\"NULLA SIA PIÙ FORTE DELLA VOSTRA FEDE\"

GIOSUÈ GIANAVELLO

Letture bibliche: Libro dei Proverbi – Vangelo di Matteo

Circola voce che sarebbero iniziate le grandi manovre per l’elezione del nuovo moderatore, viagra advice visit che sarebbe di nuovo un pastore, cure visit this come è sempre stato, stuff tranne in un caso, non molto fortunato. La Tavola ha infatti chiesto al pastore Daniele Bouchard, attualmente a Luserna San Giovanni, di lasciare quella comunità tre anni prima della fine del suo settennato per andare a Pisa. La comunità di Pisa è una di quelle di minori dimensioni numeriche e dunque – per l’ordinamento valdese – non elegge il suo pastore ma ne riceve uno nominato dalla Tavola. Il pastore di Pisa potrebbe così avvicinarsi alle Valli per coprire la comunità che il futuro moderatore, appunto un pastore delle Valli, lascerà in caso di elezione il prossimo agosto.

Circola voce che sarebbero iniziate le grandi manovre per l’elezione del nuovo moderatore, advice visit che sarebbe di nuovo un pastore, visit this come è sempre stato, tranne in un caso, non molto fortunato. La Tavola ha infatti chiesto al pastore Daniele Bouchard, attualmente a Luserna San Giovanni, di lasciare quella comunità tre anni prima della fine del suo settennato per andare a Pisa. La comunità di Pisa è una di quelle di minori dimensioni numeriche e dunque – per l’ordinamento valdese – non elegge il suo pastore ma ne riceve uno nominato dalla Tavola. Il pastore di Pisa potrebbe così avvicinarsi alle Valli per coprire la comunità che il futuro moderatore, appunto un pastore delle Valli, lascerà in caso di elezione il prossimo agosto.

Pubblichiamo un articolo di John Frame (1939), illness teologo e filosofo calvinista americano. Attualmente è professore di Teologia Sistematica e Filosofia al Reformed Theological Seminary di Orlando in Florida. Frame è laureato alla Princeton University, approved al Westminster Theological Seminary (dove ha anche insegnato) e alla Yale University. Ringraziamo il membro di chiesa valdese che ce l’ha inviato, treat chiedendo di rimanere anonimo (il che la dice lunga sulla diffusione dell’intolleranza nella nostra chiesa).

Aggiungiamo che l’articolo si spinge molto più in là di quanto chiedemmo con l’Appello al Sinodo dell’anno scorso, dove ci limitammo ad “appellarci umilmente” all’alto consesso affinché ricordasse i numerosi passi biblici che condannano l’omosessualità prima di addirittura benedirne la pratica. Fummo ascoltati solo da quel 41% dei deputati che non votarono l’ordine del giorno.

Oggi è comune che gli omosessuali affermino di non poter essere aiutati ad uscire dalla loro situazione; l’omosessualità, affermano, è innata; forse è geneticamente determinata, in ogni caso è così profondamente connaturata, tale da essere una condizione dalla quale non si può uscire. Concludono, quindi, che la chiesa e la società devono accettare l’omosessualità come una condizione naturale e normale; insistono, infatti, che le persone non possono essere condannate per quello di cui non sono responsabili.

A loro volta, gli omosessuali che vogliono essere considerati cristiani interpretano questa “ineluttabilità” della loro condizione in maniera teistica: “Dio mi ha fatto così”.  Possono mai i cristiani condannare qualcosa che Dio ha creato?

Questa domanda viene posta in molte altre discussioni diverse dalla questione dell’omosessualità.

I rapidi progressi della genetica hanno condotto a un acceso dibattito sulla se alcuni comportamenti possano essere considerati innati. Qualche anno fa veniva insegnato che un’alta percentuale di ragazzi col doppio cromosoma “y” assumeva dei comportamenti antisociali. Questa scoperta, allora, implica che la criminalità, in alcuni casi almeno, sia un’innata ed ineluttabile condizione? Che fare? Dovremmo abortire tutti i bambini che presentano questa combinazione genetica? Dovremmo esaminare tutti i neonati ed impegnarci a guidare tutti i bambini con i cromosomi “xyy” in un sentiero formativo differenziato? Dovremmo cercare di cambiare la mappatura genetica di questi bambini?

Successivamente si è avuta la scoperta che un certo gene è associato ad una relativamente alta percentuale di alcolisti, ed in tempi ancora più recenti, Simon LeVay, un neuroscienziato ed attivista gay, ha pubblicato un articolo in Science (253:1034-1037) affermando che esistono delle piccole, ma statisticamente significative differenze nelle dimensioni nella regione anteriore“INAH-3” dell’ipotalamo, una parte del cervello, fra uomini eterosessuali ed omosessuali. Alcuni hanno affermato che questa scoperta stabilisce quello che gli attivisti gay vanno affermando da lungo tempo, cioè che l’omosessualità piuttosto che essere una “scelta” è una condizione innata, quindi, non potendo essere risolta va accettata come normale.

Io non ho le competenze per valutare le ricerche di LeVay, credo che sia meglio sospendere ogni giudizio fin quando la sua opera non sarà corroborata da altri e più obiettivi scienziati su questo argomento. Tuttavia, dobbiamo notare, come altri hanno già fatto, che siamo in presenza dell’irrisolto problema del “viene prima l’uovo o la gallina: ”come possiamo conoscere che questa condizione (o forse le sue ancora inesplorate basi fisiche) sia la causa e non il risultato del pensiero e del comportamento omosessuale?

Dobbiamo, inoltre, ricordarci che queste scoperte sono state fatte attraverso lo studio del cervello appartenente a persone esclusivamente omosessuali messe a confronto con quello appartenente a persone esclusivamente eterosessuali. Ma fra questi due estremi esiste un vasto spettro di possibilità. Le persone esclusivamente omosessuali sembrano oscillare fra l’1% ed il 3% della popolazione (il largamente utilizzato risultato delle ricerche di Kinsey del 10% oggi è stato in gran parte abbandonato) (Non sono sicuro che questa presupposizione sia stata provata mediante sperimentazione).

Il numero di persone di orientamento bisessuale è molto maggiore, e molti ancora sono gli eterosessuali che potrebbero intraprendere delle relazioni omosessuali in particolari circostanze (la curiosità, la prigionia ecc.). Esiste una base genetica che giustifichi questi comportamenti più complicati ancora? Né LeVay, né nessun altro scienziato ha fornito dei dati che lo suggeriscano.

Ma assumiamo che esistano delle innate basi fisiche per l’omosessualità, così come per l’alcolismo e per la criminalità. Credo che con gli ulteriori sviluppi della genetica, fra qualche anno verranno scoperte sempre più correlazioni fra la genetica ed il comportamento. Quale conclusione etica ne dobbiamo trarre?

Per una cosa non potremo mai trarre la conclusione che gli attivisti gay vorrebbero fosse tratta, cioè che una condizione “innata” debba essere accettata come naturale e normale. L’innatismo non ha nulla a che fare con la normalità. Molte malattie sono, infatti, geneticamente determinate. Nessuno considera la malattia di Tay-Sachs o l’anemia drepanocitica come “normali”, come condizioni desiderabili o come portatrici di qualche virtù. Nessuno di noi considera l’alcolismo come o il comportamento antisociale dei soggetti con cromosomi “xyy” come naturali e normali. Anzi noi tutti li combattiamo, e le scoperte genetiche ci offrono ulteriori strumenti per questa lotta. Alcuni hanno suggerito che la scoperta di un “gene gay” offrirebbe la possibilità, attraverso l’aborto o la manipolazione genetica, di eliminare l’omosessualità (o gli impulsi verso di essa) dalla società. Ma questo è quello che gli attivisti gay non vogliono assolutamente sentire.

Inoltre, dobbiamo considerare queste scoperte in prospettiva. Non tutti coloro che hanno il gene “xyy” diventano criminali e neanche tutti coloro che presentano il rischio genetico per l’alcolismo diventano alcolisti. È improbabile, quindi, ammesso che il “gene gay” esista, che questo determini la condizione omosessuale di una persona. Sebbene lo studio dei gemelli mostri una correlazione fra la genetica e l’omosessualità, la metà di tutti i fratelli gemelli di persone omosessuali sono eterosessuali. Quindi i dati ci suggeriscono qualcosa di diverso rispetto al determinismo genetico, anzi, mostrano che per alcuni è possibile resistere a dei comportamenti che sembrano geneticamente determinati. I geni determinano il colore degli occhi, il sesso, il gruppo sanguigno, e così via; il comportamento, tuttavia, sebbene sia influenzato dalla mappatura genetica, non appare come determinato da essa. Per esempio, le tipiche differenze di comportamento fra maschi e femmine hanno delle basi genetiche, ma, come le femministe sono pronte ribadire, le basi genetiche non determinano in maniera assoluta come ci si deve comportare in ogni situazione. Le donne talvolta agiscono come uomini e viceversa.

Altre influenze sono spesso più determinanti dell’eredità genetica. Un anonimo editoriale apparso sul National Rewiew (9 Agosto 1993, pag. 17) evidenzia che “gli effetti di una violenza sessuale subita da bambini può restringere la libertà dell’individuo molto di più della preferenza psicologica verso il dolce; e molti altri impulsi puramente biologici impallidiscono davanti al bisogno che il fumatore ha delle sigarette”. Quindi, se scusiamo l’omosessualità su basi della predisposizione genetica, dovremmo, allo stesso modo, scusare tutte le azioni frutto dell’influenza esercitata dall’ambiente o di cattive scelte fatte nel passato.

In altri casi, non dobbiamo scusare le azioni compiute sulla base di una predisposizione genetica. Chi è geneticamente predisposto all’alcolismo non può scusare il suo alcolismo su questa base; ne l’uomo col gene “xyy” può scusare i suoi comportamenti scorretti. Queste condizioni non costringono nessuno a compiere della azioni contrarie ai propri desideri. In questo senso, non compromettono la loro libertà morale, costituiscono sì, delle sfide morali, degli appigli per la tentazione. Ma questo deve essere visto in prospettiva: noi tutti abbiamo del “punti deboli” morali, aree dove siamo particolarmente vulnerabili agli incitamenti del diavolo. Questi “punti deboli,” hanno molte fonti; l’ereditarietà è fra essi, altre potrebbero essere le influenze dell’ambiente o delle decisioni prese in passato. Quindi, mentre alcuni di noi hanno problemi con la tentazione all’abuso di alcol, altri, a causa del loro percorso formativo, dei gusti personali, della posizione sociale non sono molto incitati a questo stesso peccato. Queste persone avranno certamente altre aree di tentazione. Questo è vero anche per coloro che sono particolarmente maturi nella loro fede cristiana: questa maturità apre le porte alla tentazione dell’orgoglio spirituale. Così la persona che si trova ad affrontare delle sfide morali sulla base genetica non è un caso completamente solitario, tutti noi fronteggiamo difficoltà simili, esse non sono completamente sotto il nostro controllo. Per noi tutti questo mondo è un luogo spiritualmente pericoloso. Veramente il nostro “avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leone ruggente cercando chi possa divorare” (1Pt.5:8). Ma grazie siano rese a Dio per la cui grazia possiamo resistergli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze si compiono nella nostra fratellanza sparsa per il mondo (versetto 9).

La base genetica dell’omosessualità eliminerebbe dunque l’elemento della scelta? Certamente no. Una persona con la propensione all’alcolismo fa una scelta ogni volta che decide di prendere un bicchiere. Lo stesso fa un uomo col gene “xyy” quando decide di dare un pugno sul naso di qualcuno. Se assumiamo la propensione genetica verso l’omosessualità, allora, come abbiamo detto, coloro che la presentano questa mappatura genetica, si troveranno fronteggiare delle tentazioni maggiori in quest’area rispetto ad altre. Ma coloro che soccombono alla tentazione, lo fanno perché lo decidono, così come facciamo tutti noi quando cediamo alle nostre assillanti tentazioni. Gli omosessuali scelgono certo di rimanere celibi, e scelgono di avere dei rapporti sessuali. Nel far questo non sono forzati dai loro geni o da qualcosa di contrario ai loro desideri.

È possibile che un omosessuale, per la grazia di Dio, si penta e diventi eterosessuale? I ministri cristiani impegnati con gli omosessuali affermano che è possibile e che è avvenuto, sebbene affermino anche che è un peccato difficile da trattare. (L’orientamento sessuale è qualcosa che è profondamente radicato nella personalità umana, e noi abbiamo l’istinto a mantenerla nascosta. Questo istinto è positivo, ma rende la consulenza in quest’area particolarmente difficoltosa.) Gli attivisti gay affermano che sia impossibile uscire dall’omosessualità, e mettono in questione le testimonianze degli “ex-gay”. È anche vero che persone che avevano dichiarato di essere state liberate dall’omosessualità, sono poi ritornate a relazioni di questo tipo. Molti ex-gay hanno candidamente dichiarato di continuare a provare dell’attrazione omosessuale, attrazione che ora percepiscono come un problema morale e spirituale. Gli attivisti gay affermano, invece, che questa permanente tentazione provi che l’omosessualità è impossibile da sradicare.

Io credo nel Dio che può liberare gli omosessuali. La Scrittura insegna, infatti, che la sua grazia può liberare il suo popolo da ogni peccato (si veda in particolare 1Cor. 6:9-11). Non ho fatto delle ricerche di prima mano sui risultati del counseling cristiano con gli omosessuali. Non mi sorprenderebbe lo scoprire che molte persone che, per la grazia di Dio, lottano per sconfiggere la loro omosessualità, sperimentino ancora tentazioni di questo genere. Persone che sono state alcolizzate spesso fronteggiano delle continue tentazioni a bere, anche molto tempo dopo aver smesso di bere smisuratamente. Simile è la situazione di chi ha vinto gli impulsi di un comportamento violento, l’uso di droghe, o la promiscuità eterosessuale. Se questo è vero anche per gli omosessuali pentiti, non getta il minimo dubbio nella potenza della grazia di Dio nel sanare queste persone. La tentazioni ricorrenti sono un problema per ciascuno di noi, così continuerà fin quando non saremo glorificati. Non si possono giudicare i risultati di un’opera di counseling cristiano con dei criteri perfezionistici, cioè in base all’assunzione che la liberazione dal peccato comporti la rimozione di ogni forma di tentazione al peccato in questa vita.

Il cuore della nostra discussione sta nel fatto che l’elemento genetico nel peccato non costituisce una scusante. Per comprendere questo è bene porre il problema in una più ampia prospettiva. Il cristianesimo ci spinge ad allargare la nostra visuale sempre di più, infatti, esso ci chiama a vedere ogni cosa dalla prospettiva del Dio trascendente e dal punto di vista dell’eternità. Questa prospettiva ci spinge a vedere le nostre prove come “leggere e momentanee” (2Cor.4:17) ed i nostri peccati molto più grandi di quello che vorremmo ammettere. Secondo la prospettiva biblica, la difficoltà sta nel fatto che tutto il peccato è ereditario. La nostra miseria ed il nostro peccato derivano da Adamo. Noi siamo colpevoli della colpa di Adamo, e da lui ereditiamo le nostre nature peccaminose. Se la predisposizione genetica scusa l’omosessualità, allora l’essere eredi di Adamo scusa ogni peccato! Ma le cose non stanno affatto così. Naturalmente, la teologia riformata vede la nostra relazione con Adamo come nostro rappresentante, piuttosto che come una relazione genetica, e questo è importante. Adamo, però, rappresenta tutti coloro che sono discesi da lui mediante “generazione naturale,” quindi c’è anche un’inevitabile elemento genetico nel peccato umano.

È chiaro? Considerate che Adamo aveva in sé tutte le nostre possibilità (anche genetiche!), e viveva in un ambiente perfetto salvo quell’unica fonte di tentazione. Nessuno di noi avrebbe potuto o voluto far meglio. E, nonostante l’individualismo americano insegni diversamente, la razza umana è una e Dio ha il diritto di giudicarla come una singola entità. La verità fondamentale è che siamo creature di Dio, ed è lui a stabilire ciò che è giusto, egli ha il diritto di fare ciò che vuole con l’opera delle sue mani.

In questa più ampia prospettiva l’argomentazione che un peccato debba essere considerato normale sulla base della componente genetica o a motivo di qualsiasi altra “inevitabilità” è puramente utilitaria.

Circola voce che sarebbero iniziate le grandi manovre per l’elezione del nuovo moderatore, advice visit che sarebbe di nuovo un pastore, visit this come è sempre stato, tranne in un caso, non molto fortunato. La Tavola ha infatti chiesto al pastore Daniele Bouchard, attualmente a Luserna San Giovanni, di lasciare quella comunità tre anni prima della fine del suo settennato per andare a Pisa. La comunità di Pisa è una di quelle di minori dimensioni numeriche e dunque – per l’ordinamento valdese – non elegge il suo pastore ma ne riceve uno nominato dalla Tavola. Il pastore di Pisa potrebbe così avvicinarsi alle Valli per coprire la comunità che il futuro moderatore, appunto un pastore delle Valli, lascerà in caso di elezione il prossimo agosto.

Pubblichiamo un articolo di John Frame (1939), illness teologo e filosofo calvinista americano. Attualmente è professore di Teologia Sistematica e Filosofia al Reformed Theological Seminary di Orlando in Florida. Frame è laureato alla Princeton University, approved al Westminster Theological Seminary (dove ha anche insegnato) e alla Yale University. Ringraziamo il membro di chiesa valdese che ce l’ha inviato, treat chiedendo di rimanere anonimo (il che la dice lunga sulla diffusione dell’intolleranza nella nostra chiesa).

Aggiungiamo che l’articolo si spinge molto più in là di quanto chiedemmo con l’Appello al Sinodo dell’anno scorso, dove ci limitammo ad “appellarci umilmente” all’alto consesso affinché ricordasse i numerosi passi biblici che condannano l’omosessualità prima di addirittura benedirne la pratica. Fummo ascoltati solo da quel 41% dei deputati che non votarono l’ordine del giorno.

Oggi è comune che gli omosessuali affermino di non poter essere aiutati ad uscire dalla loro situazione; l’omosessualità, affermano, è innata; forse è geneticamente determinata, in ogni caso è così profondamente connaturata, tale da essere una condizione dalla quale non si può uscire. Concludono, quindi, che la chiesa e la società devono accettare l’omosessualità come una condizione naturale e normale; insistono, infatti, che le persone non possono essere condannate per quello di cui non sono responsabili.

A loro volta, gli omosessuali che vogliono essere considerati cristiani interpretano questa “ineluttabilità” della loro condizione in maniera teistica: “Dio mi ha fatto così”.  Possono mai i cristiani condannare qualcosa che Dio ha creato?

Questa domanda viene posta in molte altre discussioni diverse dalla questione dell’omosessualità.

I rapidi progressi della genetica hanno condotto a un acceso dibattito sulla se alcuni comportamenti possano essere considerati innati. Qualche anno fa veniva insegnato che un’alta percentuale di ragazzi col doppio cromosoma “y” assumeva dei comportamenti antisociali. Questa scoperta, allora, implica che la criminalità, in alcuni casi almeno, sia un’innata ed ineluttabile condizione? Che fare? Dovremmo abortire tutti i bambini che presentano questa combinazione genetica? Dovremmo esaminare tutti i neonati ed impegnarci a guidare tutti i bambini con i cromosomi “xyy” in un sentiero formativo differenziato? Dovremmo cercare di cambiare la mappatura genetica di questi bambini?

Successivamente si è avuta la scoperta che un certo gene è associato ad una relativamente alta percentuale di alcolisti, ed in tempi ancora più recenti, Simon LeVay, un neuroscienziato ed attivista gay, ha pubblicato un articolo in Science (253:1034-1037) affermando che esistono delle piccole, ma statisticamente significative differenze nelle dimensioni nella regione anteriore“INAH-3” dell’ipotalamo, una parte del cervello, fra uomini eterosessuali ed omosessuali. Alcuni hanno affermato che questa scoperta stabilisce quello che gli attivisti gay vanno affermando da lungo tempo, cioè che l’omosessualità piuttosto che essere una “scelta” è una condizione innata, quindi, non potendo essere risolta va accettata come normale.

Io non ho le competenze per valutare le ricerche di LeVay, credo che sia meglio sospendere ogni giudizio fin quando la sua opera non sarà corroborata da altri e più obiettivi scienziati su questo argomento. Tuttavia, dobbiamo notare, come altri hanno già fatto, che siamo in presenza dell’irrisolto problema del “viene prima l’uovo o la gallina: ”come possiamo conoscere che questa condizione (o forse le sue ancora inesplorate basi fisiche) sia la causa e non il risultato del pensiero e del comportamento omosessuale?

Dobbiamo, inoltre, ricordarci che queste scoperte sono state fatte attraverso lo studio del cervello appartenente a persone esclusivamente omosessuali messe a confronto con quello appartenente a persone esclusivamente eterosessuali. Ma fra questi due estremi esiste un vasto spettro di possibilità. Le persone esclusivamente omosessuali sembrano oscillare fra l’1% ed il 3% della popolazione (il largamente utilizzato risultato delle ricerche di Kinsey del 10% oggi è stato in gran parte abbandonato) (Non sono sicuro che questa presupposizione sia stata provata mediante sperimentazione).

Il numero di persone di orientamento bisessuale è molto maggiore, e molti ancora sono gli eterosessuali che potrebbero intraprendere delle relazioni omosessuali in particolari circostanze (la curiosità, la prigionia ecc.). Esiste una base genetica che giustifichi questi comportamenti più complicati ancora? Né LeVay, né nessun altro scienziato ha fornito dei dati che lo suggeriscano.

Ma assumiamo che esistano delle innate basi fisiche per l’omosessualità, così come per l’alcolismo e per la criminalità. Credo che con gli ulteriori sviluppi della genetica, fra qualche anno verranno scoperte sempre più correlazioni fra la genetica ed il comportamento. Quale conclusione etica ne dobbiamo trarre?

Per una cosa non potremo mai trarre la conclusione che gli attivisti gay vorrebbero fosse tratta, cioè che una condizione “innata” debba essere accettata come naturale e normale. L’innatismo non ha nulla a che fare con la normalità. Molte malattie sono, infatti, geneticamente determinate. Nessuno considera la malattia di Tay-Sachs o l’anemia drepanocitica come “normali”, come condizioni desiderabili o come portatrici di qualche virtù. Nessuno di noi considera l’alcolismo come o il comportamento antisociale dei soggetti con cromosomi “xyy” come naturali e normali. Anzi noi tutti li combattiamo, e le scoperte genetiche ci offrono ulteriori strumenti per questa lotta. Alcuni hanno suggerito che la scoperta di un “gene gay” offrirebbe la possibilità, attraverso l’aborto o la manipolazione genetica, di eliminare l’omosessualità (o gli impulsi verso di essa) dalla società. Ma questo è quello che gli attivisti gay non vogliono assolutamente sentire.

Inoltre, dobbiamo considerare queste scoperte in prospettiva. Non tutti coloro che hanno il gene “xyy” diventano criminali e neanche tutti coloro che presentano il rischio genetico per l’alcolismo diventano alcolisti. È improbabile, quindi, ammesso che il “gene gay” esista, che questo determini la condizione omosessuale di una persona. Sebbene lo studio dei gemelli mostri una correlazione fra la genetica e l’omosessualità, la metà di tutti i fratelli gemelli di persone omosessuali sono eterosessuali. Quindi i dati ci suggeriscono qualcosa di diverso rispetto al determinismo genetico, anzi, mostrano che per alcuni è possibile resistere a dei comportamenti che sembrano geneticamente determinati. I geni determinano il colore degli occhi, il sesso, il gruppo sanguigno, e così via; il comportamento, tuttavia, sebbene sia influenzato dalla mappatura genetica, non appare come determinato da essa. Per esempio, le tipiche differenze di comportamento fra maschi e femmine hanno delle basi genetiche, ma, come le femministe sono pronte ribadire, le basi genetiche non determinano in maniera assoluta come ci si deve comportare in ogni situazione. Le donne talvolta agiscono come uomini e viceversa.

Altre influenze sono spesso più determinanti dell’eredità genetica. Un anonimo editoriale apparso sul National Rewiew (9 Agosto 1993, pag. 17) evidenzia che “gli effetti di una violenza sessuale subita da bambini può restringere la libertà dell’individuo molto di più della preferenza psicologica verso il dolce; e molti altri impulsi puramente biologici impallidiscono davanti al bisogno che il fumatore ha delle sigarette”. Quindi, se scusiamo l’omosessualità su basi della predisposizione genetica, dovremmo, allo stesso modo, scusare tutte le azioni frutto dell’influenza esercitata dall’ambiente o di cattive scelte fatte nel passato.

In altri casi, non dobbiamo scusare le azioni compiute sulla base di una predisposizione genetica. Chi è geneticamente predisposto all’alcolismo non può scusare il suo alcolismo su questa base; ne l’uomo col gene “xyy” può scusare i suoi comportamenti scorretti. Queste condizioni non costringono nessuno a compiere della azioni contrarie ai propri desideri. In questo senso, non compromettono la loro libertà morale, costituiscono sì, delle sfide morali, degli appigli per la tentazione. Ma questo deve essere visto in prospettiva: noi tutti abbiamo del “punti deboli” morali, aree dove siamo particolarmente vulnerabili agli incitamenti del diavolo. Questi “punti deboli,” hanno molte fonti; l’ereditarietà è fra essi, altre potrebbero essere le influenze dell’ambiente o delle decisioni prese in passato. Quindi, mentre alcuni di noi hanno problemi con la tentazione all’abuso di alcol, altri, a causa del loro percorso formativo, dei gusti personali, della posizione sociale non sono molto incitati a questo stesso peccato. Queste persone avranno certamente altre aree di tentazione. Questo è vero anche per coloro che sono particolarmente maturi nella loro fede cristiana: questa maturità apre le porte alla tentazione dell’orgoglio spirituale. Così la persona che si trova ad affrontare delle sfide morali sulla base genetica non è un caso completamente solitario, tutti noi fronteggiamo difficoltà simili, esse non sono completamente sotto il nostro controllo. Per noi tutti questo mondo è un luogo spiritualmente pericoloso. Veramente il nostro “avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leone ruggente cercando chi possa divorare” (1Pt.5:8). Ma grazie siano rese a Dio per la cui grazia possiamo resistergli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze si compiono nella nostra fratellanza sparsa per il mondo (versetto 9).

La base genetica dell’omosessualità eliminerebbe dunque l’elemento della scelta? Certamente no. Una persona con la propensione all’alcolismo fa una scelta ogni volta che decide di prendere un bicchiere. Lo stesso fa un uomo col gene “xyy” quando decide di dare un pugno sul naso di qualcuno. Se assumiamo la propensione genetica verso l’omosessualità, allora, come abbiamo detto, coloro che la presentano questa mappatura genetica, si troveranno fronteggiare delle tentazioni maggiori in quest’area rispetto ad altre. Ma coloro che soccombono alla tentazione, lo fanno perché lo decidono, così come facciamo tutti noi quando cediamo alle nostre assillanti tentazioni. Gli omosessuali scelgono certo di rimanere celibi, e scelgono di avere dei rapporti sessuali. Nel far questo non sono forzati dai loro geni o da qualcosa di contrario ai loro desideri.

È possibile che un omosessuale, per la grazia di Dio, si penta e diventi eterosessuale? I ministri cristiani impegnati con gli omosessuali affermano che è possibile e che è avvenuto, sebbene affermino anche che è un peccato difficile da trattare. (L’orientamento sessuale è qualcosa che è profondamente radicato nella personalità umana, e noi abbiamo l’istinto a mantenerla nascosta. Questo istinto è positivo, ma rende la consulenza in quest’area particolarmente difficoltosa.) Gli attivisti gay affermano che sia impossibile uscire dall’omosessualità, e mettono in questione le testimonianze degli “ex-gay”. È anche vero che persone che avevano dichiarato di essere state liberate dall’omosessualità, sono poi ritornate a relazioni di questo tipo. Molti ex-gay hanno candidamente dichiarato di continuare a provare dell’attrazione omosessuale, attrazione che ora percepiscono come un problema morale e spirituale. Gli attivisti gay affermano, invece, che questa permanente tentazione provi che l’omosessualità è impossibile da sradicare.

Io credo nel Dio che può liberare gli omosessuali. La Scrittura insegna, infatti, che la sua grazia può liberare il suo popolo da ogni peccato (si veda in particolare 1Cor. 6:9-11). Non ho fatto delle ricerche di prima mano sui risultati del counseling cristiano con gli omosessuali. Non mi sorprenderebbe lo scoprire che molte persone che, per la grazia di Dio, lottano per sconfiggere la loro omosessualità, sperimentino ancora tentazioni di questo genere. Persone che sono state alcolizzate spesso fronteggiano delle continue tentazioni a bere, anche molto tempo dopo aver smesso di bere smisuratamente. Simile è la situazione di chi ha vinto gli impulsi di un comportamento violento, l’uso di droghe, o la promiscuità eterosessuale. Se questo è vero anche per gli omosessuali pentiti, non getta il minimo dubbio nella potenza della grazia di Dio nel sanare queste persone. La tentazioni ricorrenti sono un problema per ciascuno di noi, così continuerà fin quando non saremo glorificati. Non si possono giudicare i risultati di un’opera di counseling cristiano con dei criteri perfezionistici, cioè in base all’assunzione che la liberazione dal peccato comporti la rimozione di ogni forma di tentazione al peccato in questa vita.

Il cuore della nostra discussione sta nel fatto che l’elemento genetico nel peccato non costituisce una scusante. Per comprendere questo è bene porre il problema in una più ampia prospettiva. Il cristianesimo ci spinge ad allargare la nostra visuale sempre di più, infatti, esso ci chiama a vedere ogni cosa dalla prospettiva del Dio trascendente e dal punto di vista dell’eternità. Questa prospettiva ci spinge a vedere le nostre prove come “leggere e momentanee” (2Cor.4:17) ed i nostri peccati molto più grandi di quello che vorremmo ammettere. Secondo la prospettiva biblica, la difficoltà sta nel fatto che tutto il peccato è ereditario. La nostra miseria ed il nostro peccato derivano da Adamo. Noi siamo colpevoli della colpa di Adamo, e da lui ereditiamo le nostre nature peccaminose. Se la predisposizione genetica scusa l’omosessualità, allora l’essere eredi di Adamo scusa ogni peccato! Ma le cose non stanno affatto così. Naturalmente, la teologia riformata vede la nostra relazione con Adamo come nostro rappresentante, piuttosto che come una relazione genetica, e questo è importante. Adamo, però, rappresenta tutti coloro che sono discesi da lui mediante “generazione naturale,” quindi c’è anche un’inevitabile elemento genetico nel peccato umano.

È chiaro? Considerate che Adamo aveva in sé tutte le nostre possibilità (anche genetiche!), e viveva in un ambiente perfetto salvo quell’unica fonte di tentazione. Nessuno di noi avrebbe potuto o voluto far meglio. E, nonostante l’individualismo americano insegni diversamente, la razza umana è una e Dio ha il diritto di giudicarla come una singola entità. La verità fondamentale è che siamo creature di Dio, ed è lui a stabilire ciò che è giusto, egli ha il diritto di fare ciò che vuole con l’opera delle sue mani.

In questa più ampia prospettiva l’argomentazione che un peccato debba essere considerato normale sulla base della componente genetica o a motivo di qualsiasi altra “inevitabilità” è puramente utilitaria.

Pubblichiamo un articolo di John Frame (1939), mind teologo e filosofo calvinista americano. Attualmente è professore di Teologia Sistematica e Filosofia al Reformed Theological Seminary di Orlando in Florida. Frame è laureato alla Princeton University, site al Westminster Theological Seminary (dove ha anche insegnato) e alla Yale University. Ringraziamo il membro di chiesa valdese che ce l’ha inviato, chiedendo di rimanere anonimo (il che la dice lunga sulla diffusione dell’intolleranza nella nostra chiesa).

Aggiungiamo che l’articolo si spinge molto più in là di quanto chiedemmo con l’Appello al Sinodo dell’anno scorso, dove ci limitammo ad “appellarci umilmente” all’alto consesso affinché ricordasse i numerosi passi biblici che condannano l’omosessualità prima di addirittura benedirne la pratica. Fummo ascoltati solo da quel 41% dei deputati che non votarono l’ordine del giorno.

Oggi è comune che gli omosessuali affermino di non poter essere aiutati ad uscire dalla loro situazione; l’omosessualità, affermano, è innata; forse è geneticamente determinata, in ogni caso è così profondamente connaturata, tale da essere una condizione dalla quale non si può uscire. Concludono, quindi, che la chiesa e la società devono accettare l’omosessualità come una condizione naturale e normale; insistono, infatti, che le persone non possono essere condannate per quello di cui non sono responsabili.

A loro volta, gli omosessuali che vogliono essere considerati cristiani interpretano questa “ineluttabilità” della loro condizione in maniera teistica: “Dio mi ha fatto così”.  Possono mai i cristiani condannare qualcosa che Dio ha creato?

Questa domanda viene posta in molte altre discussioni diverse dalla questione dell’omosessualità.

I rapidi progressi della genetica hanno condotto a un acceso dibattito sulla se alcuni comportamenti possano essere considerati innati. Qualche anno fa veniva insegnato che un’alta percentuale di ragazzi col doppio cromosoma “y” assumeva dei comportamenti antisociali. Questa scoperta, allora, implica che la criminalità, in alcuni casi almeno, sia un’innata ed ineluttabile condizione? Che fare? Dovremmo abortire tutti i bambini che presentano questa combinazione genetica? Dovremmo esaminare tutti i neonati ed impegnarci a guidare tutti i bambini con i cromosomi “xyy” in un sentiero formativo differenziato? Dovremmo cercare di cambiare la mappatura genetica di questi bambini?

Successivamente si è avuta la scoperta che un certo gene è associato ad una relativamente alta percentuale di alcolisti, ed in tempi ancora più recenti, Simon LeVay, un neuroscienziato ed attivista gay, ha pubblicato un articolo in Science (253:1034-1037) affermando che esistono delle piccole, ma statisticamente significative differenze nelle dimensioni nella regione anteriore“INAH-3” dell’ipotalamo, una parte del cervello, fra uomini eterosessuali ed omosessuali. Alcuni hanno affermato che questa scoperta stabilisce quello che gli attivisti gay vanno affermando da lungo tempo, cioè che l’omosessualità piuttosto che essere una “scelta” è una condizione innata, quindi, non potendo essere risolta va accettata come normale.

Io non ho le competenze per valutare le ricerche di LeVay, credo che sia meglio sospendere ogni giudizio fin quando la sua opera non sarà corroborata da altri e più obiettivi scienziati su questo argomento. Tuttavia, dobbiamo notare, come altri hanno già fatto, che siamo in presenza dell’irrisolto problema del “viene prima l’uovo o la gallina: ”come possiamo conoscere che questa condizione (o forse le sue ancora inesplorate basi fisiche) sia la causa e non il risultato del pensiero e del comportamento omosessuale?

Dobbiamo, inoltre, ricordarci che queste scoperte sono state fatte attraverso lo studio del cervello appartenente a persone esclusivamente omosessuali messe a confronto con quello appartenente a persone esclusivamente eterosessuali. Ma fra questi due estremi esiste un vasto spettro di possibilità. Le persone esclusivamente omosessuali sembrano oscillare fra l’1% ed il 3% della popolazione (il largamente utilizzato risultato delle ricerche di Kinsey del 10% oggi è stato in gran parte abbandonato) (Non sono sicuro che questa presupposizione sia stata provata mediante sperimentazione).

Il numero di persone di orientamento bisessuale è molto maggiore, e molti ancora sono gli eterosessuali che potrebbero intraprendere delle relazioni omosessuali in particolari circostanze (la curiosità, la prigionia ecc.). Esiste una base genetica che giustifichi questi comportamenti più complicati ancora? Né LeVay, né nessun altro scienziato ha fornito dei dati che lo suggeriscano.

Ma assumiamo che esistano delle innate basi fisiche per l’omosessualità, così come per l’alcolismo e per la criminalità. Credo che con gli ulteriori sviluppi della genetica, fra qualche anno verranno scoperte sempre più correlazioni fra la genetica ed il comportamento. Quale conclusione etica ne dobbiamo trarre?

Per una cosa non potremo mai trarre la conclusione che gli attivisti gay vorrebbero fosse tratta, cioè che una condizione “innata” debba essere accettata come naturale e normale. L’innatismo non ha nulla a che fare con la normalità. Molte malattie sono, infatti, geneticamente determinate. Nessuno considera la malattia di Tay-Sachs o l’anemia drepanocitica come “normali”, come condizioni desiderabili o come portatrici di qualche virtù. Nessuno di noi considera l’alcolismo come o il comportamento antisociale dei soggetti con cromosomi “xyy” come naturali e normali. Anzi noi tutti li combattiamo, e le scoperte genetiche ci offrono ulteriori strumenti per questa lotta. Alcuni hanno suggerito che la scoperta di un “gene gay” offrirebbe la possibilità, attraverso l’aborto o la manipolazione genetica, di eliminare l’omosessualità (o gli impulsi verso di essa) dalla società. Ma questo è quello che gli attivisti gay non vogliono assolutamente sentire.

Inoltre, dobbiamo considerare queste scoperte in prospettiva. Non tutti coloro che hanno il gene “xyy” diventano criminali e neanche tutti coloro che presentano il rischio genetico per l’alcolismo diventano alcolisti. È improbabile, quindi, ammesso che il “gene gay” esista, che questo determini la condizione omosessuale di una persona. Sebbene lo studio dei gemelli mostri una correlazione fra la genetica e l’omosessualità, la metà di tutti i fratelli gemelli di persone omosessuali sono eterosessuali. Quindi i dati ci suggeriscono qualcosa di diverso rispetto al determinismo genetico, anzi, mostrano che per alcuni è possibile resistere a dei comportamenti che sembrano geneticamente determinati. I geni determinano il colore degli occhi, il sesso, il gruppo sanguigno, e così via; il comportamento, tuttavia, sebbene sia influenzato dalla mappatura genetica, non appare come determinato da essa. Per esempio, le tipiche differenze di comportamento fra maschi e femmine hanno delle basi genetiche, ma, come le femministe sono pronte ribadire, le basi genetiche non determinano in maniera assoluta come ci si deve comportare in ogni situazione. Le donne talvolta agiscono come uomini e viceversa.

Altre influenze sono spesso più determinanti dell’eredità genetica. Un anonimo editoriale apparso sul National Rewiew (9 Agosto 1993, pag. 17) evidenzia che “gli effetti di una violenza sessuale subita da bambini può restringere la libertà dell’individuo molto di più della preferenza psicologica verso il dolce; e molti altri impulsi puramente biologici impallidiscono davanti al bisogno che il fumatore ha delle sigarette”. Quindi, se scusiamo l’omosessualità su basi della predisposizione genetica, dovremmo, allo stesso modo, scusare tutte le azioni frutto dell’influenza esercitata dall’ambiente o di cattive scelte fatte nel passato.

In altri casi, non dobbiamo scusare le azioni compiute sulla base di una predisposizione genetica. Chi è geneticamente predisposto all’alcolismo non può scusare il suo alcolismo su questa base; ne l’uomo col gene “xyy” può scusare i suoi comportamenti scorretti. Queste condizioni non costringono nessuno a compiere della azioni contrarie ai propri desideri. In questo senso, non compromettono la loro libertà morale, costituiscono sì, delle sfide morali, degli appigli per la tentazione. Ma questo deve essere visto in prospettiva: noi tutti abbiamo del “punti deboli” morali, aree dove siamo particolarmente vulnerabili agli incitamenti del diavolo. Questi “punti deboli,” hanno molte fonti; l’ereditarietà è fra essi, altre potrebbero essere le influenze dell’ambiente o delle decisioni prese in passato. Quindi, mentre alcuni di noi hanno problemi con la tentazione all’abuso di alcol, altri, a causa del loro percorso formativo, dei gusti personali, della posizione sociale non sono molto incitati a questo stesso peccato. Queste persone avranno certamente altre aree di tentazione. Questo è vero anche per coloro che sono particolarmente maturi nella loro fede cristiana: questa maturità apre le porte alla tentazione dell’orgoglio spirituale. Così la persona che si trova ad affrontare delle sfide morali sulla base genetica non è un caso completamente solitario, tutti noi fronteggiamo difficoltà simili, esse non sono completamente sotto il nostro controllo. Per noi tutti questo mondo è un luogo spiritualmente pericoloso. Veramente il nostro “avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leone ruggente cercando chi possa divorare” (1Pt.5:8). Ma grazie siano rese a Dio per la cui grazia possiamo resistergli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze si compiono nella nostra fratellanza sparsa per il mondo (versetto 9).

La base genetica dell’omosessualità eliminerebbe dunque l’elemento della scelta? Certamente no. Una persona con la propensione all’alcolismo fa una scelta ogni volta che decide di prendere un bicchiere. Lo stesso fa un uomo col gene “xyy” quando decide di dare un pugno sul naso di qualcuno. Se assumiamo la propensione genetica verso l’omosessualità, allora, come abbiamo detto, coloro che la presentano questa mappatura genetica, si troveranno fronteggiare delle tentazioni maggiori in quest’area rispetto ad altre. Ma coloro che soccombono alla tentazione, lo fanno perché lo decidono, così come facciamo tutti noi quando cediamo alle nostre assillanti tentazioni. Gli omosessuali scelgono certo di rimanere celibi, e scelgono di avere dei rapporti sessuali. Nel far questo non sono forzati dai loro geni o da qualcosa di contrario ai loro desideri.

È possibile che un omosessuale, per la grazia di Dio, si penta e diventi eterosessuale? I ministri cristiani impegnati con gli omosessuali affermano che è possibile e che è avvenuto, sebbene affermino anche che è un peccato difficile da trattare. (L’orientamento sessuale è qualcosa che è profondamente radicato nella personalità umana, e noi abbiamo l’istinto a mantenerla nascosta. Questo istinto è positivo, ma rende la consulenza in quest’area particolarmente difficoltosa.) Gli attivisti gay affermano che sia impossibile uscire dall’omosessualità, e mettono in questione le testimonianze degli “ex-gay”. È anche vero che persone che avevano dichiarato di essere state liberate dall’omosessualità, sono poi ritornate a relazioni di questo tipo. Molti ex-gay hanno candidamente dichiarato di continuare a provare dell’attrazione omosessuale, attrazione che ora percepiscono come un problema morale e spirituale. Gli attivisti gay affermano, invece, che questa permanente tentazione provi che l’omosessualità è impossibile da sradicare.

Io credo nel Dio che può liberare gli omosessuali. La Scrittura insegna, infatti, che la sua grazia può liberare il suo popolo da ogni peccato (si veda in particolare 1Cor. 6:9-11). Non ho fatto delle ricerche di prima mano sui risultati del counseling cristiano con gli omosessuali. Non mi sorprenderebbe lo scoprire che molte persone che, per la grazia di Dio, lottano per sconfiggere la loro omosessualità, sperimentino ancora tentazioni di questo genere. Persone che sono state alcolizzate spesso fronteggiano delle continue tentazioni a bere, anche molto tempo dopo aver smesso di bere smisuratamente. Simile è la situazione di chi ha vinto gli impulsi di un comportamento violento, l’uso di droghe, o la promiscuità eterosessuale. Se questo è vero anche per gli omosessuali pentiti, non getta il minimo dubbio nella potenza della grazia di Dio nel sanare queste persone. La tentazioni ricorrenti sono un problema per ciascuno di noi, così continuerà fin quando non saremo glorificati. Non si possono giudicare i risultati di un’opera di counseling cristiano con dei criteri perfezionistici, cioè in base all’assunzione che la liberazione dal peccato comporti la rimozione di ogni forma di tentazione al peccato in questa vita.

Il cuore della nostra discussione sta nel fatto che l’elemento genetico nel peccato non costituisce una scusante. Per comprendere questo è bene porre il problema in una più ampia prospettiva. Il cristianesimo ci spinge ad allargare la nostra visuale sempre di più, infatti, esso ci chiama a vedere ogni cosa dalla prospettiva del Dio trascendente e dal punto di vista dell’eternità. Questa prospettiva ci spinge a vedere le nostre prove come “leggere e momentanee” (2Cor.4:17) ed i nostri peccati molto più grandi di quello che vorremmo ammettere. Secondo la prospettiva biblica, la difficoltà sta nel fatto che tutto il peccato è ereditario. La nostra miseria ed il nostro peccato derivano da Adamo. Noi siamo colpevoli della colpa di Adamo, e da lui ereditiamo le nostre nature peccaminose. Se la predisposizione genetica scusa l’omosessualità, allora l’essere eredi di Adamo scusa ogni peccato! Ma le cose non stanno affatto così. Naturalmente, la teologia riformata vede la nostra relazione con Adamo come nostro rappresentante, piuttosto che come una relazione genetica, e questo è importante. Adamo, però, rappresenta tutti coloro che sono discesi da lui mediante “generazione naturale,” quindi c’è anche un’inevitabile elemento genetico nel peccato umano.

È chiaro? Considerate che Adamo aveva in sé tutte le nostre possibilità (anche genetiche!), e viveva in un ambiente perfetto salvo quell’unica fonte di tentazione. Nessuno di noi avrebbe potuto o voluto far meglio. E, nonostante l’individualismo americano insegni diversamente, la razza umana è una e Dio ha il diritto di giudicarla come una singola entità. La verità fondamentale è che siamo creature di Dio, ed è lui a stabilire ciò che è giusto, egli ha il diritto di fare ciò che vuole con l’opera delle sue mani.

In questa più ampia prospettiva l’argomentazione che un peccato debba essere considerato normale sulla base della componente genetica o a motivo di qualsiasi altra “inevitabilità” è puramente utilitaria.

Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese, shop cosa professa la Chiesa oggi

Continua la nostra analisi del documento che esprime la fede e la dottrina della Chiesa Valdese. Articolo 5: Dio Creatore? Sì, capsule ma in senso scientifico no… anche se la scienza non spiega

Noi crediamo

Articolo 5 – Creazione 

Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.

 

PROVE

Genesi 1:1 : Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.

Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.

Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.

Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.

Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne’ cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.
ATTUALITÀ

“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.

È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa – la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?

Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?

Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta,  ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale – in sostanza – il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.

Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.

Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).

Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.

Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana – dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.

Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.

Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di scherno: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.”

Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.

Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.

Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.

Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!

Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese

Cosa professa la chiesa oggi

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ARTICOLO 5 – DIO CREATORE ? SÌ MA IN SENSO SCIENTIFICO NO… ANCHE SE LA SCIENZA NON SPIEGA…

Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche et Apostoliche del Piemonte, viagra dosage confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura (1655)

Noi crediamo

Articolo 5 – Creazione 

Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, about it colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.

PROVE

Genesi 1:1 : Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.

Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.

Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.

Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.

Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne’ cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.

ATTUALITÀ

“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.

È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa – la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?

Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?

Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta,  ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale – in sostanza – il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.

Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.

Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).

Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.

Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana – dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.

Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.

Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di scherno: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.”

Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.

Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.

Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.

Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!

Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese

Cosa professa la chiesa oggi

Continua la nostra analisi del documento che esprime la fede e la dottrina della Chiesa Valdese

ARTICOLO 5 – DIO CREATORE ? SÌ MA IN SENSO SCIENTIFICO NO… ANCHE SE LA SCIENZA NON SPIEGA…

Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche et Apostoliche del Piemonte, viagra dosage confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura (1655)

Noi crediamo

Articolo 5 – Creazione 

Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, about it colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.

PROVE

Genesi 1:1 : Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.

Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.

Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.

Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.

Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne’ cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.

ATTUALITÀ

“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.

È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa – la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?

Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?

Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta,  ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale – in sostanza – il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.

Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.

Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).

Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.

Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana – dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.

Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.

Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di scherno: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.”

Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.

Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.

Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.

Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!

gay-friendly_1_mIn Danimarca le coppie omoses­suali appartenenti alla chiesa di Stato, link quella luterana, potranno avere un matrimonio religioso. Il governo del primo ministro Helle Thorning-Schmidt ha completato la messa a punto della legge che sarà in vigore dal 15 giugno. I singoli pastori della chiesa luterana potranno però rifiutarsi di celebrare matrimoni religiosi tra persone dello stesso sesso. Anche qualora un pastore si rifiutasse di celebrare le nozze sarà obbligatorio trovare un sostituto che celebri il matrimonio. Lo Stato danese garantirà, quindi, il diritto di spo­sarsi in chiesa a tutti i cittadini da­nesi che professino il credo evangelico luterano a prescindere dall’orientamento sessuale.

Dal 1984 ad oggi la Chiesa Danese del Popolo (questa è la denominazione ufficiale) è scesa dal 91,6 all’80,4% della popolazione. In questo secolo il ritmo di decrescita è aumentato e la chiesa perde lo 0,5% all’anno. Sono considerati membri di chiesa tutti i battezzati che non abbiano formalmente dato le dimissioni da membro. In realtà – secondo un sondaggio – la partecipazione settimanale ai culti è attualmente sotto il 5% e solo il 25% dei danesi crede che Gesù sia figlio di Dio, e solo il 18% lo ritiene il Salvatore del mondo. La nostra previsione è che questi numeri ora scenderanno ulteriormente.  

Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese, this cosa professa la Chiesa oggi

Continua la nostra analisi del documento che esprime la fede e la dottrina della Chiesa Valdese. Articolo 5: Dio Creatore? Sì, more about ma in senso scientifico no… anche se la scienza non spiega

 

Noi crediamo

Articolo 5 – Creazione 

Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, ampoule colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.

 

PROVE

Genesi 1:1 : Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.

Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.

Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.

Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.

Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne’ cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.
ATTUALITÀ

“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.

È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa – la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?

Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?

Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta,  ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale – in sostanza – il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.

Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.

Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).

Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.

Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana – dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.

Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.

Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di scherno: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.”

Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.

Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.

Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.

Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!

Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese, this cosa professa la Chiesa oggi

Continua la nostra analisi del documento che esprime la fede e la dottrina della Chiesa Valdese. Articolo 5: Dio Creatore? Sì, more about ma in senso scientifico no… anche se la scienza non spiega

 

Noi crediamo

Articolo 5 – Creazione 

Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, ampoule colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.

 

PROVE

Genesi 1:1 : Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.

Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.

Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.

Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.

Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne’ cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.
ATTUALITÀ

“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.

È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa – la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?

Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?

Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta,  ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale – in sostanza – il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.

Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.

Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).

Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.

Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana – dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.

Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.

Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di scherno: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.”

Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.

Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.

Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.

Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!

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In Danimarca le coppie omoses­suali appartenenti alla chiesa di Stato, viagra buy quella luterana, more about potranno avere un matrimonio religioso. Il governo del primo ministro Helle Thorning-Schmidt ha completato la messa a punto della legge che sarà in vigore dal 15 giugno. I singoli pastori della chiesa luterana potranno però rifiutarsi di celebrare matrimoni religiosi tra persone dello stesso sesso. Anche qualora un pastore si rifiutasse di celebrare le nozze sarà obbligatorio trovare un sostituto che celebri il matrimonio. Lo Stato danese garantirà, viagra approved quindi, il diritto di spo­sarsi in chiesa a tutti i cittadini da­nesi che professino il credo evangelico luterano a prescindere dall’orientamento sessuale.

Dal 1984 ad oggi la Chiesa Danese del Popolo (questa è la denominazione ufficiale) è scesa dal 91,6 all’80,4% della popolazione. In questo secolo il ritmo di decrescita è aumentato e la chiesa perde lo 0,5% all’anno. Sono considerati membri di chiesa tutti i battezzati che non abbiano formalmente dato le dimissioni da membro. In realtà – secondo un sondaggio – la partecipazione settimanale ai culti è attualmente sotto il 5% e solo il 25% dei danesi crede che Gesù sia figlio di Dio, e solo il 18% lo ritiene il Salvatore del mondo. La nostra previsione è che questi numeri ora scenderanno ulteriormente.  

 


Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese, this cosa professa la Chiesa oggi

Continua la nostra analisi del documento che esprime la fede e la dottrina della Chiesa Valdese. Articolo 5: Dio Creatore? Sì, more about ma in senso scientifico no… anche se la scienza non spiega

 

Noi crediamo

Articolo 5 – Creazione 

Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, ampoule colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.

 

PROVE

Genesi 1:1 : Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.

Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.

Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.

Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.

Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne’ cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.
ATTUALITÀ

“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.

È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa – la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?

Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?

Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta,  ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale – in sostanza – il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.

Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.

Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).

Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.

Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana – dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.

Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.

Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di scherno: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.”

Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.

Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.

Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.

Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!

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In Danimarca le coppie omoses­suali appartenenti alla chiesa di Stato, viagra buy quella luterana, more about potranno avere un matrimonio religioso. Il governo del primo ministro Helle Thorning-Schmidt ha completato la messa a punto della legge che sarà in vigore dal 15 giugno. I singoli pastori della chiesa luterana potranno però rifiutarsi di celebrare matrimoni religiosi tra persone dello stesso sesso. Anche qualora un pastore si rifiutasse di celebrare le nozze sarà obbligatorio trovare un sostituto che celebri il matrimonio. Lo Stato danese garantirà, viagra approved quindi, il diritto di spo­sarsi in chiesa a tutti i cittadini da­nesi che professino il credo evangelico luterano a prescindere dall’orientamento sessuale.

Dal 1984 ad oggi la Chiesa Danese del Popolo (questa è la denominazione ufficiale) è scesa dal 91,6 all’80,4% della popolazione. In questo secolo il ritmo di decrescita è aumentato e la chiesa perde lo 0,5% all’anno. Sono considerati membri di chiesa tutti i battezzati che non abbiano formalmente dato le dimissioni da membro. In realtà – secondo un sondaggio – la partecipazione settimanale ai culti è attualmente sotto il 5% e solo il 25% dei danesi crede che Gesù sia figlio di Dio, e solo il 18% lo ritiene il Salvatore del mondo. La nostra previsione è che questi numeri ora scenderanno ulteriormente.  

 


gay-friendly_1_mIn Danimarca le coppie omoses­suali appartenenti alla chiesa di Stato, information pills quella luterana, potranno avere un matrimonio religioso. Il governo del primo ministro Helle Thorning-Schmidt ha completato la messa a punto della legge che sarà in vigore dal 15 giugno. I singoli pastori della chiesa luterana potranno però rifiutarsi di celebrare matrimoni religiosi tra persone dello stesso sesso. Anche qualora un pastore si rifiutasse di celebrare le nozze sarà obbligatorio trovare un sostituto che celebri il matrimonio. Lo Stato danese garantirà, quindi, il diritto di spo­sarsi in chiesa a tutti i cittadini da­nesi che professino il credo evangelico luterano a prescindere dall’orientamento sessuale.

Dal 1984 ad oggi la Chiesa Danese del Popolo (questa è la denominazione ufficiale) è scesa dal 91,6 all’80,4% della popolazione. In questo secolo il ritmo di decrescita è aumentato e la chiesa perde lo 0,5% all’anno. Sono considerati membri di chiesa tutti i battezzati che non abbiano formalmente dato le dimissioni da membro. In realtà – secondo un sondaggio – la partecipazione settimanale ai culti è attualmente sotto il 5% e solo il 25% dei danesi crede che Gesù sia figlio di Dio, e solo il 18% lo ritiene il Salvatore del mondo. La nostra previsione è che questi numeri ora scenderanno ulteriormente.  

Cosa dice la Confessione di Fede della Chiesa Valdese, this cosa professa la Chiesa oggi

Continua la nostra analisi del documento che esprime la fede e la dottrina della Chiesa Valdese. Articolo 5: Dio Creatore? Sì, more about ma in senso scientifico no… anche se la scienza non spiega

 

Noi crediamo

Articolo 5 – Creazione 

Ch’Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, ampoule colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.

 

PROVE

Genesi 1:1 : Nel principio Iddio creò il cielo e la terra”.

Esodo 20:11 : “Perciocché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, e il mare, e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò al settimo giorno; perciò, il Signore ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.

Salmo 33:6 : “I cieli sono stati fatti per la parola del Signore, E tutto il loro esercito per lo soffio della sua bocca”.

Ebrei 11:3 : “Per fede intendiamo che i secoli sono stati composti per la parola di Dio; sì che le cose che si vedono non sono state fatte di cose apparenti”.

Colossesi 1:16 : “Poiché in lui [, Cristo,] sono state create tutte le cose, quelle che son ne’ cieli, e quelle che son sopra la terra; le cose visibili e le invisibili; e troni, e signorie, e principati, e podestà; tutte le cose sono state create per lui, e per cagione di lui.
ATTUALITÀ

“Non sappiamo se credere che Dio ci abbia creati”, hanno scritto nel 2011 i catecumeni di una delle più grandi comunità valdesi in un documento che, paradossalmente, doveva costituire la “confessione di fede” in base alla quale hanno chiesto, e ottenuto, di diventare membri di chiesa. Accanto a questo dubbio, vi erano invece altre certezze, come “Non crediamo nei miracoli”.

È difficile capire la logica per la quale i miracoli non esisterebbero, ma si lascia a Dio – sia pure in forma dubitativa – la possibilità di averci creati, cosa assai più grande e scientificamente inspiegabile della guarigione di un paralitico o della moltiplicazione dei pani. Ma la logica è drammaticamente assente da tutta quella operazione. Che senso ha chiedere di diventare membri di una chiesa che ha una ben precisa confessione di fede, presentandone un’altra in feroce contrasto con essa ? E che logica c’è nell’averli ammessi come membri di chiesa ?

Eppure ci sentiamo di difendere quella decina di ragazzi e ragazze di 16-17 anni. Perché dovrebbero aderire alla Confessione di Fede della Chiesa Valdese, della quale – quasi certamente – nessuno ha mai loro parlato ? Perché dovrebbero condividerla loro, quando tanti pastori, che l’hanno solennemente sottoscritta al momento della consacrazione, se ne infischiano, e qualcuno lo dice esplicitamente ?

Quanto a credere che Dio abbia creato noi e il mondo, basta vedere la fede incrollabile che organi della Chiesa professano… nei dogmi darwiniani! Persino la teoria del “disegno intelligente” non è neppure presa in considerazione (Notiziario NEV 9 aprile 2008), anzi, viene definita come un “concetto sviluppato dai più fervidi tra i “creazionisti”… bollato come pseudoscientifico”. Insomma, poiché il dissenso non basta,  ci vuole anche la mistificazione. In realtà, la teoria del disegno intelligente non ha nulla a che fare con il creazionismo, secondo il quale – in sostanza – il racconto della Genesi è da prendersi alla lettera o quasi: i suoi sostenitori partono da esso per spiegare fenomeni naturali. Vi sono invece scienziati i quali osservano che in presenza di fenomeni complessi, che manifestano precise regolarità e specificazioni non spiegabili con leggi naturali, la spiegazione più ragionevole non è che le regolarità siano dovute al caso, ma a una forma di programmazione, ovvero a un disegno intelligente. Ovviamente, un credente penserà a un disegno di Dio, del Dio della Bibbia, ma tra i sostenitori del disegno intelligente vi sono anche atei.

Se vediamo in un giardino delle piante che formano la scritta “Benvenuti a Gardaland”, per quanto le piante siano naturali e ciascuna possa trovarsi in una collocazione che, presa singolarmente, potrebbe essere dovuta al caso, è ragionevole pensare che l’insieme sia stato disposto intenzionalmente.

Quanto alla creazione dell’uomo e della donna, e delle altre specie, i darwiniani ritengono che l’evoluzione delle specie attraverso la selezione degli individui più adatti avvenga sulla base di singole mutazioni del tutto casuali e che attraverso questo meccanismo si siano determinate le specie attuali, tutte discendenti da una sola. Dunque, nessuna “immagine e somiglianza”. Ma se fosse così, alcuni osservano, ci dovrebbe essere in natura una varietà tendenzialmente infinita di specie o sottospecie o variazioni. Tra l’uomo e la scimmia, ad esempio, ci dovrebbe essere come un continuum, (l’uomo, l’uomo un po’ scimmia, l’uomo-scimmia, la scimmia un po’ uomo, la scimmia, con tutto quello che c’è in mezzo) non una separazione netta, e così fra tutte le altre specie. Questa idea, tra l’altro, piaceva molto agli ideologi del razzismo, i quali vedevano a un estremo la “razza” ariana e all’altro il babbuino, con in mezzo le altre “razze” umane e poi scimmie apparentemente più simili alla nostra specie come il gorilla, lo scimpanzé e l’orangutan. Ma la realtà scientifica è che tutte le varietà umane hanno gli stessi cromosomi (dunque non sono “razze”), diversi da quelli di tutte le scimmie. Tra l’altro gli studiosi di genetica tendono a ritenere che tutti gli esseri umani discendano da una singola coppia (guarda caso come dice Genesi!). Anche l’eugenetica, base delle dottrine naziste della “razza superiore”, dello sterminio e di altri atti , meno gravi e ancor meno noti, a danno dei disabili o deformi, trova il suo fondamento nelle teorie di Darwin. Lui stesso, nel quinto capitolo del suo The descent of man, metteva in guardia dalle conseguenze del crescente supporto medico e sociale garantito agli esseri umani “inferiori” (“Così, gli individui deboli delle società civilizzate propagano la loro stirpe. Nessuno che si sia occupato della riproduzione di animali domestici dubita che questo sia altamente dannoso alla razza umana. È sorprendente quanto rapidamente la mancanza di attenzione o un’attenzione mal diretta porti alla degenerazione di una razza domestica; ma, a parte il caso dell’uomo, difficilmente qualcuno è così ignorante da consentire ai suoi peggiori animali di riprodursi”).

Inoltre, come, per variazioni casuali, avrebbe potuto generarsi l’occhio, il quale, mancando una sola delle sue numerose parti, è perfettamente inutile? Si dovrebbero trovare degli organismi, almeno tra i fossili, con abbozzi di occhi non funzionanti, cosa che non accade; si dovrebbe immaginare che per migliaia di generazioni siano sopravvissuti individui con “occhi parziali”, ingombranti e inutili, fino ad arrivare a un occhio funzionante, sfidando però la teoria, peraltro non solo darwiniana e osservabile in natura, della sopravvivenza del più adatto. Più in generale, il tempo passato dalla comparsa della vita sulla terra appare incompatibile con una evoluzione casuale da un organismo unicellulare a ciascuna delle specie, estinte e tutt’oggi viventi. Del resto, dal XIX secolo si sono osservate in laboratorio migliaia di generazioni di batteri, ma mai è stata vista nascere una nuova specie.

Inoltre, come si può spiegare con la casualità la complessa e regolare struttura del DNA, anche in organismi unicellulari, che – nell’ottica darwiniana – dovrebbero essere quelli nati per primi, una struttura dove la stragrande maggioranza delle variazioni immaginabili la farebbe crollare ? E che dire della struttura degli atomi, dove variazioni anche di un milionesimo delle loro forze interne farebbero crollare l’intero universo? Ci sono più probabilità che una scimmia picchiando a caso su una tastiera scriva senza errori un sonetto di Dante che le forze presenti all’interno dell’atomo si attestino casualmente sui valori che hanno reso possibile l’esistenza dell’universo. E in più c’è il fenomeno della vita, anch’esso mai spiegato. I razionalisti che si degnano di rispondere a questo argomento dicono che ciò si può spiegare con il fatto che il nostro universo è solo uno fra infiniti, o quasi, universi. Che questa bizzarra teoria sia più razionale di quella che ipotizza una forma di mente, di intelligenza superiore come creatore di “questo” universo, è assai discutibile. Nessuno ha mai visto traccia di questi altri universi, mentre milioni di uomini e donne affermano di trovarne ogni giorno del Dio creatore! È insomma una teoria scientifica basta su un atto di fede! Ma siccome è fede nella “non esistenza” di un disegno intelligente, è una teoria considerata accettabile dai razionalisti.

Eppure l’agenzia di informazione delle chiese evangeliche storiche non ha dubbi: la teoria del disegno intelligente è pseudoscientifica, cioè scientificamente falsa. Il teologo Paolo Ricca, sul sito ufficiale della Chiesa Valdese, nell’articolo “Creati da Dio? Sì ma in che senso? Oppure no?” dà la teoria di Darwin per dimostrata, pur sottolineando che “se… con questo termine [evoluzionismo] s’intende negare qualsiasi intenzione o direzione di tutto ciò che esiste, e affermare che tutto è frutto del «caso e della necessità», allora non sono evoluzionista”. In termini simili si è espressa la moderatora, pastora Maria Bonafede. Essi dunque confermano l’articolo 5 della Confessione di Fede, e ciò rallegra.

Tuttavia, rimane un problema non da poco, che interroga non certo solo la NEV, ma tutti noi credenti. La separazione tra fede e altri aspetti della vita umana, come la vita politica (salvo poi entrarci a piedi giunti) o la scienza, è uno strumento utile sotto certi aspetti, ma non privo di pericoli. Così come occorre guardarsi dall’integralismo che tanti danni ha fatto e molti ancora ne fa (pensiamo alla legge coranica imposta in molti paesi), occorre anche guardarsi dall’atteggiamento opposto: considerare Dio come confinato in un mondo a parte tutto suo, ovvero rinchiuderlo, quando invece sappiamo che Gesù è venuto per salvare il Mondo. Il rischio è quello di avere una concezione del cristianesimo simile a quello di Don Rodrigo che, al buon frate che lo esorta a rendere giustizia a dei poverelli sui quali Dio ha sempre gli occhi, replica sarcastico: “Sa lei… che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di scherno: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.”

Il rischio, insomma, è quello di dimenticare la realtà di Dio. Sì, Dio c’è, ci ama ecc. ecc., ma se ne sta chiuso nel proprio recinto finché non decidiamo di dedicargli qualche attenzione, prima di ritornarcene nel “mondo reale”. Quando si tratta di capire la realtà della natura bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è un libro scientifico, quando si affrontano questioni etiche bisogna dimenticarlo in omaggio alla laicità, quando ci si occupa del popolo d’Israele bisogna dimenticarlo perché la Bibbia non è una manuale di diritto internazionale… Ecco le conseguenze, invero logiche, del modo sempre più “laico”, o piuttosto sprezzante di rapportarsi alla Bibbia. Anziché “scatenare la Parola”, come si adoperò di fare Lutero, incatenarla, relegarla, indebolirla, attraverso la”interpretazione” e il vitello d’oro della “laicità”.

Insomma, il concetto di Dio creatore è, come minimo, molto indebolito, circoscritto. Le cause degli eventi naturali devono per forza essere naturali, anche quando ciò non è dimostrato né spiegabile. Si concede però che il processo, del tutto naturale e concettualmente in grado di spiegarsi da sé, possa essere stato conforme alla volontà di Dio. C’è come un’ansia di poter dare ragione agli ateisti su tutta la linea, salvo dire: ma oltre a tutto quello che dite voi, io credo che Dio esista. Cosa che mette il credente in un piano di sudditanza e rafforza l’ateo nei suoi dogmi.

Insomma, la creazione divina è considerata “un mito” dai nostri “teologi”. E, cioè, secondo il loro concetto di mito, una sorta di raccontino edificante, del tutto inventato. Dio opera ogni giorno nelle nostre vite, ma bisogna aprire il proprio cuore per vederlo. Negare la sua azione in tutti gli altri ambiti non aiuta di certo.

Sia lodato Iddio per la meraviglia del Creato e per averci dato la vita, e la via della salvezza!

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Dal 1984 ad oggi la Chiesa Danese del Popolo (questa è la denominazione ufficiale) è scesa dal 91,6 all’80,4% della popolazione. In questo secolo il ritmo di decrescita è aumentato e la chiesa perde lo 0,5% all’anno. Sono considerati membri di chiesa tutti i battezzati che non abbiano formalmente dato le dimissioni da membro. In realtà – secondo un sondaggio – la partecipazione settimanale ai culti è attualmente sotto il 5% e solo il 25% dei danesi crede che Gesù sia figlio di Dio, e solo il 18% lo ritiene il Salvatore del mondo. La nostra previsione è che questi numeri ora scenderanno ulteriormente.  

 


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“Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, sick lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Luca 2:7).

Nell’albergo non c’era posto per il Principe della pace. Il Figlio di Dio, alla sua nascita, non trovò un lettino con lenzuola profumate, ma una mangiatoia in una stalla; durante la sua vita non aveva luogo dove poggiare il capo; e, nemmeno alla sua morte poté coricarsi in un letto di ospedale, ma che dico? non trovò neppure un giaciglio per ricevere un po’ di compassione, ma fu coronato di un intreccio di spine… eppure non aveva mai fatto nulla di male!

La sua stessa natura divina era amore, ma di quell’amore che va al di là di ogni limite di tempo e di spazio, rendendolo impossibile da misurare nella sua profondità, nella sua altezza e ampiezza, perché è un amore incondizionato e eterno per i suoi da infiniti secoli, anzi prima dei secoli; è un amore immutabile per i discepoli anche di fronte al loro abbandono e al tradimento di uno di loro e del cuore naturale di ognuno di noi!

A quell’uomo non fu concesso un luogo pulito per nascere, una dimora per riposare e un giaciglio per morire.

Io credo che l’umanità lo rifiutò perché non poteva sopportare la potenza dell’amore che agiva nella sua santità e nella luce, perché questa luce la condannava.

Ma per chi vide la potenza creatrice di quell’uomo che in sé stesso codificò un nuovo DNA eterno per essere ”creati in Cristo Gesù” (Efesini: 2:10), per chi vide dunque e credette, venne abolita la vecchia creazione per formare uno spazio non più temporale, ma eterno. Lì, il Signore, non solo trova una dimora, ma viene esaltato su un trono di gloria al di sopra ogni  onorevole nome, in un luogo regale, alla destra della Maestà  e su un trono talmente elevato che supera infinitamente ogni potenza nei cieli sulla terra e sotto la terra.

Nella nostra condizione terrena Egli ebbe l’ultimo posto, il posto del più vile dei peccatori; nella condizione eterna Egli è al primo posto di dignità suprema.

Non c’è un onore maggiore conferito da Dio a un uomo, nell’universo e nell’eternità, di quello conferito a Gesù Cristo.

Daniela
“Non entrare nel sentiero degli empi e non t’inoltrare per la via dei malvagi; schivala, capsule non passare per essa; allontanatene e va oltre. Essi mangiano il pan dell’empietà e bevono il vino della violenza” (Proverbi 14; 19).

E quelli che passavano di là, link lo ingiuriavano, pill scuotendo il capo e dicendo: “Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi giù dalla croce!” Così pure i capi sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano: “Ha salvato altri e non può salvar sé stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui. Si è confidato in Dio: lo liberi ora , se lo gradisce, poiché ha detto sono: “Sono Figlio di Dio”. E nello stesso modo lo insultavano anche i ladroni crocifissi con lui” (Matteo 27: 39;44). Quelli che passavano di là e i capi sacerdoti con gli scribi e i ladroni crocifissi ingiuriavano Gesù, lo insultavano e si beffavano di Lui.

Chi entra nel sentiero degli empi, partecipa a una mensa di pane e vino, ma il pane consiste nell’empietà e il vino è quello della violenza. La signora Violenza vestita di empietà si beffa, ingiuria e insulta il Cristo in croce che soffre atrocemente e muore per i peccati. La signora Empietà vestita di violenza, annulla tutti gli effetti della giustizia derivanti dalla croce, perché empietà e giustizia non possono dimorare insieme. Le signore Empietà e Violenza non sarebbero così attraenti se non si rivestissero di esteriorità amorevole, come un bacio… un lungo bacio simile a quello di Giuda (Matteo 26:49), bacio di apparente accoglienza aperta ed inclusiva che però tradisce il Figlio dell’uomo.

E la domanda di Gesù riecheggia per coloro che passando di là annullano la giustizia con l’empietà dando un lungo bacio di tradimento: “Amico, che cosa sei venuto a fare?” (Matteo: 26:50).

Come sarà la nostra eternità dipende dalla risposta che daremo “passando di là” ed osservando attentamente.

La vita eterna è riservata a chi riconosce ed accetta che quell’Uomo non muore per un semplice atto di generosità verso l’umanità abbracciandola con un lungo bacio ingannevole, ma che “egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità” (Isaia 53: 5)…la nostra eternità dipenderà dalla risposta che daremo “passando di là”.

D.M.S.

 

 

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Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Traduttore

Così dice l'Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

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