\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

LO AMMETTONO: È “UNA CHIESA CHE DISPIACE” (1a parte)

Da anni la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia ha a diposizione un ottimo spazio sulla principale emittente italiana, information pills Radio 1 della Rai: venti minuti dalle 7:30. Radio 1 ha una media di 4 milioni e mezzo di ascoltatori al giorno. La trasmissione si chiama Culto Evangelico, ma il culto vero e proprio ne è solo la prima parte. Segue un notiziario e la rubrica “Finestra Aperta”. Il settimanale Riforma del 2 agosto riporta solo quest’ultima, dall’edizione radiofonica del 28 luglio con il titolo “CULTORADIO. Omofobia, legge necessaria”. In essa, il pastore Massimo Aprile, presidente del Consiglio degli Anziani dell’Unione delle Chiese Battiste in Italia, ammette che ci sono coloro che temono il testo in discussione alla Camera sia un ostacolo alla libertà di opinione di chi ritiene che l’omosessualità sia un peccato. Ma, senza spiegare il perché, “ritiene questa preoccupazione infondata”. Certo, se il pastore legge solo Riforma, non può sapere che con una legge molto simile, un pacifico predicatore evangelico è stato arrestato in Inghilterra e manifestazioni contro il matrimonio gay sono state duramente represse in Francia. Ma non esiste solo Riforma. Qualche settimana fa ci siamo chiesti quale sarebbe stata la scelta della Chiesa Valdese e delle altre chiese “storiche” che formano la Federazione, tra Bibbia e libertà religiosa, da una parte, e guerra santa pro gay dall’altra. La risposta purtroppo sta arrivando. E non c’è solo questo…
Da anni la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia ha a diposizione un ottimo spazio sulla principale emittente italiana, patient Radio 1 della Rai: venti minuti dalle 7:30. Radio 1 ha una media di 4 milioni e mezzo di ascoltatori al giorno. La trasmissione si chiama Culto Evangelico, sickness ma il culto vero e proprio ne è solo la prima parte. Segue un notiziario e la rubrica “Finestra Aperta”.

Il settimanale Riforma del 2 agosto riporta solo quest’ultima, dall’edizione radiofonica del 28 luglio con il titolo “CULTORADIO. Omofobia, legge necessaria”. In essa, il pastore Massimo Aprile, presidente del Consiglio degli Anziani dell’Unione delle Chiese Battiste in Italia, ammette che ci sono coloro che temono il testo in discussione alla Camera sia un ostacolo alla libertà di opinione di chi ritiene che l’omosessualità sia un peccato. Ma, senza spiegare il perché, “ritiene questa preoccupazione infondata”. Certo, se il pastore legge solo Riforma, non può sapere che con una legge molto simile, un pacifico predicatore evangelico è stato arrestato in Inghilterra e manifestazioni contro il matrimonio gay sono state duramente represse in Francia. Ma non esiste solo Riforma.

Qualche settimana fa ci siamo chiesti quale sarebbe stata la scelta della Chiesa Valdese e delle altre chiese “storiche” che formano la Federazione, tra Bibbia e libertà religiosa da una parte, e guerra santa pro gay dall’altra. La risposta purtroppo sta arrivando. E non c’è solo questo…

Allora è vero che, ampoule con la legge anti-omofobia, thumb la Bibbia è fuorilegge!

Nell’ultimo numero di Riforma (che, viagra buy a un mese dai fatti, non ha ancora dato notizia del predicatore evangelico arrestato a Londra per una legge “anti-omofobia” – molto simile a quella in discussione in Italia) c’è un’ampia recensione del libro di Nicolò D’Ippolito, In cammino tra fede e omosessualità, prefazione di “don” Franco Barbero, Edizioni La Zisa. L’autore dell’articolo è il pastore valdese di Palermo Giuseppe Ficara, già membro della Tavola per sette anni e recentemente eletto pastore in una delle due più grandi comunità valdesi, Luserna San Giovanni, dove si insedierà tra breve. Insomma, una delle figure di spicco della Chiesa Valdese, che, peraltro, fino ad ora non si era distinto per posizioni estreme.

La recensione (che siti meno rispettosi di noi del diritto d’autore di Riforma già riportano integralmente) potrebbe essere definita “adesiva”, sembra cioè sposare totalmente le tesi del libro. Ma c’è un punto dove il pastore Ficara ci mette del suo, quando dice “Ho apprezzato la notevole precisione teologica nell’esporre i brani biblici affetti di omofobia: quello di Sodoma nella Genesi, quello di Romani 1; ma anche la problematica degli eunuchi.”

Abbiamo più volte detto che il problema di una legge anti “omofobia”, è che cosa si intenda con questo termine. Tutti sono d’accordo sul fatto che vada punito chi inciti a picchiare i gay. Ma questo comportamento è punibile, già oggi, dall’articolo 414 del codice penale: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione: con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti”. Tuttavia c’è chi vorrebbe fare dell’ostilità verso un certo orientamento sessuale una aggravante particolare nel caso di commissione di reati. Una posizione discutibile, dato che – ad esempio – non c’è nessuna aggravante specifica per chi picchia un disabile, ma almeno non sarebbe una misura pericolosa. Il pericolo, abbiamo detto più volte, è che con il testo di legge attualmente in discussione, chi sostiene la maggiore valenza sociale o morale della famiglia tradizionale rispetto a coppie dello stesso sesso, ovvero affermi che l’omosessualità è un peccato davanti a Dio venga ritenuto “omofobo” e dunque punito con il carcere.

Nello stesso numero di Riforma – che, a pagina 10, afferma non esserci questo pericolo e che tutti i cristiani dovrebbero volere la legge anti omofobia - a pagina 7 il pastore Ficara afferma con certezza che Genesi 19 e Romani 1 sono “affetti di omofobia”. È evidente, allora, che leggere in pubblico questi brani mostrando di condividerli sarebbe reato di “omofobia”, previsto dall’attuale testo della legge. E, sempre in base a quel testo, la sola appartenenza a organizzazioni che sostengano tali idee, andrebbe punita con il carcere, da sei mesi a tre anni. La pena è raddoppiata per chi dirige tali organizzazioni.

E questo sulla base dell’autorevole parere di Giuseppe Ficara che, come pastore è sicuramente esperto di Bibbia e come studioso di problematiche legate all’omosessualità, è qualificabile come esperto in omofobia.

Ma una legge dello Stato sbagliata ci importa meno di un pastore che parla di brani della Bibbia “affetti” da qualcosa, che sia omofobia o altro. Quella Bibbia che, secondo la confessione di fede che ha solennemente sottoscritto un giorno, “divina e canonica, ciò è (per) regola della nostra fede e vita”, aggiungendo “che riconosciamo la divinità di questi libri sacri non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dalla eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza la testimonianza la quale ce ne rende la Chiesa, e che ci apre gli occhi per iscoprir i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo col suo divino sapore”.

I casi sono due: o Giuseppe Ficara, che pure è pastore alacre e predicatore appassionato, sbaglia oggi a parlare di brani biblici affetti da omofobia (che una legge sostenuta da tanti pastori vuol punire con il carcere) o ha sbagliato quando ha sottoscritto la Confessione di Fede nell’essere consacrato pastore. Noi speriamo davvero che si sia sbagliato nello scrivere quella recensione. Attendiamo si sentirlo da lui.
Nell’ultimo numero di Riforma (che a un mese dai fatti non ha ancora dato notizia del predicatore evangelico arrestato a Londra per una legge “anti-omofobia” molto simile a quella in discussione in Italia) c’è un’ampia recensione del libro di Nicolò D’Ippolito, doctor In cammino tra fede e omosessualità, this web prefazione di “don” Franco Barbero, side effects Edizioni La Zisa. L’autore dell’articolo è il pastore valdese di Palermo Giuseppe Ficara, già membro della Tavola per sette anni e recentemente eletto pastore in una delle due più grandi comunità valdesi, Luserna San Giovanni, dove si insedierà tra breve. Insomma, una delle figure di spicco della Chiesa Valdese, che, peraltro, fino ad ora non si era distinto per posizioni estreme.

La recensione (che siti meno rispettosi di noi del diritto d’autore di Riforma già riportano integralmente) potrebbe essere definita “adesiva”, sembra cioè sposare totalmente le tesi del libro. Ma c’è un punto dove il pastore Ficara ci mette del suo, quando dice “Ho apprezzato la notevole precisione teologica nell’esporre i brani biblici affetti di omofobia: quello di Sodoma nella Genesi, quello di Romani 1; ma anche la problematica degli eunuchi.”

Abbiamo più volte detto che il problema di una legge anti “omofobia”, è che cosa si intenda con questo termine. Tutti sono d’accordo sul fatto che vada punito chi inciti a picchiare i gay. Ma questo comportamento è punibile, già oggi, dall’articolo 414 del codice penale: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione: con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti”. Tuttavia c’è chi vorrebbe fare dell’ostilità verso un certo orientamento sessuale una aggravante particolare nel caso di commissione di reati. Una posizione discutibile, dato che – ad esempio – non c’è nessuna aggravante specifica per chi picchia un disabile, ma almeno non sarebbe una misura pericolosa. Il pericolo, abbiamo detto più volte, è che con il testo di legge attualmente in discussione, chi sostiene la maggiore valenza sociale o morale della famiglia tradizionale rispetto a coppie dello stesso sesso, ovvero affermi che l’omosessualità è un peccato davanti a Dio venga ritenuto “omofobo” e dunque punito con il carcere.

Nello stesso numero di Riforma che, a pagina 10 afferma non esserci questo pericolo, e che tutti i cristiani dovrebbero volere la legge anti omofobia, a pagina 7 il pastore Ficara afferma con certezza che Genesi 19 e Romani 1 sono “affetti di omofobia”. È evidente, allora, che leggere in pubblico questi brani mostrando di condividerli sarebbe reato di “omofobia”, previsto dall’attuale testo della legge. E, sempre in base a quel testo, la sola appartenenza a organizzazioni che sostengano tali idee, andrebbe punita con il carcere, da sei mesi a tre anni. La pena è raddoppiata per chi dirige tali organizzazioni.

E questo sulla base dell’autorevole parere di Giuseppe Ficara che, come pastore è sicuramente esperto di Bibbia e come studioso di problematiche legate all’omosessualità, è qualificabile come esperto in omofobia.

Ma una legge dello Stato sbagliata ci importa meno di un pastore che parla di brani della Bibbia “affetti” da qualcosa, che sia omofobia o altro. Quella Bibbia che, secondo la confessione di fede che ha solennemente sottoscritto un giorno, “divina e canonica, ciò è (per) regola della nostra fede e vita”, aggiungendo “che riconosciamo la divinità di questi libri sacri non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dalla eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza la testimonianza la quale ce ne rende la Chiesa, e che ci apre gli occhi per iscoprir i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo col suo divino sapore”.

I casi sono due: o Giuseppe Ficara, che pure è pastore alacre e predicatore appassionato, sbaglia oggi a parlare di brani biblici affetti da omofobia (che una legge sostenuta da tanti pastori vuol punire con il carcere) o ha sbagliato quando ha sottoscritto la confessione di fede nell’essere consacrato pastore. Noi speriamo davvero che si sia sbagliato nello scrivere quella recensione. Attendiamo si sentirlo da lui.

Allora è vero che, hospital con la legge anti-omofobia, search la Bibbia è fuorilegge!

Nell’ultimo numero di Riforma (che, try a un mese dai fatti, non ha ancora dato notizia del predicatore evangelico arrestato a Londra per una legge “anti-omofobia” – molto simile a quella in discussione in Italia) c’è un’ampia recensione del libro di Nicolò D’Ippolito, In cammino tra fede e omosessualità, prefazione di “don” Franco Barbero, Edizioni La Zisa. L’autore dell’articolo è il pastore valdese di Palermo Giuseppe Ficara, già membro della Tavola per sette anni e recentemente eletto pastore in una delle due più grandi comunità valdesi, Luserna San Giovanni, dove si insedierà tra breve. Insomma, una delle figure di spicco della Chiesa Valdese, che, peraltro, fino ad ora non si era distinto per posizioni estreme.

La recensione (che siti meno rispettosi di noi del diritto d’autore di Riforma già riportano integralmente) potrebbe essere definita “adesiva”, sembra cioè sposare totalmente le tesi del libro. Ma c’è un punto dove il pastore Ficara ci mette del suo, quando dice “Ho apprezzato la notevole precisione teologica nell’esporre i brani biblici affetti di omofobia: quello di Sodoma nella Genesi, quello di Romani 1; ma anche la problematica degli eunuchi.”

Abbiamo più volte detto che il problema di una legge anti “omofobia”, è che cosa si intenda con questo termine. Tutti sono d’accordo sul fatto che vada punito chi inciti a picchiare i gay. Ma questo comportamento è punibile, già oggi, dall’articolo 414 del codice penale: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione: con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti”. Tuttavia c’è chi vorrebbe fare dell’ostilità verso un certo orientamento sessuale una aggravante particolare nel caso di commissione di reati. Una posizione discutibile, dato che – ad esempio – non c’è nessuna aggravante specifica per chi picchia un disabile, ma almeno non sarebbe una misura pericolosa. Il pericolo, abbiamo detto più volte, è che con il testo di legge attualmente in discussione, chi sostiene la maggiore valenza sociale o morale della famiglia tradizionale rispetto a coppie dello stesso sesso, ovvero affermi che l’omosessualità è un peccato davanti a Dio venga ritenuto “omofobo” e dunque punito con il carcere.

Nello stesso numero di Riforma – che, a pagina 10, afferma non esserci questo pericolo e che tutti i cristiani dovrebbero volere la legge anti omofobia - a pagina 7 il pastore Ficara afferma con certezza che Genesi 19 e Romani 1 sono “affetti di omofobia”. È evidente, allora, che leggere in pubblico questi brani mostrando di condividerli sarebbe reato di “omofobia”, previsto dall’attuale testo della legge. E, sempre in base a quel testo, la sola appartenenza a organizzazioni che sostengano tali idee, andrebbe punita con il carcere, da sei mesi a tre anni. La pena è raddoppiata per chi dirige tali organizzazioni.

E questo sulla base dell’autorevole parere di Giuseppe Ficara che, come pastore è sicuramente esperto di Bibbia e come studioso di problematiche legate all’omosessualità, è qualificabile come esperto in omofobia.

Ma una legge dello Stato sbagliata ci importa meno di un pastore che parla di brani della Bibbia “affetti” da qualcosa, che sia omofobia o altro. Quella Bibbia che, secondo la confessione di fede che ha solennemente sottoscritto un giorno, “divina e canonica, ciò è (per) regola della nostra fede e vita”, aggiungendo “che riconosciamo la divinità di questi libri sacri non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dalla eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall’eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall’operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza la testimonianza la quale ce ne rende la Chiesa, e che ci apre gli occhi per iscoprir i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo col suo divino sapore”.

I casi sono due: o Giuseppe Ficara, che pure è pastore alacre e predicatore appassionato, sbaglia oggi a parlare di brani biblici affetti da omofobia (che una legge sostenuta da tanti pastori vuol punire con il carcere) o ha sbagliato quando ha sottoscritto la Confessione di Fede nell’essere consacrato pastore. Noi speriamo davvero che si sia sbagliato nello scrivere quella recensione. Attendiamo si sentirlo da lui.

Sul discorso del Moderatore alla chiusura del Sinodo

Il settimanale Riforma pubblica nel suo numero dell’11 settembre 2013, site a pagina 3, more about il discorso del moderatore della Chiesa valdese Eugenio Bernardini a medicine pastore Eugenio Bernardini” src=”http://www.valdesi.eu/wp-content/uploads/2013/09/Il-Moderatore-pastore-Eugenio-Bernardini-300×200.png” alt=”" width=”300″ height=”200″ />chiusura della sessione sinodale 2013, dal titolo “Non spegnete lo Spirito”. [Ne consigliamo vivamente la lettura integrale al link oppure sul settimanale stesso]

Ci colpisce particolarmente la sua esplicita descrizione della Chiesa valdese come una “chiesa liberal”. Non è certo una novità, anzi, è la realtà (o almeno ciò che i suoi attuali dirigenti vorrebbe che fosse e promuovono), ma che cosa intende esattamente con “chiesa liberal”? Vediamo ampi stralci di quel discorso.

… viviamo in un tempo pieno di difficoltà per le nostre chiese ma anche di opportunità. In Italia, come nel resto d’Europa, noi viviamo in un contesto di secolarizzazione e di crescente ignoranza dei fondamenti della teologia e della vita cristiana. … Pur tuttavia, una «nuova domanda» di senso e di fede è in crescita intorno a noi e una parte di questa «nuova domanda» si rivolge verso di noi o è disponibile ad ascoltare anche la nostra risposta per metterla a confronto con altre risposte che si caratterizzano o comunque appaiono diverse dalle nostre. E che cosa vedono in noi queste persone? Con quale caratteristica, con quale identità prevalente ci identificano? Potrà piacere o no, ma il carattere prevalente che mostriamo – per teologia e cultura, per scelte etiche e sociali – è quella di una chiesa protestante liberal, cioè aperta, tollerante, dialogante, inclusiva, socialmente e politicamente impegnata ma senza arrivare agli estremi. Anzi, per dirla tutta, con questi caratteri… non sembriamo neanche una «chiesa» ma, molto più positivamente, una «comunità». Una «comunità» e non una «chiesa», … proprio per i nostri caratteri democratici, inclusivi.

Questo, lo sappiamo, dispiace a chi, tra noi, vorrebbe una chiesa più fondata, non solo sullo spirito, ma anche sulla lettera della Bibbia e della Confessione di fede del 1655. Questo, lo sappiamo, dispiace anche a chi vorrebbe una chiesa più radicale, più «profetica», insomma… meno liberal. Questo, lo sappiamo, dispiace – talvolta e su alcuni temi – anche a buona parte di quelle sorelle e fratelli delle molte nazionalità dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia che disorientiamo con le nostre scelte e con la nostra impostazione esegetica, teologica, liturgica e pastorale.

Ma questa è la realtà: nel panorama italiano, sempre più plurale, noi appariamo e siamo una chiesa liberal, che rifiuta e contrasta i fondamentalismi, i settarismi, gli integralismi vecchi e nuovi che caratterizzano fin troppo la scena religiosa e politica nazionale e mondiale; una chiesa che tiene alla libertà religiosa tanto quanto alla libertà di coscienza e ai diritti della persona. Una chiesa liberal che però – e questa deve essere una buona notizia per chi ci vorrebbe più «fondati» sulla lettera della Bibbia – non vuole spegnere lo spirito… Non spegnete lo Spirito, anzi, lasciamolo scorrere libero e creativo … in modo che la vostra chiesa dia una efficace testimonianza. Non spegnete lo Spirito, perché è lo Spirito che vi consente di discernere le profezie (I Tessalonicesi 5, 20), è lo Spirito che vi consente di esaminare ogni cosa e ritenere il bene (v. 21), è lo Spirito che vi consente di astenervi dal male (v. 22). Non spegnete lo Spirito! E noi non vogliamo spegnerlo, anzi, chiediamo al Signore di tenerlo ben accesso, ben vivo tra noi in modo che la nostra missione sia più convinta (ma non settaria) e la nostra testimonianza più credibile.

Per dire/confessare che cosa?

(1) che anche oggi e non solo ieri, Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità (1 Timoteo 2, 4), chiunque noi siamo e da qualsiasi nazione proveniamo, qualsiasi sia il nostro orientamento sessuale;

(2) che anche oggi, e non solo ieri, Gesù è il Signore che illumina e guida le nostre esistenze offrendo a tutti coloro che lo cercano il suo pane di vita, di vita vera …

(3) che anche oggi e non solo ieri, la sua chiesa è accogliente e inclusiva, semplice e povera, capace di nutrire la mente ma anche l’anima dell’uomo e della donna di oggi, e quindi di celebrare il Signore non solo con l’intelletto ma anche con il cuore, impegnata nel far crescere la cultura e la pratica della giustizia e della pace nel mondo. Come è possibile tutto questo? Non per le nostre forze o capacità, ma per la grazia di Dio. Questo è il motivo per cui siamo stati riuniti qui come chiesa, come parte della chiesa di Gesù Cristo nel mondo e nella storia; ma è anche il motivo per cui siamo qui, in Italia, in questo Paese in cui Dio misteriosamente ci ha posti – non per caso ma per un suo disegno – e nel quale siamo chiamati a pregare, evangelizzare, servire e difendere «l’orfano e la vedova» di oggi. Insomma: Dio parla e agisce anche oggi, e non solo ieri, e questo ci dà forza e speranza. Che Dio ci benedica e ci guardi.”

Questa “chiesa liberal” dispiace: questo è il punto della questione, dispiace e disorienta i fratelli e sorelle evangelici che provengono dall’estero, dispiace chi la vorrebbe più radicale, dispiace a chi, tra noi, vorrebbe una chiesa più fondata, non solo sullo spirito, ma anche sulla lettera della Bibbia e della Confessione di fede del 1655.

“Dispiace”, eppure secondo il moderatore Bernardini, quella chiesa, o meglio, secondo il discorso, “comunità inclusiva”, sembra essere “il migliore dei mondi possibili” perché risponderebbe alle aspettative del mondo moderno e darebbe spazio a tutti. Che possa così com’è rispondere a quelle aspettative ed esservi in qualche misura compatibile, lo crediamo.

Fa infatti di tutto per compiacere al mondo… ma, risponde essa alle aspettative di Dio per compiacere a Lui?

È compatibile con il messaggio ed il modello di chiesa annunciato autorevolmente dal Nuovo Testamento?

È in armonia con il suo retaggio storico ed identità confessionale?

Dà veramente spazio a tutti?

È una chiesa che veramente “non spegne lo spirito” (ammesso che con questo si intenda lo Spirito Santo come si rivela nelle Scritture)?

No, a tutte queste domande rispondiamo senza esitazione di no. La “chiesa liberal” dispiace a molti e, sì, dispiace a Dio ed è di nocumento alla testimonianza evangelica.

È vero, nel dire questo saremo sicuramente accusati di arroganza e di presunzione… ma crediamo di avere la base per poterlo dire.

Una chiesa che dispiace (e questo non sembra turbare la sua attuale classe dirigente), e soprattutto dispiace a Dio, di fatto, non ha futuro, anzi, un futuro ce l’ha, vale a dire l’esecuzione su di essa del Suo giudizio di condanna: l’inevitabile e finale disastro, trascinata nel baratro insieme a quel mondo al quale si accompagna e con il quale vuole essere “compatibile”. Perché una “chiesa liberal” è di fatto una chiesa liberata, sciolta, dissolta, anzi dissoluta da ciò che dovrebbe essere la sua norma. Vediamo perché.

Related Posts

Leave a Reply

*

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Link Consigliati

                 

Visitatori 2010 : 43.446

Visitatori 2011 : 81.694

Visitatori 2012(fino a al 13 Novembre) : 85.636

Statistiche visitatori dal 14-11-2012

  • 2084698Totale Visitatori:
  • 292Oggi:
  • 617Ieri:
  • 6513Ultimi 7 giorni:
  • 19621Questo mese:

Visitatori Online

Articoli Recenti