire qualcosa che Dio non benedice. E le cose che Dio benedice e che la chiesa può benedire sono quelle che la Scrittura insegna. Questa presa di posizione è in totale sintonia con il comunicato che l’AEI ha diramato dopo il Sinodo valdese del 2010 (30 agosto 2010) e con l’ampio documento di studio che l’AEI ha elaborato sull’omosessualità (“Omosessualità: un approccio evangelico”, 2003);

ribadisce che la radicale differenza che si manifesta su questo tema ha radici dottrinali profonde che hanno a che fare con un diverso statuto riconosciuto alla Scrittura, un diverso senso della gravità del peccato e quindi una diversa comprensione dell’evangelo della grazia di Gesù Cristo che chiama tutti alla conversione e alla santificazione secondo la Scrittura.

invita tutte le chiese evangeliche, gli organismi evangelici e i singoli credenti a tenere alta la Parola della vita (Filippesi 2,16) senza farsi condizionare dai criteri del “politicamente corretto” e nella consapevolezza che a causa del peccato tutti siamo imperfetti (“poiché manchiamo tutti in molte cose”, Giacomo 3:2), e che pertanto tutti abbiamo bisogno dell’evangelo biblico che libera da tutte le distorsioni del peccato, ivi comprese quelle relative alla sessualità, e riconcilia alla vita secondo i modelli biblici di mascolinità e femminilità.
Intervento del deputato Dott. William McCrea (Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord) alla Camera dei Comuni alle 16:58 del 5 febbraio 2013 in occasione della presentazione della proposta di legge del Governo del Regno Unito sull’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso. Il dott. McCrea è pure pastore della Chiesa presbiteriana libera (FPC). L’originale di questo discorso può essere trovato nella trascrizione dei discorsi del Parlamento inglese 

“Prendo la parola per esprimere la mia opposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo di Sua Maestà e che implica la ridefinizione del concetto di matrimonio. So che molte persone, dosage dentro e fuori la Camera preferirebbero su questi argomenti una gara di insulti dentro e intorno al Parlamento, viagra 60mg ma credo che la questione di cui stiamo discutendo meriti un dibattito onesto e considerato. Ci sono importanti conseguenze che saranno avvertite quando molti membri della Camera dei Comuni non saranno più qui.
Confido che i sostenitori di questo progetto di legge comprendano e tengano conto del fatto che coloro che vi si oppongono lo fanno sulla base di genuine persuasioni di fede e convinzioni personali, cialis 40mg molte delle quali apprese fin da piccoli sulle ginocchia della loro madre. La maggior parte delle persone, a tutt’oggi, considerano il Regno Unito come un Paese cristiano. Per alcuni, questo è occasione di imbarazzo, mentre altri ringraziano Dio che il nostro Paese ancora conservi un po’ di luce dell’Evangelo e goda di libertà di pensiero e di parola. Ogni giorno, onorevoli membri del Parlamento si riuniscono in questa Casa per udire leggere le Sacre Scritture e per offrire le loro preghiere a Dio, chiedendo con umiltà la benedizione di Dio sulla nostra Regina, il suo Governo e le nostre deliberazioni. Noi, nel compito di guidare il nostro popolo, ancora riconosciamo la sovranità di Dio, l’autorità della Sua Parola ed il nostro bisogno di una saggezza di gran lunga superiore alla nostra. Purtroppo, dopo aver fatto oggi proprio questo, stiamo voltando le spalle agli insegnamenti di quello stesso Libro e mettendo la nostra [presunta] saggezza e conoscenza al di sopra della sapienza divina.

È vero che menzionare le Sacre Scritture nei dibattiti di questa Camera spesso comporta disprezzo, risa, scherno, isolamento ed intolleranza, ma le Sacre Scritture ci rammentano che Dio ha detto che non è bene che l’uomo fosse solo, così portò Eva ad Adamo. Per migliaia di anni, in quasi tutte le culture, il matrimonio è stato definito come un’unione per tutta la vita fra un uomo ed una donna. Il matrimonio è un’istituzione data da Dio per il bene di tutta l’umanità di ogni tempo, ed è stato il fondamento della famiglia e della società. Oggi, però, il nostro Governo, intende spazzare via una definizione che ha servito per secoli la nostra nazione, per imporre nuovi standard e valori a tutta la società, a prescindere dal credo religioso e convinzioni personali. Sicuramente la libertà religiosa e la libertà di coscienza non possono essere messe da parte per un capriccio, semplicemente perché i partiti politici credono, così facendo, di ottenere un qualche vantaggio elettorale.

Recentemente siamo stati testimoni, di persone che, in tutto il Regno Unito stanno soffrendo persecuzione per avere liberamente espresso il proprio sostegno al matrimonio tradizionale. La scorsa settimana abbiamo persino avuto una discussione in Aula in cui l’onorevole Leigh di Gainsborough ha menzionato espressamente i casi di Adrian Smith e Lillian Ladele, e non dobbiamo dimenticare Arthur McGeorge, la Dr Angela McCaskill, il Dr Beales Bill, e Peter e Hazel Bull. Queste ed altre persone come loro hanno dovuto affrontare la sospensione dal loro impiego, una drammatica perdita di guadagno, retrocessione nella carriera, azioni disciplinari ed udienze in tribunale solo perché hanno osato esprimere la loro fede nel matrimonio tradizionale. Ridefinire il matrimonio comporterà serie conseguenze, ben oltre quelle intese da questo progetto di legge…

Recentemente sono stato testimone di intolleranza contro  il Cristianesimo. Mentre non si osa parlare contro alter figure religiose, il prezioso nome del Signore Gesù è spesso calpestato nel fango. Molti guardano alla nostra nazione e si chiedono cosa le stia accadendo… Quando il ministro è venuto a presentare il suo disegno di legge, le è stato chiesto che cosa sarebbe stato deu diritti degli insegnanti che non sostengono i matrimoni dello stesso sesso nelle aule, le è stato chiesto se sarebbero stati licenziati. I genitori hanno il diritto di ritirare I loro figli dalle lezioni che fanno propria la nuova definizione di matrimonio? Quale sarà la posizione delle organizzazioni caritatevoli che sostengono il matrimonio tradizionale? Che tutele si possono attendere?”

Interruzione di  un altro deputato (pratica normale al parlamento di Londra) Jeffrey M. Donaldson: ”Il pastore della Chiesa della Santa Trinità, Brompton, ha chiesto agli uffici del ministero se i corsi prematrimoniali gestiti per conto dei comuni dalle chiese avranno conseguenze da questa nuova legge. È chiaro perciò che la legge influisce davvero sull’attività delle chiese e il loro concetto di matrimonio.”  

McCrea riprende il suo intervento: “Quale sarà la posizione delle organizzazioni giovanili delle chiese la cui esistenza dipende da fondi pubblici? Si vedranno negare i fondi? Questa legge non è forse la parte sottile di un cuneo che ci porterà lungo un sentiero che porterà ministri dell’Evangelo ad essere trascinati davanti ai tribunali a discolparsi e forse in prigione? Mandiamo soldati nel mondo a combattere per la libertà, ma siamo prossimi a perdere la nostra. Quel patto, datoci da Dio, del matrimonio, così come definito da Dio, non è nostro perché lo ridefiniamo, è nostro per difenderlo. Benché il ministro per le donne e le pari opportunità ha cercato di attenuare i timori espressi, ma sappiamo che non ci è riuscito. Come ho affermato,  mi aspetto conseguenze non volute… Forse i ministri di culto non saranno imprigionati , ma quell giorno potrebbe arrivare in seguito. Il giorno della persecuzione in questo paese, grazie a Dio, non è giunto, ma potrebbe venire.”

Chissà se qualche pastore o dirigente valdese avrebbe qualcosa da dire su questo discorso? Sembra comunque più facile sentire parlare di concetti biblici sulla famiglia al Parlamento britannico che al Sinodo Valdese. 

Domenico_MaselliDomenico Maselli, this web 77 anni, price è una delle figure più importanti del protestantesimo italiano. Già docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Firenze, autore di molti libri, deputato dal 1994 al 2001 nel centro sinistra, pastore valdese (a titolo gratuito) per decenni, tutt’ora titolare della comunità di Lucca, dal 2006 al 2009 è stato presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Come tale ha lavorato intensamente a una collaborazione fra tutti gli evangelici italiani.

Proprio per questo, finora si era tenuto al di fuori delle discussioni sulle benedizioni alle coppie omosessuali e non ha partecipato al Sinodo 2010.

Ora, tirato per i capelli da un articolo sul quotidiano toscano Il Tirreno, ha scritto una lettera in cui ha fatto chiarezza: “Non ho benedetto coppie gay e non intendo farlo”.
Ma anche lui, per la nomenklatura valdese, non esiste, poiché – come ha detto il pastore Platone – solo qualche pentecostale dissente.

aei_logo_180x300pxTenere alta la parola – Non farsi condizionare dal politicamente corretto

L’Alleanza Evangelica Italiana (espressione italiana, treatment costituitasi nel 1974, order della World Evangelical Alliance, nata nel 1846 N.d. R.) in relazione alla benedizione di una coppia omosessuale svoltasi nella chiesa valdese di Milano il 26 giugno 2011,

si riconosce pienamente nelle parole di “netta contrarietà” e di “dissenso radicale” espresse dalla Federazione delle Chiese Pentecostali (FCP) il 5 luglio 2011 nei confronti di un atto che è contrario all’evangelo. Non è infatti nella disponibilità della chiesa fedele al Signore benedire qualcosa che Dio non benedice. E le cose che Dio benedice e che la chiesa può benedire sono quelle che la Scrittura insegna. Questa presa di posizione è in totale sintonia con il comunicato che l’AEI ha diramato dopo il Sinodo valdese del 2010 (30 agosto 2010) e con l’ampio documento di studio che l’AEI ha elaborato sull’omosessualità (“Omosessualità: un approccio evangelico”, 2003);

ribadisce che la radicale differenza che si manifesta su questo tema ha radici dottrinali profonde che hanno a che fare con un diverso statuto riconosciuto alla Scrittura, un diverso senso della gravità del peccato e quindi una diversa comprensione dell’evangelo della grazia di Gesù Cristo che chiama tutti alla conversione e alla santificazione secondo la Scrittura.

invita tutte le chiese evangeliche, gli organismi evangelici e i singoli credenti a tenere alta la Parola della vita (Filippesi 2,16) senza farsi condizionare dai criteri del “politicamente corretto” e nella consapevolezza che a causa del peccato tutti siamo imperfetti (“poiché manchiamo tutti in molte cose”, Giacomo 3:2), e che pertanto tutti abbiamo bisogno dell’evangelo biblico che libera da tutte le distorsioni del peccato, ivi comprese quelle relative alla sessualità, e riconcilia alla vita secondo i modelli biblici di mascolinità e femminilità.

 E vengono accettati!

Il Tempio di  Luserna San Giovanni (6)In una importante comunità valdese, look la decina di catecumeni che hanno chiesto di diventare membri di chiesa ha presentato una confessione “di fede” sconcertante. Ecco alcuni passaggi:

“Crediamo che Dio… faccia del suo meglio per aiutarci, anche se non può – o forse non vuole – risolvere tutti i problemi del nostro mondo; non crediamo sia onnipotente…
Crediamo in Gesù Cristo come punto di riferimento della nostra ricerca… lui che ha vissuto con coerenza e convinzione un’esistenza di bontà, dedicata ad aiutare gli altri e a trasmettere la parola di Dio…
Nella Bibbia troviamo la testimonianza fondamentale che ci parla di Dio e di Gesù Cristo, ma non crediamo che le sue parole possano essere prese alla lettera.
Non crediamo nei miracoli…
Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati.
Non sappiamo se credere a una vita dopo la morte, ma se c’è non crediamo comporti la separazione tra buoni e cattivi.
Desideriamo credere in noi stessi e nella comunità di cui entriamo a far parte.
Anche se a volte non siamo sicuri dell’esistenza di Dio, desideriamo che Dio stesso ce ne convinca, e vogliamo credere in lui. Amen”

Il concistoro ha deciso di ammetterli alla confermazione e dunque nella comunità, precisando che ritiene questa confessione un punto di partenza e non di arrivo.

I dubbi non vanno ignorati ed è comprensibile che alberghino in ragazzi di 16-17 anni, visto che persone assai più mature non ne sono certo esenti.

Stupiscono piuttosto le certezze, così forti da entrare in una pubblica dichiarazione: Dio non è onnipotente e i miracoli non esistono. Altro che prendere alla lettera la Bibbia! Qui si afferma che è un cumulo di fandonie, a cominciare dagli Evangeli, nei quali la narrazione dei miracoli di Gesù occupa uno spazio amplissimo. Inclusa la Sua resurrezione, che infatti la “confessione” non cita. Né si accenna minimamente al fatto che Gesù è Dio e neppure Figlio di Dio. Anzi, dicendo che ha dedicato la vita a “trasmettere la parola di Dio” si dice esplicitamente che Gesù non è Dio. Insomma, una tale definizione di Gesù sarebbe probabilmente accettabile anche per un musulmano, non per un cristiano.

Poi, probabilmente in omaggio ai dogmi darwiniani, si mette in dubbio il Dio Creatore, anche come preordinatore della evoluzione. Potrebbe probabilmente avvicinarsi al “disegno intelligente”, che i darwiniani bigotti vedono ancor peggio del creazionismo.

Non male anche la questione della vita eterna: non sanno se esiste, ma se esiste sanno com’è!

Viene da chiedersi: com’è possibile che ben dieci giovani si siano trovati d’accordo su simili stravaganze? Già sarebbe strano che uno solo le sostenesse, ma dieci, tutti concordi… nell’andare in scontro frontale con la confessione della chiesa nella quale hanno chiesto, e ottenuto, di entrare? Ipotizzare che tutto ciò sia il “punto d’arrivo” di diversi anni di catechismo condotti in un certo modo non sembra così fuori luogo.

Infine, grande assente: lo Spirito Santo.

Di fronte a tanta desolazione, preghiamo l’Iddio Onnipotente perché, proprio con il suo Spirito ispiri a queste ragazze e a questi ragazzi a cercare ancora e ad ascoltare la Parola di Dio ed esserne ispirati. Amen

 

Leggi la “confessione di fede” in originale
Intervento del deputato Dott. William McCrea (Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord) alla Camera dei Comuni alle 16:58 del 5 febbraio 2013 in occasione della presentazione della proposta di legge del Governo del Regno Unito sull’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso. Il dott. McCrea è pure pastore della Chiesa presbiteriana libera (FPC). L’originale di questo discorso può essere trovato nella trascrizione dei discorsi del Parlamento inglese 

“Prendo la parola per esprimere la mia opposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo di Sua Maestà e che implica la ridefinizione del concetto di matrimonio. So che molte persone, dosage dentro e fuori la Camera preferirebbero su questi argomenti una gara di insulti dentro e intorno al Parlamento, viagra 60mg ma credo che la questione di cui stiamo discutendo meriti un dibattito onesto e considerato. Ci sono importanti conseguenze che saranno avvertite quando molti membri della Camera dei Comuni non saranno più qui.
Confido che i sostenitori di questo progetto di legge comprendano e tengano conto del fatto che coloro che vi si oppongono lo fanno sulla base di genuine persuasioni di fede e convinzioni personali, cialis 40mg molte delle quali apprese fin da piccoli sulle ginocchia della loro madre. La maggior parte delle persone, a tutt’oggi, considerano il Regno Unito come un Paese cristiano. Per alcuni, questo è occasione di imbarazzo, mentre altri ringraziano Dio che il nostro Paese ancora conservi un po’ di luce dell’Evangelo e goda di libertà di pensiero e di parola. Ogni giorno, onorevoli membri del Parlamento si riuniscono in questa Casa per udire leggere le Sacre Scritture e per offrire le loro preghiere a Dio, chiedendo con umiltà la benedizione di Dio sulla nostra Regina, il suo Governo e le nostre deliberazioni. Noi, nel compito di guidare il nostro popolo, ancora riconosciamo la sovranità di Dio, l’autorità della Sua Parola ed il nostro bisogno di una saggezza di gran lunga superiore alla nostra. Purtroppo, dopo aver fatto oggi proprio questo, stiamo voltando le spalle agli insegnamenti di quello stesso Libro e mettendo la nostra [presunta] saggezza e conoscenza al di sopra della sapienza divina.

È vero che menzionare le Sacre Scritture nei dibattiti di questa Camera spesso comporta disprezzo, risa, scherno, isolamento ed intolleranza, ma le Sacre Scritture ci rammentano che Dio ha detto che non è bene che l’uomo fosse solo, così portò Eva ad Adamo. Per migliaia di anni, in quasi tutte le culture, il matrimonio è stato definito come un’unione per tutta la vita fra un uomo ed una donna. Il matrimonio è un’istituzione data da Dio per il bene di tutta l’umanità di ogni tempo, ed è stato il fondamento della famiglia e della società. Oggi, però, il nostro Governo, intende spazzare via una definizione che ha servito per secoli la nostra nazione, per imporre nuovi standard e valori a tutta la società, a prescindere dal credo religioso e convinzioni personali. Sicuramente la libertà religiosa e la libertà di coscienza non possono essere messe da parte per un capriccio, semplicemente perché i partiti politici credono, così facendo, di ottenere un qualche vantaggio elettorale.

Recentemente siamo stati testimoni, di persone che, in tutto il Regno Unito stanno soffrendo persecuzione per avere liberamente espresso il proprio sostegno al matrimonio tradizionale. La scorsa settimana abbiamo persino avuto una discussione in Aula in cui l’onorevole Leigh di Gainsborough ha menzionato espressamente i casi di Adrian Smith e Lillian Ladele, e non dobbiamo dimenticare Arthur McGeorge, la Dr Angela McCaskill, il Dr Beales Bill, e Peter e Hazel Bull. Queste ed altre persone come loro hanno dovuto affrontare la sospensione dal loro impiego, una drammatica perdita di guadagno, retrocessione nella carriera, azioni disciplinari ed udienze in tribunale solo perché hanno osato esprimere la loro fede nel matrimonio tradizionale. Ridefinire il matrimonio comporterà serie conseguenze, ben oltre quelle intese da questo progetto di legge…

Recentemente sono stato testimone di intolleranza contro  il Cristianesimo. Mentre non si osa parlare contro alter figure religiose, il prezioso nome del Signore Gesù è spesso calpestato nel fango. Molti guardano alla nostra nazione e si chiedono cosa le stia accadendo… Quando il ministro è venuto a presentare il suo disegno di legge, le è stato chiesto che cosa sarebbe stato deu diritti degli insegnanti che non sostengono i matrimoni dello stesso sesso nelle aule, le è stato chiesto se sarebbero stati licenziati. I genitori hanno il diritto di ritirare I loro figli dalle lezioni che fanno propria la nuova definizione di matrimonio? Quale sarà la posizione delle organizzazioni caritatevoli che sostengono il matrimonio tradizionale? Che tutele si possono attendere?”

Interruzione di  un altro deputato (pratica normale al parlamento di Londra) Jeffrey M. Donaldson: ”Il pastore della Chiesa della Santa Trinità, Brompton, ha chiesto agli uffici del ministero se i corsi prematrimoniali gestiti per conto dei comuni dalle chiese avranno conseguenze da questa nuova legge. È chiaro perciò che la legge influisce davvero sull’attività delle chiese e il loro concetto di matrimonio.”  

McCrea riprende il suo intervento: “Quale sarà la posizione delle organizzazioni giovanili delle chiese la cui esistenza dipende da fondi pubblici? Si vedranno negare i fondi? Questa legge non è forse la parte sottile di un cuneo che ci porterà lungo un sentiero che porterà ministri dell’Evangelo ad essere trascinati davanti ai tribunali a discolparsi e forse in prigione? Mandiamo soldati nel mondo a combattere per la libertà, ma siamo prossimi a perdere la nostra. Quel patto, datoci da Dio, del matrimonio, così come definito da Dio, non è nostro perché lo ridefiniamo, è nostro per difenderlo. Benché il ministro per le donne e le pari opportunità ha cercato di attenuare i timori espressi, ma sappiamo che non ci è riuscito. Come ho affermato,  mi aspetto conseguenze non volute… Forse i ministri di culto non saranno imprigionati , ma quell giorno potrebbe arrivare in seguito. Il giorno della persecuzione in questo paese, grazie a Dio, non è giunto, ma potrebbe venire.”

Chissà se qualche pastore o dirigente valdese avrebbe qualcosa da dire su questo discorso? Sembra comunque più facile sentire parlare di concetti biblici sulla famiglia al Parlamento britannico che al Sinodo Valdese. 

Domenico_MaselliDomenico Maselli, this web 77 anni, price è una delle figure più importanti del protestantesimo italiano. Già docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Firenze, autore di molti libri, deputato dal 1994 al 2001 nel centro sinistra, pastore valdese (a titolo gratuito) per decenni, tutt’ora titolare della comunità di Lucca, dal 2006 al 2009 è stato presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Come tale ha lavorato intensamente a una collaborazione fra tutti gli evangelici italiani.

Proprio per questo, finora si era tenuto al di fuori delle discussioni sulle benedizioni alle coppie omosessuali e non ha partecipato al Sinodo 2010.

Ora, tirato per i capelli da un articolo sul quotidiano toscano Il Tirreno, ha scritto una lettera in cui ha fatto chiarezza: “Non ho benedetto coppie gay e non intendo farlo”.
Ma anche lui, per la nomenklatura valdese, non esiste, poiché – come ha detto il pastore Platone – solo qualche pentecostale dissente.

aei_logo_180x300pxTenere alta la parola – Non farsi condizionare dal politicamente corretto

L’Alleanza Evangelica Italiana (espressione italiana, treatment costituitasi nel 1974, order della World Evangelical Alliance, nata nel 1846 N.d. R.) in relazione alla benedizione di una coppia omosessuale svoltasi nella chiesa valdese di Milano il 26 giugno 2011,

si riconosce pienamente nelle parole di “netta contrarietà” e di “dissenso radicale” espresse dalla Federazione delle Chiese Pentecostali (FCP) il 5 luglio 2011 nei confronti di un atto che è contrario all’evangelo. Non è infatti nella disponibilità della chiesa fedele al Signore benedire qualcosa che Dio non benedice. E le cose che Dio benedice e che la chiesa può benedire sono quelle che la Scrittura insegna. Questa presa di posizione è in totale sintonia con il comunicato che l’AEI ha diramato dopo il Sinodo valdese del 2010 (30 agosto 2010) e con l’ampio documento di studio che l’AEI ha elaborato sull’omosessualità (“Omosessualità: un approccio evangelico”, 2003);

ribadisce che la radicale differenza che si manifesta su questo tema ha radici dottrinali profonde che hanno a che fare con un diverso statuto riconosciuto alla Scrittura, un diverso senso della gravità del peccato e quindi una diversa comprensione dell’evangelo della grazia di Gesù Cristo che chiama tutti alla conversione e alla santificazione secondo la Scrittura.

invita tutte le chiese evangeliche, gli organismi evangelici e i singoli credenti a tenere alta la Parola della vita (Filippesi 2,16) senza farsi condizionare dai criteri del “politicamente corretto” e nella consapevolezza che a causa del peccato tutti siamo imperfetti (“poiché manchiamo tutti in molte cose”, Giacomo 3:2), e che pertanto tutti abbiamo bisogno dell’evangelo biblico che libera da tutte le distorsioni del peccato, ivi comprese quelle relative alla sessualità, e riconcilia alla vita secondo i modelli biblici di mascolinità e femminilità.

 E vengono accettati!

Il Tempio di  Luserna San Giovanni (6)In una importante comunità valdese, look la decina di catecumeni che hanno chiesto di diventare membri di chiesa ha presentato una confessione “di fede” sconcertante. Ecco alcuni passaggi:

“Crediamo che Dio… faccia del suo meglio per aiutarci, anche se non può – o forse non vuole – risolvere tutti i problemi del nostro mondo; non crediamo sia onnipotente…
Crediamo in Gesù Cristo come punto di riferimento della nostra ricerca… lui che ha vissuto con coerenza e convinzione un’esistenza di bontà, dedicata ad aiutare gli altri e a trasmettere la parola di Dio…
Nella Bibbia troviamo la testimonianza fondamentale che ci parla di Dio e di Gesù Cristo, ma non crediamo che le sue parole possano essere prese alla lettera.
Non crediamo nei miracoli…
Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati.
Non sappiamo se credere a una vita dopo la morte, ma se c’è non crediamo comporti la separazione tra buoni e cattivi.
Desideriamo credere in noi stessi e nella comunità di cui entriamo a far parte.
Anche se a volte non siamo sicuri dell’esistenza di Dio, desideriamo che Dio stesso ce ne convinca, e vogliamo credere in lui. Amen”

Il concistoro ha deciso di ammetterli alla confermazione e dunque nella comunità, precisando che ritiene questa confessione un punto di partenza e non di arrivo.

I dubbi non vanno ignorati ed è comprensibile che alberghino in ragazzi di 16-17 anni, visto che persone assai più mature non ne sono certo esenti.

Stupiscono piuttosto le certezze, così forti da entrare in una pubblica dichiarazione: Dio non è onnipotente e i miracoli non esistono. Altro che prendere alla lettera la Bibbia! Qui si afferma che è un cumulo di fandonie, a cominciare dagli Evangeli, nei quali la narrazione dei miracoli di Gesù occupa uno spazio amplissimo. Inclusa la Sua resurrezione, che infatti la “confessione” non cita. Né si accenna minimamente al fatto che Gesù è Dio e neppure Figlio di Dio. Anzi, dicendo che ha dedicato la vita a “trasmettere la parola di Dio” si dice esplicitamente che Gesù non è Dio. Insomma, una tale definizione di Gesù sarebbe probabilmente accettabile anche per un musulmano, non per un cristiano.

Poi, probabilmente in omaggio ai dogmi darwiniani, si mette in dubbio il Dio Creatore, anche come preordinatore della evoluzione. Potrebbe probabilmente avvicinarsi al “disegno intelligente”, che i darwiniani bigotti vedono ancor peggio del creazionismo.

Non male anche la questione della vita eterna: non sanno se esiste, ma se esiste sanno com’è!

Viene da chiedersi: com’è possibile che ben dieci giovani si siano trovati d’accordo su simili stravaganze? Già sarebbe strano che uno solo le sostenesse, ma dieci, tutti concordi… nell’andare in scontro frontale con la confessione della chiesa nella quale hanno chiesto, e ottenuto, di entrare? Ipotizzare che tutto ciò sia il “punto d’arrivo” di diversi anni di catechismo condotti in un certo modo non sembra così fuori luogo.

Infine, grande assente: lo Spirito Santo.

Di fronte a tanta desolazione, preghiamo l’Iddio Onnipotente perché, proprio con il suo Spirito ispiri a queste ragazze e a questi ragazzi a cercare ancora e ad ascoltare la Parola di Dio ed esserne ispirati. Amen

 

Leggi la “confessione di fede” in originale
In questi giorni si parla ancora molto degli ospedali ex valdesi. La Regione Piemonte, generic che li ha assorbiti nel 2003.

Nel 2003 sulla Chiesa Valdese, seek il cui bilancio annuale è di pochi milioni di euro (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ma noto), pharmacy gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era sul punto di essere costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

-          il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se, a giudizio delle banche stesse, il valore complessivo del patrimonio immobiliare (ci fu una stima di 16 milioni, probabilmente bassa, ma non irrealistica) fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne, ; in caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da un debito residuo di qualche milione; in altre parole, culti in case private o al bar, pastori in case in affitto perché i presbiteri sarebbero passati alle banche e ancora debiti da pagare;

-          i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

-          gli istituti sarebbero stati chiusi senza eccezione.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte , anche quelle che avevano affisso manifesti che parlavano di “accordo avvelenato”.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riformacriticarono aspramente l’accordo e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla, rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. Occorre sapere la verità.
Intervento del deputato Dott. William McCrea (Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord) alla Camera dei Comuni alle 16:58 del 5 febbraio 2013 in occasione della presentazione della proposta di legge del Governo del Regno Unito sull’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso. Il dott. McCrea è pure pastore della Chiesa presbiteriana libera (FPC). L’originale di questo discorso può essere trovato nella trascrizione dei discorsi del Parlamento inglese 

“Prendo la parola per esprimere la mia opposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo di Sua Maestà e che implica la ridefinizione del concetto di matrimonio. So che molte persone, dosage dentro e fuori la Camera preferirebbero su questi argomenti una gara di insulti dentro e intorno al Parlamento, viagra 60mg ma credo che la questione di cui stiamo discutendo meriti un dibattito onesto e considerato. Ci sono importanti conseguenze che saranno avvertite quando molti membri della Camera dei Comuni non saranno più qui.
Confido che i sostenitori di questo progetto di legge comprendano e tengano conto del fatto che coloro che vi si oppongono lo fanno sulla base di genuine persuasioni di fede e convinzioni personali, cialis 40mg molte delle quali apprese fin da piccoli sulle ginocchia della loro madre. La maggior parte delle persone, a tutt’oggi, considerano il Regno Unito come un Paese cristiano. Per alcuni, questo è occasione di imbarazzo, mentre altri ringraziano Dio che il nostro Paese ancora conservi un po’ di luce dell’Evangelo e goda di libertà di pensiero e di parola. Ogni giorno, onorevoli membri del Parlamento si riuniscono in questa Casa per udire leggere le Sacre Scritture e per offrire le loro preghiere a Dio, chiedendo con umiltà la benedizione di Dio sulla nostra Regina, il suo Governo e le nostre deliberazioni. Noi, nel compito di guidare il nostro popolo, ancora riconosciamo la sovranità di Dio, l’autorità della Sua Parola ed il nostro bisogno di una saggezza di gran lunga superiore alla nostra. Purtroppo, dopo aver fatto oggi proprio questo, stiamo voltando le spalle agli insegnamenti di quello stesso Libro e mettendo la nostra [presunta] saggezza e conoscenza al di sopra della sapienza divina.

È vero che menzionare le Sacre Scritture nei dibattiti di questa Camera spesso comporta disprezzo, risa, scherno, isolamento ed intolleranza, ma le Sacre Scritture ci rammentano che Dio ha detto che non è bene che l’uomo fosse solo, così portò Eva ad Adamo. Per migliaia di anni, in quasi tutte le culture, il matrimonio è stato definito come un’unione per tutta la vita fra un uomo ed una donna. Il matrimonio è un’istituzione data da Dio per il bene di tutta l’umanità di ogni tempo, ed è stato il fondamento della famiglia e della società. Oggi, però, il nostro Governo, intende spazzare via una definizione che ha servito per secoli la nostra nazione, per imporre nuovi standard e valori a tutta la società, a prescindere dal credo religioso e convinzioni personali. Sicuramente la libertà religiosa e la libertà di coscienza non possono essere messe da parte per un capriccio, semplicemente perché i partiti politici credono, così facendo, di ottenere un qualche vantaggio elettorale.

Recentemente siamo stati testimoni, di persone che, in tutto il Regno Unito stanno soffrendo persecuzione per avere liberamente espresso il proprio sostegno al matrimonio tradizionale. La scorsa settimana abbiamo persino avuto una discussione in Aula in cui l’onorevole Leigh di Gainsborough ha menzionato espressamente i casi di Adrian Smith e Lillian Ladele, e non dobbiamo dimenticare Arthur McGeorge, la Dr Angela McCaskill, il Dr Beales Bill, e Peter e Hazel Bull. Queste ed altre persone come loro hanno dovuto affrontare la sospensione dal loro impiego, una drammatica perdita di guadagno, retrocessione nella carriera, azioni disciplinari ed udienze in tribunale solo perché hanno osato esprimere la loro fede nel matrimonio tradizionale. Ridefinire il matrimonio comporterà serie conseguenze, ben oltre quelle intese da questo progetto di legge…

Recentemente sono stato testimone di intolleranza contro  il Cristianesimo. Mentre non si osa parlare contro alter figure religiose, il prezioso nome del Signore Gesù è spesso calpestato nel fango. Molti guardano alla nostra nazione e si chiedono cosa le stia accadendo… Quando il ministro è venuto a presentare il suo disegno di legge, le è stato chiesto che cosa sarebbe stato deu diritti degli insegnanti che non sostengono i matrimoni dello stesso sesso nelle aule, le è stato chiesto se sarebbero stati licenziati. I genitori hanno il diritto di ritirare I loro figli dalle lezioni che fanno propria la nuova definizione di matrimonio? Quale sarà la posizione delle organizzazioni caritatevoli che sostengono il matrimonio tradizionale? Che tutele si possono attendere?”

Interruzione di  un altro deputato (pratica normale al parlamento di Londra) Jeffrey M. Donaldson: ”Il pastore della Chiesa della Santa Trinità, Brompton, ha chiesto agli uffici del ministero se i corsi prematrimoniali gestiti per conto dei comuni dalle chiese avranno conseguenze da questa nuova legge. È chiaro perciò che la legge influisce davvero sull’attività delle chiese e il loro concetto di matrimonio.”  

McCrea riprende il suo intervento: “Quale sarà la posizione delle organizzazioni giovanili delle chiese la cui esistenza dipende da fondi pubblici? Si vedranno negare i fondi? Questa legge non è forse la parte sottile di un cuneo che ci porterà lungo un sentiero che porterà ministri dell’Evangelo ad essere trascinati davanti ai tribunali a discolparsi e forse in prigione? Mandiamo soldati nel mondo a combattere per la libertà, ma siamo prossimi a perdere la nostra. Quel patto, datoci da Dio, del matrimonio, così come definito da Dio, non è nostro perché lo ridefiniamo, è nostro per difenderlo. Benché il ministro per le donne e le pari opportunità ha cercato di attenuare i timori espressi, ma sappiamo che non ci è riuscito. Come ho affermato,  mi aspetto conseguenze non volute… Forse i ministri di culto non saranno imprigionati , ma quell giorno potrebbe arrivare in seguito. Il giorno della persecuzione in questo paese, grazie a Dio, non è giunto, ma potrebbe venire.”

Chissà se qualche pastore o dirigente valdese avrebbe qualcosa da dire su questo discorso? Sembra comunque più facile sentire parlare di concetti biblici sulla famiglia al Parlamento britannico che al Sinodo Valdese. 

Domenico_MaselliDomenico Maselli, this web 77 anni, price è una delle figure più importanti del protestantesimo italiano. Già docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Firenze, autore di molti libri, deputato dal 1994 al 2001 nel centro sinistra, pastore valdese (a titolo gratuito) per decenni, tutt’ora titolare della comunità di Lucca, dal 2006 al 2009 è stato presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Come tale ha lavorato intensamente a una collaborazione fra tutti gli evangelici italiani.

Proprio per questo, finora si era tenuto al di fuori delle discussioni sulle benedizioni alle coppie omosessuali e non ha partecipato al Sinodo 2010.

Ora, tirato per i capelli da un articolo sul quotidiano toscano Il Tirreno, ha scritto una lettera in cui ha fatto chiarezza: “Non ho benedetto coppie gay e non intendo farlo”.
Ma anche lui, per la nomenklatura valdese, non esiste, poiché – come ha detto il pastore Platone – solo qualche pentecostale dissente.

aei_logo_180x300pxTenere alta la parola – Non farsi condizionare dal politicamente corretto

L’Alleanza Evangelica Italiana (espressione italiana, treatment costituitasi nel 1974, order della World Evangelical Alliance, nata nel 1846 N.d. R.) in relazione alla benedizione di una coppia omosessuale svoltasi nella chiesa valdese di Milano il 26 giugno 2011,

si riconosce pienamente nelle parole di “netta contrarietà” e di “dissenso radicale” espresse dalla Federazione delle Chiese Pentecostali (FCP) il 5 luglio 2011 nei confronti di un atto che è contrario all’evangelo. Non è infatti nella disponibilità della chiesa fedele al Signore benedire qualcosa che Dio non benedice. E le cose che Dio benedice e che la chiesa può benedire sono quelle che la Scrittura insegna. Questa presa di posizione è in totale sintonia con il comunicato che l’AEI ha diramato dopo il Sinodo valdese del 2010 (30 agosto 2010) e con l’ampio documento di studio che l’AEI ha elaborato sull’omosessualità (“Omosessualità: un approccio evangelico”, 2003);

ribadisce che la radicale differenza che si manifesta su questo tema ha radici dottrinali profonde che hanno a che fare con un diverso statuto riconosciuto alla Scrittura, un diverso senso della gravità del peccato e quindi una diversa comprensione dell’evangelo della grazia di Gesù Cristo che chiama tutti alla conversione e alla santificazione secondo la Scrittura.

invita tutte le chiese evangeliche, gli organismi evangelici e i singoli credenti a tenere alta la Parola della vita (Filippesi 2,16) senza farsi condizionare dai criteri del “politicamente corretto” e nella consapevolezza che a causa del peccato tutti siamo imperfetti (“poiché manchiamo tutti in molte cose”, Giacomo 3:2), e che pertanto tutti abbiamo bisogno dell’evangelo biblico che libera da tutte le distorsioni del peccato, ivi comprese quelle relative alla sessualità, e riconcilia alla vita secondo i modelli biblici di mascolinità e femminilità.

 E vengono accettati!

Il Tempio di  Luserna San Giovanni (6)In una importante comunità valdese, look la decina di catecumeni che hanno chiesto di diventare membri di chiesa ha presentato una confessione “di fede” sconcertante. Ecco alcuni passaggi:

“Crediamo che Dio… faccia del suo meglio per aiutarci, anche se non può – o forse non vuole – risolvere tutti i problemi del nostro mondo; non crediamo sia onnipotente…
Crediamo in Gesù Cristo come punto di riferimento della nostra ricerca… lui che ha vissuto con coerenza e convinzione un’esistenza di bontà, dedicata ad aiutare gli altri e a trasmettere la parola di Dio…
Nella Bibbia troviamo la testimonianza fondamentale che ci parla di Dio e di Gesù Cristo, ma non crediamo che le sue parole possano essere prese alla lettera.
Non crediamo nei miracoli…
Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati.
Non sappiamo se credere a una vita dopo la morte, ma se c’è non crediamo comporti la separazione tra buoni e cattivi.
Desideriamo credere in noi stessi e nella comunità di cui entriamo a far parte.
Anche se a volte non siamo sicuri dell’esistenza di Dio, desideriamo che Dio stesso ce ne convinca, e vogliamo credere in lui. Amen”

Il concistoro ha deciso di ammetterli alla confermazione e dunque nella comunità, precisando che ritiene questa confessione un punto di partenza e non di arrivo.

I dubbi non vanno ignorati ed è comprensibile che alberghino in ragazzi di 16-17 anni, visto che persone assai più mature non ne sono certo esenti.

Stupiscono piuttosto le certezze, così forti da entrare in una pubblica dichiarazione: Dio non è onnipotente e i miracoli non esistono. Altro che prendere alla lettera la Bibbia! Qui si afferma che è un cumulo di fandonie, a cominciare dagli Evangeli, nei quali la narrazione dei miracoli di Gesù occupa uno spazio amplissimo. Inclusa la Sua resurrezione, che infatti la “confessione” non cita. Né si accenna minimamente al fatto che Gesù è Dio e neppure Figlio di Dio. Anzi, dicendo che ha dedicato la vita a “trasmettere la parola di Dio” si dice esplicitamente che Gesù non è Dio. Insomma, una tale definizione di Gesù sarebbe probabilmente accettabile anche per un musulmano, non per un cristiano.

Poi, probabilmente in omaggio ai dogmi darwiniani, si mette in dubbio il Dio Creatore, anche come preordinatore della evoluzione. Potrebbe probabilmente avvicinarsi al “disegno intelligente”, che i darwiniani bigotti vedono ancor peggio del creazionismo.

Non male anche la questione della vita eterna: non sanno se esiste, ma se esiste sanno com’è!

Viene da chiedersi: com’è possibile che ben dieci giovani si siano trovati d’accordo su simili stravaganze? Già sarebbe strano che uno solo le sostenesse, ma dieci, tutti concordi… nell’andare in scontro frontale con la confessione della chiesa nella quale hanno chiesto, e ottenuto, di entrare? Ipotizzare che tutto ciò sia il “punto d’arrivo” di diversi anni di catechismo condotti in un certo modo non sembra così fuori luogo.

Infine, grande assente: lo Spirito Santo.

Di fronte a tanta desolazione, preghiamo l’Iddio Onnipotente perché, proprio con il suo Spirito ispiri a queste ragazze e a questi ragazzi a cercare ancora e ad ascoltare la Parola di Dio ed esserne ispirati. Amen

 

Leggi la “confessione di fede” in originale
In questi giorni si parla ancora molto degli ospedali ex valdesi. La Regione Piemonte, generic che li ha assorbiti nel 2003.

Nel 2003 sulla Chiesa Valdese, seek il cui bilancio annuale è di pochi milioni di euro (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ma noto), pharmacy gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era sul punto di essere costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

-          il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se, a giudizio delle banche stesse, il valore complessivo del patrimonio immobiliare (ci fu una stima di 16 milioni, probabilmente bassa, ma non irrealistica) fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne, ; in caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da un debito residuo di qualche milione; in altre parole, culti in case private o al bar, pastori in case in affitto perché i presbiteri sarebbero passati alle banche e ancora debiti da pagare;

-          i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

-          gli istituti sarebbero stati chiusi senza eccezione.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte , anche quelle che avevano affisso manifesti che parlavano di “accordo avvelenato”.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riformacriticarono aspramente l’accordo e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla, rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. Occorre sapere la verità.

(Anche se non sono più valdesi)

In questi giorni si parla ancora molto degli ospedali ex valdesi. La Regione Piemonte li ha assorbiti nel 2003.

Nel 2003, dosage sulla Chiesa Valdese - il cui bilancio annuale è circa 6 milioni di euro, di cui meno di 4 provenienti dalle contribuzioni (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ufficiale ma noto) - gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era sul punto di essere costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

- il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se, a giudizio delle banche stesse, il valore complessivo del patrimonio immobiliare (ci fu una stima di 16 milioni, probabilmente bassa, ma non irrealistica) fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne, ; in caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da un debito residuo di qualche milione; in altre parole, culti in case private o al bar, pastori in case in affitto perché i presbiteri sarebbero passati alle banche e ancora debiti da pagare;

- i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

- gli istituti sarebbero stati chiusi senza eccezione.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte , anche quelle che avevano affisso manifesti che parlavano di “accordo avvelenato”.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riformacriticarono aspramente l’accordo, e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla - rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. 
Intervento del deputato Dott. William McCrea (Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord) alla Camera dei Comuni alle 16:58 del 5 febbraio 2013 in occasione della presentazione della proposta di legge del Governo del Regno Unito sull’estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso. Il dott. McCrea è pure pastore della Chiesa presbiteriana libera (FPC). L’originale di questo discorso può essere trovato nella trascrizione dei discorsi del Parlamento inglese 

“Prendo la parola per esprimere la mia opposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo di Sua Maestà e che implica la ridefinizione del concetto di matrimonio. So che molte persone, dosage dentro e fuori la Camera preferirebbero su questi argomenti una gara di insulti dentro e intorno al Parlamento, viagra 60mg ma credo che la questione di cui stiamo discutendo meriti un dibattito onesto e considerato. Ci sono importanti conseguenze che saranno avvertite quando molti membri della Camera dei Comuni non saranno più qui.
Confido che i sostenitori di questo progetto di legge comprendano e tengano conto del fatto che coloro che vi si oppongono lo fanno sulla base di genuine persuasioni di fede e convinzioni personali, cialis 40mg molte delle quali apprese fin da piccoli sulle ginocchia della loro madre. La maggior parte delle persone, a tutt’oggi, considerano il Regno Unito come un Paese cristiano. Per alcuni, questo è occasione di imbarazzo, mentre altri ringraziano Dio che il nostro Paese ancora conservi un po’ di luce dell’Evangelo e goda di libertà di pensiero e di parola. Ogni giorno, onorevoli membri del Parlamento si riuniscono in questa Casa per udire leggere le Sacre Scritture e per offrire le loro preghiere a Dio, chiedendo con umiltà la benedizione di Dio sulla nostra Regina, il suo Governo e le nostre deliberazioni. Noi, nel compito di guidare il nostro popolo, ancora riconosciamo la sovranità di Dio, l’autorità della Sua Parola ed il nostro bisogno di una saggezza di gran lunga superiore alla nostra. Purtroppo, dopo aver fatto oggi proprio questo, stiamo voltando le spalle agli insegnamenti di quello stesso Libro e mettendo la nostra [presunta] saggezza e conoscenza al di sopra della sapienza divina.

È vero che menzionare le Sacre Scritture nei dibattiti di questa Camera spesso comporta disprezzo, risa, scherno, isolamento ed intolleranza, ma le Sacre Scritture ci rammentano che Dio ha detto che non è bene che l’uomo fosse solo, così portò Eva ad Adamo. Per migliaia di anni, in quasi tutte le culture, il matrimonio è stato definito come un’unione per tutta la vita fra un uomo ed una donna. Il matrimonio è un’istituzione data da Dio per il bene di tutta l’umanità di ogni tempo, ed è stato il fondamento della famiglia e della società. Oggi, però, il nostro Governo, intende spazzare via una definizione che ha servito per secoli la nostra nazione, per imporre nuovi standard e valori a tutta la società, a prescindere dal credo religioso e convinzioni personali. Sicuramente la libertà religiosa e la libertà di coscienza non possono essere messe da parte per un capriccio, semplicemente perché i partiti politici credono, così facendo, di ottenere un qualche vantaggio elettorale.

Recentemente siamo stati testimoni, di persone che, in tutto il Regno Unito stanno soffrendo persecuzione per avere liberamente espresso il proprio sostegno al matrimonio tradizionale. La scorsa settimana abbiamo persino avuto una discussione in Aula in cui l’onorevole Leigh di Gainsborough ha menzionato espressamente i casi di Adrian Smith e Lillian Ladele, e non dobbiamo dimenticare Arthur McGeorge, la Dr Angela McCaskill, il Dr Beales Bill, e Peter e Hazel Bull. Queste ed altre persone come loro hanno dovuto affrontare la sospensione dal loro impiego, una drammatica perdita di guadagno, retrocessione nella carriera, azioni disciplinari ed udienze in tribunale solo perché hanno osato esprimere la loro fede nel matrimonio tradizionale. Ridefinire il matrimonio comporterà serie conseguenze, ben oltre quelle intese da questo progetto di legge…

Recentemente sono stato testimone di intolleranza contro  il Cristianesimo. Mentre non si osa parlare contro alter figure religiose, il prezioso nome del Signore Gesù è spesso calpestato nel fango. Molti guardano alla nostra nazione e si chiedono cosa le stia accadendo… Quando il ministro è venuto a presentare il suo disegno di legge, le è stato chiesto che cosa sarebbe stato deu diritti degli insegnanti che non sostengono i matrimoni dello stesso sesso nelle aule, le è stato chiesto se sarebbero stati licenziati. I genitori hanno il diritto di ritirare I loro figli dalle lezioni che fanno propria la nuova definizione di matrimonio? Quale sarà la posizione delle organizzazioni caritatevoli che sostengono il matrimonio tradizionale? Che tutele si possono attendere?”

Interruzione di  un altro deputato (pratica normale al parlamento di Londra) Jeffrey M. Donaldson: ”Il pastore della Chiesa della Santa Trinità, Brompton, ha chiesto agli uffici del ministero se i corsi prematrimoniali gestiti per conto dei comuni dalle chiese avranno conseguenze da questa nuova legge. È chiaro perciò che la legge influisce davvero sull’attività delle chiese e il loro concetto di matrimonio.”  

McCrea riprende il suo intervento: “Quale sarà la posizione delle organizzazioni giovanili delle chiese la cui esistenza dipende da fondi pubblici? Si vedranno negare i fondi? Questa legge non è forse la parte sottile di un cuneo che ci porterà lungo un sentiero che porterà ministri dell’Evangelo ad essere trascinati davanti ai tribunali a discolparsi e forse in prigione? Mandiamo soldati nel mondo a combattere per la libertà, ma siamo prossimi a perdere la nostra. Quel patto, datoci da Dio, del matrimonio, così come definito da Dio, non è nostro perché lo ridefiniamo, è nostro per difenderlo. Benché il ministro per le donne e le pari opportunità ha cercato di attenuare i timori espressi, ma sappiamo che non ci è riuscito. Come ho affermato,  mi aspetto conseguenze non volute… Forse i ministri di culto non saranno imprigionati , ma quell giorno potrebbe arrivare in seguito. Il giorno della persecuzione in questo paese, grazie a Dio, non è giunto, ma potrebbe venire.”

Chissà se qualche pastore o dirigente valdese avrebbe qualcosa da dire su questo discorso? Sembra comunque più facile sentire parlare di concetti biblici sulla famiglia al Parlamento britannico che al Sinodo Valdese. 

Domenico_MaselliDomenico Maselli, this web 77 anni, price è una delle figure più importanti del protestantesimo italiano. Già docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Firenze, autore di molti libri, deputato dal 1994 al 2001 nel centro sinistra, pastore valdese (a titolo gratuito) per decenni, tutt’ora titolare della comunità di Lucca, dal 2006 al 2009 è stato presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Come tale ha lavorato intensamente a una collaborazione fra tutti gli evangelici italiani.

Proprio per questo, finora si era tenuto al di fuori delle discussioni sulle benedizioni alle coppie omosessuali e non ha partecipato al Sinodo 2010.

Ora, tirato per i capelli da un articolo sul quotidiano toscano Il Tirreno, ha scritto una lettera in cui ha fatto chiarezza: “Non ho benedetto coppie gay e non intendo farlo”.
Ma anche lui, per la nomenklatura valdese, non esiste, poiché – come ha detto il pastore Platone – solo qualche pentecostale dissente.

aei_logo_180x300pxTenere alta la parola – Non farsi condizionare dal politicamente corretto

L’Alleanza Evangelica Italiana (espressione italiana, treatment costituitasi nel 1974, order della World Evangelical Alliance, nata nel 1846 N.d. R.) in relazione alla benedizione di una coppia omosessuale svoltasi nella chiesa valdese di Milano il 26 giugno 2011,

si riconosce pienamente nelle parole di “netta contrarietà” e di “dissenso radicale” espresse dalla Federazione delle Chiese Pentecostali (FCP) il 5 luglio 2011 nei confronti di un atto che è contrario all’evangelo. Non è infatti nella disponibilità della chiesa fedele al Signore benedire qualcosa che Dio non benedice. E le cose che Dio benedice e che la chiesa può benedire sono quelle che la Scrittura insegna. Questa presa di posizione è in totale sintonia con il comunicato che l’AEI ha diramato dopo il Sinodo valdese del 2010 (30 agosto 2010) e con l’ampio documento di studio che l’AEI ha elaborato sull’omosessualità (“Omosessualità: un approccio evangelico”, 2003);

ribadisce che la radicale differenza che si manifesta su questo tema ha radici dottrinali profonde che hanno a che fare con un diverso statuto riconosciuto alla Scrittura, un diverso senso della gravità del peccato e quindi una diversa comprensione dell’evangelo della grazia di Gesù Cristo che chiama tutti alla conversione e alla santificazione secondo la Scrittura.

invita tutte le chiese evangeliche, gli organismi evangelici e i singoli credenti a tenere alta la Parola della vita (Filippesi 2,16) senza farsi condizionare dai criteri del “politicamente corretto” e nella consapevolezza che a causa del peccato tutti siamo imperfetti (“poiché manchiamo tutti in molte cose”, Giacomo 3:2), e che pertanto tutti abbiamo bisogno dell’evangelo biblico che libera da tutte le distorsioni del peccato, ivi comprese quelle relative alla sessualità, e riconcilia alla vita secondo i modelli biblici di mascolinità e femminilità.

 E vengono accettati!

Il Tempio di  Luserna San Giovanni (6)In una importante comunità valdese, look la decina di catecumeni che hanno chiesto di diventare membri di chiesa ha presentato una confessione “di fede” sconcertante. Ecco alcuni passaggi:

“Crediamo che Dio… faccia del suo meglio per aiutarci, anche se non può – o forse non vuole – risolvere tutti i problemi del nostro mondo; non crediamo sia onnipotente…
Crediamo in Gesù Cristo come punto di riferimento della nostra ricerca… lui che ha vissuto con coerenza e convinzione un’esistenza di bontà, dedicata ad aiutare gli altri e a trasmettere la parola di Dio…
Nella Bibbia troviamo la testimonianza fondamentale che ci parla di Dio e di Gesù Cristo, ma non crediamo che le sue parole possano essere prese alla lettera.
Non crediamo nei miracoli…
Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati.
Non sappiamo se credere a una vita dopo la morte, ma se c’è non crediamo comporti la separazione tra buoni e cattivi.
Desideriamo credere in noi stessi e nella comunità di cui entriamo a far parte.
Anche se a volte non siamo sicuri dell’esistenza di Dio, desideriamo che Dio stesso ce ne convinca, e vogliamo credere in lui. Amen”

Il concistoro ha deciso di ammetterli alla confermazione e dunque nella comunità, precisando che ritiene questa confessione un punto di partenza e non di arrivo.

I dubbi non vanno ignorati ed è comprensibile che alberghino in ragazzi di 16-17 anni, visto che persone assai più mature non ne sono certo esenti.

Stupiscono piuttosto le certezze, così forti da entrare in una pubblica dichiarazione: Dio non è onnipotente e i miracoli non esistono. Altro che prendere alla lettera la Bibbia! Qui si afferma che è un cumulo di fandonie, a cominciare dagli Evangeli, nei quali la narrazione dei miracoli di Gesù occupa uno spazio amplissimo. Inclusa la Sua resurrezione, che infatti la “confessione” non cita. Né si accenna minimamente al fatto che Gesù è Dio e neppure Figlio di Dio. Anzi, dicendo che ha dedicato la vita a “trasmettere la parola di Dio” si dice esplicitamente che Gesù non è Dio. Insomma, una tale definizione di Gesù sarebbe probabilmente accettabile anche per un musulmano, non per un cristiano.

Poi, probabilmente in omaggio ai dogmi darwiniani, si mette in dubbio il Dio Creatore, anche come preordinatore della evoluzione. Potrebbe probabilmente avvicinarsi al “disegno intelligente”, che i darwiniani bigotti vedono ancor peggio del creazionismo.

Non male anche la questione della vita eterna: non sanno se esiste, ma se esiste sanno com’è!

Viene da chiedersi: com’è possibile che ben dieci giovani si siano trovati d’accordo su simili stravaganze? Già sarebbe strano che uno solo le sostenesse, ma dieci, tutti concordi… nell’andare in scontro frontale con la confessione della chiesa nella quale hanno chiesto, e ottenuto, di entrare? Ipotizzare che tutto ciò sia il “punto d’arrivo” di diversi anni di catechismo condotti in un certo modo non sembra così fuori luogo.

Infine, grande assente: lo Spirito Santo.

Di fronte a tanta desolazione, preghiamo l’Iddio Onnipotente perché, proprio con il suo Spirito ispiri a queste ragazze e a questi ragazzi a cercare ancora e ad ascoltare la Parola di Dio ed esserne ispirati. Amen

 

Leggi la “confessione di fede” in originale
In questi giorni si parla ancora molto degli ospedali ex valdesi. La Regione Piemonte, generic che li ha assorbiti nel 2003.

Nel 2003 sulla Chiesa Valdese, seek il cui bilancio annuale è di pochi milioni di euro (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ma noto), pharmacy gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era sul punto di essere costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

-          il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se, a giudizio delle banche stesse, il valore complessivo del patrimonio immobiliare (ci fu una stima di 16 milioni, probabilmente bassa, ma non irrealistica) fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne, ; in caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da un debito residuo di qualche milione; in altre parole, culti in case private o al bar, pastori in case in affitto perché i presbiteri sarebbero passati alle banche e ancora debiti da pagare;

-          i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

-          gli istituti sarebbero stati chiusi senza eccezione.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte , anche quelle che avevano affisso manifesti che parlavano di “accordo avvelenato”.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riformacriticarono aspramente l’accordo e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla, rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. Occorre sapere la verità.

(Anche se non sono più valdesi)

In questi giorni si parla ancora molto degli ospedali ex valdesi. La Regione Piemonte li ha assorbiti nel 2003.

Nel 2003, dosage sulla Chiesa Valdese - il cui bilancio annuale è circa 6 milioni di euro, di cui meno di 4 provenienti dalle contribuzioni (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ufficiale ma noto) - gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era sul punto di essere costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

- il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se, a giudizio delle banche stesse, il valore complessivo del patrimonio immobiliare (ci fu una stima di 16 milioni, probabilmente bassa, ma non irrealistica) fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne, ; in caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da un debito residuo di qualche milione; in altre parole, culti in case private o al bar, pastori in case in affitto perché i presbiteri sarebbero passati alle banche e ancora debiti da pagare;

- i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

- gli istituti sarebbero stati chiusi senza eccezione.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte , anche quelle che avevano affisso manifesti che parlavano di “accordo avvelenato”.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riformacriticarono aspramente l’accordo, e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla - rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. 
In questi giorni si parla ancora molto degli ospedali ex valdesi. La Regione Piemonte, pills che li ha assorbiti nel 2003.

Nel 2003 sulla Chiesa Valdese, il cui bilancio annuale è di pochi milioni di euro (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ma noto), gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era sul punto di essere costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

-          il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se, a giudizio delle banche stesse, il valore complessivo del patrimonio immobiliare (ci fu una stima di 16 milioni, probabilmente bassa, ma non irrealistica) fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne, ; in caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da un debito residuo di qualche milione; in altre parole, culti in case private o al bar, pastori in case in affitto perché i presbiteri sarebbero passati alle banche e ancora debiti da pagare;

-          i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

-          gli istituti sarebbero stati chiusi senza eccezione.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte , anche quelle che avevano affisso manifesti che parlavano di “accordo avvelenato”.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riformacriticarono aspramente l’accordo e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla, rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. 

La Dichiarazione di Cambridge

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, viagra 60mg l’abbandono delle Confessioni di Fede non è cosa solo valdese. Per un verso, questo potrebbe essere consolatorio; per un altro è avvilente. I valdesi - che hanno resistito a guerre, torture e massacri - cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una Confessione di Fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals (Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo. Sia la conferenza sia la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica e il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nel pragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche Confessioni di Fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996, una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosa Università Harvard - centro della vita ecclesiastica e intellettuale dell’America del XVII secolo, che ha dato origine al movimento evangelicale come pure del Puritanesimo che, nel 1648, con la Cambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

 

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e a una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 ALLIANCE

of Confessing Evangelicals

www.AllianceNet.org

La Dichiarazione di Cambridge

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, try l’abbandono delle Confessioni di Fede non è cosa solo valdese. Per un verso, purchase questo potrebbe essere consolatorio; per un altro è avvilente. I valdesi - che hanno resistito a guerre, torture e massacri - cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una Confessione di Fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals (Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo. Sia la conferenza sia la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica e il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nel pragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche Confessioni di Fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996, una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosa Università Harvard - centro della vita ecclesiastica e intellettuale dell’America del XVII secolo, che ha dato origine al movimento evangelicale come pure del Puritanesimo che, nel 1648, con la Cambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

 

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e a una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 ALLIANCE

of Confessing Evangelicals

www.AllianceNet.org

La Dichiarazione di Cambridge

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, try l’abbandono delle Confessioni di Fede non è cosa solo valdese. Per un verso, purchase questo potrebbe essere consolatorio; per un altro è avvilente. I valdesi - che hanno resistito a guerre, torture e massacri - cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una Confessione di Fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals (Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo. Sia la conferenza sia la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica e il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nel pragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche Confessioni di Fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996, una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosa Università Harvard - centro della vita ecclesiastica e intellettuale dell’America del XVII secolo, che ha dato origine al movimento evangelicale come pure del Puritanesimo che, nel 1648, con la Cambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

 

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e a una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

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In questi giorni si parla ancora molto degli ospedali ex valdesi. La Regione Piemonte, case che li ha assorbiti nel 2003.

Nel 2003 sulla Chiesa Valdese, il cui bilancio annuale è circa 6 milioni di euro,di cui meno di 4 provenienti dalle contribuzioni (il dato è curiosamente non pubblicato sul sito ufficiale ma noto), gravava un debito di decine di milioni di euro prodotto dagli ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto. Alla fine si è trattato di circa 60 milioni, rispetto al quale un precedente moderatore aveva presentato alle banche come garanzia l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa.

Il moderatore del 2003, Gianni Genre, di fronte alla totale mancanza di prospettive di rientro da quel debito colossale, era sul punto di essere costretto a presentare i libri contabili in tribunale per la procedura fallimentare. Se l’avesse fatto, e la legge glielo imponeva:

-          il patrimonio immobiliare dell’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste sarebbe passato per intero in mano alle banche creditrici, dalla Casa Valdese di Torre Pellice a tutti i templi, ai siti storici valdesi, se di proprietà, oltre naturalmente agli ospedali; si sarebbe salvato qualcosa solo se, a giudizio delle banche stesse, il valore complessivo del patrimonio immobiliare (ci fu una stima di 16 milioni, probabilmente bassa, ma non irrealistica) fosse stato superiore all’enorme debito, e c’è parecchio da dubitarne, ; in caso contrario, oltre a perdere gli immobili, ci saremmo trovati anche gravati da un debito residuo di qualche milione; in altre parole, culti in case private o al bar, pastori in case in affitto perché i presbiteri sarebbero passati alle banche e ancora debiti da pagare;

-          i 550 dipendenti sarebbero rimasti senza lavoro;

-          gli istituti sarebbero stati chiusi senza eccezione.

Tutto questo non accadde perché, dopo una trattativa tra Chiesa e Regione, mediata da Giorgio Mathieu, dal senatore Lucio Malan e dall’allora consigliere regionale Emilio Bolla, che avevano buoni rapporti con il presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo, ci fu da parte di quest’ultimo l’impegno ad ottenere l’approvazione di una legge regionale che accollasse l’intero debito alla Regione e assorbisse strutture e personale nella sanità pubblica. Le banche, sulla sola parola di Ghigo, allentarono la presa, vedendo prospettive concrete di veder rientrare i soldi da loro prestati, e andò esattamente come il presidente Ghigo aveva promesso. La legge regionale, alla fine, fu votata da tutte le forze politiche e il moderatore Genre le ringraziò pubblicamente tutte , anche quelle che avevano affisso manifesti che parlavano di “accordo avvelenato”.

Sulla questione ci furono due visioni contrapposte.

Molti, anche sul settimanale Riformacriticarono aspramente l’accordo e in particolare la Regione, Mathieu, Malan e Bolla, rei di aver privato la Chiesa dei suoi ospedali, le cui difficoltà economiche – sostenevano – erano dovute proprio alla Regione che negli anni precedenti non avrebbe pagato il giusto. I Democratici di Sinistra della Valle affissero manifesti che denunciavano “l’accordo avvelenato”.

Altri, principalmente Mathieu e Malan, sostennero che invece l’amministrazione degli ospedali era stata quanto meno carente e che la Regione, che tutt’al più aveva fatto resistenza alla richiesta di innalzamento di certe tariffe, ma, ben lungi dall’essere causa dei guai, aveva salvato la Chiesa da un disastro prodotto da altri. Chiesero con insistenza che fosse fatta chiarezza sull’accaduto con una inchiesta che accertasse la verità, affinché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, alla luce dei fatti, della progressione del debito, non certo nato nel 2003, della congruità o meno delle tariffe, dell’appropriatezza o meno delle numerose assunzioni e dei contratti con i services privati. La cosa certa, dicevano, era che si era sfiorato la perdita di ogni bene materiale della Chiesa, per cui era indispensabile sapere la verità.

Il tutto finì nella relazione di una commissione sinodale, presieduta dal pastore Giorgio Tourn, nella quale – come ebbe a dire Lucio Malan – l’unica cifra presente era la data. Un po’ strano visto che il problema era di soldi, di assunzioni, di debiti, di condizioni contrattuali.

In questo sito proveremo, con l’aiuto di tutti coloro che vorranno prestarcelo, a fare un po’ di chiarezza, apertissimi a tutti coloro che hanno elementi concreti di chiarezza, qualunque sia la conclusione alla quale essi portano. Per secoli i nostri padri e le nostre madri hanno salvaguardato anche materialmente la Chiesa, in situazioni tra il difficile e il disperato. Si è rischiato di distruggere tutto in pochi anni. 

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, web l’abbandono delle confessioni di fede non è cosa solo valdese. Per un verso questo potrebbe essere consolatorio, per un altro è avvilente. I valdesi , che hanno resistito a guerre, torture e massacri, cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una confessione di fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals(Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo.

Sia la conferenza che la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica ed il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nelpragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche confessioni di fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996 una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosaUniversità Harvard, centro della vita ecclesiastica ed intellettuale dell’America del XVII secolo che ha dato origine al movimento evangelicale, come pure del Puritanesimo, che nel 1648, con laCambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

 

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

 

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

 

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e ad una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 

ALLIANCE

of Confessing Evangelicals

www.AllianceNet.org

La Dichiarazione di Cambridge

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, approved l’abbandono delle Confessioni di Fede non è cosa solo valdese. Per un verso, questo potrebbe essere consolatorio; per un altro è avvilente. I valdesi - che hanno resistito a guerre, torture e massacri - cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una Confessione di Fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals (Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo. Sia la conferenza sia la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica e il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nel pragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche Confessioni di Fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996, una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosa Università Harvard - centro della vita ecclesiastica e intellettuale dell’America del XVII secolo, che ha dato origine al movimento evangelicale come pure del Puritanesimo che, nel 1648, con la Cambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

 

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e a una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 ALLIANCE

of Confessing Evangelicals

www.AllianceNet.org

La Dichiarazione di Cambridge

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, medicine l’abbandono delle Confessioni di Fede non è cosa solo valdese. Per un verso, questo potrebbe essere consolatorio; per un altro è avvilente. I valdesi - che hanno resistito a guerre, torture e massacri - cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una Confessione di Fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals (Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo. Sia la conferenza sia la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica e il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nel pragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche Confessioni di Fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996, una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosa Università Harvard - centro della vita ecclesiastica e intellettuale dell’America del XVII secolo, che ha dato origine al movimento evangelicale come pure del Puritanesimo che, nel 1648, con laCambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e a una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 ALLIANCE

of Confessing Evangelicals

www.AllianceNet.org

La Dichiarazione di Cambridge

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, viagra 40mg l’abbandono delle Confessioni di Fede non è cosa solo valdese. Per un verso, cheap questo potrebbe essere consolatorio; per un altro è avvilente. I valdesi - che hanno resistito a guerre, visit this site torture e massacri - cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una Confessione di Fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals (Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo.

Sia la conferenza che la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica e il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nel pragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche Confessioni di Fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996, una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosa Università Harvard - centro della vita ecclesiastica e intellettuale dell’America del XVII secolo, che ha dato origine al movimento evangelicale come pure del Puritanesimo che, nel 1648, con laCambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e a una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 ALLIANCE

of Confessing Evangelicals

www.AllianceNet.org

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, find l’abbandono delle confessioni di fede non è cosa solo valdese. Per un verso questo potrebbe essere consolatorio, troche per un altro è avvilente. I valdesi , story che hanno resistito a guerre, torture e massacri, cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una confessione di fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals(Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo.

Sia la conferenza che la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica ed il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nelpragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche confessioni di fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996 una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosaUniversità Harvard, centro della vita ecclesiastica ed intellettuale dell’America del XVII secolo che ha dato origine al movimento evangelicale, come pure del Puritanesimo, che nel 1648, con laCambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

 

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

 

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e ad una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 

ALLIANCE

of Confessing Evangelicals

www.AllianceNet.org

Paolo Castellina ci segnala questo importantissimo documento di pochi anni fa. Come si vede, find l’abbandono delle confessioni di fede non è cosa solo valdese. Per un verso questo potrebbe essere consolatorio, troche per un altro è avvilente. I valdesi , story che hanno resistito a guerre, torture e massacri, cedono alla moda culturale! 

Ecco come Wikipedia presenta la Dichiarazione di Cambridge.

La Dichiarazione di Cambridge è una confessione di fede pubblicata nel 1996 a Cambridge (Massachussets, USA) in occasione di un’assemblea della Alliance of Confessing Evangelicals(Alleanza di Evangelici Confessanti), raggruppamento di evangelici riformati e luterani preoccupati per la condizione del movimento evangelicale contemporaneo in America e nel mondo.

Sia la conferenza che la successiva Dichiarazione sono state ispirate dalla pubblicazione nel 1993 del libro “No Place for Truth or Whatever Happened to Evangelical Theology?” (“C’è ancora posto per la verità? Che cos’è capitato alla teologia evangelica?”) del teologo evangelico David F. Wells. Il libro si pone in atteggiamento preoccupato e critico per la condizione attuale dell’evangelicalismo americano del quale denuncia la superficialità teologica ed il graduale abbandono delle sue radici storiche e teologiche, come pure il suo scivolamento acritico nelpragmatismo al seguito delle tendenze filosofiche contemporanee (soprattutto del Postmodernismo).

Sebbene questo libro in sé stesso non sia stato un best seller, le sue tesi hanno attirato l’attenzione e sono state sottoscritte da un certo numero di importanti leader evangelici contemporanei. Dato che gran parte delle tesi del Wells denunciano l’accantonamento sempre più marcato da parte delle chiese evangeliche delle loro storiche confessioni di fede (come la Confessione di fede di Westminster e la Confessione di Fede Battista del 1689) essi danno così vita ad un’Alleanza di cristiani evangelici il cui obiettivo è quello di rivalutare l’importanza di quelle ed altre confessioni di fede, come necessaria salvaguardia delle chiese dai fenomeni degenerativi denunciati.

Un gruppo promotore organizza così, dal 17 al 20 aprile 1996 una conferenza nella città di Cambridge. Il luogo scelto per la conferenza non è casuale: di fatto, Cambridge è la sede della famosaUniversità Harvard, centro della vita ecclesiastica ed intellettuale dell’America del XVII secolo che ha dato origine al movimento evangelicale, come pure del Puritanesimo, che nel 1648, con laCambridge Platform (Piattaforma di Cambridge) stabilisce le basi del movimento puritano nella Nuova Inghilterra.

Alla conferenza partecipano circa 100 delegati da tutto il mondo con l’intenzione esplicita di formulare una dichiarazione ufficiale da pubblicare al termine della conferenza. Particolarmente notevole è la presenza di Luterani, che tradizionalmente non si erano mai identificati direttamente con il movimento evangelicale e riformato. Ad elaborare il testo della dichiarazione ed integrarvi i contributi degli altri partecipanti, sono principalmente il dott. David F. Wells e il dott. Michael S. Horton. Le relazioni presentate alla Conferenza sono state pubblicate nel libro Here We Stand (Questa è la nostra posizione), edito da James Boice e Ben Sasse per la Baker Books e ripubblicato nel 2004.

LA DICHIARAZIONE DI CAMBRIDGE

dell’Alleanza degli Evangelici Confessanti

Cambridge, Massachusetts,

20 aprile 1996

Oggigiorno le chiese evangeliche sono dominate sempre più dallo spirito del presente secolo piuttosto che dallo Spirito di Cristo. Come evangelici esortiamo noi stessi a ravvederci da questo peccato e a tornare alla fede cristiana storica.

Nel corso della storia il significato delle parole cambia, proprio come è accaduto ai giorni nostri al vocabolo “evangelico”. Nel passato questo termine serviva come legame per unire cristiani appartenenti a diverse chiese e tradizioni. L’evangelicalismo storico era di natura confessionale, in quanto abbracciava le verità essenziali del cristianesimo definite dai grandi concili ecumenici della chiesa. Oltre a ciò, gli evangelici condividevano l’eredità della Riforma protestante del XVI secolo, riassunta nei cinque “sola”.

Oggi la luce della Riforma si è affievolita in modo notevole. Di conseguenza il termine “evangelico” è divenuto tanto inclusivo da perdere il suo significato, cosicché corriamo il pericolo di perdere quell’unità che ha richiesto secoli per essere realizzata.

A causa della crisi attuale e del nostro amore per Cristo, per il suo Vangelo e per la sua chiesa, cerchiamo di confessare ancora una volta la nostra piena adesione alle verità centrali della Riforma e dell’evangelicalismo storico. Riaffermiamo queste verità non per il ruolo che ricoprono nelle nostre tradizioni, bensì perché crediamo che esse costituiscano il cuore del messaggio della Bibbia.

Sola Scriptura:

l’erosione dell’autorità

Solo la Scrittura è la regola inerrante della chiesa, tuttavia oggi la chiesa evangelica l’ha scissa dalla sua funzione d’esercizio dell’autorità. In pratica, e troppo spesso, la chiesa è guidata dalla cultura. Più che la Parola di Dio sono le tecniche terapeutiche, le strategie del marketing e le voghe del mondo dell’intrattenimento a determinare ciò che la chiesa vuole, come funziona e ciò che offre. I pastori hanno trascurato il loro ruolo legittimo di guida nell’adorazione, anche in relazione al contenuto dottrinale dei canti. Siccome l’autorità della Scrittura è stata in pratica abbandonata e siccome la verità dottrinale è tramontata perdendo la sua rilevanza, la chiesa ha gradualmente privato se stessa dell’integrità, dell’autorità morale e della guida di cui ha bisogno.

Piuttosto che adattare la fede cristiana alle esigenze avvertite dai “consumatori” per soddisfarli, abbiamo il dovere di proclamare la legge di Dio come unica misura della vera giustizia e il Vangelo come unica verità salvifica. La verità biblica è indispensabile per il discernimento, l’edificazione e la disciplina della chiesa.

La Scrittura deve portarci ad andare al di là di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni per farci contemplare le nostre vere necessità, liberandoci da una visione di noi stessi condizionata dalle immagini seducenti, daicliché, dalle promesse e dalle priorità della cultura del mondo. È solo alla luce della verità di Dio che comprendiamo correttamente noi stessi e ciò che il Signore ha provveduto per soddisfare i nostri bisogni. Perciò, la Bibbia deve essere predicata ed insegnata nella chiesa. I sermoni devono esporre la Scrittura e le sue dottrine, non le opinioni del predicatore o le idee in voga. Non dobbiamo accettare nient’altro all’infuori di ciò che Dio ha dato.

Nell’esperienza spirituale individuale, l’opera dello Spirito Santo non può essere scissa dalla Scrittura, perché lo Spirito non parla mai indipendentemente da essa. Senza la Scrittura non avremmo mai potuto conoscere la grazia di Dio in Cristo. Quindi, la prova della verità non è l’esperienza spirituale, bensì l’insegnamento della Bibbia.

 

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Solus Christus:

l’erosione della fede centrata su Cristo

Siccome la fede degli evangelici si è secolarizzata, i suoi interessi sono mescolati con quelli della cultura dominante. I risultati sono stati lo smarrimento dei valori assoluti, l’individualismo permissivo, la sostituzione del benessere della persona alla santità, del rinnovamento al ravvedimento, dell’intuizione alla verità, delle emozioni alla fede, del caso alla provvidenza e della gratificazione istantanea alla speranza. Cristo e la croce sono stati rimossi dal centro della nostra visione.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Sola Gratia:

l’erosione del Vangelo

Uno dei frutti della natura umana decaduta è la cieca fiducia nell’abilità dell’uomo. Questa falsa fiducia ha ora pervaso tutto il mondo evangelico: dal “vangelo” che promuove la stima di se stessi al cosiddetto “vangelo” della prosperità; da coloro che hanno reso il vero Vangelo un prodotto da vendere e i peccatori consumatori pronti ad acquistarlo, ad altri che considerano vera la fede cristiana solo perché “funziona”. Tutto ciò annulla la dottrina della giustificazione nonostante la si confessi ufficialmente nelle nostre chiese.

La grazia di Dio in Cristo non solo è necessaria alla salvezza, ma è la sua unica causa efficiente. Confessiamo che tutti gli uomini nascono spiritualmente morti e sono incapaci persino di cooperare con la grazia di Dio che rigenera il peccatore.

 

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Sola Fide:

l’erosione dell’articolo di fede principale

La giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Questo è l’articolo di fede in virtù del quale la chiesa sussiste o cade. Oggi questo articolo è spesso ignorato, distorto o, a volte, persino negato da conduttori, studiosi e pastori che, tuttavia, si professano evangelici. Anche se la natura umana decaduta ha sempre rifiutato di riconoscere il proprio bisogno dell’imputazione della giustizia di Cristo, l’epoca moderna ha gettato molta legna sul fuoco di questo malcontento nei confronti del Vangelo biblico. E noi abbiamo permesso che tale malcontento determinasse la natura del nostro ministero e dei contenuti della nostra predicazione.

All’interno del “Movimento per la crescita della chiesa” (Church Growth Movement), molti credono che, per il successo del Vangelo, la comprensione sociologica dell’uditorio sia tanto importante quanto la verità biblica che si deve proclamare. Il risultato di tali opinioni è che le convinzioni teologiche sono spesso scisse dall’esercizio del ministero. In molte chiese l’orientamento tipico del marketing porta all’estremo tale scissione, annullando la distinzione tra la Parola biblica e il mondo, eliminando l’offesa che reca la croce di Cristo e riducendo la fede cristiana al medesimo insieme di principî e metodi che hanno conferito successo alle aziende di questo mondo.

Anche se questi movimenti professano di credere alla teologia della croce, in realtà la svuotano del suo vero significato. Non c’è altro Vangelo se non quello della sostituzione di Cristo che prese il nostro posto, mediante la quale Dio imputò a lui il nostro peccato ed imputò a noi la sua giustizia. Siccome Cristo portò il nostro giudizio, ora viviamo nella grazia come coloro che sono perdonati per l’eternità, che sono accettati e adottati come figli di Dio. Non v’è alcun fondamento per cui Dio ci accetti se non l’opera salvifica di Cristo: non il nostro patriottismo, né la nostra devozione ad una certa chiesa, né la nostra moralità. Il Vangelo dichiara ciò che Dio ha compiuto per noi in Cristo, non concerne ciò che noi possiamo fare per giungere a lui.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Soli Deo Gloria:

l’erosione dell’adorazione centrata su Dio

Ogni volta che nella chiesa viene meno l’autorità della Scrittura, quando Cristo perde il ruolo centrale nella vita dei credenti, quando il Vangelo è falsato e la fede pervertita, la causa è sempre la stessa: i nostri interessi sono stati sostituiti a quelli di Dio e compiamo la sua opera a modo nostro. Il fatto che Dio non sia più al centro della vita della chiesa è una realtà comune e triste. È a causa di tale perdita che l’adorazione si è trasformata in intrattenimento, la predicazione del Vangelo nell’applicazione di metodologie commerciali, la fede nell’esercizio di una tecnica, l’essere santi nel sentirsi bene e l’essere fedeli nell’avere successo. Il risultato è stato che Dio, Cristo e la Bibbia hanno assunto per noi un significato molto superficiale e, quindi, la loro influenza nella nostra vita è diventata irrilevante e marginale.

Dio non esiste per soddisfare le ambizioni, i capricci, gli appetiti degli uomini, né i loro interessi spirituali privati. Nell’adorazione la nostra attenzione deve essere focalizzata su Dio e non su ciò di cui abbiamo bisogno. Dio, non l’uomo, è il sovrano che dobbiamo adorare. Il nostro cuore deve cercare il regno di Dio, non il nostro successo, la nostra popolarità o il nostro predominio.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.

Un appello al ravvedimento e ad una riforma

La fedeltà della chiesa evangelica nel passato è in profonda contraddizione con la sua presente infedeltà. Anni fa, nel XX secolo, le chiese evangeliche sostennero un notevole sforzo missionario, edificando numerose istituzioni al servizio della verità e del regno di Cristo. A quel tempo la condotta e le aspettative dei cristiani erano nettamente diverse da quelle della cultura dominante. Spesso, oggi, non è più così. Le chiese evangeliche stanno perdendo la loro fedeltà alla Bibbia, la loro visione morale e il loro zelo missionario.

Ci ravvediamo della nostra mondanità. Confessiamo di esserci lasciati influenzare dai “vangeli” proposti dalla cultura secolare che, in realtà, non sono il Vangelo. Abbiamo indebolito la testimonianza della chiesa perché non ci siamo ravveduti seriamente, perché siamo stati ciechi davanti ai peccati che erano in noi benché riuscissimo a distinguerli bene negli altri e perché non abbiamo comunicato adeguatamente il messaggio della salvezza di Dio in Cristo.

Inoltre richiamiamo con fervore quegli evangelici che si sono sviati dalla Parola di Dio cadendo nei peccati che abbiamo indicato in questa dichiarazione. Richiamiamo coloro che affermano che ci sia la speranza della vita eterna senza una fede esplicita in Gesù Cristo, coloro che sono dell’opinione che quanti rigettano Cristo in questa vita saranno annichiliti e non dovranno sopportare il giusto giudizio di Dio mediante il tormento eterno e chi dichiara che gli evangelici e i cattolici romani sono uno in Cristo anche quando si rigetti la dottrina biblica della giustificazione per sola fede.

L’Alleanza degli Evangelici Confessanti, per amore del nome di Cristo, esorta tutti i cristiani a considerare attentamente questa dichiarazione, applicandola alla vita della chiesa nell’adorazione, nel ministero, negli scopi perseguiti e nell’opera di evangelizzazione. Amen.

 

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1997-1998 – Un buco grande come la Chiesa

L’Ospedale Valdese di Torre Pellice nacque nel 1826 grazie alla determinazione e alla generosità dei valdesi dell’epoca, more about ma fu decisiva una donazione di 6000 franchi di Alessandro I Zar delle Russie.

Quasi duecento anni dopo, website like this la chiesa fu costretta a rinunciare agli ospedali per un debito di circa 60 milioni di euro, una somma circa 1500 volte superiore a quella donata dallo Zar. Questo debito non nacque d’un botto, ma fu accumulato negli anni, senza che nessuno desse l’allarme. L’anno 1997 si chiuse con un deficit superiore a 11 miliardi di lire, equivalenti a circa 8 milioni di euro del 2013, già superiore all’intero bilancio della Chiesa. Per un terzo circa, l’ammanco era dovuto agli ospedali di Torre Pellice e Pomaretto e per il resto a quello di Torino.

La cosa avrebbe dovuto suscitare forte allarme tra tutti i responsabili. Ma non fu così! La CIOV (Commissione Istituti Ospitalieri Valdesi) che gestiva Torre Pellice e Pomaretto e la OEV (Torino) non fecero appelli, non dissero nulla al Sinodo. Pare che nella relazione al Sinodo si limitassero ad esprimere generica “preoccupazione”, ma storicamente le opere dela chiesa hanno una situazione che desta “preoccupazione”! Soprattutto non menzionarono cifre, non citarono le cause, non proposero rimedi, che infatti non furono posti in atto. La Commissione Sinodale per la Diaconia (CSD) per statuto aveva la responsabilità di “controllo e supervisione” sugli ospedali, nominava i membri di CIOV e OEV, partecipava con due membri propri a tutte le loro riunioni. Eppure non disse e non fece nulla.

La Tavola Valdese era in teoria esentata da una responsabilità diretta poiché la questione ospedali era demandata alla CSD. In realtà non poteva ignorare un debito così grande. Gli ospedali infatti erano di gran lunga l’opera più grossa della Chiesa, molto più grossa della Chiesa stessa!

Il Sinodo 1998, che doveva analizzare la situazione del 1997, non disse e non fece nulla, salvo sancire l’inclusione della OEV nella CIOV. Ovviamente non si può attribuire la responsabilità ai singoli deputati o pastori. Toccava alla Commissione d’Esame sollevare il problema. Ma nella sua relazione si limitò ad affermare: “La CSD dovrà sostenere in ogni modo la nuova CIOV perché riesca a portare a termine positivamente ciò che si è iniziato in questi anni”. È incredibile che nulla sia stato detto sul già terrificante debito, inevitabilmente destinato ad aumentare nello stesso 1998 poiché nulla era stato modificato nella gestione!

Purtroppo non è facile reperire i nomi e i cognomi che stanno dietro a questi numerosi organismi, poiché – come abbiamo rilevato – la Chiesa Valdese non pubblica neppure i nomi dei membri della Tavola in carica. Figurarsi quelli del passato o quelli degli altri organismi meno importanti. Un piccolo elemento, riscostruito a memoria, ci è dato sul Moderatore della Tavola dell’epoca. In esclusiva su valdesi.eu (sia chiara l’ironia), infatti, abbiamo quelli degli ultimi 50 anni.

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One Response to “OSPEDALI VALDESI (1° parte)”

  1. Luca Zacchi scrive:

    Grazie per la puntuale ricostruzione.

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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