\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

“No alla Chiesa africana nelle Valli valdesi”

Oggigiorno sembra essere comune sentire che la religione non debba “intromettersi” nelle questioni politiche perché, buy in qualche modo, per qualche miracolo, il secolarismo o laicismo, che dir si voglia, garantirebbe una neutralità priva di pregiudizi, mentre la religione sarebbe solo invischiata di pregiudizi ed irrazionalità. Si ritiene così che la gente sia libera di pensare e praticare la religione che vuole “nel privato” evitando però di “imporne” le idee nella sfera pubblica, salvo naturalmente appoggiare l’ideologia dominante (il che naturalmente è gradito e lodato)!
Non c’è nulla di particolarmente nuovo in questa concezione. In Inghilterra, William Lamb, Lord Melbourne (1779-1848), futuro primo ministro e mentore della Regina Vittoria, opponendosi alla campagna di William Wilbeforce contro il commercio degli schiavi, si lamentava dicendo ironicamente: “Siamo arrivati proprio a un bel punto se si permette alla religione di invadere la vita pubblica”. Allo stesso modo Willoughby Bertie, conte di Abingdon (1740-1799) diceva: “La religione è un sentimento privato, non un principio pubblico sul quale agire”. Era ovviamente conveniente dirlo in un tempo in cui il commercio degli schiavi garantiva grandi profitti, ma Wilbeforce non si era lasciato intimidire ed avrebbe vinto lui.
Lo stesso avviene oggi: quando la maggior parte dei cristiani si oppongono apertamente, per esempio, ai cosiddetti “matrimoni omosessuali”, all’eutanasia, o alla pratica dell’aborto, sulla base di consolidati principi etici e morali, si grida allo scandalo come se fosse un attentato alla libertà ed un voler imporre “idee di parte” sull’intera società. La verità è che anche la cosiddetta “neutralità laica” non è affatto neutrale come vorrebbero far credere, ma è espressione di una concezione del mondo concorrente, sostenuta per altro molto “religiosamente” da centri di potere che vorrebbero essi stessi dominare ed imporsi facendosi passare per “progressisti” e “illuminati”. Risultato del laicismo non è di fatto “neutralità, tolleranza ed armonia” ma ben altro: quello è solo un mito abilmente orchestrato con la forza della propaganda. I cristiani hanno il diritto (ed il dovere) di promuovere la propria concezione del mondo sulla società nel suo complesso opponendosi, in questo caso, all’ideologia laicista, smascherandone le pretese e dimostrando quanto quest’ultima sia piuttosto portatrice di corruzione morale e spirituale.

I cristiani sono consapevoli di avere un preciso mandato da assolvere nella politica anche quando prevale il paganesimo. Lo esemplifica la stessa storia biblica. Il patriarca Giuseppe aveva operato nella sfera politica in Egitto conquistando un ruolo di responsabilità e promuovendo con successo principi alternativi, proprio nel tempo in cui si pensava che il Faraone fosse l’incarnazione del dio Sole (Genesi 41:37-45). Il profeta Daniele aveva assunto un ruolo di responsabilità al servizio del Re Dario di Persia senza per questo fare alcun compromesso con l’ideologia allora dominante. Mantenendo egli una carica poltica presso di lui, lo avrebbero potuto per questo accusare di collusione e compiacenza con il potere, ma questo non sembra turbarlo: “Parve bene a Dario di affidare l’amministrazione del suo regno a centoventi satrapi distribuiti in tutte le province del regno. Sopra di loro nominò tre capi, uno dei quali era Daniele, perché i satrapi rendessero conto a loro e il re non dovesse soffrire alcun danno. Questo Daniele si distingueva tra i capi e i satrapi, perché c’era in lui uno spirito straordinario; il re pensava di stabilirlo sopra tutto il suo regno” (Daniele 6:1-3,28). Neemia aveva profittato della sua posizione di coppiere sotto re Antaserse per diventare governatore della Giudea e far ricostruire le mura attorno a Gerusalemme (Neemia 2:1-8). I cristiani potrebbero anche non avere una maggioranza alle spalle, ma essi sono consapevoli di avere un ruolo legittimo da svolgere negli affari pubblici non solo nei termini di vivere cristianamente, ma nel testimoniare e proporre i valori cristiani.

Wilbeforce non considerava la fede cristiana come essenzialmente politica, ma riteneva che i principi biblici che essa proclama fossero del tutto salutari per l’intera società e si era adoperato per persuaderne le forze politiche affinché fossero adottati. Egli spesso citava Colossesi 3:2: “Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra”. Il paradosso è che solo chi aspira “alle cose di lassù” può essere di grande beneficio “quaggiù”!

Oggigiorno sembra essere comune sentire che la religione non debba “intromettersi” nelle questioni politiche perché, in qualche modo, click per qualche miracolo, erectile il secolarismo o laicismo, che dir si voglia, garantirebbe una neutralità priva di pregiudizi, mentre la religione sarebbe solo invischiata di pregiudizi ed irrazionalità. Si ritiene così che la gente sia libera di pensare e praticare la religione che vuole “nel privato” evitando però di “imporne” le idee nella sfera pubblica, salvo naturalmente appoggiare l’ideologia dominante (il che naturalmente è gradito e lodato)!
Non c’è nulla di particolarmente nuovo in questa concezione. In Inghilterra, William Lamb, Lord Melbourne (1779-1848), futuro primo ministro e mentore della Regina Vittoria, opponendosi alla campagna di William Wilbeforce contro il commercio degli schiavi, si lamentava dicendo ironicamente: “Siamo arrivati proprio a un bel punto se si permette alla religione di invadere la vita pubblica”. Allo stesso modo Willoughby Bertie, conte di Abingdon (1740-1799) diceva: “La religione è un sentimento privato, non un principio pubblico sul quale agire”. Era ovviamente conveniente dirlo in un tempo in cui il commercio degli schiavi garantiva grandi profitti, ma Wilbeforce non si era lasciato intimidire ed avrebbe vinto lui.
Lo stesso avviene oggi: quando la maggior parte dei cristiani si oppongono apertamente, per esempio, ai cosiddetti “matrimoni omosessuali”, all’eutanasia, o alla pratica dell’aborto, sulla base di consolidati principi etici e morali, si grida allo scandalo come se fosse un attentato alla libertà ed un voler imporre “idee di parte” sull’intera società. La verità è che anche la cosiddetta “neutralità laica” non è affatto neutrale come vorrebbero far credere, ma è espressione di una concezione del mondo concorrente, sostenuta per altro molto “religiosamente” da centri di potere che vorrebbero essi stessi dominare ed imporsi facendosi passare per “progressisti” e “illuminati”. Risultato del laicismo non è di fatto “neutralità, tolleranza ed armonia” ma ben altro: quello è solo un mito abilmente orchestrato con la forza della propaganda. I cristiani hanno il diritto (ed il dovere) di promuovere la propria concezione del mondo sulla società nel suo complesso opponendosi, in questo caso, all’ideologia laicista, smascherandone le pretese e dimostrando quanto quest’ultima sia piuttosto portatrice di corruzione morale e spirituale.

I cristiani sono consapevoli di avere un preciso mandato da assolvere nella politica anche quando prevale il paganesimo. Lo esemplifica la stessa storia biblica. Il patriarca Giuseppe aveva operato nella sfera politica in Egitto conquistando un ruolo di responsabilità e promuovendo con successo principi alternativi, proprio nel tempo in cui si pensava che il Faraone fosse l’incarnazione del dio Sole (Genesi 41:37-45). Il profeta Daniele aveva assunto un ruolo di responsabilità al servizio del Re Dario di Persia senza per questo fare alcun compromesso con l’ideologia allora dominante. Mantenendo egli una carica poltica presso di lui, lo avrebbero potuto per questo accusare di collusione e compiacenza con il potere, ma questo non sembra turbarlo: “Parve bene a Dario di affidare l’amministrazione del suo regno a centoventi satrapi distribuiti in tutte le province del regno. Sopra di loro nominò tre capi, uno dei quali era Daniele, perché i satrapi rendessero conto a loro e il re non dovesse soffrire alcun danno. Questo Daniele si distingueva tra i capi e i satrapi, perché c’era in lui uno spirito straordinario; il re pensava di stabilirlo sopra tutto il suo regno” (Daniele 6:1-3,28). Neemia aveva profittato della sua posizione di coppiere sotto re Antaserse per diventare governatore della Giudea e far ricostruire le mura attorno a Gerusalemme (Neemia 2:1-8). I cristiani potrebbero anche non avere una maggioranza alle spalle, ma essi sono consapevoli di avere un ruolo legittimo da svolgere negli affari pubblici non solo nei termini di vivere cristianamente, ma nel testimoniare e proporre i valori cristiani.

Wilbeforce non considerava la fede cristiana come essenzialmente politica, ma riteneva che i principi biblici che essa proclama fossero del tutto salutari per l’intera società e si era adoperato per persuaderne le forze politiche affinché fossero adottati. Egli spesso citava Colossesi 3:2: “Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra”. Il paradosso è che solo chi aspira “alle cose di lassù” può essere di grande beneficio “quaggiù”!

Oggigiorno sembra essere comune sentire che la religione non debba “intromettersi” nelle questioni politiche perché, in qualche modo, click per qualche miracolo, erectile il secolarismo o laicismo, che dir si voglia, garantirebbe una neutralità priva di pregiudizi, mentre la religione sarebbe solo invischiata di pregiudizi ed irrazionalità. Si ritiene così che la gente sia libera di pensare e praticare la religione che vuole “nel privato” evitando però di “imporne” le idee nella sfera pubblica, salvo naturalmente appoggiare l’ideologia dominante (il che naturalmente è gradito e lodato)!
Non c’è nulla di particolarmente nuovo in questa concezione. In Inghilterra, William Lamb, Lord Melbourne (1779-1848), futuro primo ministro e mentore della Regina Vittoria, opponendosi alla campagna di William Wilbeforce contro il commercio degli schiavi, si lamentava dicendo ironicamente: “Siamo arrivati proprio a un bel punto se si permette alla religione di invadere la vita pubblica”. Allo stesso modo Willoughby Bertie, conte di Abingdon (1740-1799) diceva: “La religione è un sentimento privato, non un principio pubblico sul quale agire”. Era ovviamente conveniente dirlo in un tempo in cui il commercio degli schiavi garantiva grandi profitti, ma Wilbeforce non si era lasciato intimidire ed avrebbe vinto lui.
Lo stesso avviene oggi: quando la maggior parte dei cristiani si oppongono apertamente, per esempio, ai cosiddetti “matrimoni omosessuali”, all’eutanasia, o alla pratica dell’aborto, sulla base di consolidati principi etici e morali, si grida allo scandalo come se fosse un attentato alla libertà ed un voler imporre “idee di parte” sull’intera società. La verità è che anche la cosiddetta “neutralità laica” non è affatto neutrale come vorrebbero far credere, ma è espressione di una concezione del mondo concorrente, sostenuta per altro molto “religiosamente” da centri di potere che vorrebbero essi stessi dominare ed imporsi facendosi passare per “progressisti” e “illuminati”. Risultato del laicismo non è di fatto “neutralità, tolleranza ed armonia” ma ben altro: quello è solo un mito abilmente orchestrato con la forza della propaganda. I cristiani hanno il diritto (ed il dovere) di promuovere la propria concezione del mondo sulla società nel suo complesso opponendosi, in questo caso, all’ideologia laicista, smascherandone le pretese e dimostrando quanto quest’ultima sia piuttosto portatrice di corruzione morale e spirituale.

I cristiani sono consapevoli di avere un preciso mandato da assolvere nella politica anche quando prevale il paganesimo. Lo esemplifica la stessa storia biblica. Il patriarca Giuseppe aveva operato nella sfera politica in Egitto conquistando un ruolo di responsabilità e promuovendo con successo principi alternativi, proprio nel tempo in cui si pensava che il Faraone fosse l’incarnazione del dio Sole (Genesi 41:37-45). Il profeta Daniele aveva assunto un ruolo di responsabilità al servizio del Re Dario di Persia senza per questo fare alcun compromesso con l’ideologia allora dominante. Mantenendo egli una carica poltica presso di lui, lo avrebbero potuto per questo accusare di collusione e compiacenza con il potere, ma questo non sembra turbarlo: “Parve bene a Dario di affidare l’amministrazione del suo regno a centoventi satrapi distribuiti in tutte le province del regno. Sopra di loro nominò tre capi, uno dei quali era Daniele, perché i satrapi rendessero conto a loro e il re non dovesse soffrire alcun danno. Questo Daniele si distingueva tra i capi e i satrapi, perché c’era in lui uno spirito straordinario; il re pensava di stabilirlo sopra tutto il suo regno” (Daniele 6:1-3,28). Neemia aveva profittato della sua posizione di coppiere sotto re Antaserse per diventare governatore della Giudea e far ricostruire le mura attorno a Gerusalemme (Neemia 2:1-8). I cristiani potrebbero anche non avere una maggioranza alle spalle, ma essi sono consapevoli di avere un ruolo legittimo da svolgere negli affari pubblici non solo nei termini di vivere cristianamente, ma nel testimoniare e proporre i valori cristiani.

Wilbeforce non considerava la fede cristiana come essenzialmente politica, ma riteneva che i principi biblici che essa proclama fossero del tutto salutari per l’intera società e si era adoperato per persuaderne le forze politiche affinché fossero adottati. Egli spesso citava Colossesi 3:2: “Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra”. Il paradosso è che solo chi aspira “alle cose di lassù” può essere di grande beneficio “quaggiù”!

Un sito ecumenico, site pacifista e pro gay, approved attacca la Chiesa Valdese e “la sottocultura africana del ministro Kyenge”

“No alla Chiesa africana nelle Valli valdesi” - titola un sito internet piuttosto strutturato, che se la prende anche con “lo zoccolo duro dei pastori africani importati”, con i “neri acquisiti” e chiude con un “No alla dittatura religiosa africana nelle chiese di minoranza e nella società civile!”. Ci si aspetterebbe che simili parole, vagamente razziste, venissero da estremisti di destra - magari agitati per la visita del ministro Kyenge a Torre Pellice. No! Si tratta di Ecumenici per fare il bene, sito pacifista, pieno di riferimenti al “mahatma” Gandhi, pro gay in tutti i modi.

Il timore di questi signori è che la Chiesa valdese si “africanizzi”, nel senso che gli africani neri “acquisiti per l’8 per mille o per fare il pieno di presenze nelle chiese di Calvino (magari sotto lo sguardo della RAI per il Natale a Milano, in casa CGIL)” prevalgano con le loro posizioni “contrarie al matrimonio LGBT” (lesbiche gay bisessuali transessuali).

Del resto, anche la relazione al Sinodo del 2012 conteneva valutazioni molto simili, anzi, più apertamente razziste; con tanto di affermazione che la contrarietà delle comunità di origine non italiana, africana in particolare, non aveva altre motivazioni che non una “omofobia ancestrale”. Evidentemente, la convinzione che, in nome della presunta “non discriminazione” verso gli omosessuali, si possa avere atteggiamenti razzisti sta mettendo radici!

Purtroppo, queste comunità africane che, basandosi sulla Bibbia, sono ovviamente svillaneggiate nella “chiesa del dialogo e dell’accoglienza” (per chi la pensa come loro), vengono emarginate a sufficienza da non impedire alla nomenklatura di andare avanti con l’attivismo pro gay su tutti i fronti - inclusa la legge che, per punire l’omofobia, renderà reato dire che una famiglia ha bisogno di un padre e una madre.

Il ministro Kyenge sarebbe contro i matrimoni omosessuali? Mai sentito. Ma la sua visita a Torre Pellice potrebbe essere una buona occasione per smentire o confermare.

Related Posts

One Response to ““No alla Chiesa africana nelle Valli valdesi””

  1. Jennifer scrive:

    Anche la camorra cnioicma ad evolversi. Da Il Mattino: NAPOLI Una transessuale capeggiava una delle falangi del clan camorristico degli scissionisti di Scampia. Un fatto che suona assolutamente inedito per la criminalite0 organizzata, non solo napoletana. Si chiama Ugo Gabriele, ma si faceva chiamare Ketty: e8 stato arrestato oggi dai carabinieri nel quartiere di Secondigliano a Napoli e ritenuto dagli investigatori elemento di spicco del clan. Il 27enne era sfuggito alla cattura due giorni fa quando su ordine della Dda napoletana erano scattate le manette ai polsi di 29 persone accusate di far parte di una rete di narcotraffico che dalla Spagna portava la droga a Scampia e da lec a diverse citte0 italiane.Oggi i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna (Napoli) lo hanno invece trovato in una casa di via Nuovo Tempio, alle spalle dell’aeroporto di Capodichino.Secondo gli investigatori Gabriele, che con il nome di Ketty era anche dedito alla prostituzione, aveva un ruolo di spicco nell’organizzazione camorristica che coordinava il traffico di droga smantellato con un blitz notturno due giorni fa (guarda le foto).

Leave a Reply

*

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Link Consigliati

                 

Visitatori 2010 : 43.446

Visitatori 2011 : 81.694

Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

  • 1876922Totale Visitatori:
  • 470Oggi:
  • 757Ieri:
  • 6334Ultimi 7 giorni:
  • 16882Questo mese:

Visitatori Online

Articoli Recenti